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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano"

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e 5 7-2é 

DIZIONARIO 

DI ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI 

SPECIALMENTE INTORNO 

Al rniNCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRIj AI SOMMI PONTEFICI, CARDIVAM 
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA 
DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARCIVESCOVILI E 
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, 
AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI , CARDINALIZIE E 
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON 
CHE ALIA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC, 

COMPILAZIONE 

DI GAETANO MORONI ROMANO 

PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ 

GREGORIO XVI. 



VOL. M. 



IN VENEZIA 

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA 
M D C C (; X L. 



DIZIONARIO 



DI ERUDIZIONE 



STORICO-ECCLESIASTICA 



'•«•«•Sf- 



B 



B, 



BON 



►0NC0:MPAGNI Famiglia. Eb- 
be fjuesla la sua oiif^ine, come vuole 
Scipione Dollì, nella Cronologia 
delle faniitrlie nobili di Bologna , 
(la Boncoinpagiii Dragoni , liglio 
del conte Luilolfo, che fiori nel- 
l'anno 990. Propagatasi con isplen- 
dore in molti luoghi, ranno 11 33, 
fu Ridolfo investito della signo- 
ria di Assisi da Lotario II im- 
peratore, che Io cViiamava suo pa- 
rente, perchè disceso da' duchi di 
Sassonia . Alcuni dicono trovarsi 
questo diploma presso i duchi di 
Sera. Oltre a ciò i moderni storici 
dell'Umbria affermano, esistere nella 
badia di l'inMizc; alcuni documenti , 
da' quali rilevasi, che donna Guida 
{le' Drag<nn sjiosò in Viterbo Ugo 
di Chiaramonle , discendente nato 
dalla linea Capetica di Francia. 

Da Ridolfo nacque Paolo, e da 
quello quiillro figli, che formarono 
allrctlaiili; ianiiglie in diversi luoghi. 
Ridolio 11, signore di Assisi, diede 
l'origine a' Dragoni di Spoleto. Iioii- 
compagui la diede a quelli di Vis- 



BON 

so, ov' egli partendo da Assisi andò 
ad abitare. Questa famiglia signo- 
reggiò la contea di Macerata , di 
Olmeto e di Appennino, con altri luo- 
ghi fino all'anno i4^<^> 'i^^l qnale , 
per la discordia civile , fu cacciata 
dal partito contrario, e si ritirò par- 
te in Belforte, e parte in Foligno , 
ove ancora si mantiene nobilmente. 
Da Raniero, terzo fratello, vengono i 
Boncompagni di Arez.7.0 , da' quali 
discendono i Confidati ( f^. il con- 
te Alberto Sohifer, mi libro intito- 
lato: Albero della famiglia Bon/i- 
dala, Roma 1666). Da Giovanni 
traggono la discendenza i Boncom- 
pagni di Bologna, avendo ivi prt'>a 
per moglie Nicola Fagnani, »lama 
illustre di quella città ( f^. il p. 
d. Eugenio Camurrini, nella Storia 
genealogica delle famiglie nobili 
toscane ed umbre, tomo I, ove lun- 
gamente ti-atta di quella dei Boncom- 
pagni ). Questo Giovanni ebbe per 
figlio lìonconqiagni, che hi padie 
di Pierino, da cin nacque Pietro, e 
(Xa questo Gasparo, di\cuulo geni- 



6 BON 

lore di Giacinto Boncompagni. Qiie- 
st' ultimo fu padre di Cristoforo, 
die sposatosi ad Angela o Agnese 
Marescalchi, signora nobilissima di 
Bologna, ebbe otto figli, fra' quali 
Ugo, e Giacomina maritata ad An- 
gelo Michele Guastavillani, il cui fi- 
glio Filippo fu poi, nel iSyS, crea- 
to Cardinale da Gregorio XIII, ed ac- 
quistò per sessantamila scudi la co- 
spicua carica di camerlengo di san- 
ta Chiesa, allora vacante. 

Ugo Boncompagni nacque in Bo- 
logna, a' 7 febbraio i5o2. Fatti e- 
gregiamente i suoi studii, passò nel- 
la corte di Roma, e si rese degno, 
che il Pontefice Pio IV, a 1 2 mar- 
zo i5ó5, lo creasse Cardinale. Es- 
sendo poi morto s. Pio V, con pie- 
ni suffragi, a' i3 maggio i^J-^, fi^' 
eletto Sommo Pontefice col nome 
di Gregorio XIII. ^. Lande com- 
posta nella creazione del Som- 
mo Pontefice Gregorio XIII da 
Leone ebreo da Fano, stampata in 
Roma- 
Questo medesimo Pontefice, a' 2 
giugno, elevò alla porpora il detto 
Filippo Boncompagni, figUo di suo 
fratello, con amplissima giurisdizione 
in tutto lo stato ecclesiastico, e quin- 
di, a' 5 giugno iSyS, l'altro nipote 
Guastavillani. Ma nel sesto anno del 
suo Pontificato, venuto in cognizio- 
ne, che da Bologna re cavasi a Ro- 
ma il fratello^ padre del Cardinale, 
né volendo dare argomento di mor- 
morazione, con introdurre in corte 
altri parenti, ed in particolare la 
cognata Cecilia Bargelini signora di 
spirito, ad Otricoli gli fece imporre 
di tornare alia patria. 

Tuttavia da questo Pontefice la 
fauiiglia Boncompagni ricevette il 
maggior suo lustro, ed ingrandimen- 
to, come diremo, ma alle nipoti che 
maritò in casa Pepoli e Malvezzi, 



BON 

diede per dote soli diecimila scudi 
per cadauna. Dopo tredici anni , me- 
no un giorno, di glorioso Pontifica- 
to, Gregorio XIII, assistito dal Car- 
dinal Boncompagni suo nipote, come 
peuitenzier maggiore , rese l' anima 
a Dio a' IO aprile i585, e fu se- 
polto in Vaticano nella sua magni- 
fica cappella Gregoriana, e poi, nel 
1723, il corpo di lui fu trasferito 
nel bel deposito fatto per ordine del 
pronipote Cardinal Giacomo, dal 
cav. Rusconi, ad istanza di Clemente 
XI, che di Gregorio XIII avca una 
stima grandissima. V. Leone Sanzi 
gesuita : Solarium Gregorianum, Vi- 
terbii, 16 18; Marc' Antonio Ciappi, 
Fita di Gregorio XIII, Roma 1 096, 
non che il p. IMaffei gesuita. Annali 
di Gregorio XUI , continuati dal 
Cocquelines, e stampati in Roma , 
nel 1742. Con questi Annali volle 
il p. Malfei lasciare un perpetuo mo- 
numento di gratitudine all'affetto, 
con cui Gregorio XIII avea sempre 
riguardata la Compagnia di Gesìc, 
affetto che felicemente si trasfuse, e 
costantemente si conservò ne' Bon- 
compagni , illustri, e degni discen- 
denti di sì gran Pontefice. Anche il 
gesuita Ignazio Bompiani scrisse: i. 
Hisloria Poiitificatus Gregorii XIII, 
Romae, et Dilingae 168 5; 2. Parenti 
di N. S. Papa Gregorio XIII, e del 
signor Boncompagni suo fratello si- 
no al quarto grado, Bologna 1.57 3. 
Gregorio XIII, nell'anno i577, 
comperò il marchesato di Vignola 
nel Modenese, da Alfonso duca di 
Ferrara, per la somma di settanta- 
mila ducati, e lo diede al detto Gia- 
como Boncompagni suo figlio col 
feudo di dover pagare due sparvieri 
l'anno alla Chiesa. Indi, nel i58o, gli 
diede il ducalo di Sora nel regno 
di Napoli, comprato dal duca d'Ur- 
bino per undicimila ducati, ma nel 



BON 

declinar del secolo XVIII, fu ceduta 
Soia alla real corte di Napoli , la 
quale in connpen.so si obbligò di da- 
re una reliitegra/ione in altrettanti 
feudi nel regno. Perciò ai Ludovisi 
Ijoiicoinpagni, principi di l'ionibino, 
rimase il solo titolo di duchi di Sora. 
Nel 1 583, Gregorio XIII donò a Gia- 
como la signoria d'Arpino nella Ter- 
ra di Lavoro , avuta da Alfonso di 
Avalos, marchese del \'asto e di Pe- 
scara , per cui i Boncompagni per 
lungo tempo s' intitolarono duchi di 
Arpino. Giacomo , il solo mecenate, 
che avessero allora le lettere, come 
ne assicura il JMureto in un' elegia 
al GissafTerro, medico di Paolo IV, 
nel 1^76, prese per moglie Costan- 
za, figlia del conte sovrano di s. Fio- 
ra, con cincpiantamila scudi di dote. 
Gregorio XIII, nel i583, creò Car- 
«linalc Francesco Sforza, fratello del- 
la sposa. Inolile, nell'anno 157G, 
fu Giacomo co' suoi discendenti ag- 
gregato alla nobiltà veneziana, come 
prima lo era stato con solenne pom- 
pa alla romana , e quindi a quella 
di Napoli. Fu eziandio fatto dal Pa- 
pa governatore di Borgo e di Fer- 
mo, generale della Chiesa, cariche 
che si conferivano a' nipoti de' Pon- 
tefici, e duca d'Arci Filippo II, re 
di Spagna, lo fece cavaliere di Ca- 
la tra va, e generale di cavalleria nel- 
la Lombardia. 

Tra' discendenti di Giacomo Bon- 
compagni vi fu Gregorio , il quale 
sposò, nel iGSij Ippolita Ludovisi 
pronipote di Gregorio XV. Questa 
succeduta ai diritti dei Ludovisi , 
principi di Piombino, unì il princi- 
pato sovrano di sua famiglia alla 
casa Boncompagni, ma essendo stato 
occupato, nel 1799, da' francesi, (Giu- 
seppe Vera l'omano recossi, nel 1 8 1 5, 
al congresso di \ icnna , come rap- 
prescutante la casa Ludovisi-Boncom- 

VOL. VI. 



BON 7 

j lagni. Qui fu convenuto, che con- 
ceduti ne fossero il sommo dominio, 
e la sovranità alla Toscana, ma con- 
servasse il principe Ludovisi-Boncom- 
pagiii, per sé, e pe'suoi successori, 
oltre il titolo , tutte le proprietà , 
che la famiglia possedeva nel prin- 
cipato avanti la occupazione delle 
truppe francesi, comprese le miniere 
e le saline. Dipoi fu ceduto tutto 
alla Toscana, mediante altrettanti 
fondi, e somme di danaro costituenti 
ima lendita eguale. Morto senza ere- 
de maschio, nell'anno 1707, il sud- 
detto Gregorio, suo fratello Antonio 
sposò Maria sua nipote, nella quale 
ricadeva luna, e l'altra eredità. Da 
questi nacque Gaetano Boncompagni 
Ludovisi, nel I 707, il quale nel 1726 
prese in moglie Laura Chigi, figlia 
del principe di Farnese, che gli die- 
de con altri figli, il principe di Piom- 
bino, Antonio. Pietro Gregorio Bon- 
compagni-Ludovisi nacque nel 17 io, 
e nel 1731, divenne duca di Fiano, 
pel matrimonio con Maria France- 
sca Oltoboni, pronipote di Alessan- 
dro AHI, a condizione di prendere 
il nome, e l'arme degli Ottoboni. 
Così Gaetano fece la casa Boncom- 
pagni Ludovisi, e, nel 1731, diven- 
ne principe di Piombino, e duca di 
Sora, e Pietro Gregorio diede ori- 
gine allo stipite Boncompagni-Ludo- 
visi-Ottoboni duca di Fiano. 

Dal principe di Piombino figlio 
di Gaetano, cioè Antonio, che suc- 
cesse a suo padre a' 24 marzo 1777, 
nacque, a' 29 aprile 1767, il prin- 
cipe Luigi INÌaria, che divenne prin- 
cipe di Piombino, per la morte del 
genitore, a' 26 aprile i8o5, e dhlla 
sua moglie INIaddalena , figlia ilei 
duca Odescalchi, nacquero \'ittoria, 
maritata al principe Altieri, e morta 
in quest'anno compianta per le sue 
virtù; Antonio duca di Sora, spo- 
1 



8 BO?^ 

sato a Guglielmetta figlia del duca 
Massimo, da cui nacquero Rodolfo, 
e Maria Carolina; Costanza maritata 
al duca di Fiano Alessandro, rapito 
dalla morte ai cultori delle arti e 
delle scienze; Maria Ippolita mari- 
tata al duca di Rignano, fratello di 
Guglielmetta; e Baldassare. V. Lu- 
do visi tamigua, e OtTOEONI FAMIGLIA. 
Fra i palazzi, che la casa Bon- 
compagni ha in Roma, oltre quello 
di residenza sulla piazza Colonna, 
sono degni di menzione quello già 
de' duchi Poh a Fontana di Trevi, 
•architettato da IVIartino Longhi // 
Vecchio, e l' altro già de' Simonetti 
a s. Marcello, edificato con disegno 
di Alessandro Specchi. Per conto 
della \illa Lvidovisi, se ne parlerà 
a suo luogo 



La famiglia Boncompagni, oltre 
r immortale Gregorio XIll, ha dato 
al sacro Collegio i seguenti amplis- 
simi Cardinali. 

BONCOMPAGNI Filippo, Cardi- 
nale. Filippo Boncompagni, patrizio 
bolognese, nacque nel 1 54i^- Era 
nipote del Pontefice, fornito di stra- 
ordinario ingegno, e felice memoria, 
celebre nell' uno e nell'altro diritto. 
Gregorio XIII lo ascrisse al sacro 
Coliesio col titolo di s. Sisto, nella 
prima promozione fatta a 2 gnigno 
1573 ; lo fece protettore degli Or- 
dini certosino, carmelitano, premon- 
stratense, con giurisdizione in tutto 
lo stato della Chiesa, col governo 
di Castello, e con ordine di recarsi 
a Venezia come legato a latcre, nel 
1574, per complimentare Enrico IH, 
il quale avendo abdicato il trono di 
Polonia, andava ad occupare quello 
di Francia, dopo la morte di Carlo 
IX, e per invitarlo a recarsi a R.oma. 
Ottenne, nel i58i, l' arcipretura di 
s. Maria Maggiore, che arricchì di 
pi"eziosi arredi, e di una posscssio- 



BON 

ne , appellati Salonicn , o Salonci- 
no, per provvedere colle rendite di 
questa ad un seminario. Fu peni- 
tenziere maggiore, nel 1^79, ed eì> 
be alcuni benelizii ed abbazie, che 
fornì di molti arredi preziosi. Ter- 
minò la sua carriera mortale a Ro- 
ma, nel i586, di trentotto anni, e 
tredici di Cardinalato, dopo essere 
intervenuto al conclave di Sisto V. 
Fu seppellito nella basilica di s. Ma- 
ria Maggiore. 

BONCOMPAGNI Francesco, Car- 
dinale. Francesco Boncompagni, na- 
poletano , nacque a Sora nel i SgS 
dai duchi di quel luogo. Educato 
fino dalla puerizia col santo timore 
di Dio, compiè felicemente a Napo- 
li il eorso degli studii , ed ottenne 
la laurea. Venuto a Roma, fu go- 
vernatore di Fermo. Gregorio XV 
lo ascrisse al sacro Collegio, nella 
seconda promozione fatta a Roma 
lì 19 aprile 162 1, e gli assegnò la 
diaconia di s. Angelo. Quindi, nel 
1625, gU fu data la legazione di 
Perugia, e quella dell'Umbria ; e 
poi venne decorato del vescovato di 
Fano. Poscia Urbano Vili gh con- 
ferì r arcivescovato di Napoli , chie- 
sa, che il Boncompagni governò per 
quindici anni. Le esimie virtù, on- 
d'era fornito, lo rendevano caro al 
suo gregge, e specialmente ai pove- 
li, verso i quali si mostrò mai sem- 
pre generoso, specialmente nel di- 
cembre del i63i , in cui un'irru- 
zione del Vesuvio avea apportati 
gravi cUsastri. Morì nel bacio del 
Signore a NapoU, nel i64i, di qua- 
rantasei anni , e venti di Cardina- 
lato , compianto da tutti i buoni. 
La venerabile spoglia di lui ebbe 
tomba nella chiesa di s. INIaria, det- 
ta della Cappella, che avea ristau- 
rato quand'era abbate commenda- 
tario , colla spesa di quattordicimila 



ducali. Tea: dono al collegio gcr- gli spodali della Fila e Morir di 
nijiiiico della tua biblioteca, rici.a di ]5ologiia; duemila cirKjiieccnto scudi 
scelli voliMiii. alla làmiglia, ed un legato a' suoi do- 
BOiVCOAU'AGNI Girolamo, Car- mestici leialivo al grado e merito loro. 
dinaie. Girolamo Boncompagni sor- BO.XCOMrAGM Jacopo, Cardi- 
tì i natali dai duchi di Sora bolo- naie. Jacopo Boncompagni, bologne- 
gnesi, e nacque a Napoli nel 1621. se, dei duchi di Sora, nipote del 
Era nipote del Cardinal Fianccsco, Cardinal Girolamo, e pronipote del 
e pronipote del Cardinal Filippo del Cardinal Francesco del medesinio 
mcdesin)0 nome, ed accoppiava al- nome, nacque in Sora, feudo di sua 
lo .splendor della nascita quello del- casa, nel i652. Ancora fanciullo 
le cristiane virtù. Studiò con otti- venne ascritto ai cavalieri di INIalta, 
mo prodlto le lingue greca e lati- e desideroso di farsi ecclesiastico, an- 
na, nonché le cose spettanti all' an- dò a Roma sotto Innocenzo XI, che 
tichità : quindi venne ammesso tra depulollo al governo di Orvieto, 
i prelati ponenti del buongoverno, Nel iGSf), yVlessandro Vili lo pre- 
poi alla segretaria dei sacri riti; pose alla chiesa di lìologna, ch'egli 
quindi da Iimocenzo X, nel i65i , resse da provvido pastore; visitò la 
ebbe l'arcivescovato di Bologna. In- sua diocesi di frequente, anche nei 
signito di questa dignità , visitò le .siti pii^i alpestri e pericolosi ; convo- 
cliiese ed i nionisleri della sua dio- co mi sinodo nel iGr)(S, quindi ne 
cesi, al bene della quale provvide con pubblicò le determinazioni nel 1799, 
un sinodo nel i6)4- H Papa A- essendo già stato proraos.so al Car- 
les.sandro VII lo chiamò a Roma , dinalato, col titolo di S. INIaria in 
nel 1660, perchè fosse maggiordo- Via, da Innocenzo XII a'i?, dicem- 
mo, uflizio che disinqiegnò assai he- bre 1G95. Fu ascritto alle congrega- 
ne ; poscia cieollo Cardinal prete zioni de' riti , di propaganda, del 
dei ss. Pietro e Marcellino, a' i/\. concilio, dei vescovi e regolari. A 
gennaio 1G64. NclTanno prima di Gregorio XIII, suo cognato, eresse 
morire, seppe con estremo ramma- magnifico mausoleo nella basilica 
vico, che gli ottomani con esercito vaticana, opera del chiarissimo Bu- 
formidabile mellevano 1' assedio a sconi , e fece nella metiopolitana di 
Vienna. Egli allora per quaranta gior- Bologna ornare ili marmi assai fuii 
ni oiòinces.santemenle col suo popolo la propria gentilizia cappella, cui ar- 
innanzi a Gesti sacramentalo espo- ricclù di quattro cappellanie. Come 
sto alla pubblica venerazione nella legato a Intere d'Innocenzo Xll, 
sua metropolitana, al fme di placa- benedisse a Modena le nozze di Giu- 
re l'ila del ciclo. Dopo che inler- seppe re dei romani, e di Gu^liel- 
vennc ai conclavi di Clemente IX mina Amalia di Brunswich, eil ac- 
c X, o d" Iinioccnzo XI, mori colse con reale magniiìcenza a Bo- 
a Bologna, nel 16S4, di sessanta- logna la regina di Polonia Maria 
Ire anni, e \cnli di Cardinalato, ed Casimira della Grange. Lasciato il 
ebbe tomba nella sua cappella gcn- primo titolo, .sotto Clemente XII, 
lilizia di «juella meiropolil ma. La nel 173 r, passò al vescovato di AI- 
carilà, che in vit.a lo distini^ncva , bano, e dopo esser intervenuto alla 
tliresse in morte la sua disposizione elezione di Clemente \1, Innocenzo, 
leslamenlaria , ducile lasciò eredi e Benedetto Xlll, e (.ilemcnle XII, 



ro BON 

mori a Roma di seltantanove anni di 
età, e trentacinque di Cardinalato. Eb- 
be tomba nella metropolitana di Bolo- 
gna presso il Cardinal Girolamo suo 
zio, ed arcivescovo di quella ci Ita. 
BOjNCOIMPAGNI Ignazio, Car- 
dinale. Ignazio Boncompagni Ludo- 
visi, nobile romano dei principi di 
Piombino, e duchi di Sora, nacque 
in Roma a'i8 giugno i743; fu vi- 
celegato di Bologna, poi creato in 
petto, a' 17 luglio 1775, Cardinale 
diacono da Pio VI, questi lo pub- 
blicò a' i3 novembre 177^, col ti- 
tolo di s. Maria in Via lata, e poi 
lo fece legato di Bologna, ove an- 
cora il suo nome è lodato. Termi- 
nò di vivere ai bagni di Lucca ai 
9 agosto 1799, non molto dopo 
aver lasciato l' impiego di segretario 
di stato, a cui lo avea prescelto il 
Pontefice pel suo ingegno, per la sua 
destrezza nel maneggio degli all'ari, 
e per l'attaccamento alla Santa Se- 
de. Fu preletto delle congregazioni 
Cardinalizie della s. consulta, e di 
Avignone e Loreto; e fra le pro- 
tettorie da lui tenute, noverasi tutto 
rOrduie de' cappuccini, e del colle- 
gio Gcrmanico-Ungarico. 

BONELLl Carlo, Cardinale. Car- 
lo Bonelli dei marchesi di Cassano, 
nacque a R.oma nel 1612. Era pro- 
nipote di s. Pio V, e nipote del Car- 
dinal IVIichele dello stesso nome. Ur- 
bano Vili lo fece cameriere segre- 
to, e lo annoverò tra' prelati della 
congregazione del buongoverno, quin- 
di ai votanti dell'una e l'altra segna- 



tura, colla presidenza di alcune cit 
tà dello stato ecclesiastico. Alessan- 
dro VII lo chiamò di nuovo a Ro- 
ma, e ne lo fece governatore. Con- 
sacrato arcivescovo di Corinto, ebbe 
la nunziatura straordinaria al re 
cattolico Filippo IV, per istabilire 
la pace tra' principi cristiani, poscia 



BON 

gli ili conferita l'ordinaria, ove im- 
piegali lodevolmente otto anni, Ales- 
sandro VII lo creò Cardinal prete 
assente di s. Anastasia, nella quin- 
ta promozione fatta a Roma li i4 
gennaio 1664. Venne ascritto al- 
le congregazioni della consulta, del- 
l' immunità , ed altre, colla protet- 
toria dei cappuccini. Fu presente ai 
conclavi dei due Clementi IX, e X, 
e a quello di Innocenzo XI, del qua- 
le però non vide la elezione, dap- 
poiché una fiera malattia lo con- 
dusse alla tomba, nel 1676, di ses- 
sanlaquattro anni di età e dodici di 
Cardinalato. Fu sepolto in chiesa di 
s. Maria sopra INIinerva. 

BOjNELLI IVIichele, Cardinale. 
Michele Bonelli nacque nel i54i 
nella terra del Bosco, diocesi di Tor- 
tona presso Alessandria della Paglia, 
e perciò è detto comunemente il Car- 
dinal Alessandrino. Desiderando egli 
di tener dietro alla professione re- 
ligiosa del Pontefice suo zio mater- 
no, si diede ad apprendere le lettere 
umane a Roma , nel collegio ger- 
manico , quindi, nel i^Sg, vesti le 
divise di san Domenico, nel con- 
vento della Minerva di Roma, ove 
per le sue virtù ottenne tanta sti- 
ma , che divenuto lo zio Cardinal 
Ghislieri Sommo Ponteilce col no- 
me dr s. Pio V, alle istanze repli- 
cate del re di Spagna, e del sacro 
Collegio, lo chiamò a Roma, quando 
contava appena cinque lustri, e nel- 
la prima promozione fatta ai 6 mar- 
zo i566, lo creò Cardinale dell'or- 
dine de'preli col titolo di s. Maria so- 
pra Minerva, a condizione però che 
non lasciasse le insegne domenicane. 
Né gli accordò di usare il cappello 
rosso ; ma dipoi lo assunse, e a suo 
riguardo Gregorio XIV concedette 
in appresso ai Cardinali regolari 
la berretta rossa. Il Bonelli trattava 



coi grandi senza IkissczzcI, coj^l' inlé- 
riori senza fasto, locchè rendevalo a 
tutti amabile , e degno della emi- 
nente dignità di cui era rivestito, 
non meno che di altri splendidi ono- 
ri, dei quali lo decorò il Pontedce. 
QiK'sti infatti lo deputò alla sopra- 
intendenza di tutto lo stato ecclesia- 
stico, quindi, nel i568, gli diede la 
carica di camerlexigo della S. R. C; 
carica cui poscia rinunziò, per con- 
siglio del Pontefice stesso, al Cardi- 
nal Luigi Cornaro, per la somma di 
settantamila scudi, che furono im- 
piegati dal Papa nella guerra con- 
ilo il turco. In compenso però ot- 
tenne, nel iSji, l'abbazia di s. Mi- 
chele di Chiusi, ed il priorato della 
religione di Malta in Roma, quindi, 
a' ig giugno iSy^, fu eletto legato 
a lalerc in Francia, Spagna e Por- 
togallo , per associare quei sovrani 
contro il turco. I principi, coi quali 
trattò in questa legazione, stima- 
rono assai il RonelU. Filippo II gli 
conferì una pensione di settemila 
scudi, e gli donò il marchesato del 
Kosco sua patria, e Carlo IX, re di 
Francia, lo regalò di un diamante 
pregevolissimo, che si trasse dal tli- 
to. Ebbe a compagni in quella le- 
gazione Ippolito Aldobrandiui udi- 
tore di Rota, poi Pontefice col no- 
me di Clemente Vili , Alessandro 
Riario, INIattco Contarelli, Francesco 
Maria Tarugi, che furono poi tutti 
Cardinali, e s. Francesco Borgia, ge- 
nerale dei gesuiti. Quindi ebbe la 
prolettoria della religione gerosoli- 
mitana , dei canonici di s. Giorgio 
in Alga, del regno di Ungheria, e 
del ducalo di Savoia ; «lappoi Gre- 
gorio XI 11 lo deputò sopra la con- 
gregazione dei regolari, della della 
ril()rma apostolica, ed in seguito ne 
fu dichiarato piefello. Sisto V po- 
scia Irallando la causa di s. Diego , 



BON II 

che doveasi ascrivere tra' santi , lo 
elesse a suo vicario generale in Ro- 
ma, ed in tutto lo stato ecclesiastico, 
con pienissima facoltà di ordinare 
quanto avesse creduto più convene- 
vole al buon ordine, alla disciplina, 
ed alla giustizia, di esaminare, e 
compire tutti gli affari ecclesiastici 
e criminali , di rivedere , e rilìjr- 
mare i giuilizii, e le sentenze irreg(;- 
larmcnle [)ronunziate ilai giudici , 
nunzi, delegali e governatori dello 
slato Pontifìcio, da ultimo gli accor- 
dò illimitata autorità di conceder 
grazie e stabilir anche la pena di 
morte, senza sottomeltere ad alcuno 
la sua maniera di operare , salvo 
al Pontefice. Delle quali amplissime 
facoltà si servì il Bonelli con tale 
moderazione e prudenza, da soddis- 
fare a tutti essendo più propenso a 
far grazie e favori, che ad imporrile 
gaslighi, e supplieii. S'impegnò assai 
nella canonizzazione di s. Giaciuto 
domeniciino, che ebbe fine nel i5()4, 
e fu tra i Cardinali che opinarono a 
favore della riconciliazione di Ern- 
co IV re di Francia. Clemente Vili 
lo deputò a capo della novella con- 
gregazione per l'esame dei vcsconì. 
Amministrò allo zio Pontefice mo- 
ribondo il ss. \iatico, e ne accolse 
l'ultimo respiro. Nella Rezia stabilì un 
seminario pel mantenimento di Ircn- 
taquattro alunni, che dopo aver ap- 
prese le lettere, ed essersi esercitati 
nella pietà, avessero a mantenere la 
cattolica fede. La.sciato il primo ti- 
tolo, sotto Gregorio XIV, passò suc- 
cessivamente al vescovato di Albano 
nel ì5c)i, e fu ai concla\i di Gre- 
gorio Xlll, Sisto V, Urbano VII, 
Gregorio XIV, e Clemente Vili. 
Finalmente morì a Roma nel 1Ò98, 
ilopo trentadue anni , dacché vesti- 
va la porpora , e cint|uantaselte di 
vita. Fu sepolto nella chiesa di s. 



12 CON 

Maria sopra Minerva, ove il Cardi- 
nal Pietro Aldobraudini eresse a 
memoria di lui un mausoleo son- 

BONIFACIO I(s.), Papa XLIV. 
Era egli figliuolo del prete Giocon- 
do, e da san Damaso venne fatto 
Cardinale prete. Contro sua voglia, 
fu creato Pontefice a' 28 dicembre 
dell'anno 418, siccome quegli, che 
era dotato di esimia virtù, e ver- 
satissimo nella ecclesiastica disciplina. 
La sua elezione dispiacque a tre 
vescovi , e ad alcuni privati affezio- 
nati ai vescovi medesimi. Questi 
diedero il voto all'antipapa Eulalio, 
donde ebbe origine lo scisma per 
noi già lifento a quell' antipapa 
( P^. Antipapa III). Superate le diffi- 
coltà degli avversari!, e confermata 
la elezione di Bonifacio, cominciò tosto 
questo Pontefice a conseguire 1' uni- 
versale ammirazione per la sua dol- 
cezza, e per l'amore alla pace. Né 
mostrò minor costanza contro 1 
vescovi di Costantinopoli, i quali 
volevano dilatare la propria giuris- 
dizione sino air Illiiia , ed in cer- 
te Provincie, clie quantunque sog- 
gette all'impero d'Oriente, erano sem- 
pre state dipendenti dal patriarcato 
di Occidente. Egli seppe altresì man- 
tenere in vigore i diritti di Rufo, 
vescovo di Tessalonica, e suo vica- 
rio nella Tessaglia e nella Grecia, 
ed esigette, che le elezioni dei ve- 
scovi fatte in quelle contrade fos- 
sero sempre approvate da Rufo e 
da' suoi successori, conforme all'aiv 
tica disciplina. Sostenne ancora nella 
Gallia i privilegi delle metropoli di 
Narbona e di Vienna, e le liberò dalla 
giurisdizione della primazia di Arles. 
Mostrò gran zelo contro i pelagia- 
ni, e diede a conoscere l'alta sti- 
ma, che facea di s. Agostino, ac- 
cogliendo i SUOI ciuatlro libri coa- 



BON 

irò Pelagio, a lui indirizzati per 
mezzo di Alipio. 

Dicesi , che questo Pontefice non 
solamente prescrivesse, che niuno . 
fosse ordinato sacerdote prima dei 
trent'anni, come aveva fatto Fa- 
biano, né i servi e gli spurii ve- 
nissero innalzati a quella dignità , 
come avea stabilito Zosimo; ma ne 
anche quelli, che avessero debiti. 
Inoltre alcuni vogliono, ch'egli abbia 
rinnovato il decreto di Sotero, in 
cui si vietava alle femmine ed alle 
monache di toccare i vasi sacri , e 
d'incensar nelle chiese; ma ciò e 
lungi dal vero, imperciocché il Papa 
Zaccaria, domandatosele monache 
potevano esercitar alcuni uRizi di chie- 
sa, rispose di no, suU' appoggio della 
lettera di Gelasio 1 a' vescovi di Lu- 
cania , senza for motto del decreto 
di Sotero o di Bonifacio. 

Institui Boniilicio I il canto del 
Gloria in exceUis Deo nel giovedì 
santo; levò le vigilie dei santi per- 
chè, mentre prima erano una pie- 
tosa insti tuzlone, per la quale pas- 
savano i fedeli le notti in orazione 
presso i sepolcri de santi medesimi, si 
erano cangiate in ridotti di canti e di 
balli. Lasciò solo il nome alle vigi- 
lie ed il digiuno, e dopo aver go- 
vernato quattro anni, nove mesi e 
quindici giorni , agli i i ottobre 
del 4^3, mori in Roma, e fu sep- 
pellito nel cimitero di s. Felicita 
sulla via Appia, presso quello di 
Calisto. Bosio però, nella Roma sot- 
le.rranea,\xh. Ili, cap. 53, p. 4^°. 
dice, che questo cimitero era parte 
di quello di s. Priscilla, il quale 
sta nella via Salaria, vale a dire 
assai lontano dalla via Appia. Vaco 
la Santa Sede otto giorni. Le let- 
tere di questo Pontefice si leggono 
nella raccolta del Constant, e nelle 
raccolte geueiali dei concilii appres- 



BON 

so Lal)Lé, tomo II, pag. i582, e 
t)mo IV, ]r'V^. 1702. Vedi pure 
Baionio ed il Pontificale pubblicalo 
da Anastasio il bibliotecario, appres- 
so il Muratori, Script, hai. tomo IH 
pag. I iG, noiicliè le dissertazioni di 
Ciampini, di Sclicltstiatc, di Bian- 
chini , e di Vignelio sopra questo 
Pontificale. 

BONIFACIO II, Papa LVII . 
Nacrpie in Roma, ed era figliuolo 
di Sigibuldo, di nazione goto. Fu 
Cardinale prete di santa Cecilia , 
e venne creato Pontefice ai 16 ot- 
tobre del 53o. Male gradila gene- 
ralmente quella elezione, fu quindi 
nominato certo Dioscoro, che però 
essendo morto un mese dopo, ri- 
mase in lui estinto lo scisma ( ì^. 
Antu'apa V). Per impedire la facoltà 
usurpatasi dai re goti di eleggere 
il Pontefice xomano, nell'anno 53 1, 
adunò un concilio, nel quale egli e- 
lesse per suo successore il diacono 
Vigilio. Ma pentito di aver violate 
così le sacre leggi ed i canoni , 
principalmente i niceni, ed offesa 
la libertà de' sacri comizii, raccolto 
di nuovo il concilio , abbruciò il 
decreto della elezione. Per poco 
ancora rimase Bonifacio sulla Sede 
Apostolica, poiché mori ai i6 ot- 
tobre del 535. Fu sepolto nella 
basilica di s. Pietro, e vacò dopo 
di lui la Santa Sede due mesi, e 
quindici giorni. Coli' approvare il 
concilio secondo di Oraiige, cele- 
brato da s. Cesario, nel 52f), cslin- 
se Bonifacio la eresia de' seniipela- 
giani, che afllissc per cento amii la 
Francia, e propose s. Agostino per 
ottimo maestro nella materia della 
divina grazia. 

BOiMFACIO in, Papa LXVIII, 
era romano e figliuolo di Catlaudicrc 
o Catlaiuliooe. Fallo diacono Car- 
dinale da s. Gregorio, fu iaviato, nel 



BON i3 

60 3 siccome aprocrisario, ovvero nun- 
zio presso Foca imperatore di Co- 
stantinopoli. Difensore della fede lo 
chiamava Gregorio, nelle credenziali, 
con cui lo dirigeva a quella corte, 
di specchiata illibatezza, di somma 
fedeltà. ]Ma piìi che si eminenti vir- 
tù, la carica di nunzio, come d'or- 
dinario avveniva , gli procurò il 
Pontificato, a' 19 febbraio del 607. 
Perocché j dovendo a quei dì il clero 
romano aspettare nella elezione dei 
Papi il consenso degl' imperatori 
di Oriente, studiavasi di eleggere 
coloro , che sapeva essere grati agli 
imperatori medesimi. 

In un concilio, che dopo la sua 
elezione, celebrò tosto Bonifacio III 
in Roma, coli' intervento di settau- 
tadue vescovi, ordinò, sotto pena di 
scomunica, non doversi passare alla 
nomina del Papa, o di qualunque 
altro vescovo, se non se passati tre 
giorni dalla morte del predecessore ; 
legge che però non fu osservata nel- 
l'elezione di parecchi Pontefici succes- 
sivi; ma che da Gregorio X fu eslesa 
a dieci giorni. V. Novaes, Introdiiz. 
alle vile de" Papi, Diss. XI, pag. ^Q. 

Il favore goduto da questo Pon- 
tefice presso il menzionato impera- 
tore Foca gli fece ottenere ciò, che 
Gregorio I non aveva ottenuto dal- 
l' imperatore Maurizio, cioè il dichia- 
rare con apposito decreto doversi al 
solo romano Pontefice il titolo di 
vescovo universale , che si arrogava 
Ciriaco, successore di Giovanni Di- 
giunalorc nel patriarcato di Costan- 
tinopoli. Già l'imperatore Giustinia- 
no, vissuto ottanta anni circa innanzi 
di Foca, aveva confessato essere Gio- 
vanni II il capo di tutte le sante 
chiese, e, nella novella i3r, cap. 2, 
il primo di tutti i sacerdoti, .sicché 
non fu il decreto di Foca cosa del 
tulio nuova, come asserivano i Cen- 



i4 BON 

turiatoii di Maddeburgo (Ceniur. 7 
cap. 7, pag. 121); ma fu emanalo 
per dichiararfi e stabilire il diritto 
conveniente al Pontefice di univer- 
sale, come ben riflettono i due Car- 
dinali Baronio e Bellarmino. 

Questo Pontefice, dopo aver go- 
vernato otto mesi e ventidue giorni, 
morì a' io novembre del 607 , e 
fu sepolto nel Vaticano. La Santa 
Sede vacò dieci mesi, e dodici giorni, 

BONIFACIO IV (s.). Papa LXIX, 
sortì i natali in Valeria, città del- 
l'Abruzzo nel regno di Napoli , ed 
era figlio di Giovanni medico. Dopo 
essere stato monaco benedettino nel 
monistero di s. Sebastiano di Roma, 
fu creato prete Cardinale. Non appe- 
na venne eletto Pontefice, ai 25 ago- 
sto del 608, che convertì la propria 
casa in un monistero, il quale di 
magnifici doni venne da lui altresì 
arricchito. Consacrò alla B. V. ed 
a tutti i ss. Martiri il Panteon fab- 
bricato da Marco Agrippa, genero 
di Augusto, e che dedicato poscia 
da Gregorio IV, neir834, a tutti 
i santi, dei quali in quell' occasione 
insti tuì la festa , oggidì si chiama 
volgarmente s. Maria, della Roton- 
da, dalla sua forma. Presi dipoi da 
molti cimiteri di Roma ventotto 
carri di corpi dei ss. martiri , li ri- 
pose in questa chiesa, la quale per 
ciò fu appellata s. Maria ad mar- 
tyres. 

M. Polono attribuisce a questo 
Pontefice l'instituzione della comme- 
morazione di tutti i fedeli defunti, 
che però Pietro de Natali bus dice 
instituita dopo la festa di tutti i 
santi, comunque Sigiberto, all'an- 
no 998, la riferisca ad Odilone, ab- 
bate cluniacense, e Pietro Galesino, 
nelle note al martirologio, ne faccia 
autore il Pontefice Giovanni XVI , 
per r insinuazione del medesimo ab- 



BON 
bate. V. Lambertini, Trattato sopra 
^li atti di alcuni santi , de' quali 
xi fa V officio in Bologna, cap. 7.1, 
pag. 207. 

Bonifacio IV con un concilio ce- 
lebrato in R.oma, nel 610, raffrenò 
coloro, i quali, più infiammati da 
rancore che da zelo, affermavano non 
aver i monaci podestà di ammini- 
strare né la penitenza, né il batte- 
simo. Il decreto di questo Pontefice 
fu poi confermato da Urbano II , 
nel 1096. 

Bonifacio governò sei anni , otto 
mesi, e dodici giorni , e morì ai 7 
maggio del 61 5. Il martirologio ro- 
mano , e quello del Maurolico ne 
fanno memoria a' 25 maggio. Fu 
sepolto nel Vaticano tra la porta Ra- 
venniana e quella del Giudizio, ove 
poi Bonifacio VIII gli eresse \\n 
nuovo altare , che poi fu distrutto 
nella fabbrica della nuova basilica. 
Paolo V, come n' ebbe trovate le ce- 
neri, a' 20 ottobre i6o5, le ripose 
in un'arca nuova, e le fece traspor- 
tare con solenne pompa all'altai-e di 
s. Tommaso apostolo. La Santa Se- 
de vacò cinque mesi, e dodici giorni. 

BONIFACIO V, Papa LXXI , 
figliuolo di Giovanni Fummini, co- 
me scrivono alcuni, era nativo di 
Capua, o piuttosto di Napoli. Il per- 
chè era il nono Papa napoletano. 
Essendo già Cardinale di s. Sisto , 
a' 28 dicembre del 619, fu eletto 
Pontefice. Bentosto, attesa la graa 
copia dei preti, comandò, che niuno 
fosse fregiato di tal dignità, se non 
dopo la morte di vm altro. Permise 
inoltre solamente a' preti ed ai dia- 
coni di toccare le reliquie de' santi, 
e nelle chiese e ne' luoghi sacri apri 
sicuro asilo ai rei, rinnovando i ca- 
noni antichi ed i decreti de' suoi 
predecessori. 

Egli era di singoiar pietà , affa- 



1} o .\ 
hi li là e clemen7a, e dopo aver gover- 
nato cinque unni e dicci mesi, morì 
prima del 22 oUobieC25. Fu sepolto 
nel Valicano, e la S. Sede vacò cinque 
giorni soltanto, dappoiché non fu d'uo- 
[X) aspettare da Costantinopoli la con- 
fcitna del seguente Pontefice Ono- 
rio I, essendone stata impartita la 
facoltà dall'impeiatoro Eraclio all'e- 
siu'ca di Ravenna, che allora si tro- 
vava in Roma. 

EOINIFACIO VI, Papa CXV. V. 
Antipapa XIV. e l'articolo Crono- 
logia de'Romam Pomekci. Qui gio- 
va avvertile, come i legittimi Papi, 
per non alleiare la loro cronologia, 
lasciarono, che il nome di alcuni 
antipapi figurasse nella cionologia di 
quelli canonicamente eletti. 

EOJNIFACIO VII, Papa CXL. 
V. Antipapa XVII. 

BONIFACIO Vili, Papa CCI. 
Chiamavasi prima Benedetto Cae- 
lani , nativo di Anagni. Fatto ca- 
nonico di Todi , di Parigi , di 
Lione e poi della basilica vaticana, 
divenne puie avvocato concistoriale, 
e protonotario apostolico, finche, nel 
1281, da Martino IV fu creato in 
Orvieto Cardinal diacono di san 
Nicolò in carcere Tulliano , indi 
prete de' ss. Silvestro e Martino , 
sotto Nicolò IV. Il Papa Martino, 
che conosceva la destrezza ed i la- 
lenti di Bonifacio, lo spedì legato al 
re Carlo di Sicilia per ritrarlo dal 
duello col re di Aragona, e per man- 
tenere quei popoli nella divozione 
alla Chic-a Romana ; poscia lo man- 
dò similmente in Francia, col Car- 
dinale Gerardo Bianchi per istabi- 
lire la pace tra quel re ed Odoar- 
do re d'Inghilterra, e per difendere 
i diritti della Chiesa. Nicolò IV dc- 
pulollo con altri due Cardinali ad 
esaminare e comporre le controver- 
sie nate tra Dionisio re di Porto- 



BON i5 

fonilo ed il clero di quel regno. Quin- 
di per tanti suoi meriti, venni; elet- 
to Papa, a' 24 dicembre I2g4, in 
Castel Novo presso Napoli , aven- 
do s. Celestino V, suo predece.s.sore 
rinunziato formalmente al Papato. 
V. RiNU.NZiA AL Pontificato. 

Non scn/a ripugnanza, come a.sse- 
ri.scono gli autori contemporanei, ac- 
cettò (gli la suprema dignità. Pertanto 
ai 2 di gennaio i 29.5, partì accompa- 
gnato da Carlo II re di Sicilia e 
da Callo Martello suo figlio re d'Un- 
gheria, alla volta di Roma, ove fu 
consacrato e coronato dal Cardinal 
Matteo Orsini, primo diacono, ai 16 
gennaio, comunque altri dicano ai 
2 3. deduccndolo dalla enciclica del 
medesimo, con cui dà parte della 
sua esaltazione ai principi cristiani , 
e che riportata viene dal Rinaldi 
all'anno 1295, num. 7. Tale co- 
ronazione segm con una pompa per 
lo addietro inusitata, ed il suo pas- 
.saggio dal Vaticano alla basilica la- 
teranense fu sopra modo magnifìto. 
Montato in una chinea , che adde- 
stravano a piedi i mentovati due re, 
solennemente giunse il Pontefice in 
Laterano, ed ivi fu intronizzato. 

Furono sue prime cure di paci- 
ficar l'Italia, ridurre la Sicilia al- 
l'ubbidienza della Santa Sede, met- 
tere in concordia i due re Philippe 
di Francia ed Odoardo d'Inghilter- 
i-a, dissuadere Alfonso , re de' ro- 
mani dall'assalire colle armi la Fran- 
cia ; annientai-e le fazioni, che deso- 
lavano molte città cristiane ; ricon- 
durre i greci scismatici all'unione 
della Chiesa Romana, e ricuperare 
la Terra Santa, donde erano slati 
scacciati i cattolici nel i'?9i. 

Conchiiisa la pace tra Carlo II 
re di Sicilia e Jacopo re di Ai^go- 
na colla cessione, per parte di que- 
sto secondo, di qualsivoglia diritto 



iG BON 

sopra la Sicilia, Bonifacio, nciranno 
i2>f)5, levò l'intertlelto, cui erano 
sottoposte le terre del re di Ara- 
gona, assolvette gli ecclesiastici dal- 
le censure, ed, in ricompensa della 
cessione fatta, promise a Jacopo la 
Corsica e la Sardegna: isole, che nel 
1297, con una bolla gli confermò 
appieno, mercè un feudo annuale 
di duemila marche d'argento. E co- 
me alcuni procuravano di sturbare 
quella pace , il Pontefice fulminò 
contro di essi la scomunica, conce- 
dendo al contrario indulgenze a chi 
procurasse di ristabilirla, o pregasse 
con tale intenzione. Rimesso perciò 
Carlo II nel possesso della Sicilia , 
giui'ò in Roma vassallaggio e fedel- 
tà a Bonifacio, nella chiesa di s. Sa- 
bina, nello stesso anno 1295, e raf- 
fermò r atto con un suo diploma. 
Richiese di piti al Pontefice di es- 
sere assolto da qualunque pena in- 
corsa per non aver pienamente a- 
dcmpiuto alle condizioni ordinate 
nell'investitura. V . il Cardinal Bor- 
gia , Storia dal dominio tciiìporalc 
delta Santa Sede nelle Sicilie, pa- 
gina 176. 

Rassicurata per tal modo la pa- 
ce alla Sicilia , Bonifacio scomu- 
nicò Enrico \I1I re di Danimar- 
ca, e condannollo a quarantano ve- 
rnila marche d'argento a favore del- 
l' arcivescovo di Lunden, perchè, a 
vendicare la morte di suo padre 
Enrico VII, avea quel re fatto mo- 
rire l'assassino, che era nipote del 
detto arcivescovo di Lunden, ed a- 
vea (alto incarcerare l'innocente pre- 
lato, in qualità di complice. 

Nello slesso anno ordinò quel Pon- 
tefice, che in tutta la Chiesa si ce- 
lebi'asscro con rito doppio le feste dei 
ss. Apostoli Evangelisti, e dei quattro 
principali dottori, volle che in Ro- 
ma \i fosse una generale accademia 



BON 

di tutte le facoltà, e fondò ancora 
il vescovato di Nocera de' Pagani in 
Napoli, erigendo in vescovato ad un 
tempo la badia di s. Antonio di 
Fredeles, ntilla città di Pamiers in 
Francia; fmalmeiite fece la prima 
promozione di diciassette Cardinali. 

Vedeva Bonificio, che il clero era 
da' principi molto gravato d'imposi- 
zioni, né erano rispettate le immu- 
nità a quel ceto convenienti. Laon- 
de con una bolla datata in Anagni , 
a' 2 I settembre del 129G, decretò, 
che i re ed i principi per qualun- 
que pretesto, senza il consenso del 
Sommo Pontefice, non potessero e- 
sigere da' chierici le decime, sotto 
pena di scomunica tanto ai principi,- 
qiianto ai chierici stessi. Tuttavolta 
nell'anno appresso, a favore del re di 
Francia, prescrisse non essersi estesa la 
proibizione ai volontari donativi dati 
o per la difesa del regno, o pel ri- 
scatto del re e de' figliuoli suoi. Frat- 
tanto , trovandosi il Pontefice in 
Orvieto, agli i i agosto del 1297, 
canonizzò s. Lodovico IX, re di 
Francia, morto in Tunisi nel 1270 
(P^. s. Lodovico IX). In quel tempo 
cominciavano a manifestarsi le dif- 
fei'cnze tra il Papa ed i Colonnesi, 
per cui a questi secondi fiuono con- 
fiscati i beni, condannati vennero 
come scismatici e costretti ad uscir 
di Roma. F. Colonna Famiglia. 

Ricorrendo però i due Cardinali 
Colonna a Bonifacio, nel settembre 
1298, li accolse benignamente in Rie- 
ti, gli assolvette dalle ecclesiastiche 
censure, e li ristabili nella dignità 
primiera. Ma ribellatisi di bel nuo- 
vo al Pontefice, egli rinnovò le pe- 
ne medesime, distrusse i loro feudi, 
tra' quali contavasi la città di Pale- 
strina, spianata perciò interamente, e- 
rigendosi sulle sue mine una nuova 
città delta città Papale, che dipoi 



LON 

riactjuistìj l'antico nome fli PiilesI li- 
na, al restituirsi le (lif,'!)!!;! ai Coloii- 
nesi, per opera tli Uciicclctlo XI e 
Clenieiile V. 

Bonifacio vedendo, nel line dt.l 
secolo XII 1, giungere a Roma mol- 
ti pellegrini per uc(jui.sl;ire il giu- 
bileo, che una tiadizione ricorda- 
va acquistarsi ogni a-uto anni a 
chi visitasse la tomba del prin- 
cipe degli Apostoli , rafltjnnò quel- 
la plenaria indulgenza con legge 
perpetua di cento in cento anni, 
che poscia fu ridotta da Clemente 
VI a cinquanta, e da Paolo li a 
venticiuijue. V. Anno Santo. 

Senonchè, nel i 3o i, le controver- 
sie insorte tra il Papa ed il re di 
Francia l^ilippo IV, detto // Bello^ 
per cagione deiranzidetta bolla, in lljr- 
'/a della (juale erano scomunicati i 
principi, che esigessero, ed i chierici, 
che pagassero cosa alcuna a titolo di 
gravezza, diedero luogo a molti av- 
venimenti, che per brevità qui si 
tralasciano, e che veder si possono 
nell'autore del trattalo dello svi.siiia 
tradotto dal francese, cap. 7, § i 
pubblicato in Roma nel rvSS; nel 
p. Bianchi, t. li lib. VI § 6 e seg.; 
nello Spendano, Annal. eccles. al- 
l'anno 1296 n. 4; nel Rinaldi al- 
l'anno stesso n. 22, 24, 2 5, e nel 
Tommasini, De vet. et now eccles. 
discijd. par. 3, lib. I, cap. 43 § 9. 
In mezzo a ((uegli avvenimenti, in 
un solenne parlamento fatto a' i3 
giugno !3o2, fu il Pa|)a iniqua- 
mente accusato da Guglielmo de 
Nogaret, di simonia, di ateismo e di 
magia, e furono esiliali tutti i ve- 
scovi, i teologi ed i dottori, che a- 
vevano ricusato di abbracciale i seu. 
timenti del re, vietandosi ad essi 
eziandio di recarsi a Roma per as- 
sistere ad un concilio, a cui erano 
chiamati. 11 concilio fu però d;d i'a- 



RON 17 

pa celebrato dopo il suo li torno 
da Anagni, e vi Ibrmù, a' 6 novem- 
bre la celebre costituzione l'iiani 
sanctain , nella (pial(; , afllne di ri- 
stabilire l'autorità Pontificia dai con- 
siglieri di Francia oppressa, dichiarò 
e definì, non potersi dire senza col- 
pa di eresia, che i cristiani tulli 
non siano sogf^etti al Papa, e sco- 
municò quanti aveano impedito a 
chiunque si fosse di andare a Ro- 
ma. In questo mezzo il regno di 
Francia , già per le accennate con- 
troversie interdetto, si diede dal Pon- 
tefice ad Alberto I d'Austria, figlio 
dell'imperatore Ridolfo (/^. Austria). 
Ciò gU cagionava maggiori inimici- 
zie. Anzi, stimandosi poco sicuro in 
Roma, tornò un'altra volta in Ana- 
gni sua patria ; ma Sciarra Colon- 
na ed il mentovato Nogaret, perfi- 
do consigliere di Filippo , dopo a- 
ver corrotti con denaro alcuni do- 
mestici del Pontefice ed i principa- 
li di quella città, vi entrarono con 
gente armata gridando: muoia il Pa- 
pa Bonifacio, e t'/ivz // re di Fran- 
cia, ed ai 7 di settembre j3o3, 
mentre Ronilàcio era attento a scri- 
vere il decreto della nuova scomu- 
nica contro il re di Francia, decreto, 
che doveva essere pubblicato nel gior- 
no seguente della INatività di M. V., 
assalirono il suo palazzo. Avendolo 
essi veduto assiso sulla sedia Papa- 
le, rivestito degli abiti pontificali, 
colla corona in capo {alla quale fu 
egli il primo che aggiungesse il se- 
condo cerchio) e colle chiavi della 
Chiesa incrocicchiate in mano, ab- 
bandonato da tutta la sua famiglia 
e dai Cardinali, fuorché da tre di essi 
(cioè tli Sabina, Pietro di Spagna, 
e Boccasini, poi suo Auco^'ssore), nessu- 
no ardi di toccarlo, uè altro si fece 
per essi, che depredare il tesoro Pon- 
Idicio, ed ingiuriare collo parole il 



\^;l.. \i. 






i8 CON 

PonteficCj minacciandolo peisino di 
farlo depone, e condannare da un 
concilio generale. 

Pentiti però non mollo dopo i pa- 
triotti di Bonifacio, ed eccitali dal 
Cardinal Luca Fieschi, corsero alle 
armi, sbandarono i nemici del Pa- 
pa, alcuni ne uccisero ed altri ne 
imprigionarono, tra i quali il No- 
garet medesimo. Se non che il Pon- 
tefice con inaudita clemenza fece 
mettere in libertà quest'ultimo quan- 
do potè ritornare a Roma, ove accuo- 
rato per le sofferte ingiurie, dopo tren- 
taselte giorni, dacché era stato ar- 
restato, mori agli ii ottobre i3o3, 
avendo governato olio anni, nove 
mesi e diciotto giorni, e fu sepolto 
in Valicano. 

Fu Bonifacio Vili famoso giure- 
consulto, prudente e letterato. Vol- 
le Iddio vendicare l'onore di questo 
Pontefice diffamato dalle calunnie 
de' suoi avversari (principalmente da 
quella di aver lui rosicata la pro- 
pria carne per la rabbia prodotta- 
gli dall'eccessivo dolore), col castiga- 
re la citlà di Anagni, che ancora por- 
ta il peso del suo stato, non essendo 
più potente e florida come prima, e 
col farlo comparire intieramente in- 
corrotto nell'anno i6o5. /^.Leandro 
Alberto nella sua Descrizione d'Ita- 
lia, Roma i55o. 

Amorevole co' suoi parenti, Boni- 
facio Vili quattro ne ascrisse al sa- 
cro Collegio, cioè Leonardo Patras- 
so suo zio maternOj Jacopo Torna- 
si Caetani, Jacopo Caetani e Fran- 
cesco Caetani. V. Caetani famiglia, 
detta comunemente Gaetani. 

Nella libreria del Gesù di Roma 
si conservava manoscritta in tre tomi 
in foglio la vita di questo Pontefi- 
ce scritta da monsignor Cristoforo 
Gaetani vescovo di Fuligno, ed in 
Roma fu pure pubblicata nel iGSi 



BON 

in 4° da Giovanni de Rossi benedet- 
tino un' altra vita col titolo : De 
vita et rebus gestis Bonifacii Vili ^ 
pars altera, altera defenclit. 

Monsignor Nicolò Wiseman in- 
glese vescovo mellipotano, coadiutore 
del vicario apostolico del distretto 
centrale d' Inghilterra, e già rettore 
del collegio inglese in Roma , nel- 
r adunanza dell' accademia di reli- 
gione cattolica, tenuta a' 4 gi^'g"^ 
1840, recitò una dissertazione, inti- 
tolata: Difesa di vani punti della 
%'ita di Bonifacio Vili , la quale 
meritò pubblicarsi colle stampe, ed 
inserirsi negli encomiati Annali del- 
le scienze religiose y compilati dal 
chiarissimo e benemerito abbate De 
Luca, nel voi. XI, n. 32 di settem- 
bre, e ottobre 1840, articolo Vili. 
Ecco quanto ne scrisse il n. S'è del 
Diario di Roma del i84o: » Il 
-V detto prelato prese con molta eru- 
•j dizione a rischiarare alcuni punti 
» del Papa Bonifacio Vili , ma- 
•> larnente sfigurati da varii storici. 
' Dopo aver compartite le debite 
' lodi a quegli scrittori protestanti, 
>5 che a' nostri giorni si sono dichia- 
» rati valenti difensori dei romani 
" Pontefici, facea voti perchè sor- 
" gesse un altro egregio campione 
.^> a mettere nel vero suo lume il 
■^ grandioso carattere di Bonifacio 
-> Vili , e a vendicarlo dalle nere 
-•> calunnie, di cui fu misei'amente 
•' bersaglio in vita e dopo morte 
•' per l'inimicizia del Nogaret, e del- 
•5 r Alighieri , e pei politici parteg- 
» giamenli dei secoli XIII, e XIV, 
•> ed intanto egli stesso venne trac- 
■> ciando maestrevolmente la via che 
■> si ha da tenere per giungere a 
•' questa meta. A tre punti limitò 
•' le dotte sue investigazioni il chia- 
• rissimo disserenle. Provò in pri- 
-1 mo luogo, che il Mosheim, ed il 



IJON 

> Sismondi vanno di gian lunga 

> errali neirafTcrmare clic il Cai'di- 
• nai Gietani ( l'unifacio ), indusse 

Celestino V a rinunziare il i'apa- 
lo , e che v' iiìipicf^ò le arti più 
vili ; giacché so consullalo avesse- 
ro Tolomeo Lncense, lo Slef'ane- 
rio , Egidio Colonna, e l'autore 
anonimo della vita di Celestino, 
sciitlori quasi tulli contemporanei 
a quell'avveninienlo e per nulla li- 
gii a Bonifacio Vili, avrehbono 
conosciulo, che Celestino V ebbe 
sempre in animo di rinunziare , 
che niuna cosa potè mai rimuo- 
verlo da quel pensiero ; e che se 
il Cactani da lui interpellato non 
biasimò quella determinazione, 
lo lece per liberare i' animo 
del Pontefice dall'ognor crescen- 
te inquietezza , cxl unanimi al 
suo furono i sentimenti dell'inte- 
ro collegio de' Cardinali. 11 suono 
poi della tromba adoperato dal 
Cactani per indurre Celestino a 
quell'atto, e le olTerte da lui fat- 
te a Carlo re di Napoli per ave- 
re il Papato, non sono altro che 
sogni immaginati dai nemici di 
l'onifiicio, e ripetuti golfamente 
dai due succitati scrittori, i quali 
non si cin-ano punto di scanda- 
gliare nelle verità storiche quante 
volte loro si presenta il destro 
di poter dir inale dei Papi. Pas- 
.sò quindi al Pontificato di lui : 
e accennate brevemente le mol- 
tiplici negoziazioni, eh' ebbe feli- 
cemente coi principi e colle re- 
pubbliche «Ic'suoi tempi per met- 
ter line alle guerre che lacera- 
vano la società, venne alla conle- 
sa di l?onifacio coi Colonnesi ; e 
coi più autentici documenti dei 
conlcmporanci , avvalorati dalla 
critica, e dal raziocinio, giustifìeò 
la condotta del J*apa , e mostrò 



liON 19 

»» evidentemente , che la tirannide 
" de' Colonnesi verso i proprii pa- 
" renti , il loro parteggiare per la 
" casa d' Aragona, e la loro aperta 
>' ribellione al Pontefice , spinsero 
■> suo malgrado Bonifacio all'asse- 
" dio di Paleslrina , e alle conse- 
^' guenze, che ne derivarono. Parlò 
>> infine del sacrilego attentato com- 
» messo in Anagni dal Nogaret e 
') dai Colonnesi contro Bonifacio, e 
>» rettificò quanto erroneamente si 
» dice dal Sismondi intorno alla 
-•' morte di lui, facendo vedere, che 
» questa fu degna di un vicario di 
« Cristo, e venne nobilitata dall' e- 
" sercizio delle più belle virtù--». 

BONIFACIO IX, Papa CCXI, dap- 
prima chiamato Pietro Tommazelli , 
nacque in Napoli da nobilissima fa- 
miglia, ma per altro assai povera. 
Cresciuto nella pietà e negli stu- 
dii, fu fatto canonico di Napoli , e 
sebben assai giovinetto , conciliatasi 
in Roma la benevolenza di Urbano VI, 
venne dichiarato protonotario af)osto- 
lico, e poi decorato, nel i38i, della 
porpora Cardinalizia colla diaconia 
di s. Giorgio in Velabro , la quale 
cangiò in seguito col titolo di san- 
t'Anastasia. Morto il Papa Uibano, 
la porzione de"" Cardinali rimasti in 
Roma a lui fedeli nello scisma pro- 
dotto da Clemente VII antipapa, gli 
elesse per successore il Tommazel- 
li, come uomo di molta pietà, i'ie- 
no di zelo e prudenza, il novello Pon- 
tefice si diede a tranquillare le .san- 
guinose discordie, che ardevano nei 
suoi stali ; però se le cure di Bo- 
nifacio non sempre cblxMO sortito il 
pili felice effetto, non possiamo a- 
scriverlo che alla capai'bietà de' ri- 
belli, che profittavano del lagrime 
vole scisma avignonese. Infatti il Ma- 
lalesta de' Malatesti prima riconcilia 
tosi per le premure del Papa, e di lui 



20 BON 

assolto, indi no velia mente ribellato; i 
perugini sommessi alla Santa Sede e 
visitati in ricompensa dalla sua stessa 
j^ersona, e di poi ricaduti nella livolta, 
fanno bastantemente conoscere l'at- 
tività del Pontefice pel ben essere 
de' suoi sudditi. Egli confermò Bo- 
logna nell'ubbidienza alla Santa Se- 
de, le diede in feudo altre città, e 
{«nfermò Ferrara agli Estensi. Assol- 
vette la Marca d'Ancona dalle censu- 
re incorse nel seguire le parti dell'an- 
tipapa Clemente VII, e nulla omise 
per condurre quel traviato co' suoi 
nel seno della cattolica unità, locchè 
fece eziandio col successore Bene- 
detto XIII. Infatti ebbe il conforto 
di ricondurne molti, tra i quali Gio- 
vanni e Nicolò Colonna , e i Cae- 
tani , ed allora con paterno affet- 
to spargendo lagrime di consola- 
zione, stese il padre comune la ma- 
no del perdono e tutti riconciliò 
colla Chiesa. E vero che viene im- 
putata a Bonifacio troppa bramosia 
di denaro, ma è altres\ indubitabile 
che le spese necessarie per difendei'- 
si dalle ostilità del possente anti- 
papa e del suo numeroso partito, affi- 
ne di ricuperare le terre della Chie- 
sa usurpate da' tiranni di que' tem- 
pi , erano esorbitanti , e non si po- 
teano sostenere co' soli fondi par- 
ticolari, ma sibbene colle pubbli- 
che imposte. Molto egli contribuì a 
ristabilire Ladislao assoluto re di 
Napoli ; perciò avea sin dal 1 894 
fatta predicare la crociata contro 
Lodovico d' Angiò di lui emulo a 
quel trono, e perciò nemico, e for- 
ti provvidenze dispose ne' suoi sta- 
ti affinchè questo principe non ten- 
tasse d'impadronirsene. Nell'occasio- 
ne di una congiura nata nella stes- 
.sa Roma per opera dell' antipapa 
Benedetto XIII, e di Martino re 
d'Aragona suo fautore, la quale per 



BON 

altro fu presto sventata, il Pon- 
tefice confermò alla Santa Sede il 
fiouìmo governo della città, fino al- 
lora vacillante, ed elesse i magistra- 
ti a suo arbitrio. Confermò reie- 
zione di Roberto di Baviera eletto 
re de' romani ; fece due promozio- 
ni di Cardinali; canonizzò solenne- 
mente s. Brigida, ed approvò l'uni- 
versità di Ferrara. Molte altre cose 
egli fece col consiglio e con l'opra, 
e molto più con l'esempio duna vi- 
ta illibata per modo tale, che as- 
salito da grave morbo per cui gli 
venne suggerito siccome certo rime- 
dio il perdere la piìi cara di tutte 
le sue virtù ; sagrificò a questa ben 
volentieri i suoi giorni. Infatti mori 
nel primo di ottobre 14^4 ^ ^^^ 
sepolto nel Vaticano, ove i suoi fra- 
telli gli fabbricarono un magnifi- 
co deposito. Bonifacio è quel Pon- 
tefice, il quale proibii che i beni 
delle chiese e de' luoghi pii si po- 
tessero affittare , o dare in enfi- 
teusi pei- più di tre anni , e che 
le loro rendite si potessero riceve- 
re prima del tempo annuale. Fu 
quegli eziandio che istituì le anna- 
te, ordinando che tutti i benefizii, i 
quali fossero conferiti per la Santa 
Sede dovessero pagare al fisco Pon- 
tificio pei bisogni della Chiesa , la 
metà delle rendite del primo anno. 
Fu l'unico Papa, che abbia cele- 
brato due anni santi, nel 1 Sgo e 
i4oo. P^. Anno Santo. 

BONIFACIO (s.), detto l'aposto- 
lo della Germania , trasse i natali 
a Crediton o Kirton, dopo la metà 
del secolo settimo. Fino da' suoi 
più teneri anni sentiva gusto per 
le cose del cielo, e mostrava desi- 
derio di abbracciare lo stato reli- 
gioso. Ebbe sulle prime a sostenere 
i rifiuti del padre, il quale in se- 
guito, conoscendo esser tale il vo- 



fìON 
Jere di Dio, gli permiso di seguire 
la sua vocazione. Per la qual cosa 
giulivo Bonifacio entrò nel moni- 
stero di Escancester, ovvero d'Exe- 
ter. Lo studio, unito alla preghiera, 
alla meditazione, ed alle pratiche 
di mortificazione, erano gli esercizii 
quotidiani di questo pio religioso, 
il quale dopo tredici anni, fu man- 
dato nel monistero di i\titcell. Com- 
pito appena il trigesimo anno di 
età , fu fatto sacerdote , e da quel- 
l'epoca in poi tutte impiegò le sue 
forze nel ministero della parola, e 
mi procurare la salute delle anime. 
1 vescovi delia provincia aveano di 
lui grandissima stima, e si valevano 
de' suoi consigli in tutti gli affari 
d' importanza. Ma il desiderio, da 
cui Bonifacio si sentiva principal- 
mente animato, era quello di re- 
carsi a predicare il vangelo presso 
quelle nazioni , che giacevano se- 
polte nelle tenebre e nell'ombra di 
morte. Ottenutone il permesso dai 
suo abbate, nell'anno 716, si mise 
in viaggio verso la Frisia. Giunto 
che fu ad Utrecht, che n'era la 
«•apitale, si presentò al re per aver 
la libertà di esercitare il suo mini- 
stero; ma questa gli venne negata, 
e perciò fece ritorno al suo Ordine. 
J^oco ilopo l'abbate cessò di vivere, 
e tutti voleano che Bonifacio gli 
succedesse; ma tanto ci fece per 
esserne esonerato, che il vescovo di 
VVeinchester ne accettò la rinunzia. 
La br na di esercitare l' ufiìzio di 
missionario presso gì' infedeli di 
giorno in giorno diveniva maggiore 
m Bonifacio, il tpiale recatosi a Ro- 
ma, presenlossi a («rcgorio 11, per 
domandargli la sua benedizione. U 
Papa gli fece benigna accoglienza, 
e gli concesse il potere di predio^-ìre 
a tutti i popoli idolatri dell' Ale- 
magna. La Bavieia e Turingia fu- 



B O N 21 

rono i luoghi, ove il santo apostolo 
esercitò la sua missione, ed ebbe il 
conforto di battezzare molli inlèdeli. 
Rassodò nella loro fede i cristiani , 
dei quali ve ne avea nella Baviera, 
e nelle provincia vicine alla Fran- 
cia. Dopo la morte del re della 
Frisia, si condusse in questo paese, 
ove di concerto col santo vescovo 
Willibrordo, acquistò molli seguaci 
alla croce. Ma avendo inteso, che 
si divisava di farlo successoi'c del 
vescovo di quella regione, ei l'ab- 
bandonò, e percorse l'Assia ed una 
parte della Sassonia , ove a molti 
conferì il battesimo, ed eresse dei 
templi sulle rovine del paganesimo. Il 
Sommo Pontefice Gregorio II, avendo 
avuto contezza di tutto ciò, scrisse a 
Bonifacio una lettera, colla quale gli 
ingiunse di ritornare a Roma. Obbedì 
egli a questo comando, ed il Papa, 
dopo avei'gli domandata la sua pro- 
fessione di lede, lo consecrò vescovo. 
Non appena fu insignito di questa 
dignità, fece ritorno nell'Assia, ove 
nel luogo in cui sorgeva un' alta 
quercia sacra a Giove, innalzò una 
cappella in onore di san Pietro. 
Eresse dalle fondamenta alcune chie- 
se, ed in Orfordt mise in piedi un 
monistero. Tanti erano i seguaci , 
eh' egli acquistava al vangelo , che 
non potendo da sé solo provvedere 
al loro bisogno spirituale, scrisse in 
Inghilterra per ottenere dei coope- 
ratori , cui pose neir Assia e nella 
Turingia. Gregorio HI, nel ySa, 
lo regalò di un pallio, lo fece arci- 
vescovo e primate di tutta l'Alema- 
gna, e dopo qualche anno, nonji- 
nollo legato della Sede Apostolica 
in Alemagna. Il duca Olidone lo 
chiamò in Baviera, alìlnchè ponesse 
riparo a molti abusi. Alloia non 
eravi in quel regno, che il solo 
vescovato di Passavia; e Bonifacio 



22 BON 

stabilì quelli di Frisinga e Ratisbo- 
na, che ottennero i' approvazione 
dal medesimo Gregorio III, nel ySg. 
In seguito fondò un vescovato ad Er- 
fort per la Turingia , un altro a 
Caraburgo, che poscia fu trasferito 
a Paderbona, per l'Assia, un terzo 
a Wiirtzburgo per la Franconia , 
ed un quarto ad Eichstadt nel pa- 
stinato di Baviera. Celebrò due 
concilii, uno dei quali in Alemagna 
e r altro in Lessincs o Leptines , 
ch'era un palazzo dei re d'Austra- 
sia ; e presiedette eziandio al sino- 
do, che si tenne in Soissons. Sicco- 
me non avea una sede stabile, gli 
fu dato il vescovato di Magonza , 
che fu innalzata al grado di metro- 
poli, nell'anno yji, dal supremo 
gerarca Zaccaria, il quale le sottomise 
le sedi vescovili di Colonia, di Ton- 
gres , di Utrecht , di Augusta , di 
Coirà e di Costanza , quelle che 
erano state erette da Bonifacio, non- 
ché quelle, che dianzi erano state 
soggette alla sede di Treviri , quali 
sono Strasburgo , Spira e Vorms. 
In quanto a Colonia, conviene os- 
servare, che questa in seguito fu 
eretta in arcivescovato, come piit 
lardi avvenne di Utrecht. Bonifacio 
chiamò dall' Inghilterra degli uomini 
rispettabili per la loro santità , e 
fondò un' abbazia a Fidislar , ad 
Amemburgo , ad Ordorf ed a Ful- 
da. Quantunque egli fosse molto 
occupato nel provvedere ai bisogni 
delle chiese e dei mo;«iisteri per 
opera sua edificati , tuttavolta esten- 
deva il suo zelo anche ai più re- 
moti paesi, ed a quelli specialmente 
ov' era nato. Senonchè essendo af- 
flitto da infermila , si elesse a suc- 
cessore s. Lullo monaco di Malmes- 
bury, la qual nomina venne con- 
fermata da Stefano II. Egli però 
non desistette dall' affaticarsi , affine 



BON 

di recare la luce della verità a quei 
popoli di Alemagna , che ancora 
non si erano uniti allo stendardo 
della croce. Si recò pertanto nelle 
parti più remote della Frisia , ove 
convertì molti infedeli ai quali, do- 
po aver amministrato il battesimo, 
promise di dare la confermazione 
nella vigilia della Pentecoste. Siccome 
l'angustia della chiesa non li potea 
tutti capire, il santo stabilì di rac- 
cogliere i neofiti in un' aperta cam- 
pagna presso a Dockum . Men- 
tre disponeva ogni cosa , gì' infedeli 
gli si scagliarono contro colle armi 
alla mano , e lo tagliarono a pezzi 
con altri cinquantadue cristiani, nel 
giorno 5 giugno dell' anno ySS. Il 
corpo di lui fu deposto da s. Lullo 
nel monistero di Fulda. Molli mi- 
racoli comprovarono la santità di 
Bonifacio , di cui i Bullaudisli ne 
diedero la storia. 

BONIFACIO ( s. ) , martire ca- 
maldolese, il quale chiamavasi an- 
che Brnnone, traeva la sua origine da 
illustre famiglia di Sassonia. Lo studio 
delle belle lettere non fu disgiunto in 
lui dalle più nobili virtù, alle quali tan- 
to sentivasi inclinato, che decretò di 
abbracciare lo stato religioso. Otto- 
ne III imperatore lo fece cappella- 
no di corte , e gli diede molte di- 
mostrazioni di stima e di affetto. 
Non s' invanì Bonifacio di tanto ono- 
re, ma eserci tossi in quella vece nel- 
la pratica dell' umiltà e della mor- 
tificazione , unita alle più .'• ivorose 
preghiere. Entralo im giorno nella 
chiesa di s. Bonifacio martire, tutto 
sentissi acceso dal desiderio d' incon- 
trare la morte per difesa della re- 
ligione. Le rare virtù di s. Romual- 
do, il quale si era recato alla corte, 
nel 998, lo fecero risolvere ad abbrac- 
ciare l'istituto di lui. Il santo ab- 
bate lo accolse di buon erado . e 



non passò mollo tempo clic conob- 
be quaiilo fosse perfello Io spirilo 
di Bonifacio . Questi soventi fìnte 
non mangiava cbe due volte pei 
settimana, si avvoltolava fra i rovi 
e le pungenti orliohe, usava le più 
rigorose discipline. Ma lo zelo per 
Ja salute delle anime io animava 
per modo, che s'indusse a pregare 
il suo superiore, che gli volesse con- 
cedere la grnzia di recarsi a disse- 
minare le verità della lede presso 
coloro , che miseramente giaccano 
nelle tenebre della idolatria. Avu- 
tone il permesso, andò a Roma, e 
Giovanni XV 111, dopo averlo con- 
fermalo nella sua nobile risoluzione, 
gli diede un breve, per cui poteva 
essere ordinato arcivescovo qualora 
avrebbe comiiicinto la sua missione, 
l^onitacio animato da religioso zelo 
diede mano all' aratro, e con molto 
fervore intraprese il nuovo ministero. 
Le falichc , che dovette incontrare , 
punto non lo sgomentarono, ne lo dis- 
tolsero dalla pratica delle sue austerità 
e preghiere, l prussiani fuiono i primi, 
cui egli ammaestrò nella dottrina 
di Cristo , ma poco fu favorevole 
r esito delle sue fatiche. Per la qual 
cosa seguendo le istruzioni del van- 
gelo, andò a predicare sulle frontie 
re della Russia. Gli abitanti di que- 
sta nazione , i quali erano barbari 
e selvaggi, ricusarono di porgere 
orecchio alle parole del santo, e gli 
proibirono di predicare. Bonifacio, 
niente curando questa proibizione , 
presenlfissi al re di una piccola pro- 
vincia, il (piale, prevenuto dalla di- 
vina grazia, desiderava ardentemente 
di ascollarlo. L'arnese però del mi- 
nistro vangolico fece una Irisle im- 
pressione in (juel re , il quale tral- 
lollo aspramenle, e gli vietò di aprir 
bocca. Bonifacio par fi dolente, prese 
le sacre vesti, di cui solca far uso 



BOi\ 23 

nella celebrazione dell'incruento sa- 
crifizio , e si presentò di nuovo a 
queir orgoglioso sovrano. Questi gli 
pi'omise, che sarebbe pei' credere al 
vangelo , «pialora egli avesse attra- 
versato un gran fuoco senza solìrir- 
ne lesione. Dio operò questo prodi- 
gio, ed allora il re abbracciò il cri- 
stianesimo con molti altri suoi vas- 
salli. Ma questi progressi accesero 
di sdegno que' barbari, i quali non 
potendo venire a capo di slnigar • 
sene, lo decapitarono nell'anno 1009, 
e con esso lui onorarono del mar- 
tirio altri diciotto cristiani. 11 mar- 
tirologio romano fa menzione di 
san Bonifacio nel giorno 19 giu- 
gno, nonché ai i5 di ottobre sotto 
il nome di s. Brunone , locchè cer- 
tamente accadde per qualche trasla- 
zione delle sue reliquie. 

BONIFACIO (s.), martire. Questo 
eroe del vangelo passò i primi anni del- 
la sua vita in mezzo a molti vizii; ma 
seppe conservare mai sempre un 
cuore compassionevole , e liberale. 
Illuminato dalla grazia , si avvide 
dello stato lagrimevole di sua coscien- 
za, e stabilì di abbandonare la col- 
pa, e di piangerla colle piìi amare 
lagrime di penitenza. Avendo inteso 
che neirOrienle molti cristiani in- 
contravano il martirio , stabilì di 
prender seco gran somma di dena- 
ro , per comperare dai carnefici i 
corpi di que' santi martiri. Tarso, 
capitale della Cilicia , fu il luogo , 
ove egli reco.s.si. Appena vi giunse, 
corse al palazzo del governatore, che 
stava seduto sul suo tribunale, e 
con molto stupore vide mi gran 
numero di cristiani posti alla tor- 
tura. Una scena così commovente fece 
nascere nel cuore di Bonifacio il de- 
siderio di aver parie alla gloria del 
martirio , ed accostatosi a quei co 
raggiosi alidi, li pregò ad interporre 



^4 T^ON 

le loro orazioni, nflinclic Dio si Ve- 
gliasse di concedergli una grazia sì 
singolare. Il governatore adirato lo 
richiese chi egli si fosse, ed inteso 
eli' era cristiano, lo fece tormentare 
crudelmente, e nel giorno appresso 
lo fece gettare in una caldaia piena 
di pece bollente. Da questa l'invitto 
campione uscì illeso, ed il governatore 
senza essere punto commosso da un 
miracolo così strepitoso, lo condannò 
al taglio della testa. Questo fatto 
avvenne nel Boy. I compagni di 
Bonifacio ne comperarono il corpo, 
e, dopo averlo imbalsamato, lo por- 
tarono a Roma, 

BONIFACIO (s.), vescovo. Sen- 
tendosi chiamato da una voce su- 
perna alia predicazione del vange- 
lo , determinò coraggioso di rinun- 
ziare a quanto avea di più caro 
al mondo, ed abbandonata 1' Ita- 
lia , recossi al scllentrione della 
Gran - Bretagna. Le sue apostoli- 
che fatiche ebbero un prospero suc- 
cesso, e le Provincie di Angus, Bu- 
rhan, Elgin, Murray e Pioss diven- 
nero fedeli seguaci della religione 
di Gesù Cristo. Molte chiese furono 
erette da Bonifacio in onore del ve- 
ro Dio, e fra queste si annoverano 
quelle di Tees, di Tellein e Resten- 
net. In seguito fu consecrato vesco- 
vo di Pvoss , la quale provincia fu 
da lui illuminata coll'esempio e colle 
parole fino alla sua morte, che ac- 
cadde nell'anno 63o. 

BONIFACIO (s.), sostenne il mar- 
tirio nel secolo V , in cui Unerico 
re dei vandali in Africa infieriva 
contro i cristiani. 

BONIFACIO, Cardinale. Bonifa- 
cio diacono fu tra i Cardinali sot- 
toscritti alla bolla emanata nel con- 
cilio romano, celebrato nel 969, a 
favore della chiesa di Benevento , 
a' tempi del Pana Giovanni XIII. 



BON 

Perciò fioriva questo Cardinale noi 
terminare del secolo X. 

BONIFACIO, Cardinale. Boni- 
facio fu creato Cardinal diacono dei 
santi Cosimo e Damiano, nella terza 
promozione fatta a Roma da Adria- 
no IV, nel ii5q. Bonifacio difese la 
legittima elezione di Alessandro III, 
contro gli sforzi dell'antipapa Vittore. 

BONIFACIO, Cardinale. Bonifa- 
cio, Cardinal prete di s. Marco, fu 
dei Cardinali di Urbano II, eletto 
nel 1088. Da Onorio II ebbe il 
titolo di arciprete della Chiesa ro- 
mana, e con Pasquale II, nel i ro6, 
fu al concilio di Guastalla , ed alle 
elezioni dei Pontefici Gelasio ed Ono- 
rio II. Con altri ventisette porpo- 
rati segnò una bolla di Calisto II, 
spedita nel i 124 a favore dei ve- 
scovi della Corsica ; ed una di Ono- 
rio II, a favore delle chiese di Ra- 
venna e di Pisa. Senonchè si ribel- 
lò ad Innocenzo II , per sostenere 
l'antipapa Anacleto, e fu temerario a 
modo, da scrivere con altri Cardi- 
nali lettere commendatizie a Lotario 
II re dei romani, per favorire quel- 
l'empio scismatico. 

BONIFACIO, Cardinale. Boni- 
facio viene annoverato tra i Cardi- 
nali di Pasquale II, che eletto nel 
1099, sedette sulla cattedra aposto- 
lica sino al I I 1 8. Ebbe il titolo dei 
ss. Silvestro e Martino ai Monti. Di- 
ce il Baronio, che confermò col suo 
giuramento il privilegio delle inve- 
stiture, dei vescovati, e delle abba- 
zie, accordalo a forza dal sullodato 
Pontefice per le violenze dell' impe- 
ratore Enrico V. 

BONIFACIO, romano, Cardinale. 
V. Bonifacio II, Papa. 

BONIFACIO Cattaijdiere, Car- 
dinale, V. Bonifacio III, Papa. 

BONIFACIO, da Valeria, Cardia 
naie- V. Bonifacio IV, Papa. 



EOMTO («;.), era Hi nohilc sdiiaf- 
ta , ed ottenne il {^ratlu tli cancel- 
liere di s. Sigiberto III, re di Au- 
slrasia. Siccome nutriva la più te- 
nera pietà, ei servissi dell' eminente 
suo posto, adlncliè la giustizia e la 
religione fos-^ero <)vun([ue osservate. 
Teodorieo 111, il (piale riunì l'Au- 
strasia alla UKjnarchia francese, lo 
elesse a govcrnalorc di Marsiglia e 
di tiilta la Provenza, nel G8o. Egli 
sostenne questa carica con tanta sag- 
gezza e prudenza, che la Hima del 
suo nome si divulgò per ogni luogo. 
S. Avito li, vescovo di Clermont 
in Alvergna, credette di provvedere 
al bene del suo gregge , se dopo 
la sua morte gli succedesse Bonito, 
e perciò ne fece la domanda. Que- 
sta venne esaudita, e Bonito fu con- 
siderato vescovo. Ei sostenne questa 
dignità con molta perizia pel corso 
di due lustri, dopo i quali ne fece la 
rinunzia, ))er rituarsi nella badia di 
JManlieii. Quivi si diede alla pratica 
«Ielle pili austere penitenze per ((uat- 
tro anni , dopo i (piali terminò la 
sua vita a Lione ai 1 5 gennaio del 
710. Le sue reliquie si conservano 
nella cattedrale di Clermont; e qual- 
clie parte ve n lia a Parigi nella 
cliiesa innalzata a suo onore, ed in 
quella di s. Germano l'Auxerrois. 

BONITO Lodovico, Cardinale. 
Lodovico Bonito, detto altrimenti 
Boneto , e da alcuni creduto della 
famiglia Brancacci , nacf|ue da no- 
bile pi()sa[)ia in (lirgeiiti nella Sici- 
lia, nel secolo XIV. (binarissimo nel- 
le leggi. Urbano II, nel i3(S3, lo 
provvide della cliiesa di Palermo , 
da cui il re IMarlino , nel 1 388 , 
cacciollo perclic; aderiva al partito 
di ^Manfredo di Clermont, almiran- 
U'. di Sicilia. Cessali però i trambu- 
sti, il Bonito venne restituito alia 
sue sede, come abbiaujo dalla Sici- 



BOiV a5 

Ha Sarra di Rocco Pirro, colle note 
del INlongitoie e di Vito M. Amico, 
Palermo 1783. A mezzo di lui, il 
Papa spctfi in Sicilia un legato apo- 
stolico, per le cure del (juale furono 
tornati alla Cliiesa i beni empiamen- 
te usurpati in tempo di turbolenza. 
Passato a Iloma , Bonifacio I \ lo 
accolse assai di buon grado, e gli 
conferì, nel 1895, la chiesa di An- 
tivari nell'Albania, dopoché il Bonito 
jinunziò a quella di Palermo. Nel 
1896 lo stesso l^ontefìce lo fece ve- 
scovo di Tessalonica, e poi di Berga- 
mo, e, nel i4oo, gli diede l'arcive- 
.scovato di Pisa , cui il Bonito go- 
vernava per vicarii idonei, perchè 
il Pontefice lo occupava in affari 
gravissimi. Poscia, nel i4o6, Inno- 
cenzo VII lo trasferì alla chiesa di 
Taranto, e lo incaricò della nunzia- 
tura a Ladislao re di Napoli, e fi- 
nalmente Gregorio XII lo creò Car- 
dinale j irete di s. Maria in Traste- 
vere, nella seconda promozione fatta 
a Siena a' 19 settembre i4o8. Quan- 
do era arcivescovo di Palermo, nel 
1 38(S, tenne un concilio provinciale. 
Rlorl in Biinini , ove si era ritira- 
to Gregorio XII, nel i4'3, dopo 
cinque anni dalla sua promozione , 
e fu sepolto nella chiesa di s. Fran- 
cesco. 

BONIZZONE, Cardinale. Boniz- 
zone, arciprete Cardinale di s. Lucia, 
ci è noto soltanto per aver segnato 
del suo nome, nel 998, la bolla del- 
la ('anonizzazione di s. Uldarico, fatta 
da (riovanni XV, detto XVI. 

BONIZZONE, Cardinale. Boniz- 
zone Cardinal prete vivea nel Pon- 
tificato di Benedetto IX, nel secolo 
XI. Fu prima vicedomino di s. Rulfi- 
na , e poi venne designato vescovo 
toscanense. Non siamo però certi 
s'egli appartenesse veramente al no- 
vero de" Cardinali di s. Chiesa, polche 



26 BON 

i suoi caratteri non te ne danno 

chiara notizia. 

BONJOUfì Guglielmo . Religioso 
agostiniano nato a Tolosa, nei 1670. 
Onorò il suo Ordine coli' estensione 
delle sue cognizioni, e colla fervida 
sua pietà. Chiamato a Roma , nel 
1695, dal Cardinal Noris, non tar- 
dò a meritare l'intera confidenza 
di Papa Clemente XI , che adope- 
rollo in molti importanti affari. Mal- 
grado le varie sue occupazioni, col- 
tivava le lingue orientali, e soprat- 
tutto la copta. Nel 1 7 i o, fu inviato 
alla China come missionario, e non 
appena era sbarcato a Canton, l'im- 
peratore Rang-hi, istrutto de' suoi 
talenti nelle matematiche^ chiamollo 
a Pekin, dove in compagnia di altri 
otto mis.sionarii gesuiti, fu adoperato a 
levare la carta generale dell'impero. 
Insieme ai pp. Rouvert, Fartoux e 
Frideli fli inviato in Tartaria a con- 
tinuare la carta di quelle vaste re- 
gioni già incominciata ; e come fu 
compiuta, da quell'imperatore veni- 
va mandato altrove; ma per la de- 
bole sua complessione cedette al peso 
di que' lavori, nell'età di quaranta- 
quattro anni, nel 1714- ^^ p. Bon- 
jour ha lasciato molte opere, ma le 
principali sono 1° Caltndariuni ro- 
manum, chronologoruni causa con- 
structum, Romae 1700 ; 2." Exerci- 
tatio in monumenta coptica , scu 
cegyptiaca bibliothecce vaticanoe, Ro- 
mae 1699. Altre però ne esistevano 
di lui manoscritte nel convento de- 
gli agostiniani di Roma. 

BONNOEUIL. Villaggio di Fran- 
cia sidla Marna , tre leghe distante 
da Parigi, ove nell' 853, o 855, si 
celebrò un concilio presieduto da 
Amaury, arcivescovo di Tours, con 
altri ventisette vescovi. Versava quel 
concilio sopra la disciplina ecclesia- 
stica, e vi si difese il monistero di 



BON 

Ancisole contro le prctcììsioni del 
vescovo di Mans. 

BONO, Cardinale. Bono, prete 
Cardinale di santa Crescenziana, fio- 
riva nel 494 5 quando era Sommo 
Pontefice s. Gelasio I. 

BONO, Cardinale. Bono Cardi- 
nale prete di saut' Eusebio , nel- 
1' Esquilino, viveva verso la fine del 
sesto secolo, mentre s. Gregorio I 
reggeva la Chiesa universale. 

BONOSI.ANI. Eretici, seguaci di 
Bonoso macedone, vescovo di Sar- 
dica, il quale nel secolo IV rinnovò 
gli errori dell' ariano Elvidio e di 
Gioviniano, monaco di Milano, che, 
nel 38o e 882, attaccavano la vir- 
ginità di M. V., e furono perciò detti 
Jnti mariani. Ma Bonoso andò più ol- 
tre di quei due eretici, poiché non ba- 
standogli di negare, come quelli , la 
virginità perpetua di M. V., insegnò 
la pluralità dei figli per essa avuti da 
s. Giuseppe, rinnovò gli errori di 
Teodato di Bisanzio ( an. 182) di 
Prassea frigio (an. 207 ), di Noete 
d' Efeso o di Smirne ( an. 240), di 
Sabellio di Tolemaide (an. 257), 
di Paolo Samosata vescovo di An- 
tiochia (verso la metà del III seco- 
lo) e di Fotino vescovo di Sirmio (an. 
342). Egli insegnava inoltre, che G. C. 
era soltanto figlio adottivo di Dio. 
Il concilio di Capua, tenuto nel 389 
o 390, affine di terminare le discor- 
die della chiesa di Antiochia , ri- 
mandò il giudizio di Bonoso ai ve- 
scovi di ]\Iacedonia , presieduti dal 
metropolitano Anisio di Tessalonica, 
Bonoso, già interdetto dalle sue fun- 
zioni dal concilio di Capua, fu con- 
dannato e separato dalla comunio- 
ne della Chiesa. Nondimeno il con- 
cilio di IMacedonia per timore, che 
vmiti con lui non accrescessero lo 
scandalo, ammise coloro eh' erano 
stati ordinali da Bonoso. Tultavol- 



BON 

(a il Pa[i<t s. Innocenzo I scrisse a 
JMaiciaiio, vescovo di Naisso, ed a 
Lorenzo vescovo di Segna, percliè 
ricevessero (jiielli soltanto, che fos- 
sero slati ordinali da Bonoso innan- 
zi di essere inleidelto, e scacciasse- 
ro gli alili, acciocché non seducesse- 
ro il volgo. Gli errori dei Bono- 
biani furono in parte rinnovati nei 
IX secolo dai pauliciani con esilo 
non molto felice. 

lìOiN'OSO (s.). Era uno degli uf- 
ficiali della squadra detta dei vec- 
chi Erciiliani, al tempo di Giulia- 
no r a[)oslata. Costui avea ordinato 
che si togliesse la croce ed il nome 
di G. C. dalle bandiere imperiali 
cui davasi il nome di labarnm , e 
cVjc in quella vece vi si ponessero 
le immagini delle false divinila dei 
pagani. Bonoso ed un suo compa- 
gno per nome Massimiliano, ricu- 
sarono coslantemente di obbedire, 
e dichiararono, che non sarebbero 
smossi tlalla loro fetlc, quantunque 
dovessero incontrare i piìi aspri tor- 
menti. L'empio Giuliano, montalo 
sulle furie, ordinò che fossero bat- 
tuti con correggie di cuoio armate 
di palle di piombo, e poscia li fece 
gettare in caldaie di pece bollente, 
da cui uscirono illesi. L'apostata, 
anziché essere commosso a tanto 
miracolo, vieppiìi indnrossi, e coman- 
dò che (ossero decapitali in compa- 
gnia di parecchi altri cristiani. La 
hjro festa si celebra nel giorno 2 1 
agosto. 

BONSI (iiAMBATTisTA, Cardinale. 
Giambattista Bonsi nac/|uc a Firen- 
ze, nel i.'ìi'ìiG. Datosi alle scienze, fu 
laurealo nella celebre università di 
Padova. A Roma léce l' avvocato 
con tale estimazione , che France- 
sco, granduca di Toscana, lo elesse 
arbitro di ima spin<isa controversia 
a motivo dei conlìni, col Ponlrlìco 



BON 27 

Clemente Vili, e vi riuscì tanto 
bene, e con tanta wddisla/ione del- 
le parli, che il granduca lo dichia- 
rò senatore fiorentino, benché non 
avesse l'età richiesta ilalle leggi. A 
mezzo dello zio Tonnnaso, vescovo 
in Francia, fu nominato vescovo di 
Beziers da Eurico IV, nel iSgS, 
dove col mezzo di savie leg^'i, con 
\isite frequenti, e coli' istitu/ione di 
case religiose, esterminò del lutto la 
eresia , e vi stabili la pietà , ed il 
buon costume. Migliorò eziandio la 
mensa vescovile per fàbbriche fatte co- 
struire, e per parecchi feiuU e beni 
ricuperali, tra' quali la Toparchia di 
Caslclnuovo. Da Enrico di Memo- 
randi ebbe in dono la torre, fatta 
innalzare presso l'episcopio, duran- 
te i trambusti di Francia, e nella 
quale eravi scella e copiosa biblio- 
teca. 11 f^randuca Ferdinando com- 
mise a lui di trattare il matrimonio 
di Maria de' Medici, con Enrico I V, 
re delle Gallie, il che ebbe effetto. La 
regina novella poi lo elesse a suo gran- 
de elemosiniere, e lo arricchì delle ab- 
bazie di Aniana e di s. (ìiiglielmo dei 
Deserti. Il Bonsi ammise in Beziers i 
minimi, ed i recollelti , nel i()0|, 
e poscia, ad istanza del re e della 
regina, fu creato Cardinal prete di 
s. Clemente, nella quinta promozio- 
ne fiuta a Roma da Paolo V, li 17 
agosto i()i I. Dipoi nel i ti l'i» la sua 
provincia gli commise di recarsi al- 
l' assemblea generale del clero , do- 
po la quale passato a Roma , fu 
ascritto alle congregazioni dei lili 
e di propaganda, ove at(|iiistò tan- 
ta fama, che non lerminavasi a Ro- 
ma cosa importante, senza t\ suo 
parere. Oltenuto a suo coadiutore 
nella chiesa di Beziers Domenico 
Bonsi suo nipote, tlopochè vide Te 
sallamcnto al Sommo Ponlilìcalo di 
Grrgoiio XV, morì a Bomn n<l 



iH E O N 

iG-ìr, di sessantacinque anni, e dieci 
di Cardinalato, in concetto di de- 
gno esemplare e dottissimo porpo- 
rato e legale. La veneranda salma 
di Ini riposa nella chiesa dei tea- 
tini a Firenze nella sontuosa cap- 
pella di sua famiglia. 

BONSl Pietro, Cardinale. Pie- 
tro Bonsi , patrizio fiorentino , ma 
nato in Francia, nel 1629, proni- 
pote dal Cardinal Giambattista dello 
stesso nome , da giovane si diede 
agli esercizii cavallereschi, senza di- 
menticare per altro gli studii, che 
coltivò con molto impegno. Chia- 
mato alla corte del vescovo di Be- 
zieis , suo zio , fu poscia spedito a 
l'arigi, perchè assistesse all'assemblea 
del clero di Francia. In quella cir- 
costanza Ferdinando II granduca di 
To.scana lo dichiarò suo residente 
alla corte di Parigi, e fu allora che 
il Bonsi trattò e conchiuse il ma- 
trimonio di Margherita figlia di Cra- 
stone duca di Orleans con Cosimo 
HI, principe di Toscana. Quindi fu 
fatto coadiutore a suo zio nel vescova- 
to, al quale succedette sotto Alessandro 
VII nel 1659. Insignito della dignità 
vescovile, visitò per intiero la sua dio- 
cesi, e venuto in grazia al Cardinal 
JVIazzarini, ebbe l' ambasceria alla 
repubblica veneta. Inoltre il monar- 
ca delle Gallie lo arricchì di molte 
pingui abbazie, e nel 1676, Inno- 
cenzo XI lo trasferì all' arcivesco- 
vato di Tolosa, quindi a quello di 
Narbona. A quest' ultima chiesa 
compartì molti benefizii , e fra le 
altre sontuose fabbriche , che vi 
costrusse, aprì una strada spaziosa 
a comodo dei passeggeri. Perciò fu 
fatto presidente agli stati di Lin- 
guadoca, o provincia narbonese. In 
seguito couscguì la terza ambasce- 
ria alla corte di Madrid, e la cari- 
ca di grande elemosiniere della ve- 



BON 

gina ; e, ad istanza del re fK Polo- 
nia , Clemente X creoUo Cardinal 
prete di s. Onofrio, nella terza pro- 
mozione fatta a Roma li 22 feb- 
braio 1072. Da ultimo, dopo esse- 
re intervenuto all'elezione d'Inno- 
cenzo Xf, Alessandro Vili, Inno- 
cenzo XII e Clemente XI morì a 
Montpellier nel 1703, di settanta- 
quattro anni, e trentun di Cardina- 
lato. Fu sepolto nella metropolita- 
na di Narbona nella cappella della 
INladonna , detta di Betlemme. E- 
ra di ottimi costumi, esemplare, me- 
diocremente dotto, e liberale verso 
i poveri. 

BONUCCI Stefano, Cardinale. 
Stefano Bonucci nacque nel 1 52 1 
in Arezzo , da un lavoratore di la- 
na, o muratore. Pei suoi costumi, 
e per la sua abilità fu caro al p. 
Agostino Bonucci servita, il quale 
da suo famigliare lo adottò nella 
propria làmiglia, gli diede il suo 
cognome, e poi ebbe il conforto 
di averlo a compagno nella vi- 
ta religiosa , dopo essergli stato 
benefico protettore. 11 novello pa- 
dre trasse tanto profitto dagli stu- 
dii , che fu sollevato al grado di 
maestro ; e poscia fu fatto lettore 
di teologia in Padova e Bologna. 
In appresso ebbe la carica di pro- 
curator generale dell'Ordine, e dopo 
la morte del generale Agostino Bonuc- 
ci suo benefattore, con altri due sogget- 
ti fu eletto visitatore apostolico di tutta 
la religione, colla carica di provin- 
ciale della Toscana, e fu decorato di 
altri carichi onorevolissimi. Interven- 
ne eziandio come teologo al conci- 
lio di Trento, e tornato a Roma, 
fu esaminatore dell' indice dei libri 
proibiti , priore del convento di s. 
Marcello di Roma, poscia, per ordi- 
ne di s. Pio V, con fra Felice Pe- 
retti (che fu poi Pontefice col nome 



BON 

di Sislo V) venne assegnalo socio al 
Cardinal Ugo l'oiiconipagni, poi Grc- 
j^orio XIll, die anilava legalo a latcrc 
in Ispagna. Al lilorno ebbe i voli d'i 
tulli i religiosi per esser generale, 
il che avvenne a Cesena nel iSyn. 
Nell'anno seguenle, Gregorio XI li 
lo promosse al ve^covalo di Alalri, 
e, nel iSyj, acpiellodi Arezzo, dove 
fondò a' cappuccini un convento, i 
quali sino allora aveano un ospizio con 
celle cjuasi sotterra, ad Anlria, villa 
liMigi dalla città circa tre miglia. 
Sisto V lo cliiauiò a Roma, lo ac- 
colse cortesemente nelle stanze del 
V'alicuno 5 e lo fece consultore del 
santo Oillzio , e poi lo ascrisse al 
sacro Collegio, come Cardinal pre- 
te dei santi Pietro e ìMarcellino, 
nella (]uinla promozione falla a Roma 
a' 1 8 dicembre l 'tS'j. Ma dopo due an- 
ni mori , e fu sepolto a s. Marcel- 
lo, chiesa del suo Ordine, con bel- 
lissima iscrizione , a lui posta dai 
nipoti Giambattista e Lodovico Ro- 
nucci. 

BON URTA. Sede episcopale nel 
Cartaginese proconsolare in Africa 
occidentale. Di essa si fa menzione 
nella roiifi-ienza di Cartagine. 

liORBOiNE Carlo, Cardinale. Car- 
lo Borbone, detto // seniore, nacque 
nel i4^'1? dall'augusta prosapia dei 
monarchi di Francia. Fu cantore e ca- 
nonico della nielropolitana di Lione; 
cpiiiuli piolonolario apostolico, dopo 
aver avuto nella età di undici anni da 
Paolo II, nel i ^66, la chiesa di Lio- 
ne a titolo di commenda. Nel i^'JOy 
a mezzo di Luigi \I, re di Fran- 
cia, ollenne la lega/ione di Avigno- 
ne, non essendo ancora fregialo del- 
la ilignità Cardinalizia, che poscia 
gli fu conlèrila da Sisto IV, nella 
terza promoziom- liitla a Ruma li i.S 
dicembre i j'-G. Fbbe il tilolo prcsbi- 
l<'ial<'di s Mailiiiu, e Ili amiinnistia- 



BOR 29 

torc perpetuo della chiesa di Cler- 
nioiil,edi quella di Bordeaux. Luigi 
XI lo stabili governatore di Parigi, e 
paciere tra Carlo duca di Borgogna, 
e Francesco 11 duca di Bretagna. 
Mentre fondava a Lione il palazzo 
pegli arcivescovi, ed ima magnificai 
cappella nella chiesa di s. Giovan- 
ni , mori di cinquanta((uatlro an- 
ni , nel 14BB, e fa sepolto nella 
suddetta cappella. 

BORBONE C.vRLO, Cardinale. 
Carlo Borbone, detto juniore, nac- 
que nel 15^3, alla Ferie Jovante 
in Brie, dalla stirpe reale dei monar- 
chi di 1'' rancia, ed era fratello di An- 
tonio re di Navarra, e zio di Enrico 
IV re delle Gallie. Era abbate di 
s. Germano dei Prati, quando Pao- 
lo III, nel 1539, S'' accordò la 
mitra di Nivers, dopo la quale, nel 
i544> J,!' conferì quella di Sain- 
tes, ed in appresso l'arcivescovato 
di Sens. Nel i55i, Giulio III lo 
prepose alla chiesa di Rouen , alla 
quale Gregorio XIll uni nel 1^7 '2 
l'amministrazione della diocesi di 
Beauvais. Il campanile di questa cat- 
tedrale, alto duecento ottantotto pie- 
di, minò nel i^yS, ed egli trasse 
dalle ruine quella basilica, e geuero- 
san>ente la edificò in modo che, nel 
1^76, potè ofllziarla. Senonchè alfine 
di riparare a tanto danno, vendette 
per trentamila lire il palazzo , che 
i vescovi di Beauvais teneaiio a 
Billettes di Parigi. Quindi nel i574> 
lasciata ((iiell.i mitra a Nicolò Fu- 
mel, ebbe da lui l'abbazia dettiv 
iMla Collura, nella diocesi di INIans, 
cui si aggiunsero in pi<i-icsso ipicllo 
di s. Germano dei Piali , di Fon- 
tanelle, di Luciano di beauvais, di 
Oisocanipo, di Gorbia, ed altre lino 
a 1", o 20, ricordate nella Oallui 
Ciisiiantr. Dappoi fu eletto govci- 
iialure di l'.iiigi. Ad i>,luiiza del le 



3o BOR 

cristianissimo, fa da Paolo TU cieato 
Cardinal diacono di s. Sisto, nel- 
r undecima promozione fatta a' 9 
gennaio i548, la qual diaconia cam- 
biò poi col titolo di s. Grisogono. 
Intervenne al colloquio di Poissy, 
nel i56i, ove difese da forte la 
religione cattolica. Bened\ solenne- 
mente le nozze di Francesco Delfi- 
no di Francia, e Maria Stuarda 
d' Inghilterra, nel i558; poi, nel 
1570, fu a quelle del re di Francia 
Carlo IX con Lisabetta d'Austria, a 
cui nel vegnente anno impose la 
corona reale, nella chiesa di s. Dio- 
nisio, e fu tutore di Francesco II, 
e dell'anzidetto Carlo IX, l'uno e l'al- 
tro monarchi delle Gallie. Fu inoltre 
presente al matrimonio di Elisabetta 
primogenita di Enrico II, re di 
Francia con Filippo II , monarca 
delle Spagne , presiedette all' assem- 
blea del clero, e nel i58i, tenne 
un concilio. Pio IV chiamollo a 
Roma per destinarlo a legalo nella 
provincia del patrimonio , poi, ad 
istanza di Carlo IX, a quella di 
Avignone. Nel ìSS'J, fu dichiarato 
capo della lega contro il partito ereti- 
co, per dare alla Francia un su' cessore 
cattolico ad Enrico III. San Pio V gli 
ordinò, che alienasse una porzione di 
beni immobili delle chiese di Francia, 
dai quali si ritraessero centocin- 
quantamila franchi annui, per soc- 
correre il regno nella guerra contro 
gli eretici. Acclamato re dalla lega col 
nome di Carlo X, a' 2 1 novembre 
I 589, poscia nell'assemblea degli stati 
tenutasi a Blois, per ordine di En- 
rico III, fu arrestato, ed incarce- 
rato a Fontenay le Compte, ove 
morì nel iSgo, di sessantasette an- 
ni , e quarantadue di Cardinalato 
colla riputazione di placido, pio, ma 
di poco talento , e fu sepolto nel 
monistero de' certosini, ch'egli stesso 



BOR 
avea fondato. Ai gesuiti, nel 1 583, fon- 
dò una casa professa in Parigi, ed un 
collegio a Rouen, con una dote con- 
veniente, ed un convento piantò ai 
cappuccini, nella stessa città di Rouen, 
ed a Parigi edificò un palazzo ma- 
gnifico alla sua abbazia di s. Ger- 
mano dei Prati. 11 p. d. Giacomo 
de Braul, benedettino di s. Germa- 
no de' Prati, scrisse in latino lavila 
di questo Cardinale, che fu stam- 
pata a Parigi nel 1611. 

BORBONE Carlo, Cardinale. 
Carlo Borbone, dei duchi di P^an- 
domOj nacque nel i56i. Fu cugino 
di Antonio re di Novarra, e di En- 
rico IV, monarca delle Gallie. Con- 
seguita r abbazia di s. Germano di 
Parigi , di venti anni fu coadiutore 
al Cardinale suo zio, arcivescovo di 
Rouen, nel i582. Ad istanza di 
Enrico III, fu creato Cardinal dia- 
cono di S. R. C. , da Gregorio XIII, 
nella settima promozione fatta a 
Roma ai 12 dicembre i583. Morto 
lo zio, il capitolo di quella metro- 
politana, che unito a Rouen segui- 
va la lega contro Enrico IV, fino 
a che il detto Enrico non prese 
per lungo assedio la città , sulle 
prime non volle riconosceilo per 
arcivescovo , ma poscia Io accolse. 
Amante delle lettere , e di quelli , 
che le coltivavano , fondò una 
ricchissima e magnifica biblioteca. 
S' interessò moltissimo per la con- 
versione di Enrico IV, il quale , 
non ancora cattolico, per le frodi dei 
novatori ugonotti, trattava di stabilire 
in Francia un patriarca. Senonchè la 
opposizione del Borbone valse a 
tanto, che tramontò il concepito 
disegno, quantunque fosse già per 
mandarsi ad effetto. Nel i588 fu 
presente all' assemblea di Bois , ove 
avvenne la strage del duca e del 
Cardinale di Guisa j ma egli costante- 



liOR 

melile ^egln e Cu capo del piirlitu ili 
Enrico 1 1 1, e IV. Dopo aver aiiiccliita 
ili certosa eli Gallioiie, fondala dallo 
zio Cardinale, morì nel i ^94 '" 
s. Germano dei Piali a Parigi, di 
trenlatre anni ed undici di Curdi- 
iialalo P^l sepolto nella chiesa dei 
certosini di (iallione , con elogio 
greco l)r«'vissiino. 

HORBONE Enrico, Cardinale. 
Enrico Hoibonc di Siilly, dei conti 
di Borbone, nacque nel duodecimo 
secolo a Soliaco nel Berry. Era chia- 
rissimo per parentela coi monarchi 
ili Erant:ia e d'Inghilterra. Prima 
abbracciò l'Ordine cistcrciense, e poi 
fu archimandrita nel monislero Cal- 
lense, nella diocesi di Senlis. Quindi, 
nel I iH3, ebbe da Lucio IH l'arcive- 
scovato di Boiirgcs, e da Papa Urba- 
no IH, nel I I KG, fu creato Cardinale e 
legato apostolico nell'Aquitania. Ur- 
bano scriveva a lui lettere di gran- 
ile commendazione, appellandolo uo- 
mo prudente, discreto, nobilissimo 
per siingiie, non meno che per vir- 
tù. Del medesimo tenore scrissero a 
lui i Pontefici Lucio e Celestino III, 
confèiiinandolo nella primazia della 
provincia di Bordeaux, cui visitò 
rome primate dcU'Aquitania, ed al- 
la presenza dell'arcivescovo di Bor- 
deaux, consacrò solennemente la cat- 
Icdiale di Sainles. Nel lo.oo poi 
lermiiiò di vivere a Bourges, doj)o 
quattordici anni di Cardinalato, e 
fu sepolto nel monislero del suo Or- 
dine, detto di Regioliiogo, del qua- 
le III abbate. Benché tutti i moiui- 
nicnli cistcrciensi ricordino <pies(o 
Porporato, pure né il Panvinio, uè 
il Ciaccouio parlano di lui. 

BORBONE Lodovico, Cardimilc. 
Lodovico Borbone <lella prosapia re- 
gale dei monarchi di l'Vancia, nai;- 
qtie in llam di Piciardianel i4m|' 
l'atti progressi meravigliosi negli slu- 



BOR 3c 

(Ili nel collegio di Navarra, vi fu 
laureato allorché contava diciotlo 
anni. Nel rTii, Giulio II lo pro- 
mosse al vescovato di Laon ; quin- 
di nel i5i9, Leone X gli diede la 
amministrazione della chiesa di Mans; 
e Clemente VII, nel i5i\, col me- 
desimo titolo , gli segnò la chie- 
sa di Lucon. Poscia Paolo III, nel 
i?34, gli affidò l'arcivescovato di 
Sens; e nel iSSy, la chiesa di Tie- 
gujer, con nove delle migliori e più 
ricche abbazie, che allora si contas- 
sero in Francia. Ad istanza del re 
di Francia, Leone X lo creò Car 
dinal prete di s. Martino ai Monti, 
legato a laterc nella Savoia, e prov- 
visore nella università della Sorbo- 
na. Presiedette, nel i54B, all'assem- 
blea del clero tenuta a Mei va di 
Sens; a Parigi fondò un palazzo 
magnifico, detto Borbottio; accreb- 
be quello degli arcivescovi senonesi, 
e nei castelli Brinone, e Villanuo- 
va , feudi di sua chiesa , eresse pa- 
recchie magnifiche abitazioni. Enri- 
co III, nel 1^5?,, lo fece generale 
delle truppe francesi , che dirette 
da lui, seppero tener lontani i ne- 
mici dalla provincia di Piccardia : 
poscia unì in matrimonio Maddale- 
na Margarita primogenita di Fran- 
cesco T, re di Francia , con Iacopo 
V , re di Scozia , in chiesa di No- 
stra Signora a Parigi; nel i5.lG ri- 
generò al sacro fonte Francesco II 
poi re di Francia, e nel i ti53 , levò 
al fijnle slesso Enrico di Borbone, an 
ch'egli dijìoi monarchi delle Gallie, col 
nome dilMu-icoIV. Poscia, nel i'»'>9, 
celebrò l'esequie solenni di l-'rancesco 
II summentovato nella chiesa di s. 
Dionigi di Francia, mentre nel 1 1^49 
avea imposta la corona regale a Ca- 
terina de' Medici, regina delle Gallie. 
Da ultimo, iiitri venuto al conciavo 
di Adriano VI , e .* qui Ili puiv di 



32 BOR 

Paolo III, Giulio III e Marcello 
li, tneritatosi il glorioso titolo di 
decoro alla cattolica religione. Do- 
po trentotto anni di Cardinalato e 
sessantatre di vita, mori a Parigi, 
nel i557, essendo vescovo di Pale- 
stina, chiesa, che ottenne da Giu- 
lio HI, nel i55o. Ebbe sepoltura 
nel coro della cattedrale di Laon, 
innanzi le reliquie dei santi, senza 
raemoria. Era devotissimo alla san- 
tissima Vergine, e desiderava che si 
pubblicasse tutto ciò, che la riguar- 
dava, e che teneasi occulto nelle bi- 
blioteche. 

BORBONE Lodovico, Cardinale. 
Lodovico Borbone, figlio di Filippo 
V monarca delle Spagne, nacque 
nel 1727, Contava appena otto an- 
ni quando fu creato Cardinal dia- 
cono di s. Maria della Scala, nella 
nona promozione fatta da Clemente 
XII , ai 19 novembre 1785. Nello 
stesso tempo fu fatto amministratore 
della chiesa di Toledo , fino a che 
nell'età prescritta dai canoni, potes- 
se da sé, come arcivescovo reggere 
quella estesissima diocesi ; e da Be- 
nedetto XIV alle medesime condi- 
zioni fu eletto amministratore della 
metropolitana di Siviglia. Cresciuto 
in età, né sentendosi chiamato allo 
stato chericale, principe religiosissi- 
mo com'era , lasciò la sacra porpo- 
ra, e le due chiese, che amministra- 
va, e, menata moglie, condusse vita 
privata, lontano dalla corte in Ca- 
dahalfo diocesi di Toledo fino al 
1785, nel quale lasciò la vita, nel 
cinquantottesimo anno della età, pian- 
to da tutti i buoni. 

BORBONE Lodovico o Lmr.i , 
Cardinale. Luigi di Borbone nacque 
nella diocesi di Toledo in Cadahal- 
fo a' 22 maggio l'j'j'j' ^^ ebbe per 
padre il precedente Lodovico, dopo 
che rinunziatu il cappello Cardina- 



BOR 
li zio, si era coniugato. Pio VII, nel- 
la promozione de' 20 ottobre 1800, 
lo creò Cardinale dell'ordine de' pre- 
ti, gli conferì il titolo di s. Maria 
della Scala già occupato dal genito- 
re, sebbene assente, e per ispecial 
distinzione gli spedi il cappello e le 
altre insegne Cardinalizie. Quindi , 
nel concistoro de' 22 dicembre di 
detto anno , lo fece arcivescovo di 
Toledo, ed amministratore della me- 
tropolitana di Siviglia, e sebbene 
in progresso divenne primo dell'or- 
dine de' preti, continuò a ritenere 
il menzionato titolo, finché lasciò di 
vivere in Madrid a' 19 marzo 1823. 
Il suo cadavere fu trasportato nella 
metropolitana di Toledo, ed ivi eb- 
be sepoltura secondo la sua testa- 
mentaria disposizione. 

BORBORIANI, o BORBORITI. 
Setta di gnostici del secolo secondo. 
Costoro, oltre le infamie degli altri 
gnostici, negavano il giudizio fina- 
le. Trassero il loro nome dal greco 
borboros, fango ^ perché praticavano 
d'imbrattarsi la faccia di fango e 
d'altre immondezze , onde figurare 
l'immagine di Dio. 

BORDEAUX (Burdegalen.). Città 
con residenza di un arcivescovo in 
Francia. Questa é l'antica e celebi'e 
capitale de' Biturgi-Vibisci , popoli 
dell' antica Gallia. Poscia divenne 
capoluogo di tutta la Guieima, ed 
ora é la piefettura dipartimentale 
della Gironda. E costituita in semi- 
cerchio sulla sinistra riva della Ga- 
ronna , per cui coli' Oceano , e col 
IMediterraneo , il suo commercio si 
estende per tutto il mondo. Allor- 
ché i romani se ne impadronirono 
sotto l'imperatore Augusto, era già es- 
sa rinomata ed importante. Da quel- 
l'imperatore si vuole costrutta la cosi 
delta porla bassa, mentre Adriano fece 
la cillà metropoli della seconda Aqui- 



BOR 

tnnia. Gallieno vi fabbricò un pa- 
lazzo, e dal suo anfiteatro di forma 
ovale, e dagli altri magnifici avanzi 
di sua grandezza, si vede qual con- 
to ne facessero i romani. 

Dai romani passò Bordeaux, (così 
chiamata forse per esser costrutta 
sur li- Lord dcs eaiix ) in potere 
dei visigoti e de' goti nel V secolo, 
a' quali, dopo averla incendiata, nel 
4i6, fu loUa da' re franchi. Presa 
nel 7J2, e saccheggiata dai sarace- 
ni , poscia soffrì grandemente nelle 
scorrerie de' vandali, e de' norman- 
ni, che, nel IX secolo l' hanno ro- 
vinata. Riedificata, e ripopolata sot- 
to Carlo il Semplice, dell' 896, eb- 
l)e dipoi de' principi particolai'i , e 
pel matrimonio di Eleonora, figlia 
ereditaria di Guglielmo X , ultimo 
ducii di Guienna, con Lodovico VII 
re di Francia , a questo regno fu 
riunita insieme colla Guienna nel 
ri 37. Dopo il divorzio, Eleonora 
l'anno 11 5-?. sposò Enrico di Nor- 
mandia , poi re d' Inghilterra , col 
nome di Enrico II, e perciò la Gu- 
ienna passò allora all'Inghilterra. Fu 
sotto Carlo VII, del 144'^, che Bor- 
deaux sensibilmente si abbellì , poi- 
ché avendo scosso il dominio stra- 
niero, divenne sede del parlamento, 
e del governo di Guienna, che poi 
le fu tolto dallo stesso Carlo VII, 
a favore tlegl' inglesi, per essersi ri- 
bellata. Nondimeno dal suo figlio 
Lodovico \ I le venne ristabilito ver- 
so il ì/H'ìS. vSoggiac({ue in seguito 
alle conseguenze delle guerre di re- 
ligione, e ad alcuni disordini, nel 
secolo XVII , nonché ne! declinar 
del XV HI per la rivoluzione. A' 12 
marzo i<Si4, fu la prima gran città 
che si ilichiarasse per Luigi XVIII, 
e fu la prima nella quale questo re 
ponesse piede per ritornar»! sul tro- 
no de' suoi avi. iNqI 181 5 poi fu 
VOL. vi. 



BOR 33 

l'ultima, che si sottomise a Napo- 
leone, perlocchè il detto Luigi XVIIl 
ne diede il titolo al suo nipote En- 
i-ico , quando nacque a' 29 settem- 
bre 1820, ad esempio di altri re, 
che lo aveano conceduto ad altri 
principi reali di Francia. 

Bordeaux, come tutta l'Aquitania, 
vanta per suo primo apostolo san 
Marziale, vescovo di Limoges , il 
quale dal Pontefice s. Fabiano , fu 
spedito con s. Dionisio di Parigi , 
verso l'anno 2 jo, a predicare il van- 
gelo nelle Ciallie, onde, nel III se- 
colo, fu fondata la sua sede vesco- 
vile. Il più antico de' suoi vescovi 
di cui si abbia notizia, è s. Gilberto 
che ebbe diversi illustri successori , 
Ira' quali si annoverano de' santi , 
come s. Delfino, che intervenne, nel 
38o, al concilio di Saragozza, dopo 
otto anni battezzò s. Paolino, ed, ai 
24 dicembre 4o3, salì al cielo. Gli 
successe s. Armando, ma rinunziò 
subito a favore di s. Severino, che 
proveniente dall'Oriente fu scelto a 
patrono di que' di Bordeaux ; e do- 
po la sua morte, s. Amando fu ob- 
bligato a ritornare nella sede. San 
Leonzio I, nel 54 r, terminò santa- 
mente i suoi giorni, e fu succeduto 
da s. Leonzio II, eletto dal clero, e 
popolo di Bordeaux a proprio pa- 
store. Egli dotò molte chiese, oltre 
quelle di s. Nazario, di s. Dionigi, e 
della santa Vergine di Bordeaux, e 
morì nel .5G5. Secondo il Novaes, 
(juesta sede metropolitana ebbe pu- 
re la dignità piimaziale dell Aipii- 
tania da Clemente V, e .siccome pri- 
ma era soggetta all' arcivescovo di 
Bourges, primate d'Aquitania, Gre- 
gorio l.\, del 1227, aveva dovuto 
obbligare Bordeaux , a riconoscere 
j)er primate il pastore tli Bourges. 

Bunilàcio Vili, nel 1 H)> , fece 
vescovo di Comiiìircs Bertrando de 



3/r 



BOR 



(iot, (li Villaiuhaut, tliocesi di lìov- 
deaiix, e, nel i'>99, l'> promosse a 
qwesto arcivescovato. Ofiiiu'.! . dopo 
dieci mesi, e \entotto giorni di se- 
de vacante per moite di Benedetto 
XI, col mezzo de' Caidinali Gaeta- 
ni e di Piato, benché non decorato 
della dignità Cardinalizia, fu detto 
a Sommo Pontefice, a' 5 giugno 
l3o5. L'annalista Rinaldi, nel detto 
anno , descrive l' influenza avuta in 
tale elezione da Filippo IV /'/ Bello, 
re di Francia. L' arcivescovo rice- 
vette la notizia di sua esaltazione , 
mentre visitava la diocesi. R.estitui- 
tosi a Bordeaux a' i5 luglio, conti- 
nuò per cpialche tempo a trattarsi 
come semplice arcivescovo, sebbene 
ne avesse ricevuto la notizia. Ma 
giuntogli il decreto del sacro Colle- 
gio, a' 2 2 dello stesso mese, per mez- 
zo di tre ufllziali della corte roma- 
na, deputati del conciavo, col loro 
consenso cominciò a portarsi da Pa- 
pa, onde partito da Bordeau'i nella 
fine di agosto , chiamò i Cardinali 
in Francia, e col nome di Clemente 
V si fece coronare in Lione a' i4 
novembre. Nel iSoy, Clemente V 
litornò a Bordeaux per i-espirare 
l'aria del vicino luogo, chiamato Pres- 
sac, e ricuperare le forze perdute in 
lina grave malattia , visitando di 
nuovo Bordeaux nell' agosto i 3o(). 
Vedendo poi T Italia lacerata dalle 
fazioni , stabilì la residenza Pontifi- 
cia in Avignone , ove si mantenne 
ne' Pontificali di Giovanni XXII , 
Benedetto XII, Clemente VI, Inno- 
cenzo VI, Urbano V, e Criegorio XI, 
che la ristabilì a Roma ai 1 7 gen- 
naio del 1377. V. Avignone. 

Clemente V, nell'anno stesso 1305, 
nominò alla sede di Bordeaux, che tol- 
se dalla giurisdizione diBourges,in suo 
successore, Arnaldo Frigerio di Chan- 
teloup della stessa diocesi, di lui pa- 



ROR 
rcnte, e poi, a' 1 5 dicembre, lo creò 
Cardinale. Molti porporati governa- 
rono r arcivescovato di Bordeaux , 
r ultimo dei cpiali fu Giovanni Le- 
febure de Clieverux, creato Cardi- 
nale dal regnante Pontefice il primo 
febbraio iiS36, e morto in Bordeaux 
a' 19 luglio del medesimo anno. Sei 
sono le sedi vescovili sulTraganee , 
cioè ^gerij Angoulénie , Poilicrs , 
Perigueux , Lucori e la Rochclle. 
La chiesa metropolitana , dedicata 
all'apostolo s. Andrea da Papa Ur- 
bano li nel 1096, per la sua goti- 
ca architettura è una delle più belle, 
e magnifiche di Francia. 1 re della 
seconda dinastia gareggiarono coi 
Pontefici ad arricchirla copiosamente 
di rendile, e di privilegi. Il capitolo 
componevasi di dieci dignitarii, e di 
ventiquattro canonici. Attualmente 
ce ne sono nove , oltre il cantore 
eh' è la dignità principale, ed oltre 
i canonici onorarii, ed altri chierici. 
La mensa è tassata di cinquecento 
cinquanta fiorini. Ila la città sedici 
parrocchie, seminario, moniste ri, con- 
fraternite, monte di pietà, religiosi 
della dottrina cristiana, ed altri pii 
istituti. Eravi pure in Bordeaux una 
università istituita dal re Carlo VII, 
nel i44'3 decorata di privilegi dal 
Pontefice Eugenio IV, nel i44') e 
ristabilita da Luigi XI, nel 14/3, 
mentre il re Luigi XIV fondò l'ar- 
cadcmia delle scienze, e belle lettere. 
Molli sono i pregi di Bordeaux; gli 
stabilimenti, la zecca, i suoi eilificii 
ed altro, la rendono una delle prin- 
cipali città del regno. 

Bordeaux eziandio è celebre nei 
fasti della chiesa gallicana, pel gran 
numero de' concilii, che vi si cele- 
brarono. 

Il I. fu adunato per ordine di 
Massimo imperatore, l'anno 385, 
nel Pontificato di Siricio , mentre 



IU)R 
n'era vescovo s. Delfino. Vi fdio- 
no corulaiinuti i piiscillianisti col lo- 
ro «;npo , ed in ìs|m;(;Ì(' Instaiizii) e 
.Salviano. Labhé torno II, Aidiiiiio, 
tomo I. 

• Il ?.. si tenne in favore deli' ai)- 
bazin della Trinità di Vandóint.-. 
Marlene, in Thex., tomo IV. 

Il 3. adimos.si nel lo-S, sulla di- 
sciplina ecclesiastica . Arduino, to- 
mo VI. 

Il 4- vuoisi che sia quello .stesso 
del 1078, ovvero che siasi celebra- 
to nel 10S7. In esso Berenf^ario , 
capo de' .sacramentarii , spief^ò la 
professione di fede. Labbc, tom. X. 

Il !j. celebrossi nel 1080. GalUa 
Chn'stinna, tomo II, p. 80 7. 

Il 6. nel 1089 a Santes , in fa- 
V(,;e dell' abbazia di s. Massenzio. 
Gali. Chriit., tomo II, p. 806. 

Il 7. l'anno i09?>. Ivi, p. 807. 

L'8. l'anno 1098, del quale non 
si hanno gli alti. Labbé, tomo X, 
Arduino, tomo VI. 

Il 9. l'armo i i ?,8. Tìaluzio, tomo 
I, Misccllan. Gali. Clirist., tom. II. 
p. 999. 

Il 10. l'anno 11 37, sulla disci- 
plina. Marlene ia Collect. tom., VII. 

L' I I . r anno i 1 49- Gali. Chri- 
.?/. . tomo II, p. 911. 

Il 17.. l'anno 1 2 1 >. Ivi, tom. Il, 
p. 8(^9,. 

Il 1 3. l'anno i2ji5, sopra la di- 
sciplina. Gerardo di Malemort vi 
pubblicò una costituzione in trenta 
articoli, in imo d(i' quali si prescri- 
ve la stabile residenza de' parrocbi 
nelli! loro ciu'e, ed inoltre, che ai 
lanciulli in vece di ostie consecrale, 
diasi pane benedetto, sotto pena di 
scomunica. Labbé tom. XI, e Ar- 
duino tomo VII. 

il 1 4- l'anno i >.(k), per trovare 
il modo di respiiiL^erc i l.irtari. .Mar- 
lene, Cullect., tom. \ 11. 



li OR 3j 

Il I "). V anno 1 9.0.3, .sopia i riti 
della (Chiesa. Labbé, tomo XI. 

Il 16. l'anno l'jHi, o 1 183, so- 
pra la fede , i costimii e la disci- 
plina. Vi presiedette l'arcivescovo 
di Bordeaux le Prevot, e vi si ap- 
provarono trentasei statuti. Il i. 
tratta dettagliatamente de' contratti, 
usure, e .seminarii, che vu(j1sì siem» 
prontamente edificati presso la cat- 
tedrale, con cappella per la messa 
e le orazioni. Il 2. regola la scelta 
dei chierici, che si debbono ammet- 
tere nel seminario, spettante al ve- 
scovo. Il 6. comanda che i semina- 
risti abbiano ad obbedire al supe- 
riore, ed altri ministri del luogo; 
si occupino del silenzio , della mo- 
destia, né escano soli, né mangino 
altrove. Il 7. invita i chierici a pra- 
ticare nel desinare brevi discorsi 
istruttivi. L'8. riguarda il modo di 
correggere de' superiori. Il 9. si oc- 
cupa dell'ordinazione, ed impiego 
de'chierici, usciti dal seminario. Lab- 
bé tomo XV. Arduino, tomo X. 

Il 17. concilio fu celebrato, l'an- 
no 1G24, dal Cardinal de Sourdis, 
arcivescovo di Bordeaux, sopra la 
disciplina, e vi furono stabiliti venti- 
due capitoli, contenenti molti canoni. 
11 I . capitoloè sulla professione di lei]*', 
prescrivendosene la formola a' bene- 
ficiati, predicatoi'i, stampatori, e mae- 
stri ec. Il 1. tratta sulla propaga- 
zione della fede, con alcune regole 
pei predicatori. Il 3. riguarda l' uf- 
ficio divino, e le reliquie; proibisce 
celebrare la messa privata nel tem- 
po della solenne, e presciive la pub- 
blicazione della scomimica nelle do- 
meniche, contro chi manca alla 
messa parrocchiale per tre domeni- 
che consecutive. Il 4 verte sulle 
feste, proibendosi i mercati , le fie- 
re, le danze, ed altri abusi. Il 5. 
tratta dei sacramenti II (i. su quel- 



36 BOR 

10 dell' ordine. Il 7. si occupa del 
matrimonio, e prescrivonsi le pene 
ai sacerdoti , che assistono a quelli 
in cui una delle parti sia eretica. 
L' H. dei doveri episcopali. Il g. par- 
la degli obblighi de' canonici, e dei 
capitoli delle cattedrali, e collegiate. 

11 fo. x'iguarda i pastori. L'ii. si 
occupa della residenza. Il 12. della 
predicazione. Il i3. è sulla condot- 
ta de' chierici. Il i4- riguarda quei 
che devono esser promossi a' bene- 
fìzii. Il i5. provvede alla simonia, 
e alla confidenza. II 16. riguarda i 
seminarii. Il 17. i monisteri. II 18. 
i priorati, e le cappelle. Il 19. le 
monache. Il 20. le sepolture. Il 21. 
la visita. Il 22. tratta del concilio 
provinciale, e sulle pene da imporsi, 
a que' che non osservano le costitu- 
zioni. Labbé, tomo XV. Arduino, 
tomo XI. 

CORDE LLIO Elia, Cardinale. 
Elia Bordellio, o meglio Bourdeille, 
nacque a Perigord dai Visconti di 
Bourdeille nel i4o6. Di dodici an- 
ni, contro il volere della madre, die- 
de il suo nome alla religione di s. 
Francesco, nel monistero di Agonac; 
quindi passò a quello di Tolosa , e 
tanto vi studiò, che di diciannove an- 
ni in un capitolo generale , ivi te- 
nuto, fu abile a sostenere per otto 
giorni continui solenni conclusioni 
di filosofia e teologia, ove fece spic- 
care il suo genio, rispondendo con 
fra.nchezza accompagnata da severa 
modestia a chiunque avesse voluto 
arringare con lui. Il perchè, essendo- 
si sparso grido della mirabile dottri- 
na di lui nelle scienze, Eugenio IV 
nel 14475 o meglio, secondo il p. 
Gio. da Salamanca, Nicolò V lo 
ppomosse al vescovato della patria, 
contro sua voglia ; ed il b. Cardina- 
le Nicolò Albergati legato a la fere 
in Francia, lo consacrò vescovo. Gli 



BOR 

inglesi lo imprigionarono, ma dopo 
alcuni anni, a mezzo di Bertrando 
arcivescovo di Bordeaux suo metro- 
politano , fu messo in libertà ; per 
cui tornato alla sua chiesa, si die- 
de tutte le cure di ottimo pasto- 
re, singolarmente nell' amministrare 
i sacramenti, prediciu* la divina pa- 
rola, sovvenire ai poveretti , ristau- 
rar chiese, accrescendo di alcune il 
decoro e la magnificenza, rialzando 
dalle fondamenta la collegiata di s. 
Asterio, e magnificamente costruen- 
do l'aitar maggiore della sua catte- 
drale. Lo stato episcopale non gli 
fece dimenticare le regole, e la po- 
vertà del .suo Ordine. Come vesco- 
vo di Perigord fu al concilio di Fer- 
rara , e di Firenze , tenutosi nel 
1438, ed a quelli degli anni seguen- 
ti. Nel 14C7 intervenne all'assem- 
blea degli stati generali di Francia 
da Luigi XI convocata in Tours, e 
tanto ebbe di credito, che Gerardo 
di Crussol, nel 1468, cedette a lui 
la metropoli di quella città ; ove da 
valoroso difese la Santa Sede, i di- 
ritti della sua chiesa, e pubblicò un 
trattato contro la prammatica san- 
zione, opponendosi inoltre coraggio- 
samente a quei malavveduti, che 
procuravano persuadere il re di ri- 
chiamarla all'antico vigore. Fu me- 
rito della sua santità e dottrina, se 
il l'e Luigi XI lo elesse a suo con- 
fessore, ed intimo consigliere. Ze- 
lantissimo di serbare incorrotta la 
cattolica fede, come seppe che sco- 
nosciuta persona pubblicamente in- 
segnava a Tours la magia, la volle 
arrestata, e convinta di gravi di- 
sordini , la consegnò al braccio se- 
colare, perchè venisse punita. Per 
tanti meriti, Sisto IV, nel finii-e del- 
l' anno 1483, lo creò Cardinale di 
s. Lucia in Selci. Senonchè, otto me- 
si dopo la sua promozione, chiaro per 



BOR 

santità e miracoli, morì in Artanes, ca- 
stello della sua diocesi, nel i4^4j <^'' 
settantotto anni di età. Fu sepolto 
in quella metropolitana, ove il Si- 
gnore a suo mezzo operò parecclii 
prodigii, e nel martirologio france- 
scano vien segnato come beato. Fu 
amicissimo, e vero imitatore delle 
vjrtii di s. Francesco di Paola, e 
gran protettore del suo Ordine . 
Scrisse il Bordellio un trattato cir- 
ca l'autorità del Papa, ed altre o- 
pere, che riporta il p. Gio. da Sa- 
lamanca nella sua biblioteca france- 
scana, tomo 1, p. 324- Giovanni de 
Piani, vescovo di Perigord, fece che 
nel ij^.S si principiasse il processo 
•ulla vita, e miracoli di questo Por- 
porato degnissimo. 

BOPiDlS (de) Bertrando, Carcli- 
ìialc. Bertrando de Bordis nacque 
in Francia da onesta famiglia. Cle- 
mente V, nel 1 3o5, gli conliiri un 
canonicato nella chiesa di Letour ; 
un triennio dopo lo promosse alla 
chiesa di Alby nella Linguadoca, 
quindi lo stesso Pontefice creollo 
Cardinale dei ss. Gio. e Paolo, nel- 
la seconda promozione fatta in Avi- 
gnone nel dicembre i3io, colla cari- 
ca di ci»merlen"o di S. R. C. Morì 
in Avignone, nel i3ii, dieci mesi 
dacch'era l'orporato. 

BOllELLI SiME().\E, Cardinale. 
Simeone Borelli, detto Sangrino, trae- 
va la sua origine dalla nobile fami- 
glia dei Borelli, conti ili Pietrabon- 
dante, provincia di Campagna, re- 
gno di Napoli. Fu benedettino nel 
monistero di Subiaco, ove sotto Eu- 
genio 111 fu eletto abbate, e da Adria- 
no iV venne creato Cardinid diacono 
di s. M. in Domnica nel mese di 
marzo i i 'jS. l'asso dappoi al par- 
tito dell'antipapa, che ancora vive- 
va, quando si ritirò al suo moniste- 
re per coudurvi trantjuilla vita, e 



BOR 37 

circa l'anno 11 63, vi morì, cinque 
anni dopo la sua promozione alla 
sacra porpora, e probabilmente nel- 
la comunione della Chiesa Romana. 

BORGHESE Famiglia. Questa 
famiglia, orionda da Siena, apparte- 
neva all' ordine de' nove di detta 
repubblica , e tenne dalla metà del 
secolo XV in poi le prime magi- 
strature dello stato. Indi si rese 
famosa nella guerra dei sanesi con- 
tro i fiorentini, nella quale questi 
ultimi furono vinti, verso 1' anno 
1490, da Borghese Borghesi, che 
venne chiamato padre della patria. 
Questo Borghese Borghesi era bisa- 
volo del Sommo Pontefice Paolo V, 
a cui la famiglia deve l' accresci- 
mento del suo splendore, e delle 
sue ricchezze. Galgano Borghesi , 
prode condottiero del suo tempo , 
comandò l'esercito de' veneziani con- 
tro Alfonso re di Napoli; e da Leo- 
ne X fu fatto senatore di Roma , 
Pietro Borghesi per la stima , in 
cui lo teneva. Giambattista Borghesi 
acquistò la fama di valente capi- 
tano nella difesa di Volterra, ed 
in quella di Roma, ove si trovava 
al servizio di Papa Clemente VII, 
neir assedio fattovi dal contestabile 
Carlo di Borbone. J^. Siena. 

Fiorirono in questa famiglia molti 
individui, che si resero celebri nella 
giurisprudenza , anzi in tale facoltà 
essa conta trenta valenti uomini. 
Tra questi merita particolare men- 
zione Marc' Antonio, decano degli 
avvocati concistoriali, ed avvocato 
de' poveri , che da F^ilippo II, re di 
Spagna, fu stimolato a scrivere in 
suo favore per la successione al 
trono di Portogallo , che poi quel 
monarca occupò, nel i58o, dopo 
la morte del Cardinal Enrico di 
Portogallo , zio del re Sebastiano , 
e superstite di (piella regia fàtniglia. 



38 BOR BOR 
Marc'Aiitoiiio Borghesi adunque nac- presagio dell'esaltazione del Cardi- 
f[ue in Siena, e per cagione delle naie, che appunto si verificò. /^. 
turbolenze di sua patria, si trasferì Pauli Corvilii , Gratidado in inau- 
nella città di Roma, ove la sua guratione Pauli V, Parisiis i6o5; 
profonda scienza legale gli meritò M. A Tonti , Carmina in Stcìnina 
l'ammirazione di tutti, e la sti- Burghcsianuni , Romae i6o5; Ber- 
ma ili sette Pontefici. Colà sposò nardini Stephani , Epipopeudca de. 
d. Flaminia Astalli romana, da cui Biirghesice gcntìs laudibas , apud 
nacquero prima Orazio, poi Ca- Mascardium 1617; Signwn Diirgke- 
millo, indi Giovanni Battista, e Fran- siimi ex antiq aitate petituni, Rom;e 
Cesco, ed una figlia maritata al 16 16; Gaspare SoUia , Plausns 
duca Caflàrelli, che fu madi'e del Burghesicc gloria;, Romae apud Za- 
Cardinal Scipione. Ad Orazio com- netti 1625. Il Bzovio, nella vita di 
però il genitore per settantamila Paolo V , parla degli uomini gran- 
ducati la carica di uditore della di, che fiorirono in questa famiglia. 
camera apostolica, e per tal fine Nella mattina stessa della crea- 
vendette alla famiglia Chigi di Ca- zione Paolo V spedì due corrieri a 
malia la villa di Bibbiano non Siena, uno dopo l'altro, per rendere 
lungi da Buonconvento. Morto Ora- più autorevole 1' ordine già rigoro- 
zio molto giovane, nel i5go, il samente imposto a tutta la nume- 
Pontefice Gregorio XIV, per dinìi- rosa famiglia de' Borghesi , di non 
nuire al padre il dolore di quella moversi di là. Egli poi continuò a 
perdita, e della cospicua somma mostrarsi alieno da que' parenti, e 
sborsata, fece uditore della camera da quella città, dove il padre suo 
l'altro figlio Camillo. era nato, come rileva Adriano Po- 
Questi era già in carica prelati- liti, già secretano di lui nelle sue Ict- 
zia, e, nel i588, era stato spedito tere, pag. 269. Quantunque però 
vicelegato a Bologna ; e per le non abbia usato tanto ligore coi 
sue virtìi, meritò da Clemente Vili fratelli in Roma, tuttavolta questo 
la dignità di Cardinale, a' 1 5 giugno virtuoso, e magnanimo Pontefice 
1596. Sempre volle usar egli l'a- viene difeso da tutti si perchè nei 
bito Cardinalizio con mantello tala- quindici anni, otto mesi, e tredici 
re , e per la sua modestia , e saggia giorni del suo Pontificato opei'ò 
condotta, da tutti veniva riguardato mai sempre col parere e coi consi- 
qunl futuro Pontefice, e chiamato gli de' suoi teologi, e sì ancora per- 
V oUiino Cardinale. In fatti per che era adorno de'più distinti pregi, 
morte di Leone XI, a' 16 maggio J^. Ciacconio, Vitce Pont, tomo IV, 
i6o5, fu creato Papa nella fresca col. 38G, 891, e l'articolo Paolo V. 
età di 53 anni, non mostrandone E primieramente diremo quali 
che 4O5 e prese il nome di Paolo de'suoi parenti Paolo V innalzò al 
V (f^edi). Alcuni narrano, che Cardinalato, rimettendo i lettori ai 
mentre celebravasi il conclave, un'a- rispettivi articoli per quanto spetta 
quila del duca d' Alteinps andò a alle loro Jiotizie. Pertanto a' 18 lu- 
posarsi sul drago dell'arme di Gre- glio i6o5 pel primo creò Cardinale 
gorio XIII del Castel sant'Angelo. Scipione Ciflàrelli Borghese, nobile 
formando così lo stemma de' Bor- romano, figlio della sorella. Per 
ghesi. Ciò fu preso come fausto averlo poi assistente al governo del 



JGOR 
PunùCicalo, lo adulto nella sua là- 
niiylia , colle arme , e col cognome 
de' Borghesi. Questi si rese degno 
di tale onore, im[)ei"ocehè per le 
eminenti sue qualità, fu chiamalo 
la delizia di Roma. La villa Pin- 
ciana , la facciata di s. Gregorio al 
(Jelio , r eremo di Frascati , ed al- 
tri grandiosi edificii attestano la sua 
munificenza. Gli altri parenti deco- 
lati della sacra por[K)ra da Paolo V, 
.sono INIarcello Laute, nobile roma- 
no, creato agli ii .settembre 1606, 
il quale per le penitenze, pel can- 
dor di costumi, e per le liraosine, 
fu denominato .s. Giovanni Limosi- 
nano, come abbiamo dal Rossi, 
che ne .stampò la vita, nel i6'ji3; 
e Tiberio Muti , nobile romano , 
crealo a' 2 dicembre 161 3, enco- 
miato per condotta da vero eccle- 
siastico, per virtù e dottrina. 

Ritornando a' liatelli del Ponte- 
fice Paolo V, diremo, che, nel 1607, 
.<iuo fratello Francesco Borghese fu 
dichiarato generale di s. Chiesa, e 
comandante delle truppe destinate 
a sostenere i diritti della Santa 
Sede contro la i-epubblica di Vene- 
zia , dopo r interdetto. L'altro fra- 
tello Giovanni Battista^ fu fatto dal 
detto Pontefice castellano di Castel 
s. Angelo. Quest'ultimo sposato era 
piima d('l Pontificato di Paolo V, 
con d. Virginia Lanle, da cui ebbe 
Marc'Antonio Borghese, al quale il 
Papa zio ottenne dal re di Spagna 
Filippo III il principato di Sulmo- 
na [P'edi), nel regno di Napoli, 
col titolo di grande di S[xigna. 
Questi si spo.sò a Camilla Orsini, 
figlia del duca di Bracciano, da cui 
iiacque Paolo Boighese, principe di 
Sulmona , che, presa per moglie 
Olimpia, figliuola erede di Gian- 
gioigio Aldobrandini, prinrij>e di 
Bossano , tii[uìsNN pei la casa Bnr- 



BOR 39 

ghc5o questo priucn)ato nella Cala- 
Inia ; principato , che gli fii tolto 
neirultima guerra ])er la successione 
di Carlo li, con tutti i Ix^ni, cVie 
j)osse(k'va in Napoli il principe (iio. 
ballista Borghese, perchè non volle 
pn'stare il giuramento di fedeltà 
all'Austria contro il pallilo della 
Spagna. Fu però restituito dall' im- 
peratore Carlo VI al figlio Marcan- 
tonio, che inoltre veni>e da lui fatto, 
nel 17?.!, viceré di Napoli, e che 
mon neir età di sessantanove anni , 
nel 1729. 

Dal suddetto Paolo Borghese 
nacque Giovanni Battista, princij>e 
di Sulmona e di Rossano, duca di 
Palombara ( che da Marc'Antonio 
era stala acquistata nel 1637 per 
trecento ottantacinquemila scudi ) , 
e che fu grande di Spagna, amba- 
sciatore del re di Spagria Filippo 
V, a Roma, nel 1702, e cavaliere 
del Toson d' oro. Spnsiita da lui 
Eleoruira Boncompagni , figlia del 
duca di Sora, ne nacquero fra gli. 
altri, Marc'Antonio, che prese per 
moglie Flaminia Spinola, figlia del 
principe di s. Angelo di Genova, ed 
Anna Camilla, che fu data prima 
in moglie, al principe Pico della 
Mirandola, e poi, per morte di que- 
sto, ad Antonio del Giudice principe 
di Cellamarc. Da Marc' Antonio e 
da Flaminia , oltre a Flamiiìia, e 
iMaria Maddalena , sorelle sposate 
sjuccessivamente a Baldassare Erlx» 
Od(,'scaIchi , duca di Bracciano , la 
prima nel 17 17, e la seconda nel 
172.1, nacque pure Camillo Borghese, 
che sposò Agnese Colonna figlia del 
principe di Paliai^o , e d'Olimpia 
Pan»fili, e lasciò tra i figli maschi, 
il principe Marc'Antonio Borghese, 
cImj nato ai 14 settembre i73o, 
sposò dipoi d. Marianna figlia ere- 
•litaria drl duca SaKiati (per cui il 



4o BOR 

cognome illustre e le facoltà de'Sal- 
viati passarono ai Borghesi) dalla qua- 
le ebbe due principi, d. Camillo Bor- 
ghese, e d. Francesco Aldobrandini, 
e tra le femmine lasciò ancora Li- 
via Maria, che sposò il principe E- 
milio Carlo Altieri. 

Camillo, che successe a suo pa- 
dre per la casa Borghese, a' q no- 
vembre i8o3, si sposò a d. Paoli- 
na Bonaparte sorella di Napoleone, 
e quando questi fu spogliato del- 
l' impero, lo segui all' isola d' Elba, 
che gli era stata data in sovranità, 
e mori in Firenze a' q giugno 182,5. 
La principessa consorte, senza figli, 
mori a' 9 maggio i832, onde tut- 
ta l'eredità si riunì nel fratello d. 
Francesco Aldobrandini, che nato ai 
9 giugno 1776, e sposato agli 11 
aprile 1809 ad Adele Maria dei 
conti di Rochefoucauld , francese , 
nacquero d. INLaiia Adele, d. IVlar- 
c' Antonio, d. Camillo, e d. Scipio- 
ne. D. Maria Adele, maritatasi al 
marchese di Mortemart, cessò di vi- 
vere nel 1839, e fu compianta per 
le sue virtù. Nel medesimo anno 
morì pure il principe d. Francesco 
decorato della gran croce dell' Or- 
dine di s. Gregorio dal regnante 
Pontefice, con uni versai dispiacere, 
per le egregie doti, di cui eia dovi- 
ziosamente fornito. Egli stabilì, che 
il primogenito d. Marc' Antonio , 
nato a' 2 3 febbraio 1 8 1 4, e mari- 
tato agli II maggio i835, a Cate- 
rina Talbot figlia del contedi Schrews- 
bury (dalla quale nacquero Agnese, 
Camillo, Giovanni, e Francesco), fos- 
se principe Borghese co' feudi, digni- 
tà, e le altre cose inerenti ; che d. 
Camillo colonnello onorario de'pom- 
pieri, insignito dell'Ordine di com- 
mendatore di s. Gregorio dal mede- 
simo Pontefice regnante, il quale pure 
ha decorato il detto principe fratel- 



BOR 

lo dell' Ordine dato al genitore, di- 
venisse principe Aldobrandini ; e fi- 
nalmente che d. Scipione fosse prin- 
cipe Salviafi. In questo medesimo 
anno co' tipi del Monaldi, si è pub- 
blicato in Roma V elogio del prin- 
cipe d. Fi'ancesco Borghese Aldo- 
brandini, presidente della cassa dei 
risparmii, composto dal principe d. 
Pietro Odescalchi. 

Ma d. Caterina, che dopo grave 
malattia morì a' 2 7 ottobre 1 840, 
fu tolta per pubblica sciagura e ca- 
lamità, all'esercizio d'ogni benefi- 
cenza. Essa era splendido modello 
non solo d' illibati costumi , e di 
preclare virtù, ma altresì ingegnosa 
ed umile promotrice ed istitutiice 
di opere caritatevoli. Avendo essa 
offerto nuovo spettacolo a Roma di 
nobile entusiasmo per l' universal 
rincrescimento, ci uniamo volentieri 
a' nostri concittadini , col prendere 
viva parte al loro dolore, nel ren- 
der cp.ii a questo angelo di bontà 
un sincero, e solenne omaggio di 
ammirazione. 

Dopo il pianto dì Roma ( de- 
scritto da Giovanni Briccio, e nel 
1625 pubblicato colle stampe dal 
Grignani ) pel Cardinal Alessandro 
Peretti [Vedi), che morì a'2 giugno 
1623, la capitale del cristianesimo 
( meno le fatalissime epoche della 
morte de' sovrani Pontefici ) non 
vide altra più spontanea, e genera- 
le manifestazione di duolo , come 
quella che apprezzò sempre la vir- 
tù, fu ognora sollecita ad onorarla, 
rendendone il dovuto tributo a chi 
ne esercitò i precetti , senza punto 
avere riguardo a condizione , e a 
sesso. La benemerita e illustre fa- 
miglia Borghese rammenterà poi con 
tenere lagrime in un a lusinghiero 
conforto, essere stato infausto per 
lei il mese di ottobre negli anni 



BOR 
1629, e 1840, in cui furono rapi- 
li da immatura morte, piima il 
Cardinal Scipione Eorglicse, cliiatna- 
to da tutti la delizia di Roma, po- 
scia, e in florida età, la principessa 
d. Caterina Gwendalina JJorgliese , 
la cui pompa funebre fu accompa- 
gnata dalle calde preci, dai sinj^ulti 
e lamenti, e dalle benedizioni de' po- 
veri, e d'ogni ceto di persone ; pom- 
pa, che sembrò piuttosto il vero e 
huninoso trionfo della virtù. 

Quindi mentre il suo cadavere 
veniva portato nella carrozza per 
tumularsi dentro la basilica Libe- 
riana, nella sontuosa cappella gen- 
tilizia de' Borghesi, essendo tirata da 
due cavalli, parecchi cittadini romani, 
decentemente vestiti di nero, in ulte- 
rior conferma dell'interesse preso a 
sì grande perdita, vollero spontanea- 
mente anche essi tirare la carrozza , 
che via facendo fu coperta di corone 
di fiori, niuno dubitando dell'eterna 
salute delia defonta : spettacolo inu- 
sitato, e così commovente, che pro- 
vocò lagrime sensibili dagli occhi 
di tutti. 

Anche dotte penne, e i pubbUci 
fogli esternarono ammirazione , e 
dispiacimento per sì egregia dama, 
jie inmiorlalarono la memoria con 
molti elogi e poesie, ed eziandio 
celebrarono altamente im popolo , 
che sa riconoscere i benefizii. Fra le 
pili brevi di tali dimostrazioni, giun- 
te a nostra cognizione , merita qui 
riportarsi la seguente epigrafi', quan- 
to semplice, altrettanto veiace , e 
concettosa, pubblicata nel Diario di 
Roma N. 4'>, de' 5 novembre \'6.\o. 

AI principe d. Marc'Antonio Bor- 
ghese acerbamente dolente per la 
improvvisa perdita della consorte : 

Non piangere. Ti consola 
Non morì la tua sposa : 



BOR 4f 

lilla per le sue doli 
Five gloriosa nel mondo. 
Per le sue limosine, 
E per le orazioni de^ poveri j 
f^ive beala nel cielo. 

Ma oh caso veramente memo- 
lando ! IMentre ovunque la fama 
spargeva la disgrazia avvenuta a d. 
Marcantonio, magnanimo cooperato- 
re della beneficenza di sua pia con- 
.sorte , divenuto infelice oggetto del- 
la compassione di tutti per tanta 
disgrazia , e l' indescrivibile contra- 
sto in lui ammirato d' immenso do- 
lore, e di religiosa rassegnazione ai 
divini voleri, dolore temperato dalla 
Provvidenza per le suddescritte straor- 
dinarie dimostrazioni d'ogni ordine di 
persone, e persino degli esteri dimo- 
ranti in Roma, cui fece eco concor- 
de ogni luogo ove giunse il tristo 
annunzio, alcuni giorni dopo e nel 
seguente mese di novembre, la mor- 
te troncò successivamente anche l'e- 
sistenza a tre de' quattro figli della 
dclbnta e di d. Marcantonio ; cioè 
a tutti i maschi, d. Giovanni a' 5, 
agli 8 a d. Camillo ambedue nati in 
Frascati, e da ultimo a d. Francesco 
nato in Inghilterra nel castello di 
iSchreAvsbury, che cessò di vivere ai r q 
di detto mese, rimanendo sola su- 
perstite la primogenita d. Agnese 
nata in P.oma. Dio ne'suoi impenetra- 
bili fini sembra che voluto abbia ri- 
chiamare a sé d. Caterina per ri- 
sparmiarla a tanta pena , e dispose 
che tutti ne deplorassero la grave 
perdita , e ne esaltassero le gesta, 
per preparare l' animo desolato del 
degno consorte, alla privazione e- 
ziandio de' suoi tre figli maschi. Se 
egli qual Giobbe si umiliò al Si- 
gnore, e pianse sulla tond)a della 
sposa, Iddio lo reintegrerà larga- 
mente ; e se la sua famiglia, in venti- 



4?. BOll 

qiiallro f^'iorni liméise deserta, 1 quat- 
lio ileiuiiti iu cielo imploieraiiiio 
benedizioni , e gloria a lui , ed ai 
i'uturi discendenti. 

La famiglia Borghese, oltre Pao- 
lo \,ha dato al sacro Collegio tre 
Cardinali , cioè Scipione Cafiarelli 
Borghese, come si disse, creato da 
Paolo V suo zio nel i6o5; Fran- 
cesco Borghese, creato da Benedet- 
to XIII, nel 1729, e Scipione Bor- 
ghese creato da Clemente XIV, nel 
1770. Inoltre da questa famiglia li- 
sci d. Camilla Orsini Borghese, 
che per la sua santa vita gode il 
titolo di vencrabfh', come si può ve- 
dere nella sua Pila stampata in Ro- 
ma nel 1717. 

Molti sono i feudi, i palazzi , le 
ville ( fra le quali merita menzione 
la Lante), le cappelle appartenenti alla 
casa Borghese, e le sue grandezze 
sono ceiebiate da tanti autori , che 
lungo sarebbe qui farne distinta 
menzione. Diremo però solo delle 
principali di B.oma. 

Avendo ereditato i Borghesi i be- 
ni ed il palazzo do' duchi Salviati 
alla Longara, faremo prima memo- 
ria di questo, sebbene il governo lo 
acquistò per l'archivio m'bano. Que- 
sto magnifico edifìcio con architet- 
tui'a di Nanni di Piaccio Bigio , fu 
fatto costruire dal Cardinale Bernar- 
do Salviiid, per ricevervi Enrico III 
le di Francia, che doveva recarsi 
a Roma, essendo la sua famiglia pa- 
rente di quella di Francia, come lo 
era di Cosimo I granduca di Tosca- 
na. L'antica galleria de' scelti suoi 
quadri passò alla Borghese; le vol- 
te de' due grandi saloni furono di- 
pinte dal IMorandi ; la cappella da 
Santi di Tito, e la volta da Cecchi- 
no Rossi, detto de' Salviati dai suoi 
protettori. Ai Salviati congiunti in 
isiretta parentela con Leone X e 



BOR 

Clemente XII , appartennt;ro dnqiie 
amplissimi Cardinali, fra' cpiali An- 
tonmaria fondò 1' ospedale di s. (Gia- 
como degl' incurabili colla chiesa an- 
nessa, e la chiesa di s. Maria in A- 
quiro col contiguo collegio pegli or- 
fani, dal suo nome detto Salviati. 

Il palazzo, e la villa x\ldobrandini, 
sulla punta del Quirinale, sono delizie 
principesche, giacché oltre le bellezze 
della villa , il palazzo ristaurato da 
Carlo Lombardi è dovizioso di scelti 
quadri, e prima che fossero trasportate 
al Vaticano, eranvi le nozze Aldobran- 
dini, fresco antico di gran pregio. 
Il palazzo Boi'ghese, presso s. Lo- 
renzo in Lucina, è uno de' più va- 
sti, e magnifici di Roma, e siccome 
la sua forma esterna è obliqua fatta 
come un cembalo, dicesi, che fra le 
meraviglie di Roma, avvi il cemba- 
lo di Borghese, eh' è veramente 
magnifico. Principiato nel iSgo dal 
Cardinal Deza, con disegno di Mar- 
tino Longhi il Kecchio, fu compiu- 
to sotto Paolo V, che ne fece l'ac- 
quisto, da Flaminio Ponzio. Ma il 
principal pregio di questa famiglia 
è la galleria di superbi quadri di 
tutte le scuole , la piìi bella , e la 
pili numerosa di Roma, custodita 
in dodici stanze. Di contro poi a 
questo palazzo, innanzi la piazza 
Borghese, vi è un altro grandioso 
palazzo architettato da Antonio de 
Baptistis , per le famiglie de' prin- 
cipi. 

La villa Pinciana , o Borghese j, 
fuori della porta Flaminia, del cir- 
cuito di circa tre miglia, una delle 
pili grandi j e splendide della città, 
delizia favorita de' romani , ed am- 
nìirata dagli esteri, fu formala dal 
Cardinal Scipione CafFarelli Borghe- 
se, ed aumentata ed abbellita pre- 
cipuamente dal principe Marcanto- 
nio nel declinare de! passato secolo, 



r.on 

menile altri li^laiiri rhhu ti(;l seco- 
lo presente dai suoi ligli d. Camil- 
lo, e d. Francesco, come si può ve- 
dere dalle recenti descrizioni dell'ai- 
chitetto Canina , e dell' archeologo 
Nibby . Pel suo stato antico, poi 
si può consultare Lodovico Lapo- 
reo, Villa Borghese, Roma, 1G2H; 
i^liaconio IManilli , Villa Borghesi 
Juari di porla Pinciana, ostia de- 
scrizione delle piUtire e statue in 
ff (iella contenute , Roma 1 640, e 
i()^o; Domenico Montellatici Villa 
Borghese fuori di porta Pinciana 
con gli ornamenti , che si osservano 
nel di lei palazzo , e con le figure 
delle stanze pik singoiati, Roma 
1700. Le Guide di Roma inoltre 
ne fanno descrizione , tanto per la 
amenità , che pei musei , e pei di- 
pinti che contiene. 

Jn Frascati, come dicesi all'artico- 
lo Ville, vi è la meravigliosa e 
deliziosissima villa Aldobrandini, det- 
ta di Belvedere, costruita dal Car- 
dinal Pietro Aldobrandini, nipote 
di Clemente Vili, con disegno di 
Giacomo della Porta, verso il i6o3; 
la Villa Taverna , edificata dal 
Cardinal Taverna , acquistata dal 
Cardinal Scipione Borghese, e fre- 
cpientata da Paolo V; e la Villa 
Moiidragone , fabbriaita tlal Cardi- 
nal Altemps, poi comperata dal 
mentovato porporato , in cui pure 
recavasi Paolo V. 

Finalmente fra le cappelle di/u,? 
patronato della liuniglia Rorghese, 
vi è «juclla <'n'lta nella basiliai li- 
l)eiiana da l*aolo V, come si legge 
nella sua Costituzione 253 de' 28 
ottobre 161 T, presso il Bollano 
luxnano tomo V, ])arte IV p. i83, 
la i:ui sontu(jMtà , ricchezza, e ma- 
gnifìcenz.i è a tutti nota. Di ipiesta 
cappella, alla (piale lo stesso J^onte- 
fice tr.isi'cri dall'altare maggiore 



BOR 43 

della basilica l' antichissima imma- 
gine della beata Vergine, dipinta, 
come si crede , dall' evangelista s. 
Luai, scrisse un opuscolo Andi'ea 
Vittorelli nelle gloriose memorie del- 
la beata Vergine, gran parte delle 
quali sono accennate con pitture, 
statue ed altro , nella meravigliosa 
cappella Borghesi da Paolo V edi- 
ficala nel Colle Esquilino , Roma 
1 6 1 6. Un Poema d' Andrea Boia- 
110 ne celebra egualmente i singr>- 
laii piegi, come fece Paolo Brunel- 
li in Oratione in laudem B. M. V., 
qnae Roniae loquitur, ac Ss. D. N. 
Paulo V. Pont. Max. de amplissi- 
ma aede in basilica S. M. Maio- 
ris, summo artificio et ornata ex- 
aedificata gratulalur, Romae 161 3. 
In questa cappella, il Cardinal Sci- 
pione fece collocare un lungo epi- 
tafio al sepolcro di Paolo V, che 
per sé quel Pontefice avea edifica- 
to ; e Marc' Antonio Borghese, eres- 
se il .sepolcro, che raccliiude le ce- 
neri di Clemente Vili, Aldobran- 
dini. 

La stes.sa famiglia Borghese acrpti- 
stò finalmente nel «769, pel secon- 
dogenito, la seconda genitura di det- 
ta casa Aldobrandini [Vedi), estin- 
tasi nella persona del principe Pam- 
fili morto nel 1760, senza succes- 
sione, teraiinando così l'illustre di- 
scendenza di Clemente Vili , che 
però riprese nuova vita, e lustro, 
])er (juesto suo innestamento colla 
Borghese. 

Oltre i mentovati autori, scrisse- 
ro di questa illustre famiglia anche 
Giambattista Chiodino, il quale trat- 
tò della nobiltà borgìirse romana , 
Macerala 1619, come pure Giiola- 
luo Gigli, che compose V Albero ge- 
nealogico de' Borghesi, nel suo Dia- 
rio Sanese p. 1 ()2 e seg. Egli co- 
minciando a dimostrar grande que- 



44 BOR 

sta famiglia fino dal 1266, enume- 
ra ancora gli stati, che oggi possie- 
de, ne' quali conta circa sessantami- 
la sudditi. 

BORGHESE Camillo, Cardina- 
le. V. Paolo V. 

BORGHESE Piermaria Cardina- 
le. Piermaria Borghese nacque nel 
1 599, da nobile patrizio di Siena , 
l'u pronipote di Paolo V, da cui, a 
detta d' Isidoro Ugurgieri Azzolini , 
non potè ottenere che una pensio- 
ne di trecento scudi sull' arcivesco- 
vato di Siena. Morto Paolo V, an- 
dò a Roma col padre per riverire 
il Cardinal Scipione Borghese, ed il 
principe di Sulmona, che lo ricevette 
nel suo palazzo di Borgo, e Io trat- 
tò onorevolmente. Col suo elegante 
aspetto, colto ingegno, e colle nobi- 
li maniere si cattivò gli animi di 
tutti nella corte. Per le quali cose 
il Pontefice novello Urbano VHI 
che volea tornare la sacra porpora 
alla casa Borghese, da cui l'ebbe ri- 
cevuta, lo creò Cardinal diacono di 
s. Giorgio in Velabro, nella secon- 
da promozione fatta a Roma nel 
giorno 7 ottobre 1624. Quindi lo 
ascrisse alle congregazioni del buon- 
governo , delle acque , dei riti , ed 
altre, con tre pingui abbazie, la pro- 
tettoria dei monaci Olivetani, della 
repubblica di Genova, e delle Fian- 
dre presso la Santa Sede. W Cardi- 
nale Borghese Scipione rinunziò al 
nostro Porporato le abbazie di Chia- 
ravalle nel Piacentino , di un' al- 
tra in Ferrara ; ed alla sua mor- 
te , gli lasciò una pensione di 
millecinquecento scudi sopra l' arci- 
vescm'ato di Ravenna. Donò la ba- 
silica di s. Maria in Cosmedin, di consi- 
derabile somma, dacché era divenuta 
.sua diaconia, e così si potè ristaurare 
il campanile di quella chiesa, che mi- 
nacciava di rovinare. Quindi passò 



BOR 

a s. Grisogono , titolo Cardinalizio, 
che con Pontificia dispensa, per quel- 
la volta sola, a favor del Borghesie 
fu dichiarato diaconia. Da ultimo 
dopo dieciotto anni di Cardinalato, 
mori a R.oma nel 1642 di quaran- 
tatre anni, dopo quattordici giorni 
di malattia, e fu sepolto nella tom- 
ba dei suoi maggiori. 

BORGHESE Francesco, Cardi- 
nale. Francesco Borghese di Roma 
nacque, nel 1697, dalla cospicua e 
doviziosa famiglia di questo nome. 
Dopo essere stato istruito dai mi- 
gliori maestri di quei tenipij e spe- 
cialmente dal celebre Graveson do- 
menicano, ottenne la laurea in am- 
be le leggi. Quindi intrapresa la pre- 
latizia carriera, da Benedetto XUI 
fu eletto a maestro di camera, poi 
consacrato arcivescovo di Traiano- 
poli , e nel 1729, venne insignito 
dkilla carica di maggiordomo. Dopo 
tre mesi lo stesso Pontefice, nell'un- 
decima promozione fatta a Roma li 
6 luglio 1729, lo creò Cardinale prete 
di s. Silvestro in Capite, e lo ascrisse 
alle congregazioni della consulta, dei 
riti, del buongoverno, della concisto- 
riale , ed altre, colla proletloria della 
Germania, fino alla morte dell' impe- 
ratore Carlo VII. Lasciato il primo 
titolo, sotto Benedetto XIV, passò suc- 
cessivamente, nel 1752,3! vescova- 
to di Albano, ove fece innalzare un 
palazzo per ricevervi il Pontefice nel 
suo viaggio di Benevento ; palazzo 
che poi donò alla mensa vescovile 
di Albano , poiché i vescovi, quan- 
do vi andavano, non avevano sta- 
bile abitazione. Nel febbraio 1 708 , 
dal medesimo Benedetto XIV , fu 
passato alla chiesa portuense, e do- 
po che ebbe concorso alle elezioni di 
Clemente XII , Benedetto XIV , e 
Clemente XIII, morì a Roma nel 
1 7 59, di sessautadue anni di età e Iren- 



BOR lìOR 4T 

ta di Cardinalato. La sua spoglia mor- III, e poscia morì a' G agosto i4^8. 

(ale riposa nella tomba de' suoi mag- Dottissimo nella legge canonica, par- 

giori nella cappella Corgliesiana, la co, limosiniero, giusto e zelante del- 

tjuale è il più cospicuo ornamento l'imostolico ministero, fu degno di 

della basilica di santa Maria Mag- gran lodi. Ma venne biasimato per 

giore. l'amoVe verso i parenti, due dei 

BORGHESE Caffapft.m-Scii'ionf:, «juali in un giorno promosse alla 

Cardinale. V. C.-vFiAr.F.LLi BoRr.iinsE. porpora nel i4''6, cioè Gianlodo- 

BORGHESI Scipione, Cardinale, vico Milano, figlio di .sua sorella, e 

Sci|)i()ne Borghesi, nobile romano dei Roderico Lenzuoli , poi Alessandro 

piiiicipi di Sulmona, nacque in Roma VI, figlio d'Isabella, altra sua sorel- 

nel primo aprile 1734. Era maestro di la. f^. Calisto III. 

camera di Clemente XIII, fino dal Pietro Borgia, altro nipote di Ca- 

luglio 1766^ quindi arcivescovo di listo III, di cattive qualità, come fu- 

Teodosia, e ai io settembre 1770, rono altri suoi nipoti, fu dallo zio 

venne creato Cardinal prete di s. creato duca di Spoleto , nonostante 

Maria sopra Minerva dal Pontefice rop|)osizione, che ne fece il celebre 

Clemente XIV; quindi fu annoverato Cardinal Capranica, e poi venne elet- 

alle congregazioni de' riti, delle indul- to generale delle armi Pontificie, 

genze e sacre l'eliquie, della concisto- prefetto di Roma, e castellano di 

riale, delle acque e strade, della se- Castel s. Angelo. Mentre Calisto III 

gnatura di grazia, e delia fabbrica, si trovava infermo, i Cardinali, che 

Fu inoltre protettore del collegio già vedeano non esservi speranza di 

dementino , della chiesa e nazione guarigione, prociu-arono di togliere 

sanese, de'pp. chierici regolari, ec. dalle mani di Pietro e de' suoi ca- 

Moiì a Roma a' 26 dicembre 1782, lalani (piella fortezza, collo sborso 

e venne esposto nella .sua chiesa ti- di alcune migliaia di scudi. Dopo la 

tolare, e indi trasportato alla cap- morte poi del Papa, molti catalani 

pella Borghe-siana nella basilica li- che nel Pontificato del concittadino 

beriana ove restò sepolto. Encomia- si erano abusati della sua bontà, fu- 

to venne e compianto per la sua rono arrestati, spogliati, ed uccisi, e 

bontà, e magtìanimità d'animo. Pietro Borgia se ne fuggì a Civita- 

BOROIA Famiglia. Una delle più vecchia, per evitar l'odio degli Or- 
nobili di Valenza , che vanta l' ori- sini, e poco dopo morì, come narra 
gine da C. Giulio Cesare, questore lo Spondano all'anno 14^8. 
della Spagna. Giovanni Borgia fu Roderico Lenzuoli, o Lansol Bor- 
pad re di Alfonso, nato a' 9, 1 dicembre già nacque in Valenza di Spagna 
1878. Fattosi adulto Allbnso , prò- il i gennaio i43i da Gollìrdo, os- 
littò talmente negli studii, che di- sia JolTrè Lenzuoli, e da Isabella 
venne professore nell'università di Borgia, .sorella di Calisto III, che gli 
Lerida, e fu fatto vescovo di Majo- diede la sua arma e cognome, lo 
rica da Martino V, che inoltre lo fece vescovo di Valenza comune pa- 
promosse alla sede di Valenza sua tria, e lo creò secntamente Cardi- 
patria. Eugenio IV, a' 7, maggio naie con altro suo nipote, come si 
i444> 'o creò Cardinale, ed in età di disse, e poi lo pubblicò a' 18 set- 
settantasette anni, agli 8 aprile i4^^> tembre i456, essendo poscia, agli i i 
fu eletto Pontefice col nome di Calisto agosto i49^> eletto Papa col nome 



46 P.OR 

di Alessandro \I ( /^. Alessandro 
VI). Fu di vivace ingegno , di singo- 
iar eloquenza, pieno di fede, e di ze- 
lo per la Cliie.sa, e celebrò l'anno san- 
to 1 5oo coi riti i più solenni. Ebbe 
la moderazione di non riserbarsi un 
palmo di terra né per sé, né per la 
Chiesa quando Ferdinando V, re di 
Spagna, e Giovanni II, re di Porto- 
gallo, il vollero arbitro nelle contese 
per le conquiste del nuovo mondo, 
che il Papa divise in due parti. Fu 
egli ancora il primo Pontefice, che 
mise i suoi successori in posizione 
di figurare come sovrani ; ma que- 
ste ed altre qualità, considerandosi 
come Pioderico , scompariscono in 
confronto de' suoi difetti , e del- 
l'eccessivo trasporto pe'suoi parenti, 
e pe'suoi cinque figli, dei quali da- 
remo alciuii cenni. Delle quali cose il 
£zo\'io, ed il Cardinal Cienfiiegos ^ 
nella vita di ,?. Francesco Borgia, 
pretesero giustificarlo. K. Diariiini 
Carice Romanae sub Alexandro VI 
in Jo. Eccardi, Corp, Historia me- 
dii aevi t. II p. 2017; Hieronymi 
Porcii, Comnicntaria de rebus gestis 
ab Alexandro Borgia Papa VI, 
Roraae i493. 

Il primo figlio fu adunque Pier 
Luigi Borgia , a cui il padre ot- 
tenne nella Spagna il ducato di 
Gandia, e, nel 1497? donò a' 7 giu- 
gno, il ducato di Benevento e Terra- 
cina, prestandovi il consenso i Cardi- 
nali, fì^ioichè il Piccolomini, che fii il 
successore col nome di Pio III. Ma 
non potè Pier Luigi goder per mol- 
to tempo le ricchezze della Chiesa, 
poiché una sera, a' i4 dello stesso 
mese, avendo cenato in una vigna 
presso s. Pietro in Vincoli, colla ma- 
dre Vannozia, e col fratello Cesare, 
licenziatosi da essi, mentre senza ser- 
vitori girava per la città a cavallo, 
lu da alcuni malviventi, e molti 



BUR 
scrivono, dallo stesso Cesare, trafìt- 
to con nove ferite, e gomitato in una 
chiavica vicino al Tevere, d' onde 
per ordine del Papa fu ripescato 
da trecento pescatori, tutto ferito e 
lacero; onde argutamente si disse, 
che anche allora Roma ebbe i suoi 
Ronioli. 

Il secondo, Giovannm Borgia, iu 
luogo dell'assassinato Pier Luigi, fu 
nominato da Alessandro VI al du- 
cato di Gandia, e fu avo di s. Fran- 
cesco Borgia , duca ancor esso di 
Gandia, poscia terzo generale della 
compagnia di Gesù ( V. s. Frav- 
cEsco Borgia ). Die' pure il Pa- 
pa a Giovanni in ducato le città 
di Benevento e Terracina , e per 
moglie Maria d' Aragona, figlia na- 
turale di Alfonso II, re di Napoli. 

Il terzo, Cesare Borgia, da ve- 
scovo di Pamplona, veime da Ales- 
sandro VI trasferito all'arcivescovato 
di Valenza, e, nel '493, ereato Car- 
dinale, dignità, che rinunziò nel 1 49^- 
Da Luigi XII, re di Francia, che seco- 
lui erasi collegato per la conquista del 
IMilanese, fu fatto duai di Valenti- 
nois, e sposato a Carlotta d'Albret, 
sorella di Giovanni re di Navarra. 
Divenuto Cesare potente, particolar- 
mente per la protezione del padre, 
mediante le Pontificie milizie, e le 
proprie, si fece tiranno d' Italia, spo- 
gliò delle loro terre i Colonnesi, uc- 
cise gli Orsini, i Gaetcni di Sermo- 
neta, i signori di Camerino Giulio 
Cesare, \ enanzio , Pirro Varani, 
ed A storre Manfredi signore di Faen- 
za. Cesare s' impadronì dei loro stali 
non meno che di quelli apparte- 
nenti a Pandolfo Malatesta, a Gio- 
vanni Sforza , e a Guidobaldo di 
Feltre, signori di Rimini, di Pesaro, 
e di Urbino, i quali stimarono meglio 
fuggire, che essere strangolati come 
gli altri. Uccise inoltre col veleno il 



r. () p. 

(InicliiKil l'orgia iinii<n"i', e col ferro 
(àìovanni Serbelloni, pcichè custodi- 
va in pii(lii:Ì7.i.i (l'iiiin donna, e (jio- 
vaniii Santacroce nobile romano, lo 
stesso principe di IViscglia suo cogna- 
to, ed altri. JN'el i jo") prose; Siiii- 
gaglia , ed a tradimento uccise Li- 
verotto signore di l'ermo , e \ ilei- 
lazzo signore di città di Castello. 
Ma ai i8 agosto i'")o3, morto Ales- 
sandro VI, si dileguò subito l'ap- 
parente fumo della felicità di Cesare 
e la possanza lino allora da esso go- 
duta, conio quello, che oltre alle 
menzionate signorie, nel i5oo, era 
stato nominato dal Pontefice an- 
che duca di Romagna, e vessilli- 
fero di santa Chiesa. Tuttavia fece 
saccheggiare il palazzo vaticano , e 
voIcikIo forzare i Cardinali a com- 
piacerlo nella nuova elezione , con 
dodicimila soldati assediò il Vatica- 
no , e Castel s. Angelo , ove si do- 
vea celebrare il conclave. I Cardi- 
nali invece si adunarono nella chie- 
sa della .Minerva , e sebb<>ne pur 
ivi assediali venissero da Michelelto 
Careglia, capitano di Cesare, furo- 
no liberali dal popolo romano. Ce- 
sare allora a" prieglii degli ambascia- 
tori , e di Piospero Colonna, ritirò 
le sue genti, e si recò a Nepi. Per- 
tanto entrati dipoi nel conclave, i 
Gudinali non senza diversi contrasti 
(perchè alcuni erano inclinali a favori- 
re; le parti del duca Valentino Cesare 
loro antico collega), n 7.-?. settembre, 
elessero Pio 111. Intanto Cesare for- 
gia ebbe dal nuovo Pontellce il 
salvoconilotto, e si recò a Roma con 
parte del suo esercito a ringraziare 
i Cardinali di tal' elezione. IS'el tem- 
po stesso , volendo i polenti Orsini 
vendicarsi della morte de' loro pa- 
renti, e di Paolo duca di Gravina, 
nonché della perdita di porzione del 
proprio palazzo, posto a fiamme po- 



i}()R ^^ 

co prima dal capitano Careglia, l'as- 
salirono con grandissimo impeto, j)er 
cui Cesare fu costretto raccoman- 
darsi alla protezione del Papa, che 
Io ifcii porre sotto cortese giiaidia 
in Castel s. Angelo, per non uscirne 
però, flni.hè non avesse rcslilMiti 
alla Santa Sede i principali da lui 
usurpati, o donatigli dal genitore. 
Cos'i con una carcere fu difeso cpie- 
gli , che poc' anzi era stato lo spa- 
vento d' Italia. Sopra questo rifugio 
di Cesare nel castello per timore 
degli Orsini, che ardentemente il cer- 
cavano per vendicarsi, scrisse il Sa- 
nazzaro il seguente epigramma, giuo- 
cando sul Bue , eh' era 1' arme dei 
Borgia : 

Qui modo prostratos jaclarat cor- 
nibns ursos. 
In latcbra.i tauruf! concila.^ ecce 

f"g'f- 
Ncc l/Kchras putat esse satis xibi, 
Tyhride tota 
Ciiìgilur j et iiotìs vix bene fidit 
aquis. 

Compianto per le egregie qualità, 
dopo ventisei giorni, morì Pio III, 
ed, il primo novembre i5o3, fu crea- 
to Giulio il. Questi fece sentire su- 
bito a Cesare , che non 1' avrebbe 
liberato dalla prigione, se non quan- 
do avesse fatto restituire da' suoi 
castellani le città occupate, e man- 
datolo nella rocca d'Ostia, lo con- 
segnò alla custodia del Canlinale 
Carvajal sjiagiuiolo , il quale ante- 
ponendo le parti di Spagna a quelle 
del Papa, lo liberò dal caicere , e. 
lo mandò a Napoli, da dove Cesare 
sped'i soccorsi a' castellani per soste- 
nersi. IMa Giulio II, avendo fallo 
di tutto avvisare il re di Spagna 
Ferdinando V, Cibare venne per 
di lui comando portato in Ispagna, 



48 B O R 

donde fuggito, e passato presso il 
re di Navaira suo cognato, si mise 
alia testa dell'esercito, che assediava 
il castello di Viano, di Beaumont 
vassallo del re. Fu ucciso nella 
zuffa non conosciuto, a' r2 marzo 
i5o7, cioè in quel medesimo gior- 
no , e nella stessa diocesi di Pam- 
plona, in cui quando n'era vescovo, 
prese possesso. Cesare avea per que- 
st' impresa pigliato il motto: Aut 
Ccesar, aut niìiil^ che diede occa- 
sione al seguente epigramma : 

Borgia Ccesar erat,factis, et nomine 

Ccesar, 
Aut nihil, aut Ccesar dixìt: utruni- 

que fuit. 

La sua moglie Carlotta, dama 
illustre pel suo spirito, pel suo sen- 
no, e per la sua pietà, prese parte 
nelle disgrazie del marito, senza 
prenderla ne'disoi'dini di lui , e morì 
agli II marzo i5i4- Luisa Borgia, 
unica loro figlia, sposò Luigi de la 
Tremoville, dopo la morte del qua- 
le si rimaritò con Filippo di Bor- 
bone, barone di Busset. Tommaso 
Tom masi scrisse la Vita di Cesare 
Borgia duca Valentino , che fu 
stampata da Giambattista Lucio 
Vero, in Montechiaro, nel 1610. 

Il quarto figlio di Alessandro VI, 
chiamato Joffrè Borgia , in età di 
tredici anni, fu, nel 1494? impal- 
mato a Sancia, figlia naturale di 
Alfonso II re di Napoli , la quale 
ebbe in dote il principato di Squil- 
lace, con una pensione dal re suo 
padre di diecimila ducati, e Jolfrè 
fu poi creato dal medesimo monar- 
ca , principe di Tricarico , e conte 
di Chiaramonte, Lauria , o Oria, 
e Carniola. Per lo quale matrimo- 
nio Alessandro VI spedì legato a 
Napoli il Cardinale di Monreale, e 



BOR 
tèce solennemente coronare Alfonso 
II, onorandolo collo stendardo della 
Chiesa. 

Lucrezia Borgia finalmente, fi- 
glia dello stesso Pontefice, quando 
questi, nel i5oi, parti colle milizie 
contro i Colonnesi, in cui fece l'uf- 
fizio di capitano generale , come 
racconta nel suo Diario il Burcar- 
do , allora maestro di cerimonie , 
ebbe in cura la camera sua, nel- 
l'appartamento da lui fabbricato, 
e dipinto dal Pinturicchio, nonché 
lutto il palazzo vaticano, come pu- 
re altri diversi affari. 

Lucrezia pertanto, nel tempo di 
queir assenza , abitò nelle camere 
Pontificie , ed occorrendole cosa al- 
cuna difficile, prendeva consiglio dal 
Cardinal di Lisbona , e da altri , 
che a suo talento poteva a sé chia- 
mare, secondo le istruzioni del pa- 
dre. Avendo questi promessa Lu- 
crezia per isposa ad uno spagnuolo, 
la concesse invece a Giovanni Sforza 
signore di Pesaro, e poi la maritò 
ad Alfonso d'Aragona duca di Bise- 
glia , figlio naturale del re Alfonso 
II, che, nel i5oo, come si credette, 
venne assassinato dal duca Valentino, 
fratello di Lucrezia , nel letto di 
lei , ove era stato collocato per cu- 
rarlo dalle ferite poco prima rice- 
vute d' ordine del medesimo suo 
cognato neir atrio Vaticano. Lucre- 
zia in fine fu sposata, nel i5or, ad 
Alfonso d' Este duca di Ferrara , 
con cui poi morì, avendole il pa- 
dre date in dote le terre di Cento, 
e della pieve di Cento sul piccolo 
Reno, che furono poi aggiunte al 
ducato di Ferrara. Abbiamo dal 
Bui-cardo, che a' 2 3 dicembre i5oi, 
i Cardinali , il senatore di Roma 
Pietro Chitani di Cesi, i prelati, e 
la curia romana andarono incontro 
al Cardinale Ippolito d'Esle, figlio 



IU)R 

(I EiToIo (luca (li Fcirnra, (jiiaiulo 
si recò a Roma per le nozze di Lu- 
crezia, col suo nipote Allljnso. 

La famiglia Borgia di Valenza , 
oltre Calisto III, ed Alessandro VI, 
diede al sacro Collef^io i dieci infra- 
scritti Cardinali, cinf[Me de' (piali 
fiuvjno creali da Alessandro \I loro 
zio. Altri ]>arcnli, e nipoti esaltati 
pur furono al Cardinalato dallo 
slesso Pontefice, cioè Anianeo d'Al- 
hret, Giovanni Castellar, e Fran- 
cesco de Loris. V. i respettivi ar- 
ticoli . 

BORGIA Alfo:^so, Cardinale. V. 
Caiisto III, Papa. 

lìORGIA Rodrigo, Cardinale. V. 
AT.KssANnno VI. 

P»ORGIA Giovanni seniore. Car- 
dinali', (jiovanni Borgia , appellato 
seniore , *\,\ \ al(Miza nella Spagna , 
fratello di Picrlodovico Cardinale 
B(irgia , nipote del Pontefice Ales- 
sandro VI per materna linea, ven- 
ne da Sisto IV ascritto ai protono- 
tari apostolici , poi fatl(j correttole 
(Ielle lettere Pontificie , e nel i4^3, 
promosso all'arcivescovato di IVI(jn- 
rcale nella Sicilia. Innocenzo Vili 
lo fece governatore di Roma ; e 
Alessandro S\ creoUo Cardinal pre- 
te di s. Susanna, nel dì 3i agoslo 
i.^O"?-» vicccancellierc della S. R. C, 
od amministratore, o coinmendala- 
rio delle chiese di Olmiitz nella 
Moravia, di Coria, Melfi, Ferrara, 
cui el)b(; nel 149^- Siccome era 
uomo di grandi affari, assai destro, 
capace nel tratiare gravissimi nego- 
zi, il Papa l(t s[)edì legato a Napo- 
li , percln^' investisse del regno Al- 
llìiiso II, primogenito del re Ferdi- 
nando ili Aragona, e grimp(jness{! la 
reale corona. Tenne cpiesta (unzio- 
ne nel i4')45 '"•"•' pi'esenza di un 
patriarca, di selle arcivescovi, di 
«jnarantalrc vescovi,, e di nuineio- 
VOL. VI. 



BOR 4() 

sissimo popolo. Poco prima di mo- 
rire fu patriarca di Costantino- 
poli, ed eletto a ricevere Carlo Vili 
re di Francia, che veniva a Roma, 
l'incontrò nel ducalo di Bracciano, 
e a nome del Papa, gli fece ])ropo- 
sizioni di pace. Morì nel i jo3 a Ro- 
ma di morte naturale, dopo imdici 
anni di Cardinalato, ed ebhe tom- 
ba nel \ aticano nella cappella di 
Calisto III. 

BORGIA Cesare, Cardinale. Ce- 
sare Borgia, appellato Duca f'alen- 
tino , nac(|ue a Roma da Rodrigo 
Cardinal Borgia assunto poi al Ponti- 
ficato col nome di Alessandro VI 
Fu creato Cardinal diacono di santa 
Maria Nuova nella seconda piomo- 
zione fatta a Roma , a' 2 1 agosto 
i4()3, dallo stesso Alessandro, il 
(piale già lo avea fatto arcivesco- 
vo di Valenza , ed amministrato- 
re della chiesa di Pamplona , alle 
cpiali nello stesso anno il Pontefice 
aggiunse la chiesa di Castrcs nellai 
Linguadoca, e, nel i4<)'', (piella di 
Periìignano. In qualilà di legalo fir 
compagno ed ostaggio al re Car- 
lo Vili, ma fuggito da Velletri, di- 
cesi di certo, che pervenuto a Ro- 
ma , uccidesse a tradimento il fra- 
tello Gio. Bolgia duca di Gaiidia , 
che stimava suo emulo. Fleurv de- 
scrive le circostanze più minute di 
questo tragico avvenimento . e dice 
che Cesare Borgia passasse per uno 
dei più tristi uomini di <piei tem- 
]ji. Khhe in seguilo la l(^i;,i7Ìone di 
Orvieto, e (piella a Ferdinando re 
di Napoli, a cui impose la corona 
reale, poi, nel i49<^> rinunziò spon- 
taneamente alla sacra por()ora, dopo 
un Insilo che la v^^sliva , e si unì 
a Lod(»vico XII, re di l'raneia, per 
eonipiislare il ducalo di iMilano. 
Quel monarca lo dichiarò duca del 
Valcnlinese, con annua pensione di 
4 



5o BOR 

ventimila lire, con parecchi uomini 
di arme , e col promcltergli i mi- 
gliori feiuli del ducalo , qualora a- 
vessc ottcnulo il milanese , e fece 
inoltre che si unisse in matrimonio 
a Carolina, figlia di Giovanni di Al- 
hret , re di Navari'a. La vita del 
Borgia fu un tessuto di favorevoli 
ed avverse vicende, ed una di que- 
ste ultime pose termine ai suoi gior- 
ni nel i5o7, o meno probabilmente, 
nel 1 5o5. Egli peri da un colpo di 
moschetto , quando valorosamente 
combatteva nell'esercito di Giovanni 
re di Navarra, sconosciuto, ovvero 
per un aguato , che gli tesero nela 
battaglia di Mondavia, diocesi di 
Pamplona. Ciò avvenne alcuni anni 
dacché avea preso possesso di quel- 
la chiesa. Lo scudiere del re di 
Navarra lo trasportò a Pamplona , 
ove fu seppellito, f^. Borgia Fami- 
glia. 

BORGLV Giovanni iuniore, Car- 
dinale. Giovanni Borgia, detto iu- 
niore, nipote del Pontefice Alessan- 
dro VI, nacque a Valenza. Alessan- 
dro, dopoché lo pi'omosse, nell'an- 
no 149"^ > ''^ vescovato di Melfi, e 
lo ebbe destinato nunzio al re di 
Napoli, lo creò Cardinal diacono as- 
sente di S. Maria in Vialata nella 
quinta promozione fatta a Roma a' 1 9 
febbraio 1496, col comando delle 
truppe, cui allestiva lo stesso Ponte- 
fice per combattere i francesi, e sos- 
tenere Ferdinando V re di Spagna. 
Ebbe da Cesare Borgia, nell' anno 
i499> l'I cessione della metropo- 
litana di Valenza ; quindi fu lega- 
to dell' Umbria , Bologna, Ravenna ; 
dappoi al re cristianissimo , al se- 
nato veneto, e ad altri principi. 
Inoltre venne arricchito delle mi- 
gliori prebende vacanti in quei tem- 
pi. Senonchè morì in Urbino, o, secon- 
do altri, in Fossorabrone, nel i5oo, 



BOR 
dopo quiitlio anni di Cardinalato, 
probabilmente avvelenato dal lialcl- 
lo Cesare Borgia, detto il duca Va- 
lentino. Ebbe tomba a Roma , in 
chiesa di S. INIaria del Popolo, o, 
come vogliono altri , nella basilica 
vaticana, senza veruna memoiia. 

BORGIA Pierluigi, Cardinale. 
Pierluigi Borgia, o Pierlodovico, 
fratello del Cardinal Giovanni Borgia 
seniore, arcivescovo di Monreale, e 
nipote del Pontefice da lato materno, 
nacque a Valenza , di cui venne 
eletto arcivescovo, essendo ancora 
fanciullo. Fu poi creato Cardinal 
diacono di Santa Maria in Vialata 
dallo zio Alessandro VI , nella 
settima promozione fatta li 16, ov- 
vero 20 marzo i5oo, e poi dichia- 
rato arciprete della basilica libe- 
riana , e abbate di s. Simpliciano 
di Milano. Fu ai conclavi di Pio 
III e Giulio II, sotto il Pontificato 
del quale passò a Napoli come in 
volontario esilio , senza parlare col 
Papa. Sparsa poi voce della morte 
di Giulio II , si apparecchiò per 
tornare a P«.oma , ma caduto da 
cavallo, morì nel 1 5 1 1 , ovvero 1 5 1 2, 
dopo undici anni di Cardinalato. Eb- 
be tomba in chiesa a s. Pier Cele- 
stino di quella città, senza alcuna 
funebre memoria. 

BORGIA Fit\NCESco , Cardinale. 
Francesco Borgia nacque in Savina 
di Valenza nel i44i- Era uomo di 
placida natura, di dolci ed amabili 
costumi , figlio del Cardinal Alfonso 
Borgia, poi Calisto III. Fu tesoriere 
e, nel \\^^, da Alessandro VI ven- 
ne eletto vescovo di Teano, non- 
ché arcivescovo di Cosenza, nel i499' 
Poscia, a' 28 settembre i5oo, Ales- 
sandro VI lo creò Cardinale di s. 
Cecilia, colla legazione della provin- 
cia di Campagna , e col possesso 
dcirauzidetla metropolitana, a titolo 



JiOK 
(li commenda, la ({iiale, ilo[)o tredici 
anni, rinunzii; ad un altro l'iancc- 
sco IjOii^ia suo collii mito. Iiitcìvca- 
iic ai conclavi di Pio IH e Giidio 
11, contro il (piale scrisse alcune let- 
tere dilette aH'auiijaseiatore del duca 
di Ferrara, che risiedeva presso l'ini- 
peratoie. Il Papa avendole lette, con- 
dannò il Cardinale Francesco alla c;u'- 
cere, donde poi lii liberato a mezzo del 
saero Collegio. Francesco fu uno di 
quei cinque Cardinali, che convoca- 
rono lo scismatico conciliabolo di 
I*isa, e vi citarono il Sommo Pontefice 
Giuliojilfjuale però con su|)remaauto- 
rità lo privò della dignità Cardinalizia. 
Senonchè' una morte improvvisa col[ù 
il lìorgia a Reggio, (juando era per 
passare a Pisa, nel 1 5 1 i , di set- 
limta anni di età ed undici di 
Cardiiialat(j , prima che gli fosse 
pei venuta la nuova della propria de- 
posizione. 

I50RGIA llonnico. Cardinale. Ro- 
drico Rojgia, o L(xlovico, da Valen- 
za nella Spagna, de' duchi di Gan- 
dia, pronipote di Alessandro VI, lia- 
lello uterino di s. Francesco ]}(jrgia, 
pcrch«!; nato da Francesca tli Ca- 
stro, seconda moglie di Giovanni 111 
duca di Gandia , giovanissimo fu 
creato Cardinal diacono assente di 
s. iNicolò in carcere da Paolo III, 
nella tei za promozione l'atta li a?, 
dicembre i /jiSG. Ma dopo sette mesi, 
nel i')37, mori nella Spagna, come 
apparisce dai monumenti vaticani. 

IjORCìIA Knp.ico, Cardinale. En- 
rico Rorgia tla Valenza nella Spa- 
gna, fratello di s. Francesco dello 
stesso nome, e del Cardinal Rodrico 
Rorgia, pronipote di Alessandro VI, 
ili vesc<.)V(j di Scpiillace, nel i jSf), 
e nel medesimo aniKi ebbe da Pao- 
lo III la dignità (Cardinalizia col ti- 
tolo presbiterale (Ur ss. i\'creo ed 
Achilleo; in resliluzioue del cap[)il- 



ROR 5( 

l(j Cardinali;:io, ch'egli avca ricevuto 
da Alessandr(j VI. Se non che, mentre 
andava a Roma per ricevere le insegne 
della novella dignità, percrudel mor- 
bo non conosciuto, in capo a dicci 
mesi di Cardinalato, morì a Viterbo 
nel i54o. Trasportato a Roma, eb- 
be .sepoltura nella basilica vaticana. 

RORGIA Gasi'are , Cardinale. 
Gaspare Borgia sortì i natali nella 
Sj)agna dai duchi di Gandia , nel 
1 ^89, secondo la piìi probabile o- 
pinione. Pronipote del glorioso san 
Francesco Borgia, era decano nella 
università complutcnse, ove venne 
laureato in teologia ; e, secondo il Rat- 
taglini, fu il primo, che tra' grandi di 
Spagna occupasse una cattedra co- 
me maestro e pubblico lettore. Ad 
istanza del re cattolico, fu fatto ca- 
nonico della metropolitana di Tole- 
do , e poi venne creato Cardinal 
prete di s. Susanna , nella quinta 
|)iomozione, fatta a Roma da Pao- 
lo V a' 1 7 agosto i6ii. Quindi 111 
promosso all'arcivescovato di Sivi- 
glia, ed ascritto alla congregazione 
del s. olllzio, e fatto viceré di Na- 
poli , nonch(ì ambasciatore del re 
cattolico jjiesso la Sanla Sede. Di- 
stribuiva ogni anno ai poveri , dei 
quali chiamavasi // padre, diecimi- 
la scudi di elemosina. Poco dopo 
essersi recato a prender possesso del 
la chiesa di Siviglia, venne trasferi- 
to a (|uella di Toledo. A mezzo del 
suo vicario generale, fece tenere un 
siuoilo diocesano, nel i(34') ^'^'' ^^' 
ce pubblicare a comodo del clero. 
Da ultimo, dopo essere intervenuto 
ai conclavi di Gregorio XV ed Ur- 
bano Vili, morì in Madrid nel 
i(i4'», di cinquantasei anni di età e 
Ircntaipiattro di Cardinalato, e fu 
sepolto in (piella meliopolilana. 

Racconta il Caiucllicii nel suo 
CuluiubVj ossia Diòòcr Unioni ìJjisIo- 



5?. BOR 

lari, p. TQj, che il Cardinal Gaspa- 
re Borgia sperava d'essere il terzo 
Papa di sua casa : e l' Amidenio 
nelle Vite. inss. de Cardinali, rac- 
coiila : Card. Zappata a/chat fru- 
stra Card. Gasparcin Borchia ino- 
rcs coniponere, et a natura recede- 
re , ut Pontiftcatum asscfpialur. 
Qaandoquidem a viullis amiis Spi- 
ri tus S. non spirct in Hispania, In- 
hebat niliilominus /idem adldbere 
inani, et fatuae praedictioni hoveni 
terlio niugituruni. Qitod assentatores 
interpretabantur, ut post Callisluni 
HI, et Jlexandrum VI, ipse ter- 
tius Pontifex renuntiarctur , et favu- 
li a Borgia j bovein in scuto fc- 
rens. 

BORGIA Francesco, Cardinale. 
Francesco Borgia, spagnuolo dei du- 
chi di Gandia, nacque nel 1659, e 
fu uomo di singolare, e straordina- 
ria pietà, e dottrina, per cui diven- 
ne arcidiacono di Calatrava , e ca- 
nonico nella metropolitana di To- 
ledo. Per la sua provata fedeltà si 
guadagnò la benevolenza di Carlo 
li, monarca delle Spagne, che lo 
ascrisse al consiglio di Aragona , e 
poi lo nominò alla chiesa di Colahor- 
ra. In appresso, ad istanza del me- 
desimo sovrano , fu da Innocenzo 
XII ascritto al sacro Collegio, nella 
terza promozione fatta a Roma li 
i4 novembre 1(599. jMorì santamen- 
te come visse, nel 1702, dopo qua- 
rantatre anni di età, e ventidue me- 
si di Cardinalato. 

BORGIA Carlo, Cardinale. Carlo 
Borgia, detto anche Centella, Pons 
e Leon, nacque nel i653 a Gandia, 
feudo di sua famiglia. Era fratello 
del Cardinale Francesco Borgia , e 
profittò molto negli studii nel col- 
legio di s. Idelfonso della università 
compi utense. In questa ebbe la lau- 
rea, dopo la quale fu eletto cano- 



B O R 
nico ed arcidiacono di Calatrava , 
nella metropolitana di Toledo. Morto 
Pietro di Portocarrero, di cui fun- 
geva le veci, nel 1706, Clemente XI 
lo elesse ad arcivescovo di Trebi- 
sonda, e quindi patriarca dell'Indie. 
Divenne inoltre cappellano maggiore, 
e limosiniere del re cattolico, nelle 
quali cariche diede prove di pietà, 
religione e zelo. Da ultimo, ad istanza 
di Filippo V, dal medesimo Ponte- 
fice fu creato Cardinal prete di s. 
Pudenziana, nella decimaquinta pro- 
mozione fatta a Roma li 3o set- 
tembre 1720. Poscia, passato in det- 
ta città per essere al conclave di 
Innocenzo XIII , tiovò già eletto il 
Pontefice. Alloi'a fece ritorno in Ispa- 
gna, ove visse sempre santamente fi- 
no al 1733, in cui morì nella villa 
reale di s. Idelfonso, contando anni 
ottanta di età, e tredici di Cardina- 
lato. Fu sepolto onorevolmente nel 
medesimo luogo. 

BORGIA Stefano, Cardinale. 
Stefano Borgia , nobile Veli terno , 
nacque a' 3 dicembre 1731. Nel 
1759, fu governatore di Benevento, 
quindi segretario delle indulgenze 
nel 1764, da]>poi di propaganda 
nel 1770 per dieciotto anni. Da ul- 
timo Pio VI, nella decimaottava sua 
promozione de'3o marzo i789,creol- 
lo Cardinal prete di s. Clemente ; 
quindi lo fece prefetto dell'indice, 
degli studii del collegio romano , e 
poi lo divenne della congregazione 
di propaganda. Morì a Lion di Fran- 
cia, quando accompagnava il Pon- 
tefice Pio VII a Parigi, a' 23 no- 
vembre 1804, di settantatre anni, 
meno nove giorni. E da notarsi, 
eh' egli fu battezzato nella basilica 
cattedrale di Velletri dedicata a s. 
Clemente Papa, già titolare della sua 
chiesa in Roma, e che nel dì della sua 
festa passò all' altra vita. 11 suo ca- 



BOR 

davcro fu e6po>.to , e restò scpollo 
nella ni(.'tro]»olif;iria di Lione. Venne 
compianto da tutti pel suo animo gran- 
de, esperienza negli alluri, dottrina, 
e profonda erudi/ione. Fu prolcllo- 
re della congregazione <le' cliierni 
regolari minori, de' nionaei biLsilinni, 
della Jiazione maronita, e di divelle 
città dello stato ecclesiastico. Il p. 
Paolino da s. Bartolomeo, carmeli- 
tiino scalzo, ne scrisse in ristretto la 
vita, come quegli, che era stretto con 
amicizia al Borgia ; ed il celebre 
Cancellieri in pochi momenti ne 
compilò un elogio , pubblicato più 
di ima volta dal Bodoni. Questo 
amplissimo Porporato fu autore di 
paracchic oj)ere , essendo le princi- 
pali : Memorie storiche di Hcncven- 
lo, tomi tre; Dotninii della Santa 
Sede nel regno delle due Sicilie j 
Difesa delle ragioni della Santa 
Sede sopra la sovranità di tal rea- 
me j De Cruce le li terna , eie. 

BOKGO m RoMv. Sebbene di 
questo si tratterà all'articolo Citta' 
LroMva, pure se ne dirà qui alcuna 
co.sa compendiosamente. Borgo pres- 
so gli antichi italiani era ima stra- 
da, o un aggregalo di più case sen- 
za ciicuito di mura. Davasi questo 
nome eziandio alle leire col recin- 
t<» <li esse, come il subii rhimn.ócì 
Lilini. // Borgo di Roma è la \1V 
regione, o rione della città, situala 
al di là del Tevere, in quella par- 
ie, che gli antichi romani non vol- 
lero abitare, per essere luogo basso 
e di cattiva aiia. ]\on così fecexo i 
cristiani, per essere vicini alla tom- 
ba del principe degli apostoli , ove 
il (|uinl() l'ontelìi'e s. Anacleto, crea- 
to l'anno lol, eresse la basilica va- 
ticana, che poi divenne il sontuoso 
tempio, che ora si ammira. Quindi è 
che i cristiani vi edilicarono abita- 
iioni ed edilìcii, ed il luogo li dna- 



BOR T: 

niò Borgo , e Borgo v. ritiro [tei 
la vicinanza della basilica. 

Divenuto così abitato questo Bor- 
go, il Papa s. Leone IV, per nobi- 
litarlo maggiormente, e per dilèn- 
dere la basilica vaticana da'sinflce- 
ni, verso l'anno 8jo, lo cinse di nui- 
ra e di torri, chiamando (piesUi re- 
gione dal suo nome. Città Leonina. 
V'aprì dintorno sei porte, e lece che 
gli servisse di rocca il vicino castel- 
lo di s. Angelo. Prescrisse inoltre 
quel Pontefice, che, in quanto alla 
giin isdizione ecclesiastica, fosse sog- 
getto al secondo Cardinal vescovo 
suburbicario delle ss. Raffina e Se- 
conda, o Selva Candida, luogo die- 
ci miglia distante da porta s. Pan- 
crazio, appunto perchè i limili del 
vescovato si estendevano a quel 
lato. Non solo questo vescovo avea 
giurisdizione su tutte le chiese di 
Borgo, che il Panciroli, nei Tesori 
nascosti di Roma, p. 1 58, fa ascen- 
dere a venticpiallrn , ma, come si 
ha dal Piazza Gerarchia Cardina- 
lizia, p. 6 I , la estendeva pienissima 
sui nionisleri di s. Stefano minore, 
e di s. Stefano maggiore , de' .santi 
Gio. e Paolo, di s. Martino, di s. 
Tecla, e sulla stessa basilica vatica- 
na, per conces.sione di Giovanni \l\ 
nel io3i, di A ittore 11, e di Gre- 
gorio IX. Dipoi questa giurisdizione 
fu data pel Borgo al Caidinal vica- 
rio di Roma , e per la basilica al 
Cardinal arciprete. Giulio III, nel 
i5)o, istituì un particolare gover- 
natore di Borgo, con autorità civi- 
le e criminale, carcere, alabardieri, 
bargello e giudici , i quali godeva- 
no le parli di palazzo ; ma la sua giu- 
risdizione in tempo di conclave, quan- 
do cclcbravasi al \ alleano, era devolu- 
ta al pr«'lato governatore di conclave. 
Spos.so i Pontefici conferirono la ca- 
rica di governatore di Borgo ai lo- 



54 BOll 

ro nipoti, come fecero (per non di- 
re di tutti) s. Pio V, Gregorio XIU, 
Sisto V, Paolo V ec, attesoché com- 
prendeva il palazzo Apostolico Vatica- 
no. Sisto V, nel i586, dichiarò il Kor- 
jToXIV Rione di Pioma, e gli conces- 
se la sua arma per insegna. Final- 
mente Papa Clemente IX, per le 
competenze del tribunale del goi>er- 
natore di Dors;o cogli altri tribuna- 
li, lo aboh insieme alla carica, nel 
1667, ed eccettuandone il tempo 
del conclave , in cui sarebbe dipen- 
dente dal governatore del conclave 
come prima , riunì la giurisdizione 
al prelato governatore di Roma , 
eh' era vice governatore di Borgo. 
Attualmente in sede vacante il go- 
vernatore del conclave non è più 
governatore di Boi'go, perchè il con- 
clave si celebra al quirinale. Fino a 
Clemente XII il governatore del con- 
clave era tnio del sacro Collegio, in- 
terveniva alle cappelle delle esequie 
novendiali del Pontefice defunto, e 
per distinzione sedeva alla testa del- 
la prelatura, e nella dispensa della 
cera aveva la torcia ; ma Clemente 
XII ne abolì l'uffizio, conferendo il 
governo del conclave e di Borgo al 
maggiordomo, prefetto de' sacri pa- 
lazzi Apostolici prò tempore. 

Benché s. Leone IV abbia posto 
a questa regione il nome di citlà 
Leonina, pure l'antico nome di Bor- 
go prevalse a segno, che i suoi abi- 
tatori chiamansi volgai'mente horglù- 
giani. Il Borgo comprende sei bor- 
ghi con altrettante strade , che dal 
ponte s. Angelo conducono al Vati- 
cano, cioè Borgo s. Spirito, Borgo 
vecchio. Borgo ?iiiOi'o, Borgo .?. an- 
gelo , Borgo pio , e Borgo Villorio. 
Il Borgo s. Spirito è cpiello, che 
conduce al famoso ospedale di tal 
nome: il Borgo vecchio è quello, che 
sbocca dalla parte della chiesa di s. 



BOR 

Lorenzo sulla piazza vaticana, e si 
chiamò vecchio quando Alessandro 
VI rifece quello vicino; il Borgo 
nuovo, eh' è il principale , è quello 
che dal detto ponte conduce sulla 
medesima, e da lungi vedesi la son- 
tuosa basilica. Chiamasi pure Borgo 
s. Pietro, e quando, nel i 499j Ales- 
sandro VI vi ordinò la strada, l'aveva 
chiamata Alessandrina. Il Borgo s. 
Angelo viene così appellato dalla 
chiesa di s. Angelo, che è sulla via 
detta anche Sistina, per essere sta- 
ta aperta da Sisto IV, nel i47^- 
Il Borgo Pio è quello la cui strada 
conduce al cortile di Belvedere, da 
Pio IV in gran parte edificato nel 
i56i, e denominato pure Borgo s. 
y^rtAifit, dalla chiesa, che poi, nel i58:?!, 
vi fabbricò la confraternita de' pala- 
frenieri. Finalmente il Borgo Vitto- 
rio è quello, che sbocca sul piazza- 
le dell'antica porta Castello, dalla 
parte di porta Angelica. 

Veggasi il libro, che tratta di s. 
Leone IV fondatore della citlà Leo- 
nina, la qual città e il Rione di Bor- 
go, Roma 1768; Andres, Codici 
delle biblioteche di Novara, e di Ver- 
celli, Parma 1802; Francesco Mon- 
temellino, Discorso sopra la forti- 
ficazione del Borgo di Roma, Ve- 
nezia i584; Theod. Amidenius, De 
pietate romana , Romae 1625 ; 
De giibernatore nrbis Lconinae , 
pag. 2?. 2. 11 celebre Gaetano Cen- 
ni, neW Accademia di Storia Eccle- 
siastica di Benedetto XIV trattò 
della città Leonina fabbricata in 
Roma da Leone IV Sommo Pon- 
tefice , di cui fa menzione il dia- 
rio di Roma num. 5280 del i'j5i. 
Paolo Sanquirico scrisse: Parere del- 
l'Aere di Borgo, Roma per Gio. 
Mascardi 1670, e Tommaso Maria 
Geloni, Ragionamento sull'aria del 
Vaticano, Roma per Casaletti 1780. 



]]OU 

O(i;iii(lo lini :il)|jiano incomincialo 
i [{(jiri.'iiii l'oiilc'lici ;i(l al)ilarc pres- 
so il lior^o e la basilici di s. l'ie- 
tio , e ((tiali sicno stali qni'lli , clic: 
j)rcfci*iroiio la rcsidcn/^ Valicana a 
quella del Quirinale, e viceversa, V. 
Palazzo Ahìstomco Vaticano. 

lUJIlGO s. Snpor.cRo {Bur^i s. 
iScpiihliiiy Citlà con residenza di un 
vescovo nella Toscana , sulla spon- 
da dei Tevere presso Arezzo, clic 
<la alcuni si vuole sia l'antica IJitur- 
i;ia clrusca, chiamala pure Bilcrna. 
\ì.\\\ un'antica rocca, che per Inn^o 
tempo ehhe il nome di l?orgo , a 
cui poi si aggiunse s. Sepolcro dalla 
seguente circostanza. Anticamente in 
questo luogo era vi una vasta selva 
sempre ricoperta di neve , onde In 
diianiata Nevia. I pellegrini Arcano 
«•d tgidio, reduci dal viaggio di Pa- 
lestina, ove visitato aveano il s. Se- 
polcro, nel secolo X, vi si fermaro- 
no per riposarsi. Addormentati vi- 
cino ad un fonte, in sogno credet- 
tero ricevere il divino comando ili 
dover erigere nel sito ima chiesa. 
Fabbricata pertanto un rozza cap- 
pella, vi depositarono le rcruiuie, che 
avevano raccolte dai luoghi santi, e 
presto divenne quel luogo un san- 
tuario, a cui continuamente concor- 
revano i popoli circostanti. Talmen- 
te si popolò collo abitazioni, le (piali 
si fabbricarono d'intorno, che in 
aggiunta al precedente Borgo for- 
niossi come una città, alla quale si 
diede il nome di s. Sepolcro , in 
memoria di quanto era avvenuto ai 
«lue pcllcgiiiii. 

I monaci eahnaldolcsi ((iiidaroiio 
colà un'abba/ia, ihe li\ rinomata, ed 
fbberoSl dominio della principal \x\v- 
U". del r.orgo. INIa gli abitanti, nel 
secolo \III, scossa la dipendenza dai 
monaci , e lacerati dalle llizioni. si 
c'oUcgaroiio cogli Aretini, <• •«urccs.si- 



r.oR ^-^ 

vamcnle ftu'ono signoreggiati da Uguc 
(ione della Fagiuola, dui Tarlali, dai 
vescovi d' Arezzo , uno dei quali 
(iiiido Petiamala, capo dei ghibel- 
lini (òrlilicandola la rese piii popo- 
lala. Dominata poscia da' Vi sconti , 
si ribcll(j a quello di città di Castello, 
per le tirannie di Tjiancadoro Giicl- 
fucci. In seguilo fu acquistala dai 
Malalcsla, che la fortificarono rego- 
larmente. Dalle loro durezze passò 
sollo il dominio de' Papi, e fu data 
in premio a Nicolò Forlebraccio, ge- 
nerale di s. Chiesa. Sid)ito rifior'i , 
né pi il ebbe a sofTrire (-he le mo- 
mentanee invasioni de' V itelli , dei 
fuorusciti contrarii a' Medici di Fi- 
renze, i quali poi si adoperarono a 
mantenervi la quiete, precipuamente 
nelle intestine guerre fra i Corazzi, 
ed i Bigi. Prosperoso era il suo sta- 
to allorquando Papa Eugenio IV 
diede in pegno Borgo s. Sepolcro 
alla repubblica fiorentina, sotto Cosi- 
mo I de' Medici, nel i44 '> pci' ven- 
ticinquemila zecchini d' oro. Passati 
ceiiloqiiarant'anni , Gregorio Xllf, 
nel i.)8i, la cedette definiti vamcnle 
a Firenze, come quella, che la posse- 
deva prima, che si desse alla Santa 
?>cde, ed a' suoi commissarii. 

Papa Leone X, l'anno 1 5 1 5, eresse 
la città in sede vescovile con set- 
tecento scudi di rendita, convertì 
r abbazia de' camaldolesi in vcsco- 
^ato , del monistcro formò l'episco- 
pio, e per primo vescovo creò l'ab- 
bate, che la governava , dicliiaiaii- 
dola sulTraganea della nicliopoli- 
lana di Firenze. La cattedrale, 
dedicata a s. Giovanni Evangelista, 
è maestosa con tre navale, decora- 
ta dai dipinti di Rallàellino. Si 
compone il suo capitolo di dodici 
canonici, tre de' ((uali sono dignila- 
rii , cio(j il prevosto, l'arcidiacono, 
e l'arciprete, e contiene inoltre al- 



56 COR 

Ire chiese, conventi, monistcri e se- 
minario. Nel XV secolo ebbe un 
Cardinale nella persona di Stefano 
da Borgo s. Sepolcro, generale dei 
servili, creato da Martino V. La 
città fu molto desolata dal terremo- 
to , principalmente in quello del 
i3o2, ed in quello accaduto nel de- 
clinar del secolo XVIII. Attualmen- 
te è capoluogo di vicariato , del 
granducato di Toscana. 

Il vescovo di Borgo s. Sepolcro 
è protettore , e presidente onorario 
dell' Accademia di scienze, lettere, 
ed arti della valle Toscana Tibe- 
rina , che ivi fiorisce , della quale, 
non che i[d\' Accademia Romana 
'Tiberina, essendo membro il com- 
pilatore del dizionario , si permette 
il seguente cenno. Per dire adun- 
que alcuna cosa di essa, è a saper- 
si, che Pietro Gherardi, gentiluomo 
di famiglia antichissima di Lorgo 
s. Sepolcro, illustre poeta, medico, 
e storico , lìon che mio degli scrit- 
tori della biblioteca vaticana^ men- 
tre n'era bibliotecario il Cardinal 
Sirleto, nel XVI secolo, fondò in 
questa sua patria un' Accademia det- 
ta degli Sbalzati. Avea per impre- 
sa due cavalli bianchi traenti un 
cocchio per un'erta via, col molto: 
■per ardua. Fu di molta utilità al- 
le scienze , e alle lettere, ma , ver- 
so il 1727, venne a mancare. Quin- 
di il cav. Francesco Gherardi Dra- 
gomanni, discendente di Pietro, sic- 
come caldo amatore e cultore delle 
scienze, non che possessore di mol- 
te dissertazioni, e scritti dell' Acca- 
demia degli Sbalzati, bramoso di 
accrescere la gloria patria, vinti mol- 
ti ostacoli, e procuratesi le necessa- 
rie cognizioni, nel i83o, la fece ri- 
vivere , animato dal eh. Zuccagni 
Orlandini, dotto autore dell' Atlan- 
te geogrci/ìco storico del granduca- 



COR 
to di Toscana, e colla cooperazione 
del pittore Chialli, dei canonici Lo- 
renzo, e Francesco Barciulli , pro- 
fessori di teologia, filosofia, e geo- 
metria, del canonico Valori, del cav. 
Muglioni , e di d. Salvo Salvi, la 
accademia con sovrana sanzione tu 
nuovamente eretta col suddetto ti- 
tolo per essere quella parte bagna- 
ta dal Tevere. Venne pure istituita 
una pubblica libreria, e, nel 1840, 
se ne pubblicarono gli statuti. L' in- 
cisore Fabris di Udine condusse 
i conii d' una medaglia , ad ogget- 
to di eternare 1' epoca della sua 
fondazione , di offrirla in attestalo 
di stima, e di darla in premio. La 
accademia ha due presidenti , uno 
dell'accademia, l'altro della censu- 
ra ; altrettanti secretarli , cioè uno 
delle corrispondenze, ch'è perpetuo, 
r altro degli atti. Si aduna mensile 
mente, e favorisce in modo partico- 
lare i giovani , che frequentano le 
scuole, e con premii d incoraggiamen- 
to, le manifatture , la coltura dei 
campi, e del bestiame. Tiene due 
solenni adunanze annuali, cinque or- 
dinarie , e molte straordinarie, ha 
quaranta soci ordinari residenti con 
altrettanti soprannumerari in soci o- 
norari , e in soci corrispondenti , e 
si vanta di accademici cospicui per 
dignità, ecclesiastica, e laicale. Cardi- 
nali , vescovi, prelati ec. , principi, 
nobili , primari magistrati , uomini 
celebri per letteratura , e professori 
di belle arti , come potrà vedersi 
dall'elenco, che darà il prelodato 
Dragomanni nell'opera interessantis- 
sima , che co' tipi del Bellotli va 
pubblicando in Arezzo, intitolata: 
Memorie per servire alla storia 
della valle Tiberina, con quella 
della città di Borgo s. Sepolcro del 
Goracci , che incomincia dall' anno 
c)33, ed arriva fino al iG36, segui- 



la dalla cronaca della stessa cillà, 
die vuoisi scritta dal JJcicordati, i; 
cIk; nana le vicende dalla sua fuu- 
dazione sino al i555, e gli annali 
della terra d'Ani^liiari del Taf^lie- 
sclii, i (jiiali da remoti teni[)i giun- 
gono sino al iCir*. 

150 UGO s. Do\Ni\o {Diirf^i s. 
Doinnini). Cillà con residenza di 
un vescovo nel ducato di Parma. 
L situata in riva al torrente Sti- 
rone, e riceve il nome da un santo 
diacono, clic nella pcrsecu/ionc di 
Massimiliano, vi pat\ il mai-tirio 
l'anno 3o4- f^- Gollredo lleusclie- 
nio, de s. Domnino diacono placeii- 
tin., lircvis nolitia,ìn tomo III Jì/aii 
Ijolland. pag. /["o; e Ireneo AliV», 
Storia di Parma, tomo I, ])ag. ()8 
i4*) i40- Chiamasi anche Fidentia 
Julia, perchè alcuni sostengono, che 
ne' suoi dintorni siano state scoperte 
le rovine di Julia Chrisopolis, o 
Fidentia. Appartenne come feudo 
alla casa Pallavicini, ed ora è ca[)0- 
luogo di distretto, in cui evvi Bius- 
setto, o lìussetto [Buxelum) presso 
il Po. Fu già marchesato della no- 
minata illustre famiglia, con mi pa- 
lazzo assai maguilico, nel quale, 
l'anno i543, si abboccò l'impera- 
tore Carlo V col l'ontefice Paolo 
111, Farnese, per trattare sulle in- 
vestiture di Pier Luigi Farnese, duca 
di Parma e Piaccnzii, e sulla guerra 
colla l'arancia, clic il Papa voleva 
impedire, insieme a' Cardinali di 
sua compagnia. 

15orgo s. Donnino è una cillà 
posta in bella e fertile pianura, cir- 
condata da solide mura, con bel 
palazzo «lucale, «• 111 onor.il i di 
seggio vcscovdi; dal Ponlt'lici; Cie- 
inenle Vili, a' i .>. lebbraio ilio i, che 
la sollomise immediatamente all.i San- 
ta .Sede, e le assegnò mille ciiupiccento 
Studi di rendita. 0»a pcvò è iliiuinni- 



la con duecento fiorini di tasse 
per la camera Apostolica. Venne 
da Paolo V resa snlhaganea alla 
metropoli di ^Bologna. Fra i migliori 
suoi edilicii contasi l'antica e mae- 
stosa caltetlrale, dedicala al martire 
s. Donnino, patrono della eiltìi. Il 
caj)ilolo è decorato di (jiiallro di- 
gnità , con arciprete , arcidiacono , 
teologo, e penitenziere, dodici ca- 
nonici, beneliciati, sacerdoti, e chie- 
rici , che rulficiano. Vi .sono inol- 
tre quattro parrocchie, un collegio, 
un seminario, un convento di reli- 
giosi, un ospizio per la mendicità, 
un ospedale, ed un monte di pietà. 
F. PAnM\. 

BORGOGNA, o 130URG0GNE 
( Burfjundia). Antica provincia di 
Francia , di cui Dijon era la ca[)i- 
tale, e già regno o ducato, fra il 
Rorbonese, il Nivernese, la Franca 
Contea, la Sciampagna, ed il Lio- 
nese. Presentemente essa comprende 
il maggior tratto del dijjartimento 
di Yonne, di cui è capoluogo Au- 
xerre, e per intero quei delia Co- 
sta d'Oio (che ha Dijon, o Digio- 
ne per capoluogo ), di Saona e 
Loira (che ha iMacon) e dell' Ain, 
ili cui Bourg è ca[»ilale. 

San Benigno mai lire è ricono- 
sciuto per apostolo della Borgogna, 
e vuoisi che fosse discepolo di san 
P(;liearpo di Smirne, liorilo ilop^ 
la metà del .secondo .secolo. Dicesi 
pertanto , che s. Benigno si recasse 
nelle (iallie a bandire il vangelo 
coi ss. Andochio e Tirso, balUv- 
zando pel primo in Animi, I au>lii 
pa<lre di s. Sinforiano. lu'iiigno le- 
ctissi a Langres, indi a J^igione, e 
di)vun(|ue le sue ])redicazioni pro- 
ibissero ubertose conversioni, elicali 
suggellò con glorioso martirio. Fu 
sepollo in Digione, ove |)al"i j)er la 
fede, e hi chiesa, i he ivi fu eretta ^ 



rìS li o R 

divenne poi la celebre badia della 
conj^re^azione di s. Marno. Anche 
s. Claudio arcivescovo di Besansone, 
morto nel 698, illustrò colle sue 
virtìi la parte orientale della Bor- 
gogna, denominata poi Franca Con- 
tea, ed in suo onore ed in quello di 
s. Andrea apostolo, patroni della Bor- 
gogna, il Cardinal Francesco Enri- 
co di Borgogna, l'anno 1662, gli e- 
resse in Roma una chiesa, che chia- 
masi s. Claudio dei Borgognoni , con 
ospizio e spedale pei suoi connazio- 
nali, f^. Piazza, Opere pie di Ro- 
ma, p. i3g. Sui confini di questa 
considerabile provincia , nel Ponti- 
ficato di Agapito II, circa l'anno 
q') T, fu celebrato un concilio sopra 
i beni ecclesiastici , nel quale fu 
scomunicato Isuardo come ingiusto 
possessore dell'abbazia di s. Sinfo- 
riano dell'Ordine benedettino, (ìjn- 
data da s. Papoul vescovo di IVIetz, 
nel VII secolo. Ma delle cose prin- 
cipali di Borgogna, e di tuttociò , 
che riguarda la religione, ed i Pon- 
tefici romani , si tratta all' articolo 
Francia. 

I più celebri fra i celti, gli edui 
ed i seguani abitarono questo pae- 
se, e precisamente quella parte fra 
la Saona, e la Loira, chiamata po- 
scia Borgogna , che da' romani era 
compresa nel primo Lionese, o set- 
tima provincia [prima Liigdanensis), 
e qualche parte appartenente alla 
sesta, ch'era la maxima sequano- 
rum. I Borgognoni ( Bnrgnnrliones), 
popolo bellicoso, di origine incerta, 
o vandalica, come vogliono Plinio, 
e Zozimo, erano una delle princi- 
pali tribìl de' vandali, e, come me- 
glio leggesi nel Compendio della 
Storia ecclesiastica, civile e lette- 
raria di Borgogna, nella decadenza 
dell'impero lomano, irruppero nel- 
l'Alemngna, si stabilirono lungo la 



BOR 

Vistola in Prussia, e, nell'anno 4'^7) 
passarono il Reno , entrarono nelle 
Gallie, e col loro re Gondaro s'im- 
padronirono del paese fra il Rodano 
e le Alpi. Quivi fondarono il regno 
di Borgogna al tempo di Onorio, 
verso l'anno 4^0; "^^^ dopo cinque 
de' loro re, colla sconfitta avvenuta 
nel 534, del re Gondomaro, o Go- 
domaro, cadde in potere de're fran- 
chi , che se lo divisero. Questo re 
era figlio, o fratello di s. Sigismon- 
do martire, che avea regnato sulla 
Borgogna dal 517 al 524- 

Clotario I, primo figlio di Clo- 
doveo , superstite de' suoi fratelli, 
riunì il regno di Borgogna a quel- 
lo di Francia; ma alla sua morte 
ritornò ad essere un regno partico- 
lare, e s. Gontrano, imo de' suoi 
figli , fu coronato re di Borgogna 
e di Orleans, nel 56 r. Egli si di- 
stinse nell'esercizio delle più belle; 
virtù , e soprattutto per la venera- 
zione a' vescovi , per aver fondato 
im copioso numero di magnifiche 
chiese, e sontuosi monisteri, e quan- 
do mori, nel 598, fu sepolto nella 
sua chiesa di s. Marcello a Chalons 
sulla Soana. I Carlovingi confusero 
poscia il regno colla monarchia fran- 
cese, e quando questa fu divisa fra 
i figli di Luigi /'/ Bttonn, Carlo // 
Calvo ebbe la parte dell' nntico 
regno Borgognone alla destra della 
Suana , conosciuta poi col nome di 
ducato di Borgogna, e Lotario eb- 
be il restante del regno. NelI'SrJi, 
due figli di quest'ulfimo ereditarono 
il regno di Borgogna. Lotai-io rice- 
vette la Borgogna Transjurana , 
detta anche Borgogna superiore, la 
Gallia cisalpina, la Borgogna Gin- 
rana, cioè la Svizzera, e la Franca 
Contea con qualche poi'zione del- 
l'.Msazia; e Carlo ebbe la Borgogna 
Clsj'urana , che comprendeva i paesi 



r. ( ) R 

liiicliiiisi dalla Soana , dalle Alpi, 
dal Mediterraneo e <lal Rodano. 
Questa Borgogna Cìsjurana cadde 
in potere di Carlo // Calvo, che 
ne aflldò il ducato , o govcmo a 
Rosone, il quale, neir879, si liice 
eleggere re del paese, dipoi cono- 
sciuto meglio sotto il nome di re- 
gno d'Arles, o di Provenza. La 
Transjurnna, toccala a Luigi // Ger- 
manico, gli fu tolta ben presto, e 
dall'anno 888 ebbe i suoi re par- 
ticolari. 

Nel loS-?, le due Borgogne riu- 
nironsi dall' imperatore Corrado li 
il Salico, ma la sua discendenza 
della casa di Svevia appena potè 
conseguire il titolo, e gli omaggi 
di re, giacché (juesti regni si estin- 
.sero nel secolo XIII. La esistenza 
del ducato di Borgogna contasi dal 
regno di Carlo // Calvo, dell' 863. 
Lude III, duca di Borgogna, fu 
eletto re di Francia, neir888. Va- 
rii duchi continuarono ad avere il 
governo della Borgogna sino all'an- 
no looi, in cui ritornò al re di 
Francia Roberto, che ne diede il 
titolo al suo secondogenito Enrico, 
il cpiale montando sul trono fran- 
cese, nel io39, , donò il ducato di 
Borgogna in appannaggio al suo 
fratello Roberto, che fu lo stipite 
del primo tralcio de' duchi di Bor- 
gogna della stirpe de' Capcti. 

Questo ramo sussistette per 3?.f) 
anni sotto elodici ducili, e si estin- 
se, nel i3Gi, alla morte di l'ilip- 
po I, onde venne ritmilo alla co- 
rona di Francia. Giovanni II ne 
investì Filippo l' Ardito, suo figliuo- 
lo , da cui ricevette principio il se- 
condo ramo de' duchi di Borgogna, 
che tanta parie ebbero allo stato 
de' regni di Carlo VI, e Carlo VII, 
co' (juali seguirono nel gl'anele scis- 
ma le parti degli antipapi Clemente 



COR 5r) 

VII e Benedetto XIII, noncliè col 
ic Luigi XF, per le rivalità colla 
casa d' Orleans, e per 1' impetuoso 
carattere di Giovanni Senza Paura, 
assassinato nel i4'9, al ponte di 
Montereau-faut-Yonne, e di Carlo 
il Tvmerario , nemico irreconcilia- 
bile di Luigi XI, ucciso a tradi- 
mento all'assedio di Nancy nel i477> 
il fjualc lasciò la sola figlia Maria, 
che prese a marito Massimiliano ani- 
duca di Austria. 

Dopo tal'epoca tutta intera la 
Borgogna fu incorporata da Luigi 
XI alla monarchia francese, portan- 
done per un tempo il titolo gli ar- 
ciduchi d'Auslria , e fu divisa nei 
baliaggi di Digione, ove si compren- 
devano il cos'i detto paese della mon- 
tagna ed il Dnnois , Auxerre col» 
y Auxerrois, il Cliarollaix, e V Àutn- 
nais, Chrdons, e Macon. Vi fu- 
rono inoltre aggiunti: i." il baliaggio 
della Bresse , acrpiistato da Enrico 
IV pel trattato del i6oi con Car- 
lo Emmanuele duca di Savoja, me- 
diante la cessione del marchesato di 
Saluzzo in Italia; i° il principato 
di Dombes, che distaccato per varie 
rivoluzioni dal reame di Borgogna, 
fu successivamente goduto dai signo- 
ri di Beaujeu collegati per afllnilà 
eolle case di Bresse , di Savoja , e 
di Beaujeu, e jiassò poi, per dona- 
zione fatta da Odoardo li re d' In- 
ghilterra, nel i4oo, alla famiglia 
Boinbon-Montpensier, ove restò sino 
alla morte di Anna Maria d'Or- 
leans, che ne fece presente al duca 
di Maine, figlio naturale di Luigi 
XIV; 3." il Bugey, che, oltre il pae- 
se proprio così nominato, compren- 
de il Valroincy, la Michaille, etl il 
territorio di Gex. 

Finalmente quest'antica provincia 
della l'raneia abbracciava sei vesco- 
vati, e iu, come si accennò, una del- 



6o 13 OR 

le prime proviucie gaulesi, che ab- 
biano abbracciato il cristianesimo, 
sotto l'impero di IMarc' Aurelio An- 
tonino, I Borgognoni divennero cat- 
tolici dopo il loro stabilimento in 
Francia nel li secolo, e Sozomeno 
pone la loro conversione verso l'an- 
no 3 17. JVon è vero, che cadessero 
neir eresia di Ario appena abbrac- 
ciato il cristianesimo , poiché non 
durarono nell'arianesimo, che per 
tutto il regno di G-ondebaldo loro 
terzo re, essendo stati zelanti catto- 
lici sino al termine del V secolo , 
come Io continuarono ad essere dipoi. 
Gli stati della provincia compo- 
nevansi di tre ordini, cioè del clero, 
della nobiltà , e del terzo stalo. I 
duchi di Borgogna del primo ramo 
si mostrarono coraggiosi , e gran 
guerrieri ; quelli del secondo diffu- 
sero di più lo splendore della loro 
potenza, e Filippo // Buono nella ce- 
lebrazione del suo matrimonio con 
Isabella di Portogallo, nel i43o, 
istituì il celebie .Ordine equestre del 
Toson d'oro. Nel i433, un decreto 
del concilio di Basilea diede a que- 
sto principe il primo luogo dopo i 
re, nominandolo primo duca della 
cristianità, ma poi quel concilio es- 
sendo divenuto conciliabolo. Papa 
JVicolò V assolvette dalle censure il 
duca, gli spedì un legato. Io pacifi- 
cò col re di Francia , confermando 
le costituzioni del ducato di Borgo- 
gna, fatte dal Cardinal legato di 
Estoutevillc ; e Pio II si collegò col 
medesimo duca Filippo, e colla re- 
pubblica veneta contro i turchi. Inol- 
tre i duchi di Borgogna erano i 
primi fìa gli antichi pari di Fran- 
cia , neir incoronazione dei re por- 
tavano la corona, e loro cingevano 
la spada. Il titolo di duca di Bor- 
gogna da molti re fu poscia confe- 
rito a' loio iigli ; e questa provincia 



BOR 

era una ilelle frontiere del regno 
prima della conquista della Fran(^» 
Contea, eseguita nel 1674- 

BORRELISTI. Eretici, che avea- 
no per capo Adamo Borrel zelan- 
dese. Costoro abbracciavano la mag- 
gior parte degli errori dei nienno- 
niti , conducevano vita molto au- 
stera, e dispensavano ai poveri molle 
elemosine. Per altro rigettavano l'uso 
dei sacramenti , le pubbliche pre- 
ghiere ed il culto. Si mostravano 
contrarli alle chiese, diceano che 
queste avevano degenerato dalla dot- 
trina degli apostoli, sostenevano che 
dottori falhbili coi loro commenti e 
colle loro massime hanno corrotto 
le verità contenute nella sacra Scrit- 
tura, che perciò leggevano senza al- 
cuna spiegazione degli uomini, e fi- 
nalmente rigettavano come opere 
umane tulli i catechismi delle chie- 
se, le liturgie e le confessioni di ^vAn. 

BORROMEI Vitaliano, Cardina- 
le. Vitaliano Borromei nacque a 
Milano da nobile famiglia a' 3 mar- 
zo 1720. Era nunzio a Vienna di 
Austria, quando Clemente XIII creol- 
lo Cardinal prete di s. Prassede , e 
legato della Romagna nel i7(3(). 
Quindi fu prefetto della congrega- 
zione dell' immunità, e membro di 
quelle del s. oftìzio, del concilio, di 
propaganda, dell' indulgenza e sacre 
reliquie^ delle acque, e fu deputato 
alla correzione de' libri orientali. Fu 
d'animo grande, pio, e di non vol- 
gare ingegno. Protettore delle lette- 
re e de' letterati, lo era anche del- 
l'Ordine de' cappuccini, delle convit- 
trici del Bambino Gesù , e di pa- 
recchie chiese, sodalizii e città. Morì 
a Roma a' 7 giugno 1793. 

BORROMEO (s.), Carlo, Cardi- 
naie. V. CArao (s.) Borromeo. 

BORROMEO Federico, Cardi- 
nale. Federico Borromeo sortì i na- 



r>OR 

tali (la pati'izia famif^Iia milanese, 
nei i5<J4- " l'clramcllaiio, ed il 
Sandcro lo a{t[)Lllaiio di angelici co- 
sluini , e vero imitatore delle viilìi 
del glorioso suo congiunto Carlo 
Borromeo, da cui ebbe l'abito clie- 
ricale, e la piima tonsura. Appiesa 
la filosofìa, e la matematica nell'uni- 
versità di Ijologna , fu ammesso il 
juimo lia tutti nel collegio di Pavia, 
fondato dallo stesso cugino s. Carlo. 
Aceo[)|)iava il IJorromeo alla illiba- 
tezza dei costumi, lo studio pii^i in- 
defèsso delle umane lettere e della 
»'loquenza , la cognizione profonda 
delle lingue orientali, della teolo- 
gia , del Pontifìcio diritto , clic in 
molte opere fece di pubblica ragio- 
ne. Laureato a Pavia, passò a Ro- 
ma, ove si elesse a confessore s. Fi- 
lippo Neii, da cui, per quanto po- 
teva, non mai si allontanava, ed al 
quale ebbe la consolazione di am- 
ministrare gli ultimi sacramenti. Die- 
de anche cpiatlromila scudi per 
la fabbrica della sontuosa chiesa di 
s. JMaria in Vallicella , ove a sue 
spese eresse l'aitar maggioje. Dopo- 
ché fu cameriere d' onore di Sisto 
V, a' i8 dicembre i587, fu ereato 
Cardinal diacono di s. Maria in Do- 
nniica, contando soltanto ventitre an- 
ni. Il Papa in pieno concistoro prote- 
stò averlo fregiato di tal dignità per 
soddisfare ai desideri! di lutto il 
mondo, poiché, quantunque il Bor- 
romeo fòsse giovane di anni, era 
però di tina consumata virtù. Dive- 
nuto Cartlinale, si applicò seriamen- 
te allo studio dei canoni , e delle 
leggi , e ])er ordine del Pontefice , 
presiedette con incredibile diiigcn/a 
alla correzione della sacra Scrittura, 
ed alla stampa dei concilii gieco-la- 
tini , che uscirono, nel 1627, tlalla 
stamperia della camera apostolica . 
Tutti i milanesi, che, nel giubileo 



BOR r.f 

1600, pervennero a Roma, tn^va- 
rono in casa del Borromeo vitto ed 
ospizio. Vedovata poi la chiesa «li 
Milano, Clemente Vili la conferì a 
lui, nel 1595, che accettolla miica- 
meiile per non contraddire al Pon- 
tefice. Condottosi a Milano , prese 
ogni sorta di provvidenze per ista- 
bilire e mantenere la riforma del 
clero, la osservanza esattissima dei sa- 
cri canoni, ed ogni maniera di buo- 
ne disci[)line, al quale scopo stabili 
un collegio di gio\ani, visitò la dio- 
cesi, celeljiò fiequenti sinodi , ed il 
settimo concilio milanese, e si pre- 
se cura speciale delle monache , 
e delle vedove ; rislaurò con ec- 
clesiastica magnificenza la chiesa di 
santa Malia di Pedona , e vi sta- 
bili una collegiata. Pietosissimo coi 
poveri , segnatamente in tempo di 
carestia e pestilenza , faceva girare 
facchini carichi di pane, vino, ed al- 
tri comeslibili , perchè da' .sacerdoti 
ne venisse fatta 1' opj)ortuna distri- 
buzione, dopo di averli istruiti nella 
religione. Egli stesso andava sovente 
agli .spedali per visitare gì' infermi , 
e provvedere ai loro bisogni, né la- 
sciava di annunziare al popolo le 
verità del vangelo, accompagnando 
sempre i detti coli' eseiiq)io delle 
pili specchiate virtù. Era divolissi- 
mo alla A ergine Santissima, e gran- 
de economo del tempo, per cui po- 
tè scrivere molle opere pubblicale 
dopo la sua morte, e delle (piali 
Oldoino tesse esatto catalogo nel suo 
Altitvo roinaiio. Basterebbe a ren- 
dere immortale il Borromeo la sola 
l)ibli()leca ambiosiana, cui fondò ed 
arri(chì «.li rarissimi volumi e ma- 
noscritti, con grande dispendio. A 
«[uesla aggiunse una stamperia per 
le lingue orientali, avendo chiamati 
dotti profés-sori delle lingue greca , 
ebrea , araba , persiana ed armena 



62 B () R 

(f^. Pietro Paolo Bosca, Dell'orìgine 
e dello slato della biblioteca ambro- 
siana ). Intcrvenue ai conclavi di 
Urb.nio VII, Gregorio XIV, Inno- 
cenzo IX, Clcmenlc Vili, Leone XI, 
Paolo V^, Gregorio XV ed Urbano 
VIII, e dopo aver esattamente adem- 
pito ai doveri impostigli dal suo 
ministero, mori in concetto di santi- 
tà, nel i53i , di sessantasette anni 
di età, e quarantaquattro di Cardi- 
nalato. Ebbe tomi)a nella sua me- 
tropolitana, innanzi l'aitar della Ma- 
donna detta dell' albero. La vita di 
lui fu scritta da Giuseppe Ri vola , 
impressa a Milano, nel iGj6, da Giu- 
seppe Ripamonti, e da Carlo Bo- 
sco pè. 

BORROMEO Giberto, Cardina- 
le. Giberto Borromeo, milanese dei 
conti di Arona , nacque nel 1 6 1 5, 
a' 28 settembre, ed era pionipote 
del sauto Cardinal Carlo dello stes- 
so nome. Emulatore della gloria 
de' suoi maggiori, terminò con feli- 
ce successo gli studii in patiia , e 
poscia condottosi a Ptoma , Urbano 
Vili lo elesse vicelegato della pro- 
vincia del patrimonio , e del terri- 
torio ferrarese; quindi commissario 
di ambedue quelle proviucie in tem- 
pi difficilissimi, ne' quali era prossi- 
ma la guerra. Innocenzo X lo as- 
segnò a ministro e consigliere al 
Cardinale Camillo Pamfili, suo nipo- 
te , nei gravi e delicati aifari , che 
avea per le mani : quindi lo elesse 
sccretario di consulta, nella t|ual ca- 

I rica soddisfece pienamente al Ponte- 
fice , che creollo Cardinal prete dei 

/ ss. Giovanni e Paolo, nella sesta 
promozione fatta a Roma li 19 feb- 
braio i652. In appresso lo ascrisse 
alle congregazioni del s. olfizio, del- 
l' immunità, ed altre , colla protet- 
toriu dei minori conventuali , e lo 
depulù supra la famosa causa di 



BOR 

Gianscnio, poiché lo riteneva a ma- 
raviglia dotto nelle lettere sacre e 
prolàne. Conseguita la legazione del- 
la Romagna, eolla sola fama del suo 
nome per ben tre anni tenne in 
dovere quei popoli a maniera, che 
non dovette condannar nessuno al- 
l'ultimo supplicio. Visitò quella pro- 
vincia da capo a fondo, e studiossi 
a tutto potere di scemare i pubbli- 
ci aggravii. Dopo d' essere interve- 
nuto ai conclavi di Alessandro \U, 
e dei due Clementi IX e X, mori 
a Nettuno, nel 1672, di cinquanta- 
sctte anni, e venti di Cardinala- 
to, e portato a Roma, ebbe tomba 
nella chiesa di s. Carlo dei milanesi. 
BORROMEO Federico, Cardi- 
nale. Federico Boiiomeo nacque a 
Milano, nel 1 6 1 6 , dalla nobile fa- 
miglia dei Borromei. Fino dai pri- 
mi anni univa allo studio delle let- 
tere quello della religione , e reca- 
tosi a Roma, Urbano Vili, dopo 
varii impieghi, lo deputò inquisitore 
a Malta, quindi nunzio agli svizzeri. 
Poscia, tornato a Roma, fu secrelario 
della congregazione della immunità 
ecclesiastica, ove i vescovi ammira- 
vano la costanza di lui nel difen- 
derla e sostenerla. Alessandro VII 
lo fece governatore di Roma, e Cle- 
mente IX , nunzio di Spagna , nel 
quale uflizio colla massima destrezza 
compose le controversie prossime ad 
iscoppiarc in guerra aperta, poiché 
procm'ò assai prudentemente, che il 
p. Nidardo gesuita, nelle mani di 
cui la regina reggente Maria d'Au- 
stria , madre e tutrice di Carlo II, 
avea riposte le redini del governo , 
venisse spedito ambasciatore di quel- 
la corte presso la Santa Sede. Ri- 
staurò a Madrid il palazzo del nun- 
zio, che minacciava ruina, e la chie- 
sa contigua, cui ridusse magnifica e 
decorosa, con grave dispendio. Cle- 



15 Oli 
iiM iittj \, assuiilo u[)[.'cna al l'oii- 
tilicalo , diiaiiiò a iLUiiia il Hor- 
ioiiico , e lo lece .scf^rclaiio di 
sialo, (j Cardinal prete di s. Agosti- 
no , nella prima promozione lat- 
ta a Uomu li ?,.>, dicembje 1G70, 
titolo, che, nel 1672, cangiò con 
quello di s. Agnese fuori delle mura. 
Scnoneliè un malavveduto cerusico 
avendogli sventuratamente in un sa- 
lasso tagliata l'arteria, lo lece mo- 
rire a Roma nel iGyS, di cinquan- 
taselte anni e venlisei mesi di Cardi- 
nalato. Questo degnissimo e magna- 
nimo l'orporato assegnò al cerusico 
slesso una pensione di cincjuanla 
scudi annui, [)crchè avesse di che 
vivere. 

iJORRO.MEO GiuERTo, Cardi- 
nalc. Giberto Borromeo nacque nel 
1G71, dall' inclita famiglia liorro- 
meo milanese dei conti di Arona. 
l'assiito a Iloma giovanissimo, con 
determinazione di darsi al servizio 
di s. Chiesii, Innocenzo XII lo ascris- 
se ai protonotarii apostolici, e, lode- 
volmente conq)iuli alcuni minori ca- 
richi nella curia romana, non andò 
molto che Clemente XI, il «piale 
assai lo slimava per le distinte sue 
prerogative , lo consacrò patriarca 
di Antiochia, e dichiarollo suo mae- 
stro di camera , nel gennaio dei 
1714, nonché vescovo di Novara. 
Quindi lo creò Cardinal prete di s. 
Alessio, nella duodecima promozione 
latta a Roma li i5 maggio del 
1717, e segnò il nome di lui alle 
congregazioni del concilio , dei ve- 
scovi e regolari, dei riti ed altre. 
Andato al governo della sua t:hie- 
sa, vi promosse con lutto lo studio 
la pietà, ed il buon costume, là- 
ccndo sé stesso specchio di tutte le 
■virtù. Favorì la elezione d'Innocen- 
zo, e Lencdetlo Xlll, e di Clemente 
Xll, e co.npì la sua carriera mortale 



lioR ^',^ 

Ut Ila (liUlla sua ehiesa, nel i " v^ «^'i 
sessantaiiove anni, e ventitré di Car- 
dinrdalo. RiptiSa la sua salma nella 
cappella di s. Carlo. Fece (|uesto 
chiarissimo Porporato una egregia 
collezione di libri, di cui, per la mas- 
sima p uie, <lonò alla biblioteca am- 
brosiana di Milano. 

BORSA UEL coRi'ORALE. Essa è 
formala di due cartoni uniti ed 
a[)erti da un lato : deve esser co- 
perta di un drappo eguale a quel- 
lo del paramento del sacerdole , e 
del coloie conveniente all' ullicio. 
IS' eli' interno dev'essere foderala di 
candida lela , ed al di sopra vi si 
deve segnare una croce. La sua 
grandezza è di circa mezzo cubito 
da ogni lato, e si ripone al di so- 
pra del calice , quando il saceidote 
s'avvia all'altare, avuto riguardo, 
che r apertura sempre guardi il ce- 
lebrante. Sembra che prima del 
concilio di Reims non fosse in uso, 
trovandosi prescritto , nel capo 5, 
che il corporale venga riposto nel 
libro messale. Dcssa venne istituita 
per un maggior rispetto a quel sa- 
cro lino, il <[uale altrimenti si avreb- 
be potuto perdere facilmente, op- 
})ure cadendo, lordarsi. Quella Bor- 
sa deve riporsi eziandio sull' aliare 
nella sposizione del ss. Sacramento, 
dovendosi riporre 1' ostensorio sopra 
il coiporale. In pari modo, allorché 
si anuninislra la Eucaristia, dev'es- 
sere porlala suU' altare, e poscia le- 
vata. Così se si accompagna il \ ia- 
tico agli infermi, un accolito la de- 
ve portare con riverenza, perchè è 
necessario, che vi sia il corporale sot- 
to alla pisside. 

BORSA l'Ei SACRI oLH. E quel- 
la , in cui si devono riporre i vasi 
contenenli l'olio bene<lelto, nel ca- 
so che si debba [lortarlo in cjualche 
luogo per l amminislra/ionc del bai- 



64 BOS 

tcsimo, o della estrema unzione. S. 
Carlo preseiisse, elie pegli olii del 
crisma e de' catecumeni , la Borsa 
fosse di di-appo di seta e del color 
bianco, e quella dell' olio degl' in- 
fermi, di seta del colore violetto. In- 
striict. siippellect. eccles. lib. IT. 

BOSA ( Bosanen. ). Città con l'c- 
sidenza vescovile in Sardegna. Essa 
è cinta da cattive mura, fondata 
dai marchesi IMalaspina, parte sopra 
pi mura insalubre , e parte sul de- 
clivio d'una collina, sulla cui som- 
mità vedesi l'antico castello di Ser- 
ravalle quasi rovinato. Posta nel- 
l'angolo boreale di uu golfo circo- 
scritto dal capo IMarargiu , e dal 
capo Mannu, è presso la foce di un 
piccolo fiume cui dà il proprio no- 
me, e che le serve di porto guada- 
bile da piccoli battelli , per la pe- 
sca del corallo. L'antica Bosa fu 
celebrata da Plinio e da Tolomeo. 
Essa è sede vescovile eretta nel 
secolo XII, prima sottoposta a To- 
rino , ed ora suffraganea dell' ar- 
civescovo di Sassari. La sna an- 
tica cattedrale, dedicata a san Pie- 
tro , si denomina anche di Nostra 
Signora delle Nevi , ed il capitolo 
componesi di un arciprete, di tredici 
canonici, e sei beneficiati. Ha se- 
minario, e tre conventi di dome- 
nicani, serviti e cappuccini. 

BOSCHETTI Paolo, Cardinale. 
Paolo Boschetti nacque a Modena, 
secondo alcuni, ed a Bologna, secon- 
do altri, nel secolo XI, da prosapia 
nobile ed antica. Egli per l'eminen- 
te sua dottrina s' acquistò straordi- 
nario credito, e consegui la dignità 
di primicerio nella cattedrale di Mo- 
dena. Dappoi pervenuto a Roma, 
piacque di maniera al Pontefice A- 
lessandro II, del 1061, pei pregi di- 
stinti, ond' era adorno, che ne fu 
cieato Cardinal diacono di san A- 



BOS 

driano. Mori poco dopo la sua e- 
lezione. 

BOSCHI GiovAXM Cario, Cut*- 
dinaie. Giancarlo Boschi, nobile di 
Faenza, sortì i natali a'g aprile 1715. 
Nel 1754 venne eletto segretario 
dei memoriali di Benedetto XIV; 
quindi maestro di camera di Cle- 
mente XIII, poscia dallo stesso Pon- 
tefice fu creato Cardinal prete nel 
1766. La morte lo colse a Roma, 
ai 6 settembre 1 788, quando era 
primo prete titolare di s. Lorenzo 
in Lucina, e penitenzier maggiore. 
Fa prefetto della congregazione de- 
putata alla correzione de' libri del- 
la chiesa orientale, e fece parte del- 
le più cospicue congregazioni Cardi- 
nalizie , come della s. inquisizione , 
di propaganda , ec. Inoltre ebbe la 
protettoria de' sacri luoghi di Terra 
santa , e di alcuni monisteri e pie 
istituzioni. Questo dotto e zelante 
Porporato venne sepolto nella det- 
ta chiesa titolare. 

BOSEIA. Sede vescovile nella 
provincia di Numidia in Africa, chia- 
mata pure Bosela. Si fa menzione 
di questo vescovato negli atti di s. 
Mammerio, e de' suoi compagni, ed 
è l'ammentato come una chiesa ve- 
scovile di Numidia presso il Tigi. 
Uno de' suoi vescovi, per nome Ila- 
rio , intervenne alla celebre confe- 
renza di Cartagine. 

BOSHAN Ereberto , Cardinale. 
Ereberto Boshan, detto anche Bos- 
senhan, inglese, trasse il nome dal 
luogo, ove nacque, nella contea di 
Sussex. Era d' ingegno acutissimo, 
dotto in ogni maniera di lettere, 
ed ebbe a maestro Lombardo Pia- 
centino , poi Cardinale. Quando 
visitava le più celebri accademie di 
Francia e d' Inghilterra, ove fu pub- 
blico lettore di filosofia e teologia, 
divenne secretario di s. Tommaso 



BOS 

cnntiiaricnse , del f|ii;ilc, nel t \^], 
o I i85, scrisse la \ila. Esili;ilu <lal 
w. d' liighilleria , Alcssandio III 
eliiamollu a lloma, e lo ascrisse al 
Siterò Collei^io con alili dicci soq- 
f^elli ili l'rascali, nel medesimo di- 
cembre 117S; riniiidi Lucio III lo 
pr<jiuosse all' arcivescovato di lieiic- 
vento. Sdisse il Uosliaii pnreccliic 
opere sulla divina Scritliira, che piìi 
non si le;,'qono , e morì dopo olio 
anni di Cardiiial;tto nel £ I^JG. 

liO.SMA, o LOSN.V (Uossena, 
o Bossina). l'ascialalo della Tiir- 
cliia Europea situato Ira la Sava , 
che lo separa dalla Schiavonia nel 
lato boreale, lìa la ramificazione 
meridionale de' monti dinarici, che la 
dividono ilalla Dahnazici, tra il Drin, 
jier cui disti iiguesi dalla Servia, ed 
il Verbi tza , limile della Croazia, 
che ne chiude il lato occidentale. 
Questa niontuosa rej^ione, che for- 
ma la più occidentale provincia del- 
l' impero ottomano , ricevette dal 
primario suo fiume la denominazio- 
ne di Bosna , o Bossina Bosna , o 
Bosnia-serai vi è la capitale , seb- 
bene il pascià abbia residenza a 
Trawnik. 

La Bosnia appartenne anticamen- 
te alla l'annonia inferiore (sotto il 
• piai nome era conosciuta), e in 
parte alla Mcsia superiore. Poscia 
fu provincia dell' lUirio , ed i re di 
<|uesta vi ])ieposcro un governatore 
ihiamalo B<iii, o Gran Jiipaii. JNel 
medi(j evo la Bosnia fece parte del 
reame d' Liif^heria, comprendendovi 
la Servia occidentale. Coli' aggiunta 
di vaiii contigui paesi formò final- 
mente il regno di Bosnia, e, nel 
i3j7, incominciò ad avere i suoi 
])artie(jlari inonarchi. Il Pontefice 
Jiugenio IV, l'anno 1 'j4'>, riecvetle 
nell' uni(jne della Chiesa llomana gli 
scismatici della Bosaia, per l'abiura 

\I)I. VI. 



BOS G? 

e condanna del manicheismo fatta 
dal re Stefano Tommaso, come ri- 
[)orta l'annalista Kinalili a detto an- 
no. Per ([uesto Eugenio IV lo le- 
gittimò ne' natali, e confermollo nel 
regno, a cui lo avca eletto. Il suo 
successore JN'icolò V, con lettere del 
K) giugno 14475 licevetle cpicsto 
regno sotto la tutela della Santa 
Sede, e con breve, ilnto nel giorno 
seguente, spetlì in Bosnia , e nelle 
regioni tlclla Croazia Tommaso ve- 
scovo fàiense , colla (pialilà di le- 
gato apostolico, per aver cura della 
Ciittolica fede, e della disciplina ec- 
clesiasfica. Dipoi, nel i449> secondo 
il Wadingo, lo stesso IS'icolòV man- 
dò a pnnlicare nella Bosnia Antonio 
minore francescano ; e, nel ijj''?) <^'Ji' 
bulla del primo luglio, confermò il 
trattato di pace, concluso fra Stefa- 
no Tommaso re di Bosnia, e Pie- 
tro Giorgio Tossolicli, magnate del- 
la Bosnia inferiore. 

La debolezza de' re bosniaci , e 
la crescente possanza de' monarchi 
ottomani , durante la sanguinosa 
guerra coli' Ungheria, fecero la Bo- 
snia tributaria ; ma il formidabile 
Maometto II, dopo di essersi impa- 
dronito dell'impero greco, e di cpiel- 
lo di Trebisonda, fece prigione lul- 
timo re Stefano V, ordinò che si 
scorticasse vivo, soggiogò interamen- 
te il regno , ed incorporandolo nel 
suo vasto impero, vi costituì un 
pascià a governarlo. -Appena tpieslo 
disastro venne in cognizione di Pio 
11, procurò di sollecitar la guerra 
contro i turchi, decretata nel con- 
gresso di INLmtova , ma nel punto, 
in cui stava per imbarcarsi in Anco- 
na, aJllne di porsi alla testa della cro- 
ciata, morì a'i4 agosto 1 J64. 

La regina Caterina dopo la bar- 
bara morte del re Tommaso Stefano 
suo consorte, e la jH-rdita dei suoi 
5 



GG BOS 

stali, si ritirò in Roma, ove fu pater- 
namente accolta , e generosamente 
soccorsa da Paolo II, che le asse- 
gnò cento scudi al mese, e da Si- 
sto IV. Grata e riconoscente la re- 
gina a tanta liberalità, prima di 
morire credette suo debito lasciare 
per testamento alla Santa Sede tut- 
te le ragioni , che avea sul regno 
di Bosnia ; per lo che introdotti due 
de' suoi famigliari in concistoro, pre- 
sentarono al Papa il testamento, la 
spada, e gli speroni, come segno del 
sovrano dominio. Sisto IV accettò 
la donazione , e la clausola testa- 
mentaria , cioè la condizione, che 
Caterina donava il reame alla Chie- 
sa Romana , qualora il suo figlio 
apostata non abiurasse il suo erro- 
re. Fatto partecipe il testamento 
ai Cardinali, ordinò al vice-cancel- 
liere, che in uno alla spada, ed agli 
speroni si conservasse gelosamente 
nel!' archivio apostolico : tanto scris- 
se al Cardinal Gonzaga di Manto- 
va , il Cardinal di Pavia, Epistola 
695, presente iu concistoro, come 
attesta il Volterrano, presso il Ri- 
naldi. Il tenore di questo testamen- 
to è riportato anche dal Leibnizio, 
per tacere di altri, Codex jiiris gen- 
tìum Diplom. p. 438. Questa regi- 
na, essendo morta in Roma, a' 25 
ottobre 1478, Sisto IV le fece ce- 
lebrare magnifici funerali, e seppel- 
lire nella chiesa d'Araceh. 

I bosniaci musulmani sono fana- 
tici , e di austeri costumi : la su- 
perstizione , e la stessa austerità di 
costumi caratterizzano i cristiani. 
Essi vengono chiamati raias. Sono 
sotto la giurisdizione d' \\n vescovo, 
cioè di quello di BosnìaSerai, ed 
hanno qualche chiesa, ed un [)icco- 
lo numero di conventi. I greci pu- 
re hanno una chiesa a Bosnia-Sc- 
rai, un vescovo e molti conventi 



BOS 

neir rierzegoviun. Gli ebrei vi godo- 
no molta libertà, ed i zingari par- 
te hanno domicilio fisso, e parte so- 
no erranti. Non hanno essi educa- 
zione religiosa , né sono frenali che 
da' castighi. Gli uomini esercitano 
de' mestieri , e le donne predicono 
l' avvenire. La Bosnia conta più di 
ottocento mila abitanti , de' quali 
la sola metà professa 1" islamismo. 
I Sommi Pontefici sono stati sem- 
pre solleciti , per mezzo della sa- 
cra congregazione di Propaganda , 
d'inviarvi missionari! apostolici. V. 
Ungheria, e Turchi. 

Tali missioni si dividono come 
in tre circondarli, in ognuno de'qua- 
li evvi un convento di francescani 
minori osservanti, che come il cen- 
tro da cui si diramano i missiona- 
ri! per le parrocchie a quel centro 
subordinate. I conventi sono Foinit- 
za , il cui circondario comprende 
trecento e sette villaggi divisi in se- 
dici parrocchie, e nelle quali sono 
da circa trenta mila cattolici ; Rresce- 
vo, che ha cento sessanlasette villaggi 
divisi in dieci parrocchie con circa 
venti mila cattolici ; e Sattisca , che 
ha sotto di sé cento sessanlanove 
villaggi divisi in quattordici parroc- 
chie con trentacinqiic mila e più 
cattolici. La missione è affidata ai 
detti religiosi , fra' quali imo è vi- 
cario apostolico con carattere epi- 
scopale. Questi risiede nel conven- 
to di Foinitza, come convento prin- 
cipale della provincia. 

In tutta la Bosnia non esistono 
altre chiese oltre quelle fabbricate 
negf indicati tre conventi, ed oltre 
due cappelle, una situata nella vil- 
letta delle Podmilazie, e laltra nel- 
la terra di Varres. Quindi accade 
in questa vasta missione, che nelle 
parrocchie i divini uffici! si celebri- 
no sopra altari porlalih innalzati 



li OS 

Sotto le tende, o in ;illii Inolili al- 
l' iipeila. 

I50SNIA, o P.0SNA-SI:RAI [Dox- 
nieii.). Città con residenza vescovile 
in Unglieiia. Cliiamasi anche l'osna- 
Sfiai, cioè Serraglio della Bosnia, 
nome tlie piese dal Serraglio, die 
vi fece costruire, do[)0 la metà del 
XV secolo, il conciuistatore della 
Bosnia, Maometto II. Essa è città 
capitale della JJosnia, posta in parte 
nella pianura bagnata dal JMigiiaska, 
e parte sul declivio di alcuni mon- 
ticelli. Difesa da un vasto castello 
fortificato, e fìanclieggiato da torri, 
vi si contano ottanta moschee, mol- 
te chiese greche e cattoliche, avendo 
in po(a distanza i rinomati bagni 
Sèraievsko. I tedeschi sotto l' impe- 
ratole Leopoldo I , nel 1 697 , sac- 
cheggiarono ed arsero questa città. 

Oltre la residenza dell' arcivesco- 
vo greco, ovvi un vescovo latino, il 
rpiale ha il titolo e la giinisdizione 
(Ielle chiese unite di Hosiiia e Sir- 
mio [Hosnini. et Syrniien.), che pe- 
rò risiede ordinariamente a Diakovar. 
Onesta sede vescovile appartenne 
alla provincia di Dardania , nella 
tliocesi di Servia, sotto la metropoli 
(li Scnpes , ma ora è sulFraganea 
( lei r arcivescovo di Colocz , come si 
ha dall' Orien.<! Clirist., t. Il, p. 32 1. 
(Jommanville dice, che questo vesco- 
vato fu eretto nel secolo XI , colla 
n"<i(l('ii/a del vescovo a Jaicza , o 
Diakovar. 

J)i(ikn\,<(iì\ |)iccola città della Schia- 
vonia, diveiHìc residenza del vescovo 
(li liosnia, dopo che la città di Bosnia 
pass?) sotto il dominio turco, ed il 
solo episcopio, e la cattedrale sono gli 
idilicii (legni di osservazione. La catte- 
drale è- dedicata a s. l'ietro apostolo, ed 
il suo capitolo si compone di cinque 
dignità, la maggior delle (piali ì' il 
prevosto con tre canonici, ed al- 



BOS G7 

tri sacerdoti per 1' ufficiatura. La 
chiesa parrocchiale è* sacra a tutti 
i santi; evvi il seminario, e la men- 
sa è tassata di fiorini trecento tren- 
ta tre e mezzo. Le predette diocesi 
sono composte dei comitati Seroclen- 
se, Sirmiense, e Biodense, e di tutto 
il dominio di Peter varadino, non- 
ché di parte di quello di Gradisca. 
BOSSUET JAf:(jpo Benigno, nac- 
(jue a Dyon nel 1627, di famiglia no- 
bile ed antica. Venutagli alle mani 
nella sua giovinezza una Bibbia la- 
tina, fece in lui un'impressione si 
viva, che non sapea mai dimenticar- 
la per tutta la vita. Di quindici an- 
ni, nel 164.2, fu mandato a Parigi, 
dove entrato nel collegio di Navar- 
ra, unì agli studii scolastici un par- 
ticolare studio dei capolavori del- 
l'antichità, ed in ispecie delle sacre 
lettere. Nell'età di venti anni fu 
ammesso alla corporazione del col- 
legio di Navarra innanzi di soste- 
nere il finale consueto sperimento, 
al quale supplì nell'anno 1648, de- 
dicand(j al principe di Condii il 
suo discorso. Argomento di questo 
era il confronto tra la gloria del 
tempo, e ([uella dell eternità. Condè 
entrava nella sala a mezzo il discor- 
so medesimo, e ne fu sì tocco, che 
sin d'allora accordò a Bossuet la in- 
tera sua amicizia. La sua scienza 
rassodata dalla sempre più assidua 
lettura della Bibbia e dei padri, cre- 
sceva rapidamente. S. Agostino, nel 
(piale egli vedeva lanima e la scien- 
za tutta della religione, era la som- 
ma sua delizia. Finalmente ricevet- 
te la laurea dottorale di Sorbona, 
nel !()')?., dopo di che si ritrasse a 
I\Ict/,(nl ivi f\i latto canonico, e quin- 
di fu aicidiacono e deauio. Più che 
mai inteso agli studii divini, andava 
apparecchiandosi ad annunziare la 
parola di Dio. iNV- tardarono ad ol- 



GS BOS 

(éiirglisl occasioni. 11 vescovo di Metz 
ndopcrollo a confidare il calccliisnio 
del [)i(}I('stfinli* Paolo Ferry, e f|iiel- 
ia confulazione coniinciù ad inspira- 
le ne' prol(>slanli la piìi alla stima 
tii Ini, l'Ile era [ler divenire il più 
polente tia i loro avversaiii. Il gri- 
do di rpiel libro lece immaginare 
<lalla regina madre una missione 
pi'r la diocesi di Metz, che da Cos- 
Miet tioveva essere diretta . Le 
lic(jiienti sue gite a Parigi porgen- 
dogli modo di predicare in rpielia ca- 
pitale, l'elidevano sempre più chiara 
la sua fama. IMoIte però ileilesué pre- 
diche sono perdute per noi, dac( he 
.solca egli meditarle prima di salire 
in pergamo, e dopo avere steso il 
doli rinaie, solo si abbandonava al- 
1 ispirazione del momento. Ebbe frat- 
tanto la gloria di condurre nel grem- 
bo della CJiie.sa il maresciallo di 
Tnrenna, nella quale occasione com- 
pose il celebre libro óeW esposizione 
iìtUa cìollrìna cattolica. Più avven- 
ti ha predicato al cospelto della cor- 
te, ed assai si adoperò per indurre 
le religiose di Porto-Picale a sotto- 
scrivere il formulario intorno le pro- 
posizioni di Gianseuio. Jl re pei" tan- 
te benemerenze lo nominò vescovo di 
Condoni nel i 66c), e dopo due me- 
si Bossuet recitò l' orazione fùnebre 
della regina d'Inghilterra. Dopoché fu 
vescovo sah per altro più di ra- 
tio il pergamo, e fece sei orazioni 
funebri, il più bel monumento del- 
la sua poderosa eloquenza. Divenu- 
to, nel 1670, precettore del dellhio, 
rinunziò al vescovato, stimando di 
non doverlo ritenere senza residen- 
za. Per 1 educazione di lui compose 
l'immortale Z)wcor.yo sulla storia imi- 
versale, ed un'altra opera intitolata: 
la politica della Scrittura. 

Il trattato della conoscenza di 
sì' staso , opera di profonda mcla- 



BOS 

fìsica .secondo la scuola di Cartesio, 
e frutto delle abituali letture di 
Platone e di Aristotele, era pure de- 
stinato all' educazione del deldno. 
Dopo quell'educazione fu nominat<j 
al vescovato di INIcaux, nel 1 (38 1 . 
Dedicato unicamcnle al vantaggio 
della sua greggia, predicava solo per 
la salute di es.sa , faceva istruzio- 
ni pastorali , catechismi , pie rac- 
comandazioni ; a quesla semplicità 
riduceva l'eloquenza, che nella ma- 
nifestazione più elevata del pensie- 
ro avea tuonato sui pergami più 
celebri della Francia. Due opere 
ad un tal hne furono da lui com- 
poste per la istruzione delle religio- 
se di un convento di Meaux, cioè le 
meditazioni sul vanitelo e le eleva- 
zioni sui misteri. Nel 168?., a dilu- 
cidare alcimc dispule, che il re a- 
veva col Pontefice sul diritto di re- 
galia, furono raccolti in vuiassemblea 
i vescovi di Francia, e Bossuet, che 
n'era l'anima, l'aprì con un discor- 
so, nel quale troppo apparisce la 
perplessità di un carattere, che de- 
voto ad amile le potenze non sa 
combattere luna a nome dell'altra. 
Bossuet fu quegli, che slese le quat- 
tro proposizioni rimaste .sempre una 
legge dello stato, e delle quali il 
Papa si mostrò cosi irritato, che le 
fece abbruciare. Sebbene avesse Bo.s- 
suet preparata una difesa , pure re- 
stò imperfetta, né fu pubblicata che 
dopo la sua morte. La conversio- 
ne dei protestanti era la sua occu- 
pazione principale. // trattato della 
comunione sotto due specie , la sto- 
rpia delle variazioni, il commen- 
to sull' apocalisse , furono opere , 
ch'ei pubblicò a questo fine insieme 
ad un lungo carteggio da lui avu- 
to con celebri protestanti. ÌNIa un 
nuovo combattimento dovea impie- 
gare ed inasprire le vecchie forze 



BOS 
di IJossucl. La (livu/.i()ii<: mistica e 
j).iss>ioii:ilii (Iella clama Giiyoii avca- 
iio funnala mia viva sinijialia in 
mullc ])ersonc riislinle cUila Fran- 
cia, alla lesta dello (juali vuol esser 
posto Fciiclou. Bossuel fu incaricalo 
(li esaminare gli scritti e le opinio- 
ni della Giiyon. Fenelon li soslcnne 
dimostrando contenere la stessa dot- 
ti'ina pi'ol(;ssatu da tutti i mistici 
approvati dalla Cliiesa. Nuovi acci- 
denti inasprirono gli animi ; i dillè- 
rcnti caratteri dei due sommi ve- 
scovi alterarono l'antica loro scam- 
liievole amicizia; Fenelon pubblicò 
le sue inassiinv dei natili direlte a 
sostenere il (jiiietismo; 15ossuct oppo- 
se altri scritti intesi a perseguitarlo. 
I.a vittoria fu di IJossuet. 11 libro di 
l'enelon fu condannato dal l\jnte(ice; 
ma la moderazione di rpicl V(!scovo 
a |)0co a [>oco aveva vinti gli ani- 
mi a misura, clic IJossuet perdeva, 
per la naluiale sua durezza, il fa- 
vore tiel pubblico. JNondimeno altri 
lavori occupanjno allora il vescovo 
(Il JMeaux.. F(;ce n\\ trattato contro 
il teatro, scrisse contro lliccartlo Si- 
mone, autore della v/o/vVf critica cLl- 
i amico Icslanicnlo, contro Dupin 
ed alcuni altri, i rpiali avcano cre- 
dulo di rinveiiiie nella Ciiina e ncl- 
lOrieiile alcune tracce, non inter- 
rotte dal diluvio in poi, del cullo 
del vero Dio. INla giunto era Bos- 
suel presso al setlaiilesimo sesto an- 
no deiretii, e sebbene un'anima vi- 
va ancora ed ardente fosse in lui, 
pure dai dolori della pietra fu con- 
d()lt(j al sepolcro a J'arigi ai i ■>, 
.ijnile deiraiimi •'"o'j. Il suo eorj)o 
venne li-isfii ilo nella cattedrale di 
Meaiix. 

BOSOLO (s.), romito, clic fiori- 
va sul declinare del secdlo sesto, e 
al principio del settimo, e (li>ccndc- 
va da una lannglia del Limosino, 



lì OS 



Ho 



r.ìgguardevole per la sua iKjlulta e 
I iccliezza , fili;) da' [)riini anni co- 
nobbe la vanità dei beni tcmi)orali, 
e sentissi iiiliammati) dal desiderio 
di consecrarsi a Dio. Recatosi a 
Beims per visitare il sepolcro di s. 
Bemigio, si nK-rilò la stima d;l ve- 
scovo di ipiella cillà, che gli pro- 
mise Il sua assistenza e protezione. 
Bosolo iin[)lor(> di essere ascritU» tra 
i religiosi del monistero di \er/y, 
e ne ottenne l'abilo: ma dopo «pial- 
clie lem|)o lilirossi in u\ì descrlu 
per attendere [»iìi di propositcj al- 
l' acquisto dell'evangelica luMlezioue. 
Quaranta aiìui ei visse nella solitu- 
dine, ove trionfò di sé- stesso e del 
demonio colle preghiere, col digiu- 
no e colla mortificazione. La sua 
morte gloriosa avvenne nel giorno 
?.6 novembre dell'anno (v>o circa. 
Fu sepolto nella cap[)ella del suo 
romitaggio. 

BOSU.NE, Cardinale . Bosonc 
trasse origine dalla regia pros;ipia 
dei Bosoni Regoli di Arles, e fu crea- 
to diacono Cardinale di s. Angelo 
da Lucio IH, nel i i83. Urbano III 
lo ascrisse nell'ordine dei [ireti, i( . 
titolo di s. Anastasia. 

BOSONE, Cardiiialr diacono. Ilo- 
sonc, Cardinale di l'astpiale li, fioriva 
nel secolo Xll. 11 detto Pontelico lo 
deputc) a giudice in una causa spe- 
ciale, di cui s' ignora il .soggetto. 

BO.SPORA, attualmente Fc^po- 
ra. Città vescovile nella cosla o- 
rienlale d(!l Cbersoneso, ove le ac pie 
delle paludi IMeotitli si gettano nel 
Ponto Eusino. Secondo le aniiclic 
memorie ecclesiasticlie {\\, sino dal 
secolo I\, arcivescovato sullo la giu- 
risdi/ione della provini :ia ineliopoli- 
taii i di Scizia, dipendenle dal pa- 
Iriarralo di C'.oslaulinopoli 

BOSQliA'i'O lii:nN\iu>o, i\tr, li- 
liali-. Bernal do bosquato nacque di 



70 BOS 

nobile prosapia nella città di Cahois. 
Era dotto in ambe le leggi, canonico, 
e cantore di Bordeaux, cappellano 
di Urbano V, quindi uditore di 
Rota. Nel 1 365 fu arcivescovo di 
Napoli, e nella terza promozione 
fatta dallo stesso Urbano in Monte- 
iiascone a' 22 settembre i368, fu 
creato Cardinal prete assente dei ss. 
Apostoli. Nei tre anni , nei quali 
resse quella metropoli , fu consacra- 
ta la chiesa di s. Martino dei cer- 
tosini , nella qual circostanza egli 
accordò indulgenza di un anno a 
quelli, che furono presenti, e di 
quaianta a chi la visitasse nel gior- 
no anniversario della sua dedicazio- 
ne. Quando poi fu Cardinale, la ri- 
nimziò nelle mani del Pontefice, cui 
-seguì nel viaggio in Italia, e fu fra 
j quattro Cardinali deputati a rice- 
vere la professione di fede di Gio- 
vanni Paleologo, imperatore di Orien- 
te, nella chiesa di santo Spirito di 
Roma nel i36g. Tornato in Avi- 
gnone, contribuì alla esaltazione di 
Gregorio XI, e morì nel 1371 do- 
po tre anni di Cardinalato. Scrisse 
un hbro diviso in questioni, intito- 
lato: consigli della ruota. 

BOSTON ( Bostonicn. ). Città con 
residenza di un vescovo negli Stati 
Uniti di America. E capitale dello 
stato di Massachusets, e capoluo- 
go della contea di Su (folk, delizio- 
samente situata nel fondo della baia 
di Massachusets sopra una penisola, 
per cui prima chiamavasi Schaw- 
mut. Coperta di molle colline , ha 
im porto, eh' è uno de' migliori de- 
gli Stati-Uniti, e che viene formato 
dalla punta Alderton. Fu fondata 
questa città nel i63i, dagli abitan- 
ti coloni inglesi di Charlestown, che 
la chiamarono Trimountain, o Tre- 
moun, a cagione delle sue tre colline. 
Cambiò poscia il nome in quello di 



BOS 

Boston postole dagli einigiati origina- 
ri dell'altra Boston, in onore di M. Col- 
lon ministro anglicano di Boston iu 
Inghilterra, perchè fu il primo mini- 
stro della prima chiesa stabilita iu 
questa città. Ventinove sono le sn(> 
chiese, cioè undici pei presbiteriani, 
cinque pegli episcopali, altrettante 
pegli anabattisti, due pe' metodisti , 
tre pegli universalisti , oltre quelle 
de' quaqueri, de' marinai, della njio- 
va Gerusalemme, e de' cattolici. Il 
primo giornale, pubblic;>lo nell' A- 
merica settentrionale , comparve a 
Boston a' 24 aprile 1704,00! titolo: 
Boston-Lews-Letter. Molto soffrì la 
città nel terremoto del 1727, e per 
molti incendii , principalmente per 
quello del 1794, e del i8i8. Sarà 
Boston sempre memorabile, perchè 
vi ebbe origine la rivoluzione, che 
generò, e produsse la indipendenza 
delle colonie di America Unita. 
Invano gì' inglesi tentarono di sot- 
tomettere questa città, che dal ce- 
lebre Wassington, a' 1 7 marzo i 776, 
furono obbligati ad abliandonarla , 
e a ritirarsi. Questa città comu- 
nica con Charlestown per mezzo tli 
un lunghissimo ponte. Fra le piaz- 
ze pubbliche si distingue quella di 
Beniamino Franklin per un monu- 
mento onorevole, ivi eretto da'suoi 
concittadini , con eleganti edifizii 
d' intorno. 

Ne' primordii di questo secolo , 
Pio VII istituì in Boston un ve- 
scovato , dichiarandolo suffiaganeo 
di Baltinora, la cui cattedrale è de- 
dicata alla santissima Croce. Vi sono 
il seminario ed alcuni pii istituti, co- 
me le Orsoline , e le suore della 
Carità. Nella diocesi si contano piìi 
di venti chiese, e piìi di sedici mila 
cattolici. Tale è il progresso, che vi 
fa il cattolicismo, sotto le zelanti 
sollecitudini, ed apostoliche fatiche del 



BOS 

vi:s<;(no e (lei missionarii, che men- 
ile per lo iiin;in/.i un prete (^ttolieo 
non poteva sotto ligonjse pene por- 
re il piede nello stiito, e l' immagi- 
ne del Hapa e quella del demonio 
erano con deiisoria processione por- 
tate per le strade di JJoston, nel 
iH'ij, un mercante ragj^uardevole 
delia città orilinò la costruzione di 
una magnilica nave, denominando- 
la il Sommo Pontefice, e volle che 
la prora fosse decorata del busto 
marmoreo del regnante Gregoi-io 
XVI. 

BOSTRO { Bostrm, Bosra , o 
Bostra). Arcivescovato in pai-tihus 
nella Turchia Asiatica di Siria. Im- 
mense rovine attestano la estensio- 
ne , e lo splendore goduto antica- 
mente da (juesta primaria città di 
Arabia, anzi una delle sue metro- 
poli. Dai l'e di Siria, nell' incomin- 
ciare del secondo secolo, sotto Tra- 
jano, passò in potere de' romani, e 
• jiii'st' iinperatoi'e la ornò con parec- 
tln edilìcii. Compresa nella provin- 
cia di Arabia, divenne una città 
nuova, e chiamossi Trajaiia. Setti- 
mio Severo, ne'primordii del terzo 
secolo , vi fece tante aggiunte , che 
fu riguardato come il suo lòndato- 
re , al paro degli augusti suoi suc- 
cessori , che la elevarono al grado 
di metropoli. Neil' impero di Ales- 
^andro Severo vi fu stabilita una 
colonia romana, onde prese il no- 
me di Alessandrina, per gratitudi- 
ne al .suo novello benefattore. Dicesi 
patria di quel l'ilippo, il (juale, nel 
i\\, successe a (iordiano, e, secondo 
alluni, la léce chiamare Fili[)popoli. 
Vient; inolile asserito, che fu poi 
anelli; conosciuta col nome di Bus- 
strct, o Bnsscirlh. 

Commanville dice, che fu eretta 
in sedi; episcopale nel IV secolo, e 
nel V in ineliopojitana , con molli 



TI O T 71 

sufìiaganei. Il prim<j de suoi ve- 
scovi fu Timoteo, uno de' primi sette 
diaconi. Il Leiiglet coli' autorità di 
Labbi' tcuno I, e di Ardiiiii, riporta 
che nell'anno '.i^^* '•» J'itadi l/ia, o 
Bostra nell' Arabia venne celebrato 
un concilio contro gli eirori di 
berillo vescovo della stessa Bostra. 
Nel .3q4 1^1 adunato un concilio in 
Costantinopoli, sulle dilferenze di 
due vescovi, che concorrevano al 
vescovato di Bostra. 

Fu eretta metropoli ecclesiastica 
di quella parte, che conservò il no- 
me di Arabia, ed ebbe titolo arci- 
vescovile sotto i patriarchi d Antio- 
chia, e poi sotto quello di Gerusa- 
lemme. L' imperatore Giustiniano I 
col consenso e beneplacito di Papa 
Vigilio, creato nel 54o, la separò 
dalla diocesi d'Oriente per unirla 
alla Palestina. Si pretende , che 
Maometto incontrasse in questa città 
il monaco Nestoriano , il quale gli 
diede tutte le istruzioni, che gli .ser- 
virono di base per la sua religione, 
e per comporre l'Alcorano. Dopo 
la sua morte, Bostra fu saccheggiata 
da Abou-Bekre. 

I sulfraganei in partibus di Bostra 
sono; Adra, Clionat, Costanza, Cri- 
sopoli ^ Dibona, Dionisia , Draso , 
Espona, Cerasa, Etalonia^ FUa- 
dclfia, Pentaconiia , Adrato ed A' 
%'aro, 

BOTOLFO (s.), inglese di nasci- 
ta, fiori nel principio del secolo setti- 
mo. In quel tempo pochi erano i 
cristiani in quel paese, e poche per 
conseguenza le scuole ove si adde- 
strasse la gioventìi alle praliclic vir- 
tuose. Il desiderio, che Bololfo nu- 
triva di essere informato nelle scien- 
ze, e soprattutto nella pietà, lo in- 
dusse ad abbaiidoii.ne la patria, per 
recarsi nell.i ('.alli.i belgica. Suo fra- 
tello s. Adoho lo seguì in questo 



72 BOX 

Tiaggio, ed imitollo nell'amore alle 
cose celesti, e nello sliulio di perve- 
nire alla perfezione, evangelica. Do- 
po essersi instruito nella scienza dei 
santi, Botolfo ritornò in Inghilterra, 
e presentatosi al re Etelredo, ne lo 
pregò che gli concedesse un tratto 
di terra abbandonata, affine di fon- 
dare un monistero. 11 deserto d' I- 
kanho gli venne conceduto a que- 
sto fine , ed egli vi fondò un' ab- 
bazia, che ben presto divenne scuo- 
la di perfezione. Dopo avere per 
più anni sostenuto Tuiìlzio di abba- 
te, terminò di vivere nel 65S, com- 
pianto da tutti i snoi figli spiritua- 
li , che in lui perdevano un padre 
amoroso ed un maestro di ogni 
sorta di virtù. Gl'inglesi lo hanno 
in grande venerazione, e quattro 
parrocchie in Londra, e molte altre 
chiese portano il suo nome. La sua 
festa è segnata nel giorno 1 7 giugno. 
BOTiuV {Botren o Botrys). Ve- 
scovato in partibus, città della pri- 
jna Fenicia, nella diocesi d'Antiochia, 
sotto ia metropoli di Tiro, assai rie- 
ra, edificata da Ethobal re di Tiro, 
nel tiniipo che Acabbo suo genero 
era re d'Israele. Entrato dipoi nella 
Palestina Antioco il Grande, nel 
passare per Botrys, se ne impadro- 
ni. Divenne vescovato nel V se- 
colo, e vuoisi che abbia avuto 
soli tre vescovi , cioè Porfiro , che 
assistette, nell'anno 44^, al concilio 
Calccdonesc; Elia eretico della Ser- 
via, scomunicato nel concilio di Ti- 
Yo; e Stefano, che intervenne al quin- 
to concilio generale. Gli ultimi ve- 
scovi in partibus sono , E.aiìuele de 
la Vera, e Giovanni Francesco de 
liercé di Mayenne, fatto dal regnan- 
te Pontcjfice nel concistoro del pri- 
mo (Lbbraio i836, ad istanza del 
re de' francesi Luigi Filippo, colla 
coadiutoria al vescovato di Nantes, 



BOX 

alla cui sede fu trasferito a' 1 3 mag- 
gio i838. 

BOTRIA, o BOTRANIENSE 
(Bolranicnsi.s). Sede episcopale d'A- 
frica, di cui ignorasi a quale provin- 
cia appartenga. Un suo vescovo in- 
tervenne alla conferenza di Carta- 
gine. 

BOTB.YS. Città vescovile e ma- 
rittima di Fenicia, vicino a Tripoli, 
al mezzodì di Biblos. Se si può 
credere agli storici della Fenicia, 
Botrys fu fondata prima di Pioma 
e di Cartagine , poiché dicesi edifi- 
cata da Itabele, sacerdote di Astar- 
te. In Botrys fanno residenza due 
vescovi, cioè uno greco, l'altro ma- 
ronita cattolico. 

BOTTIGLIA Luigi, Cardinale. 
Luigi Bottiglia de' conti di Savaoulx, 
nacque in Cavour, diocesi di Tori- 
no, a' 16 febbraio lySa. Nella car- 
riera prelatizia occupò diverse cari- 
che, fu chierico di camera e presi- 
dente della zecca Pontificia. Poscia 
venne promosso all'arcivescovato di 
Pirgi, in partibus, e fu dichiarato as- 
sistente al soglio Pontificio. Divenuto 
decano de' chierici di camera, il re- 
gnante Pontefice ne volle premiare 
la bontà , creandolo Cardinale del- 
l' ordine de' preti, nella promozione 
dei 2 3 giugno 1834} conferendogli 
per titolo la chiesa di s. Silvestra 
in capite j e la prefettura della se- 
gnatura di grazia. Fu fatto anche 
membro di parecchie congregazioni 
Cardinalizie, e morì in Roma a' i4 
settembre i836. Fu esposto e sepol- 
to nella detta sua chiesa titolare. 

BOTTINI Lorenzo Prospero, Car- 
dinale. Lorenzo Bottini nacque in 
Lucca, a' 2 marzo 1737, da nobile 
lanii^lia, e, passato in Bologna, fece 
gli Ntudii nel collegio patrio. Da Cle- 
mente XIV fu nominalo referendario 
di segnatura, e successivamente diven- 



I) o [; 

ne clii«!iico (li canu'iM, presidente clcl- 
J.i grascia, pro-picllllo (K^irantiona, 
vicario della basilica lil)eriana, e se- 
gi-etaiio di consulta. J'io VII, vo- 
lendo rimunerare i lunghi servigi 
resi alla Santa Sede da questo egre- 
gio prelato, lo creò Cardinale, e 
riservollo in petto nel cont'istoro 
degli «S marzo nS i (>, ptilìblicandnlo 
in ([uello del primo otlohre iMi7, 
dell Ordine de' diaconi, e dandogli 
j)('r titolo la cliiesa diaconale di s. 
Adriano. ÌNIorto poco ap[)resso in 
lloma, agli i i agij.sto 181H, fu espo- 
.sto nella chiesa di s. Maria in \ al- 
liccila, e sepolto nella chiesa nazio- 
nale del ss. Crocelìsso, e s. Ijonaven- 
lura de' Lucchesi , di cui era stalo 
governatore. Francesco Cancellieri , 
nell'epoca dell'esaltazione alla por- 
pora di questo Cardinale, pubblicò 
colle stampe di Propaganda : Cra- 
titlalio /\ E. Laiii-cntiniii etc, ope- 
retta piena di erudizione. 

I30UCIIIE11 ANTONIO, Cardina- 
le. Antonio Bouchier del Prato dei 
baioni di Sanciercpie, nacque in Is» 
soire neir Alvernia; fu benedettino, 
e abitale dell'abbazia di l''eeamp, 
di (piella di Saiit'Oven di llouen, 
cancelliere, e, secondo alcuni, presi- 
dente del parlamento di JN'orman- 
«lia. Leone \, nel i5i5, lo pro- 
mosse air arcivescovato di Iiourges ; 
qinndi ad istanza dt;lla regina madre 
di J''rancesco I, re tli Francia, crcol- 
lo Carilinal prete di s. Anastasia, 
nella quarta promozione, cui fece 
lì Roma al i aprile 151", e gli 
accordò tli portare le insegne Car- 
dinalìzie di rosso, contro il cosIiiiik; 
dei Cardinali regolari. Era liberale 
nell im|)iegaie grosse soiinne a (a- 
voit" dell(? chiese .speci, ilmcnte a lui 
ailidate , checché nt* dica il satirico 
(ìaiindicrlì , che lo dipinge avaro, 
leincc, irreligioso. INcI .^iuoilu , cui 



EOU 73 

tenne a Bourges , stabilì utilissime 
coslituzi(;ni per la rilòrma tiel cle- 
ro. Morì poi nel iìK), ilopo due 
anni di Cardinalato. J*orlato a Bour- 
ges, ebbe tondja presso al pulpito 
di quella metropolitana. 

BOLGUIER {CaiwiK-n.). Vesco- 
vato siifli'aganeo in pnrtihus del 
patriarcato di Alessandria. Di que- 
sta città di Egitto, chiamala pure 
Bnchira, e Canopo , è assai antica 
r origine. E distante da Ales.sandria 
cento e venti stadii, verso una del- 
le imboccature del Nilo. Fu già se- 
de; vescovile , ed il suo nome vuoi- 
si, che derivi dal nume Canopo, ov- 
vero da Canopo d' Amiclca, pilota 
di [Menelao, che in essa fu se[>olto. 

BOULOGlN'E Guido, Cardinalf.. 
Guido Boulogne, dei principi o con- 
ti di Boulogne ed Avernia, congiun- 
to al re (iiovamii di Francia, pro- 
nipote del re s. Luigi 1\, prozio 
airantipa[)a Clemente VII, d'inge- 
gno penetrantissimo , era canonico 
nella chiesa di Amiens. Benedetto 
XII lo elesse arcivescovo di Lione 
nel i34o; quindi, a' 20 dicembre 
J S/p, lo creò Cardinale di s. Ce- 
cilia , a cui aggiunse a commenda 
la chiesa di s. Grisogono. 11 Boulo- 
gne ebbe la legazione di alcune parti 
d'Italia, nel 1 34f); <pu;l!a a Lodovico 
redi Lingheria, che movea contro i\a- 
poli con esercito poderoso, e, dopo a- 
vcr ottenuto quanto bramava , con 
piena soddisfazione del re e della 
regina, tornò a Roma. Ivi celebrò 
l'anno santo, ma per poco non vi 
perilelte la vita coi colleghi a mo- 
tivo di ima insurrezione del popolo 
])er la scarsezza dei viveri. Col Car- 
dinal Amiibaldo da Ceeano volle, 
che delle oblazioni , fatte dai li*- 
dch alla eonf<'ssit)ne di san l*ie- 
Iro, tre parti Iòsscro della camera 
apostolica, ed una del capitolo di 



74 I5(>U BOU 
quella J);isilicii, giusta l'antico co- Cleinenle VI, nel 1 35c), ebbe il ve- 
stume. In febbraio del i35o, len- scovato di Porto, e dopo i concia- 
ne a Padova un sinodo coi prelati vi d' Innocenzo VI, Urbano V, e 
della sua legazione, ove furono sta- Gregorio XI, mori a Lerida nella 
biliti ottimi statuti a migliorare la Spagna nel iSyi, dopo ventinove 
condotta degli ecclesiastici, a correg- anni di Cardinalato. Fu sepolto nel 
gere i costumi del popolo, e man- monistero di Valle Lucida in Lema- 
tenere nell' antico suo lustro la cat- ne di Arsenia, al quale lasciò rcn- 
tolica religione. Trasferì poi solen- dite per alimentare dodici monaci, 
nemente le reliquie di s. Antonio BOULOGNE sua Mer (Geso- 
nclla magnifica chiesa eretta a suo riacuni navale, e Bononia ). Città 
nome, e collocò parte del veneran- vescovile in Francia. Dicesi anche 
do corpo in urna d'argento, cui Bologna a Mare, perchè città ma- 
fece lavorare a sue spese. Voleva rittima. Era capitale d' una feracis- 
prima di partire pacificare Bertian- sima contea , ed ora è capoluogo 
do di s. Gonesio patriarca di Aqui- distrettuale ^AX Artesia, parte della 
leia , e il conte di Gorizia grave- Piccardia. Giace all' imboccatura del 
mente discordi, ma inutilmente, fiume Liane, che gettasi nella Ma- 
Quindi fu decano nella basilica di nica, ed ha ottimo e comodo porto 
s. IMaitino di Tours nel iS^-x; e con rada. Dividesi in alta e bassa: 
nell'anno appresso ritornato in Fran- la prima è ben fabbricata , con 
eia, procurò con altro porporato, seb- piazze forti , antica cattedrale , pa- 
bene indarno, di stabilire la pace lazzo del vescovo e del pubblico, 
della Francia coli' Inghilterra. Se- oltre quello di giustizia; la seconda 
nonché dopo varii congressi tenuti è abitata da merciitanti, e si estende 
a Sedunna e Tudela gli riuscì di lungo il porto ; ma la cittadella fu 
pacificare tra loro il re di Castiglia diroccata nel 1690. Celebre è l'ac- 
e quello di Aragona, i quali per qua minerale, che sorge ne' dintor- 
altro coir andare del tempo s' ini- ni, chiamata la Fontana di Ferro. 
micarono maggiormente. Quindi ven- Questa città fu abitata dai mo- 
ne in Italia con Urbano V, ed as- rini , e conquistata dai romani , 
sistette all' incoronazione di Carlo venne poscia assediata da Costanzo 
IV imperatore, fatta solennemente Cloro, e più tardi saccheggiata dai 
dal medesimo Pontefice nella basili- normanni. Ebbe de' conti particola- 
ca vaticana, nel i36g. Poscia lo ri, e diede il suo nome ad una 
stesso imperatore lo condusse seco illustre casa venuta per affinità da 
e lo designò vicario generale d' Ita- quella de' re francesi della seconda 
lia , assegnandogli per residenza la stirpe, la qual casa dopo essersi dif- 
città di Lucca; e Gregorio XI lo fusa in diverse altre, si concentrò 
spedì di nuovo nella Spagna, ove in quella d' Auvergne nel 1260. 
conciliò i re di Castiglia e di Por- Usurpata questa contea da Filippo 
togallo. Tentò poi nuovamente di III il Buono, duca di Borgogna, fu 
coni por le cose dei re di Castiglia, poi ceduta pel trattato di Arras 
di Aragona, e di Navarra, e vi riu- nel i435; ma nel i477j i^ *'6 ^' 
sci felicemente collo stipulare fra i Francia Luigi XI la riprese a Ma- 
figli di quei principi vicendevoli ria di Borgogna, figlia ed erede di 
nozze. Lasciato il primo titolo, sotto Carlo il Temerario, e 1' unì alla 



li O M 

sua corona. Per siliitlla coinjuibta , 
fece r omaggio d' mi diadema ricco 
di gemme ad xin immagine di IN'o- 
slia Signora. IVel i 'ji44 ^^i assediala 
dagl' inglesi, sotto liniico Vili, i qua- 
li se ne impadronirono per la viltà 
del governatore, benché i cittadini 
si losscro offerti a difenderla. Indi 
avendo il re Enrico li presi molli 
de' suoi forti , glieli restituì nella 
pace del i55o. Inutilmente tenta- 
rono gl'inglesi, nel i8or, di ripren- 
dcila ; anzi voleva Napoleone da 
questo luogo portan; la guerra al- 
l' Ingliilteria, per lo che fece erigere 
una grandiosa colonna sopra un'emi- 
nenza. 

Ne' fasti ecclesiastici antichi Bou- 
logne fu rinomata per due concilii, 
che vi si celebrarono, il primo l'an- 
no 1264, per Enrico III re d' In- 
ghiU<-rra, contro i ribelli suoi sud- 
tlili, che perciò verniero sconnnii- 
cali; il secondo si adunò nel 1 54<S, 
Galli a Chris t. toni. VI, pag. 25 1. 
In tempi più a noi vicini, cioè nel 
I () j(>, in ([ue>ta città fu tenuto un si- 
nudo. Dopo la distruzione ili Tcrovan- 
ne sulla Lys, distante sei leghe da Bou- 
logne, rovinata nel i553 da Carlo 
V, si convenne poi fra il figlio di 
questo, Filippo li re di Spagna, ed 
il smldcllo Enrico li re di Erancia, 
di non restaurarla più, e in conse- 
guenza di sopprimere il vescovato, 
che si chiamava Moriiiense. Perciò il 
Pontefice Pio IV lo snppres.se, appli- 
candone le rendite, parte al vescovo 
d'\pri, parte al vescovo Audomaren- 
se, ambedue nella Germania inferio- 
re. Indi il suo sui:ce.s.sore s. Pio V, ad 
istanza del re di Francia Cai-lo IX, 
soppresse l'abbazia di s. Agostino in 
Boulogiie, che non avea più di olio 
canonici, neir anno 1 ^'>7, coli' auto- 
rità della costituzioMf \c)^ Diviiuv 
Maitstalis arbitrio, Bull. llum. to- 



mo I\', par. II, pag. 358, ed eresse 
il vesc(jval(j di bfjulogiie. dicliiarando- 
lo sulhaganeo di l'iiims ed assegnan- 
dogli la diocesi dell' antico vescova- 
to IMorincnse.. Il capitolo era coin- 
jiosto di ventuno canonici, comprese 
.sei dignità. Alolte prerogative fùr(>- 
no accordate a (juesta sede, alla 
(juale furono assegnale quattrocen- 
to venti parrocchie, d(jdici abbazie, 
e dodicimila lire di rendita, colla tas- 
sa di millecinquecento fiorini. Tut- 
tavolfa evvi chi sostiene, che la sedii 
di Boulogne fu fondata wW Vili se- 
colo, e solo ristabilita nel X\ I. Di- 
poi pel concordato del 1801, que- 
sto vescovato fu sopprcs.so da Pa- 
pa Pio VII. 

BOURCHIER To.MMASo dei conti 
di Essex, Cardinale. Tommaso Boiu- 
chier de' conti di Essex venne alla luce 
in Inghilterra. Essendo cancelliere del- 
l' università di Oxford, e decano del- 
la chiesa di s. Martino di Londra, 
fu promosso, nel i435, da Eugenio 
IV al vescovato di Vigorno, e nel- 
l'anno 1438 a quello di sanl'Ely. 
Negategli però consUmlemente dal 
re le rendite di quella chiesa , 
ei fu costretto a rinunziarla. Non- 
dimeno venne di nuovo, sotto lo 
stesso Pontefice Eugenio IV, nel 
144^5 nominato alla medesima chie- 
sa, di cui ottenne il pacifico possesso, 
e governolla per quasi undici anni. 
Nicolò V, nel 1454» 'o trasferì al- 
l'arcivescovato di Cantorbery. dove 
pubblicò alcuni decreti sinodali ri- 
guardanti la cli.sci|ilina del suo clero, 
e coronò a re d' Inghilleri.» Ocloar- 
do IV, Riccardo III^ ed Enri.o VII, 
venendo poscia, a' 1 8 settembre 1 4^)7» 
crealo Carilinalc prete del titolo di 
s. Ciiiaco nella prima promozione fat- 
ta da l'aolo II. Alla dignità Clardinali- 
zia gli fu aggiunta (jiiclla di cancellie- 
re del regno ; e più volle fu incaricato 



^6 BOU 

di esaminare la dollrina di alcuni 
erelici e di trasmetterne a Roma il 
voto : argomento evidente della sli- 
ma in che era tenuta la sua dot- 
trina e la purità della sua fede. Ce- 
lebrò in Londia parecchi sinodi e 
concilii, e nel regno di Riccardo III, 
di cui era consigliere, fu posto in 
jirigione per essersi dichiarato fedele 
ai figli del re Odoardo, verso i quali 
si mostrò mai sempre inclinato. Il 
IMartene, nel secondo tomo della Rac- 
colta degli antìclii moiiwiicnli p. 
1476 e p. i5o6, ci somministra due 
lettere scritte da Sisto IV a questo 
Cardinale, nelle quali gli espone il 
desiderio, che nell'Inghilterra fosse 
richiamato 1" uso di pagare il solilo 
Irihulo a s. Pietro. Mon questo (Car- 
dinale in Inghilterra, nel i4<^6, co- 
me rilevasi dall' autentico libro delle 
divisioni , e dall' epitafio posto alla 
sua toml)a. Fu sepollo nella sua 
melropolilaiia. 

ROURDALOUE Luigi, nacque a 
Bourges nel i632, ed entrò nella 
compagnia di Gesù, nel 1648, ove, 
dopo essere stato maestro di uma- 
nità , di rettorica , di filosofia e di 
teologia morale, fu destinato al per- 
gamo. Predici) alquanti anni in pro- 
vincia, ed andò poscia a Parigi nel 
iGGq, ove ottenne tanto applauso, 
che il re volle udirlo. Predicò alla 
corte nell'avvento del 1670, e nella 
quaresima del 1672, e sempre con 
nuova soddisfazione fu ascoltato in 
altri avventi ed in altre quaresime. 
Dopo la rivocazione dell'editto di 
Wantes [V. Nantes), fu mandato iu 
Linguadoca per predicare ai prote- 
stanti, e mirabile fruito ottenne a 
Monlpellier nel 1686. Negli ultimi 
anni della sua vita dedicossi alle 
case di carità, agli spedali , ed alle 
carceri, e per tutto rendeva care le 
verità della religione, ed intelligibili 



BOU 

ad ogni più lardo inlellello. Mor"/ 
neir esercizio del suo ministero. Ri- 
chiesto da una comunità di un ser- 
mone per una vestizione , ad onta 
che fosse malato, predicò con tanto 
vigore, che piìi crebbe in lui il ma- 
le. Nulla ostante non rallentò la sua 
assiduità verso gì' infermi e verso i 
penitenti, per cui si è accelerata la 
morie avvenuta ai i3 maggio 1704. 
Il p. Boiudaloue aveva genio felice 
e sublime, ingegno vivo e penetran- 
te, e sempre una profonda cognizio- 
ne di ciò, che diceva. L'azione , la 
voce, i sentimenti, tutto in lui era 
da oratore, e giustamente viene chia- 
mato il priiicijìc dei prcdicalori 
francesi. I suoi sermoni videro la 
luce nel 1 707 a Parigi. Avea il co- 
slume di gettare confusamente sulla 
carta tulli i suoi pensieri , allorché 
componeva un sermone, per indi 
scegliere ciò, ch'era più conveniente, 
omettendo il resto. Di quel resto 
venne formata una raccolta col tito- 
lo : Pensieri sopra di\x'rsi argonwiiU 
di religione e di morale. 

BOURG {Bourgen. Eresse, Ta- 
mnwn-Burgum, Forum Segusiano- 
nini). Cina vescovile di Fiancia, po- 
sta in riva alla R.essouse, che dieesi 
riedillcata nel sito dell' antiai dai si- 
gnori de Baugé. Era un tempo capi- 
tale della Eresse, ed ora è capoluogo 
di prefettura nella diocesi di Lione. 
Dal dominio de' romani passò a quel- 
lo de' borgognoni, indi a' franchi; e, 
nella metà del IX secolo, fcce parte 
del regno d'Arles, e di quello della 
Borgogna Transjurana. Appartenne 
agi' imperatori di Germania fino al 
secolo XI , ed alla casa di Savoia 
sino al XVI, e finalmente da En- 
rico IV, nel 1601, fu riunita alla 
monarchia francese. 

Il Pontefice Giulio li, ad istanza 
di Carlo HI duca di Savoia, nel 1 5 1 1 , 



ROU 

flesse (|iiesla dllà ia vescovato, ma 
Leone X, pregato da Franecscj 1 re di 
l'raneia, lo soppresse. Tiiltavia,> ind 
ili.M, loiiiò <[iiel l*oiil(!li(;(! ad eri- 
p;i'rvi la sede veseoviiir, dicliiarandi) 
e:ill(;diale la eliiesa della IJcala V'er- 
gine, o di Nùlre Dame-dc Tlion, ili 
niiiahile arcliiteltuia gotiea, ed asse- 
gnandole sedici canoniei , fra' rfiiali 
tre dignità, cioè il prevosto, il can- 
tore, e il sagrestano. Conquistata di- 
poi la Dresse, nel i 'ji3(), dal re l''ran- 
cesco I, ne ottenne dal Pontelìci; 
l'aolo ll[ iiMovaniente ia soppressio- 
ne, onde soli due vescovi governa- 
rono questa diocesi. Yi liorirono re- 
ligiosi , monache e pli istituii . Il 
convento colla cliiesa di s. Nicola di 
Tolentino, ch'era degli agostiniani 
scalzi, celebrato per 1 » sua magnill- 
ca architettura gotic^a , sta in viei- 
nan/a della città. Vi sono in essa 
diM'rsi nioninnenti sepolcrali di pre- 
gio, partieolarment(; cpiello di Cili- 
berto , detto il Dello , diu^a di Sa- 
voia , di sua madre Margherita di 
Bourbon, e di sua moglie INIarghe- 
rita d' Austria , fondatrice del con- 
^enlo. 

B(JL'PiGES {Bitiiricen., A'^'aricutn, 
Diturii;ac). Città con residenza di 
uiì arcivescovo in Francia. È situa- 
ta (piasi nel centro della Francia, 
in riva a' due (lumi Auron, e Ye- 
vrc, V. dalla piccola riviera di Ava- 
ra, o Averra, chiainossi [)rinia Àva- 
riciun. Essa è una delle più belle, 
comode, i; piìi grandi città del re- 
gno, già capitale tle" biturigi nella 
(iallia A(juitanica, o IJerry. Secondo 
il Labbé, cilladiiio di (piesto paese, 
i biturii^i posscdctliro tulla la Celtica, 
e vi stabilirono un rci^no ove tlo- 
minòconu' monarca .\nd)igaro, (pian- 
do Tar([uiuio l'risco lo era di llo- 
ina. Diversi con(piisli fecero i bilini- 
gi neir Italia, e (iiulio Cesare durò 



BOU 77 

làtica a soggiogarli. CI' imperatori 
romani compresei-o il Vntvvy ncll' ot- 
tava ])rovincia, che chiamarono A- 
finilaiiiic prima, e nel r<'gno di Arpiita- 
nia Irovossi anche solto i franchi re 
Merovingi. Durante la seconda dina- 
stia fiancese ebbe il Beriy princi{)i 
particolari, imo de'rpiali, per nome 
Ifarpin, alienò Bonrges , e le sue di- 
pendenze al re Filip[)o I, che Io 
riunì alla corona. 11 re Giovanni 
II lo eresse, nel i jGo, in duaito Pa- 
ri per appannaggio di suo figlio Gio- 
vanni, che mori senza prole. Restò 
allora a profitto de' principi e delle 
principesse del sangue, come lo era 
Giovamiadi Valois figlia di Luigi XI, 
che, avendo sposato Luigi XII, ac- 
coiiseiili al divorzio, enei i \()^ fondò 
in Uourges 1 Ordine delle monache 
ih\[' Annunziata (P'edi). ìluvìco IV 
ne fece goder l' iisufiutto alla ve- 
dova di Enrico 111, la regina Eloi- 
sa , e d()[)o la sua morte , toiaiò a 
fin- parte integrante della monarcliia. 
Il secondogenito di Carlo X fu liil- 
timo principe distinto col titolo di 
duca di Berry, titolo conservato dal- 
la duchessa vedova. 

Bourges, capoluogo del diparti- 
mento di Cher , il cpiale prende il 
nome dal suo influente, che si uni- 
sce alla Loira nella Turenna, è an- 
che una delle più antiche città dei 
gaulesi, essendo già florida, come 
sede della monarchia de' celli, co- 
me lo divemie della priuui A- 
quitania sotto Ottaviano Augusto. 
L' anno di Roma 702 fu pre- 
sa da Giulio Cesare, dopo im tre- 
mendo asse<lio , strage ed inecn- 
dii. Alla caduta del romano impero 
grandemente solili , nel secolo \, 
ilalle incursioni de" visigoti; e quan- 
do ipiesti perdettero l' Aipiitania , 
Bourges fu con<piistata sotto Clodn- 
veo, the si lece cristiano nel /il)''; 



7^ ROU 

e nella divisioiif; toccò al suo figlio 
(Jloiloiniro; poi, nel Gi6i,a Gonlra- 
no re d' Orleans ; ma sotto di Ini 
nel 583, la città fu presa ed incen- 
diata da Didier , generale di Cliil- 
perico I. Le sue principali ripara- 
zioni eseguironsi nel regno di Carlo 
Magno, e da Filippo II Augusto, 
clie nel declinare del secolo XIII la 
fortificò; e poscia fu dichiarata ca- 
pitale del Berry, dopo aver avuto i 
suoi propri conti. Nel i^i"?-, duran- 
te le fazioni della casa di Borgogna 
e d' Orleans , il duca della prima, 
impadronitosi del re Carlo Yf, lo 
condusse a Bourges, ove si conchiu- 
se un accoixlo. 

11 re Carlo VII il Vittorioso, a- 
sceso al trono nel ^^^i, ne' primi 
anni del suo regno fece in (|uesta 
città il suo ordinario soggiorno, ac- 
ci'esceiidone le fortificazioni ed inti- 
tolandosi re di Bourges. Nel i438, 
per trovare alcun mezzo di con- 
ciliazione fra il Pontefice Eugenio 
IV, e i padri di Basilea resistenti 
a' decreti Pontificii, o almeno per 
opporsi alle conseguenze d'una dis- 
cordia , che nella maggior parte 
della Chiesa faceva languire la disci- 
plina, il re Carlo VII col clero di 
Francia, e co'grandi del regno, ten- 
ne a Boui'ges vni'assemblea somma- 
mente famosa, perchè vi si formò 
la Prammatica Sanzione , che i 
francesi chiamarono il baluardo del- 
la loro chiesa gallicana. Essa era com- 
posta di ventitre articoli, estratti dai 
decreti di Basilea , con alcune mo- 
dificazioni, le quali convenivano al- 
le consuetudini del reame , ed alle 
circostanze in cui allora trovavasi il 
mondo cristiano. I padri di Basilea 
subito l'approvarono, ma i Romani 
Pontefici nulla risparmiarono per- 
chè venisse abolita, e Leone X nel 
Concordaio celebralo nel 1 5 1 5 col 



BOU 

re Francesco I, n' ebbe la gloria , 
conservandosi però in esso alcuni 
de' suoi regolamenti. V. PRAMMAxr- 
c\ Sanzione, 

li re Luigi XI, successore di Car- 
lo VII, nel 1464, fondò in Bourges 
l'università, che divenne celebre 
nella facoltà del diritto, e siccome 
vi era nato, airicclù la città di sin- 
golari privilegi , e nobilitò i suoi 
consoli. Nel XVI secolo, per le guer- 
re icligiose, fu sorpresa dai prote- 
stanti sotto la condotta del conte di 
Montgomerry, a' 27 maggio i562; 
il duca di Guisa poi l' assediò pel 
le Carlo IX, per cui fu resa dopo 
im anno, indi Bourges seguì il par- 
tito della lega, che voleva escludere 
dal Irono Enrico IV, ma poi si sot- 
tomise a lui nel 1594. La città, 
che dividesi in nuova e in vecchia, 
è molto bene fabbricata, ma ora 
rimangono soltanto poche rovine 
della sua grossa torre, che difen- 
devala dal lato piìi debole . De- 
gno di considerazione è il palazzo 
pidiblico, e la riviera per la bellez- 
za, ed estensione delle sue cave fat- 
te a volta, godendo pure il benefi- 
cio di acque minerali fredde. 

La fede fu predicata in Bourges 
da s. Ursino, il quale ordinato ve- 
scovo dai discepoli degli apostoli , e 
recatosi nelle Gallie, predicò il van- 
gelo in questa città, vi fondò una 
chiesa e divenne il primo pasto- 
re ; locchè si vuole accaduto nel se- 
condo secolo dell'era cristiana, o 
più probabilmente nel tei-zo. Infatti 
alcuni, i quali credono questo santo 
oriondo della illustre famiglia Orsi- 
ni romana, dicono, che nel 2 25 oc- 
cupò la sede di Bourges. Dopo di 
lui dieciotto santi illustrarono que- 
sta chiesa , fra' quali s. Desiderato, 
che successe ad Arcadio, e morì nel 
55o, s. Austregesilo, che nel Gì 2 



BOU ROU 79 

lu C'Ietto dopo Apollinare, e nel era goduta dall'aicivescovo di Boiir- 
624, cl>I)e in degno successore s. ges come metropolita sui vescovati 
Suipieio il Pio, al quale riuscì di con- di sua provincia, cioè Clermonl, fA- 
vertire tutti gli ebrei della diocesi, mof^esj Le Puy , Jullc , e Saint 
S. Aigulfo fu posto su questo seg- Flour, e la terza siv;i;omc arcive- 
gio nell'Bii, e s. Ridolfo, di san- scovo del luogo. Quest'arcivescovato 
gue regio, nell' 840. Pubblicò egli avea di rendita più di tienlarnila 
una raccolta di canoni ad istruzione lire, e pagava quattromille e tienla- 
del suo clero. tre fiorini di tasse. Innocenzo XI 
Il Pontefice Pasquale li eresse in poi erigendo, nel 1G78, Alby in nie- 
mctropoli questo vescovato, e Inno- tropoli, le diede per suflraganci Ca- 
cenzo 11, nel ii4(, pubblicò l'in- sCres , Mende, Rodhcz , Cahors , e 
tcrdelto contro il regno di Francia, Vahrcs , che smembrò dall' arcive- 
perchè il re Lodovico VII non voi- scovato di liourges, al quale in com- 
ic riconoscere l' arcivescovo da lui penso assegnò quindici mila lire an- 
eletto, ma tre anni dopo, il Ponte- nue, da pagarsi dalla chiesa d' Al- 
fice Celestino li, supplicato dal re, by. Attualmente Bourges ha per 
lo assolvette, insieme al reame da sufTraganee le sedi di Clcrniont, Li- 
tali censure, come si ha dal Cono- moges, Le Puy , Tulle o Lulle e 
grafo Maureneaccnsc. Non molto do Saint Flour. 

pò il celebre Papa Alessandro HI, La cattedrale di Bourges , antico 
accolto in Francia con grande ono- e celebre monumento di gotica ar- 
re da Lodovico \ lì, nelir()T, visi- chitettura, uno de miglioii edifizii 
tò pure Bouiges. Cf)rrendo 1" anno d Europa in simil genere, e che oc- 
12 18, Onorio HI canonizzò solenne- cupa il più elevato luogo della cit- 
mente s. Guglielmo, arcivescovo di tà, è dedicata a s. Stefano. Aveva 
questa sede, morto a' io gennaio im capitolo composto di quattro di- 
1209. Il suo successore Gregorio IX, gnitarii, e di quaranta ciinoniei, poi 
non riconoscendo gli arcivescovi di ridotti a dodici. Ha un bel semina- 
Bordeaux, il titolo di primate di rio, e prima vi erano quattro chie- 
Aquitania negli arcivescovi di Bour- se collegiali, altrettante abl^azie, ed 
ges , con autorità apostolica de- un gran numero di aise religiose 
cise in favore di questi. L' arcive- d'amlx) i sessi, oltre a sedici par- 
scovo godeva tre specie di giuriseli- rocchie. 

/ione, ima in «pialilà di patriarca, o In questa illustre chiesa furono 

di primate su quattro arcivescovati, celebrali ventitré concilii , com- 

cioè Narbona, yiuch. Bordeaux, e jneso quello registralo da Lenglel e 

Tolosa, cui [)Oseia si aggiunse Al- nell'anno i i45, vi si tenne im' as- 

hy. Senonehè questo patriarcale di- Mnd)lea , in cui s'intimò il concilio 

ritto cessò da molto tempo, e far- <li Vezelay . Labbé t. IX, Aiduino, 

eivescovalo <li Bordeaux si sottrasse t. \ I, Augi. L 

«lalla sua dipciiden/'a , i|uando Cle- Il i. concilio si adunò in Bour- 

mente V, de Got , jiassò dalla sua ges nell'anno 4^4» Arduino, t. IV. 

sede al Pontilìeato nel i Soli, ed an- 11 ■?.. venne celebrato nel \'j'ì. 

che per uw riguardo al re d'Inghil- per l'eli/iniie di Simplicio, e ne [»ar- 

teiia, cui Bordeaux apparteni'va la il sulo Lablu- f l\ 

coir Aquitania. Lallia giuiisdi/iunc 11 J nel 7G- hi, I \1 



8o BOU 

il 4- i^^'" 7^9; Arduino, t. I. 

11 5. nc'ir 84^ , ove si approvò 
la disposizione tii Ebjjone. Labbé 
VII, Ard. IV. 

Il 6. l'anno io3r, sopra l'apo- 
stolato di s. Marziale, e sulla disci- 
])Iina. L'arcivescovo di Bourges Ai- 
mon, che vi presiedette, pubblicò 
venticinque canoni. 11 i. comanda 
che s. Marziale si conti fra gli apo- 
stoli, non fra i confessori. 11 2. proi- 
bisce di conservare l'Ostia consacra- 
ta dopo una settimana. 11 3. vieta 
a' vescovi , e loro scgrctarii di rice- 
ver donativi per le ordinazioni. 11 
7. comanda agli ecclesiastici di por- 
tare la tonsura, e la barba rasa. 11 
12. proibisce ricever cosa alcuna, 
tanto pel battesimo , per la confes- 
sione, che per la sepoltura, permet- 
tendo però ricevere le spontanee of- 
ferte de' fedeli. Il i4- vieta porre 
sugli altari drappi usati per coprire i 
detònti. Il i5. proibisce le pubbli- 
che adunanze nelle domeniche per 
trattare gli affari civili , meno che 
per carità, od urgente bisogno. II 21. 
vieta a' secolari i beneflcii di Chie- 
sa , ed il 24. scomunica i monaci, 
che lasciano il loro abito. Labbé 
IX, Arduino, VI. 

Il 7. concilio si celebrò, l'anno 
ro4o, per l'abbazia di s. Sulpizio, 
Gali. Cìirist. t. II, p. 4i. 

L' 8. nel 1128, come riporta Si- 
mcon de Dunelm, de Gestis Angl. I. 

11 9. nel i2i5, oi-dinato dal le- 
gato del Pontefice Imiocenzo HI, ma 
che poi non ebbe l'effetto bramato. 
Bessin. 

11 10. celebrossi nel I225 a' 3o 
novembre sotto Papa Onorio III, dal 
Pontificio legato, e v'intervennero 
cento vescovi francesi. Si disputò , 
senza decisione, la causa di Raimon- 
do conte tolosano, e di Amauri di 
Monlfort, che accampava pretensioni 



BOU 

sulla contea di Tolosa, anzi aggiunge 
il Lenslet, che delta contea fii re- 
sliluita a ilaimondo capo jlegli al- 
bigesi. Labl)é XI, Arduino, VII. 

L' II. l'anno 1228, ove l'arcive- 
scovo di ([uesta città fu sospeso nel- 
la sua giurisdizione metropolitana. 
Labbé XII, Arduino VII. 

Il 12. fu celebrato nel 12/10, o 
1241 contro gli eretici albigesi. Man- 
si t. II. 11 Lenglet all'anno iiiJZ 
ne registra mi altro, ma incerto. 

11 1 3. nel 1276, sulla disciplina 
ecclesiastica, celebrato dal legato del- 
la Santa Sede, Cardinal Simeone de 
Brié, poi Papa Martino IV, a' 21 
febbraio 1281. Vi si formarono sedici 
regolamenti. Il i. scomunica quelli, 
che turbano la libertà delle elezio- 
ni. Il 3. vieta a' giudici delegati il 
ricevimento de' doni per assoluzioni 
di censure. 11 5. scomunica i tur- 
batori dell'ecclesiastica giurisdizione. 
Il 9. decreta egual censura contro 
coloro, che impediscono l'esecuzione 
de' testamenti, fatta secondo i sa(TÌ 
canoni. Il io. condanna alla stessa 
pena gl'impositori di novelli grava- 
mi, o che estendono gli antichi su- 
gli ecclesiastici, e loro beni. Il 1 5. 
vieta agli eccettuati, e a' privilegiati 
di ammettere scientemente i pub- 
blici scomunicati , ed usurai , a' sa- 
gramenti, e di conceder loro sepoltura, 
Labbé XI, Ard. VII. 

11 i4- hi celebrato nel 1282. Gali. 
Christ. t. II, p. 73. 

Il i5. contro le esenzioni, fu 
convocato nel 1286, presieduto da 
Simone di Beaulieu arcivescovo di 
Bourges, ove si pubblicò una costi- 
tuzione di trentasette capitoli, con- 
fermatoria de'concilii precedenti. Fra 
gli altri, il 4- vieta agli arcidiaconi, 
ed agli arcipreti, l'avere ufhziali fuo- 
ri della città. Il 6. proibisce di am- 
mettere alla celebrazione de' santi 



mislerii i cliiciici stranieri, ^on/a 1 ,ip- 
provaziono del proj)rio Oidiniiiid. Il 
2 1. comanda ili levar dalle eliicse 
i cofani , ed altre cose profane. Il 
24. vieta alle donne coabitare eoi 
regolari. Ed il 3i. dichiara, che si 
adoprerà il braccio secolare per co- 
stringere gli .scorniniicati a finsi as- 
solvere dopo un anno dalle censure. 
Gal/. Clirisl. t. 1, p. 124G, e Mar- 
lene, Tltesaur. t. IV. 

II i(). concilio si adunò nel i3rr. 
Gali. Christ. t. II. p. 77. 

Il 17. nel i3i2, in cui si rice- 
vette il concilio generale di Vienna. 

Il 18. nel i3i5, presieduto dal- 
l'arcivescovo di Bourges Egidio Co- 
lonna. Mansi t. Ili, p. 3q5. 

11 19. nel I 336, secondo Lcnglet, 
Lahbé t. XI, e Balu'zio, in FI istoria 
TutcUiisi. 

11 •->«). nel ijiT, riguardante af- 
fari temporali, come la tassa sul vi- 
no. Labbé XII, Ard. VIII. 

il 2r. nel i432, intorno al con- 
cilio di Basilea , che fu apiiiovato, 
come riporta l' annalista Kiiialdi a 
tale anno. 

Il 22. verme celebralo nel 1J28, 
contro gli eirori di Lutero, sulla 
riforma de' costumi, e per trovarla 
manilla di riscattare da Carlo V 
j figli del le l'rancesco I. L'arcive- 
scovo di Bourges Tournon, che vi 
piesiedette, vi fece approvare venti- 
tre decreti, i primi cinque de' cpia- 
li i-iguardano l'eresia luterana, e gli 
altri la disciplina. Labbé tomo XIV, 
Ard. tom. l.\. 

11 2 3. si tenne .sulla fede, e i eo- 
•slumi, nel i ^84, presieduto dall'ar- 
civescovo Rinaldo di Beaume. ]\lolti 
furono i decreti, che vi si approva- 
rono, sotto (piaranlasci titoli , sulli* 
materie de'roncilii precedenti, nxìlte 
delle quali linoni» tolte dal e()nc\li() 
ili Trento, e Papa Sisto V l'appro- 
\()i. \\. 



BUV 8/ 

vò, a" ij ottobre i585, con b(j|la. 
Labbé XV^ Ard. t. X. 

BOVA (s.) , fioriva nel secolo 
settimo. Essa era prossima pareiilr 
del re Dagoberto, e quantunque i 
suoi genitori volessero indurla ad u- 
iiirsi in matrimonio, rifmlò mai sem- 
pre di abbracciare quello stato, poi- 
ché avea desiderio di consccrare a 
Dio la sua verginitèi. A questo fine 
entrò in un chiostro di vergini j)o- 
slo in un sobborgo di Keims, che 
suo fratello, fondatore ed abbate del 
monistero di Montfaucon, avea fab- 
bricato. La imiillà fu la virtù pre- 
diletta di s. Bova , la quale si ri- 
guardava come r. ultima di tutte le 
sue compagne. Si i-ese l'oggetto del- 
la comune ammirazione per la ob- 
bedienza, per la dolcezza, e per la 
diligenza, onde disimpegnava i suoi 
doveri. Tante viitìi indussero le sue 
correi igiose ad affidarle il governo 
della loro comunità, cui ella accettò 
soltanto per non opporsi alle dispo- 
sizioni superne. Dopo avere sostenu- 
to (picsta carica con molta lode , 
terminò la sua carriera mortale nel- 
1 anno 673. Le sue reliquie furono 
trasportate nell'abbazia di s. Pietro, 
nella città di- Reims. 

BOVA [Boven.). Città con resi- 
denza di un vescovo nel regno del- 
le due Sicilie. Essa è costruita so- 
pra un monte dell'estremo Appen- 
nino, non lungi dal mare ionio, e 
poco distante tlal capo Sparliven- 
to, anticamente denominato Tlcrcu- 
Itiim. Siccome alle sue falde scorre 
il fiume Bova, cos\ ne prese il no- 
me la città. Se ne vogliono fonda- 
tori gli albanesi che quivi, come 
nella maggior parte della Calabria, 
si rifugiarono , dopo la morto del 
prode Scandcrbeg, nel 1466. Che 
se essi non l'hanno del tutto fab- 
bricala, 1 hanno almeno lifàbbricata 
Ci 



82 I30V 

od ingrandita. Dislnitta dal tenc- 
inolo nel 1783, deve al re Ferdi- 
nando IV il suo lisorginiento, ed 
il niiglioi'aniento pei- 1' ordine e la 
regolarità delle fabbriche. 

La città è sede vesco\ile circa dal- 
l'anno (38 1, ed è sullraganea dell'ar- 
civescovo di Reggio di Calabria. La 
cattedrale di elegante aspetto dedi- 
cata alla Presentazione della B. Ver- 
gine, sino al Pontificato di Grego- 
rio XI 11, 111 officiata cou rito gre- 
co, per cui r arciprete cliiamavasi 
Protopapa. Ora ha sei dignità, pri- 
ma delle quali è l' arciprete , con 
«piattordici canonici, ed altri preti , 
e chierici impiegati nel divino ser- 
vigio. Vi hanno case religiose di 
ani-bo i sessi, un seminario, ospedale, 
e monte di pietà. La mensa è tassata 
di Irentatre fiorini e mezzo ne'libii 
della camera apostolica. 

BOVIiNO [ Boviiien. Bovinum , 
Vibiaum ). Città con residenza ve- 
scovile nel regno delle due Sicilie. 
Questa città della provincia Capita- 
nata , posta sulla estrema falda di 
un monte, è bagnata dal Cervaro, 
ed è capoluogo di distretto, e di 
cantone. Ha solide mura , come 
quella, che fu piazza forte. Nel 1734, 
vi fu combattuta vma battaglia fra 
i tedeschi , e gli spagnuoli , colla 
peggio dei secondi. La sede episco- 
pale fu eretta verso il secolo X, ed è 
suffiaganea di Benevento. Quando 
il Pontefice Giovanni XllI, nel c)6q, 
dichiarò sede arcivescovile Beneven- 
to, fra i vescovati, che le assoggettò, 
comprese anche questo, ch'egli no- 
mina Bilnno-, come rilevasi nell'ap- 
pendice al tomo IX de'concilii. Pri- 
meggia tra i sacri edificii la catte- 
drale, che è dedicala alla B. Ver- 
gine IMaria Assunta , ed ha il capi- 
tolo composto di quattro dignità , 
delle quali V arcidiacono è la pri- 



BOX 

ina, e di quattro caiìonici , con man- 
sionarii , preti, e chierici per l'ulli- 
ciatura. Oltre la cattedrale, vi è 
un' altra parrocchia, un convento 
di religiosi, il monte di pietà, ed 
il seminano. La 'mensa è lassala di 
(jualtrocento fiorini. 

BOVO (s.), trasse i natali nel 
castello di IS'oguiers. Era gentiluomo 
di Provenza, e fioriva sui priniordii 
del regno di Ottone, o di Luigi di 
Oltremare. iSe' suoi ]>rimi anni eser- 
citava il mestiere delle armi, cui 
santificò colle più eroiche cristiane 
virtù. Gli si presentarono varie oc- 
casioni di stringere la spada non 
solo per difesa della sua patria, ma 
eziandio a sostegno della religione. 
Egli liberò la Provenza dalle scor- 
reiie dei saraceni, cui mise in fu- 
ga , o fece prigionieri. Ebbe anche 
il conforto, che alcuni Ira questi 
nemici diedero il loro nome alla 
religione cristiana. Dopo essersi ac- 
quistata tanta gloria, appartossi dal 
tumulto del secolo, e santificò il 
suo ritiro colla pratica delle morti- 
ficazioni e de' disagi. In un pelle- 
grinaggio fatto a Roma, fu collo 
da grave malattia, e, nel 985, do- 
vette soccombere a Voghera. La 
Provenza gli presta un culto distin- 
to; e la sua festa, che si celebra 
nel giorno 22 di maggio, una volta 
era di precetto in quasi tutte le 
città di Lombardia. 

BOXADORS fr. Giantommaso, 
Cardinale. Giantommaso Boxadors, 
nobile spagnuolo, nacque a Barcel- 
lona a' 3 aprile 1703. Era religioso 
e ministro generale dell'Ordine do- 
menicano e venne innalzato all'onor 
della sacra porpora da Pio VI, ai 
i3 novembre 177^, come Cardinal 
prete di s. Sisto, continuando ad 
essere generale fino al seguente ca- 
pitolo. Ciò fu concesso dietro l'esem- 



IJOZ 

pio (li .'litri l'ontcHci, che in cimili 
oc<;asioni corifcimaiono nel f^eneia- 
liito (li (juest' Ordine i porporati 
Gaetnni, Giustiniani, Galatnìni u 
Pipia. Appartenne alle congregazio- 
ni Carclinali'/.ie della s. intpiisizione, 
dell'oarae de' vescovi, dell'indice, e 
111 encomiato per pietà, dottrina ed 
altre belle doli. Morì a llonia a'i6 
dicembre 1780, lU esj)osto nella 
chiiisa de' domenicani di s. Maria 
sopra Minerva, e venne trasp(jitato 
privatamente alla sua titolare di s. 
Sisto, ove ebbe la tomba. 

BOZZUTO Anmhvle, Cardinale. 
Annibale Gozzuto, detto altrimenti 
Pizzuto, nacque a Napoli nel i52 0, 
da nobile patrizio. Era giureconsulto 
valente, uomo di straordinario talen- 
to, illustre in dottrina, di vasta eru- 
tiizione, di pronto ingegno. Perciò 
sebbene ancor giovane, fii scelto per 
opporsi a Pietro di Toledo viceré 
di NajXìli, che voleva introdurre in 
quella capitale il tribiuiale della in- 
quisizione , a norma dei 1 egni di 
Spagna. Quindi mandato ambascia- 
tore a Carlo V, ottenne da lui, che 
il gran numero dei banditi per sif- 
fatto motivo, fòsse ridotto a soli ven- 
ti, nei quali egli stesso fu compreso. 
Riavuta ch'ebbe la libertà, fece ri- 
torno a Napoli , ove non tenendosi 
siciu-o , passò a Roma. Qui venne 
accolto gentilmente dai Pontefice 
Paolo IH , che lo elesse vicelegato 
di Bologna nel i548. INIentre i>cr- 
citava tale intunico, (jiidio 111 gli 
conlèrì , nel 1 ')')?, , la chiesa di A- 
vignone. Morti Giulio III, e Mar(;ello 
II, il sacro Collegio gli allidò il go- 
verno della città, durante il tempo 
del (xjnclave, e .•»! vaNe di lui negli 
allar.i piii ÌL.Uressanli il governo dil- 
la Chies.i. Quindi Paolo IV gli donò 
un chericalu di ( aniLMa, della (|uale 
divenne [)i elidente, i Pio IV »i eolio 



BRA .S3 

Cardinal pretedi s. Silvestro in capi- 
te il dì 11 maggio i^fJT. SenonclK-, 
otto mesi dopo la sua promozione, 
morì di ({uarantacinque anni a Na- 
poli, ed ebbe tomba in quella metro- 
politana. 

BRACCIANO {Braccnum, Bra- 
saiinin, Bracìiianuni). Duciito ncllcj 
stato Pontificio, governo baronale, 
nella diocesi di Nepi e Sutri. K ini 
borgo assai vago, posto sulle sponde 
del lotondo lago Sabbatino [Lacus 
Sahbalinus) , nella via Claudia , ed 
è feudo della romana famiglia Tor- 
lonia. Vuoisi che il suo nome de- 
rivi da fundus Braccianus _, giac- 
ché la gente Braccia presso Gru- 
lero trovasi avere esistito. Il cartello 
faceva parte dell' antica Etruria , e 
ne' dintorni veggonsi alcune rovine 
di Veio, e bagni d'acque termali, 
\ì si fabbri(?a della buona carta da 
stampa, e nel secolo XVII vi esisteva 
una tij)Ografìa, dalla quale uscì in 
luce, nel i()3f, la rara edizione della 
Pila di Cola di Rienzo, p(M- cura 
di Antonio Fei, nel popolare dialet- 
to romanesco. Si dice che il famoso 
tipografo Aldo Manuzio abbia sor- 
titi i natali in Bracciano. 

Bracciano fu capoluogo di un jkì- 
tente ducato, e, fino dal secolo XIV, 
era stato occupato, come l'Anguilla- 
ra e Trevignano, dalla romana là- 
miglia Oisini. Martino V, eletto nel 
1417 j lo concesse a titolo di vica- 
riato per tre anni , col canone di 
ini falcone da presentarsi alla ca- 
mera a[)ostolica nella festa di san 
Pietro, a Francesco, Carlo, ed Or- 
sino Orsini, ciò che dà indizio, che 
in precedenza n'erano stati privile- 
giali, ovvero che il [)opolo romano 
nella concordi. 1 criebiata nel l lOj, 
sotto Innocenzo Vii, n'era tornato 
in possesso, uiiilaiiit'iile ad altre ter- 
re. Nel Pimtiliialn «li Eugenio i\'^ 



84 BRA 

die successe, nel i43i, a Mavlino V, 
si riunì a Bracciano l' esei-cito Pa- 
pale, nella guerra contro Nicolò de 
Stella , e Bracciano dovette sommi- 
nistrare trenta fanti. Nel i47^: Si- 
sto IV si recò a Bracciano, agli i i 
luglio , e vi dimorò fino a' 1 3 set- 
tembre, come abbiamo dall'bifessura 
liei suo diario presso Muratori. Indi 
essendo gli Orsini in guerra coi Co- 
lonnesi, questi sotto il Pontificato 
di Innocenzo Vili , a' 20 luglio 
1 485, presero e saccheggiarono Brac- 
ciano. 

Dopo il ritorno del re di Fran- 
cia Carlo Vili nel suo regno, il 
Pontefice Alessandro VI, Borgia, 
nel 1496, lento di togliere il prin- 
cipato agli Orsini ; ma essendo scon- 
fitto a Bracciano l'esercito Pontifi- 
cio, li ammise alla pace, affinchè i 
francesi, amici degli Orsini, non tor- 
nassero neir Italia. Il Papa aveva 
dichiarato legato a Intere nella guer- 
ra contro gli Orsini, ed altri baro- 
ni confederati, il Cardinal Bernar- 
dino Lonati di Pavia; giacché, in- 
sorti essi nuovamente con numero- 
so esercito, si conducevano contro 
la stessa Roma. Vi si recò il Car- 
dinale alla testa delle milizie Pon- 
tificie, accompagnato dai duchi di 
Gandia e di Urbino, ed espugnò 
l'Auguillara, Galera, Bassano , Su- 
tri, ed altre terre, ch'erano in loro 
potere; ma mentre il Cardinale, nel 
i497j trovavasi all'assedio di Brac- 
ciano, terminò di vivere^ e traspor- 
tato in Roma, fu sepolto in santa 
Maria del Popolo. Progredendo la 
guerra contro gli Orsini, nel iSoi, 
Alessandro VI medesimo fece l'uf- 
fizio di capitano generale. 

Dopo il Pontificato di Martino V 
si trovarono gli Orsini investiti di 
questo feudo , prima col titolo di 
conti, e poi di 'duchi , dopo che 



BRA 

Pa[)a Pio IV, Medici, con diploma 
de' 9 ottobre 1 56o, eresse Brac- 
ciano in ducato, dal qual anno gli 
Oi'sini cominciarono ad assistei'e al 
soglio Pontificio nelle fimzioni. A- 
lessandro VII, nel 1666, proibì ai 
principi, e baroni feudatarii della 
Sede apostolica, di usare il titolo 
di altezza, giacché lo pretendeva il 
duca di Nerula, succeduto per la 
morte del fratello al ducato di Brac- 
ciano. Nel 1(596 d. Livio Odescal- 
chi, nipote d' Innocenzo XI, dopo 
aver acquistato il feudo di Ceri, che 
lo zio avea dichiarato ducato, com- 
però dagli Orsini il ducato di Braccia- 
no , che nel principio del corrente se- 
colo dagli Odescalchi fu venduto al 
marchese d. Giovanni Torlonia ro- 
mano per cinquecentomila scudi, con 
certi patti reversivi. A sì benemerito 
duca è succeduto nel possesso , co- 
me nel titolo e nel feudo di questa 
terra, il degno primogenito d. Mari- 
no duca di Poli. 

Si divide Bracciano in vecchio e 
nuovo. Col primo s' intende il ca- 
stello feudale circondato di mura e 
torri nel secolo XV, avente nel Iato 
orientale la rocca, o palazzo feuda- 
le ; col secondo la collegiata dedi- 
cata a s. Stefano. L' architettura 
del palazzo è pure del secolo X\ , 
e nello stile si rassomiglia al palaz- 
zo di Venezia in Roma , eretto 
nello stesso secolo da Paolo II, con 
disegno di Giuliano Maganense . 
Dalla piazza avanti la rocca vi sono 
due belle strade, fiancheggiate da 
case ben fabbricate, particolarmente 
quella, che conduce a' cappuccini. Il 
detto palazzo ha ricevuto dall' o- 
dierno duca sensibili miglioramenti; 
un governatore da lui stipendiato 
vi rende giusfizia ; e le zelanti cure 
del suo signore si estendono anche 
all' educazione morale e religiosa 



BRA 

degl'imlividui dipendcnli dal ducato. 
V. Ant.uillara. 

Celebri sono poi le Ferriere di 
Bracciano in vicinanza del lago. Da 
questo il Pontefice Paolo V lece 
condurre in lloma per mezzo di 
un acquedotto l'acqua, che dal suo 
nome si chiama Paola. V. Saverio 
Barlocci , Ricerche Jlsico - chintiche 
sul lago Sabbatino j e sulle sorgen- 
ti di acque minerali, che scaturi- 
scono ne' suoi contorni, Roma 1816. 
Ivi si avverte, che i prodotti vulca- 
nici del lago di Bracciano sono 
perfettamente conformi a quelli dei 
vulcani di Frascati , e di Albano , 
essendo composti di lave, la cui ba- 
se è pirossena , e anfìgena , mesco- 
lata talvolta con pseudo-nefelina. 

BRACHITI. Eretici , insorti nel 
secolo terzo, i quali sono un ramo 
de' manichei e de' gnostici. 

BRADVVARDIN Tommaso, sopran- 
nominato il dottor profondo, era un 
pio e dotto arcivescovo di Cantor- 
bery, nato nel 1290 ad Ilarttcild, 
nella diocesi di Excester, da anti- 
ca famiglia. Studiò nell'università di 
Oxford, e si res<; ragguardevole pei- 
la sua scienza nella filosofia, nelle 
matematiche e nella teologia. Diven- 
ne in seguito professore di teologia, 
cancelliere della cattedrale di Lon- 
dra, confessore di Eduardo III, ar- 
civescovo di Cantorbery , nell' an- 
no 1 348 , e mor'i quaranta gior- 
ni dopo la sua promozione, e pri- 
ma di aver potuto prendere il pos- 
sesso della sua sede. Quando si re- 
cò alla corte di Avignone per otte- 
nere la sua istituzione, Clemente VI 
lo trattò con ogni riguardo po.ssd)i- 
le. Tanto era virtuoso, e correggeva 
con tanta carità i traviati, che il re 
Eduardo medesimo ascoltava le ri- 
prensioni , cui questo jìrelato gli an- 
daN-a facendo sui suoi diltrtli e sopra 



BRA 8? 

i suoi vizii. Bradvvardin professiiva il 
tomismo piìi ligoroso , e lo spinse 
così che i protestanti ciedettero di 
trovarvi la dottrina di Calvino sulla 
grazia e sulla piedesti nazione nella 
sua opeia : De causa Dei conlra 
Pclagium, et de viriate causarum, 
libri III ad suos Mertonenxes, cioè 
ai membri del collegio di Merton, 
ove aveva studiato. Si considera co- 
me introduttore del metodo geome- 
trico nella teologia. Le sue altre opere 
sono : I . Geometria speculativa, Pa- 
risiis 1 53o ; 2. Aritmetica specula- 
tiva j 3. De proportionibus, Parisiis 
149^, et Venetiis 1505; De qua- 
dratura circuii, Parisiis 149*^ '" 
fol., Venetiis j.53o. 

BRAGA ( Bracharen., Augusta 
Braccaruni , Braga , e Bragara). 
Città con residenza di un arcivesco- 
vo nel Portogallo, capitale della pro- 
vincia di IMinho, posta in un'elevata 
e feracissima pianura, tra le due ri- 
viere di Cavado, e di Desto. E chia- 
mata Bragara per certa sorte di 
vcstimenta usate da' suoi abitanti. 1 
popoli callaici, sui quali dominava, 
si dissero braccari, per distinguerli 
da' //«'f/zii più settentrionali. Voglio- 
no alcuni, che sia stata edificata dai 
greci, e che quindi divenisse sogget- 
ta prima a' cartaginesi, e poi ai ro- 
mani, i quali le diedero il titolo di 
Augusta, e la dichiararono capitale 
di tutta la Lusitania , che eslende- 
vasi a parte dell' Andalusia , e della 
Estremadura spagnuola. Amora vei;- 
gonsi gli antichi avanzi degli antichi 
edificii, come di un tempio, dell ac- 
quedotto, e dell' anfiteatro. Succes- 
sivamenle fu dominata dagli sve- 
vi, i cui re vi fecero residenza, dai 
goti, dai mori, e in line dai re di 
L(>one. In una gara municipale co- 
gli abitanti di Porlo, le doiuie di 
Braga ebbero il merito della villo- 



86 BRA 

ria. La città è cinta di mui'a, fian- 
cheggiata da torri, t; difesa du un 
castello fortificato. 

Braga fu una delle prime città 
di Spagna a ricevere il lume della 
fede, ed i suoi vescovi ftn*ono me- 
tropoliti della Galizia, e di una por- 
zione del Tarragonese. E siccome fu 
una delle prime a liberarsi dal gio- 
go de' saraceni, contrastò con Tole- 
do la primazia di tutta la Spagna. 
Secondo Commanville, ([uesta città 
fu eretta in sede vescovile nel terzo 
secolo, ed in metropoli l'anno ^^i. 
Per altro im tempo cessò di essere 
riguardata per tale. Ebbe per suf- 
fraganee le sedi di Miranda, Porto, 
Jjamego, Viseu e Guarda, le quali 
in progresso soggiacquero a cam- 
biamenti, come vedremo. S. Mar- 
tino , oriondo della Pannonia , re- 
catosi nella Galizia, colle sue prC' 
«liche ottenne, che, abbandonato l'a- 
rianesimo, ritornasse all'unità catto- 
lica ; e, nel SGo, vi edificò varii mo- 
nisteri , insieme a quello di Duma 
presso Braga. I vescovi della pro- 
vincia eressero questo in vescovato, 
e, nel 56'j, vi posero il santo a go- 
vernarlo ; ed i re svevi vollero che 
Martino fosse il vescovo della loro 
corte , elevandolo poscia alla sede di 
Braga. S. Fruttuoso del sangue rea- 
le de' visigoti di Spagna, fu ordina- 
to A'escovo di Duma, e_, nel GjG^ 
arcivescovo di Braga, alla quale in 
quel medesimo secolo fu riunita la 
sede di Duma. Dipoi, verso l' anno 
Ilio, il Pontefice Pasquale II resti- 
tuì la dignità metropolitana alla chie- 
sa di Braga ( locchè approvò Cali- 
sto II nel I 123), a que' dì apparte- 
nente al regno di Tarragona, ed og- 
gi a quello di Portogallo , di cui è 
primate, con sette vescovati sufTra- 
£;anei, cioè Porto, Coimhra, Viseu, 
Bra ganza , Miranda , Ai'ciro , e 



BRA 
Pinhcl j ma questìiUimo ora è siif- 
fraganeo del patriarcato di Lisbona. 

Fra gli arcivescovi di Braga, me- 
ritano special menzione Maurizio 
Burdino francese, del i i io, e Pie- 
tro di Giuliano. Il primo fii soi^peso 
dall' arcivescovo di Toledo, legalo upo- 
tolico, pel cui mezzo era salito a sì 
sidilime grado. l'asquale 11 ne con- 
fermò la sospensione; ma poi flopo 
averlo restituito all'arcivescovafo , lo 
inviò legato ali impeiatore Enrico \ , 
che nel Iii8 lo fece nnlipapa col 
nome di Gregorio T III {^f edi). 
L'altro arcivescovo di Braga, Pietro 
di Giuliano, nobile di Lisbona, che 
prima era stato arcidiacono di detta 
chiesa , fu creato Cardinale da Gre- 
gorio X, nel ìi'jG, e finalmente, 
a' I ") settembre, fu eletto Sommo 
Pontefice col nome di Gio\'anni X\I 
{^Vedi). Questo Papa si adoperò per^ 
che Alfonso III, re di Portogallo, de- 
sistesse dall'opprimere le chiese del 
regno, e dall' usurparne i beni. E 
siccome i re di Portogallo aveano 
fatto il reame tributario della San- 
ta Sede, con due mila marche d'oro, 
così Papa Benedetto XII, nel i338, 
scrisse all'arcivescovo di Braga, ac- 
ciocché riscuotesse tal Ìi"ibuto da 
Alfonso IV. 

L'arcivescovo di Braga era anche 
signore temporale della città , ed, 
essendogli stato tolto quel dominio, 
il Pontefì,ce Gregorio XI, nel iSyi, 
scrisse al re Ferdinando , acciocché 
glielo restituisse. La cattedrale di 
Braga è vasta, magnifica e di bella 
architettura; vi fu sepolto Enrico 
di Borgogna , conte di Portogallo , 
che l'avea fatta ricostruire, ed è de- 
dicata all' Assunzione di Maria Ver- 
gine . 11 capitolo si componeva di 
tre dignitarii, e di trcntaqualtro ca- 
nonici ; cinque erano le parrocchie, 
con diversi conventi, e monistcri eh 



ambo i sewi. Copiosissimo era il iiii- 
meio tanto di questi, che delle par- 
rocchie nella diocesi. Decoroso è 
r «episcopio, e considerevole il semi- 
nano ; evvi altresì im collegio, uno 
spedale, ed un ospizio ec. Pi-esso la 
città è in somma venerazione il 
Santuario Do Senhor Jesus do 
Alante y visitato ogni anno da' pel- 
legrini ; e poco distante esisteva l'au- 
lico monistero benedettino di Duma, 
di cui fii abbate s. Martino. 

Quattro furono i concilii, che si 
celebrarono in Braga. 

Il primo fu tenuto verso l' anno 
4?.?. dal vescovo di Braga Pancra- 
zione, il quale con nove vescovi con- 
dannò gli errori de' vandali, ed altri 
barbari invasori della Spagna. Lab- 
bé tom. II; Arduino, tomo II. Pe- 
i-ezio canonico toletano dice , che 
questo concilio sia un' invenzione , e 
Lenglet, citando il Labbé al t. II, 
e l'Arduino, al toino I, lo registra 
nell'anno 4' '• 

Il secondo fu adunato nel 5G3 . 
Lucrezio metropolitano di Braga , 
con sette vescovi, rigettò l'errore 
de'priscillianisti, formandovi vcnlidue 
canoni. Il i. di questi ordina, che si 
recitino le medesime lezioni nelle vigi- 
lie, e nelle messe. Il 3. vieta a' vesco- 
vi ordinar chierici di altre diocesi, 
senza permesso scritto. Il 7. che i 
beni della chiesa divisi in tre parli 
appartengano a' vescovi , a' chierici, 
ed alla chiesa, e che l'arcidiacono gli 
amministri, rendendone conto al ve- 
scovo. Il f). comanda a' diaconi di 
portare esteriormente sulla spalla la 
stola, per dislinguersi dai suddiaconi. 
Il IO. limita a' chierici /// smris 
portare i vasi pel sacrifizio. L' 11. 
vieta a' lettori cantare in chiesa 
con abito laicale, e di lasciarsi cre- 
scer la barba e i fa[M'lii. Il i?,. proi- 
.hisce j1 canto dcgl' imu \\\ chiesa, e 



BRA «7 

solo permeile quello de' salmi, e di 
pezzi presi dalla sacra Scrittura. Il 
1 3. permette soltanto a' chierici di 
entrare nel presbiterio per la comu- 
nione. Il ì/\. comanda a' chierici, 
che non mangiano carne, a doversi 
cibare con erbe cotte, per non far 
conoscere che sono priscillianisti . Il 
i<S. esclude la sepoltura nelle chiese 
in venerazione dei corpi santi , che 
vi sono tumulati. Reg. XII, Lal)b(' 
t. V, Arduino, t. III. Il Lenglet, ci- 
tando questi stessi autori , pone la 
celebrazione di questo concilio ncl- 
l'aniio 56 1. 

Il terzo concilio fu adunato in 
Braga nell'anno 777. dal suo vesco- 
vo Martino Dume per la disciplina, 
con altri dodici vescovi di Galizia, 
e di Lugo. Dopo aver ricevuto i quat- 
tro concilii generali, meno il quinto, 
che ignoravasi nella Spagna, fecero 
dieci canoni. 11 i." prescrive, che i 
vescovi nella visita esaminino i chie- 
rici, che istruiscano il popolo. 11 
3." vieta ricever doni a titolo di 
ordinazione, ed il 6." dichiara, che 
non si riceverà ninna fondazione di 
chiesa, se il fondatore volesse par- 
tecipare delle oblazioni co' ministri 
dell'altare. Ivi. 

11 quarto fu celebralo nel 67^, 
particolarmente contro la supersti- 
zione di alcuni preti, che volevano 
consacrare col latte, mentre regnava 
W amba . Otto vescovi fecero al- 
trettanti c;inoni . Il I. proibisce lo 
olTerte del latte, e grappoli d'u- 
va in vece del vino , nonché d in- 
zuppar nel vino l' Eucaristia. Il 7. 
vieta di adoperare i sacri vasi, e gli 
ornamenti di Chiesa in prof.uii usi. 
Il 4- proibisce a' chierici tenere ap- 
presso di sé le donne, meno la ma- 
dre. Il ">. dichiara appai tenere a' diaco- 
ni il portare le rclicpiit; de' in.ulii 1, 
che se il vest:o\o volesse ciò fare , 



B8 BJl.V 

non potrà egli esseie pollato cìai 
diaconi, ma dovrà camminare a pie- 
di. Reg. XV. Labbé VI. Arduino 
111. Angl. /. 

BRAGADINO Marcantonio, Car- 
dinale. Marcantonio Bragadino, pa- 
trizio veneto, nacque nel iSgo. Ur- 
bano Vili lo promosse successiva- 
mente alle chiese di Crema nel 
1629, di Ceneda nel i633, e di 
Vicenza nel 1689, nella reggenza 
delle quali con pastorale premui» il 
Bragadino adempiva a tutte le par- 
ti di zelante pastore. Le sue . rare 
virtù , e la nobiltà delia prosapia , 
nella quale contava V avo, che nel- 
la conquista di Cipro sostenne 1' a- 
tiocissimo martirio di essere scorti- 
cato vivo, gli fecero strada al Car- 
dinalato, cui ebbe da Urbano Vili, 
col titolo di s. Marco, ai dieci, ov- 
vero ai sedici dicembre i64i- Uo- 
po essere intervenuto ai conclavi di 
Innocenzo X, e di Alessandro VII, 
morì a Roma nel i658, di sessan- 
totto anni , e sedici di Cardinalato, 
ed ebbe tornila nella chiesa del suo 
titolo. 

BRAGANZA e MIRANDA {Bri^ 
gatien. el Contianen.). Città con resi- 
denza vescovile in Portogallo, detta 
anche Braganca, e, secondo alcuni, 
Ce/ioi/vcYZ. Questa città considei'abile è 
situata nella provincia di Tra-os-Mon^ 
tes, presso il confluente della Fervenza 
e del Sabor, in una fertile pianura, è 
capoluogo di Comarca, ed in parte è 
fortificata con buona cittadella. Si 
vuole edificata in epoca rimotissima. 
E famosa capitale del ducato eretto da 
Alfonso V, nel i44^5 ^ favore del 
figlio suo, donde discendono gli o^ 
dierni monarchi. In quest'angolo e- 
stremo del territorio portoghese si 
ordirono le fila, che, nel i64o, sot- 
trassero una parie della penisola al- 
la soggezione spaglinola, la quale do- 



BRA 
minava dalla morte del Cardinal 
Enrico zio del re Sebastiano. Intat- 
ti, in dello anno, Giovanni II, ot- 
tavo duca di Braganza, che— discen- 
deva dalla famiglia reale , divenne 
re di Portogallo, col nome di Gio- 
vanni IV. 

Il Pontefice Clemente XIV, nel 
concistoro del 16 agosto 1770, eres- 
se in vescovato Braganza, e la fece 
sufTraganea di Braga , unendovi la 
sede di ]Mi randa (che lo era sino 
dal .secolo XVI), per le istanze del 
re Giuseppe I. La cattedrale è de- 
dicala all'Assunzione di Maria Ver- 
gine, ed il capitolo si compone di 
sette dignità , la prima delle quali 
è il decano. V'hanno nove canoni- 
ci, compreso il teologo, sei sotto ca- 
nonici, otto cappellani, e sei chierici. 
La mensa è tassala di mille cento 
e sessantasei fiorini. Ampio è l'epi- 
scopio, evvi il seminario, altra par- 
rocchia , oltre la cattedrale, eh' è 
collegiata, un convento di religiosi , 
due monisteri di monache, due spe- 
dali, e il monte di pietà, f^. Mi- 

RA.^DA. 

BRAGOSE Guglielmo, Cardinale. 
Gughclmo Bragose nacque nella dio- 
cesi di Manda, fu professore di di- 
ritto canonico nella università di 
Tolosa per parecchi anni , e vicario 
generale di quell'arcivescovo. Quindi 
eletto vescovo di Vabres, fu creato 
Cardinal diacono di s. Giorgio in 
Velabro da Innocenzo VI, residente 
in Avignone, il d'i 17 settembre i36f, 
ed in appresso Cardinal prete di s. 
Lorenzo in Lucina, e penitenziere 
maggiore. Fu presente al conclave 
di Urbano V, col quale, nel i365, 
si trovò a Viterbo . Nel i369 
inori a Roma dopo olio anni di 
Cardinalato. Ebbe tomba nella chie- 
sa del suo titolo, alla quale, secon- 
do il Petrarca, lasciò la sua eredità. 



BRA 

BRAJANTl. Eretici, che apparve- 
ro nel I ')44) ^^ erano un rumo de- 
fili anaballisti. Fra le altre cobc in- 
M:;gnavano essi, clic il jiiangere ed il 
f^ridare era l'azione a Dio pii» accetta; 
il perchè furono chiamati Brajand. 

IiRAMli\l, Brarnaiii, Bvacmani, 
Brahmani , ed anche Brciìutinani. 
I"'ilus(ili idolatri , indiani, i più colti 
«Iella na/.ione. La loro setta è un 
laino di quella degli antichi gin- 
nosofisti, cioè di quei filosofi orien- 
tali , che erano scolastici sofisti . 
Alcuni vogliono, che prendessero il 
nome tlal patriarca Abramo, nella 
loro lingua chiamato />rrtm<7. Tra i 
Riamini, o Bracmani, cioè addetti al 
culto di Brama, ve ne sono di quelli, 
che menano una vita austera, né si 
cibano che di erbe, legumi, frutti, 
esclusa ogni sorta non solo di ani- 
mali, ma col divieto eziandio di toc- 
carli, sotto pena di aver commesso 
un'empietà, che li renderebbe im- 
mondi. La maggior parte dei gior- 
no, e della notte cantano essi inni 
in onore della divinità , ed atten- 
dono con impazienza 1' ora della 
morte. La maggior parie di essi mena- 
no la vita in luoghi solitarii, e vivono 
senza mogli e sostanze. Non tutti 
i Bramini sono sacerdoti, poiché al- 
cuni vengono soltanto con partico- 
colari riti iniziati al sacerdozio nel 
settimo anno della loro età. Porta- 
no questi sugli omeri una zona, che 
misurano con filo avvolto al pugno 
centotto volte, in onore delle cento 
otto (àccie di Brama. Evvi anche 
un sacerdote maggiore, che ha il mi- 
nistero di sacrilìciue al sole e alla luna. 

Questi settari i, o filosofi credono 
l'immortalità dell'anima, e la trasmi- 
grazione. Esiste presso di essi l'iilea di 
un supremo Signore del mondo, 
ed hanno molle pratiche religio- 
se, e molli principii di sana mo- 



BR.\ .S,i 

rale . vStrane però sono le idee 
intorno la Trinità, che dividono in 
tre numi , il primo creatore , il 
secondo conservatore , ed il ter- 
zo distruttore dell'universo, e che 
rappresentano con tre persone , o 
con tre corpi collegati in uno. Il 
primo è Brama , che significa terra, 
il secondo Vishnu, o l' acqua, il ter- 
zo Schiva j cioè il sole, o il fuoco. 
A Vishnu attribuiscono dieci incar- 
nazioni , dottrine e tradizioni , che 
tolte da' cristiani furono dalle loro 
superstizioni corrotte. Distinguono 
i peccati in tre classi, e gli espiano 
co' digiuni, colle preghiere, colle limo- 
sine e coi pellegrinaggi. Alcuni peni- 
tenti vivono in gabbie di ferro, oppure 
alzano le braccia, uè mai le abbassano, 
ovvero serrano le mani in pugno , 
né mai le aprono, ec. I Bracmani 
lavansi ogni mattina, e debbono 
quindi sacrificare, farsi il nome di 
Dio sulla fronte, sul petto, e sulle 
braccia. 

Un ordine dei talapoini porta il 
nome di piazcn, cioè quinto, perchè 
ad essi sono indispensabili cinque 
doti, di avere im luogo dedicato, 
di vivere in una società di tala- 
poini, di leggere ed intendere il li- 
bro kamnioa , di avere una certa 
età, e di essere maschio. 

1 Bramini del Malabar chiamano 
i cristiani Nasram , forse tratto ila 
quello di Nazareni, e talvolta li ap- 
pellano pure discepoli, cioè del Dio 
incarnato. \i assai diflìcilc, che i Bra- 
mini, o Bracmani si convertano al 
callolicismo , nonostante che abbia- 
no alcune credenze, e molti riti si- 
mili ai nostri; perchè sono tena- 
cissimi della loro religione, della 
consuetudine , e de' costumi aviti , 
e crederebbero degeiurare dal lo- 
ro istituto, abbr.uiiaiido un genere 
di vita meno iiiillice. Per compreu- 



90 ERA 

dere poi niRglio la dottrìnn, gli usi, 
l'idolatria, e lo sette de' Bracmani, V. 
il Bergier nel suo Dizionario Enci- 
clopedico , il p. Bartoli nella Storia 
{Idia compagnia di Gesù, ed il p. 
Paoli ni, Muici Borgiaid Codices. 

BRANCACCI Francesco Maru , 
Cardinale. Francesco Maria Bran- 
cacci di nobile famiglia napoletana, 
nacque a Bari nella Puglia, nel iSgs, 
quando il genitore di lui era \icere 
di quella provincia. Tanto profittò 
negli studii, che di diciassette anni fu 
laureato in ambe le leggi, e di ven- 
tisei , ebbe la laurea nelle facoltà 
teologiche. Passato a Roma, Grego- 
rio XV lo ascrisse ai prelati. Il 
Brancacci mise allora ogni studio 
per cattivarsi l'amorevolezza del Car- 
dinal MalTeo Barberini prefetto della 
segnatura , che, eletto Pontefice col 
nome di Urbano Vili, gli affidò il 
governo di Fabriano, quindi il ve- 
scovato di s. Marco nella Calabria 
citeriore, poscia il governo delle cit- 
tà di Todi e di Terni, e, nel 1627, 
lo trasferì alla sede di Capaccio. 
Quando governava la sua chiesa, eb- 
be qualche dispiacere con un uffi- 
ciale spagnuolo per alcune contro- 
versie di giurisdizione. Essendo av- 
venuto, che costui, per le sue pessi- 
me qualità, venne ucciso in mezzo 
alla strada, cadde il sospetto sopra 
il vescovo. Questi pertanto fu citato 
a Napoli , e vi sarebbe anche an- 
dato, se penetrando, che lo si vo- 
leva carcerare, di notte non avesse 
presa la volta di Roma. Pervenuto 
in questa città , espose al Pontefice 
la sua innocenza, e la cattiva con- 
dotta dei ministri di Napoli. 11 Pa- 
pa scrisse, ed incaricò il suo nunzio 
a tiattare la causa del prelato pres- 
so il viceré; ma tutto riuscì indar- 
no ; imperciocché quantunque con 
giuridica sentenza del Pontefice fos- 



BRA 

.se dichiarato innocente, liittavolta 
gli vennero sequestrate le rendite, 
e s' intimarono gravissime pene a 
chi lo riconoscesse per capo della 
chiesa di Capaccio. J'.ssendosi inoltre 
sparsa fìima, che gli spagnuoli lo 
volevano ad ogni modo incarcerare, 
egli se ne stava mai sempre ritira- 
to. Alla fine il Pontefice, esperimen- 
tata la lunga soffijrenza di lui, no- 
minollo Cardinal prete dei ss. apo- 
stoli, nella settima promozione fatta 
a Roma li 28 novembre i633, e 
lo ascrisse pressoché a tutte le con- 
gregazioni , persuaso di avere così 
provveduto abbastanza alla sicurezza 
di lui, ed al suo ritorno al vescova- 
to. Ma pervenuto a Napoli il no- 
vello Porporato , i ministri ne dis- 
simularono r arrivo, e la Spagna 
ordinò , che dovesse subito partire 
dal regno. Tornato a Roma, il Pa- 
pa lo promosse alla chiesa di Viter- 
bo nel i658, e lo provvide di altri 
benelìzii. Preso il possesso del novel- 
lo vescovato, lo resse per trentadue 
anni , nel quale spazio tenne otto 
sinodi, compì il seminario, beneficò 
i poveri, ristaurò ed abbellì la cat- 
tedrale , vi costrusse una cappella , 
cui arricchì di ecclesiastiche suppel- 
lettili, e lasciò segni chiarissimi della 
sua premura, e tiel suo amore per 
la diocesi. Lasciato il primo titolo, 
passò, nel 1668, sotto Clemente IX, 
al vescovato di Tusculano, e vi ten- 
ne un sinodo, quindi, nell'anno 1671, 
sotto Clemente X, fu fatto vescovo 
di Porto , poi lasciata a suo nipote 
la chiesa di Viteibo , ebbe la pre- 
fettura della congregazione dei vesco- 
vi regolari ; e dopo essere inter- 
venuto ai conclavi d' Innocenzo X, 
Alessandro VII, e de' due Clementi 
IX e X, morì a Roma nel 1675, 
di oltantatre anni , e quarantadue 
di Cardinalato. Ebbe tomba nella 



Il 11 A 
<liic.ri mMi^iiifìrn del Gesti. Qucstn 
(i.iidinale .ivca |)iil)|)lic;ilo un voln- 
iiic «li crutlilc tlisscilazioni, mi Irat- 
lalo .suH'iiso della cioccolata nei gior- 
ni (li (li^'iiino, ed allie opere. 

J ! R A .\ < - A CCI I...\>r)oi.i-o, Cardinale. 
Landolfo IJrancaci:!, d'illiislic ed anti- 
ca famiglia napoletana, (;aii>.siinn al ic 
Carlo suo sovrano, fu crealo Cardinal 
diacono di s. Angelo da Celestino V, 
nel settembre del 1294. Bonifacio 
Vili, in un suo breve, lo appella 
nnino cminrntcmciitf dotto , sagi^io 
per ronsigU , e faninso ; il percliù 
nflldò a lui la legazione della Sici- 
lia, o r amministrazione di Napoli , 
con Filippo principe di Taranto, fì- 
f^lio del re Callo 11. Mentre era 
l<'gato, S()r>*e filile conlesa fra i ca- 
nonici di Alilelf) per la elezione del 
nuovo vescovo, dacché alcuni vole- 
vano Andrea monaco cisterciense, e 
abbate di santo Stellino del Bosco, 
alili Matteo di Cifone, canonico di 
<pieila ealledrale, .sospetto assai al 
}-ovrano. Per la rpial cosa sentilo 
dal Cardinale* il parer di JJonifiicio , 
secondando le preghiere di Carlo II, 
volle che si tenesse per valida e ca- 
nonica la elezi(ìne di Andrea. Favo- 
rì la eie/ione di l'onilàcio Vili, Be- 
nedetto \I, e Clemente V, col cpiale 
in al concilio generale di Vienna ; 
dappoi morì in Avignone nel ili?:, 
dieciodo anni dacché vestiva la sa- 
cra |)oip()ia, «> fu sepolto in (piella 
ealledrale, iir'lla cappella dei,'li Aiii^eli. 
IIUAM.ACCI IN'icoM), Cardinale. 
INicolò Ifrancacci, patrizio e canonico 
di Napoli, (loltori* in ambe le leg- 
gi, afline al l'onlclìce per lato ma- 
lerno , cappellano l'onlilicK» , ed 
iidil()i<> fli ruota, fu da libano V 
]>rnmoss<» ali arcivescovato di Bari, 
nel I W»-, (jiiindi veiiiu! Iiasfcrito 
da ('iregoiio \l a (piello <h Cosen- 
za, nel I ')j(J. Seiumthè per condi- 



BllA f)r 

scemlcre alla regina Giovanna, che 
lo teneva per intimo consigliere, 
seguì il parlilo dell'antipapa Cle- 
mente VII , che lo creò Cardinal 
prele di s. jAlarco, rpiindi vescovo 
di Albano. Dopo aver jiersoverato 
nello .scisma, detestò jiiibbiicamenle 
il suo crroie, andò al concilio di 
Pisa, che lo ammise fra i Cardinali 
di S. R. C. , e come tale fu alla 
elezione di Alessandro V, il rpiah; nel 
1 |o() lo riconobbe per legittimo Car- 
dinale. Morì a l'^irenze, nel 1 j 1 7. , 
dopo tre anni di Cardinalato, ed 
ebbe tomba nella chiesa di S. AI. 
Novella. 

Blt\NC\CCI RwALDo, Cardinal,'. 
Rinaldo Brancacci, nobile patri/io di 
Napoli , abbate ed accolito Pontifi- 
cio, prolonotario apostolico, fu crea- 
to Cardinale diacono dei ss. Vito e 
Modesto da Urbano VI nel dicem- 
bre i38i. Per le sue belle qualità 
si e1)be in gran conio dagli altri 
Cardinali. Intervenne a sei conclavi, 
e a Bologna impose la tiara Ponti- 
ficia a ("liovanni XXIII, che affidò 
a lui la legazione della provincia di 
Marittima e Campagna; e rpiella di 
Napoli col titolo di suo vicario, pei' 
istabilire col re Ladislao le condizio- 
ni di pace. Nel i4'' •. g'i '" con- 
ferito l'arcivescovato di Taranto. Fon- 
dò a Napoli la chiesa di s. Angelo 
nel luogo detto L*f('s;c^in di ^Y/Vii, ed 
una biblioteca di scelti volumi. Gre- 
gorio .VII , che ad un tempo re- 
gnava , lo chiamò da Roma a Sie- 
na, (piando lo vide risoluto <li con- 
dursi al concilio dì Pisa, intima- 
to contro il suo e>iprisso volere , e 
lo priv(ò di ogni onore e di^^nità , 
che il concilio subilo gli re^liluì. l'òi 
pirsenfe a (pidlo di Costanza, e per 
ordine di Mari ino V, promulgiò dal 
pulpito la liecn/a ai padri di an- 
daisciu; a loto iH'iicpI.ic.lo ; e dal 



tp BR.\ 

medesimo Martino, nel i4i83 ebbe 
l'amministrazione della chiesa di An- 
versa, che dopo quattro anni rinun- 
ziò a Pietro Caracciolo. Compì la 
sua cariiera mortale a Roma , nel 
1427, dopo un Cardinalato di qua- 
rantasei anni . Ebbe tomba nella 
chiesa di s. Angelo a Nido , da lui 
fondata a Napoli. Pressò a questa 
chiesa aveva egli fatto edificare uno 
spedale pegl'infermi, colle ofllcine, co- 
gli attrezzi necessari all'uopo, e con 
rendite sufficienti. 

BRANCACCI Stef.vivo, Cardinale. 
Stefano Brancacci nacque a Napoli, 
nel 16 18, da nobile famiglia. Era 
nipote del Cardinal Francesco Ma- 
ria di questo nome. Dopo essere sta- 
to ascritto ai votanti dell'una e l'al- 
tra segnatura, ed ai prelati di con- 
sulta , venne spedito inquisitore a 
Malta da Innocenzo X. Richiamato 
a Roma, dopo la morie del Ponte- 
fice, fu occupato da Alessandro VII 
nella nunziatura alla corte di To- 
scana, quindi alla repubblica di Ve- 
nezia, poi fu segretario del concilio, 
e, nel 1670, vescovo di Viterbo per 
rinunzia dello zio. Da vdtimo, dopo 
undici anni, fu creato Cardinal pre- 
te di s. Maria della Pace da Inno- 
cenzo XI, nella promozione fatta a 
Roma nel primo settembre 1681. 
Morì poi nell'età di sessantaquattro 
anni, e fu sepolto in quella catte- 
drale. 

BRANCACCI Tommaso, Cardina- 
le. Tommaso Brancacci, patrizio na- 
poletano, fu eletto vescovo di Tri- 
carico da Innocenzo \TI, nel i4o3, 
quindi dallo zio Pontefice Giovanni 
XXI 11, fu creato, il dì 6 giugno i4i ') 
Cardinal prete dei ss. Giovanni e 
Paolo, con facoltà di ritenere in qua- 
lità di commenda la sua chiesa. Al 
concilio di Pisa , sebbene non deco- 
rato della porpora, diede il suo voto 



BR.\ 
per Alessandi'o V ; e a quello di Co- 
stanza, per Martino V, e dopo sedi- 
ci anni di Cardinalato, morì a Ro- 
ma nel i4'27- Fu sepolto a Napoli 
nella tomba dei porporati di sua fa- 
miglia , nella chiesa di s. Angelo a 
Nido , lasciando di se incerta ripu- 
tazione. 

BRAXCADORO Cesaiìe, Cardi- 
nale. Cesare Brancadoro nacque in 
Fermo a' 28 agosto lySS. Fatto ca- 
meriere segreto da Papa Pio \I, 
divenne poscia vice superiore delle 
missioni d' Olanda , arcivescovo di 
Nisibi, e segretario della congrega- 
zione di propaganda. Pio \ li, a' 23 
febbraio 1801, lo creò Cardinale del- 
l'ordine de' preti, col titolo di s. A- 
gostino, e vescovo d'Orvieto, donde 
lo trasferì alla sede arcivescovile di 
Fermo sua patria , nel concistoro 
degli I I luglio 1808. Alla moite 
di questo Papa intervenne a' sacri 
comizii per l'elezione di Leone XII; 
ma la grave età gl'impedì di re- 
carsi a quelli, in cui furono eletti 
Pio Vili, e Gregorio XVI. Egli 
era il piìi antico dell'ordine de' preti, 
e morì in Fermo la notte del 9 ve- 
nendo il I o settembre 1837. Fu espo- 
sto, e sepolto in quella metropolita- 
na. Appartenne ad otto congregazio- 
ni Cardinalizie, fi*a cui a quelle del s. 
oiìlzio, e di propaganda. Fra le di- 
verse sue protettorie sono a l'am- 
mentarsi la chiesa, ed il collegio Pi- 
ceno, l'ospizio e la chiesa di s. Maria 
egiziaca degli armeni in Roma uni- 
to all'ospizio di s. Gregorio illumi- 
natore in Ancona, del collegio di 
san Bonaventura, e della cappella 
Sistina nella basilica liberiana. Al- 
le virtù, di cui era ornato, ac- 
coppiò questo degno Porpoiato non 
ordinaria scienza, e grande erudizio- 
ne, avendo fra le opere date alle 
stampe, le seguenti: L'autorità del- 



BRA. 

le due podestà, in sei loini in otta- 
vo, Fuligrio 1788 per Giovanni To- 
mnssini: Pii l^'I allorulfoìirs, hnnii- 
liae, plfracque cpiiiolac, Ainstt-locla- 
ini, 179?., typis Van-'ict^otlt■;Ae/om- 
Z»f' di Ilcn'eyj Meditazioni sulle me- 
(h'simcj Parenesi per isposalizii, e 
lettere j Discorsi per vestizioni, e pro- 
fessioni di tnonacliej Libro di Lat- 
tanzio sulle morti dei persecutori 
della Chiesa, Opuscoli varii, tomi 
nove in ottavo, Fermo 1806, 1807 ; 
Oratio ad S. R. E. Cardinales a 
Cesare Brancadoro archiep. Nisi- 
heno, et s. cong. de Propaganda a 
seeretis, hahita Venetiis in patriar- 
chali basilica, prid. kal. novembr. 
1799, Venetiis typ. Antonii Zalta 
1 799 in folio, che poi fu tradotta 
in diverse lingue in più edizioni; 
Lettera a Francesco Cancellieri sul- 
la dissertazione del p. Poi'yard sul 
ìnicio del piede de' Pontefici ec., Ro- 
ma 1807, presso Francesco Bourliè; 
Allocuzione per le missioni, Fermo 
I 833, tipografìa arcivescovile, in (òlio. 
BRAACALEOxXE Lfoe, Cardi- 
nale. Leone Crancalcone, patrizio 
romano, canonico regolare di san 
Frediano di Lucca , fu creato Car- 
dinale diacono di s. Lucia in Septi- 
.solio , quindi prete di s. Croce in 
(}crnsal(;mme, nella terza promozio- 
ne latta in Roma da Innocenzo III, 
nel dicembre del 1 200. Dopo sei 
anni fu spedito legato in Germania, 
e Sassonia con Ugolino Cardinale 
dei Conti, affinchè componesse le 
dilTcrenze insorte fra quei principi 
per la elezione dell'imperatore, as- 
solvesse dalle incorse censure Filip- 
ji() duca di Svevia, e lo inducesse a 
liberare da prigione Brunone arci- 
vescovo di C-olonia. Fu parimente 
legato nell'Ungheria e Bulgaria, per 
consacrare e coronare, a nome del 
Papa, Giovanni re della Bulgaria e 



BR/V 93 

Valacchia, onde fu accolto molto ono- 
r<'volmente dal re e dai magnati del- 
l'Ungheria. In <|uella occasione con- 
firi il til(jl(> <li primate all'arcive- 
sajvo Tritnonilano, insieme col pal- 
lio, cui diede anche agli altri arci- 
vescovi di quel dominio. Era inti- 
mo amico di s. Francesco d' Assisi, 
e gran promotore del suo Ordine ; 
e dopo essere intervenuto ai concla- 
vi di Onorio III, e Gregorio IX, 
pieno di meriti, mori nel i23o, qua- 
si sei lustri dacché era Cardinale. 

BRACCATI Lorenzo, Cardinale. 
Lorenzo Brancati fu d(;tto ancoi-a 
di Lauria dalla terra di Lauria nel- 
la provincia di Basilicata nel regno 
di Napoli, ove da civili genitori nac- 
que a' IO aprile del 161 2. Per 
voto, fatto in una grave malattia, 
vestì l'abito religioso de' minori con- 
ventuali, e dopo aver insegnato nel- 
le cattedre piìi celebri dell'Ordine, 
venne fatto segretario, ed assisten- 
te, e guardiano infine del convento 
de' ss. Apostoli in Roma. Trasferito 
di là, per cedere all' altrui invidia, 
al convento di Albano, da Alessan- 
dro MI, che solca dirlo Sedis Apo- 
stolicae hrachiuni , fu fatto consul- 
tore del s. officio e de' riti, esami- 
natore del clero e de' vescovi, e pre- 
fetto degli studii e di propaganda. 
Stimato f\i egualmente dai due Cle- 
menti IX e X , successori ad Ales- 
sandro VII ; il primo lo fece anzi 
consultore della congregazione delle 
indulgenze da lui istituita, ed il se- 
condo il fece sotto-bibliotecario del- 
la Vaticana. Innocenzo XI , nel 
iG8i,in ricompensa de'suoi meriti, 
creollo Cardinal prete del titolo di >. 
Agostino, e quindi bibliotecario della 
S. R.C., ascrivendolo eziandio alle pri- 
marie congregazioni di Roma. Fatto 
Cai diiialc raddoppiò le fitiche, e leoia- 
zioni, uè alterò punlu la mudcslia tUl 



94 ERA 

suo vivere, e la sua liberalità verso 
j noveri. Dimesso il titolo di s. Ago- 
stino, yiass<^j a quello de'ss. Apostoli , 
chiesa e convento a cui fin da re- 
ligioso compartiti aveva segnalati 
IjeneUcii , ed a cui in morte lasciò 
i piopri beni. Avvenne la sua mor- 
te in Pionic\ a' 3 novembre i()q3, 
neir età tli aimi ottantuno , dodici 
dei quali passò nel Cardinalato. E 
forse che sarebbe asceso al soglio 
Pontificio, se non avesse avuto la 
esclusiva dalla Spagna nel conclave 
in cui i\i eletto Alessandro VII], a- 
vendo ottenuto (juindici voti. La vita 
tli questo (Cardinale tu scritta dal pa- 
dre Bartolommeo Comando, e fra le 
0})eie di lui gode maggior fama il 
tidclalus de Prafdestinatione, stam- 
I)ato in Roma nel 1688, ed in Ro- 
uen nel lyoS. In esso egregiamen- 
te è trattato 1' argomento sulle or- 
me sempie di s. Agostino. Alla pag. 
74- il Comando tesse im esatto ca- 
talogo delle opere di questo Car- 
dinale. 

BRAlN'DAiAO (s.). Questo santo 
abbate viveva nel principio del se- 
colo VI, e molto si adoperò per 
fondare de' nìoiiisteri e delle scuole 
nell'Irlanda. Dapprima fu discepolo 
di s. Finiano nel convento di Clo- 
nard , poscia recossi nel paese di 
Galles, ove visse per qualche tempo 
sotto la disciplina di s. Gildas, in 
appresso si ascrisse tra i membri 
della badia di Llan-Carvan, fabbricò 
il monislero di Ailech in Inglnller- 
ra, nonché una chiesa in Heth. È 
autore di una regola monastica, che 
gì' irlandesi tengono in grande esti- 
mazione. Dopo una vita tutta im- 
piegata nel procurare la gloria di 
Dio, fu collo dalla morte addi i6 
maggio del 578, nel qual giorno 
se ne fa nicnioria nel martirologio 
romano. 



RRA 

RRANDEBURGO, o RRANDE\- 

ìiUlii't (^/>ititulcnlnirgu/n , Brtitnobur- 
i;iiin). Antica città d'Alemagna, ca- 
pitale della provincia dello stesso 
nome nella Prussia. Diede pure il 
suo nome all' ex-elettorato del sacro 
romano impero, lii il primo marche- 
sato della cristianità, ed è divisa in tie 
parti, la vecchia, e la nuova città 
congiunte per mezzo d'im ponte, 
e r isola ove trovasi la cattedrale, 
ed il collegio. Quando venne domi- 
nata, nel ()i5, dai vinidi , o vandali, 
ebbe il nome di Branniboi', cioè 
Castello del Bosco , ed essendo in- 
certa 1' epoca di sua fondazione , 
non mancano quelli che l' attribui- 
.scono a Brenno, re de' galli sennoni. 
Si crede, che san Remberto, ar- 
civescovo di Brema, abbia predicato 
il vangelo a questi popoli. L' im- 
peratore Enrico I, l' lice citato r(^ , 
nell'anno 928, per forza la prese ai 
vinidi , annientò il culto che trilm- 
tavano sul monte Harlung all' idolo 
Triglaf, e vi edificò una chiesa a 
Mai'ia Vergine , per lo che fino 
d'allora il monte chiamossi JMarieii- 
bcrg. Diede Enrico il governo della 
città a Sigefredo conte di Ringel- 
lieim, il quale ne divenne il primo 
marchese. Elevato, nel 978, all'im- 
pero Ottone 11 , i vinidi se ne im- 
padronirono di nuovo , e benché 
nel declinar del secolo X, la città 
per ben due volte ritornasse in po- 
tere de' tedeschi , pure i vinidi la 
ripresero, sebbene, nel 1 i o i , il mai- 
gravio Lutero Odone II la ricon- 
quistasse. ]\Ia ancora una volta ri- 
cadde nelle mani de' vinidi, anzi il 
loro re Pribislao vi stabib la sua 
dimora. 

Fu poscia con tutto il paese pos- 
seduta dal margravio Alberto > Orso 
della casa di Anhalt, per cessione 
flìttagli da Corrado 111 in)perature , 



BRA. 
eletto liti II 3'', onde prese il no- 
me (li marp;ravi(> di IJiandebuif^o. 
Coiii|iiiNtal(jNÌ da lui tutto il liallo 
tra I Elba e l'Odor, sof^^ioi^ò gli 
abitanti slavi, v' indusse una colonia 
di tedeschi, e divenne (juiiidi il 
vero Ibndatore di Brandelnui^o, ed 
il figlio suo fu fief,'iato della dignità 
ducale ed elettorale. 1 discendenti 
di Alberto possedettero la marca, o 
marchesato, (ino al 1 34o, in cui il 
ramo si cstinse, per la morte dei 
due margravi Valdemaro ed En- 
rico. L' imperatore Lodovico IV // 
Bavaro, dieVpiesto elettorato a Luigi 
suo figlio; ma, nel i373. Ottone di 
Baviera lo vendette all' imperatore 
Carlo IV di Luxemburgo, re di 
Boemia, per eenloinila fiorini d'oro. 
11 suo (iglio Venceslao lo donò al fra- 
tello Sigismondo, il quale dopo aver 
alienato paite di Brandeburgo al lan- 
gravio di Tiningia, nel i 4 ' >, vendette 
il restante a Federico di llohenzol- 
lern, burgravio di JNorimberga, per 
quattrocentomila fiorini d'oio. Que- 
sto piinci[)e fu lo stipite della re- 
gnante dinastia di Prussia , ma il 
suo figlio Alberto volle dividere gli 
stati fia i suoi tre figli. 11 maggiore 
fu insignito della dignità elettorale, 
con la marca di Branilcburgo, il 
secondo ebbi; Anspach, ed il terzo 
Culinbach. l'ero non andò guari, 
che i due ultimi paesi riunironsi 
alla Marca, e, nel 1701 a' 1 8 gen- 
naio, Federico I elettore divenne 
re ili Prussia. INlollo solVri Bran- 
debiu'go nella guerra de'trent'anni , 
e sotto r ainniiinslrazione del re 
Federico Guglielmo 111 rifiorì pron- 
tamente. JNel 1807 l'antica marea 
Brandeburghese fu ceduta a Napo- 
leone, e divenne poi parte del re- 
gno Wesllidieo , finché, nel iSi j, 
hi restituita inlej, unente alla mo- 
narchia Prussiana, 



BRA 9^ 

L'antica abbazia di Brandeburgo, 
de' monaci benedettini, dedicata alla 
Beata \ ergine , era una delle piìi 
irn[)ortanti d'Aleinagna. L'impera- 
tore Ottone 1 il Grande, nell'anno 
946, fondò in Brandeburgo un ve- 
scovato con pingue rendita , assog- 
gettandolo all'arcivescovo di Mayen- 
ee, donde passò, nel ()62, sotto cpiel- 
lo di Maddeburgo. La cattedrale era 
sacra al principe degli apostoli san 
Pietro , con capitolo decorato del 
prevosto, del priore, e de' canonici 
regolari premostratensi. Questi ul- 
timi furono tolti nella riforma lat- 
ta da s. jNorberto arcivescovo di Mad- 
deburgo. Vi era pure il prevosto 
j»remoslratense di Liezek, diocesi di 
Brandeburgo; ed eravi eziandio im 
arcidiacono , che dopo il prevosto , 
avea il voto per l'elezione del ve- 
scovo. 

L' elettore di Brandeburgo Gioac- 
chino I, figlio di Giovanni IV il 
Grande, nominò il vescovo, e i suoi 
successori, a cancelliere della univer- 
sità di Franctbrt da lui istituita nel 
I ^08; ma Gioacchino li, suo figliuolo, 
abbracciato il luteranismo, nel 1329, 
secolarizzò il capitolo , e soppresse 
nel i553, o i563 il vescovato, appru- 
priandosene le rendite. Lo zio di 
«piesto fu AllxMto arcivescovo di I\lad- 
debuigo, elettore di ÌNIagonza, e Car- 
dinale di Leone X , che insieme a 
suo fratello Gioacchino l fondò la 
mentovata università, e finché visse 
si rese un validissimo muro contro 
gli sfòrzi di Alartino Lutero, confu- 
tandolo eziandio colla voce, e co^di 
scritti, e tutto facendo per ridurlo 
alla conversione. /^. Prussia. 

BllANDEHCRGO Albeuto, Car- 
dinale. Alberto Brandeburgo naeipie 
nel 149U, tla Giovanni IV detto 
// Grande, elett(jie ili Braiuleburgo. 
Quando era canonico ili Alagonza , 



i)G BUA 

<; di Treviri, arcivescovo di Madde- 
))urgo, e primate dell' Alemagna , 
venne elello arcivescovo, ed elettore 
di IMagonza, e, secondo il Ciacconio, 
fu il primo tra' principi tedeschi a 
ritenere per apostolica concessione 
due arcivescovati nella Germania. 
Ad istanza dell' imperator Massimi- 
liano, Leone X lo creò Cardinal 
prete di s. Grisogono, nella sesia 
promozione fatta a Roma a' 24 
marzo i5i8, coli' amministrazione 
delia chiesa di Halbrestal. 11 Pa|>a 
lo incaricò di far promulgare in 
Germania le indulgenze a quelli , 
che colle elemosine aveano contri- 
buito alla fabbrica della l)asilica 
Vaticana, ciocché diede argomento 
a Lutero per iscagliarsi furiosamen- 
te contro le indulgenze, ed aposta- 
tai-e dalla fede. Indi il nostro Por- 
porato come quegli, che adempiva da 
sé alle cure del ministero, viva- 
mente si oppose colla voce e cogli 
scritti a Lutero, prociu-ando di ri- 
trarlo dal preci]iizio, nel quale cadde 
miseramente. Alberto fece assai per 
mantenere casto e disciplinato il suo 
clero , al quale dava esempi lumi- 
nosi d' ogni virtù. Morto Massimi- 
liano, penetrando, che si voleva elegge- 
re in re de' romani il re di Fiancia 
Francesco I, procurò di trarre gli elet- 
tori al pai'tito della casa d'Austria, e 
molto operò per la elezione di Carlo V. 
Quindi col fratello Gioacchino, elet- 
tore di Brandeburgo, fondò la uni- 
versità di Francfort , ed una ne 
avrebbe istituita in Halia, se i tor- 
bidi eccitati dall' eresia di Lutero 
non ne avessero stornato il disegno. 
Morì a Magonza nel 1 54^1, contando 
cinquantacinque anni d'età, e ven- 
tisette di Cardinalato, e fu seppel- 
lito in quella metropolitana. 

BRANDFORT o BRENDFORT. 
Luogo d'Inghilterra, nella contea di 



BRA 

Kent, provincia di Cantorbery, ri- 
nomato per esservisi celebrati due 
concilii ; il primo nell'anno g'jf), nel 
<juale Eduino re d' Inghilterra, fra- 
tello di Edgar, fu scomunicato ; ed 
il secondo circa il c)G3 , in cui tutti 
si annullarono gli ordini del re Edui- 
no , ed i beni usurpati alle chiese 
e ai monisleri, vennero restituiti. 11 
Lenglet dice, che, nel 954, fu tenuto 
in Brandfort un concilio sui beni 
ecclesiastici, ^ngl. t. I , e nel 964 , 
un altro contro Eduino, fratello di 
Edgaro. Ibidem. 

BRAÌNDI Francesco , Cardinale. 
T^. Aguzzoni. 

BRANDIZUBERIUxM. Città epi- 
scopale di Bulgaria, diocesi di Tra- 
cia, provincia delia Mesia inferiore, 
sotto Marcianopoli, eretta in metro- 
poli da Innocenzo III (creato nel 
I 1 98 ) , per esaudire le istanze di 
Giovanni re di Bulgaria, a cui inviò 
le insegne reali. Biagio vi fu con- 
sacrato per primo arcivescovo. 

BRANDOJN'E ( s. ) , abbate nac- 
que in Ardfert nella contea di 
Kerry , ove venne educato alla 
pietà ed alle scienze dal vescovo 
Erto. Continuò poscia il corso de' suoi 
studii sotto s. Finiano, e li compì 
nella Connacia sotto s. Jarlato ve- 
scovo di Tuam. In seguito fondò il 
monistero di Birre nella contea di 
King, cui governò con molta pru- 
denza. Era intrinseco amico di san 
Colomkillo, il quale per consiglio di 
lui ritirossi nell" isola d'Hii. La festa 
di s. Brandone è segnata nel giorno 
29 novembre. 

BR ASCHI Famiglia. Essa è origina- 
ria, secondo alcuni, dalla Svezia, sicco- 
me afferma il conte Gio. Francesco 
Fattiboni nelle annotazioni, che ser- 
vono ad illustrare il suo poemetto 
intitolato la Storia Patria, dedica- 
lo a Pio VI. Monsignor vescovo 



15 1{ A 
Aguselli poi. nel mio Albero ditl- 
la fainì^Ud Onesti, pag. ?.7, par- 
lando dei Ijiasclii, così si espiimc: 
Brasrìiii de Caeaena, oliin de Ale- 
xandria. JNè pochi sono quelli, i qua- 
li tengono, che c[uesfa seconda opi- 
nione sia la più prohahile. Da que- 
sta liuniglia nohile ed antica di Ce- 
sena discese Giovanni I^atlista dot- 
to antiquario nato in tal città nel 
1664, vescovo di Marsina, ed arci- 
vescovo di JNisihi, autore di diverse 
opere, fra. le quali De familia Cae- 
senia andquissinia inseri ptiones , 
stampate in Pioma nei lySi, et 
Menioriae Caescnates sacrae et 
profanae, Romae 1738. Dal conte 
Marco Aurelio Braschi da Cesena, 
e dalla contessa Anna Teresa Ban- 
di , illustre dama della stessa città, 
nacque, a' 9. 7 diccmhre 171"^ Gian- 
nangelo, da cui ripete la famiglia il 
suo lustro, ed una tàma immortale. 
Fino dalla tenera età avendo dato 
.saggio di mente lèlice, e di perspi- 
cace ingegno, abbracciò lo stato ec- 
clesiastico, e sotto la direzione di 
Giovanni Carlo BancH, suo /io ma- 
terno , potè entrare nel (livore del 
(Cardinal Rullo, che il condusse per 
conclavista alla elezione di Benedet- 
to XIV. Con (juesto il Braschi poi 
entrò per aiutante di studio, e fat- 
to cameiiere segreto, si pose quindi 
in pielal(ua;, nel 1766. Clemente 
XIII lo (èce tesoriere generale, e 
Clemente \IV, a" ?.t» aprile \'"J^. lo 
creò Cardinale, e passati ventidue 
mesi, tu innalzalo al Pontificato col 
nome di l'io VI. / . l'io \ I. 

Quel i'ont(>(ice, «iella seconda pro- 
mozione òii'ìC) maggio I "'- "), elevò al- 
la porpora il suddetto suo zio Bandi 
{P edì), vescovo d Imola, non avendo 
alcun nipote per jìarle del fratello 
conte l'rancesco , sposato ad Anto- 
nia Cappi; e bianioMj di conscrNa- 
\oi,. \ I. 



BRA 97 

re il cognome di sua famiglia, chia- 
mati da Cesena a Roma i due fi- 
gli di sua sorella Giulia, e del con- 
te Girolamo Onesti ( famiglia che 
si stima discendere da s. Romualdo 
institutore de' Camaldolesi), Romual- 
do e Luigi , mediante un Ponti- 
ficio breve , li adottò nella pro- 
pria famiglia , collo stemma , e co- 
gnome Ihaschi. Fece il primo su(j 
maggiordomo nel 1780, e Cardina- 
le di s. Chiesa nel 1786 {V. Bra- 
schi Romualdo), e provvide il se- 
condo di buon assegnamento, del 
palazzo a Campo Marzo da lui abi- 
tato nel Cardinalato, poscia del ti- 
tolo di duca di JNemi , feudo che 
comperò dalla famiglia Frangipani, e 
l'unì in matiimonio con d. Costanza 
Falconieri, dando loro privatamente 
nella cappella Sistina l'anello nuziale, 
nella niosa che vi celebiò. Claudio 
Tedeschi pubblicò un poemetto per le 
nozze di d. Luigi Onesti, e d. Co- 
stanza Faleonieri, Roma 1781; 
Componimenti poetici per le nozze 
di d. Luigi Braschi Onesti , e d. 
Costanza Falconieri, Roma 1781. 
In seguito sulla piaz/a di Pasquino 
gli edificò un magnilico palazzo con 
disegno del cavalier JMorelli , la cui 
scala principale forse è la più ricca, e 
nobile di Roma. L'antico, che fece 
demolire, spettava prima agli Oisini, 
poi a duchi Santobuono, ed era e- 
retto dall'architetto Sangallo. ISel 
1758 fu acquistato dagli Odescalchi 
in concorrenza de' Santobuono, ma 
fatta causa, lìi a questi devoluln. 
Il ('ai)cellieri, nel suo Mercato a p. 
T '(). riporta erudite notizie su (|ue- 
sfo palazzo , e sulla famosa statua 
di Pasquino , eretta in un angolo 
esterno del medesimo. La famiglia 
Braschi è anche proprietaria dei 
terreni, ove si ammirano 4;h ivan/i 
della superba villa Adriana, ihe lini- 



98 15 lA A 

peiatore rli tal nome (ec-c falibrica- 

re presso Tivoli. Pedi. 

Allorquando l'io VI, nel 1782, si 
itrò a Vienna, prima di partire 
chiamati a sé i delti due nipoti , 
€Ìie' loro una carta suggellala, conte- 
nente il privato suo testanicnlo, e 
con molta presenza di spirito disse: 
ecco , xe. io morra in questo viag- 
gio, tuUiina mìa volontà ; ricorda- 
tevi di me nelle vostre orazioni. 
Giunto il Pontefice a Vienna, l'im- 
peratore Giuseppe li gli presentò 
un diploma di principe dell'impero 
pel detto duca di Nemi suo nipote, 
e pei suoi discendenti, ma il mode- 
rato Pio VI lo restituì all'impera- 
tore, dicendogli : non voglio che .v£ 
dica , eh' io mi sono occupato pili 
della grandezza di mìa famiglia , 
che degl' interessi della Chiesa. Ap- 
provò l'augusto il prudente riguardo 
del Papa, e depositò il diploma nel- 
la cancelleria imperiale. Benevolo 
peraltro il Pontefice co' suoi congiun- 
ti , quando passò per Cesena , volle 
alloggiare nel palazzo della propria 
famiglia, alla testa della quale tro- 
vò con piacere lo zio Cardinal Ban- 
di ; e, deposta la formalità del su- 
blime suo grado , volle tutti i pa- 
renti, compresi i fanciulli, alla men- 
sa. Diede testimonianze in quell' oc- 
casione di benevolenza alia sorella 
Giulia, e consacrò la chiesa de"Ser- 
viti , ove conservansi le sepolture 
delle due famiglie Braschi ed One- 
sti. Pio VI avea pure un'altra so- 
rella per nume Olimpia , monaca 
delle Celibate della pia casa di Ri- 
mini. 

Nel 1785 ebbe termine la (amo- 
sa causa Lepri, sul pingue fidccom- 
misso mediante transazione del pa- 
trimonio di d. Amanzio Lepri, che 
avea costituito erede lo stesso Pio 
VI. IVfa il Pontefice cedendo le sue 



BPtA 

ragioni al Cardinale , e duca, suoi 
nipoli , questi si ohbligaiono di ac- 
comodare con somme di denaro, ed 
altri compensi tanto Ambrogio Le- 
pri, cugino di d. Amanzio, quanto 
i nipoti Curii, che indennizzati inol- 
tre vennero, per volere del l*apa, 
di quanto aveano speso nella lite. 
Così terminò una celebre causa, su 
cui per lungo tempo tanto e diver- 
samente fu occupata la pubblica at- 
tenzione. Se poi in questa occasio- 
ne ad alcimi fòsse sembrato Pio VI 
non del tutto eguale a sé stesso, 
per qualche delerenzi» verso i suoi 
nipoti, quando realmente ancora lo 
fosse stato, fu sì grande in tutto il 
resto della sua condotta , che un 
tale difetto scomparisce al confron- 
to <lelle eminenti sue virtù , come 
ben riflette il Tavanti, Fasti di Pio 
VI, tomo I pag. 222 e 223. /'. 
Francesco Beccatini, Storia di Pio 
PI, Venezia 180 1, toni. I p. 172. 
Invaso lo stato Pontificio da' re- 
pubblicani francesi , Pio VI fu co- 
stretto a convenire al trattato di To- 
lentino de' 19 febbraio 1797. Fra 
i plenipotenziarii da lui spediti, fuv- 
vi il duca di Nemi d. Luigi suo ni- 
pote, che ne godeva la fiducia. Po- 
co durò la concordia, perchè, aven- 
do decretato il direttorio francese 
r intera occupazione dello stato ec- 
clesiastico, a'20 febbraio 1798, col- 
la forza armata fece detronizzare 
Pio VI, e come prigioniero traspor- 
tare il fece a Siena. Nel viaggio, 
verso Radicofani lo raggiunse il du- 
ca nipote , dopo eh' era stato spo- 
gliato del suo palazzo , delle ricche 
suppellettili, e di quanto possedeva. 
Il duca fu ammesso in carrozza dal- 
lo zio, e restò in Siena a sollevarlo 
per tre mesi, finché avendogli fììtto 
intendere i francesi, volerlo lontano 
dal suo fianco, il magnanimo Pon- 



13 R /V 

teine si ".olfomise n fjiicsto hIIcikmc 
«;i(.iifÌ7Ì<i. <(l impose al iiij)()t«i di 
pjiilirc. il direttorio fi'cc passare 
prima alla Ct'rtosa di Firenze, e poi 
i)('l icKjre della J'Vancia, 1 angusto 
prigioiiicio, elle moiì placidamen- 
te in A alenza a' 7f) aj^osto '799> 
lodato dai;li slessi suoi persecutori 
con ipieslr» l)rc\e elogio. 

l'il.s \'I IV sri)!', Mvr.ws, 
K\ si;i)K MMon, 

I.N COEI.O MVXIMVS. 

Al doloroso annunzio tiella mor- 
te di Pio VI lutto il mondo ne ri- 
mase commosso, e se la predilezio- 
ne; pe'sMoi nipoti fu criticata, le i;lo- 
ri<jse sue «piali tà bastano per confu- 
tali; tutte le invenzioni , che dalla 
malii^nitii iurono pubblicate contro 
di es«,o. l^a malif;;nitìi ebbe però map;- 
^ior aimpo, nel 1791, quando III 
dato principio al grandioso palazzo 
tl(;l duca Braschi , sulle rovine del- 
l' antico , da Pio VI acquistato dal- 
la famiglia Santobuono per cin- 
quantaduemila scudi. Tale impresa 
fu caratterizzata per monumento di 
fasto eccedente e superfluo da chi 
I . ' non sapeva che questa spesa era 
fatta sull'entrata del duca di IVenii, ?.. " 
non rammentava da quali mani fos- 
sero stati innalzati la maf^j^ior parte 
de' superbi edifizii , v le fabbriche 
gentilizie, che adornano Roma; 3." 
non considerava il vantaggio, che ri- 
trac il popolo dall' occupazione e la 
sussistenza, che trova nelle sue fati- 
che. Per quello poi che riguaida 
quanto alctmi scrittori pubblicarono 
poco onorevole alla lidice memo- 
ria del gran Pio VI, tutto ha i ca- 
ratteri della falsità, e della calunnia, 
come a ragione valorosamente sos- 
tiene il eonte (r.Allhon: JJiscoisi 
aopra In sloriit , ij^ox'crno , usi, /<■/- 



I ! Il A f)9 

tornlKia, rtl nrli di tnnltc unzioni. 
(^)uesto scrittole straniero (;ontetn|)0- 
raneo eil imparziale ha diritto alla ri- 
putazione <li sincero e giuslti, siccome 
ailiitto «'straneo agl'interessi <le'Pon- 
tefiei , e della Santa Svi\r. 

Il duca di Acmi d. Luigi Rra- 
schi Onesti ebbe da d. Costanzo 
Falconieri due bgli, il duca d. Pio, 
nato in Roma, capitano coadiutore 
della guardia nobile Pontifìcia, gran- 
de di Spagna , erede del padre e 
dello zio ; e donna Giulia maritata 
al conte Bonaccorso commendatore 
Bonaccorsi. Il duca d. Luigi mori 
in Roma d'anni settantun, a' 9 fi-b- 
braio 18 iH, venendogli celebratele 
esequie nella (chiesa di s. Eustachio. 
Il re di Spagna Carlo IV lo avea 
fatto grande di Spagna , onorificen- 
za estensiva alla sua discendenza , 
ed il re di Saidegna Vittorio Ama- 
deo III gli conferì la gran Cro(« 
dell" Ordine equestre de' ss. Mau- 
rizio e Lazzaro. F. Jllocutio Pii 
VI iti aula concistoriali \.'at. ad 
comifcm j^loYsiuni Braschium Ho- 
neslinni \ T fehruarii i "-iS j , duni ci 
magnani Crnccni iniposuit Ord. ss. 
Mauritii et Lazari a. Sardinine 
rcge dono transniissam. V. Bulln- 
rinni Pii VI opera, et studio Cae- 
saris Brancadoro ete., Amslelodami 
I 79?.. LEIefantuzzi ha stampato : l^c 
Gente Noiicsfia Braschi. 

BRASCIIl GrA.\\A\r.ioLo, Carr/i- 
nale. V. Pio VI. 

BRASCHI Om:sti Romi-moo, Car- 
dinale. Romualdo Braschi nacque \\\ 
Cesena a' 19 luglio i " 73, dalla so- 
rella del Ponlelice J^io VI, Braschi. 
Fu chiamato a Roma da quel Pon- 
tefice , che gli diede il proprio co- 
gnome Braschi, lo pose nell'accade- 
mia ecclesiastica, lo nominò ablega- 
to apostolico a portare in Francia 
la berretta ros>a ai Cardinali Ro- 



loo BRA 

chefaucauid, arcivescovo d'Alby, e de 
Rollati, coadiutore del vescovo di 
Strasburgo, creati nel 1777, e nel 
1780 lo fece suo maggiordomo, e 
prefetto de' sacri palazzi, nella qual 
carica si fece amare, ed ammirare 
dalla famiglia Pontificia. A' 18 di- 
cembre 178G fu promosso al Car- 
dinalato, col titolo diaconale di s. 
Nicola in carcere , donde passò a 
(juello di s. Maria ad Marlyres. 
Successivamente fu fatto gran priore 
gerosolimitano del priorato di Roma, 
camerlengo di s. Chiesa, segretario 
de' brevi, prefetto dell'economia di 
Propaganda, e della fabbrica di s. 
Pietro, nonché membro di quasi tut- 
te le primarie congregazioni, ed ar- 
ciprete della basilica vaticana. Fu in- 
oltre protettore di molte città. Ordi- 
ni religiosi , chiese , collegi , confra- 
ternite, ed accademie, fra le quali 
l'ecclesiastica, ove avea ricevuto la 
sua educazione. Fu Cardinale di gran- 
de autorità anche nel Pontificato di 
Pio VII, alla cui elezione grande- 
mente concorse. Encomiato per l'at- 
taccamento alla Santa Sede, per l'es- 
perienza e cognizione dei pubblici 
affari, per grandezza di animo , e 
per altri pregi e virtù, terminò i 
suoi giorni in Roma a' 3o aprile 
1817. Fu esposto nella chiesa di s. 
Maria in ^ alliccila, e tumulato, per 
volere del Pontefice Pio VII, nelle 
grotte della prefata basilica , dopo 
essersi trasportati i suoi precordi! 
nella diaconia di s. Maria ad Mar- 
tyres. Secondo la generosa sua te- 
stamentaria disposizione stabilì dieci 
mila scudi, per erigere mi marmo- 
reo deposilo avanti la tomba dei 
principi degli apostoli, ad onore del 
glorioso Pio \ ! suo zio, deposito 
che poi fu eseguito dal celebre Canova. 
BRASILE Impero {Brazil, Brasi- 
Un ). Paese, che occupa quasi due 



BRA 
quinti dell'America meridionale. Si 
fa derivare la parola Brazil, Bresil, 
Breslje, da braza, bragia, che indi- 
ca il colore rosso del legno , il quale 
diede il suo nome al paese , e che 
tiovasi pure nelle Indie orientali. 
Questo nome non indicò in origine 
che le coste di Para sino al Rio 
(rrande di s. Pedro. Le contrade 
dell'interno chiamavansi anticamen- 
te il paese delle Amazzoni, ed una 
parte delle provincie del sud-ovest 
trovasi indicata col nome di Para- 
guay. La regione del Brasile fu det- 
ta anche il paese di s. Croce [San- 
ta Cruz ), nome che le fu imposto 
dall' ammiraglio portoghese Pedro 
Alvarez Cabrai, che partito da Be- 
lem , a' io marzo i5oo, con una 
flotta destinata per le Indie Orien- 
tali, scostandosi dalla costa d'Africa, 
per evitare le correnti , si trovò ai 
2 1 aprile seguente, con gran mera- 
viglia, alla vista della costa d'A me- 
lica, al 17." grado di latitudine set- 
tentrionale. 01)bligato da una tem- 
pestar a ricovrarsi in quelle spiaggie, 
tvc/\'o il porto, che da lui fu per- 
ciò chiamato Porto Seguro. Ne pre- 
se quindi possesso, in nome di Em- 
manuele re di Portogallo ; ma co- 
me, sino dal 14995 Pinzon offi- 
ziale di Colombo aveva toccato il 
capo della Consolazione, e ne aveva 
preso possesso per la corona di Ca- 
stiglia , così Ferdinando V , re di 
Spagna, vivamente reclamò quell'ac- 
quisto ar^he in ragione della sco- 
perta dell' America meridionale, ese- 
guita da Cristoforo Colombo nel 
1498. Ad evitare una sanguinosa 
guerra, ed interminabili dispute, il 
Pontefice Alessandro YI tirò una 
linea di demarcazione a cento leghe 
orientali dall' istmo di Capo Verde. 
In vigore di essa i portoghesi sa- 
rebbero stati esclusi dal Brasile, se 



BRA 

Ir cai le di quell'epoca non avessero 
(lata la posizione di quel paese a 
xMiti gl'adi troppo all'est. Perciò 
mediante il trattato conchiuso, a' 7 
giugno i594, mentre Filippo II do- 
minava anche sul Portogallo, In ti- 
rala un'altra linea, che glielo con- 
servò. >cl 177^, essendo re di Spa- 
gna Carlo III, e regina di Porto- 
gallo Maria , un altro trattato ne 
confermò a' portoghesi il possesso , 
non solo ; ma aggiunse ancora buo- 
na parte di territorio, che successi- 
vamente aveano occupato. Tultavol- 
ta i dominii delle due nazioni non 
furono per questo stabilmente deter- 
minati nei confini. 

Nel maggio i m t . parli da Lisbo- 
na Gonzalo Goclho con tre vascelli, 
per ordine del re Emnianuele. Po- 
co tempo dopo una seconda ilotta 
riconobbe la costa dell' America me- 
ridionale, sino al capo des f- irgcns 
lasciò una colonia a porto Seguro , 
e portò in Portogallo gran quantità 
di legno brasiliano. Ignorando i por- 
toghesi le ricchezze, e i prodotti del 
Brasile, ne' primi tempi limitaronsi 
a spedirvi de' malfattori , da' quali 
fu popolata la regione. Martino Al- 
fonso Souza, nel 1 To 1 , fu incaricato 
da Giovanni III ili fondare alcune 
foltezze, regolarizzar le colonie, e 
distribuire i terreni; ma nel mede- 
simo anno, approdando i francesi a 
Fernambuco, ch'era la provincia piìi 
considerabile, danneggiarono lo .sta- 
bilimento d' llamaiaia , ciò che in- 
dusse il detto re ad accrescere i 
coloni nel Brasile, anche perchè gli 
spagnuoli eraiisi stabiliti nel Para- 
guay, e inoltre la Haia di lutti i 
santi era niinaci;iala dagli stessi lian- 
cesi. Divise perliinlo il lìrasile in 
dodici capitanerie, o governi, ai (jiim- 
li se ne aggitniseio poscia due altre; 
undici, cioè, sulla costa oiieiitale , e 



BRA lof 

tre sopra la settentrionale. Alla pri- 
ma appartenevano s. Vincenzo, Rio 
Gennaro, Spinto Santo, Porto Se- 
guro, Ilheos, Baia di tutti i santi, 
Seregippe, Fernambuco, Tamaraca, 
Parai ba, Rio grande; alla seconda 
Siara, INIaragnan e Para. Dierle per- 
tanto Giovanni IH dette eiq)itaiie- 
rie a' più fedeli , e benemeriti suoi 
sudditi obbligandoli di popolarle , 
avanti che altre nazioni tentassero 
di stabilirvisi. Quelle colonie miglio- 
rarono progressivamente lo stato del 
paese, ma il re di Portogallo, cono- 
scendo tutta r importanza delle ca- 
pitanerie, ritirò poscia dai capi tutti i 
poteri concessi, e, nel 1 549, '"^'^ ^^^ 
titolo di governatore generale, Tom- 
maso di Souza, il quale, secondo gli 
ordini ricevuti, stabili una capitale di 
tutte le colonie, che chiamò s. Sal- 
vatore, eretta poi da Alessandro VII, 
nel 1660, in vescovato, e da Inno- 
cenzo Kl, nel i67("), decorata della 
dignità metropolitica, assoggettando- 
le i vescovati del Brasile. 

Sotto il re di Francia Enrico IH, 
Durand de A illegagnon , sostenuto 
dal celebre ammiraglio Coligny, ugo- 
notto ardentissimo, tentò inutilmente 
di stabilir nel Brasile il calvinismo. 
jH)ieliè, nel i:j5(), fu cacciato dalle 
forze spedite da Giovanni IH. Assun- 
to al trono Sebastiano suo figlio , 
morto ne' campi d'Africa, ed estin- 
ta col Cardinale Enrico la stirpe re- 
gale, l'ilippo II re di Spagna, nel 
i58o, uni il Portogallo alla sua co- 
rona, ed il Brasile ai possediinenli 
d' .America. IVel regno di I''ilip[)o l\ , 
gli olandesi, nel iti?./}, s'impadro- 
nirono della capitale del Brasile, ma 
dipoi furono ol)bligali a cajìilolare: 
indi, nel i63o. uu'altia flotta nlau- 
•lese coiKjuistò Fcriiambiieo, con al- 
tre città, ed il valoroso |>nncipe Mau- 
ri/io di Nassau sottoiiiiM' ali ()|aiida 



102 BRA 

più della metà del Erasile. Ma as- 
sunta al trono portoghese, nel 1640, 
la gloriosa casa di Braganza, cambiò 
Ja condizione di questa regione. II nuo- 
vo monarca Giovanni IV, nel 1641, 
fece alleanza colla repubblica olan- 
dese, il principe Maurizio fu richia- 
mato dal Brasile , che, ad eccezione 
di quella parte tra il fiume s. Fran- 
cesco ed il Maragnan , invasa dalla 
Olanda nella dominazione spagnuola, 
tornò al possesso de' portoghesi. IVIa 
le divergenze de' coloni Brasiliani 
ed olandesi , dopo gravi combatti- 
inenti, finirono nel 1664, colla espul- 
sione di questi ultimi, e cosi il Por- 
togallo restò pacifico possessore del 
Brasile. 

Nel 1807, l'armata francese co- 
mandata dal generale Junot, occu- 
pò Lisbona, capitale del Portogallo, 
onde il re Giovarmi VI colla corte 
si recò nel Brasile, e, verso la metà 
di marzo 1808, fissò la sua dimora 
a Rio Gennaro, ossia Rio Janeiro, 
divenuta capitale del Brasile fino dal 
J773, per decreto del re Giuseppe 
I. La corte rimase a Rio Janeiro 
sino al primo luglio 1821, in cui 
tornando in Portogallo, il re vi la- 
sciò d. Pietro suo primogenito, con 
estesissimi poteri, e col titolo di reg- 
gente ; ma tal cambiamento di- 
vise gl'interessi delle due nazio- 
ni, portoghese e Brasiliana. Quindi, in 
conseguenza delle turbolenze scoppia- 
te a Fernambuco neri8i7, nell'a- 
gosto 1822, il Brasile proclamò la 
sua indipendenza dal Portogallo, pre- 
.se il titolo d'impero costituzionale, 
ed il detto d. Pietro , col nome di 
Pietio I, fu acclamato primo impe- 
ratore dalla municipalità di Rio Ja- 
neiro a' 2 I settembre, e formalmen- 
te a' 1 2 ottobre, siccome giorno 
natalizio del principe. Allora comin- 
ciò la guerra fra il padre e il fi- 



BRA 

glio, che cessò nel 182'i^, liconosron- 
do il padre questo nuovf) impero, 
e prendendo per sé il solo titolo di 
imperatore del Brasile finché vives- 
se . Ed è perciò che tanto il Bra- 
sile, quanto Pietro I, poscia ricono- 
sciuti furono eziandio dalle potenze 
europee. A' 7 aprile i83i, avendo 
l'imperatore abdicato a favore di suo 
figlio Pietro li, nato a' 2 dicembre 
1825, questi ascese il trono impe- 
riale , sotto la tutela di reggenza 
stabilita nella minorile età, dalla 
quale è sortito nel 1840, facendosi 
riconoscere per imperatore dalle po- 
tenze. Prima il Brasile dava il ti- 
tolo al principe ereditario del trono 
portoghese. 

Jl culto cattolico dominante nel 
Brasile era il solo permesso, ma re- 
centemente vi fu pubblicata la li- 
bertà di tutti i culli. La Santa Scr 
de tenne a Rio Janeiro i suoi nun- 
zii apostolici, due de' quali, Caleppi 
ed Ostini, furono creati Cardinali, 
ed il primo ricevette solennemente 
dallo stesso re la berretta Cai di Ma- 
lizia; giacché monsignor Marefoschi, 
successore del Cardinal Caleppi, mo- 
ri in Rio Ji^neiro avanti di termi- 
nare la sua liiissione. Ora ewi pres- 
so la corte imperiale di Rio Ja- 
neiro un internunzio apostolico , ed 
in Roma 1' imperatore tiene mi 
suo rappresentante diplomatico. Di- 
versi Ordini religiosi si recarono 
alle missioni nel Brasile, per le quali 
eravi un apposito ospizio in Lisbo- 
na, e nel Fernambuco, ed assai vi 
faticarono i cappuccini. Nondimeno i 
missionarii con dillìcoltà raddolciro- 
no i costumi de' selvaggi. In genere 
la popolazione ama la libertà del 
vivere , ed una terza parte di essa 
è composta di schiavi negri, contro 
il cui commercio il regnante Pon- 
tefice pubblicò il breve apostolico 



I] Il A 
In xunrcinc) ajMìstolulns, emanalo ai 
3 dicembre iHSf), ad e.sem|)io dfi 
suoi predecessori , singolarmente di 
Benedetto XIV, che con lettere ajw 
sloliclie de' 20 dicembre i74') scnt- 
le a' vescovi del Brasile, eccitò le 
pastoi-ali sollecitiiriini di que' prelati 
all' estirjx»zior.e dell* inumano com- 
mercio. 

Sette sono le sedi vescovili del Bra- 
sile, cioè un arcivescovato e sei ve- 
scovati. Il primo-è s. Sah'atorc, o 
Baia di lutti i santi, e gli altri so- 
no Cninhao, M arianne, s. LodoK>i- 
co dtl Mara'^nano, Olinida e Fcr- 
natnhnco, s. Paolo e s. Scbaslimio 
e Rio Janeiro. 

BRAL'LIONE ( s. ) vescovo, il 
quale vol^.irmciite chiamasi Biaiilif), 
illustrtj la sede di Saragozza nel 
secolo sellimo. Lo zelo, di v.\\\ av- 
vampava pel bene del suo prossimo, 
e la profonda dottrina, ond' era a 
gran dovizia fornito, lo resero utile 
non solo alla sua diocesi, ma alla 
chiesa tutta di Spagna. Era unito 
a s. Isidoro col vincolo della più 
inlima amicizia, e cooperò con esso 
lui a rimettere in pieno vigore l'os- 
servanza dell' ecclesiastica disciplina. 
Dopo aver sostenuto per venti anni 
la dignità episcopale, mori nel 64G. 
Lasciò alli nx-moria de' j>ost(!ri due 
lettere indirizzale a s. Isidoro, un 
elogio di esso santo col catalogo 
delle sue opere, e la vita di s. E- 
miliano solitario di Spagna. Alcuni 
lo ciedono autore eziandio di una 
raccolta ili canoni , della vita tli s. 
Leocadia , e ili altre opere. 

BR.AY (iur.i.iKi.Mo, Cardinale. Gu- 
glielmoBiay, appellalo così dal Inogo, 
in cui nacipie nella diocesi di lleims, 
dov'era arcidiacono, era riputato as- 
sai dotto , e fu 1. ini calo in teologia, il 
perchè Urbano l\', nella sec^unda |)ro- 
niozionc liiUa a Vikrbo, nel dicemluv 



BUE io3 

del I 7.Gt., ovvero 1 jf)!, lo creò Cardi- 
nal j)rete di s. .Marco. Intervenne ai 
conclavi di Clemente IV, (Gregorio 
X, Innocenzo, ed Adriano V, Gio- 
vanni XXI, Nicolò III e Martino IV. 
Morì placidamente ni Divieto, nel 
1282, ed ebbe toinlm in chiesa 
dei pirdicatori. 

BRECHLX, o BRECIIINE {Rrc- 
chi/iinni ). Città vescovile della Sco- 
zia setlentrionale, edificata sul de- 
clivio d'una collina, alla destra del- 
l' Esh , che si trapassa sopra un 
ponte di due archi. Ae' dintorni si 
veggono gli avanzi d' nn campo ro- 
mano , e eli fortificazioni, 0|K'ra ilei 
Pitti. Per la celebre vittoria ripor- 
tata presso quella città sui danesi, 
ha Brechin il privilegio di borgo 
i-eale. Anticamente era .sede vesctjvi- 
le, sotto la metropoli di s. Andrea, 
giacché lu creila verso l'anno i 1 3o, 
ma ora è sede di un presbiterio. 
L'antica cattedrale è degna di con- 
siderazione, ed inoltre vi .sono di- 
verse chiese pei differenti culti. 

BRElvSPEAR Nicolò, Cardina- 
le. f\ AnRi.\NO IV. 

BRElvSPEAR Rosone, Cardina- 
le. Bosone Bi-ekspear inglese, bene- 
dellino nel monistero di s. Albano 
d" Inghilterra, uomo dotto e religio- 
so, fu ci-eato Cardi 'J il diacono dei 
santi Cosimo e Damiano dallo zio 
Pontefice Adriano lY, nella prima 
promozione fatta a Roma nel di- 
cembre I i5'j, e camerlengo della 
S. R. C, nel I i63. Alessandro III 
lo ascrisse all'ordine de' preti col titolo 
di s. Pudenziana. Adriano lo amava 
moltissimo, e temendo della fedeltà 
dei i-omani, gli aflidò La fortezza di ca- 
.stel .s. Angelo, o Mole Adriana, ove 
introdusse i Cardinali elettori di .\- 
lessaiulro. per ripararli dal furore 
dell' antipapi (Kimdi ebl)e U» lega- 
zione (li Poitogallo, come dicono 



io4 BRE 

alcuni, e poi quella di Toscana 
affidatagli da Alessandro III. GÌ' in- 
glesi lo slimano uno de' più dotti , 
ed eccellenti teologi di quel secolo. 
Favori in modo speciale la elezione 
di Alessandro III, col quale poscia 
si recò a Venezia, e quella di L\i- 
cio III. Appose la sua sottoscrizione 
a parecchie bolle di Alessandro III 
e di Adriano IV, del quale ultimo 
scrisse anche la vita. Morì a Roma 
nel 1181, dopo venticinque annidi 
Cardinalato. 

BREMA (Brenien.). Città arcive- 
scovile nella Germania. Quest' anti- 
ca città anseatica, nella bassa Sasso- 
nia, capitale del ducato del suo no- 
me, è ora una delle quattro città 
libere della confederazione Germa- 
nica. II Weser la divide in vecchia 
e nuova, riunite da un gran ponte. 
Sono entrambe guernite di valide 
fortificazioni, e fiorentissimo è il loro 
commercio marittimo con tutte le 
nazioni. Promiscui sono i culti, ma 
il calvinismo prevalere viene dalle 
magistrature professato. Il suo go- 
verno è democratico; il potere le- 
gislativo sta nelle maui dei cittadi- 
ni liberi senza distinzione di religio- 
ne. Il potere esecutivo è confidato 
ad un senato di quattro borgoma- 
stri, due sindaci, e ventisei senatori. 
Brema occupa il XVII luogo nelle 
assemblee ordinarie della confedera- 
zione germanica , e in quelle gene- 
rali ha un voto. La sua antica cat- 
tedrale è un rispettabile edificio go- 
tico , e grandioso è il palazzo del 
magistrato. 

Brema fu città molto considera- 
bile nel termine deirVIII secolo, al- 
lorché Carlo Magno , verso 1' anno 
788, vi fondò un vescovato suffi-a- 
ganeo di Colonia, che comprendeva 
il paese tra la Frisia e 1' Elba. I\Ia 
essendo venuto nella Danimarca W'i- 



BRE 

tikindo, principe sassone, Brema fu 
il primo teatro delle sue azioni stre- 
pitose. Egli la occupò, ed il vesco- 
vo stabilitovi da Carlo Magno, eb- 
be la ventura di salvarsi colla fuga, 
per la via di mare. Quivi pertanto 
si riunirono i suoi sassoni, che con 
nuove vittorie lo guidarono al Re- 
no, onde Carlo Magno dovette far 
uso di tutta la sua possanza per 
nuovamente debellarlo. 

S. Anscario , monaco di Gorbia 
iu Sassonia, dopo aver predicato la 
fede in Danimarca, in Isvezia, e nel 
settentrione di Alemagna , dal Pon- 
tefice s. Gregorio IV fu nominato 
neir832, legato apostolico, ed arci- 
vescovo d'Amburgo, e vacando, nel- 
r 859, la sede di Brema , Papa s. 
Nicolò I la riunì a quella d' Am- 
burgo devastata da' normanni , e 
conferì a s. Anscario il governo del- 
le due chiese. Morì questo zelante pa- 
store in Brema , l'anno 865, ed 
essendo chiamato anche san Sciares, 
con questo nome abbiamo la col- 
legiata di Brema. S. Remberto di 
Bruges ( f-^edì), degno compagno 
nelle apostoliche fatiche del de- 
fouto, fu scelto di comun consenso 
a governatore delle diocesi di Bre- 
ma e di Amburgo, e gli venne pure 
affidata la sopraintendenza delle chie- 
se di Svezia, di Danimai'ca, e della 
bassa Alemagna. Predicò il vangelo 
agli slavi, ed ai vandali, e morì nel 
bacio del Signore, l' anno 888. 

Divenuta Brema, dopo la riunio- 
ne alla chiesa d' Amburgo, la me- 
tropoli di tutta r Alemagna setten- 
trionale, per le gravi lagnanze del- 
l' arcivescovo di Colonia . il concilio 
celebrato in Triburo presso Ma gon- 
za, nell' 895, decretò, mediante la 
approvazione del Pontefice Formoso, 
che le chiese di Brema e di Am- 
burgo dovessero dipendere dall ar- 



BRK 

civescovo fli Colonia. :Ma crealo 
Papa Sergio III, nell'anno 904, l'i- 
vocò tal dipendenza, onde l'arcive- 
scovato di Brema ebbe a siiirra^a- 
nei i vescovi di Scleswich , di llat- 
zeburg, di Isverino e di Lubecca. 
Asceso però, nel 978, all'impero Ot- 
tone II, cominciò a figurare il ve- 
scovo di Brema fra i più polenti 
della (Germania, esercitando la sua 
giurisdizione sui vescovi del nord , 
finché L'psala, Limden e Diontheim 
non furono esaltate al giado me- 
tropolitico. E trojjpo noto che gli 
imperatoli successori di Ottone II 
larghi furono con Brema di bene- 
ficenze e privilegi, rsell'anno io46, 
fu sublimato al Sommo Pontificato 
Clemente II, sassone, già cappella- 
no dell'arcivescovo di Brema. 

PSel Pontificato di Onorio III, per 
terminare le contese fia il capitolo 
di s. Pietro di Brema , e quello di 
nostra Signora d'Amburgo, origina- 
te pe'diritti di precedenza e di me- 
tropoli, non meno che per l'elezio- 
ne degli arcivescovi, nel i-ì-ìS, si 
stabilì, oltre la preferenza, che nel- 
le fiiture elezioni della chiesa di 
Biema , imitamente a' canonici in- 
terverrebbero il prevosto decano , e 
il teologo d'Amburgo a nome del 
proprio capitolo. I due capitoli pre- 
sla\ano omaggio, e giuramento di 
fedeltà agli arcivescovi, ch'erano pu- 
re principi sovrani del S. R. impe- 
ro , con luogo nelle diete appresso 
quelli di INIaddeburgo, e di Salisbur- 
go ; ma per (picsli jirivilegi dovet- 
tero gli aifivesoovi di (lequcnle con- 
trastare colla cillà, cui voltano do- 
minare con potere assoluto. Brema 
tuttavia ritenevasi libera, ed imperia- 
le , ed <■ periKi (iie gli arcivescovi 
risiedevano nel castello di Bemi'r- 
Mndc. 

Dopo the Martino Liiteio s[tar.Ne 



BRE io7 

i suoi errori nella Germania nell«j 
impero di Carlo W, la città di Bre- 
ma , r anno iJ22 , abbracciò il 
luteranismo , e vi persistette nf>ri 
ostante che, nel 1547, fosse as.sedia- 
ta dagl' imperiali. Espulse il proprio 
arcivescovo, e questa illustie sede, 
insieme a quelle di IMaddeburgo 
e di Verden, fu secolarizzata. Bre- 
ma venne ceduta, pel trattato di 
Westfhlia nel i 648, alla Svezia, sot- 
to il regno di Cristina, insieme al 
ducato, che fu dichiarato feudo im- 
periale. Ceduti furono inoltre , nel 
i6'73, alla Svezia i diritti degli ar- 
civescovi di Brema sul capitolo, e 
sulle diocesi d'Amburgo. \ olevano 
gli svedesi togliere a Brema anche 
la libertà, ma inutilmente a tal li- 
ne r assediarono nel 1 654, ^j "^1 
1GG6, per l'interposizione di alcuni 
principi, riconoscendo per signore il 
re di Svezia, lasciò di chiamarsi cit- 
tà libera ed imperiale. Indi , nel 
1676, il vescovo di Munster, ed il 
duca di Brunswick, presero alla 
Svezia la maggior parte di questo 
arcivescovato; ina Luigi XIV, re di 
Francia, obbiigolli alla restituzione, 
meno i dominii spettanti a Bruns- 
wick. I danesi, nel 17 12, conqui- 
starono Brema, e, nel i7i5, la ce- 
dettero all'elettore di Annover Gior- 
gio I re d' Inghilterra , insieme al 
ducato di Verden. Restituì quel re 
a Brema la libertà, ed ogni altra 
prerogativa toltale dagli svedesi. JN'el 
17J7 questa città fu presidiala dai 
francesi, che abl)andonalala nell'anno 
seguente, la ripresero nel i8o<ì, e 
dal 18 IO al i^iS fece parte del 
loro impero , come capoluogo delle 
Bocche del Weser. Nel congresso di 
Vienna, nel 181 j, fu dichiarata pe- 
rò libera, insieme al suo territorio . 
e fu reslitnilo così a Brema (|n(| 
posto e quel voto, che godeva mllc 



io6 BRE 

assemblee ordinarie della confedera- 
zione germanica, a cui, nel i64o, 
era stata invitata come città im- 
periale. 

BREMOND Antonio, domenica- 
no, nacque a Cassis in Provenza. 
Era assai dotto coltivatore de' buo- 
ni studii , e si adoperò a ravvivare 
il buon gusto nel suo Ordine, di 
cui divenne generale. Pubblicò le 
opere intitolate : BuUarium Ordinis 
Domi ni e ano rum j de stirpe Gusnia- 
na s. Dominici. Morì agli i i giu- 
gno ì'j55, di anni sessantaquattro. 

BRENi^ES, o BRENNE (Bre- 
ncn.sis ager). Antico, e piccolo pae- 
se della Francia , tra il Berry , la 
Turrena e il Poitou, diocesi di Bour- 
ges. Quivi si celebrò un concilio 1' 
anno 58o, ovvero nel 583, nel qua- 
le fu assoluto Gregorio di Tours. 
Altri dicono , che si adunasse in 
Brenne, piccola città della Piccardia, 
chiamata pure Braiiie. Gi-egorio di 
Tours fii accusalo dal conte Leu- 
daste di aver atFermato che Bertran- 
do arcivescovo di Bordeaux conviveva 
con Fredegonda. Ma Gregorio di- 
chiaiò con gimamento d' essere in- 
nocente da tale accusa; ed il con- 
te riconosciuto per calunniatore, fu 
condannato al carcere, ove tei'minò 
di vivere. 

BRESCIA [Brixien.,Brixia). Città 
con residenza di un vescovo nel 
regno Lombardo -Veneto. Essa è 
antica capitale de'cenomani, e vuoisi 
fondata seicento anni avanti l' era 
cristiana dagli etruschi , a' piedi di 
im' amenissima collina, in pianura, 
cui fanno argine i laghi di Garda 
e d' Iseo, sulle sponde del Mella, 
e di altri minori torrenti. Doviziosa 
di acqua purissima, è ricca di molte 
fontane, che abbelliscono la città. 
Dicesi pure, che sia stata fabbricata 
da Cidno, figlio del le de' liguri. 



BRE 

Cerio è , che Brescia ubbidiva ni 
galli cenomani , quando si diede a 
lioma, dalla quale, nell'anno (i3(> 
di sua fondazione, venne dichiarata 
colonia, e fu ascritta alla cittadinanza 
e alla tribù Fabia per volere di 
Giulio Cesare. Caduto 1' impero ro- 
mano, e inondata l' Ilalia da' bar- 
bari, Brescia ne provò i ti isti eflolti 
sotto il re goto, non che sotto il tre- 
mendo Attila, che interamente la di- 
strussc^ I goti dominarono la città 
sino alla venuta de" longobardi (an. 
5&()), che vi fissarono la dimora. 
Dopo duecento dieci anni , il loro 
regno terminò colla prigionia del re 
Desiderio, mentre la moglie, la fi- 
glia e la sorella di lui si ritirarono 
nel monistero di s. Giulia, dall'in- 
felice principe eretto, e vissero sotto 
la regola di s. Benedetto. 

A' longobardi succedette nella do- 
minazione il vincitore Carlo Piagno, 
e Biescia, come le altre città lom- 
barde, fu governata da' luogotenenti 
imperiali. Nel IX secolo, nuove 
calamità sopi"aggiunsero alla città, 
perchè Berengario, duca del Friuli, 
e Guido, duca di Spoleto, disputa- 
ronsi il regno dltalia, egli ungari, 
verso l'anno 900, scesi in questa 
regione, la travagliarono per cin- 
quant'anni, finché Ottone I la di- 
chiarò città libera. Al termine del 
secolo XI Brescia si costituì in for- 
ma di repubblica, ed ai conti, e 
governatori mandativi dagl'impera- 
tori, successero i vescovi, ai quali 
si associarono de' consoli tempora- 
nei, ed un consiglio chiamato di 
credenza. Commanville aggiunge che 
i vescovi, allorché furono signori di 
Brescia, portarono i titoli di duca, 
conte e marchese. Le gelosie tia' capi 
non tardarono a manifestaisi, e si au- 
mentarono dalle differenze insorte 
tia il sacerdozio e l' impero. 



R 11 K 
'«• Nel r I /{.n, l'ap.'i Eii;^eiiio IH onorò 
Brescia (li sua prcscMiza, fjiiaiido do- 
veva recarsi in Kiaricia. Nelle ì^ikmic 
sterminatrici fra le città lirnilroli;, 
Brescia per lo piìi Tu alleata co'ini- 
lanesi, e combattè vantaggiosamente 
contro i cremonesi, i hcii^arnasclii, 
ed i comaschi, acqiiistaniio alta 
fama giicrri(;ra , da essa pur man- 
tenuta sino a' nostri giorni. La va- 
lorosa sua gioventù fu partecipe 
delle crociale di Palestina , e nei 
comizii della lega lombarda, tenuti 
in INIodena nel iiyS, i Bresciani 
furono dichiarati rettori delle città 
confederate contro Federico 1 iinpo 
ratore ; mentre nella pace di Co- 
stanza, sottoscritta nel ii83, i de- 
putati di Brescia figurarono i primi 
dopo quelli di iMilano. Tanta era 
l'opinione della saggezza, e del va- 
lor militare de' Bresciani , che da 
molle città toscane e lombarde ve- 
nivano ricercati per loro governa- 
tori , per la qual cosa Scaligero 
tributò ad essi il più giusto e ve- 
ro elogio, chiamandoli : Gens ne- 
scia fnnidis. 

Soggiac((ue Brescia, nel r -2 •?,?., a 
forte terremoto, e dopo che 1' im- 
peratore Enrico VI l'avea privata 
de' suoi privilegi, il figlio di lui, 
Federico II, 1' assediò nel i238. 
Il Ponlefice Innocenzo IV, che, per 
evitare le persecir/ioni, erasi ritirato 
in Francia, cessalo il pericolo Jiel 
I25i, fece ritorno in Italia, e nel 
setteud)re da "Milano passò a Bre- 
scia, donde si recò a Mantova, 
Scomunicando poscia, «• rinluz/ando 
colle armi de'ciociali Ez/elino III 
da Romano, ca[)itano nella Loud)ar- 
dia pel defunto imperatore. iNè Bie- 
scia fu esente dai tirannici tiattamenti 
di lui, (piando scompiglialo, nel li'ji^, 
il suo (;,sercilo a (iainhara, vemie 
da l'^/zclino occupala , e soggelta 



BUE 107 

ad inaudite crudeltà. Cadde poi 
Biescia sotto div(Msi poteri, trava- 
gliata eziandi(j d.i intestine discrjr- 
die. Non mancarono zelanti religiosi 
di adopeiarsi per sopirle , ed in 
parlicolar mrxlo si distinsero i ve- 
scovi, uno de'quali fu Berardi Mag- 
gi , d'una d(;lie piii illustri famiglie 
di Bniscia, che divenuto capo del 
governo , fei;e esiliare i facinorosi, 
l'or lui quindi la città godette pa- 
ce, e fiori. Morto nel i3o8, lasciij 
gloriosi monumenti del suo dominio. 
I ('alleiti e Ghibellini, continuan- 
do le dissensioni, diedero motivo ad 
Enrico VII imperatore di assediare 
Brescia. E vero , che a mediazione 
de' Pontificii legati le fu concessa la 
pace; ma contro la promessa fece 
egli smantellar le miu'a e le toiTi. 
Nel i3i(), essendo prevalsi i Guelfi, 
diedero Brescia a Roljert(j // Scu'io, 
re di Napoli. I Ghibellini aiutati da 
Mastino della Scala, nel i33o, 
tentarono impadronirsene, ma in- 
vt^ce i Guelfi la diedero a Giovanni 
re di Boemia, dal cui dominio suc- 
cessivamente Brescia tu signoreggia- 
ta dal i332 al i337 dagli Scali- 
geri, quindi lo fu da Azzo Visconti 
signore di Milano, e per diciassette 
anni da Pandollò Malalcsta , che 
nel 14^1 la cedette nuovamente ai 
Visconti. Pandoltò ricevette in Bre- 
scia con grande onore e splendidez- 
za il Pontefice Martino V, allor- 
quando, reduce da Costanza, vi 
passò a' (7 ottobre i4'8. Stanchi i 
Bresciani di tanti estranci gioglii, 
si diedero in fine spontaneamente alla 
repubblica veneta nel i4'26. E fa- 
mosa riuscì la valida resistenza, che 
op|)Ose (piesta città, nel i j38, alle 
truppe de' Visconti , c.qìitanate d.ii 
funigerati Sforza e Nicolo Piccinini , 
i (piali doj)o due aiuii , pegli sforzi 
dei cittadini, aiutati dalle stesse don- 



io8 BRE 

ne, e dai fanciulli, ad onta del fla- 
gello dell epidemia, dovettero par- 
tiine umiliati. 

Mentre Brescia godeva il benefico 
governo de' veneziani, nel secolo 
XVI neir occasione della lega di 
Cambrai, dopo la disgraziata batta- 
glia di Agnadel, fu presa dai fran- 
cesi, e, nel i5og, il re di Francia 
Lodovico XII vi fece solenne in- 
gresso con un fasto sino allora sco- 
nosciuto. Divenuti i francesi ari'o- 
ganti, ne furono discacciati per la 
congiura di Avogadro con orrida 
strage , nel 1 5 1 2 ; ma Gastone di 
Foix, detto il fulmine d'Italia, 
inteso l'accaduto, recossi celeramen- 
te a Brescia , e ne fece aspra ven- 
detta, abbandonandola per tre gior- 
ni a misero sacco. Salito al trono 
di Francia Francesco I, la restituì 
nel i5i7 a' veneziani, che la pos- 
sedettero sino al 1797, in cui, ai 
17 marzo, per un movimento rivo- 
luzionario, abbracciò le parti fran- 
cesi , e dopo precario stato demo- 
cratico, e l'occupazione tedesca, nel 
1799, divenne capoluogo del dipar- 
timento del Mella nel regno italico, 
finché nel 181 4, formò vino de'di- 
partimenli del regno Lombardo- 
Veneto, e fu nominata città regia. 
Non sono a tacersi fra i suoi infortu- 
nii , i contagi, che la desolarono nel 
i63o, e 1675, e l'esplosione di 
un deposito di polvere, che rovinò 
la città, e fece morire molti abi- 
tanti a' IO agosto 1769. 

Dicesi che il vangelo sia stato 
promulgato in Brescia dall' apostolo 
s. Barnaba , o da s. Apollinare, ve- 
scovo di Ravenna, discepolo di san 
Pietro, ne' primordii del II secolo. 
Evvi chi sostiene, che s. Anatalone 
arcivescovo di Milano e discepolo di 
s. Barnaba, ritiratosi a Brescia nella 
persecuzion di JXerone, governasse 



BRE 

contemporaneamente le due chiese 
di Milano e di Brescia , ove mori 
1 anno 6 1 di Cristo. Gli successe san 
Clateo, o Caio, eh' è riconcsciut'o 
come primo vescovo di Brescia. Do- 
po la interruzione di due secoli cir- 
ca , continuarono nelle cure episco- 
pali prelati venerabili per santità e 
dottrina, ed a s. Filastrio, che fu il 
settimo vescovo , nel 887 , fu dato 
per successore s. Gaudenzio. Gloriosi 
sono i fasti ecclesiastici di Brescia, 
come riporta il suo martirologio, ed 
i ss. Faustino e Giovita ne sono ve- 
nerali come campioni della fede per 
aver bagnato questo suolo col loro 
sangue. 

Molli Cardinali di santa Chiesa 
governarono la sede Bresciana, che 
è sufiiaganea di Milano. Xia essi è 
degno di special menzione il Cardinal 
Pietro Vito Ottoboni veneziano, che, 
fatto vescovo di Brescia da Innocen- 
zo X, rinunziò al vescovato nelle 
mani di Alessandro VII, dopo aver 
egregiamente governata questa chie- 
sa per un decennio, come attesta il 
p. Gradenigo, nella sua Brescia sa- 
cra. Questo insigne Porporato per 
la sua virtù e dottrina fu eletto 
Sommo Pontefice, nel 1689, col no- 
me di Alessandro Vili (Fedi). 

La cattedrale antica edificata nel 
VI, o VII secolo, è uno de' magnifi- 
ci edifici i di Brescia di gotica strut- 
tura , e dedicata all' Assunzione di 
Maria Vergine. Il suo capitolo era 
composto di un arcidiacono , d' un 
arciprete, d'un cantore, d' un prevo- 
sto , d'un decano, e di diciassette 
canonici, compreso il penitenziere e 
il teologo, nonché di sei mansiona- 
rii, di undici cappellani, e di molti 
chierici. Oltre le sante reliquie de'suoi 
vescovi , possiede questa cattedrale 
una croce d' oro chiamata Jianima, 
o orijiatnrna, col prezioso legno della 



BRE 
». Croce, fatta nella forma di quella, 
che vide Costantino nella battaglia 
contro il tiranno Massenzio, e che 
▼uolsi donata da Carlo Mai^no. 

La nuova cattedrale risplendente 
per finissimi marmi, maestose colon- 
ne , e bassi rilievi di gran pi'cgio , 
incominciata nel i6o4, proseguita 
dalle zelanti e generose cure del 
Cardinal Quirini vescovo di Brescia, e 
compita nel 1825, è pure dedicata al- 
l' Assunzione di Maria Vergine. E 
essa ufliciata dall'arciprete, da dodi- 
ci canonici (fra' quali evvi il peni- 
tenziere e il teologo), da nove be- 
neficiati, da sei cappellani corali, e 
da altri sacerdoti e cliierici. .L'arci- 
prete con due sacerdoti ha la cura 
delle anime della soggetta parrocchia, 
avendone altre nove la città, e tre- 
cento sessantasette tutta la diocesi. 
Questa cattedrale viene funzionata 
dal vescovo col capitolo, dal giorno 
di Pasqua inclusive sino alla festa 
di Ognissanti, mentre pel rimanente 
dell'anno, i divini ufììcii si celebrano 
nell'antico duomo. Fra le chiese più 
celebri vi ès. Maria de' Miracoli, il 
cui frontespizio attesta l" epoca del 
risorgimento delle arti. Commende- 
voli pur sono, sì per l' antica che 
per la moderna architettura, quelle 
di s. Pietro in Oli veto, di s. Dome- 
nico, di s. Afra, di s. Giovanni, di 
s. Eufemia e di s. I\az;\ro. Anipii 
sono l'episcopio, ed il seminario. Vi 
hanno due monisteri di monache , 
degli ospedali, e due monti di pie- 
tà, con fabbriche di bel disegno. La 
mensa vescovile è tassata ne' libri 
della camera apostolica a. settecento 
fiorini. 

Narra il Cancellieri nella Disser- 
tazione sulle ss. Siniplicia ed Orsa 
p. 119, che s. Gaudenzio nel corso 
del suo pellegrinaggio , giunto in 
Cesarea conobbe alcinie monache 



BRE ro9 

nipoti di s. Basilio, dalle quali ebbe 
in dono le preziose reliquie dei ss. 
Quaranta martiri dell'Armenia, avute 
già dal santo vescovo loro zio. Le 
quali reliquie, insieme ad altre de- 
gli apostoli, e di altri martiri furo- 
no da s. Gaudenzio trasportate alla 
sua chiesa di Brescia, e collocate 
in ima basilica da lui fondala, che 
perciò chiamò Conciliuni Sanclorunij 
come ricavasi dal suo sermone De 
dedicaliona basiliccv. 

Il campo santo, o cimitero, dopo 
quello di Bologna , è forse il più 
pregevole d'Italia, ed il palazzo mu- 
nici[)ale fondato, nel 1 49'^> ^<3" ^''" 
segno di Bramante, e terminato nel 
1074, tutto di marmo, è di tuie ele- 
ganza di disegno , che dal Palladio 
fu qualificato come edificio eccellen- 
tissimo . Finalmente Brescia vanta 
galk-rie, mu^^ei, e copiosi monumenti 
archeologici. Fra essi vi sono il tem- 
pio d'Ercole, il liceo, le bibliotoohe 
ec. La principale sua biblinteca fon- 
data venne dal Cardinal Quirini. E 
doviziosa di codici, e di libri rari, 
e vi si conserva una croce stazio- 
nale, che fu donata da Desiderio re 
de' longobardi al soppresso moniste- 
ro di s. Giulia ed è ornata di pietre 
orientali, alcune incise, altre leviga- 
te. In Roma poi, nella via Giulia, 
evvi la chiesa de' ss. Faustino e 
Giovila, eretta nel i^y'), dalla na- 
zione Bresciann, che ottenne il luo- 
go dal Pontefice Gregorio XI II, chie- 
sa che fu poi rinnovata ed abbellita 
con disegno del cav. Fontana. Quivi 
i Bresciani istituirono una confrater- 
nita con sacchi bianchi, clic portando 
sulla spalla per insegne i detti snnli 
loro patroni, avea cura dello spedale 
nazionale. 

Brescia inoltre ha dato al sacro 
Collegio gli otto seguenti amplis<iiiu 
Cardìnali'di S. ì\. C. Ottone da Bre- 



no BRE 

scia, di cui fa menzione Bernardino 
Fayno nel Catalogo de' vescovi, di 
Brescia, creato nel i i5o da Papa 
Eugenio IFI; Gahriclc Rangoiii di 
civile làmiglia , e di una delle pri- 
marie. Secondo il citato Fayno, fu 
creato da Sisto IV, nel i477; '^'^*- 
berto Gainhara d' una primaria fa- 
miglia, creato da Paolo HI, nel 
1 5'ic) ; Durante de^ Duranti d' illu- 
stre prosapia, creato da Paolo HI, 
nell'anno 1 544> e da Giulio HI fat- 
to vescovo della stessa sua patria ^ 
ove morì ; Gianfrancesco Ganiha- 
ra de' conti di Virola, nipote del 
precedente, creato da Pio IV, nel 
i'j6i ; Lodovico Crt/mniobile, creato 
nel I 766 da Clemente XIII, morto 
ili Brescia a" 9 dicembre 1782; 
Giannandrea Archetti nobile, spe- 
dito da Pio VI nunzio apostolico 
in B.ussia , e da lui creato Car- 
dinale nel 17S4; e Michelangelo 
Luchi cassinese dell'Ordine di s. Be- 
nedetto, ereato a' 23 febbraio i8oi 
Cardinale da Pio VII, stato pure 
della medesima religione cassinese. 

BRESL.W lA ( Tfralislavien.). 
Cittìi con residenza di un vescovo 
nella Slesia. Chiamasi anche Breslau, 
già capitale di tutta la Slesia, capo- 
hiogo della provincia, e della prima 
reggenza, negli slati prussiani. E po- 
sta sulla riva sinistra dell' Oder, che 
ne bagna le mura, viene attraver- 
sata dal fiume Ohlau , e si divide 
in vecchia e nuova. Sino da Fede- 
rico II il Grande, fu dichiarata la 
terz^ città della monarchia. jXelle 
sue vicinanze, nel i io9,Bo!esIao III, 
re di Polonia, sconfisse Enrico V 
imperatore, e quando, nel 11 64, i 
figli di Ladislao II si divisero la 
Slesia, Boleslao, cognominato YAlto, 
diventò signore del principato di 
Breslavia, ed il nipote di lui Enri- 



co II conferì il grado di 



pri 



BRE 

cipe di Xeysse al vescovo di Bres- 
lavia. 

Nel XIII secolo questa città fu 
assai benciìcata dal suo principe En- 
rico IH, e molto soffri nel medesimo 
secolo per le scorrerie de' tartari, i 
quali barbaramente l'incendiarono , 
disgrazia, che provò altre due volte 
a cagiorie de' suoi edificii di legno. 
JXel i325, Breslavia, in uno al prin- 
cipato, passò sotto il dominio di 
Giovanni di Luxemburgore di Boe- 
mia, che r uni al proprio reame, ed 
ebbe in tal' epoca diversi privilegi. 
Il figlio di detto re, Carlo IV im- 
peratore, ingrandì questa città, nel 
134B si recò a visitarla, e ne col- 
mò di favori gli abitanti. Breslavia 
risentì le tristi conseguenze delle 
sciagure e delle guerre religiose, die 
desolarono l'Alemagna ne' secoli XVI 
e XVII, e nel i635 l'imperatore 
Ferdinando IH la privò de' suoi pri- 
vilegi, cessando d'essere città libera 
ed imperiale. Ma nel 1702, il suo 
successore Leopoldo I vi fondò l'uni- 
A'ersità, la quale poi (n riunita a 
«piella di Francfort suH' Oder , nel 
castello Burg, università celebre per 
le sue facoltà filosofiche e teologi- 
che. Finalmente Breslavia, nel 174^, 
fu conquistata da Federico II re di 
Prussia, e quasi fin d'allora fece par- 
te del suo regno. Agli 11 giugno 
1742 vi fu segnata la pace fra det- 
to re, e INIaria Teresa regina d'Un- 
gheria e di Boemia, confermata poi 
in Dresda nel 1 745'. Tuttavia gli 
austriaci tornarono ad occuparla , 
nel 1 707 , loccliè fecero pure nel 
1760, uè si ritirarono che dopo 
micidiale bombardamento. Un'arma- 
ta franco-bavara comandata dal prin- 
cipe Girolamo Bonaparte, pose las- 
sedio a Breslavia , e la prese a' !j 
gennaio 1 807, ma nel luglio per la pa- 
ce di Tilsit^ fu restituita alla Prussia. 



r.RE 

Il primo vescovo di Breslavia ven- 
ne eletto, V aiìuo ()Gi), nella piccola 
città (li Smogre col dii'itto di iioinina 
a'canonici, e ^<^pp^o^azione imperia- 
le. Poscia fu tra>f'ciito, nel io3'5, in 
Breslavia, dal vescovo Cìiiolaino, che 
terminò i suoi giorni nel loG^, e 
divenne sullragarieo di Gnesna. 

Quivi si adunarono due concilii : 
il primo nell'anno 1248, incili si 
concesse al Pontefice Innocenzo IV 
la quinta parte delle rendite eccle- 
siastiche di Polonia per lo spazio tli 
tre anni ; ed il secondo nel i 2(37 , 
o 1268, per procacciare qualche soc- 
corso ai cristiani della Palestina. 
Labbè tomo XI, e Arduino t. VII. 

Accaduta poscia la riforma lute- 
rana , il vescovato di Breslavia fu 
assoggettato immediatamente alla Se- 
de apfìstolica, ed ha un sulfraganeo 
insignito del grado di vescovo in par- 
tiùiis. La sua diocesi si esleiide a tutta 
la Slesia , avendo ne' lil»ri della ca- 
mei"a apostolica la tassa di mille cento 
sessautadue fiorini. 

In Breslavia vi sono ventotto chie- 
se cattoliche, diciotto luterane , una 
calvinista , ed una sinagoga pcgli 
ebrei. Compresa la cattedrale, sei so- 
no le parrocchie de' cattolici. La cat- 
tedrale esiste in un' isoletta fuori flcl- 
le mura della città, chiamata Viso- 
la del duomo. Essendosi questa ab- 
bruciata, nel l'/ì'xr), venne riedificata 
con elegante architettura, ed è de- 
dicata ai ss. Gio. Battista, e V incen- 
zo martire e levita. Il capitolo si 
compone di due dignità, prima del- 
le quali è il prevosto , di dicci ca- 
nonici, couqìrcso il teologo , sei ca- 
nonici onorarli, otto vicarii con altri 
quattro per aiuto , oltre a cincpie , 
che dal fondatore chiamansi Lisrhia- 
ni, con diversi sacerdoti , e chierici 
pel divino servigio. Vi sono un senii- 
nario, lu» vasto episcopio, un con- 



BRE m 

vento di religiosi , due monisteri di 
monache , tre ospedali e il monte 
di pietà, oltre altri istituti di bene- 
ficenza. 

Breslavia ha stabilimenti scienti- 
fici, musei, biblioteche ec, e fra i 
suoi edificii sono rinomati il castel- 
lo regio di Federico II, ed i palaz- 
zi del governo e della città, di magni- 
fico disegno gotico, con una torre giu- 
dicata la più alla di Germania. In 
questa ad ogni ora suona un ar- 
monioso concerto di trombe e di 
altri stromcnti. 

BRESSANONE (Brixinen.). Città 
con residenza di un vescovo nel Ti- 
rolo, la quale trae il nome dai Bi- 
santi popoli della Rezia , e perciò 
detta Brixininm. E situata nel Xi- 
lolo tedesco nel circolo del Puster- 
thal, ed era un tempo capitale del ju'in- 
ci palo ecclesiastico dello stesso nome. 
Trovjisi al confluente tic' fiumi R.i(iitz 
ed Eisach , presso il monte Bren- 
iier, contornata da rupi, in amena 
posizione. S. Cassiano predici) il van- 
gelo in questa città, e vi fu consa- 
crato vescovo circa il 867 da For- 
tunato vescovo d Aquileia nel Pon- 
tificato di s. Damaso a' tempi di 
Giuliano l'apostata, e poi fu mar- 
tirizzato in Imola. Bressanone tulta- 
volta divenne sede episcopale verso 
il sesto, o settimo secolo, quando vi 
si trasferì quella di Sabiona nella 
Rezia , sulTraganca di Salisburgo , 
come lo è tuttora a (picsfii Bies.s;i- 
none. 

Popone bavaro, vescovo di Bres- 
sanone, come si ha da Leone O- 
stiense ( lib. Il, cap. 3i. Climnicon 
Cttsin.) , nel io4''>, fu esdtato al 
Sommo PontilìcMlo , 1 ni nome di 
Damaso 11 ( ledi). 

Nella famosa controversia delle 
investiture ecclesiastiche, aven<lo il 
Pontefice s. Gie-ioiiu \ Il scomuni- 



115! BRE 

calo r imperatore Enrico IV, questi 
si adiiò talmente, che nel 1080 
fece celebrare un conciliabolo in 
Bressanone ( e non in Brescia , co- 
me scrissero taluni col Baronio , 
per la similitudine del nome latino 
Brixìa, Brixen ) , ove con trenta 
vescovi suoi partitanti , fra le altre 
cose , scismaticamente fu deposto 
il legittimo Gregorio VII, ed eletto 
in antipapa Guiberto vescovo di Ra- 
venna col nome di Clemente HI. 

Il vescovo di Bressanone era prin- 
cipe sovrano dell' impero, ma questo 
stato ecclesiastico fu secolarizzato nel 
i8o3. Egli stava sotto la protezione 
della casa d'Austria nelle diete impe- 
riali, ed è perciò, che rendeva ad 
essa vm omaggio di dipendenza. Ciò 
non pertanto eguale in dignità al 
vescovo di Basilea , alternava con 
lui la preminenza nel voto, e nel 
luogo. Erano grandi ulTiziali nella 
sua corte con diritto ereditario, il 
duca di Baviera come maresciallo, 
quel di Carintia come ciambellano, 
di Moravia in qualità di coppiere, 
e di Savoia qual maggiordomo, per 
cui i detti principi si facevano sup- 
plire nel sei vizio effettivo dai nobili 
del paese. 

F'ra i vescovi di Bressanone si 
contano sei Cardinali, tra' quali meri- 
tano menzione i tre seguenti ; Bernar- 
do Closs, gloi'ioso pel suo zelonell'ab- 
battere l'eresia de' protestanti, morto 
di apoplessia, nel iSSg, in Bressano- 
ne, mentre cenava, senza aver po- 
tuto prender possesso del vescovato, 
al qual oggetto vi si era condotto; 
IXicolò di Cusa, legato a' principi di 
Germania, di sublime scienza, a cui 
si attribuisce il rinnovamento del- 
l' ipotesi del moto della terra in- 
torno al sole, posta in obblio dopo 
Pitagora, benché poi fossero più di 
lui foitunati Copernico e Galileo, 



BRE 

Volendo ritòrmare questo Cardinale 
vm monistero , Sigismondo arciduca 
d'Austria, che avea favorito il ca- 
pitolo nell'elezione di Wismayr, ed 
eragli dispiaciuto che Nicolò V nel 
i45o vi nominasse il Cusa, lo fece 
imprigionare nel giorno di Pasqua 
1460, e per alcuni giorni lo tenne 
arrestato nel castello di Brunecli , 
maltrattandolo perchè sosteneva i 
privilegii della sua chiesa, e i di- 
ritti sopra alcune terre. Né potè 
ottenere la libertà, che a dure con- 
dizioni , fia le quali , di non ricor- 
rere sulle offese ricevute, e di ce- 
dere il castello di Tanfer, varii di- 
ritti della sua chiesa, e pagare una 
gran somma di danaro. Locchè ve- 
nuto in cognizione del Pontefice Pio 
li, agli 8 agosto 1460, scomunicò 
r arciduca , co' suoi complici e sic- 
come Sigismondo si era appellato 
dal Papa al futuro concilio , con 
una costituzione proibì tali appella- 
zioni. Tutte queste ditferenze furono 
poi accomodate dall' imperatore Fe- 
derico III, e il Cardinale continuò 
pacificamente a governare la diocesi 
di Bressanone. 11 terzo Porporato è 
Alelchiorre ÌVIechaAV, creato da Ales- 
sandro VI, nel i5o3, insigne per 
dottrina , morto ambasciatore in 
Roma nel 1009. 

L' episcopio è vasto e splendido , 
ornalissima ed elegante è la fabbri- 
ca della cattedrale , una delle più 
belle del Tirolo, dedicata prima al- 
l' Assunzione della beata \ ergine, e 
poi ai ss. Cassiano, Ingenuino , ed 
Alboino suoi primarii vescovi. 11 ca- 
pitolo si compone di tre dignità, il 
prevosto, il decano, e il teologo, con 
quindici beneficiati, ed altri .sacer- 
doti pel divin servigio. IVIolte sono 
le insigni reliquie, che si venerano 
nella cattedrale; però le più rimar- 
chevoli sono un pezzo della ss, Croce, 



f(l i corpi degli stessi suoi patroni e 
vescovi, i ss. Ingennino, AII)oino5 ^'<l 
Hartmanno. Vi hanno tre parroc- 
chie nella città , un seminario, tìue 
conventi di reUgiosi , tre inonisteri 
di monache, ed altri pii stabilimen- 
ti. La mensa vi è tassata a sette- 
centocinrpianta fiorini. Bressanone 
ceduta alla Baviera, nel i8o^, pel 
tialtato di Presburgo , venne resli- 
tuita all'Austria nel i8i4, ed ebbe 
l'onore di esser visitata dal Ponte- 
fice Pio VI, allorché da Vienna si 
recò a Venezia nel 1782. 

BRESTA (Breslen.). Città con 
residenza vescovile nella Lituania , 
nella Russia europea, governo di 
Grodno, capoluogo del distretto sul- 
la riva destra del Bug, al conflu- 
ente del Moulikavetz. Essa viene 
chiamala anche Brezsli, Brestia. Po- 
sta in terreno paludoso viene cinta 
di mura, e difesa da un castello. E 
sede d'un vescovo di rito greco ru- 
teno, unito ad Uladimiria. Vi si 
celebrarono due concilii, per l'unio- 
ne de' greci della Lituania colla 
chiesa latina, ne' Pontificati di Cle- 
mente Vili e Paolo V, cioè nel 
iSgS, e nel 1620. La sinagoga, 
che qui hanno gli ebrei, è una del- 
le più grandi, e più celebri dell'Eu- 
ropa. Nella diocesi di Bresta vi è 
il concistoro composto dell' ufficiale 
che vi presiede, o surrogato, e di 
tre assessori del clero secolare , i 
quali si cambiano ogni tre anni, do- 
ve alcuno di essi non sia conferma- 
to. Il vescovo ha il sostentamento 
dai redditi residuali del vescovato 
di Pinsko soppresso, e da altri del- 
la mensa di Bresta , mentre il semi- 
nario si sostiene colle rendite del ino- 
.«istero di Laury Szew, e di un altro 
monistero detto di Nawydwor, che 
non esiste pili. Nel 1794 sotto l'impe- 
•ralriec Caterina II, nelle sue vicinanze 

VOI.. VI, 



BRE 1.3 

fu combattuta una memorabile batta- 
glia tra i russi , e i polacchi. V, 
Lituania, e Uladimiria. 

BRESTENE Crysahhas. Sede e- 
piscopale del Peloponneso, dipenden- 
te dalla metropoli di Lacedemonia, 
fondata nel XVII secolo, già resi- 
denza d'un vescovo greco. È cono- 
sciuta anche sotto il nome di Tha- 
lame. 

BRETAGNA {Bretonia). Città 
vescovile nella Spagna, oggi villag- 
gio nella Galizia." La sua sede ven- 
ne eretta nel VI secolo, sullraganea 
a Compostella, e nel IX si um al 
vescovato di Oviedo. 

BRETAGNA Armorica. Antica 
provincia ed una delle più conside- 
rabili della Francia, conosciuta sot- 
to il nome di Brkannia minor , 
per distinguerla dalla grande isola 
britannica , Britannia major , che 
comprende l' Inghilterra e la Sco- 
zia. La Bretagna Armorica, che avea 
un tempo il titolo di ducato, con- 
tenente i paesi di Carnovaille, di 
Penlhievre, di Rohan, e di Nantois, 
formava una penisola come quella, 
che circondata era in ogni parte 
dall' oceano , fuori che all' est , ove 
confinava col Poitou , l'Aniou, la 
Maina, e porzione della Normandia. 
Si divise già in alta e bassa, com- 
prendendo la prima i cinque vesco- 
vati di Renncs metropoli, già capi- 
tale di tutta la Bretagna , di Saint 
Brieux, Saint Malo, Dol, e Nan- 
tex , e r altra quelli di Vannes , 
Quimper, Saint- Pol-de- Leon e Tre- 
giiier. 

Molli furono i concilii celebrati 
nella Bretagna, il primo de' <jua!i a 
Vannes nel 4^'^j ^ 1" ultimo a Nan- 
tes nel i43o. Il Lenglet registra 
due concilii di Bretagna; il primo 
nella piccola Bretagna , nel ^55^ 
contro il vescovo di Vannos, Labbé 
8 






ii4 BRE 

tomo V, Aixluino t. Ili: il secondo 
nella Bretagna Aimorica, nel 1079, 
contro le apparenze di una falsa pe- 
nitenza. Reg. XXVI 3 Labbé X, 
Arduino VI, e Martene in The- 
saur. t. IV. 

Questa provincia forma attual- 
mente i cinque dipartimenti, d' Ille 
e Vilaine, delle coste del Noi'd, del 
Finisterre, del Morbihan e della Loi- 
ra inferiore. I principali abitatori 
dell' antica Bretagna furono gli a- 
gnoli , gli osisinii , i corisopiti , i 
veneti, i nannctii , gli andi , i le- 
nomani , i redoni , i diablinti ed i 
curiositi ec. Lungo la costa marit- 
tima esistettero le più famose città 
armoriche, che si resero popolatissi- 
me avanti il dominio de' romani. 
Giulio Cesare s' impadronì di esse , 
ed allora venne formata l'undecima 
provincia sotto il nome della terza 
Lionese, Lugdunensis terlia. Verso 
la metà del V secolo alcuni breto- 
ni, costretti ad abbandonare la lo- 
ro isola della Gran Bretagna, inva- 
sa dagli anglo-sassoni, errarono per 
qualche tempo nelle Gallie, e si sta- 
bilirono poi nel territorio dei cu- 
riositi , e degli osismii, popoli del- 
l' Armorica e Letavia; ed è perciò, 
che questa estremità occidentale del- 
le Gallie fu chiamata dopo di essi 
Britannia. 

Quando, nel 382, Massimo Ma- 
gno usurpò il titolo imperiale, fa- 
cendosi proclamare dalle truppe , 
che comandava nell'Inghilterra, per- 
mise a Canone detto Merodoc, uno 
de' suoi luogotenenti generali, di sta- 
bilirsi un regno nella Gallia Armo- 
rica , chiamata cosi nell" antica lin- 
gua Bretona, per la vicinanza al 
mare ; sovranità, che durò fino al 
tempo di Clodoveo fiorito nel 4'4- 
Chilperico, del 4^^? costrinse colle 
armi i re bretoni a contentarsi del 



BRE 
titolo di conti. Ma inquieti, e sempre 
ribelli, furono compressi da Dagober- 
to lì, del 711, che li rese tributarli, 
finché, assunto al trono di Francia 
Carlo Magno, nel 787, vennero inte- 
ramente assoggettati. Tornarono que- 
sti popoli belHcosi, avidi della libertà, 
a prendere le armi contro Luigi // De~ 
bole, e Carlo il Calvo., facendosi poscia 
scambievolmente la guerra. E dopo 
essersi disfatti del loro re Salomo- 
ne, per le devastazioni normanne, e 
le discordie de' successori di Carlo 
Magno, diedero occasione ad un ca- 
po de' bretoni , d'impadronirsi di 
Nantes , di Rennes , e di tutto il 
paese, che chiamasi Alta Bretagna. 
Dipoi la Bretagna venne conquista- 
ta da' duchi di Normandia , che la 
ritennero per lungo tempo. Le dif- 
ferenze furono terminate col matri- 
monio di Costanza figlia di Conan 
IV, e di Goffredo figlio d'Enrico 
Il re d'Inghilterra, e duca di Nor- 
mandia. Quindi, nel 121 3, dopo la 
morte di Arturo, figlio di Goffi'cdo, 
passò la Bretagna a sua sorella Ali- 
ce, moglie di Pietro di Dreux, det- 
to Mauclere, discendente' di Rober- 
to figlio di Carlo il Grosso re di 
Francia, che fu il primo tra i do- 
dici duchi, e pari di Bretagna, ce- 
lebri nella storia. Nel 1270 gli suc- 
cesse il figlio Giovanni I, quindi i du- 
chi discendenti strinsero sovente alle- 
anza colle regie case di Francia, In- 
ghilterra e Scozia, per contratti ma- 
trimoniali. 

Finalmente Anna figliuola super- 
stite del duca Francesco II, mari- 
tandosi, nel 149^5 con Carlo Vili, 
gii recò in dote la Bretagna. Ma 
nel 1498} essendo morto il re sen- 
za prole, per impedire che il duca- 
to di Bretagna si separasse dalla 
corona di Francia , il Pontefice A- 
lessandro VI annullò il matrimonio 



lìRE 
I oiitratto con timore, e, come giurò 
il re, non consumato, dal ni Lodo- 
vico XII con Giovanna di Valois, 
permettendo allo stesso monarca di 
sposare Anna. Vi acconsenfi Giovan- 
na co' sentimenti della più sublime 
virtù, e ritiratasi a Bouigcs, vi fon- 
dò l'istituto delle monache dell'An- 
nunziata ( f'^ecU ). Da questo matri- 
monio nacquero due figlie , e la 
maggiore Claudia si maritò con Fran- 
cesco I, il quale supplicato nel i532 
dagli stati provinciali, definitivamen- 
te incorporò la Bretagna al reame 
francese, ed il suo figlio Enrico II, 
dopò il i547, al^oH il titolo di du- 

GìtO. 

Il Pontefice Nicolò V, nel 1 448>con 
diploma de'i') febbi'aio avea permesso 
che la Praintnatica sanzione per ciò, 
che riguarda le vacanze delle chie- 
se, e le collazioni di esse, come qua- 
i(m(|uc altro beneficio ecclesiastico, 
fosse estesa, ed avesse vigore anche 
«ella Normandia e Bretagna mino- 
re. Francesco I, nel i532, per ciò 
che riguarda i detti bcnefizii, rego- 
lò la lìrctagna a seconda del con- 
ti-alto stipulato, nel i5i5, col Papa 
Leone X; ed il suo successore En- 
rico II, mediante un parlamento 
convocato a Nantes, pubblicò quat- 
tro ordinanze in vantaggio di que- 
.sla materia, riguardo alla sede apo- 
stolica, come si può vedere in lle- 
\in su Frain , Plaidoy , Mcnioirt: 
du Cler^ój Pralis Ti aitato delle. Ri- 
serve; Castel, Pratiffue de la Coiir 
de Rome , e Dictionaire da Droit 
ran. I^inalmciito il Pontefice l'ene- 
<lelto XIV, con sua bolla del primo 
ottobre I74*^> emanò alcune analo- 
ghe provvidenze. V. Normandia. 

BRETTAGNA-GRAN. F. U- 

ÓHM.TKRRA. 

BRI-:VE Ai'osTui.K (). I. Etiinclo- 
gin, difiiii/ioni r malcriale. 11. (^ua- 



BRE ii5 

lità de' Brevi. III. Segretaria, tiflizia- 
li, e segretarii de' Brevi. 

§ I. Etiinolos^ia , definizione e ma- 
teriale de' Brevi apostolici. 

Brevi si dicono le lettere Ponti- 
ficie, libelluni Pontijlciuni, lettera, o 
mandato Papale, le quali lettere co- 
me dice il Mabillon {De re diplo- 
matica lib. II, cap. i4) brevi via, 
seu marni, remotis omnibus ambagi- 
bus, absolvuntur j quippe rpiae a 
Poìitijice, ut plurimuni, spante et 
absque rei longa discussione confi- 
ciunlur. Potrebbe ancora questa pa- 
rola Breve, come tante altre del me- 
dio evo, venire dal tedesco, nel qual 
idioma Brief significa lettera. Dice 
il Borgia, iMemorie di Benevento, t. 
III, n. 9.5, che gì' istromenti scritti 
ne' bassi tempi da' notari si chiama- 
vano pure Brevi, e le loro copie 
appares , ovvero apares. Ebbe an- 
cora il nome di Breve qualuncpio 
striscia di carta pergamena e simi- 
n , contenenti breve scrittura. Final- 
mente la parola Breve deriva an- 
che da Brevis o Breve, che leggesi 
negli antichi scrittori per significare 
scrittura, e lettera ( J^. A<^a San- 
ctorum, aprii, t. I, p. 4 ' 3)- I tede- 
schi chiamano brief una diuìissoria, 
che in Francia si appellava collo 
stes.so nome. 

Da Breve in significato di lette- 
ra Pontificia, si formò anche il vo- 
cabolo di brevetto in significato di 
rescritto, o special privilegio dato 
dal principe, come i brcvelli d m- 
venzione ec, breve regis diploma. 
{V. la Combe alla parola Brevel). 
Brevialori sotto Costantino si chia- 
marono i segretarii, o .scrittori di 
Brevi, scriptores Brevium. Degli ab- 
hrcviatori di Parco Maggiore, e 
degli abbreviatori di Curia, si veg- 
gano i lispiitivi artiooU. 



ii6 BRE 

Il Breve apostolico è una lettera, 

che il Papa indirizza a sovrani , a 
popolazioni, a ciltàj non che a per- 
sone pubbliche, e private per accor- 
dar loro dispense, o indulgenze, co- 
me poi meglio si dirà , ovvero per 
dimostrar loro la sua affezione. Al- 
cuni fanno incominciare i Brevi nei 
primordii del secolo XIII, credendo 
altresì che la loro forma fosse sta- 
bilita verso la metà del XV , ma , 
come vedremo, l'origine n'è anterio- 
re. Poiché chiamandosi lettere apo- 
stoliche quelle, che davansi dai Ro- 
mani Pontefici per apostolica auto- 
rità, ed essendovene di queste più 
specie, alcune si denominavano Bre- 
vi, pel qual nome intendevano gli 
antichi quelle carte, ov'erano descrit- 
ti i beni ecclesiastici, e noi diciamo 
inventarii , e quindi fu dato il no- 
:me di Breve a tutte le lettere mis- 
sive de' Papi. Ed aggiungeremo col 
Sarnelli [lettere ecclesiastiche Ponti- 
Jicie tomo I , p. 5), che sebbene i 
Brevi sieno le lettere apostoliche , 
ch'ebbero in costume di scrivere i 
Pontefici dai primi tempi della Chie- 
sa , tuttavia questa voce usa vasi 
dagli antichi in diversi significati. 
Ottato Milevitano ( Contr. Parm. 
lib. I) chiama Breve la carta, ove 
sono scritti i beni spettanti alle chie- 
se , comunemente detta inventai-io , 
che il medesimo Ottato chiama Com- 
memoratorio. Cassiodoro (lib. IV e- 
pist. XXI ) la prende pegli ordini 
de' re, ma Lampridio [in Alex.) in- 
tende per la voce Bretr, la matri- 
cola, o il catalogo ove si registrava- 
no i nomi, come si piglia eziandio 
nella /. inier chartulas G. de con- 
vent. fìsci debit. 

I Brevi Pontificii sono scritti in 
carta pecora, o pergamena sottile e 
bianca, con cai-attere di forma in- 
telligibile e bella, ed iu idioma la- 



BRE 
tino. S'incominciano col titolo p. e. 
Gregorius Papa XFJ, Dilecte Fi- 
li , ovvero se fosse un vescovo, ve- 
nerabilis fratcr, salidem et aposto- 
licam heiictliclionem , formula, che 
vuoisi incominciata dal Pontefice s. 
Cleto nell'anno 80, secondo Marti- 
no Polono ; ma più veramente, se- 
condo il Sandini, da Giovanni V , 
nel 68 T, o da Sergio I, nel 687. 
Tutta volta prima di s. Leone IX, dei 
1049, o almeno di s. Gregorio VII, 
eletto nel i073, questa formula non 
fu con uso costante adoperata. Vo- 
gliono diversi scrittori, che questa Pon- 
tificia salutazione abbia a scancella- 
re i peccati veniali in quelli cui è 
diretta, anzi dice la Chiosa, (in cap. 
Si alifjuando, de seni, excom. verb. 
salutationis) che dirigendola il Pa- 
pa ad uno incorso nelle censure , 
sarebbe assoluto. Ond' è avvenuto , 
che scrivendo i Papi a scomunica- 
ti, accattolici o eretici, non usaro- 
no tal saluto ; e scrivendo a perso- 
ne, che non abbiano ricevuta la fe- 
de , adoperarono la formula : Lu- 
men divinae gratiae, come ne abbia- 
mo molti esempii ne' Brevi di Cle- 
mente XI diretti a personaggi pa- 
gani. V. Clementis XI P. M. epi- 
stolaCy et B re via selce liora, Romae 
ex typographia R. C. A., i7i4- 
Quando poi i Brevi non sono diret- 
ti a persone particolari, e liguarda- 
no affari pubblici, la formula del loro 
principio è : ad perpetuani rei me- 
moriam , ad futurani rei memo- 
ri am. . 

Ne' Brevi la data si fa più corta 
di quella delle bolle, coli' anno, che 
principia dalla nascita di Gesù Cri- 
sto a' 2D dicembre, mentre nelle 
bolle si fa la data più lunga col- 
1 anno, che comincia a' 25 marzo 
dell' Incarnazione. Onde i Brevi fi- 
niscono colle parole : Dalum Roma$ 



BRE 

, ajnid s. Petruin, ovvero s. Mariani 
I (cioè la Ijasilica più vicina alla Pon- 
tificia residenza), sub amilo pisca- 
toris die Vllfebmarii MDCCCXL, 
Ponlificalus nostri Anno X. V . De 
usti annoruni ab Incarnalione Domi- 
ni in canccllaria Pontificia dia va- 
rio , diversoque ab iisu si guata rae 
Brcviiun n. 47 "* Propyleo ad a- 
età ss. Maii. I Brevi sono sottoscrit- 
ti dal secretano de'Brevi, o dal so- 
stituto, essendo però stata sottoscrit- 
ta la minuta , cioè l' originale del 
Breve stesso, dal medesimo Pontefi- 
ce colla paiola Placet , e la lettera 
iniziale del nome del battesimo. Le 
cedole concistoriali, che si spediscono 
pure dalla segretaria de' Brevi, dal- 
le ([uali risulta l' atto del concistoro 
relativo a qualche promozione di 
vescovato , che serve di norma per 
la spedizione della bolla, sono sotto- 
scritte dal Pontefice colla forraola 
p. e. Ita est, Grcgorius Xì^I, a 
cui si aggiunge la sottoscrizione del 
Cardinale segretario de' Brevi, o so- 
stituto della segretaria. Se i Brevi 
si spedivano prima della coronazio- 
ne del Papa , erano anticamente si- 
gillati col sigillo, eh' egli usava pri- 
ma della sua elezione, come si ve- 
de in \\n Breve del Ponti fice Inno- 
cenzo VII, creato a' 17 ottobre i4ot> 
die si conserva nell'archivio di Or- 
Vieto. 

K da avvertirsi che i Papi prima 
della loro coronazione sogliono aste- 
nersi di spedire gli allari per mezzo 
delle bolle col sigillo di piombo, co- 
me si dice all' articolo Bolla j ma 
li spediscono soltanto per Brevi si- 
gillali coir anello pcscatorio. I Bre- 
vi si spediscono per la segretaria 
a|inslolica de'Brevi, sigillati coli' a- 
Oi'llo pcscalorio. Questo sigillo rap- 
pii'senla s. l'ielio dentro una navi- 
cella j in alto di tirare le reti, per 



BRE 117 

cui prende il nome di sigillo del 
pescatore. Con questo sigillo adiin- 
([ue , come meglio si potrà vedere 
ad Anello Pescalorio, i Pontefici si- 
gillano in cei-a rossa i Brevi aposto- 
lici sino dal secolo XV, e lo ado- 
peravano prima nelle sole lettere 
famigliari, come fece Clemente IV, 
nel 1265. In quel tempo però non 
era in uso ne' Brevi il sigillo pesca- 
torio , ma ne' Brevi di Calisto HI 
eletto agli 8 aprile i455, e di Pao- 
lo II, creato a' 3o agosto i464> *' 
trovano dati , e spediti sub anulo 
piscatoris , per cui si può stabilire, 
che da Calisto HI i Pontefici pose- 
ro ne' Brevi il sigillo dell'anello pe- 
scatorio , che lino allora mettevano 
nelle lettere private , benché con 
qualche diversità dall'uso posteriore, 
come si può osservare nell'erudito 
Cenni de anulo piscatoris, nel tomo 
I delle sue dissertazioni p. 147. H 
IMabillon poi, de re diplom. 1. II 
e. i4, § II, attesta di aver vedu- 
to molti Brevi originali spediti nel 
secolo XV, particolarnieute di Ca- 
listo IH e Paolo II col sigillo del- 
l'anello pescatorio, in vece del si- 
gillo di piombo, che soltanto prima 
soleva appendersi. V. Filippo Ba- 
dosse, De Bullis , et de brei'ioribus 
littcris apostolicis , dissertalio^ Ro- 
mac apud La/arinum, 1792. 

Finalmente conchiuderemo col ci- 
tato Cenni: i. che le bolle, e i 
Brevi dal VII secolo fino al XV 
ebbero la bolla , o sigillo di piom- 
bo, e le sole lettere segrete si scris- 
sero sub anulo piscatoris j 1. che 
a tutte le lettere Pontificie, senza 
escludere le segrete , anche prima 
del mille, fino a detto secolo XV, 
fu comune il principio: N. N. Epi- 
scof)us srri'us scn'onini Dei; 3. che 
fino alla metà del secolo XV in 
niuna vera bolla si deve trovar [' 



anno dell'incarnazione; 4- che quin- 
<li (ino ad Eugenio IV, eletto nei 
143 1, gli anni dell'incarnazione po- 
nevansi a nome del cancelliere, non 
del Ponlclìce , trovandosi sempre 
scritto : Ss. Domini Nostri N. N. 
anno eie. , mentre dal Pontificato 
di Eugenio IV fino a noi, pongon- 
si detti anni a nome del Pontefice, 
benché si spediscano le bolle in can- 
celleria, e però sempre vi si legge : 
Pontijìcatus nostri anno etc. ; 5. che 
non prima del secolo XII i Ponte- 
fici numerarono gli anni loro ; 6. 
che dal tempo del predetto Euge- 
nio IV comincia a trovarsi la di- 
Tersità del principio delle bolle: Eu- 
genius Episcopus sf^rvas servorwn 
Dei, da quello dei Bre\i : Eiigenius 
Papa IF, sebbene fino a Calisto 
III non si trovano autenticati dal- 
V anulo piscatorio; 7. che in tem- 
po di Alessandro IV era già sta- 
bilito non solo il principio dei 
Brevi apostolici, che oggi è in uso, 
ma anche la data coli' anno della 
Natività, e giorno del mese senza 
ealende , a distinzione delle bolle , 
che l'hanno colla data della incarna- 
zione, e colle ealende. Per conosce- 
re meglio la diversità, che passa tra 
le bolle, e i Brevi, ed altre notizie 
analoghe, V. Bolla. Si avverte 
quindi, che le bolle per via di cu- 
ria sono sottoscritte dai Cardinali 
pro-datario e segretario de' Brevi, 
ed i registri di esse sono nella se- 
gretaria de' Brevi , come si couser- 
vano quelli delle bolle per via se- 
greta. Delle altre differenze tra le 
bolle e i Brevi trattano diversi au- 
tori citati dal p. Ferrari, Biblioth. 
Jur. Canon, verbo Breve, et Bulla. 

§ II. Qualità de' Brevi. 

Le grazie, che per la segretaria 
de' Brevi si devono privativamente 



BRE 
spedire, sotto pena di nullità, tanto 
in forma comune, quanto specifica, 
sono espresse nella bolla di Bene- 
detto XIV, Gravissimum , emanata 
agli 8 dicembre i74^> come si leg- 
ge nel Bollarlo magno tomo XV E 
p. 334, cioè il privilegio degli alta- 
ri portatili e privilegiati ; la facoltà 
di erigere oratorii privati, le conces- 
sioni dell' abito , ed insegne di ca- 
valiere della milizia di Gesti Cri- 
sto , e simili ; quelle dell' Ordine 
equestre dello Speron d'oro, e del- 
l' Ordine di s. Gregorio Magno 
(istituito nel i83i dal regnante 
Pontefice Gregorio XVI , di cui il 
segretario de' Brevi è gran cancel- 
liere), le avocazioni delle cause, le 
estinzioni delle liti ec. , le abbrevia- 
ture delle nunziature , e molte al- 
tre, che in detta costituzione al § 5 
possono vedersi, avendo il provvi- 
do Pontefice con essa stabilito la 
qualità delle grazie , e le materie 
spettanti ai Brevi. Le grazie, che 
promiscuamente si possano spedire 
per la stessa segreteria de^Bievi, e 
per la dataria, nel qual ufficio an- 
cora si spediscono i Brevi sottoscrit- 
ti dal Cardinal pro-datario , e suoi 
ufficiali, sono le conferme de' con- 
tralti, degli statuti, de'privilegi, del- 
le ordinazioni, delle concordie , o 
transazioni, tanto in forma comune, 
quanto specifica, le assoluzioni delle 
dispense per gli ordini sopra l' irre- 
golarità proveniente dai difetti del 
corpo, o da delitto, non però d' in- 
cendio commesso nello stato eccle- 
siastico , e molte altre da vedersi 
nella costituzione nominala al § (». 
Delle altre grazie, come di dispense 
da alcune leggi canoniche , e spe- 
cialmente dall' età, e da' tempi pre- 
scritti per ricevere gli ordini , le 
esenzioni dal coro, o dalla residen- 
za, ed altri rescritti, che si conferi- 



ERE 
scono por fìreve dal Sommo Pon- 
telice, per 1' «jigauu della semclaiia 
de' Bievi , si parlerà in aj)prosso , 
trattando delle facoltà d^:' scf^relarii 
de' Urtivi. Sì concedono fìnalinentc 
in fiirma di I^rcve apostolico , per 
mezzo della dateria , le dispense di 
matrimonio in primo grado di pa- 
rentela, primo e secondo grado. Il 
regio exequatur poi delle cancellerie 
dei sovrani sulle bolle e sui Brevi ^ 
di che si tratta a quell'arlicolo, eb- 
be origine nel grande scisma del 
iSyH, per conoscere i diplomi del 
legittimo Fapa , da quelli del pseu- 
do Pontefice, ed evitare le falsifica- 
zioni. 

Gelosissimi furono sempre i Papi 
della genuinità dei JJrevi e delle 
bolle, e fulminarono le ecclesiastiche 
censure contro i falsificatori , come 
punirono severamente i rei di si 
enormi delitti. Per non dire di tutti, 
JNicolò V, con bolla de' 7 dicembre 
14^2, impose pene gravissime con- 
tro Giovanni Urioch, e Dionisio de 
Molinis, che fìngevano bolle e brevi 
d' indulgenze, per cui ordmò che fos- 
sero presi e castigati. Quindi, nel 
Pontificato di Alessandro VI, essendo 
slato convinto di molte falsità di 
Brevi, de' quali era segretario, mon- 
signor Bartolomeo Florido arcivesco- 
vo di Cosenza, dopo essere stato per 
molto tempo ogni giorno soggetto 
a costituti, come narra, all'anno 1 497> 
Giacomo Burcardo nel suo diario , 
fu condannato a moite , onde per 
tal sentenza venne degradato dagli 
ordini sacri , ma il Papa per sola 
clemenza, gli commutò l'estremo sup- 
plizio nella carcere perpetua in Ca- 
stel s. Angelo, dovendo sempre pas- 
sare il restante di sua vita a pane 
fd ac<pia in penitenza de' suoi de- 
litti. Troppo noto è il tremendo Ime 
di monsignor Muscandjruui , sotto 



BRE I rf) 

datario , canoniaj di s. Pietro , udi- 
tori; , e favorito d'Innocenzo X, il 
quale per falsificazione di bolle , e 
pei sutterfugi usati nel fargli sotto- 
scrivere le suppliche, fu condannato 
alla forca ; pena che dal l*apa fu 
commutata col taglio della lesta, 
eseguito nel cortile di Tordinona. 
Finalmente il Pontefice Clemente 
XII, nel 1735, stabilì, che le prime 
minute delle bolle e dei Brevi fos- 
sero munite della sottoscrizione Pon- 
tificia, per evitare diversi abusi, che 
.si commettevano. 

§ III. Segreteria, ufficiali, e scgrc- 
tarii de' Brevi. 

L'istituzione degli ulfiziali della 
segreteria de' Brevi , secondo le di- 
verse testimonianze degli autori , si 
fa più , o meno antica , poiché se- 
condo Polidoro Virgilio, il collegio 
degli scrittori de' Brevi fu istituito 
da Giovanni XXII, eletto nell'an- 
no i3i6, il secondo de' Pontefici 
che fc;cero residenza in Avignone. 
Era questo collegio distribuito col 
numero degli scrittori apostolici , e 
di questi medesimi fa memoria Mar- 
tino V, creato nel i4i7j i" "n suo 
diploma. E certo, che il collegio de- 
gli scrittori apostolici impiegati nel- 
l'altendcre con accurata diligenza 
alla spedizione de' Brevi, e delle al- 
tre lettere apostoliclie, si trova isti- 
tuito prima di Calisto III elevato al 
Potitilicalo nel «455, avendolo egli 
ridotto a sei segretarii, ai quali il >uc- 
cessore Pio li confermò i privilegi 
non solo per quello che riguardava 
r ullìcio , ma per quello altresì che 
spettava agli emohmienti. Anzi aven- 
do istituito gli abhieviatori, ossia uf- 
fiziali de' Brevi , il Pontefice Paolo 
li, nel i4fiO, li cassò ed aboh. Fra 
questi vi era il celebre Bartolomeo 



120 BRE 

Platina, il quale di ciò irritalo scrisse 
una lettera piena di furore al Papa, 
che lo fece mettere in carcere. Di 
là uscito compose le Vite de Pon- 
tefici, piene di calunnie , principal- 
mente contro Paolo II, dicendo, tra 
le altre cose, che Paolo II tolse tali 
abbreviatori per avergli impedito di 
passare dal vescovato di Vicenza a 
quello di Padova. 

Divenuto, nel i^ji, Pontefice Si- 
sto IV , creò un nuovo collegio di 
scrittori di Brevi , ovvero ristabilì 
quei cassati dall'antecessore, ed il 
suo successore Innocenzo Vili , ai 
3i dicembre i4<^7, ampliò quello 
di Calisto HI composto di sei, aggiun- 
gendone altri ventiquattro, cosicché si 
formasse il numero di trenta. Da que- 
sti uffizii l'icavò per la vendita di 
ciascuno sessantadue mila quattro- 
cento fiorini d' oi'o , essendo a ciò 
costretto, come si esprime nella sua 
XV bolla, per difendere il dominio 
della Chiesa. Assegnò loro certi emo- 
lumenti annui, e si riserbò la facol- 
tà di deputare un segretario dome- 
stico, amovibile a suo arbitrio, cioè 
per r estesa de' Brevi sub anulo 
piscaloris'j mentre gli altri, come 
spiega il Cohellio, Notitia Cardi- 
nalaluSy Romae i633, de secreta- 
riis apostolicis cap. XXII pag. 216, 
dovevano scrivere le lettere ad re- 
ges j principes , respublicas , civi- 
tales, Cardinales ahsentes, episcopos 
ceterosqiic magnates , Romani Pon- 
tificis nomine. Quindi Alessandro 
VI, che gli succedette, mediante 
la costituzione In eminenti, decimo 
Kalendas octohris 1 5oo , creò un 
nuovo collegio di scrittori de'Brevi, 
composto di ottanta ufllziali , -ognu- 
no dc'quali, che comprava il luogo, 
doveva sborsai'e seltecentocinquanta 
j<cudi d'oro. Il Panvinio col Volterrano 
dicono, che Alessandro VI istituisse il 



BRE 

collegio degli ottanta scrittori de'bre- 
vi, ciascuno de'quuli pagava la della 
somma; altri però alfermauo , che 
da questo Pontefice abbia soltanto 
avuto accrescimento tal collegio , 
molto prima di lui già istituito. 
Si vuole inoltre, che prima di que- 
sto Pontefice i brevi non riguardas- 
sero che gli affari contenziosi, men- 
tre oggi si usano per le grazie e 
per le dispense. L' Oldoino col Go- 
mez, nel Trattato de^ Brevi aposto- 
lici, per difendere l' autorità del 
Ciacconio, del Panvinio e del Vol- 
terrano , senza pregiudicare a quel- 
la dei loro avversarii, dice, che pri- 
ma di Alessandro VI erano stati 
veramente gli scrittoi-i delle lettere 
apostoliche, dette volgarmente Bolle, 
non già gli scrittori de' Brevi , il 
collegio de' quali afferma essere sUito 
istituito da Alessandro VI. In fatti 
dall' elenco di alcuni segretaiii dei 
Brevi, che in appresso riporteremo, 
si rileverà, che il primo ad essere 
da questa carica decorato della por- 
pora , fu il medesimo Pontefice. 
Di tutti questi scrittori tratta il 
Cohellio, Not. Cardinalatus , capit. 
XXIV. J^. Scrittori Apostolici. 

Giulio II del 1 5o3 , e s. Pio V 
del i566 approvarono la citata bol- 
la d' Innocenzo Vili ; ma avendo i 
Pontefici successori moltiplicato ad 
arbitrio il numero de' segretarii do- 
mestici, e usando questi di ricevere 
con grande abuso, e separatamente 
dal collegio altri emolumenti, Sisto 
V, nel 1587, per levare ogni disor- 
dine , soppresso in tutto l' ufficio del 
segretariato domestico, che allora 
esercitava Giambattista Canobio, ne 
concedette la cura al collegio, il 
quale spontaneamente, per sovveni- 
re alla necessità della Santa Sede, 
sborsò venticinque mila scudi d'oro, 
per lo che il Papa die' al collegio 



BKE 
«.lesso la facoltà di deputare il sc- 
gictario domestico, coli 'approva/ione 
però del Pontedce. Insorte in j)ro- 
giesso vaiie difllcollà, Gregorio XV< 
del 1621, per accomodarle, confermò 
con una bolla (juanlo .Sisto Y avea 
stabilito, ed aggiunse alcune caute- 
le; ma rinnovandosi fra loro i liti- 
gi , finalmente Innocenzo XI, non 
potendo tollerare, che nella romana 
corte si vendessero per denaro gli 
ufHzii, col disposto dalla costituzione 
37, Roniaiius , data il i. aprile 
iGycS, e riportata nel bollarlo ro- 
mano, tomo Vili, p. 49j soppresse 
il collegio de' ventiquattro segrctarii 
apostolici , restituendo ad ognimo 
le somme esborsate, riducendo i 
segrctarii a due soli, uno chiamalo 
segretario de'brevi Pontelicii, l'altro 
segretario de'brevi a'principi [P^edi). 
Il primo di questi spedisce i nominati 
Brevi e diplomi , il secondo scrive 
quelli diretti ad reges et principes, 
ma di un genere diverso. Si ha su 
questo argomento // Discorso circa 
la soppressione del collegio de^ se- 
gretariali apostolici fatta da Inno- 
cenzo XI j per Bartolomeo Lupardi 
1678. 

Elenco de' Cardinali , che eserci- 
tarono il nobile e decoroso ullìcio 
di segrctarii de' Brevi Pontificii, pri- 
ma e dopo che questa carica fosse 
stabilita nella persona di un Car- 
dinale, esercitandola in avanti per 
lo piii distinti prelati, l'rima però è 
da avvei tirsi, che siccome il segretario 
de* Brevi, allorché era prelato, tal- 
volta ebbe il titolo di prefetto dei 
Brevij o prefetto della segnatura dei 
Brci'i , ad esso Sisto V concesse il 
fiocco paonazzo al cjqipcllo, distin- 
zione allora- non cominie a' prelati , 
e che poscia gli venne assegnato po- 
sto nelle cappelle Pontificie, dopo i 
vescovi non assistenti. In seguito poi 



BRE 121 

fu in vece collocalo appresso al reg- 
gente della cancellaria e tanto il 
prefetto de' Brevi, che molti de'pri- 
marii ufflziali di essi, come famiglia- 
ri del Pontefice, aveano la parte di 
pane e vino dal palazzo Apostolico, 
come si riporta all'articolo Famiglia 
Pontificia. 

Lodovico Podocatero di Nicosia, 
secretano di Alessandro VI, che nel 
i5oo, lo creò Cardinale, e poi fece 
segretario de' Brevi. 

Marcello Crescenzi, romano, crea- 
to Cardinale da Paolo IH, nel i542, 
e segretario della segnatura de" Brc' 
tu" j peritissimo nella giurisprudenza. 

Fabio Orsini, romano, fatto Car- 
dinale nel 1 565 da Pio IV, e poi 
prefetto della segnatura de' Brevi , 
amato da' letterati. 

Marc' Antonio Majfei , romano , 
da datario, promosso, nel iSyo, alla 
porpora da s. Pio V, e quindi pre- 
fetto della segnatura de' Brevi j be- 
nemerito della Chiesa. 

Giovanni Aldohrandini, fiorenti- 
no, creato Cardinale, nel 1570, da 
s. Pio V, fatto penitenziere maggiore, 
e prefetto della segnatura de' Bre- 
vi , ammirato per virtù ed ingegno. 
Ugo Bonconipagno , bolognese , 
fatto da Pio IV, nel i565, Cardi- 
nale, e poi segretario de' Brevi , 
e, nel iSji; esaltato al Pontificato 
da cinquantadue sacri elettori, col 
nome di Gregorio XIII. 

Alatteo Contarelli , francese, da 
datario, nel i583, fu creato Cardi- 
nale da Gregorio XIII, e segretario 
de' Brevi. Era uomo di singoiar 
dottrina , e irreprensibile condotta. 

Scipione Lancellotti, romano, fatto 
Cardinale, nel i583, da Gregorio 
XIII, successe nel i585 al C(»n- 
tarelli nella carica di segretario 
de' Brevi, e si rese degno di lode 
pei servigi resi alla Santa Sede. 



122 BUE 

Pietro /fldohrandini, romano, fat- 
to Caiflinale, nel 1593, dallo zio 
Clemente VIH , e prcfi-lto della 
segnatura de' Brevi, colla universale 
amministrazione dello st<ito. Era 
virtuoso e magnanimo, ed istituì le 
spezierie , ed i medici pei poveri 
ne' rioni di Roma. 

Sih'io Antoniano, romano , da 
Clemente Vili fu fatto prima se- 
gretario de' Brevi, e poi, nel «^99, 
Cardinale, chiaro fra' letterati, ri- 
spettabile fra'principi, esemplare fra 
gli ecclesiastici. 

Lodovico Liidovisi, bolognese, ni- 
pote di Gregorio XV, che nel 1621, 
il creò Cardinale, e nominò segre- 
tario de'Brevi. Edificò la chiesa di 
sant' Ignazio, e distribuiva annual- 
mente a' poveri più di trentamila 
scudi. 

Antonio Barberini, fiorentino, ni- 
pote di Urbano Vili, che lo fece 
gran priore dell'Ordine gerosolimi- 
tano in Roma, poi Cardinale nel 
1628, e quindi segretario de' Brevi. 
Fu splendido mecenate delle lettere. 

Palazzo Palazzi degli Albertoni 
Altieri, romano, fatto Cardinale, 
nel 1 666 , da Alessandro VII. Da 
Clemente X , che 1* avea adottato 
per nipote affidandogli l' intera am- 
ministrazione dello stato, fu eletto 
segretario de' Brevi. Venne enco- 
miato per destrezza d' ingegno , ma 
fu alquanto dispotico. 

Giangaaltiero Slasio, fia mingo, 
succeduto allo zio nella carica di 
segretario de^ Brevi per volere di 
Clemente X , quando fu eletto nel 
1670, quindi venne promosso al 
Cardinalato da Innocenzo XI, nel 
1686. Era eruditissimo e di memo- 
ria prodigiosa. 

Gianfrancesco Albani di Urbino, 
fu per molte del Cardinal Slusio , 
accaduta a' 7 luglio 1687, nominato 



ERE 
da Innocenzo XI segretario de/ Bre- 
vi, carica che esercitò fino alla sua 
assunzione al Pontificato. Appena 
fìitto segretario de' Brevi, la celebre 
Cristina di Svezia, chiamata per la 
sua dottrina la Pallade, gli scrisse 
di proprio pugno : che la sua gioja 
non era così grande per vederlo 
rivestito di sì eminente carica, co- 
me per veder questa ricoperta di 
sì grand' uomo. Alessandro Vili 
suo amico, nel 1690, lo creò Car- 
dinale. Per commissione d'Innocenzo 
XII, che lo confermò nella carica, 
stese la bolla sull' abolizione del 
nepotismo, ed a' 2 3 novembre 1700, 
gli succedette col nome di Clemen- 
te XI. 

Fabio degli Abati Olivieri, di 
Pesaro, cugino e compagno di Cle- 
mente XI. Questi appena eletto 
Papa lo dichiarò segretario de' Bre- 
vi, quindi prò maggiordomo, e, nel 
17 15, Cardinale. Morì d'anni ot- 
tanta, nel 1738, dopo avere dal 
1700, esercitata la carica di segre- 
tario de' Brevi ne' Pontificati di Cle- 
mente XI , Innocenzo XIII , Bene- 
detto XIII, e Clemente XII, i quah 
l'aveano confermato nel posto. 

Domenico Passionei di Fossom- 
brone. Chiamato a Roma dalla nun- 
ziatura di Vienna, Clemente XI I 
lo fece segretario de' Brevi, per 
morte dell'Olivieri, posto che occu- 
pò fìncbè visse, ed a' i3 giugno 
1738, Io creò Cardinale. Era di 
esimia ed universale erudizione . 
La sottoscrizione del breve, con cui 
Clemente XIII condannò l'Esposi- 
zione della dottrina cristiana di 
Mezenguy giansenista, gli accelerò 
la morte a' 5 luglio 1761. Benedetto 
XIV e Clemente XIII 1' aveano 
confermato nella carica. 

Nicolò Antonclli d'i Sinigaglia , 
creato, nel 1759, Cardinale da Cle- 



lìRE 

iiK.iilc Xni. Per morte del Passionei 
fìi fatto sti^retario rie' Brevi. Terminò 
i suoi giorni a' i^t settembre 17^7- 
Andrea Negroni romano fu crea- 
to Cardinale, nel i 7^0, da Clemente 
XIII, e da questo dichiarato sneces- 
.soje dell' Antonelli nella airica di 
scf^reUirio de Brevi, la quale gli 
(I infermò Clemente XIV, appena tu 

• letto a' I carnaggio 1769. Ma creato 
l';t[)a Pio VI, a' i T febbraio 1775, 
in riguardo alle corti di Spagna e 

• li Francia, che avrebbero deside- 
1 ito il Negroni Pontefice , gli tolse 
questa carica, e lo promosse a quel- 
la di pro-datario. 

Innocenzo Conti, romano, pronipo- 
te d' Innocenzo XIII, fu pubblicato 
( ardinale, nel iJJ^, da Clemente 
MV, indi per la promozione del 
iNegroni, Pio VI lo nominò segre- 
tario de' Brevi. Mori a' i 5 novem- 
bie 17H), nella sua villa di Frascati. 

Romualdo B raschi Onesti di Ce- 
srua, ereato C;u"dinale dallo zio Pio 
\'l, nel 17H6, il quale oltre d'aver- 
gli conlèrito il priorato gerosolimi- 
tano di Roma, nel 1787, lo dichiarò 
segretario de' Brevi j carica che va- 
rava dalla morte del Conti , e che 
si vuole esercitata nell' intervallo , 
col titolo di pro-segretario de' Bre- 
vi , dal Cardinale Leonardo Anto- 
nelli di Sinigaglia, creato pel primo 
porporato da Pio VI, nel 1775. 11 
Cardinal Braschi esercitò il segreta- 
riato de'Pirevi, anc<j nel Poiililicat(j 

• Il Pio VII, cioè fino al termine 

• le' suoi giorni. 

Ercole Consalvi, romano, elevato 
alla porpora agli 11 agosto iSoo, 

• la Pio VII , Iti da f[uel JN)ntefice 
fatto segretario di stalo, e per morte 

• lei Ihasehi , avvenuta a' io aprile 
iSiy, .segretario de' Brevi Pontifìcii, 

• aria» che esercitiò finché visse, poi» 
thè era già diventila a vita Morì 



BRE 15.'. 

■el Pontificato di Leone XII a' 2^ 
gennaio 18^4, colla splendida fama 
a tutti nota. 

Cinseppr ///Art/? 7\, romano, venne 
pubblicato Cardinale, nel iHoi, da 
l*io VII, quindi per morte del Con- 
salvi t'iì fatto da Leone XII segre- 
tario de' Brevi Pontifìcii, da Pio 
Vili nel 1829 segretario di stato, 
e nel i83o bibliotecario di s. Chie- 
sa. Ammirato pel suo vivace inge- 
gno, morì a' 3 dicembre i834- 

Enwianucle de Gregorio, napoleta- 
no, creato Cardinale •!« Pio VII, 
nel 1816, per morte dell'Albani fu 
fatto dal regnante Pontefice Grego- 
rio XVI segretario de' Brevi Ponti- 
Jìcii , e dopo il i836 come tale 
venne eletto primo gran cancelliere 
tleir Ordine di s. Greg-»rio. Morì ai 
7 novembre iBSg, compianto pei 
suoi lumi, e per le sue virtù. 

Luigi Lanibruschini, genovese , 
creato pel primo Car(Jinale dal re- 
gnante l'ontefice a' 3o settembre 
i83r, il quale gli ha conferito le 
cariche di segretario di stato, e bi- 
bliotecario di s. Chiesa , il gran 
priorato di Roma, ed in morte del 
de Gregorio , meritamente lo ha 
dichiarato segretario de' Brevi Pon- 
ti/ìciij e gran cancelliere dell' Ordi- 
ne di s. Gregorio. 

Il Cardinal segretario de' Brevi, 
« uno de' Cardinali palatini, e co- 
me tale, il Cartliual Braschi ((jiiaii- 
do Pio VII agli II agosto i8oo, 
creò Cardinali Caracciolo e Consalvi 
pro-segretario di .italo ), fece le ve- 
ci di •picsti , tanto nella cerimonia 
della così delta prima chierica ('ar- 
dinalizia ec, come dell iuliodti/ione 
de' novelli Porporati a prendere la 
berrella dal Papa, prerogative pro- 
prie del segretario di stalo, e pi'i- 
ma del nipote del Papa. Questo Car- 
dinale ha r udieii/a tlel Poiilelìee due 



124 ^i^E 

volte la settimana per gli affari cor- 
renti , ed in sua vece yi si reca il 
soslilulo de Brei'i Pontificii, che in 
assenza di lui, o quando è impedi- 
to, sottoscrive i Brevi . V. Petra 
Commentar, ad Costituì. Àpost. in 
proemio, e De Luca, Rclal. dir. 
Rem. t. Ili, disc. 7. 

I Sommi Pontefici sogliono con- 
ferire alcune facoltà ai Cardinali se- 
gretari! de' Brevi a proprio benepla- 
cito, come sono le dispense sull'età 
canonica pel presbiterato, l'indulto 
extra tenijxtra , dispense di età per 
conseguir benefizi!, indulti di orato- 
ri! privati per parti determinate , 
dispense d'irregolarità, e di bigamia 
per l'ordine de' ss. Maurizio e Laz- 
zaro; il titolo di arciconfraternita 
alle insigni .'onfraternite; conferme 
di decreti, o rescritti autentici ; in- 
dulto per tenere il ss. Sacramento 
nelle diiese, o oratori! pubblici; in- 
dulto per amministrarsi da' laici i 
beneiìeii semplici di jus patronato 
laicale, colle debite clausole; uso del 
zucchetto o berrettino a' vescovi ; 
proroghe di pensioni riservate dal 
re di Spagna ; facoltà per diminui- 
re le tasse de' Brevi a cagione di 
povertà, od altre i-agionevoli cause; 
indulgenze ad septenninm; dette per- 
petue fuori d Italia, ed in questa a 
pie corporazioni ; giubileo per una 
sola volta; indulto personale per be- 
nedir corone , e compartire la be- 
nedizione in articulo morlis ; indid- 
genze di formulario , e plenarie in 
oratori! privati; l'altare privilegiato 
prò di'functis faniiliae, durante in- 
dulto j le facoltà per l'apertura del- 
la cassa di limosine della basilica 
lauretana, ed altre più o meno , a 
piacimento de' Pontefici. Per Breve 
finalmente si concedono tutti gli uf- 
fici! tanto risguardant! il governo 
temporale, che ecclesiastico del llo- 



BRE 
mano Pontefice. Ordinariamente si 
spetliscono le summentovate, ed al- 
tre materie, secondo la citata bolla 
Gravissimuiii j di Benedetto XIV, 
ma tuttavia il Papa talvolta fa spe- 
dire straordinariamente altre cose 
dalla segreteria de' Brevi non com- 
prese nella bolla, mediante le op- 
portune deroghe. 

La residenza della segreteria dei 
Brevi è sul quirinale nel Pontificio 
palazzo della consulta, ove abitano 
il Cardinal segretario, co' suoi fami- 
gliari, e monsignor sostituto. Que- 
sto palazzo veramente magnifico fu 
eretto con disegno del cav. Fuga 
da Clemente XII, come rilevasi dal- 
l' iscrizione posta sulla facciata, per 
servire al segretario , segretaria , e 
ministri de' Brevi, e della consulta, 
nonché per le guardie de' cavalleg- 
gieri e corazze. 11 forier maggiore 
marchese Capponi vi pose, a' 9 ot- 
tobre J 732, la prima pietra, ed al- 
cune medaglie coli' effigie del men- 
tovato Pontefice. La segreteria si 
costituisce del Cardinal segretario, di 
monsignor sostituto, di due minutan- 
ti, di un sostituto de'Brevi d'indulgen- 
za, dell'archivista, e degli scrittori dei 
Brevi. In questo archivio si conserva- 
no le originali minute de'Brevi Ponti- 
ficii spediti da s. Pio V in poi , 
giacché questo Pontefice, eletto nel 
i566, volle dividere la segreteria 
de' Brevi Pontificii da quella dei 
Brevi ad principeSj che per lo in- 
nanzi erano riunite, per separare le 
materie de' Brevi che ora si scrivo- 
no ai principi , dagli affari che si 
esauriscono da quella de'Bi'evi Pon- 
tificii, stante la loro diversità. 

Le tasse stabih , che si pagano 
pel conseguimento de' Brevi , servo- 
no per le spese della segretaria, pel 
mantenimento di quelli, che la com- 
pongono, e ptr altri usi. 11 Pontefice 



ERE 
Innocenzo XT, con chirogi'afo dei 4 
ottobre 1687, prescrisse che tut- 
ti i proventi della segretaria de'Kre- 
vi, si depositassero nelle mani dei 
ministri della regia camera apostofi- 
ca, locchè fu approvato da Clemente 
XIII con ìiioto proprio de'3i luglio 
1 76 1, aggiungendo alcune provviden- 
7v sull'amniinistrazione dei medesimi. 
AJa assunto al Pontificato Pio VII, per 
sollevare i poveri, ristaurare il pa- 
lazzo, ove risiede la stessa segrete- 
1 ia de' Brevi , ristabilire le cappelle 
l'ontifìcie tanto nel materiale, che 
nelle suppellettili, e soccorrere i bi- 
sognosi , con molo proprio de' i o 
dicembre 1801, rivocando il chiro- 
grafo d' Innocenzo XI ed il moto 
proprio di Clemente XIII, riservò 
a piena disposizione de'sommi Pon- 
tefici i proventi della segreteria dei 
l'revi, e stabilì poi, che continuando 
il sostituto de' Brevi ad essere l'am- 
iiiinistratore della cassa, i segre- 
f:u ii de' Brevi prò tempore, vcglias- 
seio sulla diligente sua ammini- 
strazione. Onde da allora in poi i 
l'api con ({uesta cassa diedero ge- 
nerosi soccorsi straordinarii ed annua- 
li a chiese, a vescovi poveii, a luoghi 
|)ii, ad ecclesiastici benemeriti e biso- 
gnosi, a famiglie oneste decadute, ed 
a' poveri di Roma nelle principali so- 
loimità. IVla il regnante Pontefice, 
volendo meglio regolare queste ulti- 
me elargizioni , con saggio accorgi- 
mento, lino dal 1887, ha ordinato, 
ilie in vece si diano, nelle due ri- 
correnze festive di Pasqua e Na- 
tale , cento sussidii dotali di venti 
scudi, ognuno da cavarsi a sorte in 
vantaggio delle povere , ed oneste 
zitelle romane orfane d' ambo i ge- 
nitori, e non provistc di altre doti, la 
tni somma si deposita nella cassa 
do' risparmi a loro ulteriore profitto, 
sinché avranno preso il proprio stato. 



BRE ii'i 

BREVI.\RIO {Brevinrium), Co- 
sì chiamasi quel libro, in cui so- 
no registrate le ore canoniche, e 
tutto r ulllcio divino, il quale si 
deve recitare giornalmente ila quel- 
li, che vi sono obbligati. Dicesi Bre- 
viario, perchè abbraccia le lezioni 
pili brevi della sacra Scrittura , e 
delle omelie de' padri , distribuite 
giorno per giorno , secondo la ra- 
gione de' tempi e delle feste, in un 
libro comodo a chierici ed ai reli- 
giosi ; onde Lessio, de just, et jnre, 
de devot. et orai. dub. Vili , lo 
chiama admirabile mysteriorwn sa- 
ercc Scripturce compendiiim . (jIì si 
dà ancora un tal nome perchè con- 
tiene i sainii, ne' quali per modo di 
lode si racchiudono tutti i misteri 
della sacra Scrittura, del veccliio e 
nuovo testamento, i documenti più 
nobili de' ss padri, le vite de' santi, 
e le brevi orazioni , o collette per 
lo più composte da' Sommi Pon- 
tefici , gì' inni , le antifone, i re- 
sponsorii, i versetti, i graduali, i 
cantici, le benedizioni ec, secon- 
do i tempi, feste e ore, in somma 
dimostra quali preci si debbano dire 
quotidianamente ( J^. Ore ca:vom- 
CHE e l'opera intitolata: Breviariuni 
eausce Ncstorianorinn ). Lo Scult , 
tomo I, capo 43, dice, che alcuni 
per f|uesto lo chiamano Orario , 
cioè libro di preghiere da doversi 
recitare a certe ore stabilite. Che se 
corre a tutti i fedeli l'obbligo di 
pregare, il Breviario è bensì un me- 
todo di orazioni utile anche a qual- 
siasi secolare , ma più è coman- 
dato agli ecclesiastici , perchè col- 
r esercizio delle oiazioni continuate 
si conservino nello spirito della loro 
vocazione, che unicamente dalla pre- 
ghiera trae la sua forza, ed il lume 
necessario. 

Aggiunge pine lo ste.sso Scult, che il 



126 BRE 

Breviaiio di (jualunque nome si chia- 
masse non fu prima del lezionario 
di s. Girolamo, il quale lo chiamava 
Ofjìciuni nella vita di s. llarione , 
dicendo: Oremus, psaUanms , rcdda- 
mus Domino ofjlcium , et sic ad l'i- 
neam properabilis. Si chiama ancora 
Opus Dei, ìli regala s. Donati Veson- 
tiensis episcopi: e s. Gregorio di Tours 
lo appella ciirsitm ecclesiasticuni 1. 3, 
hist. cap. XXXII ; onde la formala 
della confessione presso Alenino dice 
così : Peccavi quod negligens fui de 
meo cursu , quem per horas cano- 
nicas rcsolvere debui; e Venanzio For- 
tunato dice, nella Vita di s. Germano 
vescovo di Parigi, del 55c), e. VII: 
qui equitans in itinere semper de 
Dea aliquid aut verbo contulit, aut 
canlavit cursum nudo capite dicens, 
etsi nix, aut iniber urgerci. E poi 
di opinione il Meye , che la parola 
Breviario derivi dall'antico costume 
di dare a' monaci viaggiatori dei 
piccoli libri , in cui erano scritti a 
caratteri minutissimi i salmi, le le- 
zioni , e le orazioni , che in glandi 
volumi leggevansi ne' cori ; e il Ma- 
billon attesta di averne veduti pa- 
recchi di tali breviarii presso i mo- 
naci cìsterciensi. 

Tale distribuzione del Breviario in 
ore ripete la sua origine dagli apostoli, 
ma non tutte le sette ore canoniche 
furono istituite nello stesso tempo, per- 
chè /^/wi^ e compieta vennero aggiun- 
te dipoi, come attesta Piodulfo nella 
propos. i4j coU'ordinarsi le preghie- 
re a sette volte il giorno, per uni- 
formarsi al salmista , che scrisse : 
septies in die laudem dixi libi. Per 
((lìesto la distribuzione delle ore nel 
Breviario dai greci è appellata o- 
rologio. Nel celebre concilio To- 
leLnio IV , cliiamato da alcuni 
generale, per esservi intervenuti set- 
tanta vescovi della Spagna e della 



BRE 
Gallia jVarbonese, con s. Isidoro ve- 
scovo di Siviglia, fu decretato che 
detto santo vescovo, come di gran- 
de scienza nelle cose ecclesiastiche, 
compilasse l'uflìcio divino, col quale 
si dovessero conformare alla messa^ 
ed ore canoniche tutte le chiese 
di Spagna, il che egli adempì feli- 
cemente. In quanto poi alla recita 
del Breviario da farsi da' suddiaco- 
ni , beneficiati, e religiosi, principiò 
dalla sessione XXI del concilio di I5a- 
silea, cioè prima della metà del seco- 
lo XV nel Pontificato di Eugenio 
IV, dalla sessione IX del XVII con- 
cilio generale Lateranense V cele- 
brato nel 1 5 1 3 da Leone X, e dal- 
la generale consuetudine, che ha for- 
za di legge. 

La vera oi-igine del Breviario presen- 
te si legge presso Rodulfo, decano 
Tungrense, cap. XXII, il quale dichia- 
ra che Breviario trae la sua origine 
dall'abbreviazione de' divini uiìlcii ; 
imperocché mentre i Pontefici abi- 
tarono nel palazzo lateranense , si 
costumava recitare nella cappella Pa- 
pale l'ufficio assai più breve di quel- 
lo delle altre chiese di Roma, detto 
allora Ofjìciuni cappcllare, officio 
che fu raccolto, o composto dal dot- 
tissimo Innocenzo III , creato nel 
1198. Quest'ufficio così abbreviato 
veniva poscia recitato solamente dai 
frati francescani , istituiti a' tempi 
del detto Pontefice, ed essi lo fecero 
per conformarsi alluso della Cappel- 
la Pontificia. Dipoi Papa Nicolò III, 
del 1277, avendo edificato il palaz- 
zo vaticano, e cominciandovi ad abi- 
tare , ordinò che tutte le chiese di 
Roma facessero uso del Breviario 
francescano, che Giaimt;, o Haymo, 
generale de' frati minori , fino dal 
i24ij nel Pontificato di (ìregorio IX, 
avea riformato. Questo appunto è 
il Breviario di cui ora si fa uso. 



TAiE 
ctMìM* lifcrisco il citalo RodiiUb , il 
quale lòitcmcnte si querela, che tal 
Iir<;vi;irio sia stato ricevuto da Ni- 
colò III per tutta la Chiesa, conte- 
Dendo molte feste, jMjr le quali ven- 
gono diminuite le ferie. Certamente 
nella chiesa }.;re(a e nell' anduosi;ina 
non si ammettono mai lèste nel tem- 
po di (juarcsima. Tuttavolta, chec- 
ciiè ne dica il Rodulfo, più antico 
è il nome di Breviario , facendone 
menzione il Micrologo, e. XXV III 
de Ecclcs. observ. , che visse nel 
1080, né trovasi in altri autori più 
antichi. 

Ma comunque sia un' abbreviazio- 
ne, none niente breve il Bie viario che 
usano oggidì i Irati fiaucescani , in 
confronto di ijuello del Cardinal Qui- 
nones, stato anzi proibito, come li- 
levasi dalla bolla di s. Pio V , che 
sta nel principio del Breviario. Que- 
sti incaricato da Clemente VII , del 
i523, di formare un nuovo Bie- 
viario pei" l' opinione che avea del- 
la sua insigne pietà e dottrina , lo 
eseguì in modo, che nel corso del- 
l' anno si veniva a leggere tutta 
quanta la divina Scrittura , e in 
(|uello della settimana tutto il sal- 
terio. E perciò era riuscito molto 
più bieve di quello che si usa nella 
recita delle «ire cjmoniche, avendole 
ridotte a scjli tre salmi, e il mattu- 
tino a tre sole lezioni. Fu però da 
molti tacciato di soverchia brevità , 
discordante cogli antichi riti, essen- 
dovi state tolte varie omelie , anti- 
fone , responsorii , e lezioni , oltre 
r ulllcio della Madonna, e cambiato 
l'antico ordine della Soritlura, e dei 
salini. Nondimeno gli ecclesiastici lo 
abbracciarono, e ipiantunque non fos- 
se stato accordato fuso da' Sommi 
l'ontelici Paolo MI, Cliidio III, Marinilo 
11. l'aul(. IVcl'iolV dall'anno i ';3(i 
ni I j6l), ne furono lalle molle edi- 



BKE 127 

zioni come si ricava dall' autore ì\kA- 
\ Essai s dt. litltlrature Ujmo I, pag. 
382. Molto SI parla di questo Bie- 
viario anche nella parte II Tlicsauri 
sacrorum riUuini del Gavanto cou 
note del Merati p. 27, nel Compen- 
dio dellcj stesso Gavanto alla sezio- 
ne seconda , e nell' Extrcit. IX 
del padre Enwianiiclc Azevedo 
De divino officio , Veneti is 1783. 
Ma s. Pio V pei" non introdurre 
novità nella Chiesa, determinò nella 
costituzione {ìnod a nobis postulai^ 
VII Kal. julii i568, doversi rite- 
nere r antico, e questa sua lilurma 
fu da tutti abbracciata , e lodata 
specialmente da Giovanni Langhe- 
cruccio, in lib. II de divin. qffic.iis 
vile peragendis , e. IV, et lib. VI, 
cap. 9, 10, II, 12, e dallo Scullin- 
gio, nel tom. I, Bill. Eecl. part. II, 
e. 18. Tutta la storia di questo fa- 
moso IJreviario fu descritta dal p. 
Girolamo Langomarsini gesuita, nel- 
le erudite note all' Epist. Ani. Ma- 
ria Gratiani ad Card. Jo. Fran- 
ciscuni Coniniemlonuni de Julio Pog- 
giano , alqite ejus litteris , Romae 
1756, pag. 42, ove fra le altre co.se 
si riportano p. 4^- Qnignoniani Bre- 
viarii sancloruni historiiv , quce in 
Pii P' Breviario relraclantur , ed 
alla p. 46: Sancloruni historiiv qux 
a Quignoniano Breviario aberant , 
in Pii V Breviarium illatce. V. il 
p. Zaccaria nel t. I, Bihliotheccc ri- 
lualis dalla p. iio fino alla 1 14 , 
e Cancellieri, Lettera lilurgieo-biblio- 
grajìca , intorno al Breviario del 
Cardinal Quinones, Roma i823. 

Il Breviario si deve recilarc 
con attenzione e divozione , co- 
me nel capo Dolentes De eehbr. 
jì/issaruni j pronuneiandnhj chiara- 
mente. Se inni si può leggere tut- 
to «jucllo eh' è desigiiiilo giorno 
per giorno, [(CI motivo d infèMm- 



128 BRE 

tà, o altra causa legittima , si dee 
recitare quello che si può ; ed In- 
nocenzo XI fra le proposizioni, che 
in numero di sessantacinque proscris- 
se nel 1679, '^ ^4 ^ questa: Qui 
non potest recitare malulinum et 
laudes, potest miteni aliquas horas, 
ad niìiil tenetiir j quia major pars 
trahit ad se minoreni, chiamandola 
falsa, temeraria, cavillatoria, e illu- 
dente ai precetti della Chiesa. La 
recita dell' ufficio a' chierici costituiti 
in sacris era comandata di ma- 
niera, che chi la lasciava si riteneva 
per reo di grave peccato; e fra le 
accuse dell'imperatore Ottone I, con- 
tro Giovanni XII, una fu che Ma- 
tutiiiasj et canonicas horas non re- 
citasset, come riferisce Luitprando, 
lib. VI, cap. VII. Anche a Giovan- 
ni XXIII nel concilio di Costanza, 
sess. XI, fu apposto questo delit- 
to: Horas canonicas dicere sprevit. 
Fra le mancanze, che indussero Gre- 
gorio X a deporre Ermano vescovo 
Leodiense, gli rinfaccia che non di- 
ceva r ufficio. Innocenzo III dele- 
gando i commissarii per l'inquisi- 
zione contro il vescovo nequatrense 
ep. 98, lib. i4, fi'a gli altri capi, 
de' quali fu dal suo capitolo accu- 
sato, uno era questo : JVec ut tene- 
tur, per se ipsum horas canonicas 
Deo reddit. Quindi Giacomo Vi- 
triaco, nel capo 38, della Storia oc- 
cidentale, attesta essere tal obbligo 
stretto e grave. 

I motivi, che scusano la recita del 
Breviario , sono l' impotenza morale, 
o fisica, r occupazione per azioni di 
maggior merito, che non può diffe- 
riisi senza un gran pregiudizio del 
prossimo; e l'indulto apostolico con- 
seguito per giusti , e idonei motivi. 
Chi manca di recitare il Breviario 
senza reale motivo, ha 1' obbligo di 
reslituire a' poveri, o alla chiesa prò 



BRE 

rata dell'ommissione. E siccome vi so- 
no perecchie specie di Breviarii diftc- 
renti, tutti sono obbligati a recitar 
quello della chiesa cui appartengono; 
se poi non sono addetti ad alcinia, 
si può recitai'e l'ufficio del Breviario 
romano, ovvero quello della diocesi 
ove si fa r ordinaria dimora. P^. Fi- 
lippo Armellini, Origine, e progressi 
dell' ufficio dii'ino, stampato a Mon- 
tefiascone. 

I vescovi non hanno l' autorità 
di emendare il Breviario romano, e 
sono tenuti alla recita del medesimo 
in vigore della citata bolla di san 
Pio V. Ma che questa facoltà ap- 
partenga al romano Pontefice, è as- 
sioma notissimo, ricordato da s. Ce- 
lestino Papa : lejc orandi legeni sta- 
tuit credendi. E parimenti ricono- 
sciuto dal concilio di Trento sessio- 
ne XXII, cap. 8, che non sono le- 
gittimi i riti delle chiese particolari, 
se non vengono approvati dalla San- 
ta Romana Chiesa, come madre, e 
maestra di tutte. Quindi avendo il 
concilio Tridentino preso l' impegno 
di emendai'C il Breviario romano , 
né avendone potuto venir a capo , 
deliberò di lasciarlo al Pontefice ro- 
mano, ut cj'us judicio non solo, ma 
ancora auctoritate terniinetur, et evid- 
getur , sess. XXV, in contin. p. 5. 
Se la romana Chiesa è maestra del- 
la fede, dice il Bergier, se la legge 
di orare è indivisibile da quella del 
credere; è dunque evidente l'auto- 
rità suprema, e privativa del Som- 
mo Pontefice di essere l'originario 
giudice di ciò che si contenga nel 
Breviario, dunque a lui solo appar- 
tiene r emendazione del medesimo, 
siccome a lui solo ne spetta l'appro- 
vazione. Pertanto s. Pio V, lasciando 
in vigore tutti que' riti diversi, che 
ebbero l'approvazione della Chiesa ro- 
mana, e que' Breviarii la cui con- 



r.RE 

suctudine era di duecento anni, co- 
mandò che ovunque fosse ricevuto 
il breviario romano, da quelle chie- 
se, che per l'addiclro erano seguaci 
del rito della chiesa di Roma, co- 
me si legge nel ^ G della sua ])ol- 
la. V . iicrgier, Dizionario Enciclope- 
dico, \ enezia 1827. 

L' ufìlcio divino, che ripete 1' ori- 
gine da' tempi apostolici , riconosce 
j)riricipalmente per istitutori , e ri- 
lormalori della forma, che oggi usia- 
mo, i romani Pontefici s. (rclasio I 
del 4^2, s. Gregorio I, del Spo , 
s. Gregorio VII, s. Pio V, che fece 
pubblicare il Breviario romano cor- 
retto, Clemente Vili, di cui è a 
vedei'si Concordia Breviarii romani 
Pii /' j'ussu editi ciiin Breviario a 
Clemente FUI recognito , di Gio. 
della Madre di Dio , JJlyssiponx 
i6o4j" ed Urbano Vili median- 
te il disposto della costituzione 1)i- 
K'inani psalniodiam. Sebbene i cii- 
tici non lasciarono di trovarvi del- 
le eccezioni , come nelle lezioni , e 
vite de' santi, nella correzione però 
vennero adoperati gli uomini più 
dotti, i mezzi più diligenti, e niente 
vi si lasciò che non fosse desunto 
da fonti venerabili , per cui l'auto- 
rità del Breviario si estende ezian- 
dio sulle cose storiche. 

K cosa molto lodevole che i laici, 
ed anche i re leggano nel Breviario 
1" unicio divino quotidianamente, sic- 
come iia gli altri fecero Alfredo re 
d'Inghilterra, e S.Lodovico \\. re 
<li Fiancia. F. Grancolas nel suo 
Comment. hisl. in Breviarium ro- 
7//(^;//«^//, Venetiis ivS'j; Macchietta, 
Comment. hist. theolog. de divino 
qfjìcio, Venetiis lySc), e l'articolo 
lii-ricio Divino. 

Gli statuti degli abbati della pro- 
vincia Narbonese del i'?^.'?. , che si 
leggono nel tomo 11 dello Spicilc- 

VOI,. VI 



BRI 109 

gio, ordinano che i monaci in sa- 
cris ordinibus constiluti , in tango 
itinere profecluri , sine Breviario, vel 
psalterio non mittantur. lìd il con- 
cilio tolctano del 1229, canone XIV, 
proibisce : ne libros veteris testamen- 
ti aut novi laici permittantur habe- 
re, nisi forte psalterium, vel Bre- 
viarium prò divinis qfflciis, aut ìio- 
ras b. Marice aliquis ex devotione 
habe re velit. Sed ne prcemissos li- 
bros habeant in vulgari translatos. 
Sicché la parola Breviario , non è 
più antica dell'anno 1080, in cui 
governava la Chiesa s. Gregorio VII 
B RICCI A NO. Ordine equestre. 
La regina di Svezia s. Brigida, ze- 
lando la conservazione della purez- 
za de' dogmi cattolici contro l' aria- 
na eresia, nell'anno i 368, sotto il 
Pontificato di Urbano V residente 
in Avignone, istituì colla regola di 
s. Agostino un Ordine militare e- 
questre, che dal suo nome fu detto 
Bricciano. Il Papa ne diede l'ap- 
provazione, e la regina lo dotò di 
copiose rendite e pingui commende. 
Lo stemma ed insegna di quest'Or- 
dine era una croce di colore az- 
zurro, simile nella forma a quella 
de' cavalieri gerosolimitani , e sotto 
di essa eravi una lingua di fuoco, 
simbolo dell' ardore della fede , e 
della carità verso il prossimo, che 
precipuamente dovcano animare chi 
la portava. Questi cavalieri aveva- 
no r obbligo di difendere la i-eli- 
gione combattendo gli eretici , sep- 
pellire i defunti, assistere le vedo- 
ve, i pupilli , e servire gì' infermi 
negli spedali. I\Ia nel sci-olo X\ I, 
avendo la Svezia abbriiceiato la ri- 
forma, rOidine si ('Stinse. 

BRIEUX (s.) {Briocen., Brio- 
rum, o Fanum s. Brioci) . Cit- 
tà con resilienza di luì vesco- 
vo in Francia. K situata grazio- 



i3o BRI BRI 

samente fra due fiumi in quella duca di Bretagna, gli procacciò le- 

parte della Bretagna Armorica, che silio. Ritornato alla sede, principiò a 

resta verso l'oceano settentrionale, fabbricare la cattedrale, sopra un 

bagnata specialmente dalla riviera antico tempio di Druidi, e dedicol- 

di Govet. ÌL capoluogo del diparti- lo a s. Stet'ano. Morì a' 29 luglio 

mento delle coste del nord, ed ha i234, secondo la costituzione 47- 

im ponte di granito assai bello. Ha Bulini: Fontanini, p. 79, e da In- 

un piccolo porto nell'attiguo borgo nocenzo IV fu canonizzato, nel 1247. 

di Legué Saint- B rieux , situato in II vescovo era pm-e signore tem- 

fondo alla piccola baja dello stesso porale della città , e pagava 800 

nome. lìorini alla camera apostolica. La 

S. Bricco (f^edi) d'illustre fami- chiesa cattedrale era ufficiata da sei 
glia della Gran Brettagna, discepolo dignitarii, e da venti canonici, uno 
di s. Germano d'Auxerre, passato de' quali, ma onorario, era il duca 
nelle Armoriche, ebbe in dono dal di Penthievre del Morbihan. Nume- 
principe R.ivallone, suo parente, ima rosi erano gl'istituti religiosi, ed è 
casa con pezzo di terreno suiìilcien- rimarchevole l'edifìzio abitato dai 
te a costruirvi un monistero, ed conventuali. Vi sono in s. Brieux un 
ima chiesa, fabbricata in onore di seminario, una biblioteca insigne, un 
s. Stefano. Bricco condusse in quel ospedale, ec. Il vescovato soppresso da 
monistero i suoi religiosi, ed ivi Pio \ll nel concordato del 1801, 
morì placidamente verso il 5o2, e, fu dal medesimo Pontefice ristabilito 
secondo alcuni, fu vescovo regiona- nel 18 17 sotto Luigi XVIII, ed il 
rio. Il monistero di s. Bricco fu a- vescovo, che nel concistoro de' 2 3 
dunque il principio di questa con- agosto 1819, fu promulgato, govcr- 
siderabile città. Le reliquie del san- na tuttora la diocesi. 
to furono però trasferite all'abbazia BRIGIDA (s.), trasse i natali verso 
di s. Sergio d'Angers, ottenendone l'anno i3o2. Ebbe a padre Cirge- 
una parte la chiesa di s. Birioco , ro, principe del sangue reale di Sve- 
nel I 2 I o. zia, ed a madre Sigrida, discendente 

Divenuto cpiesto luogo città col dai re de' goti. Essendo quest'ultima 
nome di s. Brioco suo primario venuta a morte poco dopo la nasci- 
patrono , e detta anche s. Brieux , ta di Brigida^ il padre affidò l'edu- 
ìl duca di Brettagna Nommcnoè, cir- cazione di questa giovanetta ad una 
ca l'anno 844j "^i stabilì una sede sua zia. Brigida non appena potè 
vescovile, che divenne suffiaganea snodare la lingua , ne fece uso per 
prima della chiesa di Del, e poi cantare le lodi del Signore; e fino 
della metropoli di Tours. Il primo da quell'età mostrava la più forte 
pastore fu Adamo, che terminò i inclinazione agli esercizii religiosi, 
suoi giorni nel io6g. Fra i suoi Giunta appena al decimo anno, eb- 
vescovi evvi s. Guglielmo di Bre- be una visione , in cui le apparve 
tagna, che ordinato dal vescovo Gesù Cristo appeso alla croce, e da 
Giosselino, ed avendo faticato nella quel tempo qualunque volta pensa- 
diocesi sotto Pietro e Silvestro, nel va al mistero della passione, non 
1220, fu eletto successore di questi; potea trattenere le lagrime, né re- 
ma il suo zelo in sostenere i dirit- primere i sospiii. Ancor giovanetta 
ti della sua chiesa contro Pietro il padre la unì in matrimonio con 



BRI 

IMI giovane signore cliiamalo IJIfo- 
nc, principe di Nericia nella Svezia. 
(^)iicsti sposi passarono nella conti- 
nenza il primo anno del loro con- 
iiif^io, e si ascrissero al terzo Ordi- 
ne di s. Francesco. EI)|jero otto fi- 
gli , dopo la nascita dei quali i due 
sposi fecero volo di passare il re- 
stante della lor vita nella continen- 
za. Si diedero pertanto a praticare 
ogni sorta di virtù , e si distinsero 
per la loro carità verso i poveri. 
IJIfone rinunziò alla corte per at- 
tendere più di proposito alla pro- 
jtria santificazione, fece un pellegri- 
naggio a Compostella, e nel ritorno 
fu colto da grave malattia ad Ar- 
ras. Essendosi riavuto , partì verso 
la Svezia, ove poco dopo terminò i 
suoi giorni in odore di santità nel 
monistero di Alvastro. Brigida allo- 
ra rinunziò al grado di principessa, 
per consecrarsi interamente al ser- 
vigio del suo sposo celeste. Divisi i 
beni di Ulfone tra* i suoi figliuoli, 
essa vestissi di un abito grossolano, 
cui stringeva con fune piena di nodi. 
Le sue austerità erano continue, e 
ne' venerdì non si cibava che di pa- 
ne e di acqua. Era veramente am- 
mirabile la sua carità verso i po- 
veri, a dodici dei quali somministra- 
va il giornaliero alimento, serven- 
doli a mensa. Nella sera del gio- 
vedì lavava ad essi i piedi, rap- 
pezzava i loro abiti , e ne' suoi 
viaggi mangiava e mendicava con 
<*nsì. Fece fabbricare il monistero di 
Wcstciii nella Svezia, ove pose .ses- 
santa religiose , e dove passò ella 
stessa due anni, in capo ai quali fe- 
ce un pellegrinaggio a Roma per 
•\enerare le tombe degli apostoli e 
de' martiri. In questa città si re- 
^e commendevole per la sua vita 
■•itirala e penitente, nonché per la 
Irrita, onde as^isleva gl'infermi. Tan- 



BRI i3r 

le belle virili fmono ricompensate 
da Dio con molte rivelazioni , che 
versavano piincipalmente sulla pas- 
sione del Redentore. Queste furono 
scritte da Pietro monaco cistcrciense, 
e da Mattia canonico di Lincopen, 
giusta la narrazione ad essi fatta 
dalla .santa. L'amore, ch'ella nutriva 
ardentlssimo verso Gesù Crocifi.sso, 
la fece risolvere di recarsi in Terra 
Santa. Quali sieno stati i sentimen- 
ti di lei nel visitare que' luoghi san- 
tificati dalla presenza del Salvatore, 
è più facile immaginarlo, di quello 
che esprimerlo a parole. Dopo aver 
soddisfatta la sua divozione, fece ri- 
torno a Romaj in favore della qual 
città si adoperò con tutto 1 impegno 
perchè Urbano V vi ristabilisse la resi- 
denza Pontificia, ed ove fu assalita da 
fiere malattie, che la trassero a mor- 
te nel giorno 23 luglio dell'anno 
iSyS. Il suo corpo fu seppellito 
nella chiesa di s. Lorenzo in Panis- 
perna appartenente alle religiose di 
s. Chiara. Nell'anno seguente fu tras- 
ferito nel monistero di Westein in 
Isvczia per cura di sua figlia Cate- 
rina. Bonifacio IX la canonizzò nel 
giorno 7 ottobre del 1 39 1 , e la 
sua festa si celebra nel giorno ap- 
presso. INlartino V ne confermò la 
canonizzazione. Questa santa ha lascia- 
to parecchie costituzioni, che prima 
avea dato ad alcune religiose, ed in 
seguito a dei religiosi, ch'ebbero il 
nome di s. Salvatore, o Brigidini; 
ed è riconosciuta pure islitutrice 
dell'Ordine equestre di Bricciano (/^r- 
di). Rimangono inoltre alcune sue 
lettere scritte a Papi, a vesco\i, ad 
imperatori, a re, a principi. In quan- 
to alle sue rivelazioni, queste furo- 
no esaminate, per ordine del conci- 
lio di Basilea, dal celebre Giovanni 
di Turre-Cremata , che fu posci.i 
Cardinale. Il concilio approvò quan- 



i3a BRI 

to questo illusile personaggio avea 
asserito, clic cioè sono utili per li- 
struzione dei fedeli. 

BRIGIDA ( s. ), nacque in Fo- 
chart, città dell' Ultonia. Fioriva nel 
secolo VI, e fino da' suoi piìi tene- 
vi anni consecrò a Dio la sua ver- 
ginità, e formatasi una cella con u- 
na grossa quercia, col progresso del 
tempo si adoprò affinchè alcune svie 
compagne conducessero la loro vita 
in comune, dandosi alla pratica del- 
le virti^i più eroiche. Da questa in- 
stituzione ebbero origine molti altri 
monisteri nell'Irlanda, i quali ricono- 
scevano santa Brigida per fondatrice. 
Quantunque gli scrittori non faccia- 
no parola delle sue virtù, ma sol- 
tanto de' miracoli, con cui Dio la 
volle glorificare, si può non ostante 
asserire francamente , che tutti in 
lei brillarono quei pregi, i quali co- 
stituiscono una gran santa. La Sco- 
zia , r Inghilterra , 1' Alemagna e la 
Francia dedicarono ad onore di lei 
magnifici templi , e Lisbona si glo- 
ria di possedere il suo capo, che si 
venera nella chiesa , la quale un 
tempo apparteneva ai gesuiti. 

BRINDISI [Bnmdusin.). Città con 
residenza di un arcivescovo nel regno 
delle due Sicilie, nella provincia del- 
la Terra cV Otranto. E città famo- 
sa ed antica, posta sopra un piccolo 
promontorio, e capoluogo di distret- 
to di cantone, chiamata Brundu- 
stuni, Brundisium. Viene bagnata dal- 
l' Adriatico e dal Palrica, sulla cui 
foce è costruita una cittadella^ non- 
ché dai torrenti Masina e Parricel- 
la nel suo fianco opposto. Nella più 
remota età dicesi che avesse i pro- 
prii sovrani , e che Falante, capita- 
no de' tarentini , vi abbia esteso le 
sue conquiste , e trovato nella sua 
sventura un asilo ospitale. Vuoisi 
ejiandio, che la città sia stata fou- 



BRI 

data da' cretesi , i quali con Teseo 
passarono in Italia. Divenne essa la 
più commerciale, e la più opulenta 
dell'Adriatico. Prima fu colonia dei 
saleiitini , indi de' romani , che la 
conquistarono l'anno 4*5 7 di Roma, 
duecento e scssantaselte anni avanti 
la nascita del Redentore. Essi sli- 
marono il porto di Brindisi , che 
avea la forma di corna di cervo , 
come il più comodo pegl' imbarchi, 
e quindi da esso partirono le famo- 
se spedizioni navali dei conquista- 
tori del mondo. Pompeo assediò a 
Brindisi Giuho Cesare, che potè 
fuggirne per la Grecia. A questo 
limite giungevano le due rinomate 
vie Appia e Traiana. Brindisi cad- 
de dipoi in potere de' goti, che vi 
furono cacciati da Belisario e da 
Narsele, onde presa e ripresa dai 
barbari, rovinata e riparala due, o 
Ire volte, i greci vi si mantennero, 
finche passò sotto a Ruggero Nor- 
manno re di Napoli. Nel regno di 
Carlo I d'Angiò, e per morte di Cle- 
mente IV, che lo aveva investilo 
delle due Sicilie, fu eletto Gregorio 
X assente dal conclave , trovandosi 
presso Acri. Questi approdando a 
Brindisi, il primo gennaio 1272, vi 
fu splendidamente ricevuto dal re, e 
accompagnato a Benevento. In ap- 
presso i veneziani, che temevano la con- 
correnza del porto di Brindisi, ne rovi- 
narono le fortificazioni, ed ora soltan- 
to vi sono due torri, e nell isola di 
s. Andrea havvi un valido forte. 
Della sua antica grandezza ancora 
conserva Brindisi qualche avanzo, 
cioè archi , rovine di acquedotti , 
belle colonne, ec. 

La sede vescovile, fondata a Brin- 
disi verso r anno 200 , ovvero più 
tardi nel secolo V, fu poi tras- 
ferita ad Oria nella stessa provin- 
cia, dopo la distruzione, che soiìrì 



BRI 
da' saraceni circa nel secolo X, fin- 
ché ncll'XI venne ristabilita col gra- 
do arcivescovile. Nel 1088, Urbano 
II ne consacrò la metropolitana, ri- 
manendo Oria città vescovile. Ma 
siccome in progresso quest' ultima 
era stata riunita a Brindisi, il Pon- 
tefice Gregorio XIV, per togliere 
le contese fra' diocesani , ad istanza 
del re Filippo II, separò nel 1 59 1 
nuovamente le diocesi , e stabili a 
Brindisi la rendila di tremila duca- 
ti. Carlo V, padre di Filippo li, no- 
minò all'arcivescovato di Brindisi 
Giampietro CaralFa, napoletano, ed 
il Papa Leone X, nel l'ì'ig, glielo 
conferì , a condizione che dovesse 
lasciare rpiello di Chieti nel termi- 
ne di sei mesi. Ciò non pertanto, 
in premio di sue virtìi, gli lasciò 
ambedue le diocesi , che il CaralFa 
resse con zelo apostolico, finché le 
rinunziò, nel i5ì^, a Clemente VII, 
per istituire con s. Gaetano l'Ordi- 
ne de' teatini. Ma Paolo III, ad 
onta della sua ripugnanza, nel i536, 
lo creò Cardinale, e, benché in età 
di seltantanove anni, nel 1 555, 
malgrado la sua resistenza, fu elet- 
to Pontefice col nome di Paolo IV. 
L'altro pastore di questa diocesi, 
che meiita special menzione, é An- 
tonino Sersale di Sorrento, fatto ar- 
civescovo di Brindisi, nel 1 743, da 
Benedetto XIV, il quale ridusse il 
clero al suo antico lustro e splen- 
dore, e il popolo ad ima sincera e 
costante riforma di costumi. Riparò 
egli la cattedrali" rovinata in detto 
ninio da un gran terremoto, ed in 
cinque anni la compì ed ornò di 
vaghe pittiu'e, e preziosi marmi. Al- 
trettanto fece col seminario, rovina- 
to pure da egual flagello, e lo ri- 
dusse iu istato di accogliere molti 
chicriei, ;id istru7Ìon<' d«;i quali fe- 
ce vciure da ogni paite iionnni ce- 



BRI i33 

lel)ri per dottrina. Egli stesso pre- 
siedeva ai loro esercizii letterarii, ed 
ecclesiastici. Visitò sovente la dioce- 
si, predicò a tutti la divina pai-ola, 
per cui essendosi sparsa ovunque la 
lama di sua virtù, dallo stesso Be- 
nedetto XIV, nel 1750, venne tras- 
ferito alla metropolitana di Taran- 
to, e, nel 1704, fu creato Cardina- 
le di s. Chiesa. 

La magnifica cattedrale di Brin- 
disi è dedicata alla beata Ver- 
gine, ed a s. Teodoro martire, le 
cui reliquie si portarono da Ama- 
sia. 11 suo capitolo si componeva di 
tre dignità, cioè l'arcidiacono, il 
cantore, e il tesoriere con ventiquat- 
tro canonici , e molti sacerdoti , e 
chierici pel divin servigio. Ha pure 
Brindisi altre chiese, conventi, e mo- 
nisleri di religiosi, e di monache, 
ed oltre al ragguardevole seminario, 
vi sono un collegio, spedali, ed al- 
tri pii luoghi ( f^. Oria). L'arci- 
vescovo di Brindisi, non ha sufTra- 
ganei, soltanto è amministratore per- 
petuo della chiesa di Ostuni. 

BRINDISI { Propinatio ). Invilo, 
o saluto, che si fa a pranzo nell'at- 
to di bere. Questa parola deriva dal 
greco, e forse fu portata in Italia da 
Brindisi, città altre volte appartenente 
alla magna Grecia. Le acclamazioni 
convivali erano usate frequentemente 
pi esso gli antichi con alcune cerimonie. 
Dopo aver versato il vino in una 
coppa, il padrone di casa, o quegli, 
che apprestava il banchetto, ne span- 
deva alcune goccie ad onore degli 
dei , che individualmente invocava. 
Lo stesso faceva sacrificando all' a- 
micizia. Accostava la coppa alle lab- 
bra, e dopo aver assaggiato il vino, 
beveva alla salute dell'amico, che 
gli sedeva più vicino , oppure del- 
l' ospite eh' era venuto a visitarlo , 
augurandogli ogni sorla di piospe- 



i34 BRI 

rità. L'amico, o l'ospite prendeva 
la coppa , e dopo aver bevuto la 
faceva passare al vicino , né mai si 
cessava di bere, finché tutto il giro 
non fosse compiuto. I romani , nel 
salutarsi a vicenda bevendo, pro- 
nunziavano le seguenti parole : io 
faccio voti che voi e noi, tu ed io 
godiamo piena e vigorosa salute. 
Da ciò i francesi poi dissero boire a 
la sante. 

Petronio osserva, che se tahmo 
usciva da un banchetto senza che 
si fosse bevuto alla salute di lui, e 
senza che fosse stato provocato a 
bere da qualche amico , tal trascu- 
ranza si riguardava come un affron- 
to e il dimenticato credevasi deca- 
duto dal nome , e dalla qualità di 
amico. Carlo Magno proibì questi 
Brindisi ai soldati per le risse , e 
pugne, che ne succedevano. In Ita- 
lia si disse ancora brindisevolCy prin- 
cipalmente il vino, che avesse virtù 
di far comporre Brindisi ; ed il Re- 
di nel suo ditirambo, disse « Co- 
:> ronar potrò il bicchiere, per un 
-■» Brindisi canoro » ed inoltre : 
»» Purché sia carca di brindiscvol 
» merce questa mia barca". 

Si può ritenere, che i primi cri- 
stiani praticassero cerimonie consi- 
mili nel ricevere , e nel festeggiare 
i loro ospiti. S. Ambrogio parla in 
qualche luogo delle protestazioni , 
cui si focevano a vicenda quelli, che 
bevono insieme, e dice, che non fa 
duopo parlare dei giuramenti , se- 
condo r avviso loro, inviolabili : Be- 
viamo, dicevano essi, beviamo alla 
salute dell' imperatore, e riguarda- 
to sia come poco affezionato al suo 
principe cjuegli, che non beve. Be- 
vevano ancora alcuni alla salute del- 
l' armata , alla prosperità dei loro 
compagni , e dei loro figliuoli ; e 
qi\cl sauto dottore deride quelli , 



BRI 
che lo facevano, nella credenza, che 
Dio toccato fosse da quella sorte di 
voti. 

Anche oggidì noi cattolici prati- 
chiamo talvolta i Brindisi in lieta 
mensa; ed anche in tavole diploma- 
tiche se ne fanno a' monarchi ed ai 
personaggi distinti. Quando il Pon- 
tefice Clemente Xlll, nel 1758, con- 
sacrò in arcivescovo il CanUual du- 
ca di York, figlio di Giacomo 111 
re d' Inghilterra , dopo la funzione 
lo trattenne seco nel palazzo apo- 
stolico a sontuosa mensa coi nove 
Cardinali, che aveano assistito alla 
consacrazione. Ed allorché bevetle 
la prima volta , fece sapere, per 
mezzo del primo maestro delle ce- 
rimonie, a' detti Cardinali , che lo 
faceva per la salute del re , padre 
del Cardinal Yorck ; ed un simile 
Brindisi di comphmento fece la se- 
conda volta per quella de'medesimi 
Cardinali commensali, e la terza per 
quella del sacro Collegio. 

Finalmente abbiamo da' pubblici 
fogli di Dublino, che nell'ingresso 
trionfale dell'arcivescovo Gio. Mac- 
Ilale, nominato alla sede di Tuam 
dal regnante Pontefice , il cui pos- 
sesso ebbe luogo in quella città \\ 
22 ottobre 18 34, più di quaranta- 
mila persone accompagnarono il cor- 
teggio dell' illustre prelato. La sera 
tutta la città fu illuminata, e in un 
pubblico banchetto , eh' ebbe luogo 
in questa occasione, si fecero solen- 
ni Brindisi, Toast. 

Al re Guglielmo IF! Non pos- 
sa egli mai dimenticare, che regna 
per la felicità del suo popolo. 

A Sua Santità Gregorio XVI 
Al nuovo arcivescovo di Tuani 
Alla memoria del suo predeces- 
sore Oliviero O' Kelly ec. ec. 



BRI 
Dei lìrindl'ii ed acclamazioni nei 
conviti , trovasi un lungo trattato 
nel Tesoro delle anticliità, di Gre- 
vio e Gronovio. Scrissero pure di 
questo argomento : Mcnocliio, Suio- 
re, Roma 1689, tom. Ili p. 4^'"> 
Dell' uso aulico e moderno d' itn'i- 
tar a bere, che volgarniciUe diciamo 
far Brindisi j Jo. FVid. IMalencssius , 
Critices chrislianae de rilu bibcndi 
super salatale Vanti ficum , caesa- 
runt, princi/)iini j amicoruvi, Colo- 
niae , apud Conradum Rutgendum, 
J G I I ; Cur antifjuilus singuli bibe- 
rent in convivio^ non simul plures, 
et uno con\'ivoruìn bibente j nenia 
biberet, in Jiespons. Forimi. Liceti, 
tom. 1, Ulini, i65o; Maurit. Neo- 
porti , J^oluin candidunt , Fivat 
lieXj Lendini per Neucanium, 1 6G0; 
Jo. Frontonis, Epistola, in qua ri- 
tus antiqui sese in cotnpolalionihus 
salutandi traclantur, Parisiis, 1G60; 
ila ììu'ine lettre sur l' ancienne usa- 
ge de se saluer a table j et de se 
exciler a boire^ dans les pieces fu' 
gitives anciennes , et modcrnes _, t. 
IV, p. I, Paris l-joS; Jo. Becli- 
monn, Laudes regales ad illustran- 
darn aeclamandi formulani Fi^'at, 
Francuforti ad Oderam Chph. , Zi- 
tlerus i684; Massip. Dìsser. sur le 
coutumc de boire a la sante des 
uns, et des autresj Dans le Remcil 
de lettresj et memoir de V acca- 
deni. des sciences de Beziers, 1. 5q, 
Reziers 1786, et dans le Mercure 
de France Aout 1741 p. 1768; 
filiera intorno ai Briiulisi di An- 
tonio Santinclli; Giornale de' Let- 
terati XWV, p. 47. y. Pranzi. 

RRINSTANO (.s.), vescovo di 
VVinchester, era discepolo di san 
(irin)l)aldo. Ottenne la sede epi- 
scopale iiell'anno c)3i , e segnalo.ssi 
per ispeccliiata .santità . L' orazio- 
ne l'ormava le sue piìj aire delizie, 



RllI i35 

e mollo %\ distingueva per la carità 
verso le anime de'defuiiti. Era umi- 
le in modo, the ogni giorno lava- 
va i piedi ad un certo ninnerò di 
jioveri, cui poscia egli stesso serviva 
a mensa. Dopo aver praticato nel 
corso di sua vita ogni maniera di 
virtù, mori a' 4 novembre 934. 

BRICCO (s.), trasse i natali da 
una illustre famiglia della Gran- 
Bretagna, nell'anno 4o9- l-''a uno 
de' principali discepoli di s. Germa- 
no d'Auxerre, cui seguì in Francia, 
dove venne insignito della dignità 
sacerdotale. Ritornato in patria, con- 
vertì i suoi genitori, i cpjali gli re- 
galarono una somma considerevole 
afllMcliè potesse innalzare la chiesa 
di Grande-Lann. Lieto Brioco di 
esser venuto a capo de'suoi deside- 
rii, si adoprò per giovare a quelli, 
che a lui confidavano la clirezioue 
della propria vita. Dopo molti an- 
ni recossi nell' Armorico, ove fondò 
un monistero, del quale tenne il 
governo per qualche tempo, finché 
nominò un abbate. In sciiuito si ri- 

o 

tirò presso Ri vallone o Rigaldo , 
che era stalo principe di Domno- 
nia nella Gran-Bretagna. Questi re- 
galò a Brioco una casa con un pez- 
zo di terreno , nel quale poscia l'u 
fabbricalo un monistero ed una 
chiesa. Brioco fermò la sua stanza 
in questo luogo , e condusse il re- 
stante della sua vita gloriosa nel 
dirigere alla perfezione i suoi reli- 
giosi, finche, nell'anno 5o2, chiuse 
gli occhi al sonno di morte. Da una 
iscrizione, che si trovò nel principio 
del secolo XI li sopra un pezzo di mar- 
mo , apparisce , eh' ci tosse vescovo, 
ma sembra molto pi-obabilc, che 
fosse un vescovo regionario soltanto. 
11 monibtero di questo santo i\\ il 
principio di una r.igguarilevole eit- 
là thiumuta s. Briiux [ledi), la 



i36 BRI 

quale, neir844> f" biella a sede ve- 
scovile. 

BRIONNE [Brioniiuii). Città di 
Francia , dipartimento dell' Eure , 
nella Normandia, capo-lnogo di 
cantone sulla Rille. Un tempo non 
era che un borgo ben fortificato, il 
quale giudicavasi inespugnabile. Eb- 
be il titolo di contea sino al secolo 
XI. Nell'anno io5o, sotto il Pon- 
tefice s. Leone IX, ed il re Enrico I, 
si celebrò un concilio in questa città 
per condannare l' eresia di Beren- 
gario , capo de' sacramentarli. V. 
Labbé tomo IX, Arduino tomo VI. 
BRIOUDE {Brivas). Città di 
Francia, dipartimento dell'alta Loi- 
ra , posta sopra una vasta pianura , 
capo-luogo di circondario, presso la 
riva sinistra dell' i\llier, il cui ponte, 
costruito sopra una sola arcata , è 
opera degli antichi romani. Presso 
questo luogo , nel principio del IV 
secolo, soffri il martirio s. Giuliano, 
oriondo da ima delle principali fa- 
miglie del Delfìuato; ma solo nel 
43 1 s. Germano d'Auxerre miraco- 
losamente scuopri il sito ove fu 
seppellito. Per lo concorso delle 
popolazioni alla tomba di s. Giu- 
liano, da villaggio a poco a poco 
divenne Brioude una città. Deva- 
stata però da' saraceni , nel VII se- 
colo , il re di Francia Luigi il 
Buono ne fece rifabbricare la chie- 
sa, e vi aggiunse il monistero. Al- 
lora Brioude fu dichiarata contea, 
e l'abbazia fu dipendente dal ve- 
scovo di s. Flour, e venne governata 
sino al XIV secolo da' suoi abbati. 
Neir XI già era collegiata con due 
dignità, e quarantotto canonici di 
nobile condizione, che prendevano 
il titolo di conti di Brioude. Nel 
loro numei'o eranvi i vescovi di 
Puy, di Mende, e gli abbati della 
casa di Dio nell'Alvernia, di s. Giu- 



BRI 
liano di Tours e di Pebrac. Que- 
st' insigne capitolo, che avea la di- 
rezione spirituale della città, restò 
soggetto immediatamente alla Sede 
Apostolica, e, meno la chiesa di s. 
Giuliano, nel 1677, sotto il Ponti- 
ficato d'Innocenzo XI, ne fu ceduta 
la giurisdizione all' Ordinario di s, 
Flour. Nel 1092, in Brioude fu 
celebrato un concilio da Ugo arci- 
vescovo di Lione, e legato di Papa 
Urbano II. Il Novaes, Vite de' Pon- 
tefici , tomo II, pag. 288, dice che 
i canonici di Brioude aveauo il 
privilegio di usare la mitra. 

BRISSONET Guglielmo, Cardina- 
le. Guglielmo Brissonet nacque a 
Tours, da generosa prosapia. Car- 
lo Vili lo destinò ministro e vi- 
ceré della Occitania , ed econo- 
mo dell' erario della regia camera. 
Quando Ridolfa di Beaune , sua 
moglie, fu colta dalla morte, si fece 
ecclesiastico , e dopo aver avuto 
pingui abbazie, Alessandro VI, nel 
1496, lo promosse al vescovato di 
Nimes. Guglielmo poco dopo rinun- 
ziò a questa sede in favore di suo 
nipote, per occupare invece quella 
di s. Malo. Poscia, a* 16 gennaio 
149^^, fu creato Cardinal prete di 
s. Pudenziana da Alessandro VI, e, 
nel i5o9, sotto Giulio II, passò al 
vescovato di Palestrina. Collo stesso 
Carlo fu alla battaglia data sulle 
rive del Taro, e cinto di elmo e 
corazza, non si diparti mai dal mo- J 
narca. Era il Brissonet uno dei pri- ^ 
mi promotori del conciliabolo di 
Pisa contro Giulio II, che lo privò 
della dignità Cardinalizia, alla quale 
fu riamesso da Leone X, dopoché 
ebbe espiato il suo fallo. Alessandro 
VI, nel i497> g'i ^'^^^ conferito 
la chiesa di Rems, ove nel i49^ 
Guglielmo consacrò Luigi XII , che 
gli conferì ricchissime abbazie, come 



BRI 
quella di s. Germano dei Prati, di 
Grandemont ed altre, lo confermò 
viceré dell' Ocxitania , ed allora fu 
che andò al possesso della chiesa di 
Rems, cioè sotto Giulio 11, nel l'ioy, 
come arcivescovo e governatore. 
Morì di 63 anni, nel iSi/T, più 
probabilmente tlopo 20 anni di Car- 
dinalato, ed ebbe tomba nella me- 
tropolitana di IVarbona. Di lui ab- 
biamo un manuale di orazioni. 

BRISTOL, o BRISTOVV {Bristo- 
liiinij anticamente Penta Silurum ). 
Città vescovile d' Inghilterra , con 
titolo di contea sul fiume Aven. La 
sua fondazione si fa rimontare a 
quattrocento anni avanti Gesù Cri- 
sto. Nel secolo XII fu circondata 
di solid(! mura da Roberto , figlio 
naturale di Enrico I, il quale rifab- 
bricò, ed ingrandì il castello, che 
per lungo tempo fu soggetto di gra- 
vi contestazioni , finché nel secolo 
X\ II fu iiilto demolire da Cromwel. 
Fino dal regno di Enrico II, che 
ascese al trono nel ii54, Bristol 
era già ricca e florida nel commer- 
cio. iNella fine di (|uel secolo vi si 
battè moneta, e l'Aven, nel 16:^7, 
fu reso navigabile, e dopo Lorulra , 
divenne il miglior porto d' Inghil- 
terra. 

Nel I I 48 Roberto d' Harding vi 
eresse un monistero con canonici , 
che poi furono confermati da En- 
rico II, e la chiesa (11 convertita in 
ciittedrale. Quando il re Enrico Vili, 
nel I ~)\y. , vi fondò un vescovato 
sullìaganeo di Cautorbery, dividen- 
done la rendita fia Ini e il capi- 
tolo, che coinjMUievasi d' un decano 
e sei prebendati, ne fljrmò la dio- 
cesi con porzione delle contee di 
Glocester, e Sommerset, e Bristol ne 
fu il capoluogo. Nel 1216, vi si 
celebrò un concilio sulla disciplina 
ecclesiastica, eh' è riportalo nel to- 



BRI i,',7 

mo I dell'ultima collezione de'ajii- 
cilii d' Inghilterra. Tra le sue chiese 
merita menzione quella di s. Maria 
Redclilfe, siccome ima delle piii 
belle del regno. Decorata è di una 
torre, che in altezza supera le altre 
dell' Inghilterra. La presente catte- 
drale non è che una parte dell'an- 
tica chiesa fondata sotto il re Ste- 
fano, salito al trono nel 11 35, e 
già spettante alla badia di s. Ago- 
stino. Vi sono inoltre luoghi di 
preghiere pei diversi culti, nume- 
rosi stabilimenti di carità, un grande 
spedale , un collegio , una bibliote- 
ca ecc. 

BRITTO Roberto, Cardinale. 
Roberto Britto, altrimenti appellato 
Giube, Vitrè, Chalanch, nacque in 
Vitrè di Brettagna l' anno 1 4*J'9' 
Era abbate di s. Melanio di Ren- 
nes e di s. Gildas , e si rese mi- 
rabile per la santità dei costumi. 
Come vescovo presiedette alla chiesa 
di Freguier, poi da Giulio lì ebbe 
quella di Rcnnes, nel i5o6, e nello 
stesso anno, quella di Nantes, donde 
fu detto Nannt'tcnse. Poscia, ad 
istanza di Anna regina di Francia, 
moglie di Carlo Vili, lo stesso Pon- 
tefice creollo Cardinal prete di s. 
Anastasia, nel dì primo dicembre 
i'jo5. Sotto Giulio II fu al conci- 
lio lateranese, e divenuto sospetto 
a Lodovico XII re delle Gallie, del 
quale ei-a ambasciatole a Roma 
presso la Santa Sede, per la pre- 
mura, che mostrava verso la Chie- 
sa , e perchè era contrario al con- 
ciliabolo di Pisa, fu privato di 
venticinquemila scudi di rendite ec- 
clesiastiche. Favorì la elezione di 
Leone X, che appena Pontefice, lo 
inviò legato a Ccitere. in Francia. 
Qui giunto indusse quel monarca 
a condannare il conciliabolo di Pisa, 
ed a[»pi'ovare il concilio geneialc late- 



i38 BRI 

lanese, locchè avvenne per ambascia- 
tori spediti a Leone, che furono dal 
Papa assolti dalle incorse censure. 
Dopo le tpiali cose Roberto mori a 
Roma, nel i5i3, di citiquantaqiiattro 
anni ed otto circa di Cardinalato, 
ed ebbe tomba nella cattedrale di 
Rennes. 

BRITUALDO (s), abbate di Gla- 
steubury, poscia si ritirò nel pic- 
colo convento di Riculf, braman- 
do ili darsi con maggiore impegno 
allo studio della sacra Scrittura, ed 
all'esercizio delle opere di penitenza. 
Ria quel Dio, che esalta gli umili , 
Io avea destinato ad essere uno dei 
luminari della sua Chiesa. La dio- 
cesi di Cantorbery era rimasta va- 
cante, e Britualdo venne eletto ad 
occuparla, nell'anno 692. Sostenne 
il dilìicile incarico pel corso di ven- 
tinove anni , e molto contribuì al 
bene de' suoi figli spirituali colla 
pietà e dottrina oud'era a gran do- 
vizia fornito. 

BRILLA, o PRILLA [BrUdensi.s). 
Città episcopale, sino dal quarto secolo, 
nella provincia e diocesi d'Asia, sotto la 
metropoli di Efeso. 1 vescovi, che di 
essa si conoscono, sono Timoteo I , 
che fu al concilio di Nicca, nel 325, 
Timoteo II, che interveime a quel- 
lo di Efeso, Rufino, che assistette, 
nel 4^ ' j ^1 concilio di Calcedonia , 
ne' cui atti si parla di questa se- 
de, e Giorgio, che fu presente al 
VII concilio generale. 

BRIVES {Brh'c o Bnvesla Gnil- 
larcle , Briva Currelia). Città di 
Francia, il cui soprannome di Gail- 
larde vuoisi originato dal carattere 
ameno de' suoi abitanti, o dalla sua 
deliziosa situazione, in fertile pianu- 
ra sulla riva sinistra della Correze, 
del cui dipartimento è capoluogo. 
In questa antica, e bella città, Gom- 
baud, detto JialLomcr, che si diceva 



BRI 

figlio natuiale di Clotaiio I, si fece 
coronare, nel 584, dopo la morte 
di Chilperico I. Nell'anno 1094, 
Ugone arcivescovo di Lione, vi ce- 
lebrò un concilio in favore dell'ab- 
bazia di Marmontiers , presso Tours. 
/^. Arduino, tom. YI. 

BRIZIO (s.), fioriva nel secolo V, 
ed avea a patria la città di Tours. 
Fu mandato da' suoi genitori nel 
monistero di s. IMartino, ove venne 
informato alla pietà ed alla dottri- 
na da questo illustre monaco. Sen- 
nonché l'orgoglio e la rilassatezza 
fecero traviare il giovane Brizio, il 
quale resistette per molto tempo 
alla grazia divina, e 'non volle ab- 
bandonare la strada, che lo avreb- 
be condotto a perdizione. Finalmen- 
te, avendo aperto gli occhi, si avvi- 
de del pericolo, e fece sincera pe- 
nitenza de' suoi traviamenti. Procurò 
ancora di esercitarsi in ogni sorta 
di virtù, nelle quali tanto si distin- 
se, che, essendo vacante la sede di 
Tours, ne fu eletto arcivescovo l'an- 
no 4oo- Insignito di questa autori- 
tà, si rese il modello del suo greg- 
ge, del quale procurò la santifica- 
zione. Ma Dio permise, che la fama 
di questo prelato fosse oftuscata dalle 
più nere caluiìnie, per vieppiù purifi- 
carlo al suo divino cospetto. Il san- 
to riconoscendo, che queste tribola- 
zioni gli oifrivano un mezzo per 
espiare i peccati della sua gioventù, 
baciò la mano che lo percuoteva, e 
sostenne con invitto coraggio ogni 
maniera d'ingiurie, e pei'sino l'espul- 
sione dalla sua città. Allora recossi 
a Roma, ove si trattenne parecchi 
anni, in capo ai quali, essendo sta- 
ta scoperta la sua innocenza , fece 
ritorno alla propria sede, della qua- 
le tenne il governo fino all'anno 444> 
idtimo della sua mortale carriera. Si 
fa menzione di lui a' 1 3 novembre. 



Ì'.ROCHIER Tommaso, Cardinale. 
'J'oiiimaso Hifjcliicr dei conti di Es- 
hcx iiaajtie in Iiigliiltcna,e si resecliia- 
i(t per natali, non meno clie [)er dot- 
trina e per intemerato costinnc. lira 
cancellieie dell'università di Oiford 
e decano nella chiesa di s. Martino 
di Londra, quando nel i4^''j I^^'" 
genio IV lo elesse alla chiesa di 
Vigorne ; quindi, nel 1 438, a quel- 
la di Ely. Siccome però il re non 
volea accordargli le rendite del ve- 
scovato , r eletto volle rinunziailo ; 
ma il medesimo Eugenio, nel i443j 
noniinoUo nu(jvamenle a quella se- 
tle, che il Biochier tenne per undi- 
ci anni. Trasferito poscia all'arcive- 
scovato di Cantoi-bery, pubblicò al- 
cuni sinodali decreti, che riguarda- 
vano la disf^plina del clero; e co- 
ronò a re d'Inghilterra Odoardo IV, 
Riccardo ili , l'amico VII. In appres- 
so da Paolo li Cu creato Cardinale 
prete di s. Ciriaco, nel 1467, o nel 
1 4'*4- Ebbe l'incombenza di esami- 
nare le dottrine eretiche, e di spe- 
tlirne a Roma il suo parere, e non 
lasciò mai di opporsi agli erroii dei 
seguaci di Yiclello. Dopo aver cele- 
brati a Londra paiecchi sinodi e 
concini, mori nel i486, dopo un 
Cardinalato di diecinove, o di ven- 
fiduc anni. Ri|)()sa nella sua nielro- 
pulit^uia in una tondja di marmo. 

RROCrMER, o ARiMET Giovav- 
Ni , Cardinale. Giovanni Rrognier 
nactpie verso la metà del secolo ì\k'- 
cimotpiarld , in un piccolo castello 
poco distante {\a\ vecchio Annecy 
nella Mavuja , chiamato Brogniac , 
l'roniaco o l^nd)roniaco, e perciò (ii 
appillalo con tal cognome. 1 suoi 
genitori, (piantuncpie l<)ssero di oscii- 
nj lignaggio, si studiarono di dargli 
una onesta educa/ione. 11 giovanet- 
to Arnut dcdicossi con mollo calo- 
le allo studio, e ne ap[)rolittò in 



BRO 139 

modo, che fu mandato alla univer- 
sità di Avignone, ove conseguì la 
laurea nel diritto canonico. La sua 
singolare dottrina accoppiata ad una 
non ordinaria prudenza, gli meritò 
ben presto l'onore di essere ascritto 
tra i canonici della chiesa di Ginc- 
via, e dopo qualche tempo lo rese 
degno di occu|)are la sede vescovile 
di Viviers, indi quella di Ginevra , 
in appresso quella di Arles , di cui 
fu peipetuo amministratore, e final- 
mente quella di Vienna nel Delfi- 
nato. Poscia l'antipapa Clemente VII 
lo creò pseudo-Cardinale e vicecau- 
celliere. Dojìo la morte di tal pseu- 
dopontelìce, segui il partito dell'an- 
tipapa Benedetto XIII, il quale lo 
elesse vescovo di Ostia e Yelletri. 
Queste sono le notizie, che intorno 
a tale personaggio ne danno il 
Ciacconio ed altri scrittori. Il Dii- 
chesne però ne racconta la vita in 
un modo aiFatto contrario. Secondo 
la sua opinione , a .Giovanni venne 
alfidata dal padre la custodia di uu 
gregge, cui egli abbandonò per im- 
pulso di alcuni religiosi francesi, i 
quali lo condussero seco a Roma. 
In questa città egli applicossi allo 
studio delle lettere amene, e poscia 

vesti r abito relitrioso de' certosini 

o 

nel monistero della ss. Trinità pres- 
so Digion. La lama delle virtìi emi- 
nenti, ond'era adorno, pervenne ben 
|>resto alla corte di Filippo V Ardilo., 
duca di Borgogna, il quale gli otten- 
ne ilall'anlipapa CUnnente VH la 
sede vescovile di \ iviers. Deside- 
roso com' era di vedere in pa- 
ce la Chiesa, molto si stiuliò per ri- 
durre al dovere il pseudopontelìce 
Benedetto XI lì. I\Ia riuscendo senza 
ellètlo i suoi slòr/.i , lo abbandonò 
e, nel r [oq, aderì ai padri del con- 
cilio di Pisa, i quali lo ammisero a 
sedere tra i veti Caidmali. lutei ven- 



i4o ERO 

ne ai comizii di Alessandro V, il 
quale dopo averlo riconosciuto per 
Cardinale, e confermato vescovo di 
Ostia lo creò vicecancellierc della 
Chiesa Romana ; e trovossi presente 
eziandio alla elezione di Giovanni 
XXIII, che fu fatta in Bologna. Fu 
uno de' membri del concilio di Co- 
stanza, ove poco mancò che non fos- 
se esaltato al triregno, ed a lui 
principalmente si attribuisce la e- 
lezione di Martino V, che solenne- 
mente ordinò e consacrò in diacono, 
sacerdote , e vescovo . Quando nel 
1420, questo Pontefice gli affidò il 
governo della chiesa di Ginevra, e- 
gli vi eresse una magnifica cappella, 
alla quale assegnò una iucca dote. 
Finalmente terminò di vivere nel 
14^6, in Avignone, e fu sepolto nel- 
la basilica di s. Pietro. Ecco le opi- 
nioni degli storici intorno a questo 
Cardinale. 11 Trombi però sostiene 
che il sentimento di alcuni, i quali 
lo fanno monaco certosino, sia pri- 
va alfatto di fondamento. 

BR.O\Vi\lSri. Eretici insorti nel 
secolo XYI in Inghilterra. Ebbero 
a capo un certo Roberto Brown , 
nato a Northanipton. Seguace del- 
le dottrine di Calvino, cominciò ad 
insorgere contro l' ecclesiastica ge- 
rarchia. Le sue prime predicazioni 
avvennero nel i58o a Norwich al 
cospetto di una congregazione di 
anabattisti olandesi. Associatosi ad un 
certo R.iccardo maestro di scuola 
fece progressi tra' suoi competitori , 
insegnando loro, che l'unico mezzo 
di salvezza era il separarsi dalla 
Chiesa dominante, impuia pel pagane- 
simo onde le sue cei-imonie erano in- 
festate. EgU ed i suoi discepoli non 
riconoscevano altra vera chiesa fuo- 
ri della propria. I loro dogmi mol- 
to conformi a quelli degli antichi 
donatisti, dei puritani, ce. , non ne 



BRO 

differivano, a quanto sembra , che 
per una grande esagerazione di 
severità e di principii repubblica- 
ni. Quindi è che il loro gover- 
no ecclesiastico era democratico . 
Tutti i membri di questa setta po- 
teano fare esortazioni all'assemblea, 
e proporre questioni dopo la predi- 
ca. Riconoscevano nel saceixlozio un 
carattere indelebile, ma il sacerdo- 
te, eletto dal consentimento della 
comunità, poteva essere spogliato da 
essa del suo titolo e del suo carat- 
tere. Ciascuna comunità si formava 
per l'unione volontaria di certo nu- 
mero di persone, né un prete po- 
teva amministrare il battesimo, o la 
comunione a persone, che non fos- 
sero della sua comunità. Rigettava- 
no i peccatori con cui proibivano 
ogni comunicazione , non permette- 
vano che si battezzassero i fanciidli 
qualora vi fusse luogo a temere, che 
non avessero a sortire una buona 
educazione. Ritenevano che l' inde- 
gnità del prete pregiudicasse alla 
virtù del sacramento, e non per- 
mettevano alle donne di battezzare 
i fanciulli in pericolo di morte. Ri- 
guardavano il matrimonio come un 
semplice contratto civile, e rigetta- 
vano ogni forma esterna di culto. 
Non approvavano il costume di suo- 
nare le campane, né quello della 
musica e delle benedizioni nelle chie- 
se ; dicevano non essere preghiera 
l'orazione dominicale, ma solo uti 
modello sul quale ognuno poteva 
formare le proprie pieci. Sosteneva- 
no che si profanasse il culto di Dio 
qualora si celebrassero i sacri mi- 
steri in una chiesa, stata per lo in- 
nanzi occupata dagl' idolatri. Brown, 
citato innanzi il vescovo di Norwich 
e molti altri commissari! ecclesiasti- 
ci, non solamente sostenne la sua 
dottrina, ma si condusse con tanta 



BRO 

insol('n7;i clic fu imprigionato. Ol- 
tr;mita la liberi;», passò in /claiida 
(,'(J insieme a' suoi settatori, vi l'on- 
«lò una chiesa, delia quale svilniìpò 
i principii, ed il disegno in un'ope- 
ra pubblicata a Middelburgo nel 
ili 82, col titolo: Trattalo della ri- 
forma senza ninna concessione a 
fjnalsivo^lia persona. 

Ripassato in Inghilterra, nel r'ji8'), 
fu citato davanti all'arcivescovo di 
Cantorbcry, il quale, per via di dol- 
cezza e di ragionamento, avea otte- 
nuta da lui un'apparente sommis- 
sione. Tuttavolta Rroven fu pivi iii- 
corregibile, e dopo aver solFerte mol- 
te vessazioni, ricusando di obbedire 
ad una citazione del vescovo di Pe- 
terboroug, fu scomunicato. Somma- 
mente si afllisse Brown per quella 
censura, efi essendosi per essa sot- 
tomesso, nel 1 5f)o, ebbe l'assoluzio- 
ne, e mediante il favore del conte 
d' Exeter suo congiunto, fu creato 
rettore di ima parrocchia nella con- 
tea di Norlhampton. Si dispensava 
pero egli didlesercitare le funzioni 
della sua pieve, surrogandovi altro 
ecclesiastico. 

L' abb indoiio del capo non dissi- 
pò già il partito. Nel i59?., si an- 
noveravano già mille brownisti. Vi- 
vamente però perseguitati dalla re- 
gina J^lisabetta, dispersi, avvelenati, 
ed uccisi talvolta, ripararono per la 
maggior parte in Olanda. Ricom- 
parvero in Inghilterra durante le 
guerie civili, e si confusero alla fi- 
ne, ad una con altre sette somiglian- 
ti, con quella «legl' indiprudcnti . 
Quanto a Bronn, fi-ce una morte 
«legna della vita. Benché nell'età di 
ottanta anni, montato in collera con- 
tro l'esattore della sua parrocchia , 
perocché in modo aspro cercava il 
ptgamento di una tassa, gitnise si- 
no a [)crcuoleilo. Condollo unuuizi 



B R U III 

al giudice, pur inclinalo all' indul- 
genza verso di lui, egli anziché ap- 
jiiolit(?nn<', insolenti in modo da 
essere posto in catetere. Ivi cadde 
inalato, e mori nel i')3o, vantando- 
si di essere stato chiuso in trenla- 
duc prigioni. Aveva Brown dei ta- 
lenti e molta <lottrina , ma i suoi 
costumi non erano consentanei al 
carattere da lui assunto. Ad Am- 
sterdam, nel 1670, fu pubblicato in 
olandese un libretto curioso e raro 
sui brownisti, intitolato: professione 
di fede. 

BRUGES [Bruircn.]. Citici con 
residenza di un vescovo nel Belgio, 
capoluogo della provincia della Fian- 
dra occidentale, posta lungo il gran 
canale, che da Gand mette a Osten- 
da, in un'amena |)ianura. Vogliono 
alcuni derivato il nome di Bruges 
dai molti ponti, che vi s'incontrano, 
i ([uali in lingua fiamminga diconsi 
hruga , o bruggìie. Pretendcsi , che 
la città, fino dal VII secolo, divenis- 
se municipale, e che essa sia il luo- 
go già occupato dai grudiani. 11 no- 
me di Leuvembouig , col quale fu 
chiamala, pare che le derivi da Lcu- 
vaes, e che il paese all' intorno dal- 
la parte del mare fosse cinto di 
fortificazioni, e di castelli detti bor- 
gìii. Uno di essi, che sorgeva nel 
mezzo, é quello di Bruges, innalzato 
neirS TG da Baldovino braccio di ferro 
conte di Fiandra, per opporsi alle 
scorrerie dei danesi. Baldovino IH 
/■/ Calvo fece , nel 960 , circondare 
di mura quel castello , che fu pre- 
scelto a residenza de' princijii, e, nel 
1200, era già città couNÌderal)ile. 
Benché qiiìi volte preda delle fiam- 
me, singolarmente negli anni 11 84, 
121 5 e 1280, al principio del secolo 
XIII pel suo floridissimo commercio 
era una delle jiia/ze più celebri d'I^u- 
ropa , gareggiando con Amsterdam. 



Quivi, nel i43o, Filippo // Buo- 
no, tinca di Borgogna, istitiù l'Or- 
dine femoso del Toson d'oro. Nel 
1417, la città fu dichiarata l'unico 
mercato delle città ansealiche nei 
Paesi Bassi , e il centro delie rela- 
zioni di esse coli' Italia. La piazza 
del mercato, cli'è la più bella in Bru- 
ges , ha sei magnifiche strade, le 
quali vanno alle principali porte del- 
la città, ed è sormontata da altissi- 
ma torre. L'orologio di Bruges è 
tale, che il Cancellieri nelle sue cam- 
pane^ ed orologi, a p. 79, lo cele- 
bra, e lo chiama continuo armonico 
concerto pubblico , di giorno , e di 
notte. Anche lantico palazzo di giu- 
stizia, decorato di sculture di gran 
pregio, merita special menzione. Al 
dechnare del secolo XV, nel quale 
Gio. di Bruges inventò il segreto di 
dipingere ad olio, diminuì alquanto 
Bruges la sua prosperità, che per 
altro in parte rawivossi nel 1 64B, alla 
chiusura della Schelda. Gli olandesi la 
bombardarono nel 1704, e nel secolo 
XVI II per ben quattro volte fu presa e 
ripresa dagli alleati e da' francesi. Ol- 
tre di che questi ultimi se ne im- 
possessarono nel 1792 e i794- ^e- 
ce quindi parte della loro repubbli- 
ca, indi dell' impero, e fu capoluogo 
della Lys, finché, nel i8i4, tu re- 
stituita a' Paesi Bassi , e venne di- 
chiarata, nel i83i, parte integrante 
del regno Belgico, nella sua istitu- 
zione. 

La sede vescovile di Bruges fu 
fondata a' 12 maggio loog in forza 
della costituzione. Super universa, 
emanata, per le istanze di Filippo 
II, re di Spagna e sovrano dei 
Paesi Bassi, dal Pontefice Paolo IV, 
il quale separò Bruges dalla diocesi 
di Tournai , per costituirla in ve- 
scovato suffraganeo dell' arcivescovo 
di MaUnes. IMa essendo morto quel 



BRU 
Pontefice, il successore Pio IV diede 
esecuzione a quanto si era già sta- 
l)ilito, limitando la nuova diocesi 
fra cinquantaquattro miglia di lun- 
ghezza e venticinque di larghezza , 
assegnandole quattordici città, di- 
ciassette borghi, e centocinquanta 
villaggi divisi in otto decanati, fis- 
sando a tremila ducali d'oro dalle 
decime la mensa vescovile, oltre 
mille cinquecento ducati, che dovea 
pagare il detto principe , cui diede 
il diritto di nominare il vescovo. 
Pel primo vi fu eletto Pietro Cor- 
tins di Bruges. 

Il palazzo vescovile di Tournai 
diventò residenza del vescovo di 
Bruges, al quale, oltre la collazione 
di diversi beneficii, fu dato il titolo 
di cancelliere perpetuo di Fiandra , 
titolo, che apparteneva al preposto 
della chiesa di s. Donaziano vescovo 
di Reims, eretta in cattedrale, co- 
me la principale di Bruges, essendo 
anticamente dedicata alla Ss. Ver- 
gine. Nella dominazione francese. 
Pio VII, nel 180 r, in virtù del 
concordato, riunì la sede a quella 
di Gand ; ma, a petizione di Leo- 
poldo re del Belgio, il regnante 
Pontefice la separò, e con autorità 
apostolica la restituì al primiero 
grado, preconizzandovi per vesco- 
vo, nel concistoro de' 2 3 giugno 
1834, l'attuale monsignor France- 
sco Renato Boussen, già vescovo di 
Tolemaide in partibusj e la tassa 
alla camera apostolica fu stabilita 
a trecento settanta fiorini. 

Il capitolo si compone di tre di- 
gnità, cioè r ai'cidiacono , l'arcipre- 
te ed il cantore, con sette canoni- 
ci , compreso il teologo e il peni- 
tenziere , sei cappellani, sacerdoti, 
alcuni mansionarii ed altri ecclesia- 
stici. L'antico capitolo era formato 
di trenta canonici , e godeva molti 



BRU 

privilegi , ed anche f^ÌLiiist]i/ione ci- 
vile, elio escrciUivaiio in aMto co- 
rale. Molli privilegi eziandio eserci- 
tavano i capitoli delle collegiate di 
s. Maria, del ss. Salvatore, di s. 10- 
ligio e di s. Basilio. Vi hanno un se- 
minario quattro pairocchie primarie, 
due siiccinsali , due conventi di le- 
ligiosi , sci monisteri di monache 
con clausin-a, non che di altri senza 
questa; vi sono pure diversi ospe- 
dali, monte di pietà, e<l altre be- 
nefiche istituzioni. I..a chiesa catte- 
drale dedicata al Ss. Salvatore e 
a s. Donaziano, antica e bella, il 
cui campanile vedevasi dal mare , 
nel luglio 1889, interamente s'in- 
cendiò per colpa de' piombatori del 
tetto, che incautamente lasciarono 
accesi 1 fornelli. Soltanto pochi qua- 
dri , e pochi arredi si potei'ono sal- 
vare, e due sole [)crsone vi periro- 
no. L'impetuoso vento, che solliava, 
alimentò a segno le fiamme, che 
tutto venne distrutto, persino le 
campane, ed i magnifici sepolcri di 
Carlo l' Àrdilo, duca di Borgogna , 
e di Maria sua figlia, la quale con 
somme immense aveva eretto quello 
«lei genitore. Questa cattedrale fa- 
talmente fu già due altre volte in- 
cendiata, cioè nel I 127, e nel i 3 TS, 
per colpa eziandio de' piombaloii , 
o stagnari de'canali della tettoia. 

BRUCiNATO {Brn^malen., Dru- 
i^ncto, e anticamente; Bruiìianmi, ed 
anche fìiìninìfittim ). Città con resi- 
denza di im vescovo ncKlcnovesato. Al 
j)iesente essa è ridotta a meschino sta- 
to ed è .situata sulla riva sinistra della 
V'era, alle falde dell'Appeninno. La sua 
origine rimonta ali abbazia bencvK^tli- 
na sotto r invocazione tli s. Pietro 
«' de' ss. Lorenzo (> Colombano, fiìii- 
data da're longobardi. Nel m3?., il 
I'<>ntefic(> Innocenzo U, dichiarando 
metropoli (ienova, la eresse in vo 



BRU 1.^3 

scovato, concentrandovi l'abbazia, ed 
lldibrando, che n'era abbate, fu 
nrjminato per primo vescovo, e la 
sede fu resa sufTraganea della ste.s.sa 
Genova. Indi Gregorio I.V l'unì a 
Noli, ma Innocenzo IV la separò nel 
r?.4'>. Ora la cattedrale, dcdic^ata al 
detto principe degli apostoli, si man- 
tiene per elfetto della riunione di 
quella di Limi e Sarzana. Il capi- 
tolo, che eseguisce l'ufficiatura, com- 
ponesi d' un arcidiacono , di sei ca- 
nonici, con altri sacerdoti e di alcu- 
ni chierici. Evvi ini convento di 
minori osservanti, e vi si contano al- 
cuni pii luoghi. P^. Luvr. 

BRUN [Brìtnen.). Città con residen- 
za di un vescovo in IMoravia, di cui è 
capitale. E posta al confluente dello 
vSchwarza collo Switta, ed è munita di 
buon(! fortificazioni, oltre avere il forte 
Spielberg situato sopra una monta- 
gna vicina , che , nel 94?» fu bloc- 
cato dagli imgheresi. Molto antica 
è la fontlazionc di questa città, che 
.sostenne varii inutili assedii, e fra 
gli altri quelli degli .svedesi , nel 
164^, e dei pru.ssiani, nel lyl''- 
Ma i francesi l' occuparono , nel 
1806, e nel 1809. J^<^"g sue vici- 
nanze trovasi il borgo di Austerlilz, 
ove a' 2 <liceinbre i.SoT, fu com- 
jiatlula la strepitosa battaglia dei 
tie imperatori, fra gli eserciti fran- 
cesi di Napoleone dall'una, ed au- 
stro-russi di Francesco I e di Ales- 
sandro dall'altra parte, colla vitto- 
ria dei {)rimi. 

Ali istanza dell'imperatore Cin- 
.seppc II, nel 1779, il Pontefice Pio 
VI eresse in vescovato Brun, e per 
piimo vescovo fu fitto Mattia Fran- 
cesco Chorinszy della stessa città , 
traslato dalla sede di Samaria in 
pnrtiliut. Dichiarala fu Hrun suIlVa- 
ganea della metropolitana di Ol- 
nn'il/.. Ha la cattedrale? ampli, e 



j44 b^u 

ben fabbricata, sotto l'invocazione 
del principe degli apostoli s. Pietro, 
ed il capitolo si compone di due 
dignità, prima delle quali è il de- 
cano, di quattro canonici compreso 
il teologo, ed il penitenziere, di al- 
tri quattro canonici chiamati sevi- 
plici , senza comprendervi cinque 
vicarii, cappellani, e chierici pel di- 
vin servigio. La mensa è tassata nei 
libri della camera apostolica a mille 
duecento e ottantacinque fiorini. Vi 
sono in Brun quattro case religiose, 
due monisteri di monache, un ma- 
gnifico seminario , un collegio , un 
ospedale, un monte di pietà, ed al- 
tre chiese, fra le quali è osservabi- 
le quella di s. Giacomo , come ri- 
marchevoli sono i palazzi del go- 
vernatore e del pubblico. F. JNlo- 

RAVIA. 

BRUNONE (s.). Trasse i natali a 
Sioliera in Lombardia verso la me- 
tà del secolo XL Suo padre, che 
discendeva dall' illustre casa dei si- 
gnori di Asti, lo mandò nel moni- 
stero di s. Perpetua a farvi i suoi 
studii. Lo stato ecclesiastico, avendo 
per lui tutte le attrattive, determi- 
nossi di abbracciarlo, e ne sostenne 
con molta alacrità i doveri. Nell'an- 
no loyq, recossi a Roma, ove in 
un concilio tenuto alla presenza di 
Gregorio VII, difese la dottrina cat- 
tolica contro Berengario, intorno al 
sacramento dell' Eucaristia. Tanto 
zelo ei mostrò in questa occasione, 
e tanta dottrina, che dopo due an- 
ni il Sommo Pontefice lo creò ve- 
scovo di Segni nello stato ecclesia- 
stico. Brunone non volea sulle pri- 
me accettare questa dignità , rna , 
per non opporsi al volere di Dio , 
vi sottopose gli omeri. Lo zelo per 
la salute delle anime lo animava 
per modo, che tutta impiegò mai 
sempre l'opera sua per provvedere 



BRU 
al bene della sua diocesi , e della 
Chiesa universale. Nel \of)^ fu com- 
pagno del Sommo Pontefice Urba- 
no II nel viaggio, che intraprese 
per la Francia , e con esso lui as- 
sistette al concilio di Tours. Ritornato 
in Italia, ripigliò col medesimo fer- 
vore di prima le sue fatiche; ma non 
andò guari , che decise di ritirar- 
si nel monistero di Monte-Cassino. 
In questo santo ritiro ei trovava le 
sue delizie, e tutto consecravasi agli 
esercizii di pietà. Tanta era la sti- 
ma, che di lui facevano quei reli- 
giosi, che lo elessero a loro abba- 
te, nell'anno i 107. Ma un comando 
del Papa Pasquale II obbligollo ad 
abbandonare la sua cara solitudine, 
per riassumere il governo della sua 
diocesi. Assistette ai concilii di Be- 
nevento e di Laterano ; prestò 1' o- 
pera sua al Sommo Pontefice in 
varie circostanze, e compose alcuni 
scritti in difesa dell'ecclesiastica di- 
sciplina. Il giorno 3i agosto i i?.5 
fu r ultimo della sua vita ; ma in 
Italia se ne celebra la festa a' 1 8 
luglio. Fu canonizzato da Lucio ìli 
nel 1182 nella stessa città di Se- 
gni. 

Le Opere di s. Brunone sono 
le seguenti : 

i.° Dei commenti sul Pentateu- 
co, sopra Giobbe, sui Salmi, sulla 
Cantica e suU" Apocalisse. 

2." Centoquarantacinque sermoni 
sopra i vangeli di tutto l'anno. 

3." Un trattato sul cantico di 
Zaccaria, ed un altro sulla incarna- 
zione, e sepoltura di G. C. 

4.° Uno scritto suU' uso dell' az- 
zimo, contro i greci. 

5.° Un trattato sui sacramenti , 
sui misterii e riti ecclesiastici. 

6." Le vite del Papa s. Leone 



13RU 
IX, e di s. Pietro vescovo di A Ma- 
gni. ^ 

7.** Un trattato sidla scosliima- 
tezza del secolo. 

8." Una lettera al Sommo l'on- 
tefice Pasquale li, ed una al vesco- 
vo di Porlo. 

9." Sci libri di sentenze, o discor- 
si morali sopra diversi soggetti. 

S. Brunoiie compose inoltre de- 
gli alili scritti, i quali andarono 
smarriti. 

BUUiXONE (s.), fondatore del- 
l'Ordine dei certosini, nacque in 
Colonia verso la metà del secolo XI. 
I suoi genitori erano in grande esti- 
ma/ione non solamente per la no- 
biltà del loro lignaggio, ma per la 
pietà eziandio, ond' erano a gi'an 
dovizia forniti. Questi , non appena 
il loi'o figlio fu grandicello, lo alTi- 
<Iarono a saggi precettori, i quali lo 
iufi)rmassero alle scienze ed alla re- 
ligione. I progressi del giovane Bru- 
none furono rapidissimi, ed il vesco- 
vo s. Annone gli diede un canonicato 
nella sua cliiesa. Dopo aver percor- 
so in gran jiarte gli studii , recossi 
a Beinis per attendere di proposito 
alla filosofia ed alla teologia. In que- 
sta città in innalzato al posto di 
cancelliere , e di canonico teologo , 
che gli dava la direzione degli stu- 
dii pid)Iilici, e ne disinqiegnò i do- 
veri con generale applauso. I più 
insigni personaggi di (piel secolo si 
vantavano di essergli stati discepoli, 
e lo veneravano come il massimo 
tra' dottori di quella stagione. ]Ma 
il dis[)rizzo, clic avea per le cose 
del mondo , ed il desiderio di con- 
seguire i beni celesti, lo indusscio a 
ritirarsi, l'arecelii suoi amici gli fu- 
rono compagni in questa risohr/ione, 
e con lui si recarono , nell' anno 
I oS/j , in un orrido tleserto , chia- 
malo Certosa. 11 sunto vescovo Ugo, 

VOL. VI. 



BRU 1/," 

che avea la sua sede in Grenoble, 
assegnò ad essi il luogo del loro 
ritiro, e dichiarossi pionto a proteg- 
gerli qualora ne avessero bisogno. 
In (juesto deserto s. Brunone co' suoi 
compagni gettò le prime fondamen- 
ta di queir Ordine, che poscia pro- 
pagossi in altri luoghi. La vita di 
questi religiosi era molto austera. 
Ciascuno avea la sua celletta, dalla 
quale usciva per recarsi alla chiesa 
all'ora di vespero e di mattutino. Le 
altre ore canoniche si recitavano da o- 
gnuno in particolare. Non faceano che 
un pasto al giorno, e questo non in co- 
mune, ma nelle proprie celle, ove ri- 
cevevano il cibo per una porticella. 
IS'eile fèste principali per altro man- 
giavano in compagnia. JVon conver- 
savano insieme che nella dome- 
nica ; nella chiesa non v'era né oro, 
né argento, tranne il calice; mante- 
nevano un perpetuo silenzio ; si de- 
dicavano a lunghe orazioni ed au- 
sterità ; e davansi al lavoro delle 
mani. Nei loro primordii non avea- 
no regola scritta, ma, nell'anno i584, 
fu fatto un codice de' loro statuti , 
che poi ottenne 1' approvazione da In- 
nocenzo XI. Quesl' Ordine non andò 
mai soggetto a riforma, e fu riguar- 
dato mai sempre come il più per- 
fetto modello della vita contemjìla- 
tiva. S. Brunone, dopo sei anni dac- 
ché godeva della sua solitudine, do- 
vette abbandonarla jier qualche tem- 
po, chiamalo a Roma dal Sommo 
Pontefice Urbano II , che già era 
stato suo discepolo. Questi si valse 
de' consigli del santo negli all'ari pili 
diflicili, e, conoscendo la sua abilità, 
gli volea conferire l'arcivescovato di 
Reggio. IMa Brunone, il cui iniico 
desiderio era quello di vivere riti- 
rato, pregò il Papa a non volerlo 
caricare di un tanto peso, ed a con- 
cedergli invece di ritoinare in un 
1 o 



14^) BRU 

luogo solitario. Orbano accouscnfi 
alle replicate iucliicste, e yli prrmi- 
se tli ritirarsi nella diocesi ili S([iiil- 
lace. Lieto Brunoiic ili essersi allon- 
tanato tlal tunmilo del seeolo , stii- 
diossi di condurre alla perfezione i 
suoi discepoli, che innamorava della 
virtìi colla sua indole dolce ed alfa- 
bile. In seguito fondò il monistero 
della Torre, e quantunque lontano 
dalla Certosa, n' era riguardato co- 
me il padre. Dopo qualche tempo 
fu colto da malattia , che avvisoUo 
essere vicino il tempo della sua mor- 
te. Il sanlo chiamò nella stanza i 
suoi discepoli, fece alla loro presenza 
una professione di fede, e, nel gior- 
no 6 ottobre del i i o i , spirò 1 ani- 
ma benedetta. Fu sepolto dietro il 
grande altare della chiesa di ISoslra 
Signora della Torre , e canonizzato 
nel i5i4j da Leone X. Da Bruno- 
ne furono composte le opere seguen- 
ti : I ." Un coninienUtì-io sui sditili ^ 
2." un commento su lidie V epìstole 
di s. Paolo j 3," due lettere j l' una 
al prevosto Roaldo, l'altra ai mo- 
naci della grande Certosa j 4-" ^^^ 
professione di fede, che fece in pun- 
to di morte j 5." ini elegia sul dis- 
prezzo del mondo. Gli si attribui- 
scono delle altre opere , ma senza 
fondamento, poiché invece sono di s. 
Brunone vescovo di Segni. 

BRUNONE, o BENNONE, Cardi- 
nale. Brunone, alemanno di nascita, 
fu creato Cardinal prete di s. Sabina 
da Stefano X, detto IX, nel mar- 
zo io58, nel sabbato delle quattro 
tempora di quaresima. Era arcipre- 
te di S. R. C, fornito di grande inge- 
gno e non comune sapere. Divenuto 
pertinace partigiano di Clemente III 
antipapa, procurava di mettere a soq- 
quadro la Chiesa, né potendovi riu- 
scire, estese una satira mordace con- 
tro il santo Pontefice Gregorio VII. 



BRU 
Dipin>;e inoltre coi piìi neri colori 
Silvestro II, e lutti i l'onlcfici del 
suo secolo, per favorire Arrigo im- 
peratole, giurato nemico degli eicle- 
siastici. Mori nella sua ostinazione 
ed impenitenza, verso l'anno ioc)2. 

BRLA'OAE, detto il Grode, fra- 
tello dell'imperatore Ottone 1, tu 
mandato fin dall'età di quattro an- 
ni ad Utrecht, per esser ivi alleva- 
to sotto il vescovo di (juella città. 
Chiamato alla corte da Ottone suo 
fratello divenne il modello di tutte 
le virtù, senza tralasciale gli sludii 
sugli oratori , sui poeti , e sui filo- 
sofi in compagnia de' più dotti di 
quel tcnqjo. IN ella stessa gioventù 
fu eletto a reggere qualche moni- 
stero, dove incontanente fece fiorire 
la piìi esatta disciplina. Eletto arci- 
vescovo di Colonia, riguardò sua pri- 
ma cura (|uella di stabilire la pace 
in tutta la diocesi, e far celebrare i 
divini oillcii decentemente. Mentre il 
re Ottone fece la guerra in Italia, 
lasciò a Brunone il governo della 
Germania , senza che anche in quel- 
le circostanze i doveri temporali gli 
facessero obbliare gli esercizii della 
pietà. Compose un conmientario so- 
pra i quattro evangelisti, un altro 
ne fece sul Pentateuco, e scrisse al- 
cune vite di santi. Mori questo pre- 
lato a Reims nel 965. 

BRUNSWICK. Già elettorato del 
S. R. impero , e stato sovrano nel 
lato boreale deU'xilemagna. Forma- 
si de' principati di W oUinibiillel e 
di Brankenbuig, della prelatura di 
Helmstadt, del capitolo di Yalken- 
ried, e di una porzione del basso 
Harz, che ha coli' Annover diviso. 
Gode poi il sovrano anche il prin- 
cipato mediato di Oels, nella media 
Slesia, sotto la supremazia del mo- 
narca di Prussia. Questo stato com- 
prende quattordici città, cinquecento 



UlUJ lìRU 47 

vil^l^'^i (; Ixnf^atr- , od uii.i |ii)[>()l;i- iri.ilo .iiiclio clt-ttoralc del S. K. im- 

zioiic (li [)iii clic diicccnloiiiila ahi- |)cif), |)cro(x;liè accresciuto il collc;^io 

tallii. ilc^'li elettori da sette a nove, il du- 

l^a illustic casa di l'uuiiswick è ea ili Ijrunswick Luncburj^o era 
una delle piii aiilidie «Iella (iiMiiia- mio dei due jinjtestaiili. ()iiel ramo 
iiia, e vuoisi, die discenda <lair ita- Aiinoverese, ebbe capo Ernesto Aii- 
liano e polente Azzo <ri'lste, che si- fausto, che, nel i<K)2, fu elevalo al- 
i^nijie^^iò Milano, Genova, e molti la dignità elettorale, e si sposò alla 
luoghi di Lombardia. Nei ii40j *' figlia di Federico V elettore palati- 
s[)os() egli con Cunegonda crede del- no. Siccome questa era nata dalla 
la casa Ouell'a in (jcrmania e in Ba- moglie di Giacomo 1 re d'ingliilter- 
vieia, ed il loro liglio Welfo, oltre ra, il figlio di lei Giorgio Luigi, es- 
a' beni de' genitori, ebbe il ducato .scudo il principe protestante più vi- 
di baviera, onde jhiò riguardarsi co- ci no per parentela alla corona in- 
me lo stipite di questa Ciisa. Enri- gle.se, successe, nel 17145 •■'"1 trono 
co Leone, uno de' suoi discendenti, alla regina Anna. L'ultimo ramo 
posto, nel i'795 ingiustamente in detto di Brunswick, incominciato da 
l)ando dall'impero da Federico I Enrico, terminò con Federico Llri- 
J'xirh/irossa , ])erdette i ducati di co nel i634, onde i suoi beni pas- 
Baviera e Sassonia, e i dominii d'I- sarono alla casa di Luneburgo ; ma 
bilia, di Svezia, ed altri, resttindogli dacché <jue.sta si assise, nella perso- 
solo Brunswick e Luneburgo , che na tiel suddetto Giorgio I, sul trono 
vennero eretti in ducato indipenden- d Inghilterra, l'avito dominio fu u- 
le. (Questi in progresso divisi in ])ÌLi nito aHannoverese, e sotto il nome 
parti, nel secolo XVl, dal duca Er- di ducato di Brunswick rimase (juel- 
iieslo di Zeli, vennero riiinili nella la paite dipendente dal ramo Wol- 
sua persona, ma i tìgli di lui En- lenbiittel . Aelle assemblee generali 
lieo e Guglielmo , f()ndarono due tiella confederazione Germanica , il 
ducati , f|uello cioè di Ijrunswick duca di Brunswick ha due voti. 
Wolfcnbiillel, ducato attuale di Bruiis- A queste generali nozioni, passe- 
v\iek, e <piello di Brunswick- Lune- remo a registrare le principali, che 
burgo. y. A.VNOXKR. riguardano Brunswick, ed i ro- 

Proseguendo l'ordine genealogico mani l*(jntefici. Bandito dall' impero 

della ca.sa di Brunswick, essa eomin- Ottone IV, terzo figlio di Enrico, 

«;iò nel 1 2o4, con Ottone I, e fìiù da Federico Ideila casa di Bruns- 

eon INIagno II, a cui scgu^ il ramo a\ ick, dopo la morte di Enrico VI, 

Luneburgo, ])rincipiato da Bernarilo, bglio di detto imperatore, accaduta 

<• lerminalo, nel 1 "Ti*), ii in l'Ernesto, nel 1197, venne da parte degli o- 

Iiidi il ramo Wollì-iibiitlel Daiieberg, lellori eletto Philippe tli Svevia , 

cominciò (-on Em'ico, e (ini con Au- fratello del defunto, e da altri Ot- 

gusto (iiiglielmo. Vengono quindi i Ione IV. Ma cessando di vivere il 

rami di Brankenberg e di Bevali, competitore, nel 1207, questi fu 

usciti da <piello di AVollènbiillel ; riconosciuto im[)eratore, e sposatosi 

p(jseia quello di Zeli con Guglielmo, a Beatrice, figlia di lùirico VI, pose 

che morì nel i5<).>. lino a (iiorgio termine alle dissensioni. Nel 1209 

Guglielmo. l)()p() di «he questo la- poi fu .solennemente coronato in 

mo unissi a (|uello di Annover, ilna- Buma dal l'oiitelìc;' Innocenzo HI , 



48 BRÙ 

il quale per altro nell'anno seguente 
lo scomunicò, per aver occupale 
molte terre della Cliiesa, come Or- 
vieto, Viterbo e Perugia. Quindi 
fu acclamato imperatore il suo co- 
gnato Federico li, che venne rico- 
nosciuto dal Papa, e poi coronato 
dal successore Onorio III. Si vide 
Ottone IV involto così in accanita 
guerra, e fu vinto da Filippo Au- 
gusto re di Francia. Vergognandosi 
di tal disfatta , si ritirò nel ducato 
di Brunswick , dove passò quattro 
anni obbliato, e mori nel castello 
di Hartzburgo a' 1 5 maggio i ?. 1 8 , 
dopo essersi fatto assolvere dalla 
scomunica. 

Nel secolo XIV fiori il celebre 
Ottone di Brunswick, che sposatosi 
alla famosa Giovanna I regina di 
Napoli e signora di Provenza, ebbe 
tanta parte negli avvenimenti, e fu 
conseguenza del grande scisma d' oc- 
cidente. Poiché volendo il Pontefice 
Urbano VI dare in isposa a suo 
nipote Francesco Prignani la prin- 
cipessa Maria d'Aragona, erede del 
trono di Sicilia , al quale poscia 
avrebbe riunito anche quello di 
Napoli, poiché la regina Giovanna 
I era senza prole , questa invece, 
per contentare Ottone suo marito, 
( che voleva darle il marchese di 
Monferrato di lui parente), si mo- 
strò contraria, e protesse la ribellio- 
ne de' Cardinali contro Urbano VI. 
In fatti adunatisi essi in Anagui , e 
quindi in Fondi, a' 20 settembre 
iSyS, elessero l'antipapa Clemente 
VII , che alla presenza del principe 
Ottone , e de' suoi ambasciatori , 
coronarono a' 3 1 del seguente otto- 
bre. Fu costui accolto dalla regina, 
e passando in Avignone vi stabilì 
una sede di pestilenza. Urbano VI 
depose dal regno Giovanna I, ed 
investendone Carlo III Durazzo , 



BRU 

questi, a' 16 ottobre i38i, entrò 
col proprio esercito in Napoli, e 
fece prigioniera Giovanna I , eoa 
Ottone di Brunswick,- e nell'anno 
seguente la regina fu fatta strango- 
lare dallo stesso re. 

Dopo che il duca di Brunswick, 
colla maggior parte de' suoi sudditi 
( prima della metà del secolo XVI ) 
ebbe abbracciata la dottrina di Lutero, 
dipoi riuscì al Pontefice Clemente XI, 
nei primordii del secolo XVIII, di far 
convertire il duca Antonio Ulrico di 
Brunswick Wolfenbiittel. Prima del 
1 7 1 4 questo duca permise a' suoi sud- 
diti il libero esercizio della religione 
cattolica , sino allora proibito dopo 
r adottata riforma , giacché la sua 
figlia Eurichetta si era fatta catto- 
lica. Clemente XI con sommi enco- 
mii gli espresse la sua viva soddis- 
fazione; e vedendo che il primo- 
genito dello czar di Moscovia, sposo 
della duchessa di Brunswick, favo- 
riva il cattolicismo , per la stessa 
propensione che trovava nella con- 
sorte, interpose il Papa le sue pre- 
mure col predetto duca , mediante 
i brevi apostolici , che si leggono 
nella di lui raccolta, t. II p. 1 7.5, 1 26, 
207, 282. Fatta per tanto dal duca 
Antonio T abiura de' suoi errori, e 
professata la religione cattolica, sup- 
plicò dipoi il Pontefice per la fa- 
coltà di comunicarsi sotto ambedue 
le specie, ma con opportune ragio- 
ni non gli fu accordata. Facendo 
ancora istanze il duca , che il suo 
confessore- fosse fregiato della dignità 
episcopale, a nomna delle leggi ca- 
noniche, contentollo quel Pontefice. 
Il duca in seguito provò anche la 
consolazione di convertire la propria 
nipote. 

In quanto poi alle due principa- 
li città del ducato di Brunswick, es- 
se sono le seguenti. Brunswick^ 



BRU 

Binnopolis, forte capitale del duc-a- 
to, e residenza del principe , giace 
ili riva airOcker, e l'u giù città li- 
bera imperiale e anseatica, mante- 
nendo tuttora varii de'ragguardcvo 
li suoi privilcgii. Deve il nome a 
Brunone di lìrnnswick , figlio di 
Ludoilò duca di Sassonia, che insie- 
me al fratello Franchmoro, nell'HG i 
circa, ne gettò le fondamenta. Au- 
mentata poscia dall'imperatore Enri- 
co I, e da altri principi, diveiuie lmiii 
delle più belle città di Alcniagiia. 
Nel secolo XVI fu una delle pii- 
me a seguire gì' insegnamenti di 
Lutero; e ad onta degli sforzi del 
duca Enrico // Giovane, che in tal 
secolo tre volte ebbe ad assediarla, 
si mantenne libera. Nel i6i/f sog- 
giacque però ad altro rovinoso as- 
sedio, per parte di Federico Ulrico. 
Ma se per l'aiuto delle città ansea- 
tiche e degli olandesi potè allora 
far testa alle sue armi, nel 1G17 fu 
costretta a prestargli temporaneo 
omaggio. I suoi successori vantaro- 
no nuovi diritti su questa città (in- 
cile fu presa, nel 1671, da Rodolfo A u- 
gusto duca di lìrlms^vick. Wolfenbiit- 
tel, il quale vi fabbricò la cittadel- 
la per tenerla in freno. Nel seco- 
lo XV 111 presa, e ripresa da' fran- 
cesi, dal 1807 al i8i4j "i cui fu 
restituita al suo sovrano, fu capo- 
luogo tleir Ocker nel regno West- 
fàlico. Fra gli cdifìcii si distinguono 
la corte grigia, residenza de' duchi, 
la r;iUe(lrale che contiene i sepolcri 
de' principi , la chiesa di s. Andrea 
e la sinagoga ; il miglior tempio pe- 
rò è de' cattolici: imo appartiene ai 
calvinisti , e dieci ne hanno i lu- 
terani. 

La città di Wolfenbiittel , eili- 
ficata assai bene in amena po- 
sizione lungo r Oiker , già re>i- 
denzn ducale , è óra capoluogo 



BRU i4f) 

d'uno de' distretti , ed ha dato il 
nome al principato. E sede d' un 
concistoro , vi sono tre chiese lute- 
rane , ed è grandissima quella di 
s. Maria; una pure ne posseggono 
i cattofui , e gli ebrei vi hanno la 
sinagoga. Inoltre ha T5runs\vick pie 
istituzioni , un monistero di mona- 
che, e l'antico castello de'signori di 
\V olfenhiittel è ora la prigione Phi- 
lippsberg. 

Il numero de'aitlolici nel ducato 
di ])runs\vick supera i settantamila, 
e la congregazione di Propaganda 
ha missionari tanto nella città di 
Brimswich, che in quella di Blan- 
kenburg ( Blancoburgum ), già resi- 
denza del priitcipe di tal nome , e 
per un tempo anche di Luigi XVIII 
re di Fiancia. 

BRUSSANI SiMoxE, Cardinale. 
Simone Brussani, o Broussiano, era 
nobile milanese famoso, laureato in 
ambe le leggi, gran professore in 
diritto canonico , di cui scrisse un 
volume. Gregorio XI lo promosse 
air arcivescovato della patria nel 
1370. Poi lo stesso Pontefice creol- 
lo Cardinal pi'cte dei ss. Gio. e Pao- 
lo , nella seconda promozione fatta 
in Avignone a' 2 i dicembre 1370. 
Si adoperò con tutto lo zelo a be- 
ncfieio della Chiesa cattolica oppo- 
nendosi asili errori di fra Pietro 
o 

Buonageta , che coi suoi vaneggia- 
menti avea infettato il regno di A- 
ragona. Scoprì le frodi de' beguar- 
di, dei fraticelli, dei turlepini. ed a 
tal uopo gli si addossò il larico di 
legato apostolico all' imperator trar- 
lo IV e agli altri principi dell Ale- 
magna. Le gravi (occupazioni di lui 
non gli pei-miscrodi vedere la propria 
chiesa. La sua alienazione da Urba- 
no VI, benché (osse intervenuto al- 
la rlc/iom- di lui, gli live ])rentler pai- 
te allo scisma di Clemente A 11, nel 



»?o BRU 

f[ii;il(' nior'i a Nizza in Provenza nel 
i38f, dopo mi lustro di Cardina- 
lato. Il Mazziichclli dà l'elenco del- 
le opere legali di questo Porporato. 
BRUSSELLES {Bruxelles, Bru- 
scl, Bruxellne, ed anticamente Bro- 
sella, o Brussella^. Città capitale 
del regno Belgico situata sul pen- 
dio di un' amena collina , ed occupa 
eziandio la sottoposta valle , che il 
piccolo fiume Senne irriga placida- 
mente. Il canale , incominciato nel 
i55o, terminato dopo sei anni, de- 
gno di questa splendida città, la met- 
te in comunicazione per mezzo della 
Rupel colla Sclielda e con Anversa; 
ma i bastioni e le forticazioni, che la 
cingevano, vennero fatti demolire da 
Giuseppe II. JNe' primordi! del seco- 
lo VII ebbe origine questa città dal 
.santo vescovo Geri, allorquando, fon- 
data una cappella sopra un' isola 
della Senne, trasse i popoli circon- 
vicini a concornu'vi ed a stabilirvisi 
a poco a poco. In tal maniera di- 
venne cotanto importante Jh-ussel- 
les, che l'imperatore Ottone II, del 
973, vi fece la sua residenza. Quin- 
di il duca Carlo di Lorena vi iàb- 
bricò Tm palazzo, e nella metà del- 
l' XI secolo , essendo già vasta , fu 
circuita di mura da Lamberto. Nel 
1 2 1 6 Ferrando conte di Fiandra vi 
stabilì la sua dimora. Nel i256 vi 
fu tenuto un celebre congresso, fra 
i brabanzoni, i fiamminghi, gli olan- 
desi e i liegesi ; e progressivamente 
fu residenza degli antichi duchi del 
Brabante , poi dei duchi di Borgo- 
gna, quindi de' governatori, che i 
re di Spagna, come sovrani de'Paesi 
Bassi , inviavano a rappresentarli ; 
più tardi de' nunzii apostolici , cioè 
(fuando il Pontefice Clemente Vili, 
del T5q2 , togliendo al nunzio di 
Colonia la giurisdizione sulle missio- 
ni del Belirio, diede a'cattolici il nuo- 



BRU 
vo nunzio di Brusselles, coli' incari- 
co di presiedere anche alle missioni 
d' Inghilterra . In seguito divenne 
Brusselles la dimora ed il centro del 
govei-no auslrinco , de' Paesi Bassi 
Austriaci. Soggiacque a quattro ter- 
ribili incendii in dilferenti epoche , 
ed immensi furono i danni per essi 
recati. Due volte fu inoltre deplora- 
bile vittima della pestilenza. A tanti 
danni aggiungansi il bombardamento 
del 1695, e la presa, che ne fece 
Marborough. Inutilmente l'elettore 
Bavaro la strinse di assedio nel 1708. 
I francesi la occuparono successiva- 
mente a' 20 febbraio 1746, resti- 
tuendola nel 1748, e riprendendola 
a' i4 novembre 179*2- Ritornativi, 
a' IO luglio 1704? ^11 riunita al lo- 
ro impero , e dichiarata capoluogo 
del dipartimento della Dyle sino al 
1814? in cui passò sotto il dominio 
del re Guglielmo I , nell' istituzione 
del regno de' Paesi Bassi. In quel- 
l'epoca fu nuovamente residenza del 
sovrano , e de' grandi corpi dello 
stato, alternativamente coll'Aia; ma 
il principe ereditario vi faceva la 
sua ordinaria dimora. Finalmente, 
scoppiata in Brusselles, a' 23 settem- 
bre i83o, la rivoluzione, ne fu conse- 
guenza la riunione di un congresso na- 
zionale, a' io novembre, l'erezione del 
Belgio in regno, die separato fu dalla 
Olanda, e del quale Brusselles divenne 
la capitale. A' 20 dicembre dell' an- 
no stesso fu eletto per re Leopoldo 
duca di Sassonia-Coburgo-Gotlia, il 
quale accettando la corona , a' 2 1 
lunrlio i83i, fece la sua entrata so- 
lenne in Brusselles dove fa la sua 
residenza. La Santa Sede tiene pres- 
so di lui un intcrnunzio apostolico 
colla qualità d'inviato straordinario. 
Brusselles ha tutti i nobili pregi, 
che distinguono le capitali dei regni. 
Memorandi stabilimenti scientifici ne 



r> u r: 

issiti /iorcnic iiclli^ maiiiliitliirc-. l'Vn' 
siioi cdidcii (Icplorabi la iimtilazioiic, 
(';iiisata (la un incendio, di (|nfilo 
defili stati generali. Osservabili sono 
sjteciaimcute la casa reale, già pa- 
lazzo jiiil)l)Iico, quello delia giustizia, 
<(iiclIo della eillìi, (hxoiato di torre 
jiiratnidale , cui soviasta la statua 
ili s. Miclieh; patrono della città, e, per 
non dire degli nitri, ricordei'cmo il 
pareo, molti edifìzii particolari di dise- 
gno gotico, ed alcuno anche moresco, il 
londacoeretto da I\Iaii i Teresa, il mon- 
te di pietà, cli'ehhc origine nel iGif) 
re. Questa capi tale con tiene anche mol- 
ti pii slahilinienli, ed uno pure sotto il 
lilolo di Carità rninana pei poveri 
ciechi , recente istituzione de' ge- 
nerosi cittadini, di mrjlli de' quali 
chiara risuona la fama. Maestose, e 
decorosamente ornate sono le sue 
dodici chiese, e quella di s. Agosti- 
no è in mano de' protestanti. So- 
j»ratlutle meritano menzione quella 
«li s. Giovanni lìat lista, quelle di s. 
iNicola, <lcl Sahlon detta la IMadon- 
na, ricca di hei mausolei, e princi- 
palmente quella di s. Ondula vergi- 
ne, e protettrice di Brusselles, eretta 
in collegiata nel lo^y, grande, splen- 
dida, ed ornata di sontuosi depositi. 
Il suo campanile ha l'orologio, che 
lii soavi concerli al pciro degli or- 
gani. Santa Oiiflula, al cui onore si 
«Messe questa celebre chiesa, mori 
nel battio del Signore agli 8 gen- 
naio 7 I ?., e Cu sepolta prima ad Ilam, 
)ioi a Morcelle. jVel <)7<S (ìarlo duca 
di I^orena si^'nl)re del T5rabanl(> lece 
1raspf)rlare li" rclii|MÌe di lei in Jhiis- 
selh'S iicll.i chiesa del S. vescovo Gcri, 
lliichè jicl loi"; lurono depositale 
nella inignilìca chiesa di s. INlicIwIi?, 
I h(' poscia prese il nome della san- 
I I l'Issa venne dipinta con una l.in- 
l''ina in in nio , pcichè recandosi 



r, i; n 1 5 . 

semjMc ili bu')n mallino alla chiesa 
di s. Salvatore di Abtrcflle con una 
lanterna, e«>sen<losi un giorno spento 
il lucignolo, s. Gudula lo riaccese 
colle orazioni. / . J}Rr,oio. 

imVSFS, ]{R ISIDE. Città episco- 
pale, sino dal seiyilo VII , della pro- 
vincia di Ememonte nella diocesi 
di Tracia, .soggetta ad Ach iano|)oli , 
in mezzo a' fiumi Nestinn ed lle- 
bron. Siccome dividevasi in gran- 
de e piccola città , così avea due 
vescovi. Quello della seconda , dal 
secolo nono in poi, era arcivescovo 
onorario, Oricns Clirist. toni. I, 
pag. H\H. 

bSCIARRAI o GTOBBET. Città 
episcopale de' maroniti eretta nel V 
.secolo presso il Libano , già sede 
dell'antico principe dei maroniti, ed 
ora soggetta a Tripoli. Viene gover- 
nata da un presidente. Il vescovo 
ancora vi tiene la sua dimora, ed 
estende la sua giurisdizione a' fedeli 
de' circostanti paesi. 

B[JAZlCA,o BUAZIGA. Città 
vescovile della provincia patriarcale 
nella diocesi di ("aidea, dipendente 
dalla metropoli di Cascare , vicino 
ad Arbela. Chiamasi piu-e Ikiaziga 
del re, cio«'" di Sapor, per distin- 
guerla «la quella presso Babilonia. 

BUAZICIIA o BETII-VASICIl 
Città vescovih; «Iella «liocesi «li Cal- 
dea, nella provincia «li Beth-Garine, 
poco distante da Babilonia, nel pae- 
se d'Ambara, verso Seleucia. 

B[iP.\Sl() o PIIISEBETII. Città 
episcopale della .s(v,onda Augusla- 
nica, e «lei patriarcato alessandri- 
no, ora soltanto villaggio chiamalo 
Ba'!ta. 

BllBONA. Città veccnvile «Iella 
provincia di Licia, nella diocesi «li 
Asia, sotto la metropidi di AI ira. 
l*uò darsi, ihc sia 1" antica Pitlmn. 
rin ini.ila ycv /,/ Ai;./ </«//«' quatlro 



i52 BUD 

citlà . Allorché il pretore L. Mu- 
rena, iieiranno di Roma 870, smem- 
brò lo slato eli Cibyra, la città di 
Bubon fu unita alla Licia. 

BUCCA Giovanni, Cardinale. 
Giovanni Bucca, di nobilissima pro- 
sapia, nacque a Praga, capitale del- 
la Boemia. Era monaco di s. Nor- 
berto nell'abbazia di Strahow, e 
da Martino V fu eletto vescovo di 
Leutomischel . Poco dopo venne 
trasferito ad Olmiitz. Quindi Mar- 
tino V gli affidò r amministrazione 
della metropolitana di Praga , per- 
chè l'arcivescovo favoriva gli ereti- 
ci. Nel concilio di Costanza, e nel- 
le guerre della Boemia , essendosi 
opposto con energia agli errori di 
Gio. Hus, ed all'empietà de' suoi 
seguaci, il mentovato Pontefice creol- 
lo Cardinal prete di s. Ciriaco, ai 
•24 maggio, o i3 giugno del 1406, 
con ordine però che non uscisse 
dalla Boemia, perchè troppo neces- 
saria teneva la sua presenza per 
combattere in quei paesi gli errori 
degli ussiti. Terminò la sua morta- 
le carriera nella Strigonia, nel i43o, 
dopo quattro anni di Cardinalato , 
ed ebbe tomba nella cattedrale di 
Vaccia. Questo Porporato, pel valo- 
re e r intrepidezza dimostrata nel- 
le guerre contro gli eretici, deno- 
minavasi Ferreo. 

BUCCELLA. Città vescovile del- 
la provincia di Ememonte , eretta 
nel IX secolo, diocesi della Tracia , 
dipendente da Marcianopoli. 

BUCCONlA,oBOCCONIA [Bue- 
coìiiensis). Sede episcopale d' Afri- 
ca, nella Numidia, secondo gli atti 
della conferenza tenuta in Cartagine, 
l'anno 4 1 1 • 

BUDA ( Àquincum ) . Città libe- 
va , capitale del l'egno di Unghe- 
j'ia , costrutta a guisa d' anlltea- 
tro , sopra una collina jucsso il 



BUD 

Danubio, che la divide da Pest. 
Consiste in quattro rioni, e conser- 
va nelle sue mura la corona d' Un- 
gheria, che la nazione riguarda co- 
me un palladio. Gli antichi suoi 
avanzi fanno ritenere, che questa 
città rimpiazzi la romana Sicambria , 
edificata da una legione di sicain- 
bri speditivi da Valenliniano, nel 
IV secolo. Vuoisi, che Buda, fratello 
di Attila Jlagellum Dei^ le abbia 
dato il proprio nome. Soggiacque a 
frequenti devastazioni de' barbari , 
ma quindi rifabbricata, si ampliò 
dal 1240 in poi, dopo l'erezione 
del forte, e, per la sua deliziosa 
posizione , divenne la residenza del 
re Sigismondo , che vi fu incoro- 
nato nel 1387, e nel i4io, fu 
esaltato all'impero, onde la decorò di 
molti abbellimenti. Anche il l'e san 
Stefano I, morto nel io3B, avea 
dimorato in Buda. Nel i526 la 
città venne in potere di Solimano 
II dopo la funesta battaglia di 
Moliacs , in cui peri il re Luigi 
II, con più di ventimila soldati, e 
l'ipresa nello stesso anno dall' arci- 
duca Ferdinando d'Austria, Sohina- 
no II co' suoi turchi la conquistò 
nuovamente, nel 1029, ed allora 
fu donata al vaivoda di Transilva- 
nia , Giovanni Zopol , eletto re di 
Ungheria. Inutilmente, nel i53o, e 
nel 1 540 , la strinsero d' assedio gli 
austriaci, che per la morte di Gio- 
vanni i turchi la diedero alla sua 
vedova, ponendovi guarnigione ed 
un pascià. Invano tre volte la strin- 
sero d'assedio i cristiani tanto nel 
XVI, che nel XVII secolo, assa- 
lendola la terza volta con un eser- 
cito di ottantamila uomini. Seguita 
però la famosa liberazione di Vien- 
na, mediante gli aiuti di Papa In- 
nocenzo XI , il quale soccorse anche 
Buda nell' assedio, che nuovamente 



UUD 

fu pnslo (la Carlo IV duca di Lo- 
rena, siccome comandante ICsercito 
austriaco, fmalmentc fu da lui presa 
il' 1 sellenibie 1686, giorno in cui 
il Pontefice creò in Koma, nella 
sua seconda promozione, ventisette 
Cardinali. Siccome poi avea celebrata 
la prima nel 1G81, al primo giorno 
di detto mese, fu pubblicato il se- 
guente distico allusivo alla tanto 
desiderata presa di Buda: 

Prima ilies primnrn , pcperkque 

sccunda sccuiiddin 
Forlunani patruin , Buda coronai 

opus, 

A memoria di rpicsto avvenimen- 
to, la festa di s. Stefano I, re di 
Ungheria, per decreto delio stesso 
Innocenzo XI, fu stabilita a' 2 set- 
tembre. Poco per altro mancò, che 
un tradimento, nel 1687, la desse 
in potere de' turchi. Restando poi 
sotto il dominio della casa d'Au- 
stria , IMaria Teresa vi fece riedifi- 
care il castello, per istabilirvi l'iuii- 
vcisità, che poi fu trasferita a Pest. 
13uda possiede diversi istituti di be- 
neficenza , ha quattro belle chiese 
cattoliche, ed una greca, un'abba- 
zia, e quattro conventi, ed inoltre 
è residenza del viceré, di im ve- 
scovo greco, di vm jirotopapa, e di 
tre prevosti , e ne' fasti ecclesiastici 
vanta tlue concilii. 

Il primo fu celebrato nel 1279 
dal vescovo di Fermo Filippo, le- 
gato di Nicolò 111, sopra la discipli- 
na (^-clcsiaslica , ma fu inlcrrotlo 
dal n; d'iingheria Ladislao 111. Fra le 
principali determinazioni, venne decre- 
talo, che i monaci ordinati dai vescovi 
ritengano labilo del loro Ordine, si 
pioibia'chierici di emanare >enlen/c «li 
|iciie alililtive, e di as-islci"c a giiidr/n 
di morte, si ordinò ai curati bcneli/.iali 



la residenza, si decretò che all'al- 
tare, e nella lettura dell'epistola si 
assumano la veste Udare e la cotta, 
venne pnjibito agli ecclesiastici di com- 
parire avanti a' giudici secolari, me- 
no le cause civili, i giuochi de' da- 
di, ed altri d'azzardo; si provvide 
sulla venerazione delle relifpiie, si abi- 
litò a predicare quelli, che sono au- 
torizzati dal Papa, o dal vescovo, 
e si stabib, che senza facoltà di questi 
niuno potesse questuare, si proibì di 
vendere, o impegnare i beni della 
Chiesa, si vietò, che i chierici intra- 
prendessero pellegrinaggi senza l'as- 
senso dell'Ordinario, si rimediò al- 
l'abuso di chiuder nelle chiese cose 
prolane , di alloggiare le femmi- 
ne di cattiva vita, e si scomuni- 
carono le potenze laiche, che impe- 
dissero l'appellazione al Papa. Inol- 
tre si fecero alcuni canoni suU' im- 
munità ecclesiastica , e si decretò , 
che gli afletti dalle censure non 
potessero trattare giudizi i. 

Il secondo concilio si adunò in 
Buda, nel i3of) a' 6 maggio, dal 
Cardinal Gentile, legato di Clemen- 
te Y, e vi si pubblicò una co>ti- 
tuzione in favore del re d' Unghe- 
ria Carlo Pioberto, che in tal anno 
era salito al trono, nonché per li 
sicurezza della regia persona. V. U.n- 

GUÉUI A. 

BUDDA. Eretico denominato an- 
che Terebinto. Egli era stiito schia- 
vo di un .saraceno, dal quale aveva 
imparati i principii di ]*itagora. 
Morto il padrone, ne s]iosò la ve- 
dova, e cogli scritti tla lui ereditati 
si spacciò per lilosofo, e si attirò 
l'ammirazione dei magi. Fu mae- 
stro di Manete, ed ebbe comuni gli 
errori con lui ( /^. INFanete). l'>gli 
però spaigeva jiarlicolarmente essere 
nat(ì da una vcr:;inc. ed e>>sere stillo 
miracolosamcnlc nutrito sopra una 



nioiitagiia. f^. s. Epilanio, licer. GG, 
clic IH' (iii a lungo la storia. 

iUJDVVElS {Budvicrii.). Città con 
i-eside-iiza ili iiu vescovo in l^ocmia. 
J'^ capoluogo di circolo sulla Mol- 
dava, edilìcata in fertile pianura, re- 
golarmente llihbricata, ed abbastan- 
za forte. Era sede vescovile suffra- 
ganea dell'arcivescovo di Praga; ma 
per le vicende delle guerre religiose, 
avoa cessato di esserlo. Senonchè il 
Sommo Pontefice Pio YI, ad istan- 
za dell'imperatore Giuseppe II, nel 
j 785, la eresse nuovamente in ve- 
.scovato, e nel concistoro de' 26 set- 
tembre vi preconizzò in vescovo 
Gio. Procopio di Scbaifgotsch di 
Praga. Questa ciltà ha un collegio, 
nn seminario ce. , e fu presa e ri- 
presa nella guerra del ly^f- I ba- 
gni de' suoi dintoini .sono famosi. 

EUENOS AYIIES, os.sia la Ss. 
Tni\iT.\' [De Jìiicnos-Jyres). Città 
con residenza di un vescovo nel- 
] A melica meridionale. Chiamasi an- 
che Ciudad de Niieslra Sennora , 
e Ciiidud de la Trinidad, ed è la 
capitale delia provincia dello stesso 
nome. Fu edilìcata nel r535, sotto 
Carlo V, da d. Pedro di Mendoza, 
in una vasta pianm-a, alquanto ele- 
vata, sulla riva destra del Rio della 
]'lata. Onesta città per la salubrità 
del clima è la migliore fra rpielle 
delle Provincie meridionali , ed è 
luogo di deposito di esteso commei-- 
cio. Quattro anni dopo che il detto 
d. Pcdro vi gettò le fondamenta, fu 
caccialo dagl'indiani, indi, nel i')4'2, 
<>abe7a ripopolò ]a ciuà, ma venne 
nuovamente abbandonata sino al 
j58o. Il Sommo Pontefice Paolo V, 
ad istanza del re Filippo III, v' isti- 
lui un vescovato suifiaganeo del- 
la ipptropoli della Piata, sotto l'in- 
vocazione di ,s. Martino con cinque- 
mila pe7ze di rendita. Quindi, ne! 



ELF 

177G, divenne la capitale del vice- 
reame della provincia di Ihicnos- 
Ayres, e presa, nel 180G, dagl'in- 
glesi, questi furono espidsi coU'aiuto 
de' francesi , e nell'anno .seguente 
anche sconfitti. Per la quale vitto- 
ria, e per l'invasione della Spagna 
operata da' francesi, le colonie ame- 
ricane di questo paese cominciarono 
a rendersi indipendenti. Rifiutando 
di sottomettersi a Napoleone , pro- 
clami) Ikienos-Ayres a suo sovrano 
il re di Spagna Ferdinando VII ; 
ma il viceré da lui .speditovi nel- 
l'agosto 1809, venne deposto l'anno 
appresso, e rimandato in Europa. 
Successe un governo provvisorio, 
a' 2"j maggio i8ro, cioè nel primo 
giorno della definitiva indipendenza 
fli Buenos- A yres sotto leggi repub- 
blicane. 

Vi sono in qiipsta ciltà varii sta- 
bilimenti scientifici, ed i palazzi del- 
la citlà, e della camera de' deputati 
simili a quello di Parigi, sono edi- 
fìcii considerevoli. Le quindici sue 
chiese sono riccamente adoine , e 
quella de' francescani è pure impor- 
tante. La cattedrale ampia, con bel 
porticato ed elegante architettura, 
è dedicata a s. ]Martino, il capitolo 
è composto di otto canonici, col de- 
cano per dignità, e la mensa paga 
tientatre fiorini di tassa. Esistono 
ancora alcinii raonisteri e conventi, 
degli ospedali, un ospizio, ed altre 
benefiche istituzioni. 

BUFALTNI GiovANXioTTAvio, Car- 
dinale. Giovanniottavio Bufalini, no- 
bile di città di Castello, nacque ai 
ì5 gennaio 1709. Da governatore 
di Loreto . divenne commendatoi'e 
di s. vSpirito; poscia nunzio agli sviz- 
zeri; quindi, nel 1759,^1 maggior- 
domo dei palazzi apostolici. Da ul- 
timo Clemente XIII creollo Cardi- 
nal prete di s. Maria degli Angeli alle 



BUG niiG i";: 

tcrnir, a'9. r luglio 1 '^GG. IMdiÌ ;i' 3 di IÌìuIjciìh, nt.-l jcgno d' Albori. Gli 

jii^osto 1 7H2, a Monle-Siciuo, <li()(;<'si jipni^'imoli la pro-cio nel l'ìoH; irnx 

(li Aiiconn, ov' ora vescovo sino dal f^li algerini la ricuperarono do] •> la 

f)iinio dicembre 17GG. JCneomiilo di^liitla tli Carlo \. Da idtimo il 

per virtù e pielèi, licevelle il J'oii- J'apa regnante, agli ri maggio 1 84'^', 

lelicc Pio VI, allorquando onorò feai vescovo <li Bugia monsignor 

Ancona di sua presenza. Fu nietn- IJrown, vicario apostolico del fli- 

|ii() delle congregazioni del coik ilio, .slrello di l^ancaster, iiell Iiigliillerra, 

dell ininiunilii , della concisloriale miovameiile eretto dal inedcsiiiio P(jn- 

d. Avignone, (• di (piella di I^oreto , telìce. 

noneliè piotettort; del collegio del- IUjGIA ( Cernriiim , instritnirnlrt 

1 Und)iia in Roma. unni candela: sustinendu: , Scotida 

BUFALO Innocenzo, Cardinale, o Paìnintoria). Strumento ad uso 
Innocenzo Bufalo dei Cancellieri, no- «li pialtellino con manico a l)racciuo- 
liile ])atiizio di Roma, nac(|n(,' nel lo, pei- adattarvi una candela. Di 
1 '7()G. Dotato di i-aro ingegno e di questo si servono i prelati nelle sa- 
felice memoiia, terminò il eorso de- ere finizioni per veder chiaro leg- 
ali studii con molto onore, e Sisto prendo. Jj' uso della Jkigia si vuo- 
V lo ascrisse ai referendarii delle le introdotto quando nelle catacom- 
due segnature, dopo di che lo pre- he si celebravano i sacri misteri 
pose al governo di Narni. Quindi dagli antichi cristiani durante le 
Gregorio XIV lo nominò a ([nello persecuzioni , imperocché in rpiei 
di Benevento e di Fermo. Dap[)oi luoghi oscuri era indispensal)ile il 
111 vicario della basilica liberiana, e lume per leggere. Quest'uso rimase 
da Clemente Vili venne fatto ca- anche in appresso in memoria dei 
nonico della vaticana. In progresso venerandi tempi primitivi della cat- 
come inquisitore passò a Malta per toli(%T i-eligione, come avvenne delle 
compone i dissidii tra quel vescovo, pelliccie usate eziandio anticamente 
e il gran maestro: e ritornalo a per necessità nelle uHlciature noltiirne 
Roma, lo stesso Pontefice, nel iGoi, e in luoghi umidi, rimaste quindi quali 
lo elesse vescovo di Camerino, e nun- onorevoli insegne de' prelati, decano- 
zio alla corte di Parigi presso En- nici, ed altri. Ed in jirova di ciò lostes- 
rico IV. Da ultimo, a premio delle so nome, con cui in avanti appella- 
sue rare virtù, dal medesimo Pon- vasi la Bugia, cioè Scottda , che 
tedce fu creato Cardinal prete di significa discacriante le tenebre, ne 
s. Tommaso in Parione, il (h () gin- conli-ima tale spiegazione. Neil' iilio- 
gno i()o4; e quindi venne ascritto ma francese la Scotida fu detta 
alle congregazioni dei vescovi e re- Bugia, perchè i francesi colla parola 
golaii, del s. olUcio , e a quella de. /ìnii-re intendono chiamare la can- 
auxilii';. Mor'i a Roma nel iGro, deletla di cera. Quindi è (Im' Io 
sette anni dacché era fregialo della strumento di argento, od alln) me- 
porpora , e tu sepolto nella chiesa tallo, sopra il quale si pone la can- 
ili s. Maria in Via. Inlervenne alla deletla accesa ((piando i pici, ili. o 
elezione di Lione \'l, e Paolo V. ipielli, che ne hanno 1 ii>-o per par- 

BLGIA { /iiii^irn.). Vescovalo in ticolare conce>;<;ione , celebrano la 
luirli/nis-, .siilliaganeo dell'arcivesi-ovo messa odallre sacre limzioni), è deno- 
di riiige. Bugia è una filile cillà minalo ancora l'iigia, lìiTiiralaiiicnlc 



i56 BUG 

prendendosi il continente pel contenu- 
to. Non dee far meraviglia, che una pa- 
rola francese sia divenuta termine lati- 
no ecclesiastico, quando si ridetta al 
lungo tempo in cui la corte Pontificia 
risiedette in Francia con sette Papi, 
JVè vale il dire, che anche i can- 
dellieri potreJjbero chiamarsi Bugia, 
giacché i francesi con tal parola 
propriamente esprimono cpiel gomi- 
tolo di candeletta, che suol portarsi 
in mano per voler lume nelle tene- 
bre, senza adoperar candelliere, e 
perciò essendo fatto secondo quell'uso 
il detto strumentOj chiamasi Bugia. 

Divenuta la Bugia distintivo ec- 
clesiastico, meno un particolar pri- 
vilegio non può essere usata dai 
semplici sacerdoti, e neppure dai 
canonici, come dal seguente decreto, 
emanato nel Pontificato d' Innocen- 
zo XII , dalla sacra congregazione 
de' Riti, II luglio 1699: Non pos- 
su/ìt canonici in celehralionc Missce 
ufi pa/inatoria, vulgo Bugia. I ve- 
scovi hanno il diritto di servirsene 
comunemente, ed il Pontefice Ales- 
sandio VII , nel regolar l' uso dei 
Pontificali a' prelati inferiori alla di- 
gnità episcopale , non comprende 
l'uso della candela chiamata Bugia, 
e comandò nel 1639 con decreto 
de' 27 settembre, che nelle messe 
private , a simplici sacerdote non 
discrepent. . . . duasque tantum can- 
delas super altari adhibeant. Il 
Macii dichiarando il significato mo- 
rale della Bugia , dice, che adope- 
randosi a leggere anche nel giorno, 
denota che il prelato ecclesiastico, 
nel pronunziar giudizio non si deve 
fidare del solo lume della propria 
cognizione , ma servirsi dell' altrui 
aiuto e testimonianza. 

Il Sommo Pontefice ne' Pontifi- 
cali, cappelle ed altre funzioni ado- 
pera la candeletta accesa , ma non 



BUG 

già lo strumento, per indicare , co- 
me spiegano Durando e Domenico 
IMacri, che il lume della cognizione 
del Papa non abbisogna di verun 
aiuto, appoggio, o sostegno terreno: 
Lumen Papié non indiget substenta- 
culo. Questa candeletta è alquanto 
ripiegata nell'estremità, perchè serva 
come di manico per essere sostenuta 
dal patriarca, arcivescovo, o vescovo 
assistente al soglio, cui tocca appros- 
simarla al Papa quando legge, men- 
tre il libro è sorretto dal patriarca, 
arcivescovo o vescovo piìi antico. E 
ogni volta, che ne sia terminato 
l'uso, viene da lui smorzata per riac- 
cendetla all'occorrenza. A tal efletlo 
dalla parte sinistra del trono Pon- 
tificio, a capo del banco de' vescovi 
assistenti al soglio, evvi uno sgabello 
detto Lanterna , entro cui sta na- 
scosto un lumino. Però dalla can- 
dela, che usa il Papa, e da tal lan- 
terna , il Cancellieri , De secretariis 
tomo I, p. 249 6 S6g. , riconosce 
piuttosto un avanzo dell'antico sem- 
plice rito monastico, di ritenere una 
lanterna nascosta, Lanlernam abscon- 
sam , per accendere con essa una 
candela. Quando poi il Papa si re- 
ca a celebrare privatamente la mes- 
sa in qualche chiesa, nella prepara- 
zione, e nella messa stessa il vesco- 
vo e limosiniere sostiene una delle bu- 
gie comuni , e quando si porta a 
venerare le reliquie della basilica 
vaticana , nel leggere le analoghe 
orazioni, il vicario della basilica, o 
un canonico in abito corale, sostie- 
ne egualmente una delle bugie comu- 
ni. V. Candele. 

BUGLl ONE Emma:*uele Teodosio, 
Cardinale . Emmanuele Teodosio Bu- 
glione, dei duchi di Buglione, e dei 
principi di Sedano, nacque nel 1643, 
in Alvernia, provincia delle Gallie , 
da famiglia congiunta a' sovrani di 



IIUG 

quella monarchia. Fin da fanciullo 
intraprese vita ecclesiastiGJ e percorse 
la carriera degli studii così rapida- 
mente, da farne stupire la Francia, 
che perciò lo tenca in gran conio, 
anzi come uno dei migliori genii di 
quel tempo. Luigi XlV, intesa la 
fama del suo sapere, lo provvide di 
ricche abbazie con reale magnificen- 
za , e fece istanza a Clemente IX, 
che lo promovesse al Cardinalato. 
Vi acconsenti il Pontefice, e creollo 
Cardinal prete di s. Lorenzo in Pa- 
neperna , di appena cinque lustri, 
il di 5 agosto i66g. Il re cristia- 
nissimo gli conferì altre abbazie , 
e lo elesse a suo gran limosiniere, 
il perchè il buglione dovette seguir 
quel monarca nella spedizione di 
Olanda. Qui ebbe il conforto di ri- 
condurre al cattolico rito tre chiese 
prolanate già e pollute dagli eretici. 
Quindi i canonici di Liegi di consenso 
rouume lo elessero a gran prevosto del 
loro ca[)itolo. Dopo il conclave d'In- 
nocenzo XI, visitò le chiese più il- 
lustri, e le biblioteche più distinte, 
esaminandone i codici. Era amante 
dei letterati, coi quali all'uopo par- 
lava francese, italiano, latino, greco 
ed ebraico. Lasciato poi il titolo di 
s. Pier a' Vincoli, ebbe il vescovato 
di Albano; e principiato il giubileo 
del 1700, aprì la porla Santa del- 
la basilica vaticana ; e sul termina- 
re del medesimo, chiuse «piclTa del- 
la basilica di s. Paolo nella via o- 
stiense. Dopo la chiesa di Albano, 
ebbe quella di Porto; quindi nel 
diicmbre 1700, quella di Ostia e 
Velletri; poscia essendo sotto decano 
del sacro Collegio, consacrò vescovo il 
novello Pontefice Clemente XI, ben- 
» he non fljsse che vescovo di Porlo, 
essendo alloia ve<lova la chiesa di O- 
slia. l\Ia gli fu auiaieggiatocpiellonorc, 
poiché cadde in disgrazia del mo- 



nUL 1J7 

narca , perchè non ebbe pi'omosso 
il bieve di eleggihilicà, come la di- 
cono, a favore dell' abbate Arman- 
do di Rouen di Soubise. In pena di 
ciò, gli fu intimato di partire subi- 
to da Roma, ma dillcrendo alquan- 
to ad ubbidire, il re lo privò delle 
abbazie, che tejieva in quel regno , 
e lo rilegò in «jui-lla di Clugny. Il 
Buglione però dopo nove anni par- 
tì da questo luogo di esilio , senza 
permesso del re, disgustato anche 
da certa sentenza contro di lui pro- 
nunziata dal parlamento di Parigi, 
e dal gran consiglio , in una causa 
di giustizia , che pendeva tra lui e 
i monaci di quella abbazia. Prese al- 
lora la via di Roma, avendone pri- 
ma avvisato il Pontefice, il quale 
procurò di rimetterlo in grazia al re 
cristianissimo, ma non vi riuscì. An- 
dò pertanto a terminare i suoi gior- 
ni nella casa di s. Andrea al Qui- 
rinale, noviziato dei gesuiti, e nella 
ultima sua malattia fu visitato dal 
Papa. Dopo che intervenne ai con- 
clavi di Clemente X, Innocenzo XI, 
Alessandro Vili, Innocenzo XII e 
Clemente XI, morì decano del sa- 
cro Collegio , e vescovo di Ostia , 
nel 17*5, di settantadue anni e 
quarantasei di Cardinalato. Si legge 
l'apologia di questo Porporato nel- 
le miscellanee della biblioteca ange- 
lica, o di s. Agostino di Roma. 

BUGLIONE Enrico Osvaldo, Car- 
dinale. V. Torre di Alverma. 

RULCANO Marivo, Cardinale 
INIaiino Bulcano nacque da nobili 
genitori a Napoli. Era accolito Pon- 
tificio, e, secondo il ]Marchesi, sud- 
diacono della cappella Papale, pi"o- 
tonolario apostolico, nunzio presso 
Carlo III, re di Sicilia, e tesoriere 
Pontificio di qua dal Faio. l-rbano 
VI l'onorò delia dignità Caiclina- 
lizia colla diaconia di sanlu Ma- 



i58 liUL 

l'ia Nova, e lo (eco insieme caiiier- 
leii'^o della S. R. C, nel tlieembie 
i38r. Intervenne al conelave di 
Bunilacio IX, e morì in Assisi, do- 
ve stanziava allora la coi'te di E.O- 
nia, nel i4'^3, dopo ventidue anni 
di Cardinalato. Ebbe tondja nella 
sua diaconia di Roma. 

R CLELIA. Sede episcopale della 
provincia Bizacena in Africa. Vuoisi 
che l'osse vescovo di essa quel Quod 
vult Deus, il quale, nel 4^^ 5 sotto- 
scrisse il concilio di Cartagine. 

RULGARI. Eretici, la cui setta 
comprendeva i patareni, i cattari , 
i bogomili, i gioviniani, gli all)igcsi 
ed altri nemici delle cattoliche ve- 
rità. Alcuni sono d'avviso, die co- 
storo sieno seguaci dei manichei, ed 
abbiano ricevute le loro dottrine 
dagli orientali e dai greci , nel se- 
colo IX, allorché Rasilio // Macedo- 
ne teneva le redini dell'impero. Eb- 
bero il nome di Rulgaii dal luogo, 
ove abitavano. Nel secolo XIII per 
altro così chiamavansi gli eretici di 
varie sette , come pure gli usurai. 
Quindi sotto tale denominazione , 
oltre gli eretici già mentovati, si 
annoverano eziandio i petrosiani, i 
valdesi, gli enriciani ed altri, i quali 
nel II 76, furono condannati nel 
concilio di Lombez. Secondo Rug- 
gero di Hoverdon, questi eretici pre- 
stavano credenza al solo testamento 
nuovo, non credevano necessario ai 
fanciulli il battesimo , opinavano che 
non possono salvarsi que' mariti, i 
quali conducevano la vita coniugale 
colle loro mogli, che i preti mal- 
vagi non consacravano validamente, 
che non conveniva prestare obbe- 
dienza ai vescovi ed agli ecclesiasti- 
ci , i quali non menavano la loro 
vita secondo i sacri canoni, che non 
era lecito il giuramento, ec. A que- 
sti mori ai^aiunsero la temerità di 



R L L 

crearsi un Sommo Pontefice, cui 
diedero il nome di Papa. Costui ri- 
siedeva nella Bulgaria, avea soggetti 
gli altri ministri del culto, e, secon- 
do alcuni, era in tanta estimazione 
presso gli albigesi di Francia, che 
questi si recavano taloia a consul- 
tarlo. 

RULGARIA, Bulgari lì, o Mena 
inferiore d' Europa. Antica provin- 
cia dell' impero ottomano , che rac- 
chiusa dai gioghi del Balkan , e 
bagnata dal mar Xero, dal Danubio 
viene divisa dalla Valacchia. Confi- 
na essa colla Servia, e si riguardò 
negli antichi tempi come una di- 
pendenza della Tracia , colla quale 
soggiacque al dominio de' romani , 
che la chiamarono Moesia inferior. 
Prese poi l'attuale suo nome dai 
bulgari , popolo composto di tribù 
nomadi, d'origine sarmala , ed abi- 
tanti un tempo le live del Volga, 
ove trovasi la città principale col 
nome di Bulgary, o Bulgar. I greci 
Ialino quei popoli di origine unna. 
Comparvero essi per la prima volta 
sulle frontiere dell' impero romano 
al tempo di Anastasio, di cui scon- 
fìssero r esercito , negli anni 409 ^ 
5o'2 dell'era cristiana, indi dispar- 
vero per essere slati debellati in 
Itaha da Teodorico, re degli Ostro- 
goti , il quale s' impadronì della 
città di Sirmick, ch'essi aveano oc- 
cupata. Dipoi ritornarono nell' im- 
pero di Giustiniano I , e talmente 
divennero baldanzosi, che giunsero 
sotto le mura di Costantinopoli. 11 
valore di Belisario li respinse com- 
pletamente , per cui non piìi si vi- 
dero sino al 640, nel qual anno 
parte di essi venne distrutta dal re 
di Francia Dagoberto. Uno de' loro 
re morendo lasciò cinque figli, dei 
quali Alzecon offrì i suoi servigi 
a Giimo<\ldo re de" longobardi, che 



13 LL 

il fece ^ovciiKitoic di (jiialclie ])i;i/,- 
/a iiellt; vicinanze di iicncvcnlo. 
Asnanicli altro figlio di Daf^( ilici lo, 
irnpatli'oiKMidosi dell' aulica Alisia, e 
della J)acia, cioè della Valacchia, 
della JMoldavia, e di paiU; dell' IJii- 
^licria, Ibiìdò tli qua del J)auul)i(j 
il regno tle bulgari, liicciido Iribu- 
tarii i greci, clic lali pur liuiasci'o 
solto Tarhagal figlio di lui. tuo 
de' suoi diseendcnli per nome Te- 
lese, Telerico, o Teloro, abbracciò 
pel primo il eristiauesinio, verso 
l'anno 777» ^'t^l Pontiiicato di A- 
driano I, e Leone Poriìrogeiiito , 
elle lo ainasa, n^;l batlesinio gli fu 
padiiiiD in (!o>l .iilinopoli , dandogli 
sino ili iiialriiiionid la cugina del- 
l' iiiiperalricc Irene. 

\ arie vicende si successero. Tal- 
volta vinti, e di rrequente vittorio- 
si, l(;ccro i bulgari tremar 1 impero 
ti Oriente, e non solo arrivarono a 
dare il sacclieggio ad Adrianopoli , 
ma giunsero a minacciare Costanti- 
nopoli, sotto il re Grume, clic 
aviebbe condotto a line l' ac(juisto, 
come avea fatto di ^ardica ( oggi 
Solia , che divenne capitale della 
Bulgaria ) senza 1' insidioso macello 
liillonc in piena pace dall' impera- 
tore Leone l'yJr/nc/io, die avea ve- 
duto iiei;iso sul campo il suo pre- 
decessore IViceliiro. Ciò avvenne ai 
I 3 luglio dell' ^5 1 1 , ('1' immedialo 
suci^e^vire , JMielnlc Curopalale, fu 
costretto a ilomaiidar la pace. 

1 re, c'Iie salii(jno al Irono dopo 
(.lume, non lecerci lìgura alcuna 
nella sloiia , fino a Bogoiis. Questi 
preparavasi ail assalire i gi'cci, al- 
lorché abbandonando il [)aganesi- 
iiio, abbracciò la lede di Gesù Cii- 
slo. I greci, falli prigioni .sotto il 
regno dell imperatole flasilio // .l/ti- 
cciìoiìc , che mori nell anno G.S7, 
gettarono (ia buig.iii alcuni Mini 



VAL r79 

del crisliaiiP->imo, giacché «picllo che 
avea prolessato Teleriecj , .siccome 
detronizzato da' suoi sudditi , eia 
lerminato con lui. Essi non si eon- 
verlirono che più tardi, ed in (jue- 
slo modo. l)Ogoris avea luia sorella, 
che nella sua prigionia di Cosl.mti- 
nopoli , jjer le premure della iinpe- 
lalrice Teodora, erasi battezzata, e 
tornala in Bulgaria procurò la C(;n- 
veisione del fratello. 11 re in questo 
tempo domandò all' imperatore di 
Coslantino[)oli un pitlore per deco- 
largli il inag^nilico jialazzo da lui 
creilo. Gli fu spellilo ])erlaiilo il 
pio monaco Metodio di Tessaloniea , 
eccellente dipintole, ch'ebbe ordine 
di rapj)resenlare lui soggetto vale- 
vole ad incutere s|javenlo ai riguar- 
danti. JVarra Le-Beau, nella Sloriil 
del Basso Ii/}j)crOj che IMelodio di- 
pinse il Giudizio Ijiiìvcrsale. , e la 
condanna de' Reprobi, e c(jn tal 
espressione e vivacità di colorilo, 
che nel vederla Bogoris ne rimase 
grandemente commosso. La sua agi- 
tazione accrcbbesi poi quando ne 
inlesela .spiegazione, per cui doman- 
dò d'essere istruito nella religione 
cristiana, e ricevette il ballesimo in 
cui gli fupostoil nome di INlichele. Ciì» 
accadde neUS.'j *)0 pochi anni tiopo. Si 
vuole ancora che avendo il re iu 
una carestia invocato il Dio de cri- 
stiani, per la liberazione che ne ot- 
tenne , si facesse cristiano. 

Adiratisi perciò i bulgari, piexro 
le armi contro il re, il cpiale jiieiio 
di fiducia in Dio, colle sue guardie, 
sbandò i ribelli. Quindi calmativi 
poco a poco gli spiriti, il p<ii»olo 
rinunziò ai suoi pregiudizii, ascoltò 
i ])rediealori del vangelo, e rieevelle 
il battesimo. Fu allora ehi- Bogoris 
s|)ed'i a Roma i suoi ambasciatori 
al Sommo l'ontelice Nicolò 1, cioè 
ncll'.SliC), con lellere e donativi, 



i6o BUL 

chiedendogli ministri per compiere 
la conversione de'suoi sudditi, e per 
amministrai* loro i sacramenti. A 
tal novella Nicolò I fu penetrato 
di consolazione religiosa, scrisse ima 
tenera lettera al re, mandandogli i li- 
bri delle divine Scritture, ed altri 
necessarii, e diede risposta ai cento 
sei quesiti da lui fatti, fra' quali che 
la Cliiesa romana ammetteva le se- 
polture nelle chiese, e sul modo di 
amministrare il battesimo. Inoltre 
gli mandò per legati il vescovo di 
Papulonia Paolo , e il celebre For- 
moso di Porto, che nell' 867 arri- 
vati in Bulgaria , sottomisero tutto 
il legno a Gesìi Cristo. V. lìesponsa 
ad Considt. Biilg. tomo Vili, pag. 
i54'2 presso Labbé. Vuoisi, che 
Papa Giovanni Vili, neh' 876, sco- 
municasse Formoso, perchè avea 
costretto il detto re Michele a giu- 
rargli, che dopo la di lui morte 
lo avrebbe riconosciuto per Papa, 
Sebbene Martino II, Adriano III, e 
Stefano VI avendo assoluto Formoso, 
e venendo egli onorato per la sua vir- 
tù dottrina, e innocenza, meritò di 
essere esaltato al Pontificato a' ig 
settembre dell' 89 1 . 

Tal cambiamento di religione ispirò, 
come dicemmo, a Bogoins, o IMichele, 
sentimenti pacifici. Si accomodò coi 
greci, e regnò tranquillamente. Sol- 
tanto i due principi successori eb- 
bero guerra co' sovrani di Servia. 
IVel l'egno di Simeone incomincia- 
rono i torbidi, ed i bulgari si lincerò 
nuovamente temere, e sostennero al- 
cune battaglie contro gli ungheresi , i 
turchi, ed i greci, obbUgando alla 
pace 1 imperatore Leone // Filosofo. 
Quindi l'imperatore Niceforo Foca, 
irritato perchè il re Pietro non avea 
impedito agli ungheri il passaggio 
del Danubio, suscitò i russi ad in- 
vadere, nel 967, la Bulgaria, a cui 



BUL 

recarono gravi danni. Però si riti- 
rarono, sebbene poco mancasse che 
non vi si stabilissero. 1 bulgari non 
mai tran([uilli, detronizzarono Bogoris, 
figlio di Pietro a cui successero al- 
tri principi, e Samuele Moere, elet- 
to dalla nazione, prima battè i gre- 
ci , e poi fu vinto da Basilio II, 
che fece cavare gli occhi a mille 
cinquecento bulgari, e nel io 18 
aggiunse la Bulgaria all' impero ro- 
mano. L' ultimo loi'o l'e fii Giovan- 
ni , il quale avea ucciso il re di 
Servia e della Dalmazia. Così ter- 
minò questo regno, che avea durato 
trecento quarantasette anni , sotto 
ventidue re. 

Dipoi Pietro Delcan , fattosi cre- 
dere di stirpe regia, sollevò i Bulgari, 
si fece proclamare per re, e sacrifi- 
cò i suoi rivali. Una gran parte degli 
abitanti essendo stata trasportata al di 
là del Danubio, ammise i turchi pat- 
zinaci a popolar la contrada con vas- 
sallaggio all' impero. Tuttavia cpiesto 
non fu mai pacifico possessore del 
paese , innalzando , e deponendo, i 
suoi effimeri re. Asane, Pietro e Gio- 
vanni principi germani tornarono ad 
emancipare la Bulgaria ricaduta nel- 
la schiavitù greca ; e se l' impera- 
tore Federico I Barbarossa avesse 
secondato i bidgari. Asane, e Pietro, 
oltre di aver cacciato i greci, avreb- 
bero aspirato all' impei'O di Costan- 
tinopoli. Il primo morì nel 11 89, 
ed il secondo poco sopravvisse, ed 
ebbe per successore Giovanni. Que- 
sti si chiama anche Calogiovanni, e 
vuoisi oriondo da una nobile fami- 
glia romana. Egli per lo zelo del 
Pontefice Innocenzo III, nel i2o3, 
si riunì co' suoi sudditi alla Chiesa 
romana, separandosi dalla greca, al- 
la quale i patriarchi di Costantino- 
poli aveano sottomessi i bulgari stac- 
candoli dalla Santa Sede, cui appar- 



15 UL 

Icnrvano , siccome si è veduto. Ni- 
colò I vi avca anclie stabiliti alcuni 
vescovati, avca dichiarata Arrida se- 
«Ic arci vescovi I(! , ed onoiato il suo 
pastore col titolo patriarcale. 

Innocenzo IH spedi pertanto suo 
legato in Bnlgajia il Cardinal Leo- 
ne Brancaleone, coli' incarico di con- 
sacrare;, e coronare a re de' Bulgari 
e de' hiaclii (cliianjandosi così alloia 
la ^ alaccliia ) il detto (iiovaniii, al 
<|nal etretto gli mandò il vessillo di 
s. Pietro, lo scettro, e la corona rea- 
le. Inoltre, mediante il contcjìuto del- 
la costituzione licx rcgiim, Bull. loin. 
Ili, p. 107, gli conferì la facoltà 
di batteie moneta. 11 Cardinale fu 
accolto con grande onore, fece so- 
lennemente la coronazione , e .sicco- 
me legato apo.stolico, diede il titolo 
di pi'imate all'arcivescovo Trimoni- 
tano, o di Tarnobia, insieme col jiai- 
lio , che ])ure diede agli altri arci- 
vescovi de' dominii bulgaii. Innocen- 
zo HI avea confÌM-mato l' ai-civescf)- 
vato di Acrida, ti'asferendonc la .s(,'de 
a Tarnobia, città di Valacchia ; e 
questo perchè, essendo .stati respinti 
i bulgari da Basilio II da' confini 
della IMacedonia, e della stessa Acri- 
da, vennero obbligati a stabilirsi sul- 
le sponde del Danubio, dichiarando 
Tarnobia rapitale del regno. Altri 
[lerò dicono, che il Papa .solo to- 
gliesse Tarnobia dalla giuri.s<lizioiie 
d' Acrida, senza aver luogo il Irasfe- 
rimenlo, ed erigesse nella liulgaria 
varie sedi qìiscopali . Allualnienle 
Aci-ida (Oci-idan) è sol la 11 lo airi ve- 
scovato in parlibus. 

Poco dopo il re Giovanni rimase 
ucciso iìMianzi Tessalonica , l'anno 
l'-'o", e i;li successe \or\las, fìllio 
della sorella, che per altro fu vinto 
da' li'aneesi, i (piali aveano conrpii- 
stato Costantinopoli, (iiovanni, (igiio 
di Asane, ascesi! il IrniM) mediante 

VOI,. VI. 



BUL iGt 

r aiuto de' iiissi ; e debellato il piin- 
cipe di L])iro, c:on esso, nel I23'7, 
as,sediò Costanlinop(jh , e venne re- 
.spinto da' liancesi. l'acif/cato prima 
con essi, indi si riunì a' greci, i quali 
non poterono ritrarne utile alcuno, 
perchè il Pontefice Gregorio IX, 
nipote d' Innocenzo III, impiegò An- 
drea II, re tl'Lngheria, a muovergli 
guerra , per essersi separato dalla 
Chiesa latina. ]\on si videro in pio- 
gresso nella Jjulgaria , che momen- 
tanei re, e spesso detronizzati ; per- 
lochè, nel 1271, Stefano IV, re di 
Unghnia, obbligò i Bulgari a rico- 
noscerlo per sovrano, ed a pagargli 
im tributo. Ma la rcstaiu'azione del- 
l' impero, eseguila colla espulsione 
de' francesi da Michele Paleologo , 
ritornò alla Bulgaria i proprii re , 
fra' quali si distinse Iz.achas, figlio e 
su(;ces>ore di Noga , il quale regnò 
felicemente, e prese qualche j)iazza 
a' greci , morendo verso il 1822 . 
IMichele Strascimiro, proclamato re 
dalla nazione , godette di pace nel 
suo regno, fece alcune conquiste sui 
greci, e morì nella guerra con Ste- 
fano re di Servia , nel 1339. Gli 
successe Alessandro suo nipote, che 
conquistò la Servia , ma diveimlo 
amante di vm' ebrea, si adojTcrò con 
ogni sforzo per innalzare al trono i 
figli de' suoi criminosi amori, a pic- 
giiidizio di que' legittimi nati dalla 
jirineipessa Chiara, l'erciò uiìo di 
questi, chiamato Strascimiro, si ri- 
bellò contro il genitore , che d' al- 
tronde dovette sostenere mìa fiera 
guerra con Lodovico I re d' Unghi'- 
ria. Toltegli tutte le piazze, Alessan- 
dro rimase prigioniero, e solo tkìpo 
molli anni riebbo la libertà. Ce.s.sò 
di vivere verso il i3»o. 

Il Pontefice Urbano V, nel i3-o, 
si applicò alila maggior premura 
iluiiiie i valaeehi alla (chiesa latina, 



i6?. BLL 

cogliendo il momento in cui la prin- 
cipessa Chiara, vedova di Alessandro, 
avea abbracciato la cattolica religio- 
ne; e inducendo ima principessa Bul- 
gara a fare lo slesso, per cui il Pa- 
pa le scrisse lettere piene di aggra- 
dimento. Quindi vStrascimiro , per 
sostenersi ne' suoi diritti, invocò dis- 
graziatamente la protezione de' tur- 
chi, e preparò la dissoluzione del re- 
gno. Il sultano Amurat I vi accorse 
con mi esercito , ma poscia si rese 
padrone di notabile pai te de' suoi 
dominii. 11 restante del regno non 
potè resistere a sì possenti emidi , 
che da ausiliarii erano divenuti nemi- 
ci, per cui Baiazet I, guerriero valoroso 
quanto il padre Amurat I , compì , 
nel 1396, l'opera, ne fece l'intera 
conquista , e riunì per sempre alla 
monarchia ottomana la Bulgaria , 
malgrado le vive rimostranze di Si- 
gismondo, re d' Ungheria, poi impe- 
ratore. Negli ultimi tempi la Bul- 
garia fu il teatro della guerra tra 
il Gran Signore, ed il ribelle Paswan 
Oglou. 

Profittando i greci delle questioni 
insorte tra la Santa Sede e i Bul- 
gari, trassero questi al loro partito, 
pei" cui \\ \csco\o l)ulgaro prese il 
nome di cattolico, e fu il primp fra 
gli autocefali, titolo e dignità, che 
tuttora ritiene sotto i tin-chi. Que- 
ste contrade furono celebri pel fii- 
moso concilio di Sardica, ora Sofia, 
celebrato nel 344 5 sotto il Papa 
Giulio I, coir intervento di trecento 
vescovi. Auolsi che, nel ii-y/ò, ai con- 
fini della Bulgaria, gli albigesi creas- 
sero l' antipapa Bartolomeo. I Bul- 
gari, ricevendo dagli orientali e dai 
greci alcune dottrine di manicheismo 
sotto il regno di Basilio // Macedo- 
ne, diedero il loro nome ad una 
setta, che comprende i petrobusiani, 
gli albigesi , ed altri novatori ( V. 



BUL 

Bulgari eretici). Il Pontefice, o 
capo supremo di tal setta, risiedeva 
nella Bulgaria, e si pretende, eh' ei 
venisse consultato dagli albigesi di 
Francia. 

Finalmente il zelante Pontefice 
Nicolò V, nel i45'i, a' 20 settembre 
spedì nell'Albania , Bulgaria e Tra- 
cia fr. Eugenio Somma francescano, 
col titolo di nunzio apostolico, mu- 
nito di facoltà, tra le quali di con- 
cedere in punto di morte l' indul- 
genza plenaria a quelli, che avessero 
pugnato contro gì' infedeli. E Bene- 
detto XIV, col disposto della costitu- 
zione Grai'issimum, de' 18 gennaio 
ì'jS'j, che si legge nel tom. XIX, 
p. 264 del Bai. Maga., stabilì gli 
interrogalorii da farsi ai vescovi cat- 
tolici della Bulgaria, le cui risposte 
dovcansi mandare alla sacra congre- 
gazione di Propaganda, la quale pre- 
siede a quelle missioni apostoliche. 
Attualmente la cura di queste mis- 
sioni è affidata al vescovo di Nico- 
poli, vescovato in Bulgaria, colle fa- 
coltà di Aintninistratore apostolico 
della T'alacchia , la cui lesidenza 
è in Bukarest , o in Ciopple nella 
Valacchia, perchè la Bulgaria è man- 
cante di luogo atto alla residenza 
dcllOrdinario , e perchè al vescovo 
di Nicopoli prò tempore si affida 
la detta amministrazione. La missio- 
ne è data ai pp. passionisti , ed i 
luoghi .sono Nicopoli, Sinof, Rosciucle, 
Bellini , Orese con chiesa , Tranci- 
vizza, Lagena con chiesa, e Pedi- 
clares. Solamente negli ultimi cinque 
villasieri vi sono de' cattolici, che su- 
perano i due mila, mentre la mag- 
gior parte degli abitanti professano 
la religione greca , o il maomettis- 
mo, e parlano un idioma, che par- 
tecipa dello slavo-illirico. / . Turchia. 

BULGAROFIGlA. Città vescovile, 
sino dal IX secolo, della provincia 



DUO 

(lEmiinontc nclhi diocesi di Tr.icia, 
soUo JMrudanopoli, così denominata 
per la litiiala de' Indgari. 

BULLA REGIORUM. Città vesco- 
vile della provincia pioconsolarc Car- 
taf^inesc in Africa^ iMninictitata nei 
concilii di s. Cipriano, e clu" alliial- 
mcntc si vuole essere il borgo l'ria 
nel regno Tunisino. Si conosce an- 
che un'altra sede vescovile nella Bul- 
garia col nome di Bolla, o l^ulln, 
istituita nel IX secolo , con titolo 
arcivescovile onorario. 

BULLAE. Antica sede vescovile 
nel patriarcato di Costantinopoli, giu- 
sta rOrlelio. 

BULLENSIS. Sede vescovile d'A- 
liica nella provincia proconsolare, se- 
condo gli alti della conferenza car- 
taginese. 

BULLLS, o BULL1DUI\L Sede ve- 
scovile nell'Epiro, suH'raganca di Du- 
vazzo, nel 43 1. Plinio nomina una 
colonia di essa, chiamata Dullicn.sis 
Colonia. 

BULNA. Sede vescovile della pro- 
vincia proconsolare d' Africa, dipen- 
dente dalla metropoli cartaginese, il 
cui vescovo Vittore sottoscrisse il 
concilio laleranense , celebrato , nel 
649, dal Pontefice s. IMarlino L 

BULTURIA. Sede vescovile della 
IMaiuilania Cesariana ncllAliica oc- 
cidentale. 

BUONFIGLIO, Cardinale. Buon- 
figlio, come Cardinal diacono, si tro- 
va segnato fra i Cardinali di Agapito 
II, e fia quelli, che inlcrven.iero al 
concilio tenuto a Boma sotto Cio- 
vanni \II, laiino i)()\. 

BUOxM-UOMlM . Chiainavaiibi 
con questo nome, i. i 1. tonaci sta- 
biliti nell'anno i'?.')9, in Inghilter- 
ra dal principe ICdmondo, colla re- 
gola di s. Agostino, i quali portano 
I abito blcM, il tenore delle prescri- 
zioni del primario lliiulalore b. (lio. 



BUO iGl 

// Buono j -i. I religiosi dell'Ordine 
(irandimotense, come ne assicura il 
(iarampi nella vita della/». Cliiara, ]>. 
28; 3. 1 reUgiosi membri della scuola 
di s. IMarlino, istituita a Firenze da s. 
Antonino: 4- ' PaoloUi di 1 lancia, 
perchè il re Luigi XI era solito dis- 
tinguere, col titolo di buon uomo, 
il loro istitutore s. Francesco di Paola 
[y. il Periniezzi, Fita s. Francisci 
de. Paula) j 5. I tredici caporioni di 
Roma {Fedi) nel secolo XIV, comesi 
ha dalla vita di Cola di Rienzo pres- 
so il IVIinatori, ^ntir/. mcd. aevi, t. 
IH, p. 399; 6. Gli albigesi, i con- 
solatij e simili eretici; 7. 1 dodici ca- 
pi, che i fiorentini elessero, verso il 
1270, in magistrato per riordinare 
il loro stato, dopo la partenza dei 
ghibellini. K quando il Cardinal La- 
tino, circa l'anno 1 280, pacificò Firen- 
ze, il governo venne allldato a quat- 
tordici savii ( Buoni Uomini ) , otto 
guelfi, e sei ghibellini, anzi nei tem- 
pi bassi si die^ tal titolo a' magistra- 
ti, e pubblici ufllziali, o amministra- 
tori della giustizia. /'. il Ducange. 
BUON PASTORE (Nostra Da- 
ma di Carità del Buon Pastore di 
Angers). Questo istituto ha per 
iscopo principale di togliere dal 
peccato le donne, che si abbando- 
nano a' disordinali costumi. Esso fu 
fondato nel secolo XVI dal padre 
Eudes, missionario in Fi-ancia, il 
quale si vuole che avesse a tal fine 
pie e divine ispirazioni. Né fu senza 
molti ostacoli l'elTettuazione del suo 
santo progetto. Però da s. Francesco 
di Sales, che allora *ava a Parigi, 
ebbe in aiuto la revereinla madre 
Patin, monaca della Visitazione, per- 
chè incominciasse la pruna fondazione 
nella città di Caen in Normandia, 
fanno i (14 ' • La nipote del detto 
p. Fudes, in età di anni tredici, fu 
1.1 piini.i maestra delle doinie ])eMÌ- 



i64 BUG BUG 
tenti, e fin dai primoidii dell' isti- Poitiers, e di Metz chiesero somi- 
luto, le monache ricevettero da Dio ghanti fondazioni nelle città loro, e 
forza e grazie somme per la con- dopo avere sperimentato lo spirito 
versione delle penitenti, che loro si buono della comunità del Buon 
presentavano in gran ntuTiero. Pastore di Angers, di consenso co- 
li p. Eudes dedicò la nuova congre- mune col vescovo di Angers, risol- 
gazione ai sacri cuori di Gesù e Ma- vettero di chiedere al regnante Pon- 
ria, e ne compose l'officio, che fu tefìce Gregorio XVI la licenza di 
approvato da Papa Alessandro VII, erigere la congregazione in genera- 
prima che la Chiesa ne celebrasse lato. Sua Santità ascoltò benigna- 
la festa con un culto particolare. Lo mente tali domande , insieme a 
stesso Alessandro VII , e poi Bene- quelle della m. Maria Eufrasia Pel- 
detto XIV, con Pontificii brevi ap- letier, e quindi si degnò accordare, 
provarono s"ì salutare istituto, che per mezzo di un decreto della con- 
pcr lo spazio di duecento anni ri- gregazione dei vescovi e regolari, 
mase ristretto a due case isolate e vm breve in data del dì 3 aprile 
indipendenti l' una dall'altra, fino del medesimo anno, in favore del 
a tanto che il Signore ispirò alla nuovo geiaei'alato, decretando e vo- 
superiora della casa di Angers in lendo, che quindinnanzi la superiora 
Francia, il disegno di formar un della casa di Angers fosse supe- 
generalato, acciocché si propagasse rioi-a generale di tutte le case 
l'istituto, e si rendesse utile a tutto da essa fondate, o che fondereb- 
il mondo. be in avvenire. Sin da quel mo- 
La casa del Buon Pastore di mento 1' istituto fiorì, ed il suo 
Angers, viscita dal monistero della incremento giunse a tal punto, che 
città di Tours in Francia, fu fon- da molte parti si sono ad esso richieste 
data nel 1829, con aiuto e coope- monache per far fondazioni. Le città 
razione del conte de la Potheric de di Francia , che fin ora non vole- 
Neuville, che consacrò e diede tutta vano monache, costituirono dotazio- 
la sua fortuna per istabiliila e con- ni rilevanti per avere i monisteri 
solidarla. La superiora, scelta ad del Buon Pastore , ed in cinque 
opera così desiderata, fu la madre anni, vale a dire dopo la spedi- 
Maria di Eufrasia Pelletier, dotata zioue del breve di Gregorio XVI, 
di saviezza e di virtù, capace e furono erette ventidue case, nelle 
degna di corrispondere ai disegni quali im numero infinito di pecca- 
dei Signore. IMonsignor Carlo Mon- trici abbandonate trovò asilo e sa- 
tault, vescovo di Angers, chiaramente Iute dell' anima, 
riconobbe il dito di Dio nell'accresci- Uno dei gran benefìcii, fatti dal 
mento e nei progressi della comu- prelodato Pontefice a questa congre- 
nità del Buon Pastore, per cui nello gazione, fu la nomina di un Car- 
spazio di cinque anni vi vennero dinaie protettore nella persona del 
ricevute più di cinquecento zitelle vicario di Roma, Carlo Gdescalchi, 
o vedove) le quah composero la co- ora gesuita. Entrando egli nelle pa- 
munilà, mentre ascesero in breve tei-ne sollecitudini di chi lo avea 
al numero di duecento le penitenti nominato, favorì con tutto 1' impe- 
convertite. giK, la congregazione, ed alle sue 
Allora i vescovi di Grenoble, di istanze la Santità di nostro Signore 



V,VjO 

volle puic stabilir nella capitale del 
iiioiuio cri^tiiino il santo istituto. 
A tal line, nell'anno 18 38, la in. 
Maria di santa Eufrasia Pellelier, 
fu invitata a condurre in Roma 
cinque delle .sue figlie monache del 
monistcro generale . Esse furono 
prima ammesse dal Pa[)a al bacio 
del piede, e quindi vennero instal- 
late con autorità Pontificia nel 
monistero di santa Croce della Pe- 
nitenza , in via della Longara , 
alGnchè governassero le femmine 
condannate, ed anche quelle, che 
spontaneamente bramassero entrarvi. 
Le monache corrisposero alle regole 
dell' istituto con tanta utilità e di- 
ligenza, che meritarono dai mede- 
simo Papa un breve, in data del dì 
28 maggio 1839, col quale fu tras 
ferita alle monache 1' amministra- 
zione intiera del luogo pio, che sin 
allora stava nelle mani del vener. 
collegio dei parrochi di Pioma. In 
poco tempo il numero delle peni- 
tenti si è aumentato non solo, ma 
molte di esse richiesero volontaria- 
mente di rimanervi, altre di ritirar- 
visi per far penitenza, ed altie 
ritornando dopo un tempo di pro- 
va nelle vie della grazia, ebbero 
la felicità di rientrar nel seno delle 
proprie famiglie. 

ÌJL()NS1G.\()RE , Cardinale . 
Biionsignore, Cardinal prete, trovasi 
sottoscritto ad una bolla, spedila da 
Urbano II a Cremona, nel i<)()T, 
per favorire il monistero di s. E- 
gidio. 

BUONTEMPI ANPRF.t, Cardina- 
le. Andiea r>uontem|ii da Perugia, 
filosoll) erudito, canonico della sua 
patria, da Lrbano V n'ebbe il ve- 
scovato l'anno 1 3()3. Quindi da Ur- 
bano VI fu croato Cardinale ]ìrele 
dei ss. Pietro e INIareello , il di 18 
o 9.8 settembre r378. Eja uuuio 



UUO i65 

di singolare destrezza nel condurre 
a buon line dilfieili aliali; il peichA 
ebbe la legazicjne delTUmbria e del- 
la Marcii, coll'amministrazione per- 
petua della chiesa di Perugia. Ma 
poco dopo la elezione di bonifacio 
IX, al cui conclave era intervenuto, 
morì a llecanati nel i 39*;, dov'eb- 
be la tomba. Questo Cardinale, nel 
1378, fece la traslazione a Perugia 
della testa e di un braccio di san 
Ercolano, vescovo e maitire, protet- 
tore di quella città. 

CUONViSI Buoxviso, Cardinale. 
Buonviso Buonvisi, patrizio lucche- 
se, nacque nel ijGi. Dopo avere 
profondamente studiato le facoltà 
legali, andò a Roma, ove, per le sue 
doti egregie e pe'suoi amabili costu- 
mi, si rese caro a tutti. Quindi di- 
venne chierico di Camera, e, secon- 
do alcuni, uditore della medesima, 
e vicelegato nella provincia del Pa- 
trimonio con potere amplissimo. Poi 
fu spedito in Ungheria in qualità di 
commissario generale dell' esercito 
Pontificio , nel quale incarico diede 
tante pruove di saviezza e valore , 
che guadagnossi grande estimazione 
presso il pubblico , non meno che 
presso il Pontefice Clemente Vili , 
da cui venne creato Cardinal diaco- 
no de' ss. Vito e Modesto, a' 3 marzo 
i.')98.Nel 1602 il medesimo Clemente 
Vili lo promosse all'arcivescovato di 
Bari, e volle consacrarlo colle proprie 
mani. Senonehè, dopo essersi reso 
modello a tutti di virtù, morì a 
Bari neir anno iGo3, di (|u,iran- 
tadue anni, e cinque di Cardinala- 
to. Le lagrime, che si sparsero alla 
morte ili lui dal clero e dal popo- 
lo, finono indi/io dell alla slima, che 
godeva pres.so tutti. Venm- sepolto in 
chiesa di s. Frediano nella tomba 
de' suoi maggiori. Regalò la metro- 
politana di Bali di parecchi airedi 



i66 BLO 

preziosi, e tli non lieve somma di 
denaro. L'Amideniocd i continuato- 
ji di Ciacconio tessero a questo Por- 
porato splendido elogio, appellando- 
lo uomo di singolare illibatezza di 
costumi, dottissimo, degno della por- 
pora , generoso mecenate dei dotti. 
BUOiWISI Francesco, Cardina- 
le. Francesco Buonvisi, nipote del 
Cardinal Girolamo di questo nome, 
nacque a Lucca da famiglia assai 
nobile nel 162.5. Ragguardevole per 
la illibatezza dei costumi, non me- 
no che per lo splendore dei natali, 
accoppiava a venustà e dignitosa 
presenza, mente capace , chiaro in- 
telletto. Chiamato a Roma dallo zio 
Cardinale, fu fatto cameriere segre- 
to di Alessandro VII, e canonico 
nella basilica latei-anese, e venne a- 
scritto ai prelati. Dopo altri impie- 
ghi segui il Cardinal Chigi alla corte 
di Parigi, ove dal cristianissimo re 
fu accolto assai amorevolmente. Ri- 
tornato a Roma, divenne segretario 
della congregazione delle acque , ar- 
civescovo di Tessalonica, e nunzio 
di Colonia, ove trattò assai destra- 
mente ailari di alta importanza. Fu 
ricevuto in Colonia come nunzio 
straordinario a reprimere gli sforzi 
degli ottomani, ad assistere alla ele- 
zione del nuovo re, caduta sovra 
Giovanni Sobiesky , e quindi fu 
fatto nunzio ordinario, affinchè re- 
golasse le occorrenti sopravvegnen- 
ze. Dappoi Clemente X, collo stes- 
so carattere, lo spedi alla corte 
di Vienna presso a Cesare, nel iByS, 
ove diede segni chiarissimi del suo 
zelo per la sede Apostolica. JXella 
prima promozione, fatta il di primo 
settembre 1 68 1 dal Pontefice Inno- 
cenzo XI, fu innalzato alla porpora 
come prete Cardinale assente del ti- 
tolo di s. Stefano nel Montecelio, e 
quindi, nel 1690, fu da Alessandro 



BUR 
Vili trasferito al vescovato di Lucca. 
Il Buonvisi introdusse in (piesla citlù 
la divozione delle quaranta ore. Morì 
in essa nel 1700 dopo quasi venti 
anni di Cardinalato, e fu sepolto 
nella cattedrale. 

BUONVISI Girolamo, Cardina- 
le. Girolamo Buonvisi nacque a Lucca 
da una delle piìi nobili famiglie di 
quella repubblica, nel 160^. Dopo di 
av^restudiato nelle migliori università 
d'Italia, andò a Roma, ove Urbano 
Vili lo ascrisse ai chierici di Camera, 
lo fece presidente dell'annona, e sotto 
Innocenzo X, venne preconizzato ar- 
civescovo di Laodicea. Senonchè, ri- 
nunziata la carica di chierico di Ca- 
mera, ritirossi in patria al fine di 
condurre vita privata. Ma creato 
Pontefice il Chigi col nome di Alessan- 
dro VII, già amico di lui, che ne cono- 
sceva il merito, lo chiamò a Roma, e 
lo fece maestro di Camera, quindi, nel 
9 aprile 1657^ crcoUo Cardinal pre- 
te di s. Girolamo degli Schiavoni 
colla legazione di Ferrara, cui esei'- 
citò colla massima equità, soavità 
e gentilezza di tratto sorprendente. 
Dappoi pa.s.sò alla chiesa di Lucca, 
che avea ottenuto in quell'anno me- 
desimo, cioè due mesi dopo che avea 
conseguita detta legazione. Governò la 
sua chiesa con molta premura; ma eb- 
be a sostenere gravissime controversie 
con la repubblica di Lucca per limmu- 
nità ed ecclesiastica giurisdizione. In- 
tervenne ai conclavi dei due Clementi 
IX e X, e d'Innocenzo XI. Era dota- 
to di tali pregi, che molti lo voleva- 
no eleggere Pontefice. Ritornato a 
Lucca, vi mori nel 1677, di settanta 
anni, e venti di Cardinalato, ed eb- 
be tomba in quella cattedrale. 

BURALl Paolo ( b. ) , Cardi- 
nale. Paolo Rurali, detto di A- 
rezzo, nacque in Itri di Gaeta, nel 
1 5 1 1 . Era ancora fanciullo, quan- 



(lo (lava scolli di v(j(xr/.i()iic siiLliiiic; 
ni: i<li ;ip|)laiisi, ed il yl(>rif)SO titolo 
di flottare delta vttrilà, die gli avea 
guadagnato in tutta Napoli la sua 
perizia nelle le;^f^i, valsero ad insu- 
perbirlo,- cli(j anzi penetrando di 
essere aserilto al regio eonsiglio di 
s. Chiara, come presidente alle cause 
criminali, liiggì sotto mentite spo- 
glie di villano. Ma scoperto , -venne 
tiatto a iln-za ad assumere il carico 
a eni veniva eletto, dall'incorrotto 
esercizio del quale nulla valse a 
stoi-narlo, né l'autorità dei grandi , 
w. gl'impegni de' prin(;ipi , ik'' le 
raccoujandazioni degli amici, né qua- 
lunque altro incontro. Era solito 
sovvenire generosamente ai poveri , 
die non potevano sostenere le spe- 
se delle liti. Conoscendo poi (pianto 
era pericolosa la condizione di un 
giudice, ritirossi dal mondo. Avven- 
ne, che per discordie suscitate tra 
I^aolo IV, e Filippo II re di Spa- 
gna, ]-Y'r(linand(3 di Toledo duca di 
Alba con esercito poderf)so procede- 
va verso Roma. Allora il Binali 
vemie eletto dal medesimo duca, u- 
ditor generale delle cause; ma non 
volendo egli tenere mano ai nemici 
della religione , pregò istantemente 
d vicario, die degnasse di sostituire 
(|iialche altro, e conoscendo egual- 
mente come silUitti impieglii non 
convenivano colla vocazione di lui, 
stabilì di dare il suo nome ai che- 
rici regolari teatini, tra' quali fu am- 
messo, dopo replicate istanze, nel i ')J7. 
(^ui comparve (In da principio esem- 
plar consumato di santità e perfe- 
zione. Avendo chiesto di essere am- 
messo tra' fratelli laici, per obbedien- 
za fu astretto a ricevere la prima 
tonsura. Egli si addossava gì' im- 
pieglii ]>iù vili e faticosi della rdi- 
i;ione, bendn!" liisse in tale cslinia- 
zioiie, che, ollie di esscj'c stalo in 



BLR 167 

seguito pili volte superiore, da Na- 
poli e (lai viceré e duca di Alcalà , 
venne spedito nella Spagna oi-alorc 
alla corte del re Filippo li per l'af- 
fare interessantissimo della Inquisi- 
zioiK,', che trattavasi alloni d' intro- 
durre in quel n;gno. Dopo aver ri- 
cusiito vari vescovati, dovette accetta- 
re quello di Piacenza, conferitogli 
da s. Pio V, che gli regalò cento 
scudi, e lo ascrisse fra' considtori dell<« 
congregazione per l' esame dei con- 
tratti censuali, e per la r^usa del- 
1 arcivescovo di Toledo, Bart(jlomeo 
(Paranza, accusato di eresia. Il Biu'a- 
li introdusse nella sua diocesi la os- 
servanza dei decreti del concilio di 
Ti'cnto, tenne un sinodo, cui piib- 
blic(ò nel 1070 , fondò un semina- 
rio, api-'i case agli orfani, alle vedo- 
ve e all(! convertite, un collegio ai 
padri somaschi, uno ai teatini, ed 
un conv(?M4e-^i cappuccini ; ristaii- 
rò magnificamente la cattedrale, fu 
genenjsissimo coi poveri, cui appel- 
lava angioli invisibili e portinai del 
paradiso, ed ai quali insegnava la 
dottrina cristiana; come vescovo di 
Piacenza intervenne al terzo conci- 
lio provinciale di Alilano, celebrato 
da s. Carlo Borromeo,(li cui era intrin- 
seco amico, e col (]uale conferiva so- 
vente in affari di spirito. Per coro- 
nar tanti meriti, san Pio V lo creò 
Cardinal prete di s. Pudenziana, nel 1 7 
maggio 1570; e Gregorio XllI, alla 
cui elezione o<jntiibuì col suo voto, 
lo pnjinosse all'arcivescovato di Na- 
])oli nel iS'-G. Insignito di questa 
dignità, tenne sinodi, riformò la sua 
chiesa da ogni vizio, aprì luoghi pii, 
s(jvvcnne poverelli . Ridusse alla ve- 
rità eretici , turchi cxl dirci. Divo- 
tissimo |>oi alla Vergine Santissima 
(ìli da liuiciullo. presso alla sua casa 
la venerava sotto il titolo di S. INI. 
(Idia .Alisericcidia, e (piando nel i 5 [S 



i68 BUR 

era tornato alla patria, ne ristaurò la 
chiesa con tutto l'impegno. Doven- 
do laurearsi nella università di Bo- 
logna, volle farlo di sabbato; nel 
giorno della Purificazione di Lei, nel 
1 558, avea fatto la religiosa professio- 
ne; e visitando da vescovo di Pia- 
cenza la chiesa di s. Maria in Cam- 
pania, colle sue preci liberò una 
donna indemoniata. Trovata, nel 
borgo delle Vergini fuori della por- 
ta di s, Gennai'o, un'immagine del- 
la Vergine, ordinò una processio- 
ne a suo onore, la consegnò al- 
la chiesa dei padri domenicani , e 
volle che si chiamasse la Madonna 
della Sanità , perchè rinvenuta in 
luogo , detto valle della Sanila. 
Teneva di frequente la corona fra 
Je mani, e oi'dinava ai parrochi, che 
al suono della campana, invitassero 
il popolo a recitare l'antifona cor- 
rente ad onor della Vergine San- 
tissima. Per suo mezzo i cappuccini 
aveano ottenuto un convento in 
Itri, e volle che nella chiesa si po- 
nesse un quadro ad onor della 
Vergine con la sua effigie in atto 
genuflesso di orare ; faceva sempre 
liverenza alle sue immagini, ed una 
ne teneva appresso di sé, che all'estre- 
mo della vita volle a'piedi del letto 
affine di spirare nelle amorosissime 
braccia di Lei. Per le sue fatiche 
sostenute per la gloria di Dio, in 
mezzo a mia vita peniteli te e quoti- 
dianamente mortificata, a cui si ag- 
giunse ima caduta, per la ([uale se 
gì' infranse l'osso di im fianco, mo- 
rì a Napoh nel 1578, di sessanta- 
sett'anni , ed otto di Cardinalato, 
Cil ebbe tomba nel cimitero de' suoi 
religiosi di s. Paolo, senza memo- 
ria, come oidinava egli stesso, che 
])oi gli fu posta dalla divozione dei 
napoletani. Le sue eroiche virtù ed 
i miracoli sti-cpitosi, che Dip ope- 



BUR 

rò a sua intercessione in vita , e 
dopo morte, gli meritarono l' onoi 
degli altari, che ottenne da Clemen- 
te XIV, il quale solennemente nel 
1772 lo ascrisse tra i beati. La vi- 
ta di questo venerando Porporato è 
scritta da Giambattista del Tuso 
vescovo dell' Acerra nella Storia del 
suo Ordine dei cheriei regolari, e 
da Giambattista Bonaglia. 

BURCA, o BURUCH. Sede vesco- 
vile nella provincia di Numidia nell'A- 
frica occidentale, il cui vescovo Lucio 
intervenne alla conferenza cartaginese. 
Si sa inoltre, che il vescovo Quie- 
to fu presente ad uno de' concilii 
nella medesima città adunato da s. 
Cipriano. 

BURCARDO (s.), primo vescovo 
di Virtzburg in Franconia, era in- 
glese di nascita. Le virtìi, ch'ei pos- 
sedeva in grado eminente, eccitaro- 
no s. Bonifazio a pregarlo di voler 
unirsi seco lui, per adoperarsi alla 
conversione degl' infedeli al di là 
del Reno . Lieto Burcardo perchè 
gli si fosse offerta questa occasione 
di esercitare il suo zelo, abbandonò 
la patria nell'anno 732. Le aposto- 
liche fatiche di lui furono coronate 
del più felice successo, e s. Bonifa- 
zio, avendo eretto la diocesi di Wirtz» 
burgo, ne affidò il governo a Bur- 
cardo. Questi adempì i doveri del 
suo ministero con quella prudenza , 
e con quello zelo, che sono proprii dei 
santi, ed ebbe la consolazione di 
ampliare il regno della Chiesa, con- 
vertendo alla fede molti infedeli. Fu 
presente al concilio di Alemagna ce- 
lebrato da s. Bonifazio , per rifor- 
mare il costume del clero : si ado- 
però affinchè si prestasse onore a 
s. Chilano vescovo, che cinquant'an- 
ni innanzi avea sostenuto il marti- 
rio, fabbricò la chiesa cattedrale so- 
pja la tomba di lui , fece diversi 



BUR 

bfabilimenti pei chierici e pei icli- 
j^Kjsi, e dopo dieci anni di episco- 
pato, ne emise la liiiuii/ia, sentendosi 
<|iiasi estenuato di fòrze. Allora si 
jilirò nella solitudine di Hohenhurg, 
ove terminò i suoi {giorni nella pra- 
tica di tutte le virtìi. II tempo del- 
la morte di lui da alcuni è fissato 
nell'anno 7'>4, e da altri nel 793. 
11 di poi della sua festa è stabilito 
ai i4 ottobre. 

BURCIJARDOoBROCCARDIGio- 
VANM, nacque a Strasburgo nel secolo 
XV e fu fiilto maestro delle cerimonie 
Pontificie agli i i diceDd)re i4<S3. 
Nominato poscia vescovo di Città di 
Castello, mori ai 6 di maggio del 
1 5o5. Egli è autore dei Diario di 
Alessandro VI, opera assai curiosa, 
scritta con piano stile, talvolta con po- 
ca critica, e spesso con minor prudenza, 
die per anco non fu tutta pid)blicata 
ad onta delle gran cure dei dotti per 
rendei la intera. Pare, che le investiga- 
zioni di La dure fatte nella biblioteca 
Chigi de Sainte-Palaye sieno state le 
più fortunale. Lgli trovò un niano- 
scritto in cintjue volumi in 4°» clic 
comincia dall' ii dicembre K'j'^S, 
giorno in cui l'autore fu provvedu- 
to della carica di maestro delle ce- 
rimonie Pontificie, e termina ai 3 i 
maggio del i 7o6, un anno dopo la 
molle di Biirchardo; il che (à cre- 
«lerc aver lui avuto un continuato- 
re. Quel manoscritto senza lacune 
di tempo, contiene gli ultimi mesi 
di Sisto IV, tutto il Pontificato di 
Innocenzo Vili, di Alessamiro VI, e 
di Pio Ili, ed i primi tre anni di 
(iiiilio 11. Abbiamo di (piesto autore 
un bbro intitolali»: (h do prò iiifornia- 
liiiiw. saccrdutunt, Roiuac i5or), et 
\ enetiis 1572 ; e i conclavi dei 
l'otiti fici Ixurnaui, incominciando da 
f|uell<j ])n' l'clc/.innc di Clemente \ , 
che furono stumpali nel 1GG8. ÌLi 



BUR ifu) 

pure Burchardo contribuito con Gia- 
ctjiuo de Lutiis alla anrezione del 
Liber poiitificalis, Romae i497- 

BURGO'S (Biirgcn.). Città della 
Sfiagiia con residenza di un arcivescovo 
nella Castiglia vecchia, di cui è ca- 
j)itale. E ragguardevole per l'anti- 
chità ed ampiezza, edificata sul pen- 
dio di una collina, che prohuigasi 
in riva al fiume Alanzone, cinta di 
mura, ha il castello posto in cima 
alla città, il quale però oggi è rovina- 
to. Fu essa chianiala anche jMalhur- 
giirn, ed era ordinaria residenza, pri- 
ma de' conti , e poscia di alcuni re 
di Castiglia, a cagione della sua esten- 
sione, e della posizione amena e 
vantaggiosa. I popoli marbogi furo- 
no i primi abitatori de' suoi dintor- 
ni. Si accrebbe colle rovine di An- 
ca, delia quale illustre città conserva 
tuttora il nome ne' vicini monti di 
Oca, e nel santuario di Nostra Si- 
gnora de Oca. Burgos, allorché vi 
abitò il sovrano, divenne una delle 
più imjxjrlanti città della monar- 
chia .spagnuola, finché Carlo V, nel 
secolo XA I , trasportò la residenza 
reale a Madrid. Da tal' epoca essa 
diminuì di popolazione. Molto ebbe 
a soffrire nella conquista fattane dai 
francesi, nel 1808. Nel settembre 
1812, il generale Dubreton assai si 
rese chiaro in Burgos jier essersi 
opposto colla valorosa sua guarni- 
gione a tutto r esercito inglese, co- 
mandato da Wellington, cui costrin- 
se ad abbandonare l'assedio. Tutta- 
via , nell'anno seguente, gl'inglesi 
se ne resero padroni, e, nel 18 ij, 
la reslituirtmo a Ferduiando ^ 11 re 
di Spagna. 

Fra i suoi piìi pregiali edilicii si 
tlislinguono il palazzo della città, 
«fucilo di Valescos, mi arco di trion- 
fi) cretto in onore ili Ferdinando 
Goiizales, primo conte di Castiglia, 



i-u BUR 

ed all'estremità meridionale evvi il 

monumento del famoso Cid. 

La sede episcopale di Burgos an- 
ticamente era in Oca ; ma, distrutta 
questa da' mori, fu trasferita a Val- 
jtuesta dal re d'Oviedo Alfonso il 
Callolico j che inoltre copiosamente 
la dotò, in compenso delle perdite 
fatte nella giieira. Indi , per cura 
delle figlie di Ferdinando il Gran- 
de, d. Urraca, e d. Elvira, fu tras- 
portata a Gamonale: finalmente, ad 
istanza del re Alfonso VI , il Pon- 
tefice s. Gregorio VII, nel loyS, la 
stabiFi a Burgos, dichiarandovi Aste- 
rio per primo vescovo, ed il re as- 
segnò per r episcopio il proprio pa- 
lazzo , e la sua eappella per catte- 
di-ale ; ma siccome Tarragona, e To- 
ledo se ne disputavano la giurisdi- 
zione. Urbano 11, del 1088, le accordò 
l'esenzione. Nel 1 22 i ,il vescovo INIauri- 
zio gettò le fondamenta della cattedra- 
le, che ora esiste, dedicata alla b. Vergi- 
ne Assunta in cielo, la quale per la sua 
gotica architettura, splendidezza e son- 
tuosità è una delle più belle della Spa- 
gna. Quindi il Pontefice Gregorio XllI, 
per le istanze di Filippo II , e del 
Cardinal Francesco Pacecco, vesco- 
vo di Burgos spagnuolo, nel i5']^, 
la eresse in metropoli (divenendone 
primo arcivescovo questo Porporato), 
colle chiese di Pamplona, Calahorra, 
Palencia e Santander per suffiaga- 
iiee. Dipoi vi fu aggiunta Tudela , 
e a Calahorra fu unita Calzada. Fis- 
sò la rendita a trentamila scudi, le 
parrocchie a mille settecento tren- 
tasei , le abbazie a sessantadue , le 
collegiate a diciotto , con settantotto 
monisteri, novemila chierici, oltre 
qviindici parrocchie, sedici monisteri, 
e ventiquattro spedali nella città. 
L' ufficiatura era celebrata nella cat- 
tedrale da rinquantacinque canonici 
( il primo de' quali era il re ) , da 



BUR 
quarantaquattro beneficiati, quaran- 
ta cappellani, venti chierici, ed al- 
tri ministri in numero di centosette, 
come riporta l'Alberti a p. 220. 

Presentemente il capitolo si com- 
pone di due dignità , prima delle 
quali è il decano, cui ne sono uni- 
te altre quattro , ventisei canonici , 
dieci razionarli , ed altri sacerdoti 
pel divino servizio. Oltre la parroc- 
chia di s. Giacomo unita alla cat- 
tedrale, in città ve ne sono quattor- 
dici, con sette conventi di religiosi, 
nove monisteri di monache, quattro 
spedali, un ospizio , il seminario, il 
monte di pietà, ed altri pii stabili- 
menti. In vicinanza della città vi è 
il ricchissimo monistero delle suore 
de las huelgas , composto del fiore 
della nobiltà castigliana, la cui ab- 
badessa disponeva di varie commen- 
de , e nominava ne' luoghi dipen- 
denti dall' abbazia, i magistrati, e i 
governatori. Non lontana è pure la 
solitaria certosa di Miraflores. 

Quattro concilii flirono celebrati 
in Burgos, il primo nel 1076, in 
cui dal Cardinal Piiccardo legato apo- 
stolico si fecero accettare a' goti l'uffi- 
zio, i riti e le cerimonie della Chiesa ro- 
mana, secondo le prescrizioni del Pon- 
tefice s. Gregorio VII, Gali. Christ. t. 
VI, p. 44- Alcuni pongono questo 
concilio al 1080; ed il Labbé al 
tomo X, e l'Arduino al tomo VI, 
citati dal Lenglet, dicono appunto, 
che vi finono abrogate le cerimonie 
gotiche, o mozarabiche. Il secondo 
concilio si convocò dal Cardinal Gui- 
do, legato di Gregorio IX, nel i236, 
per l'introduzione nella Spagna detrito 
romano , e per la pacificazione del 
re di Castiglia e di Na varrà, come 
vuole il Pagi, ma l'Arduino, t. VI, 
presso il citato Lenglet, lo pone al- 
l'anno 1 1 36. Il terzo concilio si ten- 
ne nel 1879 sullo scisma dell'anti- 



BUS 

|i;i|)ii Clcmcnlo VII, insorto contro 
il Icf^illimo i*()nt(;ficc Urhanf) VI , 
III cui (listai a/jalaiiiciitc la Spa^'na 
s( f^iù le j)aili del j»rimo. JinaliiuMi- 
t*; il (juai lo concilio 111 cclcbrattj a IJur- 
gos nel i499> sotto il vescovo Pas- 
(inalc. 

KURFGiXONISTI. Sella ili HiIm 
spiiiluali, clic nei Paesi lìassi prote- 
si anli seguono la dollriiia di Aiilo- 
iiiclta 13onrif<noii. Questa fanciulla 
naia nel 1616 nelle Fiandre è un 
liisle esempio di ciò, che possa iii- 
tcrveiiiic per una falsa idea di ])i(là 
e di divozione. Tenendo il iiialri- 
uionio come cosa conlraiia alla san- 
tità, liiggi dalla casa paterna nel giorno 
destinato alle sue nozze, ed andò va- 
gando pei campi travestita da romito. 
Tornata peiò a casa, dopo aver cor,>i 
varii pericoli, se ne fuggì la seconda 
volta, che il padre di lei voleva darle 
ancora inarilo. iJa (juel tempo an- 
dò errando di teiia in teiia peise- 
guitata sempre e dovunque dalle 
hÌ7.7.;uTC sue idee intorno la religione, 
e dalle sue fjlli illusioni, che A'ole- 
va spacciare per oiacoli. In mezzo 
però a tali peregrinazioni ed a tan- 
te traversie, compagne di ima vi- 
ta sì agitala, ebbe campo di compor- 
re diciotlo grossi volumi intorno a 
varie materie teologiche. Non è sì 
agevole lo stal)ilire il sistema di 
l(!ologia da «!ssa st-guito. Tutto at- 
tribuendo alle inspirazioni immedia- 
te, niente produceva, che fosse con- 
nesso e metodico. 

IJURITA {Burilana plchs). Siule 
vescovile della provincia proconsola- 
re d'Africa, sotto la metropoli di 
Cartagine, secondo la confeitir/.a di 
Cartagine stessa del V secolo. 

BUSCA Ignazio, Cardinale. Igna- 
ùo Buscii nacque a Milano il 3 1 
agosto lySi. Recatosi a Roma, e 
postosi nella carriera [irelalizia , fu 



BIS 17, 

quindi inviato in Fiandra , col ai- 
rallere di nunzio a[)osloli(!o di Bru>- 
scllcs. Ilicliiamalo in l'ouia da l'io 
VI, fu fatto governatore di qu(;>»ta 
città, e, nel concistoro de' 3o marzo 
I 7S9, venne creato Cardinale flell'or- 
dine dei preti, col titolo di s. Maria 
degli Angeli. Pei- la slima , che si 
guadagnò del Papa, fu poscia fatto 
scgrelaiio di slato, indi prefèllo del 
buon governo. Trovossi nella lagri- 
mevole epoca, in cui i repubblicani 
francesi inlraprcseio la invasione 
dello slato Pontifìcio, e la sua let- 
tera inlcicellata, colla quale invoca- 
va l'aiuto dell'imperiai corte di 
A icona , ne affrettò 1' esecuzione. 
Valente nel maneggio degli affari , 
e zelante Porporato, appartenne a 
nove congregazioni Cardinalizie, e 
fu jirotelton; de' monaci di Monte 
Vergine, della cliicsa ed arciconfra- 
ternila de' ss. And)rogio e Carlo 
della sua nazione milanese, e di al- 
cuni monisleri , università e città 
ec. Morì in Roma a' in. agosto 
i8o3, e venne esposto nelle esequie 
nella chiesa di s. Agostino, e tunui- 
lato nella sua litolare. 

BUSEM15AU.M Ermavvo , nato 
nel iGoo a Notlel in Westfalia , 
fu rettore de' collegi di Hildesheini 
e Munstei', e morì nel 1668. Actpii- 
stala fama nel suo Ordine, per alcu- 
ne oi)(;re di teologia , divenne assai 
celebre pegli avvenimenti cui die- 
de origine la sua opera intitolata : 
AJct/ulltt tìicolos^ite vwralis, ex va- 
riis prolxilisque aucforihiis coiiciii- 
ìitìla . Ebbe quesl' opera in due 
volumi pili di cinquanta edizioni. 
L' uUima uscì nel it'Ì7 , e sebbene 
venne accresciuta dai tre gesuiti , 
ile la Croix, Collendall, e Montau- 
san, tuttavolt.i vi finono scoperte 
peiniciosc dollrinc . 11 |) irlaincn- 
to ili Tolosa condannò questa opc- 



172 ^^S 

ra al fuoco nel i']^*'J , e quello 
(li Parigi nel lySS. Il p. Zaccaria, 
gesuita italiano, pubblicò l'apologia 
di Busembaum e di la Croix contro 
ie due condanne, e quell'apologia 
fu egualmente condannata. Nondi- 
meno il p. Zaccaria medesimo fece 
una nuova edizione della 3Icdiilla 
theologfie _, che ricevette un'ultima 
edizione ad Ingolstadt nel 1768. Ab- 
biamo altresì di Busembaum il Li- 
liuin inter spiiias , de P" irgiiiibiis 
Deo devotis citjiie in scecido iiiser- 
vientfbiis. 

BUS1R.I [Basiris). Città vescovile 
del basso Egitto, e del patriarcato 
di Alessandria , eretta nel quarto 
secolo, sotto la metropoli di Pelu- 
sio, che viene chiamata anche Ahii- 
sir. Essa era forte ed antica , po- 
sta nel mezzo del Delta , capitale 
del Busirite , luogo in cui conveni- 
vano ogni anno gli cgizii per vene- 
rare Iside nel vasto suo tempio , e 
per celebrarvi con grande solennità 
la festa. E celebre per esservi mor- 
to Demetrio Falereo. Da alcuni fu 
chiamata anche Busosiris. Presente- 
mente si appella Busir, ed è una 
provincia del regno di Tripoli. Fi- 
nalmente alcuni credono, che questa 
città sia la famosa Tebe, o Eliopo- 
lis, poi Hu. 

BUSLACENE. Sede vescovile, ed 
antica città dell'Africa, di cui fa 
menzione s. Agostino nelle sue ope- 
i-e, lib. 7, coiilr. Donai. E nota an- 
cora pel suo vescovo Felice, che in- 
tervenne alla conferenza cartaginese, 
e ad vui concilio di Cartagine sotto 
il vescovo s. Cipriano. 

BUSSI Giambattista, Cardinale. 
(jriambattista Bussi nacque a Viter- 
bo da nobili genitori nel i656. An- 
dato da fanciullo a Roma, e diretto 
dallo zio Lodovico Bussi, studiò con 
impegno la giurisprudenza ncll' ar- 



BUS 

chiginnasio di Roma, e ne ottenne 
la laurea dottorale. Innocenzo XII, 
che ne conosceva l' abilità, gli con- 
ferì un canonicato della basilica va- 
ticana ; e quando Roma era afflitta 
da fiero contagio, il Pontefice gli affi- 
dò la cura degl' infermi di quella por- 
zione di Roma detta città Leonina. 
Adempì il Bussi con tanto impegno 
a questa incumbenza , che il Papa 
lo elesse internunzio delle Fiandre 
infette sgraziatamente dagli errori 
di Calvino e di Giansenio. Di là 
passò in Olanda, e vi si trattenne 
parecchi mesi, procurando di accre- 
scere il numero dei cattolici. Nel 
1703 fece chiamare a R.oma Pietro 
Coddeo arcivescovo sebasteno, e vi- 
cario apostolico in quella provincia, 
infetto di giansenismo, che con sot- 
tile disamina fu condannato e rimos- 
so dal ministero apostolico. Così fu 
stabilita la pace a cincpianta mila e 
più cattolici sturbati da lui. A me- 
rito del suo zelo fu il Bussi pro- 
mosso ad arcivescovo di Tarso da 
Clemente Xf, poi alla nunziatura 
di Colonia e della Germania infe- 
riore; visitò le diocesi di Liegi, di 
Fulda e di Colonia , donde cacciati 
gli eretici predicatori , amministrò 
la confermazione, e consacrò chiese 
ed altari. Stupiva il Pontefice alla 
intrepidezza ed al sacerdotale corag- 
gio del suo nunzio , e lo promosse 
al vescovato di Ancona nel 1710; 
quindi nominollo Cardinal prete di 
s. IVIaria in Araceli , il dì 3o gen- 
naio I 7 1 3 , e lo ascrisse a parec- 
chie congregazioni di Roma, come 
a quelle dei vescovi e regolari, del- 
l' immunità, di propaganda ed altre. 
Pervenuto alla sua chiesa, dilatò la 
pietà, il culto divino, ristaurò i sa- 
cri templi, specialmente la sua cat- 
tedrale, distribuì a' poveri grosse li- 
mosine, prese sollecita cura de' pel- 



BUS 

1, i^'iini, visitò di frequente la dio- 
iA>\. l),\ ultimo, d()[)0 essere inter- 
%(iinl(> a' coniizii d' Innocenzo e Be- 
nedetto XIII, ehe lo dichiarò visita- 
tore del santuario di Loreto, morì 
;i Roma l'anno 1726, contando 
SI ttant' anni di età e tredici di 
(iardiiialato. Ebbe tomba nella ba- 
silica di s. Maria in Trastevere al 
destro lato della sua cappella gen- 
tilizia eretta a s. Francesca Romana. 

l>lj.SSI PiERFRWcEsco, Cardinale. 
Pierf'rancesco Bussi nacque a Roma 
da nobile liuniglia a' 28 luglio 1684, 
ma era oriondo di Viterbo. Dopo 
aver percorso onorevole carriera 
prelatizia, e dopo essere stato deca- 
no della rota, nel concistoro de' 24. 
settembre 1759,1(1 creato Cardina- 
Je da Clemente XIII, che gli die- 
de il titolo presbiterale di s. INIaria 
in Via. Gli furono conferite le 
congregazioni del concilio, del buon 
governo, della segnatura di grazia, 
o della cerimoniale, venendo enco- 
miato per virtù, pietà e dottrina . 
IMorì di ottantadue anni non com- 
pili, a' IO settembre 176'), fu se- 
pollo nella chiesa di s. Marcello, e 
Jumnlalo in cpiclla del suo titolo. 

I>LJ SS I (iuMn\TTiSTA, Cardinale. 
Giambattista Bussi , appellato de 
Prclis, nobile di Urbino, vi nacque 
a' "?,?. settembre 17"?, i. Avendo eser- 
citate varie cariche nella romana 
prelatura, divenne Ilnalmente prima 
chierico, e poi per anzianità decano 
della Camera, e presidente delle ar- 
mi. Quindi, nella WII promozione 
de' 2 e febbraio i"q4) '" •'•' l'io \ I 
creato Cardinal pr(!te di s. Lorenzo 
in Paneperiia , e vescovo di Jesi, 
ove morì a' 27 giugno 1800. ^'ennc 
poi esposto e sepolto nella sua 
cattedrale. Appartemie a varie con- 
gregazioni Cardinali/ie. esercitò 1' <;- 
[tiseopale ministero coii zelo eccle- 



BUS 173 

siastico, e fu ammiiato per le sue 
egregie doti. 

BUSSIERE Gtovwvr, Cardinale. 
(riovanni Biissiere nacque da illustre 
lignaggio in Alvernia nelle Gallie, 
o meglio nella Borgogna. Ancora 
finciullo si ritirò nel monistero di 
Chiaravallc, ove progredì mirabil- 
mente in virtù. Quindi mandato al 
collegio di s. Bernardo in Parigi per 
apprendervi le scienze, prima dei di- 
ciotto anni fu laureato ; il perchè 
non è a maravigliare .se divenisse 
l'oggetto dell'ammirazione comune. 
Quindi fu eletto abbate a Cistello, 
generale di tutto l'Ordine, vescovo, 
e da ultimo fu creato Cardinal pre- 
te da Gregorio XI, a' 2 i dicembre 
1375. Ma nel 1376 morì in Avi- 
gnone, ed ebbe tomba tra s. Ber- 
nardo, e i ss. martiri Eutropio, 
Zosimo e Bonosa nel suo monistero 
di Chiaravalle con breve epitaffio. 

BUSSOLANTI della Corte Pov- 
TiFiciA. Familiari, o cubicularii del 
Papa, che assistono alla bussola delle 
sue anticamere , ed eseguiscono o- 
norevoli incombenze. Siccome anti- 
camente erano divisi in tre classi, 
prima di trattare della loro riunio- 
ne, ed attuale intero corpo , li di- 
videremo nel modo seguente: L Bus- 
solanti propriamente detti. II. Bus- 
solanti camerieri extra muros. III. 
Bussolanti scudieri. IV. Riunione 
delle tre classi sotto il nome di Bus- 
solanti, e ciò che li riguarda. 

I. Bussolanti propriamente detti. 

Quando fossero istituiti i Busso- 
lanti nel palazzo Pontilìcio non si 
trova registrato presso alcuno, co- 
me o.sserva il Bonanni , nella sua 
Gerarchia ecclesiastica, p. 477, Ro- 
ma i''20, e secondo tal autoresolo 
nel Ponlilicato d; Clemente \ Ili , 



174 i^us 

crealo nel iSg'j, si parla de came- 
rieri (Iella Bussola. Però nei ruoli 
del palazzo apostolico, ed in rpiello 
del 1587 di Sisto V, dopo gli aiu- 
tanti di camera segreti, i quali sono 
gli attuali aiutanti di camera del 
Papa, clic allora erano otto , dieci, 
e dodici, per la prima "volta si tro- 
vano registrati cinque aiutanti di 
camera alla bussola. In quelli di 
Clemente Vili, creato nel i5^i, era- 
no otto, e nove; aveano dal palaz- 
zo un servo, una porzione di pane 
papalino, e altra bassa, vm boccale 
di vino della cantina secreta, e al- 
tro della cantina comune, e per com- 
panatico quarantacin([uo paoli. Pao- 
lo V ebbe otto aiutanti della bussola , 
ed Urbano Vili, nel i633, ne tene- 
va dieci dopo i quali si trova registra- 
to il sotto-foriere. Così trovasi nel 
1 638, nel 1662, ma nel 1675, sotto 
Clemente X, venivano già qualificati 
col solo nome di Bussolanti, col qua- 
le poi costantemente furono appellati, 
ma sempre nel numero di dodici, e 
pel primo talvolta fu lo scalco della 
foresteria . Da Innocenzo XII , e 
dal 1690 in poi dieci scudi per ca- 
dauno fu l'onorario mensile, men- 
tre la parte di pane e di vino leb- 
bero sino al l'ontificato di Pio VI, 
e nella distribuzione delle medaglie 
d'argento per la festa di s. Pietro , 
e pel possesso del nuovo Papa, la qua- 
le tuttora ba luogo , ma prima il 
sotto-forieie aveva ancbe vina me- 
daglia d'oro. 

Anticamente dodici erano i Busso- 
lanti, oltre i soprannumerarii coii suc- 
cessione, e furono cbiamati anche ca- 
merieri della bussola. 11 loro uffizio 
pertanto era di fare la nota nelle Pon- 
tificie anticamere di quelli, che chiede- 
vano l'udienza al Pontefice; nota, che 
poi consegnavano al prelato maestro 
di camera, praefeclus cubiculi. Tutte 



BUS 

le ambasciate venivano ai Bussolant 
riferite dal decano Pontificio, e da cs-; 
si portavano allo stesso maestro di 
camera, o cameriere segreto parte- 
cipante di guardia, nelle anticamere 
segrete. 1 Bussolanti medesimi poi ri- 
cevevano le ambasciate, che per mez- 
zo di detto decano de' parafrenieri si 
doveano mandar fuori del palazzo A- 
postolico. In mancanza de' camerieri 
segreti, o di onore, portavano l'amba- 
sciata direttamente al maestro di ca- 
mera. N el recarsi i Cardinali all'udien- 
za, i Bussolanti l'incontravano per le 
scale ; recandosi poi i Papi a visita- 
re sovrani e sovrane, non che Car- 
dinali malati , siccome monsignor 
maestro di camera avea in quel tem- 
po della visita giurisdizione sulle an- 
ticamere de' visitati, così mandava 
innanzi al loro palazzo dodici Bus- 
solanti a prender luogo nell' antica- 
mera, che secondo l'ordine di quel- 
la Pontificia gli poteva competere. 
Talvolta con formalità portarono i 
Bussolanti in nome del Papa, am- 
basciate a' personaggi, invece de' ca- 
merieri segreti. Quattro di essi cia- 
no accoliti ceroferarii, i quali gode- 
vano eguali emolumenti agli altri 
Bussolanti detti ceroferarii , come 
simile era l'uffizio. Furono aggiun- 
ti ai Bussolanti dal Pontefice A- 
lessandro VII , con breve in data 
10 giugno 1667, cioè quando estia- 
se gli iiffiizii venali della cappella 
Pontificia, e per non aggravare di 
ulteriore spesa il sacro palazzo, li an- 
noverò fra il corpo de' Bussolanti. 
La loro veste, allorquando esercitano 
la carica, si compone di sottana, col- 
lare e fascia di seta paonazza , con 
asole e bottoni neri , e mantellone 
di saia, pure di colore paonazzo, cal- 
ze nere, scarpe con fibbie, e cappello 
ecclesiastico. Anticamente poi quan- 
do andavano per Roma, invece del 



BUS 
mantcllonc, portavano il mantello 
nero. 

Anlicamenle i Bussolanti focero 
parte de' viagf^i , e villeg^ialme di-i 
Pontefici, cioè (juando (ji lesti le fa- 
cevano con tutta la corte, e recan- 
dosi Clemente XI alla visita della 
santa Casa di Loreto, condusse seco sei 
Bussolanti. E quando Clcmcntt; XIII, 
nel i7<)^, volle dare a Civilaveccliia 
il trattamento, che soleva l'aisi agli 
ambasciatori regi , in occasione che 
recavansi a Boma per mare, all'am- 
basciatore tli Francia Aubetterre, vi 
spedi il maestro di casa, di pala/./o, 
Io scalco della foresteria, il sotto-fo- 
riere , quattro Bussolanti , ed altri 
della famiglia Pontificia. 

I tre ordini de' Bussolanti, de' ca- 
merieri extra muros^e degli scudi eri, 
ciascimo avea la sua propria (camera 
di lesidenza nel Pontificio apparta- 
mento. Quando Innocenzo XI, Papa del 
1676, accrebbe le anticamere segre- 
te , furono a tutte e tre le dette 
elassi assegnate, con quest'ordine: 
dopo r anticamera de' cavalleggieri 
era quella degli scudieri , seguiva 
quella de' camerieri extia inuros, in- 
di laltra de' Bussolanti, e poi quel- 
la della Bussola di damasco custo- 
dita da due camerieri segreti di o- 
nore, siccome rat^contano i diarii dei 
maestri di cerimonie Febei, Carca- 
rasi e Cappelli. 

Dalle relazioni poi del possesso del 
Pontefice Innocenzo X, del 1 644> si ha 
che appresso al baronaggio romano 
seguivano dieci Bussolanti di j^o^tl•o 
Signore; da (piello di Clemente l.\, 
del 1GG7, che avanti al fiscale tli 
Boma Ciivalcavano gli scudieri, e i bus- 
solanti co' .soliti abiti rossi, ed altict- 
tanto si legge in cpicllo d'Innocen- 
zo XI, del ir)7G. E ila avvertirsi 
p''r»>, eomc si dirà poi, che i bus- 
solanti propriamente detti tion aveu- 



BUS 17* 

no l'uso della cappa, o abito rosso nelle 
funzioni, e percii) furono chiamati an- 
che cnincrieri extra una dcfereiitrs 
rapuliurn, il quah? abito hanno sol- 
tanto assunto, siccome; diremo al y 
IV, nell'odierno Pontificato, median- 
te la riunione delle tre classi, onde 
pei suindioiti Bussolanti , interve- 
miti a'possessi, si debbono intendere 
i camerieri extra murof, che ince- 
dettero in abiti rossi, senza cappuc- 
cio, fino a Benedetto XIV, che glie- 
lo concesse. Cos\ ancor* i Busso- 
lanti prima della riunione non a- 
veano luogo nei possessi, né nel- 
le cappelle. 

1 Ijussolanti furono p)d)blicati per 
la prima volta nelle notizie di Ro- 
ma, sotto il Pontificato di Pio VI, 
cioè nel 1786, in numero di dicci- 
.sette, oltre due soprannumerarii, e ii'a 
i primi partecipanti , era com[)re- 
so lo scalco segreto della foresteria, 
il trinciante di essa, l'assistente al- 
le congregazioni, e l' 11 /fidale del 
concistoro, chiamato extra onines, 
dal pronunciar cpieste parole ali in- 
cominciare de' concistori segreti. Si 
nominarono per ordine di pieceden- 
za, cioè prima i Bussolanti, poi i 
camerieri extra muros, indi gli scu- 
dieri. 

5 IT. Bussolanti Ciwicrìcri extra 
muros. 

Ignoi'asi l'epoca della loro i^lihi- 
zione. Rilevasi perii, che nel p()s-.fsso 
preso nel i4'^i ^'^ Innocenzo \ I II, 
lia i famigliari del Papa sono no- 
minati cuhicularii extra camcrani 
cuni caputiis ut in capella ; in (juel- 
lo di Leone X, nel i5i3, camcra- 
rii Papae si ne caputio .; in (piello 
di Sisto V, nel i 785, dopo gli .scudie- 
ri, con queste paiole: r(7/»«'r<7nV extra 
muros Clini i-estilnts ruheis C(juit,irunL 
ante cruccili. Si lui inoli i e, c\\c nel 



,r6 BUS 

possesso d'Innocenzo IX, del iSgi, 
predecessore di Clemente Vili, ed in 
<]aello di Leone XI del i6o5, e di 
Paolo V, di Gregorio XV, e di tutti i 
seguenti Pontefici, i camerieri extra 
muros intervennero alla cavalcata so- 
lenne di tal funzione, nel luogo, che si 
dirà. Tuttavolta abbiamo dai registri 
tlell'archivio del palazzo Apostolico, 
che i camerieri extra muros, sotto 
Sisto V del i585, erano sette con 
parte di pane e vino, e quattro sen- 
za. Nel i633, nel Pontificato d'Ur- 
bano VIII, sene leggono midici com- 
preso il sotto-scalco, e due trincian- 
ti, quindi dodici con paoli quaran- 
tacinque mensili pel companatico; in 
seguito si mantennero al numero di 
dodici, e da Clemente X, del 1675, fi- 
no a Innocenzo XII, del 1693, ebbero 
paoli sessantuno, ma da detto anno 
in poi scudi dicci, e sotto Clemente 
XII alcuni erano anche accoliti ce- 
roferarii. 

Il loi'o uffizio, ripartito fra i do- 
dici camerieri extra muros, che com- 
ponevano la classe, era di staile nel- 
le anticamei-e Pontificie, fra quella 
degli scudieri, e l'altra de' Bussolanti, 
come dispose Innocenzo XI , del 
1676, per mezzo della congregazione 
super negotio, et interesse sacri pa- 
lata apostolici. 

Si chiamarono poi questi cubicu- 
larii , camerieri extra muros , per- 
chè non potevano penetrare nella 
camera della bussola , e molto me- 
no nelle anticamere segrete . In- 
tervenivano alle cappelle, ed al- 
tre funzioni, sedendo sopra il tap- 
peto in terra, innanzi agli avvocati 
concistoriali , portavano la cappa di 
saia rossa, con maniche corte e lar- 
ghe, con mostre di seta del medesi- 
mo colore , e soltanto fu Benedetto 
XIV, che loro concesse il cappuccio 
di saia rossa , però delle forme di 



BUS 

quello de' caudatarii de' Cardinali, 
[l'aedi), da sovrapporsi alla cappa, 
senza mostre di seta, e senza le pel- 
li di armellino, a dilferenza degli al- 
tri cubicularii dei Papi , i quali a- 
vendo comune la cappa rossa non 
la forma del cappuccio coi camerie- 
ri extra muros, usano però sul cap- 
puccio le pelli d' armellino nell' in- 
verno, e la fodera di seta rossa ne- 
gli altri tempi ; onde con tal cap- 
puccio i camerieri extra interven- 
nero per la prima volta alla cap- 
pella della ss. Annunziata del l'J^'i- 
Colla sopraddetta sottana di seta 
paonazza, e mantellone di saia dello 
stesso colore, i camerieri extra mu- 
ros si recavano nella cavalcata di 
monsignor maggiordomo, che soleva 
farsi nella vigilia del Corpus Domi- 
ni, per ispezionare il luogo ove do- 
vea passare nel dì seguente la so- 
lenne processione. Col medesimo 
maggiordomo, ma in cappe , e val- 
drappe rosse, i camerieri extra mu- 
ros intervenivano anche alle caval- 
cate , per gì' ingressi pubblici degli 
ambasciatori in Roma, ed in quelle 
de'possessi de'Papi, seguiti dagli av- 
vocati concistoriali , e dal cubicula- 
rii, o, per dir meglio, dagli aiutanti 
di camera, dai cappellani, dagli av- 
vocati concistoriali , e dai camerie- 
ri segreti . Intervenivano alle ca- 
valcate pel trasporto dei cadaveri , 
in cui però adoperavano le valdrap- 
pe nere, de' Cardinali decano, peni- 
tenziere, vice-cancelliere, e camer- 
lengo, ec, e dei principi reali. Inol- 
tre i camerieri extra muros, vesti- 
ti con sottana paonazza , e cappa 
rossa , dopo i procuratori generali 
delle religioni, e prima del procu- 
ratore del fisco , si recavano alla 
processione del Corpus Domini, ed 
a quelle dei Pontificali della coro- 
nazione, di Natale, di Pasqua, delia 



BUS 
festa di s. Pietro, ed altri: e nella 
lavanda che fa il Papa nel giovedì 
santo, due cainerieri extra lo se- 
guivano con due bacili , uno con 
tredici mazzi di fiori , l' altro con 
egual numero di asciugamani. 

Finalmente i camerieri extra mu- 
ros furono anch'essi puhhlicati per 
la prima volta fra i Bussolanti, e gli 
scudieri, nelle notizie annuali, o al- 
manacco di Roma del 178G, figuran- 
dovi fra il loro ceto, il sotto-guarda- 
roba , che talvolta ne' possessi andò 
col cameriere segreto guardaroba , 
il sotto-foriere , e il sollecitatore del 
palazzo apostolico , nel numero di 
otto, con sei soprannumeri. Rilevasi 
inoltre dai mentovati ruoli del palazzo 
apostolico, che il sotto-guardaroba , 
del cui ufTicio si trallerìi al § IV, 
fu registrato anticamente in essi ap- 
presso i camerieri segreti , e talora 
fu soprastante alla cera, come sotto 
Sisto V. Quello di Urbano Vili c- 
ra pure trinciante della foresteria, 
ed Innocenzo X, ad esempio di Ur- 
bano Vili, che avea dichiarato sot- 
to-guardaroba il suo primo aiutante 
di camera, nel 164^, li-'ce sotto-guar- 
daroba il primo suo aiutante di 
camera Pietio Lutio, e nel 1654, 
(i'ce guardaroba il secondo aiutan- 
te di camera Vandergossi , il quale 
rimase nell' uflìzio anche in sede va- 
cante. Alessandro VII, nel i()jj, die- 
de il posto di sotto-guardaroba al 
suo primo aiutante di camera, ed 
uno di quelli di Clemente XII, nel- 
l'anno 1738, fu fatto eziandio came- 
riere extra niuros , ed il succe^isore 
Eenedetto XIV diede l'ullizio di sot- 
to-guardaroba al proprio crocife- 
ro, dopo la morte di certo d. Giu- 
seppe de Santis, di l'^abriano. Que- 
sti essendo sotto-gua rda roba , e ca- 
meriere extra di detto Papa , mo- 
ri nel 174', « nelle esequie, che gli 

VOL. VI. 



BUS 177 

fm-ono celebrate nella chiesa de' ss. 
Vincenzo ed Anastasio, allora par- 
rocchia del palazzo (piirinale, dai 
ca|)pellani, cantori, e miniNtri della 
cappella Pontificia , il cidavere era 
vestito degli abiti sacerdotali con 
ventiquattro ceri attorno , e vi as- 
sistettero i cerimonieri del Papa. É 
da avvertirsi, che questi non devono 
confonder>;i coi camerieri d' onore 
extra urbcm. Vedi. 

§ III. Bussolanti Scudieri. 

Leone X, Papa del l'iti 3, istituì 
il collegio degli scudieri Pontificii , 
come abbiamo da' registri custoditi 
neir archivio della cancellaria apo- 
stolica [Vedi), con iifillzio venale, 
eretto pei bisogni di s. Chiesa, co- 
me rilevasi dalla bolla dell' antico 
l»ollario, tomo I p. iic) n. i i4; e 
nel mentovato archivio sono descrit- 
te le regole da osservarsi nel servi- 
zio, che dovevano prestare nel pa- 
lazzo Pontificio , come la veste che 
dovevano usare, dicendosi al § 20, 
che andando per la città i detti 
cubicularii (nel qual nome sono com- 
presi gli scudieri) « non vanno se 
>' non con vesti rosse, con cappuc- 
>j ciò al collo, aflìuchè conosciuti in 
" tal modo, sieno da tutti onorati, 
" ed onorato sia perciò l'ordine 
" stesso de' camerieri, come avviene 
» degli avvocali concistoriali ". Il 
Novaes poi, nella vita di Calisto III, 
dice che questo Papa, nel \^56, per 
mezzo di Antonio Saracini suo scu- 
diere, mandò il cappello rosso al 
Cardinal Olivier di Loiigolio, o Lon- 
gevil ; e poi, nella vita di Leone X, 
aggiimge, ch'egli accrebbe al nume- 
ro di sessanta il collegio de' cubicu- 
larii, e gli scutifcri , o scudieri al 
numero di centtxpiaranta, de' quali 
i primi comperavano l' ulìizio, che 



178 BUS 

loro l'endeva novantamila fiorini, ed 
i secondi centododicimila fiorini. Fra 
i vacabili il Sommo Pontefice che, Si- 
sto V, nel i585, trovò istituiti, eranvi 
appunto sessanta cubicularii, e cento- 
quattro scudieri apostolici. Quindi In- 
nocenzo XI, a' i4 dicembre 1679, a- 
bolì il privilegio del Cardinal vice can- 
celliere di s. Chiesa, di nominare una 
porzione di vacabili, fra' quali pote- 
va creare tre cubicularii, e sette scu- 
dieri apostolici. Ma gli scudieri vaca- 
bili, non esistendo più, in luogo di 
tale specie di cubicularii e scudieri, 
successero a' nostri tempi i Busso- 
lanti, gli scudieri, e i camerieri ex- 
tra muros, tutti ulìlcii compresi nel 
nome generico di cubicularii , o fa- 
migliari del Papa. Degli scudieri ec- 
co quanto si trova registrato nel- 
r archivio del sacro palazzo. Col ti- 
tolo di scudieri domestici, nel ruolo 
di Paolo IV del i555, erano tren- 
tasei, ed aveano dal medesimo pa- 
lazzo altrettanti servi e cavalli , pa- 
ne e vino : in altro ruolo si regi- 
strano ventiquattro scudieri, e in 
altro pure di Paolo IV se ne an- 
noverano venticinque con un servo, 
ed un cavallo per cadauno. S\ rimo- 
vevano in ogni Pontificato, e talvolta 
erano riammessi. Infatti il Pontefice 
Paolo IV prese uno, che lo era sta- 
to di Paolo III, e Marcello II. Pe- 
rò sotto Sisto V soli cinque aveano 
la parte del pane e vino : ti'edici 
nel Pontificato di Clemente Vili 
godevano tal parte, il domestico, e 
paoli quarantacinque mensili pel 
companatico. Dodici n' ebbe Urba- 
no Vili, e sotto Alessandro VII, nel- 
l'anno 1657, givinsero a diecinove con 
due soprannumeri, ma poi tornarono 
ad essere dodici, assegnando ad essi 
Clemente X paoli settantasette pel 
companatico; ma dal tempo dei Som- 
mi Pontefici Innocenzo XII , Cle- 



BUS 
mente XII, fu stabile l'assegno di 
scudi dieci mensili. 

L'abito degli scudieri era come quel- 
lo de' Bussolanti , e camerieri extra, 
cioè nel servigio ordinario, di color 
paonazzo ; ma nelle cavalcate^ pro- 
cessioni, possessi de' Papi, concistori, 
e cappelle Pontificie, nelle quali circo- 
stanze due di essi doveano stare in piedi 
all'entrata della quadratura, era ros- 
so , cioè come quello de' camerieri 
extra, ma egualmente senza cap- 
puccio, finché anche a questi , nel 
i74'2, Benedetto XIV lo concesse, 
della forma eziandio di quello dei 
caudatarii e de' Cardinali. 

Dodici erano prima gli scudieri apo- 
stolici, i quali nelle anticamere Pon- 
tificie aveano l' ingerenza di vegliare 
sulla porta, per la quale si entrava 
nella camera della bussola. Essi per- 
tanto risiedevano nell'anticamera , 
appresso a quella de' cavalleggieri ; 
nella seguente stavano i camerieri 
extra, e poi, come dicemmo, i Bus' 
solanti. Suir origine degli scudieri , 
oltre ciò, che si è detto dall' ordine 
romano di Cencio Camerario, che 
divenne Papa Onorio III, nel 12 16, 
nel capo 33 fra i cubicularii del 
Pontefice si nominano gli scutiferi. 
Nel possesso però, che prese Inno- 
cenzo Vili, nel 14845 si nominano 
quatuor civcs romani, scutiferi ho- 
nore noncupati etc, che cavalcava- 
no prima de' cubicularii, e si ag- 
giunge, che gettava denari al po- 
polo don Filippo Canonici, bologne- 
se Scutifer Papae , et maresciallus 
curiae , soldanus nuncupatus. Ed 
ancora nel Ceremonialc di Cristo- 
foro Marcello, stampato a Vene- 
zia nel i5i6, si fa menzione degli 
scudieri, nella sessione XII del li- 
bro I, ove si descrive la cavalcata so- 
lenne del Papa; ed anche ne' Pos- 
sessi del Cancellieri si dice che in 



BUS 

.|iiello preso dal citato Leone X, nel 
I T I 3, vi ciano nella cavalcata gli scu- 
tlicri ajìnsLulici^CiX ap. 6) li cliianria 
Fatniliarc.s miiiorc.s Papae, scuiifcri 
Papac, cioè, secondo il diario del ceii- 
monieie l*aride de Grassis, e poi a p. 
(iG si chiamano Sculifti-i quatuor ho- 
noris min cappello. Cosi negli altri 
possessi, come «li Sisto V, nel 1 585, 
di Greijorio \1V, nel 1590, d' In- 
nocenzo IX, nel 1591, di Clemen- 
te \ 111, nel I 597,, e dei seguenti Pon- 
tefici ; osservandosi , che otto erano 
ni quello d'Innocenzo X, nel itì44> 
e ({uattro in quello di Clemente IX, 
nel 16G7, e lino al mentovato Be- 
nedetto XIV vi andarono in vesti 
di scarlatto rosso senza cappuccio , 
e poi con questo piegato. In quan- 
to poi al luogo, gli scudieri seguiva- 
no i famigliari del Papa, come il 
sartore, il f'urnaro , indi seguivano 
le ghinee nohili. 

Intervenivano eziandio, come i 
r.aniericii extra niuros, nelle caval- 
cate pegl' ingressi di ambasciatori, 
come in quelle pel trasporto de' Car- 
dinali decano, penitenziere ec, prin- 
cipi reali ce. ; così nelle processioni 
di^'Ponlilìcali , gli scudieri procedeva- 
no prima de' procuratori generali, ed 
erano seguiti da camerieri extra vm- 
ros, indi venivano gli aiutanti di came- 
ra. Nella processione poi del Corpus 
Domini in numero di dodici , e con 
Ciippe rosse sostenevano alti ettanle tor- 
cie accese, intorno al SS. Sacramenlo 
portato dal Ponlelice, oltre «piatirò 
nohili lampioni, ciò che facevano in 
altre circostanze, come si dirà al 
§ IV. Finalmente fra gli scudie- 
ri, oravi quegli , «the in cappa rossa 
versava ra<"«pia sulle mani del Pa- 
))a, con bacile, e boccale di argento 
dorato, nel giov«'«h santo, quando la- 
vava i piedi a' pellegrini, e nella «lislii- 
ln\/.ione «Ielle tandeli», ceneri, palme e 



BUS 179 

Agnus Dei, aveano parte, come di- 
remo, alla medesima funzione. Anche 
essi nel 178G furono pubblicati nelle 
Notizie di Roma dopo i Bussolanti e 
i camerieri extra muros, nel numero 
di sei, con cinque soprannumeri. 

5 IV. Riunione delle tre classi dei 
Bussolanti, tt ciò che li riguarda. 

Assunto al Pontificato, nel 1800, 
Pio VII, a' ?.8 novembre di detto an- 
no, mediante il motoproprio, /' eco- 
nomia del pubblico erario, per le 
circostanze de' tempi, riformò e di- 
minuì tanto le propine de' famiglia- 
ri Pontifìcii , che il loro numero ; 
ed è perciò, che le tre classi appar- 
tenenti alla famiglia nobile, de Bus- 
solanti, camerieri extra, e scudieri, 
dal numero di dodici individui, che 
ognuna comprendeva, furono ridotte 
a sci per cadauna, colla provvigione 
mensile di scudi dieci per ognuno , 
essendo a loro carico il vestiario. Sic- 
come il detto Pontefice impose di pre- 
stare promiscuamente il servigio, così 
concesse a' Bussolanti la cappa rossa, 
in tutto uniforme, e come quella dei 
camerieri extra , e degli scudieri , 
meno la forma del cappuccio, che è 
«juella degli altri cubicularii, e meno le 
fodere di seta e di pelli. Pertanto fu 
disposto, che i Bussolanti in tutti do- 
vessero essere diciotto, con riserva, 
che aumentandosi qualche indivi- 
duo ad una delle tre classi, si do- 
vessero diminuirlo dalle altre. Quin- 
di .seguitò da esse a prestarsi il ser- 
vigio promiscuo, e nel modo sopra 
«l«>scritto, dai Bussolanti , come nelle 
anticamere Pontificie i camerieri 
extra continuarono a sedere innan- 
zi agli avvocali concisloiiali, in ter- 
ra, cioè, incontro al trono nelle 
cappelle Papali, ed in «pieste i due 
scudieri guarnirono come prima l'in- 
gresso della quadratura , ognuna 



i8o BUS 

delle quali regolale d.ii lispettivi de- 
cani, meutie i sopraiuiumen dc'inede- 
siuii ceti, prestarono allernalivaniente 
dseivigio, e le analoghe incombenze. 

i\la siccome la scarsezza del nii- 
iTieix) di ogni tlasse pregiudicava 
r esecuzione delle attribuzioni, che 
doveano dìsimpegiiare, per eliminare 
qualche abuso, il regnante Pontell- 
ce Gregorio XV I, col chirografo 
Sono g/N/ili a nostra notizia, ema- 
nato ai 3o luglio dei i832, riunì 
i tre corpi, èa' BussolanU semplici. 
Bussolanti camerieri extra, e Bus- 
solanJ.i scudieri , in mi solo corpo 
composto di diciotto individui , e 
vi aggiunse aili-ettanti aspiranti» o so- 
prannumeiarii, formanti in tutto tren- 
tasei Bussolanti, col qiuil nome sol- 
tanto ordinò, che in avvenire tutti 
dovrebbci'o esser chiamati. Si divi- 
dono tanto i JJussolanti elFcttivi, che 
i soprannumerarii, indistintamente e 
promiscuamente il servizio , e le 
attribuzioni tutte che adempivano 
separatamente le tre dette classi , 
dovendone solo essere esentati gl'im- 
potenti, e il decano in riguardo alla 
.vigilanza per l'esecuzione regolare del- 
le incombenze, ecome depositario delle 
propine e degli emolumenti del ce- 
to, i quali dichiarò il Pontifìcio chi- 
rografo doversi dividere in parti egiia- 
h fra i Bussolanti effettivi o parteci- 
panti, e i sopi'annumerarii, con varie 
analoghe discipline, e provvidenze. 

Piiunite pertanto le ridette classi, 
e gli uflìzii , i Bussolanti eseguiscono 
le seguenti attribuzioni, e, come ap- 
partenenti alla famiglia nobile , in- 
tervengono nella connmione genera- 
le, che nelle festività si fa quattro 
volte r anno, nella Pontifìcia cap- 
pella. In abito paonazzo , ne' gioi- 
iii di udienza de! Papa, due stan- 
no neir anticamera, che precede 
quella delle guardie nobili, ed iu- 



BUS 

centrano, ed accompagnano sino al- 
l' anticamera de' camerieri d' onore 
quelli, che vi si recano. Unitamente 
ad im camerieie segreto di spada 
e cappa stanno all' ingresso de' ban- 
chi, e tribune pe forestieri distinti, e 
dame che intervengono alle sacre 
finizioni, capjK^llc e Pontifìcali, non 
che alla portiera delle tribune dei 
sovrani pei- prestar loro assistenza. 
Prima della funzione della bene- 
dizione delle candele, im Bussolante 
si reca dagli ambasciatori, e mini- 
stri de' sovrani cattolici residenti in 
Ron>a, per pi'endere la nota del 
numero, di cui si compone la fa- 
miglia del proprio principe, tra i 
quali anticamente si comprendevano 
pure gli elettori ecclesiastici quando 
vi erano . Questa nota viene da lui 
portata in segreteiia di stato, e da 
questa poi si passa a monsignor mag- 
giordomo. Eseguita quindi la benedi- 
zione delle candele , a' 2 febbraio 
il sopraddetto prelato subito incari- 
ca un Bussolante a portare ad 
ognuno de rispettivi individui del cor- 
po diplomatico delle corti cattoliche, 
i mazzi delle candele benedette pel 
sovrano e sua famiglia, servito da ui^, 
frullone palatino, ed accompagnato 
da un palafì enieie Poutitlcio. Quindi 
ne fa il Bussolante la presentazione 
in nome del Papa , sostenendo la 
cera il palafreniere; ed altrettanto il 
Bussolante pratica con que' Cardinali, 
che non intervennero alla funzione, 
mentre il cameriere segieto segreta- 
rio d'ambasciata contemporaneamen- 
te fa il simile co' sovrani presenti 
in Roma, lo che fa pure colle pal- 
me, ed Agnus Dei benedetti. Tanto 
quelle, che questi il Bussolante, do- 
po la cappella , porla a' Cardi- 
nali, che non vi si recarono; ma ai 
sovrani, non presenti in Roma, ora 
non ha più luogo tal dispensa, che 



BUS 
per altro prima si facevn colk' casse 
d'y4gnus Dei, nel modo che jwa- 
ticasi per le candele. 

Col medesimo abito paonazzo un 
Bussolante accompagna monsii^nor 
guardaroba, (juaiido poita a' no- 
velli Cardinali il cap[x;llo rosso in- 
sieme al Bussolante sotto -guarda- 
roba , di cui si parlerà ; anzi de- 
vesi avvertire, che piJina era il 
Bussolante ofllciale extra niuros ÒìA 
concistoro, che portava il capprl- 
lo Cardinalizio. Quando ii Papa 
in qualche basilica assiste nel met- 
tersi, o levarsi il ss. Saci-anicnto 
nellii circostanza d(;lle qiuiiant'ore, o 
neir ottava del Corpus DoiiiirJ. se- 
gue la processione lateranese e va- 
ticana , dodici Bussol-anti con tor- 
cie accese vanno kvteralmentc al- 
la ss. Eii<;arijtia , e in dette pro- 
cessioni altri quattro sorreggono i 
nobili l.iinpioni con lunvi atxesi . 
tSe il Papi poi no» intervenisse al- 
le; processioni delle basiliche late- 
ranerfse e vaticana , ncH' ottava- 
rio del Corpus Domini, allora otto 
palafrenieri inler vengono a quella 
processione con altrettante tot eie, e in 
questo caso, l 13t«s>()kutli sostengono le 
aslc tlel baldacchino, sotto cui viene 
portato il santissimo. Sacramento, ciò 
elle famio i camerieri sopraununierarii 
e di onore, quando il l'ontelice segue la 
pj'ocessiojie . I Bussijliiiili assistono 
nel giovedì .santo alla tavola dei 
pellegrini , e facevano alircLlanto a 
<|uelle de' Cardinaji , quando s' iiOr 
bandivano tanto nel giovedì che nel 
vciicnh santo, dando loK) inollre l'ac- 
qua alle mani, il che esercitano ancora 
quando.il Papa desse un. solenne ctxivi- 
to; e collabilij paonazzo fanno corteg- 
gio a monsignor maggioixlomo, iiell is- 
pezione della stradit, ove passa Li pro- 
cessione del Corpu.-> Diviiiiii, il dì pie- 
cedente a «jucsla fe.siii sciuaenumciMre 



BUS j8i 

altre circostanze, nelle quali incedono 
così vestiti, come incedoiK) qu<;'tliie, 
che acconi|)agnanoin fi ullow palatino 
il miovo commendatore di s. S|>in- 
to, dopo clte lia ricevuto la croce 
dal l*apa, allorché la ritorno alla 
propria residenza. 

In sottana paonazza, e cappa ros- 
.sa, nel modo che si disse, i Busso- 
lanti intervengono a tulle le seguen- 
ti funzioni. E prinvicramente nelle 
proces-sioni delle cappelle, e nei Ponti - 
licali, seguono i procuratoi'i gem'rali 
delle religioni, venendo dopo di loro 
gli aiutanti di camera , e gli altri 
cubiculaiii. Do[X> di essi ncevono 
dal Papa in trono le candele , le 
ceneri, le palme e gli Agnus Dei, 
e per la festa di s. Pietro, e nei pos- 
sessi tutti hanno- la medaglia d'ar^ 
gento. Nelle cappelle, due stamìo al- 
l' ingresso della quadiivlma dv' ban- 
chi de' Cardinali , e due sie<lono 
avanti gli avvocati concistoriali, ma 
ne' Pontilicrtli prendono Kiogo ai 
gradini dell'altare Papale, dopo gH 
aJtri cubicidiuii. Quando il Pontefi- 
ce, Hclki prima domenica dell'avven- 
to , pone le quarant' ore nella eap- 
pella paolina , o nel giovedì santo 
jipone in esr^ il scpolci-o , dodici 
BussoUuiti con loreie accese vanno 
ai lati del baldacchino, e dipoi al- 
ternativamcnJe iiix) di l<jro là un'oiu 
♦li orazione , lincile è esjx)Sto il Ss. 
Sacianieiito, o il sepolcio. Darle co- 
stituzioni della veneranda ai-cicon- 
frn terni ta del Ss. Corpo di Cristo, 
nella basilica vaticana , stampate in 
Iloiua nel i6i3, si ha che nella jiio- 
cessione della ottava del Corp,us Do- 
mini , che l'ii il capitolo valicano, 
i JX^Ialin^, o sia i famigliari del Poi»- 
telice, dovevano interveuire in pet- 
sona con CiMidele e twcie, per onor 
rare il Ss. Sacramento. In progresso 
di tempo questo pio costiuiie ìukU) ju 



i82 BUS 

disuso, ma se ne lasciò una testimo- 
nianza nell'intervento che fanno due 
Bussolanti vestiti cogli abiti rossi, e 
due guardie svizzere, in tutto l'otta- 
vario di tal solennità, alla predetta 
basilica, nelle ufficiature della mat- 
tina e del giorno, in cui sempre re- 
sta esposto il Ss. Sacramento, pren- 
dendo i Bussolanti posto in un ban- 
co del coro, ove ricevono l' incensa- 
zione e la pace. Intervento, che se 
si considera al lustro del capitolo 
vaticano, e dell'augusto suo tempio, 
riesce di non poco onore alla classe dei 
Bussolanti, che inoltre rappresenta- 
no in tal modo la Pontifìcia famiglia. 
Oltre alle summentovate ftmzioni, i 
Bussolanti in vesti rosse, e in nu- 
mero di dodici, con torcie accese, 
nel mattutino della notte di Natale 
stavano prima entro la quadratura 
della cappella presso i Cardinali. Per 
la lavanda poi de' pellegrini , che 
eseguisce il Pontefice nel gioved\ 
santo, un Bussolante versa l' acqua 
in un bacile, per lavar loro i piedi, 
e due altri lo secruono con due ba- 
CUI d'argento, entro i quali vi sono 
tredici asciugamani , ed altrettan- 
ti mazzi di fiori. Questi vengo- 
no dati dal Papa uno per uno agli 
stessi pellegrini, e cogli altri asciuga 
loro i piedi, e glieli bacia. Finalmente 
due Bussolanti , uno de' quali è il 
sotto-foriere, nelle succennate funzio- 
ni della distribuzione delle candele, 
palme, e Agnus Dei benedetti ;, ge- 
nuflessi negli scalini del trono, le rice- 
vono dal sotto maestro di casa di 
palazzo, il quale le consegnano al pre- 
lato che sta ginocchioni sul ripiano 
del trono che le somministra al Car- 
dinal secondo diacono, che le por- 
ge al Papa. E altresì ispezione del 
Bussolante sotto-foriere, di andare die- 
tro la sedia gestatoria, quando sopra 
essa i palafrenieri e sediarii, sorve- 



BUS 
gliati anche dal loro decano, portano 
il Pontefice, e di stare attento che 
sia la sedia sostenuta in piano re- 
golarmente e con sicurezza, mentre 
fa altrettanto dalla parte davanti il 
foriere maggiore V. ove riparlere- 
mo del sotto-foriere. 

Il Bussolante sotto - guardaroba 
poi, che come il sotto foriere ap- 
parteneva alla classe dei camerieri 
extra inuros, al qual § si è ripar- 
lato di lui , e che talvolta ha il 
titolo di monsignore , gode nel pa- 
lazzo apostolico, come il sotto-fo- 
riere, l'abitazione, con onorario mag- 
giore degli altri Bussolanti , e disim- 
pegna le seguenti onorevoli incom- 
benze inerenti all' antichissima di 
lui carica, come rilevasi dai registri 
dell'archivio de' maestri di cerimo- 
nie. Quando poi un cappellano 
comune è il sotto - guardaroba, egli 
prende posto fra i Bussolanti nelle 
Notizie di Roma , e ne' ruoli, ed 
usando sulla cappa gli armellini, e 
la fodera di seta, nelle cappel- 
le prende posto fra i cappella- 
ni comuni. Le sue attribuzioni per- 
tanto sono, di custodire la Pontifi- 
cia falda , che indossa il Papa 
prima di assumere i paramenti sa- 
cri per le cappelle, e pei concistoi'i, 
compresi i segreti, sebbene non usi 
in questi i paramenti , così ancora 
custodisce la stola , che ne' conci- 
stori segreti si mette il Pontefice; 
prepara la falda all' occorrenza , 
e sta presente quando il secondo 
cerimoniere la pone al Papa. Cu- 
stodisce gli Agnus Dei benedetti, 
e le paste de' ss. Martiri , come le 
stampe di metallo tanto antiche, 
che recenti de'medesimi Agnus Dei, 
insieme ad una collezione di questi, 
e gli altri utensili per la loro bene- 
dizione, come le conche pel bagno 
ec. Nelle processioni, in cui intervie- 



BUS 

ne il Papa, come in quelle tlc'pon- 
lidcali, porta la mitra preziosa avan- 
ti la croce. Provvede ogni anno il 
balsamo del Perù per la basilica 
laleranensc, come cattedrale del Pa- 
pa _, e ogni due a quella vaticana, 
per gli olii santi, come per la con- 
sacrazione, e benedizione degli A- 
gnus Dei. Quando i novelli Cardi- 
nali recansi a ricevere la berretta 
dal Pontefice, questi la prende dal 
bacile, clic genuflesso dalla par- 
te destra del trono sostiene il sot- 
to - guardaroba ; ed allorché delti 
J'orporati partono dal Pontefice, egli 
neir anticamera appresso presenta 
loro su d'un bacile d'argento il 
berrettino rosso, che per la jirima 
volta si pongono sul capo. Nel con- 
cistoro pubblico deve presentare il cap- 
pello Cardinalizio ai gradini del tro- 
no, afllnchè lo prenda monsignor 
maggiordomo, che lo consegna al 
Papa per metterlo in capo al nuovo 
Cardinale ; quindi nella medesima 
sera, in un bacile lo porta alla casa 
del Cardinale, al quale formalmente 
lo presenta monsignor guardai'oba , 
cameriere segreto, come ablegato 
apostolico a tal tradizione, il quale 
anticamente disimpegnava le sudde- 
scritte incumbenze. 

Finalmente il .sotto - guardaroba 
riceve i nomi de' sacerdoti, che sono 
ammessi a fare da apostoli , per la 
lavanda che fa il Papa nel giovecFi 
santo, e per la tavola, dopo che 
essi .sono stali nominati, ed appro- 
vati da monsignor maggiordomo , 
ed è perciò che li fa visitare, e 
pulire dallo stiifarolo di palazzo. 
l'rima della lavanda conduce alla 
cappella Ponlilìiia i detti sacerdoti 
vestili coir abito bianco , celebra 
la messa , e li comunica ; indi li 
conduce a visitare la basilica va- 
ticana , poscia a far colazione in 



lì UT r83 

una camera di palazzo, ed all'ora 
della lavanda li mena al luogo 
di essa, e dopo averli in tal fun- 
zione assistili , poi li accompagna 
alla mensa , che serve il Papa colle 
sue .sagre mani , nel qual tempo 
legge qualche libro spirituale mon- 
signor caudatario. Partito che sia 
il Pontefice, subentra alla lettura 
il sotto - guardaroba , il quale la fa 
intera , .se il Papa non interviene 
alle funzione, cui in allora suppli- 
sce monsignor maggiordomo. F. 
Famiglia Pontificia. 

BUTHROTA. Penisola presso 
Corcira, e citlèi episcopale della pro- 
vincia dell'antico Epiro, nella diocesi 
dell' lUiria orientale. E posta sul 
golfo Pelos, e fu già colonia romana 
d'Augusto, come vuole Strabone. 
Si pretende ancora, che la sua sede 
fosse sufFraganea di Lepanto. Com- 
manville però dice che Buthrota o 
Butrorotum, detta in latino Butrin- 
tiun, sia stata eretta nel V secolo, sot- 
to la metropoli di Cassiopea o Jo- 
annina. 

BUTLER Albano. Pio e dotto 
scrittore agiografo, nato nel 17 io 
nella contea di Northampton , da 
un'antica famiglia. Nell'età di otto 
anni fu mandato a studiare nel col- 
legio di Donai. Cos\ rapidi furono 
i suoi progressi nelle virtù , e nelle 
scienze ecclesiastiche, che ben presto 
divenne ivi professore di filosofìa e 
di teologia. Durante il suo soggior- 
no in quel collegio pubblicò una 
discussione in forma di epistole sulla 
storia satirica de' Papi di Archibaldo 
BoAver, apostata cattolico. Destinato 
di poi nel 174^ a guida di tre 
ricchi giovani inglesi cattolici nei 
viaggi loro in Francia eil in Italia, 
compose Butler una descrizione int<;- 
ressantedei monumentiartisticidi quc' 
paesi , che ancora non vide Li luce. 



i84 BUX 

Dopo importanti missioni avute nel 
suo ritorno in patria , fu creato 
rettore del collegio inglese di s. O- 
mer, in sostituzione dell'ab. Talbot 
fratello del conte di Schrewsbury, 
primo conte d'Inghilterra. Con gran- 
de zelo esercitò quell'impiego, né 
punto per esso fu distolto dai suoi la- 
vori letterarii. Nondimeno l' opera 
delle J^ite dei padri ^ dei martiri e 
dei principali santi con note stori- 
che e critiche, lavoro di trenta an- 
ni continui , gli ha stabilita una 
somma riputazione. Vi si trovano in 
ciascun giorno le vite de' più cele- 
bri santi, e le principali feste dell'an- 
no instituite per ricordarci i diversi 
misteri della religione. In tutto è 
però all' ammaestramento congiunta 
la unzione, ed una critica sana, che 
rigetta quanto una soverchia credu- 
lità ha fatto talvolta adottare, e con- 
ferma la fede de' fedeli. Oltre di che 
un gran numero di note sopra i con- 
cilii, i padri, gli autori ecclesiastici, 
gli avvenimenti stessi della storia 
profona, che si riferiscono alle I^ite, 
forniscono un nuovo merito all'ope- 
ra medesima. Tradotta essa venne 
in tutte le colte lingue, e fu seguita 
dalla P^ita di suor Maria della Cro- 
ce , religiosa del convento delle in- 
glesi di Rouen. Quest'ultima opera è 
un quadro, in cui Butler offre alcune 
istruzioni sui doveri delle persone, 
che vivono in religione. Aveva e- 
gli inti'apreso eziandio un Trattato 
della Religione naturale e rivelata, 
che rimase manoscritto insieme ai 
suoi discorsi di pietà, ed insieme ai 
materiali per le vite di Fisher e di Mo- 
ro, Albano Butler possedeva cognizioni 
variate ed estese sopra qualunque ma- 
teria, e ne parlava con pari facilità e 
modestia. JMorl ai i5 di maggio del 
1773. 
BUXENTUM, o BUXENTO. Città 



BYZ 

vescovile, sino dal V secolo, della Luca- 
nia, nella provincia chiamata Pyxus 
da' greci. Divenne colonia romana 47 i 
anni avanti l'era cristiana, e credesi che 
da essa sorgesse Policastro {Fedi), 
sulla spiaggia del mare , nel regno 
di Napoli. 

BYBLOS, o BIBLUS, o BIBLO, 
Byhlieu., già chiamata Evea dagli 
arabi, ed oggi Gihel , o Gehail , 
ed anche Botri. E una città della 
Fenicia, situata sulle sponde del 
mare , fra Sidone ed Ortosia. I 
suoi abitanti servivano nelle marit- 
time spedizioni di Tiro, e siccome 
eccellenti nel lavorare il legname , 
furono da Salomone adoperati pel 
tempio di Gerusalemme. Apparten- 
ne ai tirii questa città, poi a' suoi 
re , indi ad Alessandro, ed ai suoi 
successori, e quindi a' romani. Sotto 
gì' imperatori fu compresa nella Fe- 
nicia marittima, ed il suo tempio 
di Venere fu famoso pel culto, che 
rendevasi ad Adone. Byblos è una 
delle prime città, che professasseix) 
la religione di Gesìi Ciisto. Laonde 
venne dichiarata, nel secolo V, sede 
episcopale , nella diocesi d'Antiochia, 
e nella giurisdizione metropolitana di 
Tiro. Ebbe per primo vescovo Mar- 
co. 11 conte Bertramo se ne impadro- 
nì dopo la caduta di Tripoli , e fu 
allora, che il patriarca Antiocheno 
vi pose un vescovo latino da lui 
dipendente. V'ebbero successori sino 
al XV secolo. Nel 1678 circa era vi 
un vescovo maronita , il quale fu 
successo da altri. Attualmente è se- 
de arcivescovile soggetta al patriar- 
ca de' maroniti, risiedendo l'arcive- 
scovo nel monistero di s. Giovaimi 
Marone, nel villaggio di Cafarai. 
Biblo, o Byblos è anche vescovato 
latino in parlihw!, sulfiaganeo della 
metropoli di Tiro. 

BYZIA , o BIZIA. Città ve- 



BZO 

scovile della Tracia senza snlTaga- 
nei , sino dal fjiiinto secolo. IVel 
sesto fu dichiarata arcivescovile , 
sotto la metropoli di Eraclea, l'ul- 
tima delle città della Tracia medi- 
teri'anea , e la terza d' Euiopa. Nel 
I 198 gli abitanti sostennero un 
conflitto cogl' invasori sciti , e val- 
laci)!. 

liZOVlO, o BROWKI Àbramo. 
Domenicano polacco, nato a Prosc- 
zovich nel i 168. Vestito l' abito 
relif^ioso in Polonia, fu mandato dai 
suoi superiori in Italia, dove insegnò 
pubbliiximente la filosofia a Milano, 
e la teologia in Bologna. Tornato 
in patria, fu fatto priore de' dome- 
nicani in Cracovia. Tornò tuttavia 
in Italia, e si stabifi a Roma dove 
fu fitto bibliotecario del duciì di 
Bracciano, e fu inunicato di conti- 
nuare gli annali del Cardinal Ba- 



BZO i85 

l'onio. Ne com[)osc nove volumi 
(dal XllI al X\l) stampati a Co- 
lonia dal 1616 al i63o, e a Roma 
nel 1672. Il Papa alloggiollo nel 
Vaticano, dove restò sino a tanto che 
da alcuni ladri essendogli stato uc- 
ciso il servo , si ritirò nel moniste- 
ro del suo Ordine della Minerva, 
dove mori di anni scttantanove nel 
1637. Era uomo costantemente la- 
borioso , e compose un gran nu- 
mero di opere. Le principali sono : 
I." Concionex dominicale! lotiuì 
anni, 3 voi. in 4-° Colonia? ifiaS; 
7..° /Ustoria Kcrlcsiaslira ex Card. 
Daronii annalibuf , aliornnique ec- 
clesìaslicis liisloricisque nionnrnenfis ^ 
in fol.; 3." La detta continiiazionfì 
defili annali di Baronia. Fu censu- 
rato in quesl' ultima 0[)era per aver 
più parlato del proprio che degli 
altri Ordini. 



CAB 



CAB 



C 



V><ABARSUSSA. Città dell'Afii- 
ca nella Bizacena , ora regione di 
Tunesi, clùamata pure Cubar- Susis. 
In essa, nell'anno 3 9 3, celebrossi un 
concilio denominato Cabarxussitano, 
nel quale il ycscùvo di Cartagine , 
Primiano, fu condannato da cinquan- 
tatre massimianisti, ramo scismatico 
di donatisti, seguaci di Massimiano 
di Cartagine. Baluzio in Collect. , 
Arduino, tomo I. 

CABASILAS Nicolò. Arcivescovo 
di Tessalonica, vissuto nel secolo de- 
cimoquarto, acerrimo difensore del- 
lo scisma de' greci contro la Chiesa 
cattolica Romana. Fu spedito , nel 
1 347, dall' imperatore Cantacuzeno 
presso la imperatrice Anna, con al- 
cune pi'oposizioni di pace. Sci'isse 
egli alcune opere, in cui fece brilla- 
re la sua erudizione ed il suo ta- 
lento. Queste sono due Trallad con- 
tro i latini, il primo de' quali versa 
sulle cause della divisione delle due 
Chiese; l'altro sulla primazia del 
Papa : la sposizione della liturgia 
greca, tradotta da Genziano Herves ; 
e la vita di Gesìc Cristo , opera 
morale. 

CABASILAS Nilo. Scrittore del 
secolo decimoquarto, protettore au- 
ch'egli dello scisma greco. 

CABASO. Città vescovile della 
quarta provincia d' Egitto inferiore, 
dipendente dal patriarca alessandri- 
no. Fra i suoi vescovi si noverano 
Teopcmpto, il quale si i-ecò al con- 
cilio di Efeso, e Macario, che inter- 
vemie a quello ili Calcedonia. Com- 



manville dice, che Cabassa fu secon- 
da provincia d'Egitto, eretta in ve- 
scovato nel V secolo, e poi elevata 
al grado metropolitano, con dodici 
chiese vescovili per sulFraganee. 

CABASSOLE Filippo, Cardina- 
le. Filippo Cabassole, oriondo di A- 
vignone, nacque da antica e pos- 
sente famiglia a Cava^lione. Ei"a uo- 
mo assai erudito e religioso ; dap- 
prima fu canonico, quindi arcidiaco- 
no, e preposito, e nel i334, da Gio- 
vanni XXII fu eletto vescovo della 
patria. Intervenne al concilio pro- 
vinciale di Avignone nel iSSy; po- 
scia, nel 1345, Clemente VI lo e- 
lesse a paciere tra Odone duca di 
Borgogna, e Giovanni di Cavaglio- 
ne signore di Arles, ed altri discor- 
di magnati di que' luoghi. Due an- 
ni prima il re Roberto Io aveva 
stabilito consigliere della regina di 
Napoli Giovanna sua figlia, e poi lo 
fece cancelliere di Sicilia. Il Cabas- 
sole disimpegnava i suoi doveri in 
modoj da procurarsi il glorioso ti- 
tolo di padre della patria. Egli pro- 
mulgò, nel 1 349, la tregua ferma- 
ta tra Marsiglia, e le città della con- 
tea di Forchalquieri collegatesi a ri- 
volta. Quindi Innocenzo VI, inviol- 
lo come nunzio, nel i353, a conci- 
liare le differenze tra il Delfino di 
Vienna, e quello di Savoia ; e, nel 
1 358, in Alemagna a raccogliere 
decime ed elemosine affine di solle- 
vare il patrimonio di s. Pietro ma- 
nomesso dalle guerre e dalle rube- 
rie, e di rifabbricare le mura di 



CAB 

Avignone. Nel i JGT all'incirca chlx; 
il titolo di patriarca di (icrusalc-rn- 
nie, V. dopo un anno, l'amniiiiislra- 
/ione della chiesa di Marsiglia; (piin- 
di fu vicario apostolico. In appies- 
so, vedovata la cliiesa di Avignone, 
ed assente da quella Cibano V, ne 
(il governatole in uno al contado 
Vonesino, e dallo stesso Pontefice a 
;Monte(ìascone 111 creato Cardinal 
])rete assente dei ss. Pietro e Mar- 
cellino a' 22 settembre i368, enei 
1 370, venne eletto vescovo di Sa- 
bina. Fu compagno al Pontefice nel 
viaggio d'Italia e di Francia; si trovò 
ai comi/ii per l'elezione di (^«regorio 
XI, il quale poi lo fece legato dell'Um- 
bria, Toscana, Campagna e Sabina 
con facoltà di suo vicario, riguartlo 
al temporale, ma quasi senza limiti. 
Protesse l'Oidine dei minori coti tanto 
impegno, che Mariano Fiorentino lo 
appella // braccio destro e sostegno 
validissimo dell' Ordine serafico, e 
stabi h alcune regole a ben reggere le 
monache . Indefesso mecenate delle 
scienze, strinse amicij^ia col famoso 
Petrarca, col quale passava le ferie di 
autunno nella deliziosa villetta al 
Ponte Sorga. Il poeta scrisse a lui 
parecchie lettere, chiamandolo pa- 
dre: amorosissimo, e gli dedicò il 
suo libro della vita solitaria. Que- 
sto l'orporato mori a Perugia quando 
v'era legato, nel i 372, dopo (juattro 
anni dacché vestiva la sacra porpora. 
Ebbe poi tomba con elogio onorevo- 
lissimo nella chiesa dei certosini, det- 
ta di buonpasso, in Avignone. Dedi- 
cò ad Enrico di Villars, arcivescovo 
di Lione, un lilìro stilla vita e i mi- 
racoli di s. Maria. Maddalena. 

CAIJASSUZIO (iiovANM. Scrillo- 
10 del secolo decimoseltiino, nato 
nel i()0'j, nella città di Aix. nella 
l'i-ovcnza. In dà di sedici anni cu- 
llò nella congregazione dell'oratorio; 



CAC 187 

poi divenni; professoi'C di dii itto ca- 
nonico in Avignone. Il suo tdcnto, 
accompagnato dalla piìi irreprensi- 
bile moralità, gli acquistò la prote- 
zione del Cardinale Grimaldi, arci- 
vescovo d'Aix , il quale se lo prese 
a compagno nell'amministrazione del- 
la diocesi, lo condusse a Koma , 
e lo fece suo conclavista nella e- 
lezionc di Alessandro VII. Le sue 
opere , piene di eleganza o digni- 
tà , sono : I . Juris canonici tìieo- 
ria et praxis colle aggiunte del 
Gilbert, dalle f[uali l'opera niente 
acquista di [ìrcgio ; 2. Noliiia eccle- 
siastica coìicilioritni, canonuni, vc- 
teruniffiie Ecclesiae ritnnmj 3. Trat- 
tato della usura j 4- Horac subci- 
sivacj cioè alcune decisioni sopra cer- 
ti punti di morale e di dii-ilto ca- 
nonico. Siccome il p. Cabassiizio co- 
nosceva bene le lingue oritMitali, voi- 
le anche tradurre in greco l'officio 
di s. Pietro di Nolasco, ad uso del 
patriarca di Alessandria. 

CACiVjNGELICI. Eretici luterani, 
che assunsero tale denominazione per- 
chè si vantavano di avere in qual- 
che tempo delle conversazioni cogli 
angeli. Oslo loro ascrive quel nome 
per sola derisione. T'^. Pinchinat , 
Diction. 

CACCIA FEDERIGO, Cardinale. 
Federigo Caccia, di origine Novare- 
se, nacque a Milano, nel i632, da 
nobile prosapia, ma mollo scarsa di 
beni di fortuna. Ottenne la laurea 
a Pavia, e dopo essersi lipatriato, fu 
ascritto al collegio dei nobili giure- 
consulti tli quella città. Quindi an- 
dato a Roma, ebbe l'avvocatura con- 
cistoriale, e quella dei poveri, e per 
quattro aiuii fu presidente, o retto- 
re dell'archiginnasio romano; jx)scia 
uditore di rol.i ; <|iiin(li elemosiniere 
d Innocenzo XI ; e, mi i(')q7, nunzio 
in Ispagna a CJulo II. Dopo la moi- 



i88 CAC 

te del Visconti , fu arcivescovo di 
Milano. Il ro spagnuolo lo nominò 
governatore di Milano, fino alla ve- 
nuta del nuovo produca; e Inno- 
cenzo XII, a premio delle sue fati- 
che, a' la dicembre 1695, creoUo 
Cardinal prete di s. Pudenziana, e 
lo ascrisse alle congregazioni dei ve- 
scovi e regolari , del concilio, del- 
l'immunità e di propaganda . Se- 
nonché, nel 1697, morì a Milano 
di sessantacinque anni, ed ebbe tom- 
ba in quella mctmpolitana innanzi 
all'aliare della Madonna, detta del- 
l Àlbero. Lasciò i poveri eredi uni- 
versali di ogni suo avere. L'Arge- 
lali tesse il catalogo di tuttt; le 
opere di questo degnissimo Porpo- 
rato. 

CACCIA. Perseguitamento , e in- 
tendesi più comunemente di fiere 
selvatiche. Caccia vale anche Cac- 
ciagione, venatorum praeda , ed il 
luogo destinato, o acconcio alla Cac- 
cia pegli uomini e cani, che cac- 
cia«o ( venalici, venatores ). A que- 
sto esercizio si sono applicati gli 
nomini sino dai tempi piìi anliclii , 
poiché ad essi la natura ispirò di 
nutrirsi colle cai'ui degli animali, e 
cuoprirsi colle loro pelli. Esempi 
di cotal esercizio ne abbiamo dalla 
stessa sacra Scrittura, ove si legge 
che Esaù , dopa essere ritornato 
dalla Caccia, vendette la sua primo- 
genitura per un piatto di lenti. 

Tutte le na?;ioni coltivaix^no la 
Caccia, specialmente gli abitatori di 
regioni sparse di foreste, ed abbon- 
danti di fiere e selvaggiume. I ba- 
bilonesi, i gred, i romani, ed altri 
popoli si esercitarono nella Caccia in 
diversi modi, che in progresso dei 
temjii furono regolati dalle leggi. 

Solevano i longobardi cinger di 
mura i luoghi destinati al cacciare, 
come SI usa oggi ne' parchi ; e que- 



CAC 

sle selve cinte di jnvu'a ad uso di 
caccia, ne' capitolari di Carlo Magno, 
verso r anno 800, sono dette Bro- 
gili, e Brolia. Anche i franchi, per 
non dire di altri popoli , molto si 
dilettavano della Caccia, anzi per at- 
testato di Eginardo, nella vita dello 
stesso Carlo Magno, sembra che su- 
perassero le altre nazioni sì dell'A- 
sia, che dell' Europa, precipuamente 
le settentrionali, che, per antico loro 
costume, ritenevano il cacciare per 
la più nobile ricreazione. Onde Lo- 
dovico I suo figlio, assuefatto anche 
esso fino da giovane a tale eserci- 
zio , considerando quanto gradita 
cosa sarebbe agi' italiani, od ai 
longobardi in essa stabiliti, l'andar 
a caccia per sollazzo, ed il portar 
la spada in segno di nobiltà e va- 
lore, oixlinò nella legge XYI lon- 
gobardica, che trattandosi di levare 
i pegni ad alcuno per qualche pe- 
na, non si toccassero la spada, e lo 
sparviere, o falco, uccello di rapina, 
di cui serviva usi appunto per la 
Caccia. 

In seguito si emanarono leggi per 
moderarne l' uso, proibendosi 1' an- 
darvi in certi tempi dell'anno , cioè 
quando possono più facilmente pati- 
re i frutti della campagna , e nel 
tempo della filiazione degli animali, 
altrimenti seguirebbe la loro distru- 
zione. Abbiamo, ne' citali capitolari 
di Carlo INIagno, espressamente proi- 
bita la Caccia nei giorni di dome- 
nica. Giona, vescovo orleanese, nelle 
sue istruzioni pei secolari , si lagna 
di questo abuso, dicendo ( l. 2 de 
insti t. /air. aip. 28 ): E un effetto 
di estrema follia tralasciare per la 
Caccia la solennità de' divini ufficii, 
che si celebrano nei giorni di fé- 
staj e far pili conio di questi di- 
vertimenti, che della propria salu- 
te, e di quella di coloro, che uno 



GAG 

seco conduce y a quali si e ohblign' 
to di dare buon esempio. Per la 
stessa raf^ione un tal sollievo è vie- 
tilo anche nei {giorni di pciiilenzji 
e (li digiuno, come tanti allii diver- 
timenti; perchè nelle fatiche della 
Caccia è diilicile poter osservare il 
digiimo, come si conviene. Di più 
la Chiesa ne' «giorni di peniten^^a ri- 
chiede da' fedeli uno spirito di mag- 
gior orazione e raccoglimento , af- 
finchè hi mortificazione del corpo 
sia di giovamento allo spirito. 

Vuoisi che le riserve feu<lali del- 
le Caccie avesseir) origine nel seco- 
lo W, quando alcuni governatori 
di Provincie e città, attribuendosi la 
proprietà, o la signoria de' loro go- 
verni, rendevano solo omaggio al re 
come vassalli. Quindi è, che se essi, 
od altri avessero ricevuto in Uaulo 
qualche parie di territorio, coiiti- 
nnavano a tenere liservale le schive, 
le macchie, ed altri luoghi, riguar- 
danti la Caccia, come lo erano in 
avanti, quando al solo principe ap- 
partenevano. Sulle Caccie riservate, 
e sui rigore di alcuni signori contro 
i trasgressori, lo stesso vescovo Gio- 
na ne deplora le conseguenze , pei 
maltrattamenti de' poveri a motivo 
delle bestie selvatiche, create da Dio 
per r uso comune di tulli. E Gio- 
vanni di Salisbeiy, vescovo di Char- 
tres, disapprova le medesime riserve 
nel lib. 1. Pulycral. c;q). 4? dicen- 
do, che talvolta non si ha dilìicoilà 
per ima fiera perdere im uomo, 
mentre gli uccelli del cielo, e i pe- 
sci del mare sono di tutti. La Cac- 
cia in sé stessa è jiermessa ad ognu- 
no per diritto naturale, ristretto per- 
altro dalle leggi innane, ma è de- 
lillo e^icciare in luoghi vietati, senza 
il d«!l)ito jM-rnie^so del proprietario. 

Dopo il secolo \ III, l'esercizio e 
il sistema leiiislulivo delle Caccie in 



GAG 189 

Germania, Francia,, Italia ed altro- 
ve, si estese e regolarizzò , e nel 
.secolo X s' implorava già la prote- 
zione di s. Uberto vescovo di Liegi 
per riuscir prosperamente nella Cac- 
cia medesima. In un codicx; della 
Caccia e della pesca , pubblicato in 
Parigi, nel i8a8, si descrive una 
lunga storia di lutti i decreti, e re- 
golamenti riguardanti la Caccia, dal 
1291, in cui regnava Filippo il Dclr 
lOj sino a' nostri dì. 

La Caccia poi col falcone si vuo- 
le conosciuta pei primi dai traci , 
dai popoli scltentrionali , poi eserci- 
tala da' greci , da' romani e da al- 
tri. Della Caccia cogli uccelli di ra- 
pina appositamente ammaestrali , 
forse ne parlò pel primo Giulio 
Materno Firmico nel IV secolo, il 
((uale ricorda nutritores accipilrum, 
falcoimm, eaeterarumque aviuin , 
nuar. ad ancupia pertinent. Certa- 
mente uè Varrone, né \ irgilio, né 
Plinio , né altri scrittori prima di 
Firmico ne fanno parola, quantun- 
que ricordino Caccie con vischio , 
lacci, reti, cani. Presso Seneca, 1. 2, 
de ira, e. 12, è celebre vma di que- 
ste Caccie, la quale per la strepitosa 
maniera, con cui facevasi, fu chiamata 
dagli antichi Formido. 

L' uso dell' uccellare di leggiei'i 
dai laici propagossi nel clero, e per- 
sino ne' vescovi, a segno , ch'era di- 
gnità il loro gran cacciatore; e per 
non dire di altri, il conte di Ghel- 
dria era il gran cacciatore del ve- 
scovo di Utrecht. Degenerando però 
negli ecclesiastici il divertimento del- 
la Caccia in pregiudizio de' poveri , 
ed in iscandalo, poiché si trascurava 
il servizio divino, fu duupo vietare 
alle persone sacre, di nutrire i ca- 
ni ed i falconi per la Caccia, per- 
chè in questo sollazzo, e nel piace- 
re, che vi si prendeva , era impos- 



igo CAC 

sibile conservare quello spirito d' o- 
razione, e quella decenza e gravità, 
che sono il carattere de' chierici . 
Abbiamo molti canoni della Chiesa, 
come si può vr'dcre nelle decretali 
al titolo De clerico Venatorc , dei 
Pontefici, e de'concilii, ne' quali si 
proibisce agli ecclesiastici ogni sorta 
di Caccia, come divertimento incon- 
veniente al loro stato. Nel sinodo 
agatense del 5o6 can. ^?t, posto 
da Graziano Dlst. 34, can. i , ed 
inserito da Gregorio IX nelle sue 
decretali, si legge. « Non sia lecito 
-' ai vescovi , preti e diaconi il te- 
" ner cani e uccelli di rapina per 
« la Caccia ; che se alcuno di que- 
" sti disubbidirà a tal ordine, se 
« è vescovo, si asterrà per tre 
» mesi dalla comunione ; se è prete, 
« per due mesi dal celebrare, e se 
» diacono, per un mese si asterrà 
« da ogni ufiizio e dalla comunio- 
'» ne ". Questo canone fu rinnova- 
to colle medesime parole nel conci- 
lio di Epaona, l'aimo 5 17, sotto s. 
Avito vescovo di Vienna nel Delfi- 
nato. Il concilio di Pavia, dell' 85o, 
nel cap. 4 piesso Labbé tom. I , 
stabib che il clero , non canibus , 
aut accipilrìbus vel capis, quos vul- 
gus falcones vocal, per se ipsuni 
venatione cxerceat. 

Nel concilio di Nantes, l'anno 
1264, si ordina a' vescovi di esse- 
re solleciti ed attenti nel punire i 
chierici cacciatori, e particolarmente 
i preti e i religiosi, da' quali ne pro- 
viene maggiore scandalo. 11 Pontefi- 
ce s. Nicolò I, ci-eato l' anno 858 , 
dice, che i vescovi devono esser a- 
lieni da ogni sorta di Caccie, in de- 
cret. tit. IO. Ed il concilio genera- 
le XI lateranense III, celebrato nel 
1179, da Alessandro III, col cano- 
ne XV proibisce espressamente in 
chiari termini a tutti i chierici di 



CAC 

andare alla Caccia: Wide nec canea, 
nec aves ad aucupandum habere 
praesmnant. E cosi altri concili!, che 
possono vedersi presso il Tomassini, 
De vet. et nov. Eccles. disc. 1. 3, 
e. 4'2, 4^ ^ 46- Nondimeno i chie- 
lici non solo continuarono nel diver- 
timento, ma neppure si ritenneio 
d'intervenire alle Caccie più clamo- 
rose. Il disordine maggiore fece sì, 
che tollerabili sembrassero pei cliie- 
rici le Caccie meno strepitose, on- 
d'ebbe a dire s. Raimondo di Pen- 
nafort, fiorito nel XIII secolo, 1. 3, 
Snni. : Ponere autevi laqueuni, vel 
relè in silentio non prohibetur e- 
tiani clericis , data officiuni dii'i- 
nuni non negligalur. In qual ma- 
niera non possa disconvenire ad un 
ecclesiastico l'uso della Caccia, lo di- 
ce un sermone del celebre Cardi- 
nal Papiense, elevato alla porpora, 
nel i4^i? da Pio ^U il quale anche 
nel Cardinalato talvolta si dilettò 
della Caccia, inter episl. n. 394. 

]\Iolti autoii successivi hanno pu- 
re fatto sulla Caccia qualche distin- 
zione, dicendo, che le Caccie clamo- 
rose, le quali si fanno con grande 
apparato di cani e di armi da fuo- 
co per prender le fiere, s' intendono 
proibite agli ecclesiastici ; ma non 
già quelle, che si fanno colle reti , 
ovvero collo schioppo per prendere 
piccoli uccelli. Questa distinzione va- 
iamente non si trova ne' canoni suc- 
citati, di maniera che sembra, se- 
condo lo spirito della Chiesa , che 
agli ecclesiastici sia vietata ogni sor- 
te di Caccia, mentre è persino loro 
proibito l'andarvi cogU uccelli di ra- 
pina, la qual Caccia par che sia la 
piìi lecita ed innocente. Tuttavia, 
secondo il sentimento di molti au- 
tori, si tollera negli ecclesiastici la 
Caccia, che si fa colle reti, o in al- 
tra maniera, senza pericolo di offen- 



CAC 

il<,'i"e alcuno, purché si usi in essa 
l;i debita moderazione; ma la Cac- 
< ia che si fa collo schioppo, benché 
non sia clamorosa, alcuni non la 
vorrebbero permessa a' chierici. Be- 
tuidetto XIII, mentre era arcivesco- 
vo di Benevento, nel concilio, che 
celebrò l'anno i6r)T, espressamente 
|)ioì1jì a' chierici la Caccia collo 
schioppo. E monsignor Crispino ve- 
scovo d'Amelia, essendo stato man- 
dato da Clemente XI, nel 1704, 
per visitatore apostolico alle diocesi 
siiburbicarie di Albano e Palestri- 
na, nel suo decreto della visita dice: 
."' I chierici non portino archibugio 
» benché per uso di Caccia, sotto 
-•> pena della perdita delle armi e 
» del carcere; si astengano dalle 
»> Caccie illecite, come sono le cla- 
»« morose, e da cp ielle, che si fanno 
« co' cani da Caccia, o che si fanno 
'» coir uso dell' archibugio , che fu 
w incognito a' nostri ss. padri ". 

Finalmente, oltre che il concilio 
di Trento, sessione "2^, e. 12, fa ai 
chierici grave divieto della Caccia , 
per dimostrare più chiaramente che 
<jiiella colle armi è proibita agli ec- 
clesiastici, basti osservare, che se in 
tale occasione essi commettono un 
omicidio, benché involontario , in- 
corrono tuttavia m'ir irregolarità , 
come dicono s. Antonino (par. Ili, 
tit. 2(), cap. 2 ), e il Cardinal di 
Toledo [Jnslrtict. saccrd. lib. I, 
e. 81, num. 8 ). E Benedetto XIV, 
{Synod. Dioec. lib. VII, cap. 61) 
dice, che essendosi molte volte pro- 
posto nella congrega/ione del con- 
cilio, se ini chierico, il cpiale avea 
commesso mi omicidio casualmente 
in occasicjiie di Caccia clamorosa , 
fosse incorso nell' irregolarità , la 
congregazione ha risposto che s"ì. 
Uà ciò risulta, che agli ecclesiastici 
non sono permesse le Caccio clamo- 



CAC i()i 

rose, e che devonsi limitare a quelle 
comunemente permesse. 

Anticamente nelle corti de' prin- 
<:ipi ecclesiastici, come in quelle dei 
tre elettori del S. R. Impero, e di 
tanti altri vescovi, che godevano il 
dominio temporale, .s' introdussero 
i cacciatori ed i falconieri, per pre- 
siedere alle Caccie, afline di procu- 
rare sollievo al principe, e per im- 
bandirgli la mensa di volatili e qua- 
drupedi. Loro incombenza era di 
aver cura delle reti, ed attrezzi ve- 
natoi , di ammaestrare i cani e i 
bracchi, o al corso, o alla leva per 
le lepri ed altri quadrupedi , e pei 
volatili, cioè fagiani, pernici , ce. , 
come pure di addestrare alla uccel- 
lagione de' falconi, gli astori, i ter- 
zuoli e gli sparvieri, animali tutti 
di rapina. Non era quest'arte si fa- 
cile ad apprendersi, ed avea i suoi 
precetti. Certo re Dauco compose 
un trattato de cura aviiun rapa- 
cium, il quale mss. si conservava 
in Firenze nella biblioteca Riccardi. 
Noto é pure il libro de arte vena ri- 
di avibus , dell'imperatore Federi- 
co li, citato dal Du-Cange. 

I cacciatori, ed i falconieri cora- 
jìarirono nella corte Pontifìcia fino 
dai tempi di Gregorio IX, eletto 
nel 1227, ed anche nel Pontificato 
del suo predecessore Onorio HI, 
giacché egli, nel 1220, infeudò ad 
Alberto conte di Mangona , e ad 
Azzone di Frignano molte terre e 
castella, con l'annuo censo di un 
astore e due bracchi. Questi tri- 
buti danno a credere, che vi fosse 
allora nella corte Papale chi in qua- 
lità di cacciatore era incaricato 
della custodia di silfàlti animali. E 
senza dire di tutti i censi di tale 
specie, Bonifacio IX, del i SSp, in- 
feudò Antonio Ficschi delle lerif 
Crevacour, Masserano e ìMonte-Ca- 



iga CAC 

prello, col censo alla Camera apo- 
stolica miius accipilris. A Fi-ancesco 
conte di Corbara infeudò Campor- 
sevoli e Monte Leone, col niedesi- 
rao censo ; come fece con Uguccio- 
ne de Casali, Giovannello, e An- 
drea Tomazelli. Col tributo poi imiii'i 
canis de relè, cuni rete, concedette 
a Marino Dongiovanni, Rotella nel- 
la diocesi d' Ascoli ; e con 1' altro 
wiìiis canis ad aucupia, ani Icpo- 
res boni et experti , infeudò Cani- 
no a Paolo Orsini. Innocenzo \'n, 
del i4o4> diede in feudo a Bisac- 
cione e suoi fratelli diverse terre , 
col censo iinins canis ad aucupia 
cuin rete. Gregorio XII, del i4o6, 
investì Battista Savelli di alcuni luo- 
ghi in Sabina, col tributo unius ac- 
cipilris ac duoruni braccorwn. Gio- 
vanni XXI II, del i4io> pel censo 
unius asluris, infeudò a Tartaglia, 
Toscanella con" altre terre ; ed a 
Leonello Orsini Gradoli, e le Grot- 
te : come pure per 1' altro unius ac- 
cipilris diede alcuni luoghi a Gia- 
como Caetani, ed ai Fieschi di Ge- 
nova. A Gentile Orsini poi per 
Campagnano impose il censo unius 
canis leporarii . Martino V, del 
i4i7j confermò alcuni dominii agli 
Orsini, col tributo unius accipilris j 
e con quello unius asluris conce- 
dette Segni , Palliano e Serrone 
ad Ildebrandino Conti. Eugenio IV, 
del i43f, eresse in contado Castro, 
presso s. Elpidio , e ne investì Ni- 
colò Vanni col censo unius accipi- 
lris , e concedette a Carlo Forte- 
biacci Montone, col tributo unius 
canis leporarii. 

Dopo questo teuipo più rari so- 
no i censi di tal natura, poiché in- 
trodotti nel secolo XV gli schioppi 
o fucili, con essi si prese a far Cac- 
cia, onde poco a poco venne meno 
presso noi l' arte dell' uccellare cogli 



CAC 

sparvieri , astori , ec. , e per conse- 
guenza cessò anche 1' uso d' impor- 
re simili tributi , e di tenere nella 
corte Pontiliciai falconieri,! cacciatori 
ec. Abbiamo poi che Paolo II, del i464, 
rifiutò il falcone insieme alla chinea, 
che Ferdinando gli mandò pel re- 
gno di Napoli ; e Gregorio Xlll, del 
iSy^, diede a Giacomo Buoncom- 
pagno il marchesato di Vignola, col 
feudo di dover pagare due sparvie- 
li 1' anno alla Chiesa. Potrà poi for- 
se lipetersi la mancanza de' cuccia- 
tori nella corte Pontificia dal l'inter- 
messo Tinello., cioè di tenere a men- 
.sa nel palazzo Apostolico tutti gli 
uffiziali, e famigliari del Papa. V. il 
Galletti nelle Memorie di Ire chie- 
se di Rieti, a p. 1 76. Non sarà 
quindi discaro l'avvertire, che se fu 
sospesa la mensa , sino al termine 
del secolo decorso, il sagro palazzo 
dava a' famigliari del Pontefice vi- 
no , pane, ed altre cose, che chia- 
mavansi : parie di palazzo. 

Nella solennità di Natale, ed in 
quella di Pasqua doveva pagarsi 
alla Chiesa romana un tributo di 
cacciagione , come rilevasi da questa 
formola riportata dal Carpentier t. 
II, p. 3 18 ex Cod. reg. 4 '^9 ^^^1. 
1 2 : T^os requirinuis .... dislricte 
injungenles , quatenus vcnalionis 
exeniuni , ut nioris est, sic devote, 
sicrpie lionorifìce in proxinio futuro 
fusto Nativilatis Doniinicce nohis prò 
Romana Ecclesia faciatis . . . ila 
quod qurnque diebus ante feslurn 
Nalivitalis prcedictce dicluni exeniuni, 
veslro nomine , corani nostra pra;- 
senlia prcesentelur ... e dopo si no- 
minano exenia venationis in festi- 
vitatibus Natii'italisj et resurrectio- 
nis Domini. 

Quando Paolo II, nel 1 4? ' > ono- 
rò col titolo di duca di Ferrara , 
Borso d' Este, fra le cose grandi con 



e AC CAC ìf)Z 
cui lo clistinso, gli diccelo alcnno spirn- 'l'i'^, f;Ioiioso por militali impiv-st- 
(Jich; Caccio. E (juando il due;! si in servi/io della Santa Sede, e sti- 
r(!cù /l)niialiiicnt{! a! palazzo a|)nsf()- inalo il più lica; privato d Italia, 
lieo di s. Marco, iia la sua ninne- J"u rqli il primo tra i Cardinali a 
rosa (* magnifica corte, craiivi ot- mantener cani, e cavalli in gran mi- 
tanta canatieri , che coiidnc<:vano a mero; 2. Francesco Gonzaga de' du- 
mano quattro cani per ciasclicduno, chi di Mantova, ditto Cardinale nel 
]i;ulc da caccia, e parte da oliesa. i /[.G i , dii Vìo il . Fu molto encomia- 
l.a esaltazione poi al J'ontifìealo di lo per le sue gcste, e solo fu tac- 
<iiuli(j III, avvenuta a' 7 feliltraio ciato per essersi troj)po occupato del- 
i7k), 111 dal popolo romano cele- la Caccia, ed in esercizii cavallereschi: 
Inala con una solenne Caccia di tori 3. Egualmente venne censurato //«•«- 
in Cam])idoglio, cui intervenne tutta nio Sforza de' duchi di Milano, crea- 
la nohiltà, colla maggior parte del io Cardinale, nel 1484, <la Sisto IV, 
popolo di lionia. perchè possedendo ampie ricchezze, 

Fra i Papi, ch'ebbero tra';porto ne consumava gran parte in una 
per la Caccia, merita menziono il gran prodigiosa quantità di sparvieri, ca- 
KeoneA, che diede il nome di aureo ni e cavalli, per uso della Caccia; 4 1' 
al suo secolo, e che gloriosamente Cardinal Ippolito d Este de' duchi 
sedette sul trono del Vaticano dagli di Ferrara, elevato alla porpora da 
ir marzo i5i3 fino al primo di- Alessandro VI, nel i4o3, teneva un 
cembrc i^si. Egli pertanto occii- gran numero di cacciatori alla sua cor- 
pava nelja Caccia tutto il tempo, te; 5. Guglielmo di Croy fiamniin- 
rhe poteva, specialmente nei mesi di go, annoverato al sacro Collegio da 
scllcmlu'e e ottol)re d'ogni anno, Leone Xnel i5 17, mori alla dieta di 
non potendosene distaccare, se non Vormazia nel i 5"?. r, per una caduta 
che jior làr concistoro, o cappella di cavallo nell'andare alla Caccia; 
l'anale. 11 luogo ])iìi rrcquenle pel (>. Pochi superarono in questa passio- 
suo trattenimento era la villa Ma- no Ippolito de liledici, nipote di 
gliana sul Tevere, c:inqiie miglia di- Leone X, e cugino di Clemente \\\, 
slante da Roma verso il mare, don- il quale lo fece anche nel i-jìc), 
de trascorreva |)er lunghissimo trat- Cardinale. Oltre di mantenere egli 
lo il paese ; e il castello di Crn've- cani , uccelli di l'apina , e bravi 
tori, allora appartenente a Francescf» caciùatori, impiegava in tal divcrti- 
Cibo suo cognato. Ivi Leone X pas- mento la princi[)al parte del tempo; 
sava gran tempo, e vi si vede an- 7. Vuoici che il (Cardinale Gin. de 
rora la camera da lui abitata. Ai ISlediei, figlio di Cosimo I, gran dti- 
nostri giorni poi il Pontefice Leone ca di Toscana, venisse ucciso a' i ?, 
W\ amò molto la Caccia, come rpie- dicembrer'jGs, alla Caccia, dal suo (ra- 
gli, che nella sua giciventìi era stato tello Garzia nella tenera età di diciaii- 
espcrlo caccialore. nove anni ; <^. l'^iUpno J'i/nruirdi tli 

l'ia i Gardiii.ili finahuenle, che l'auco, creato (iarilinaic tla l'aoKi \ , 
nutrirono caldo trasporto per la Cac- mori nel 1622 danni (piaranla per 
eia, noteremo i .seguenti, insieme una febbre acquistala nei calori esti- 
adaliMini aneddoti relativi: i.Ivodovi- vi alla Caccia; «). Allreltanlo actadde 
eo Scarampi Mczzarola padovano, al Cardinal yiiifoiiio Garlaiii roma- 
creato (Cardinale da laigcnio l\ nel no. giacché mori d'anni cinquaiitollo 
VOL. M. i3 



194 ^^^ 

nel 1 624 , P'^'* nialaltia contratta 
nel suo foiulo di Cisterna, ove avea 
dato una Caccia ad alcuni signori 
romani; io. Urbano YIII, nel iG43, 
elevò al Cardinalato Antonio dori 
camerincse, di bassa condizione, do- 
po averlo dispensato ad ordinarsi 
sacerdote, non ostante che gli man- 
cassero i primi tre diti della mano de- 
stra, per disgrazia occorsagli alla cac- 
cia; I I. Il Cai'dinale Taddeo del f er- 
me piacentino, porporato nel i6c)^, 
d'Innocenzo XII, successe alla pri- 
mogenitura di sua casa, perchè il 
fratello maggiore fu ucciso disgra- 
ziatamente alla Caccia. Finalmente 
a' giorni nostri ebbero singolare ti-as- 
porto per la Caccia il Cardinal Fa- 
brizio Ruffo napoletano , e il Car- 
dinal Cesare Guerrieri - Gonzaga 
di Mantova, morto nel i832. 

CACCIANEMICI Gerardo, Car- 
dinale. V. Lucio II. 

CACCIANEMICI Ubaldo, Cardi- 
nale. Ubaldo Caccianemici, bolognese, 
era canonico i-egolare della congre- 
gazione renana , giusta Ciacconio , 
Ghirardoni , Sigonio, o, secondo al- 
tri, di quella di s. Frediano di Lucca. 
Fu creato Cardinal prete di s. Cro- 
ce in Gerusalemme, da Lucio II suo 
consanguineo, nella vigilia della Pen- 
tecoste II 44- Egregio in virtù, si 
acquistò molta stima nella Chiesa , 
ed accompagnò Alessandro III quan- 
do fuggiva in Francia. Questo Pon- 
tefice lo inviò al congresso tenuto a 
Digion coU'imporatore Federico Ear- 
barossa contro l'antipapa Ottaviano, 
nella quale occasione valorosamente 
sostenne le ragioni del legittimo 
Pontefice. Intervenne ai conclavi 
di Anastasio IV, di Adriano IV, e 
di Alessandro III , nel cui Pontifi- 
cato morì arciprete della S. R. C, 
dopo trentadue anni di Cardinalato 
air incirca. 



GAG 

CA.CCIAPIATTI Giovanni, Car- 
dinale. Giovanni Cacciapialti nacque 
in Novara agli 8 marzo 17 m. En- 
trato in prelatura, fa nominato po- 
nente di consulta , la qual carica 
tenne circa diciotto anni, quindi fu 
fatto delegato apostolico di Pesaro , 
e promosso ad uditore generale della 
reverenda camera. Pio VII, nella pro- 
mozione degli 8 marzo 1816, lo 
creò Cardinale, e gli diede il titolo 
diaconale de' ss. Cosma e Damiano. 
Divenne prefetto della segnatura di 
grazia , concorse col suo suffragio 
alle elezioni di Leone XII e Pio 
VIII, e morì in Novara a' i5 set- 
tembre 1833. Qui fu esposto, e se- 
polto nella chiesa di s. Eufemia, se- 
condo la sua testamentaria disposi- 
zione, colla cpiale istituì erede il ni- 
pote, e pensionò a vita tre famigliari. 
Fu annoverato alle congregazioni 
Cardinalizie denti, della cerimonia- 
le, della consulta, e delle acque ; e 
tenne la protcttoria di Orciano. 

CACERES (Oc Caceres in Indiis). 
Città con residenza di vm vescovo 
nelle Isole Filippine, chiamata Niie- 
K>a Caceres, dell isola di Lusson, fi- 
no da Magellano , che la scoperse 
pel re Filippo II. E nel dominio 
spagnuolo, capoluogo della provin- 
cia della nuova Caceres, o Camari- 
nes, sulla destra della Naga, al di so- 
pra della sua foce nella baia di s. Mi- 
guel, ed in parte trovasi coperta di 
capanne. E sede vescovile fino dal 
XV^I secolo, suffraganea dell'arcive- 
scovo di Manilla. La cattedrale, de- 
dicata a s. Giovanni Battista, è priva 
di capitolo, ha quattro sacerdoti per 
1' ufficiatura, ed un altro per la cura 
delle anime, i quali aiutano il ve- 
scovo nel suo ministero. Vi è nella 
città un'altra chiesa parrocchiale, 
come anche un convetito de' religiosi 
fiancescani. La mensa paga trenta- 



CAD 

lic fiorini di tassa, bendiè la difj- 
I < 'li sia amplissima. 

CADA, o CADr,Kunos. Pircola 
ritta vescovile della Frigia Pacaz.ia- 
iia, nella diocesi d' Asia, sotto la me- 
liopoli di Laodicca, eretta nel (jiiin- 
lo secolo detta, anche Acadn. Dessa 
e situala, secondo alcuni, n(;lla Ali- 
sia , e Stratone la colloca nulla Fii- 
t^ia Epiteti.!. 

CADAVERE, o CAD.WERO 
( C(ida\'ev\ Corpo morto, e dicesi 
^pccialMiente del corpo umano. Se- 
( Miido i grammatici cpiesta parola 
jtroviene dal verbo cadere. Presso 
i giudei neir antica legge ( Nuiner. 
e. XiK V. I i) era tenuto per im- 
mondo chi avesse toccato un Cada- 
vere. Cos'i la pensano parecchi orien- 
tali anche a' giorni nostri. Alcuni 
.sono di avviso, che il divieto della 
legge mosaica fosse proilotto da una 
precauzione del legislatore contro la 
superstizione , che vigeva presso al- 
cuni j)opoli antichi, i rjuali consul- 
tavano i morii per iscuoprire le 
cose occulte e l'avvenire. Ciò si ri- 
lev ■ anche dal Deuleronpmio, cap. 
XVIll V. II. Inoltre siccome nei 
climi assai caldi, come in quello di 
Pah'siina , è cosa pericolosa il con- 
.servarc lungamente i Cadaveri, cIk; 
presto si sciolgono e recano pessinif) 
odore, così si ritenevano immondi 
coloro, che li avessero toccati. 

I. CiiiliH'eri , loro Iiivdiida , unzione, 
vesliiirio ed altre notizie. 

La consuetudine di lavare i Ca- 
daveri dei defurili prima di st>ppel- 
liiTi, si prova colf autorità de' ss. pa- 
dri, «' degli sloiici «'cclesiastici , ben- 
ché alcune volte ])arlisi della sola 
nn7Ìi>ne. San Ciò. (irisostomo, ncl- 
I tiinclia H\, parlando di (Viuseppe 
di Ariinatra , e dilla sepoltura di 



CAD 191: 

Cristo, dice : » Cum antem tempore 
" ungeienliir, bora enim nona mor- 
■• ttiiis fuerat, et dum palerei cum a 
" Pilato, et dum lavarent, jam ve- 
" spera advenerat. " San Marcellino 
])rete con due nobili romane, lìasi- 
lissa ed Anastasia, dopo che s. Pie- 
tro fu croa'fisso, con varie sorta di 
unguenti e di profumi, posero il 
corpo di lui in panni lini, e decen- 
temente lo seppellirono in Vaticano. 
Il p. Lorino, scrivendo sopra il cap. 
IX V. ly degli Atti Apostolici, cita 
molli autori, che fanno menzione 
di questo costume, e fra le altre 
cose dice, che le preziose e monde 
lavature si conservarono, e Balduino 
re di Gerusalemme ne mandò ai 
suoi flamini librili. San Gregorio I 
Magno, lib. IV. Dial. cap. 27, di 
un certo conte Teofano, che mentre 
visse era alllitto dalla podagra e 
chiragra, dopo morto, dice: « Corpus 
»» dum ex more ad lavandum fuisset 
" nudatum, ila manus, pedesqueejus 
» sani inventi sunt, ac si unqiiam 
" vulnerisnihil habuisset " ; da cui ri- 
levasi la lavanda essere già comune 
a tutti i cristiani. Il medesimo san- 
to, lib. III. Dial. e. 17, parlando del 
marito morto di certa poveretta, dice: 
•' quem lotuin, veslimentis indulum, 
" et Saba ne ( r/or lenzuolo) constri- 
•» cium superveniente vespere sepelire 
» nequierunt ". Di s. Tarsilla scrive 
poi, nel lib. IV. Dial. cap. xG, 
•' ciijiis corpus cum ex more niorluo- 
» rutn ad lavandum fuisset nudatum, 
" longe oralionis usu, in cubilis ejus 
" et genlibus, camclorum moreinven- 
>' ta est obdurata cutis cxcrevisse ". 
Dell' acipia, colla quale fu lavato il 
corpo di s. A incenzo Ferrerio , e 
.scritto nella vita di lui, che fu con- 
servata , e che non si con iippc 
mai , né fece vermini , anzi spirò 
sempre soave odore, e molti beven- 



196 CAD 

doiie furono da varie infermità ri- 
sanati. Di s. Filippo Neri abbiamo 
nella sua vita, ehe alle sette ore 
di notte fu lavato il suo corpo, e 
vestito di abito sacerdotale. 

Neil' Eucologio de' greci prescri- 
vesi il modo da tenersi in lavare i 
corpi de'monaci defunti, cioè : » Non 
« oportet lavare corpus monachi, aut 
-•) prorsus nudimi conspici, sed mo- 
» naclius ad hoc destinatvis spongia 
!■> abstergit cadaver cum aqua tepida 
>3 ac spongia, cfformans primo cum 
» spongia crucem in fronte defuncti, 
5> in pectore, in manibas, in pcdibus, 
55 et genibus, etnihil aliud". Il mede- 
simo si dice doversi osservare eoi 
corpi de' sacerdoti , ma colla diffe- 
renza , che tre sacerdoti fanno tale 
ufficio colla spongia intinta in olio 
piu'O, in luogo di acqua. Il cerimo- 
niale de' vescovi , lib. 2, cap. 38, 
del vescovo defunto così dice : « cu- 
-•' bicularii vero, et familiares ipsius 
» episcopi defuncti corpus ejus cum 
j' aqua cali da, cum vino, et herbis 
-•> odoriferis lavabunt et munda- 
}> bunt ". 

Gli antichi cristiani lavarono i 
corpi de' defunti, per prepararli al- 
l' unzione, che pur praticavano, con 
olii e balsami pi-eziosi, affmchè me- 
glio questi penetrar potessero nei 
corpi purgati ilalle sordidezze. Può 
darsi, che i medesimi cristiani abbia- 
no voluto render onore a' corpi dei 
loro defunti, per la certezza , cui 
aveano, che dopo 1' universale risur- 
rezione dovessero partecipare insie- 
me con l'anima, della gloria eterna 
del paradiso ; ovvero abbiano voluto 
con questa memoria significare, che 
siccome il corpo per la lavanda re- 
stava purgato dalle sozzure corpora- 
li, così speravano che l'anima pin'- 
gata fosse con l' acqua della grazia 
partecipata al dcfouto pel dolore dei 



CAD 

]>eecati , e per l' efficacia de' santi 
Sacnunenli. Talvolta si parlò delia 
sola unzione di;' corpi de' ss. martiri 
e si ha n(>gli atti de' ss. Taraco, Pro- 
bo e Andronico, che il presidente gen- 
tile, nel '>X)0 , fra le minaccie, che 
fece a s. Taraco, gli disse: « pensi, 
-•' lu, o scellerato, che dopo la tua 
" morte alcune donmcciuole ungeran- 
" no, e imbalsameranno il tuo cor- 
" pò cogli aromati ? io ti farò bru- 
»5 ciarc , e getterò le tue ceneri al 
!> vento ". 

Questo costume di lavar prima i 
Cadaveri, e poi ungerli, i cristiani lo 
tolsero da' giudei , che l 'aveano ap- 
preso dagh egizii. Racconta Tacilo, 
Annal. lib. 21, che questi ultimi la- 
vavano prima i freddi corpi collac- 
qua calda, come preparazione allun- 
gimento degli olii , e dei balsami 
preziosi, unzione che usavano di re- 
plicare per quaranta giorni. Con ta- 
r arte seccavano i cadaveri per mo- 
do, che, al dire di s. Agostino , di- 
ventavano come di bronzo. V. Fi-idr. 
Gotti. Kettenerii HisloHciini schcditi- 
srna de. mninniiis (Vgyptiacif, Li|)sia2 
1694, Christ. Frane' Willhel-VVal- 
chii, Praeleclìo de mumìis chrislia- 
ni.i. In Comment. Sac. Reg. Scie/it. 
Gottingae 1780 t. Ili; Christ. Gotti. 
Heynius, in Spicilegio aniitjuifniis 
mwnmiarum , in iisdem comment., 
1781 toni. IV. 

A' nostri giorni il bellunese Gi- 
rolamo Segato trovò il modo di ri- 
durre a solidità lapidea i corpi ani- 
mali, su di che è a vedersi D. G. R. 
Discorso intorno all'artificiale soli- 
dificazione lapidea delle parti or- 
ganico-animali , e il conservare i 
vegetabili, metodo di Angelo Comi 
romano, Roma 1839; ^ '^ dottor 
Alessandro F. Sandi: Intorno ai me- 
todi di riduzione a solidità lapidea 
de corpi animali di Angelo Comi, 



CAD 

e Bartolomeo Zanon, Belluno 1839. 

Sulla incorruzione poi de' Cada- 
veri, fra gli altri, scrissero i seguen- 
ti autori: Tlieopliylus Raynaud, Ju- 
diciuin de incomiptlone Cadaveriim 
ex occasione de morte foemmei 
corporis , post alìqnot saecida in- 
corrupli , Avenione 166 5; Joseph 
Raymundus, De iiicorruptione Ca- 
da\'ernni, Avenione i663; Elia d'A- 
mato, Pensieri dÌK'ersi steli' incorru- 
zione del cadavere di Alessandro 
Magno. M. Lettere Erudite. P. J. 
349; Domenico Maria Manni , So- 
pra i corpi , che per anni, ed an- 
ni si trovano preservati dalla cor- 
ruzione , nel tomo VII degli opu- 
scoli del Calogerà 34 1 ; Benedetto 
XIV, de servoruni Dei Beati fìcat. et 
Beatorum canoniz. t. IV, p. I, e. 
XXX, ed Affo, Fita del b. Orlan- 
do de Medici eremita, colla storia 
del culto prestatogli in Busseto , 
Parma 1784- 

In quanto al vestiario dei defon- 
ti, primieramente trattandosi nell'eu- 
chologio de' greci del modo di sep- 
pellire i sacerdoti, si dice cosi : m Iu- 
-•» duunt illuni consuctis, deinde omni 
55 sacerdotali liabitii, faciemque eius 
» velant aere. " La parola greca acr 
significa quel velo, il quale al tempo 
del sacrilìzio della messa si mette 
sopra la materia, che si deve con- 
sacrare, cioè sopra il pane e il vi- 
no ; e fra i medesimi greci, i seco- 
lari sogliono seppellirsi colle miglio- 
ri vesti, anzi colle più preziose. Ag- 
giunge lo Schweiger, nel suo Itine- 
rario lib. II cap. 64, che con coloii, 
e pittura s'ingegnano alcuni di rappre- 
sentare al vivo i lineamenti ed il co- 
lore, che avea il defunto, mentre 
viveva ; e chi usa tal diligenza 
dimostra l'amore verso il morto, e 
la stima, che di lui faceva. S. Ago- 
stino, de Civit, Dei] cap. i3, ap- 



CAD 197 

prova colla sua autorità, e colla ra- 
gione, che a' defunti giusti e vir- 
tuosi si faccia onore nelle esequie 
e nel vestito , come quelli, che fu- 
rono istromenli di buone opere , e 
vasi dello Spirito Santo. 

Di Ottone III imperatore sappia- 
mo, che egli aprì in Aquisgrana la 
sepoltura di Carlo Magno, non già 
per impadronirsi delle cose preziose, 
colle quali era stato sepolto, ma per 
accertarsi se realmente ivi fosse , e 

10 trovò con una croce d'oro al 
collo, e colle vestimenta intere. E 
nella vita di Carlo IMagno , data 
in luce dal Pitheo, leggiamo queste 
parole : '> Rcpleveruiit sepiilcrum eius 
" aromatibns pigmentis, et balsamo, et 
» musco, et thesaui-is multis, in auro ". 

11 Petavio nel compendio storico del 
patriarca s. Niceforo , riporta , che 
avendo cessato di vivere ili mal ca- 
duco r impera tiice Eudossia, men- 
tre la portavano a seppellire, accor- 
so infinito popolo per vederla, una 
serva sputò dalla finestra inavvedu- 
tamente sulle vesti preziose del Ca- 
davere , e perciò fu poi bruciata 
viva. Il medesimo onore di vestire 
sontuosamente i Cadaveri, massime 
de' principi, oltre l'uso, che da alcu- 
ni ancora si pratica, lo abbiamo da 
Eusebio nel libro IV della vita di 
Costanfino Magno : » Cadaver ipsius 
» purpureo tegmine amictumConstan- 
» tinopolim deportatum est, et in ba- 
" silica super altissimis gradibus col- 
>» locatum, luminibus super candela- 
» bris aureis circumcirca accensis ". 

Contro r uso di seppellire i Ca- 
daveri con pompa, e con vesti pre- 
ziose _, scrisse un' omelia grave ed 
eloquente s. Gio. Crisostomo, che è 
la LXXXIV sopra s. Giovanni. Il 
santo dottore riprovandone la vanità, 
apporta l' esempio di Cristo, che ri- 
suscitò nudo, e tlice che se i ladri ri- 



198 CAD 

spetteranno le preziose vestimcnta, il 
tempo, e i vermi le ridurranno in 
polvere. Scrive l'annalista Baronio, al- 
l'anno 3f)5, che nel sepolcro di 
Probo e di Proba Falconia perso- 
naggi illustri, nel Pontificato di Ni- 
colò V, si trovò gran quantità do- 
ro nelle vesti, e negli altri ornamen- 
ti sepolcrali ; e il dottore s. Girola- 
mo , sopra il capo 3 di Geremia, 
dice , che era antico costume degli 
ebrei di seppellire i loro Cadaveri 
con oro , argento e altre cose pre- 
ziose 5 le quali poi erano incentivi 
agli uomini scellejati di entrare nel- 
le sepolture per ispogliarne i Cada- 
veri. S. Gregorio di Tours raccon- 
ta, nel lib. II, cap. 1 1 della sua 
storia, di una signoi'a principale se- 
polta Clan grandibus oniauientis, et 
multo auro, che però le Curono poi 
levati. Siccome sempre vi furono i 
profani ladri delle pieziose vesti- 
menta de' Cadaveri, usarono gli an- 
tichi di stracciarne le vesti , ed in- 
tingerle in unguenti aromatici , ac- 
ciocché venendo involate, riuscissero 
inutili agi' infami rapitori ; del qual 
costume fa cenno anche Origene, 
nel lib. I sopra Giobbe. J^. su quest'ar- 
gomento il Gretsero nel suo trattato De 
funere Chrisliano, e il p. Suprani nella 
digressione De funeribus capo Vili, 
nonché gli articoli Funerali e Sepol- 
ture. 

I Cadaveri degli ecclesiastici si 
vestono colle insegne clericali e sa- 
cerdotali, cioè i sacerdoti con amit- 
to, camice, cingolo, manipolo, stola 
e pianeta di colore violaceo ; ed an- 
ticamente si poneva loro fra le ma- 
ni il calice, ed anche il messale aper- 
to, ciocché disapprovano i migliori 
liturgici. Si legge nelle vite de' ss. 
Uldarico, vescovo d'Augusta, e Bi- 
viuo primo vescovo di Dorcestcr , 
che mori vei-so l'anno 640 : » Aper- 



CAD 

» to sepulcro inventum est integrum 

" cum duplici stola cuin calice ad 

" umbelliculum eius posilo ". Simil- 
mente la divina Eucaristia si seppelliva 
co' medesimi Cadaveri, come si ha dal- 
la vita di s. Basilio , di aver egli 
praticato con sé stesso; il quale, do- 
po aver consacrato miracolosamente 
il pane, che avea ricevuto, lo divi- 
se in tre parti. Con una si comu- 
nicò , pose r altra nella colomba 
d' oro , eh' era uno dei tre modi , 
coi quali anticamente si conservava 
r Eucaristia , e l' appese all' altare, 
finalmente alterani coiiservavit coii- 
sepclirì sibi. E ne' dialoghi di san 
Gregorio Magno , creato nel 590, 
troviamo, aver s. Benedetto ciò fat- 
to con un monaco ; ^ Ite, atque hoc 
■' Dominicum Corpus super pectus 
" eius cum magna reverentia poni- 
» te, eumque sepulturjE tradite ". Fa 
menzione di questo rito l' anonimo 
autore della vita di s. Gutbcrto ve- 
scovo lindisfarnense, ed Amalario di 
Metz. Questo rito però fu vietato da 
più conci li i , come dal cartaginese 
III, e VI antisiodorense, e dal qui- 
nisesto trullano dell' anno 692. 

I Cadaveri de' diaconi si vestono 
con amitto, camice, cingolo, mani- 
polo, stola diaconale , e dalmatica 
di color violaceo ; altrettanto si pra- 
tica co' suddiaconi , meno la stola. 
Ai Cadaveri de' chierici , sulla vesto 
talare si sovrappone la cotta, oltre la 
bei'relta clericale. Ne funerali, il Cada- 
vere dei soli sacerdoti si pone col 
capo verso l'altare principale, mentre 
gli altri ecclesiastici di minor grado, e 
i laici si espongono co' piedi verso 
detto altare. In quanto poi alla ce- 
lebiazionc della messa praesente 
corpore , esso è rito che costumasi 
da' tempi apostolici. I religiosi, e le 
monache si vestono co' loro abiti, 
ed i nobili, magistrali, militari, la- 



CAD 

miliari Pontificii ec, colle insegne per 
solito secondo il grado; le donne nubili 
con vesti monastiche, e generalmen- 
te gli uomini col sacco della con- 
fraternita cui appartennero , o che 
associa il loro Cadavere, locchè va- 
ria secondo i luoghi, le persone, le 
consuetudini , e le disposizioni del 
defunto. 

I Cadaveri pel loro coloi'e, fetore, 
ed alterazione di forme , in molti 
destano raccapriccio e spavento, e 
«|uesta forte sensazione produsse di 
iiequente meravigliosi effetti ne' ri- 
guardanti , considerando la vanità 
delle cose umane, e qual sia il no- 
stro fine. Lungo sarebbe riportarne 
i tanti esempii, che si hanno in 
aigomento, per cui ci limiteremo ai 
due seguenti. Dicesi, che s. Brunone 
fondatore, nel 1086, dell'Ordine 
certosino , siasi ritirato all' eremo , 
per quanto accadde al Cadavere di 
lìaimondo Diocre, dottore di Parl- 
ici , quando ne' divini iilllcii pnvsente 
corporc, si recitava la quarta lezione. 
Abbiamo poi, che s. Francesco Bor- 
gia, IV duca di Gandia, come scu- 
diere maggiore, dovette accompa- 
gnare il Cadavere della regina Isa- 
bella a seppellirsi in Granata. Nel 
farsi la ricognizione di esso prima 
della tumulazione, alla vista della de- 
formità del medesimo, risolvette di 
abbandonar le grandezze del secolo, 
e farsi religioso della compagnia di 
Gesù, locchè effettuò nel i547. 
D'altronde merita menzione ciò che 
uscì dal Cadavere del b. Francesco 
Patrizi!, de' servi di Maria, nato in 
Siena, nel i-zyS. Egli chiamasi il b. 
Teli lato (perchè il suo corpo si vede 
tuttora tarlato), ciò non pertanto dalla 
sua bocca nacque un giglio, avendo 
ìiellc foglie scolpito a lettere d'oro 
le parole AqWAk'c Maria, il quale 
richiesto alla repubblica sanese dal 



CAD 199 

re di Francia, gliene fece donativo. 
Allorquando muore una donna 
incinta, per salvare il feto, appena 
divenuta cadavere, si fa l'operazio- 
ne cesarea, ossia estrazione dal cor- 
po , del feto stesso. Fra quelli per- 
tanto, che uscirono dal ventre delle 
loro madri già fatte cadaveri, me- 
ritano special menzione s. E.aimondo 
INonnato , cos'i chiamato appunto 
per essere stato estratto dal ventre 
della defunta geniti ice, poi creato 
Cardinale nel 1287 da Gregorio IX; 
e Nicolò Sfondrati milanese, che fu 
tolto, agli II febbraio i535, dal 
corpo di sua madre Anna Visconti, 
morta nel castello di Somma, dopo 
sette mesi, che lo avea concepito. 
Questi divenne, nel i583, Cardina- 
le, e, nel i5go, Sommo Pontelice , 
col nome di Gregorio XIV. 

II. Cadavere del Papa, sua rico- 
gnizione , lavanda, inibalsa- 
matura, vestiario ed aneddoti 
relativi. 

Spirato appena il Sommo Pon- 
telic % il Cardinal camerlengo di 
S. R. Chiesa , con avviso ricevuto 
dal maestro di cerimonie, vestito 
d'abito paonazzo, si reca col tribu- 
nale, e coi chierici della reverenda 
camera , previo 1' invito fatto dai 
cursori, al palazzo apostolico, ed 
accompagnato da'detti prelati vestiti 
di nero, con rocchetto liscio senza 
merletto , viene introdotto nella ca- 
mera del defunto Pontefice, ove lo 
trova a giacere sul medesimo letto, 
in cui rese l'anima a Dio; col volto 
coperto d'un fazzoletto bianco, ed 
assistito dai penitenzieri di s. Pietro, 
per la recita delle consuete preci 
della Chiesa. Fatta dal Cardinale 
genuflesso sopra un cuscino viola- 
ceo, breve orazione, gli aiutanti di 



2.)o CAD CAD 
Larncia lìcl clefuiilo ^\ì scoprono il fìcalmente fa la funzione), airitnl)rii- 
vollo, ed allora avvicinatosi il ca- nirc del i^iorno, dalla cappella del ss. 
nicrlengo al Iclto, con un niartel- Sagramcuto , si tras[)orta in quella 
lino d'argento battìi per tre volte del coro di detta basilica, ove do- 
sai cranio del cadavere, ed altiet- pò le consuete preci ed assoluzioiii, si 
tante volte con chiara voce Io chia- ponevestito cornee ile'sacri ornamenti, 
ma per nome, e poi si rivolge agli che poi descriveremo, dentro ad ima 
astanti, .ai quali dice, che il Papa cassa di cipresso, con tre borse di vellu- 
è realiìie/ile morto. Quindi co' nomi- to cremisi guarnite doro, in ciascuna 
nati prelati, recita ad alta voce il delle quali vi sono venti medaglie, 
salmo De profuìidis^ eie. coììoi'dzìo- cioè d'oro nella prima, d'argento 
ne ahsoh'e etc, ed asperge il cada- nella seconda, di rame, o metallo 
vere con ac(|ua benedetta. Ciò fat- nella terza, colla effigie del Papa, 
to , monsignore maestro di camera vale a dire, quelle coniate nel suo 
consegna al Cardinal camerlengo Pontificato , come si potrà veder 
r anello pescaCon'o , ed immediata- meglio all'articolo Sepolcri de' Pwr. 
mente il notaro della camera genu- Indi riconosciuto il Cadavere, gli si 
llesso legge 1' istromento della rico- cuopre il volto con un velo, o faz- 
gnizione del Cadavere, e del ricc- zoletto di lino bianco dal Cardinal 
vimento dell'anello. Il Cardinale nipote, o altro Porporato congiunto 
prima di uscire dalle camere Pon- del Pontefice , ed in mancanza di 
tificie, dà partecipazione in iscritto questi, esercita tale atto il maggior- 
della morte del Papa al senato domo Pontillcio, al quale parimenti 
nimano, con ordine di far suonare incombe coprir le mani del Cada- 
la gran campana di campidoglio, vere con un velo d' ormesino biau- 
per darne 1' infausto annunzio alla co , mentre altro velo parimenti 
città , che per comando del Cardi- bianco si distende dal prelato mae- 
nal vicario vien dato eziandio dal sfro di camera. 11 Cardinale più an- 
suono di tutte le campane delle tico creato dal defunto , alla pre- 
chiese. E da avvertirsi, che passan- senza delle altre creature, coli' assi- 
do avanti al Cadavere dei Sommo stenza de' maestri di cerimonie rico- 
Pontefice, finché sta sopra terra, si pre tutto il corpo con altro gran 
fa la genuflessione come se fosse vi- velo rosso , ed allora ripiegasi la 
venie. coltre del Cadavere stesso, e si pone 

Le altre ricognizioni del Cadavere il coperchio alla cassa, ec. 
dei Papa, cuoprimento, e scuopri- j\on riuscirà discaro, clie qui si ri- 
mento del volto, si fanno prima di portino alcuni annedoti sulle rico- 
ehiuderlo nella cassa, ed in occa- gnizioni, e sul cuoprimento de'Cada- 
sione del trasferimento di esso dalla veri Pontificii. Morto Innocenzo XIII, 
basilica vaticana in altra chiesa. Nel Conti, romano, ai 7 marzo 1724, nel 
terzo giorno delle esequie novendia- fare la ricognizione del Cadavere, in- 
li , il Cadavere del defunto Ponte- nanzi al suggellamento della cassa, al- 
fice , coir assistenza del Cardinal l'atto di mettergli il fazzoletto svd vol- 
camerlengo, de' chierici di camera, to, il fratello del defunto, Bernardo 
de' Cardinali dal medesimo creati , Conti, cui toccò come Cardinal parente 
e coir intervento del capitolo vati- sì dolorosa cerimonia, per tenerezza, 
cario ( il cui decano vestito ponti- cadde in deliquio. Essendo cessato 



CAD 

di \ivcrc Clemente XII, Corsini, fio- 
rciiliuo, a' 6 febbraio 1740, il Car- 
dinal Aerio Corsini suo nipote e crea- 
tura, che nel Pontificalo avca sag- 
giamente esercitato molta autorità, 
non senza tenera commozione, cuo- 
pn il volto al Cadavere prima di 
tliiudcisi la cassa. A seconda poi 
della disposizione fatta dal Pontefice 
mentre viveva , a' 4 agosto i 74'^ , 
calata la cassa dal solito luogo di 
deposito, cioè sopi'a la porta della 
cantoria della basilica vaticana, col- 
linlervcnto de' Cardinali da lui crea- 
ti in abito paonazzo, del maggiordo- 
mo, del foriere maggiore, e di alcuni 
canonici , fu eseguita colla consueta 
lòrmaiità l'apertura delle casse, e la 
ricognizione autentica del corpo di 
Clemente Xll , del quale scopri la 
{àccia il detto Cardinal Corsini. Do- 
po le solite assoluzioni, e rogito della 
ricognizione e consegna del corpo a 
quest' ultimo Porporato, il quale ri- 
t:opri di nuovo il viso dello zio Pon- 
tefice, con un profluvio di lagrime, 
si chiuse la Cxìssa, e poi si trasportò 
alla coppella Corsini nella basilica 
lateranense. INel distinto racconto 
della solenne ti'anslazione del coi'po 
di Benedetto XIII , antecessore di 
Clemente XII, Roma 1733, narrasi 
che un Cardinal si prese il velo che 
gli era stato sino allora sul volto ; che 
altri gli strappò dal pallio una cro- 
ce; chi gli cambiò uno spillone; 
chi portò via un pezzetto di piane- 
ta ; ed essendogli state poste le scar- 
pe nuove, perchè quando fu sepolto 
gli furono rubate colle calzette , vi 
fu chi poco dopo gliele tolse dai 
piedi, nell'atto di chiudersi la cassa. 
11 Yalesio poi specificando le perso- 
ne, che si appropriarono varie cose, 
per la venerazione, in cui era temilo 
Benedetto XlIT, dice: " Il Cardinal 
camerlengo volle la mitra, il Cardi- 



CAD 201 

nal Fini , già favorito del defunto , 
il velo , che gli copriva il volto , e 
il Cardinal Ottoboni, nipote di Ales- 
sandro Vili, e da Ini ordinato, lo 
anello , avendogli però ognuno re- 
cate nuove e migliori le cose tolte. 
Dopo che il Cardinal camerlengo 
ha fatto, come dicemmo, la ricogni- 
zione del Pontifìcio Cadavere, i pe- 
nitenzieri vaticani lo lavano con ac- 
qua tepida e odorosa. Pietro Amelio 
vescovo di Sinigaglia, che visse do- 
po la metà del XIV secolo (nel qual 
tempo non era introdotto l'uso di 
aprirne il Cadavere ventiquattro ore 
dopo la morte per imbalsamarlo ), 
cosi si esprime sulla lavanda del 
Cadavere del Papa, nell'Ordine XV 
presso il Mabillon tomo \ì del il/»- 
seo Italico, pag. S-ìG e 527, dopo 
avere esposto i doveri de' medici 
allorché scorgono il Papa prossimo 
al suo passaggio : » Morto il Papa, 
« i penitenzieri co' frati della bolla, 
» se vi saranno, ovvero della pignot- 
» ta, con acqua, e con buone erbe, 
•' la quale devono preparai'e i cu- 
" bicularii , o aiutanti di camera , 
" laveranno bene il corpo, e il bar- 
'» biere gli rade la testa e la bar- 
" ba. Cos'i lavato, lo speziale, e i 
-•' detti frati della bolla, gli chiude- 
» ranno bene tutte le aperture col 
» bombace, ovvero con istoppa; l'ano 
'» la bocca, le narici le orecchie con 
" mirra, incenso, aloè se si può 
'> avere : sia lavato ancora il corpo 
" con vino bianco, e riscaldato con 
" erbe odorifere, e con buona ver- 
" naccia, la quale i cubicularii aiu- 
» tanti di camera , ovvero i botti- 
-•' glicri , devono somministrare ai 
" lavatori. La gola poi si riempie 
" di aromi, e di spezie col bomba- 
•' ce , e le narici col muschio. In 
•' 111 limo poi anche il volto sia Siro- 
■' picciato , e si unga con balsamo 



202 CAD 

» buono, ed ancora le mani. Il ca- 
55 niei'lengo, ovvero i ciiljiciilarii aiu- 
55 tallii di camera, o il sagrista, che 
55 custodiscono il balsamo, se lo han- 
55 no, lo consegnino ". 

E da avvertirsi, che per frati del- 
la bolla si debbono intendere i Fra- 
tres de Bulla, che anticamente era- 
no due conversi cistcrciensi, impie- 
gali a suggellare le bolle Pontifìcie; 
ufficio, che in cancelleria divenne va- 
cabile, e passò ai secolari. Per frati 
poi della Pignotla, o Pagnota, s' in- 
tendono quelli, che appartenevano 
alla casa di elemosine, chiamala Pa- 
gnofff, per la distribuzione del pane, 
che si faceva a' poveri, e che erano 
religiosi ; e siccome altre volte veniva- 
no incaricati, unitamente al tesorie- 
re, di preparare gli oggetti occor- 
renti al Pontefice per la lavanda del 
giovedì santo, così preparare dovea- 
no quanto occorreva per lavare il 
cadavere del Pontefice , di cui ese- 
guivano anche la lavanda , facendo 
uso di erbe odorose ed aromi , dei 
quali, come si disse, imbalsamavano 
il corpo. In un codice membranaceo 
del secolo XV de' penitenzieri della 
basilica laleranense, che conferma 
r uso del secolo precedente, di pre- 
parare , ma non di aprire il corpo 
del defunto Pontefice , fra le altre 
cose viene prescritto: » Che morto il 
Pontefice, tutti i penitenzieri si ra- 
dunino presso il suo corpo , e con 
divozione e diligenza, insieme ai cu- 
bicularii ed all' elemosiniere , deb- 
bano lavare il corpo del Papa, de- 
centemente collocandolo su d'una ta- 
vola, con acque odorifere, acciò non 
esali cattivo odore. L' elemosiniere 
deve lavare il corpo dalle ginocchia 
sino all' umbellicato, e solo nel bi- 
sogno si farà aiutare da' penitenzieri 
che ne lavano il resto ". 

Passate ventiquattro ore dalla mor- 



CAD 
te del Papa , si fa l' apertura del 
Cadavere per imbalsamarlo, lo che 
si eseguisce dal chirurgo del defunto, 
e da alcuno di quelli del palazzo apo- 
stolico, alla presenza di uno dei medici 
di questo, deirarchiatro,ecoirassisten- 
za dello speziale palatino, oltre quella 
di alcimi individui per gli uni, e per gli 
altri. Le interiora, o precordii, si se- 
parano, ed imbalsamate si pongono 
entro un vaso ben sigillato, per tras- 
portarsi alla chiesa de' ss. Vincenzo, 
ed Anastasio a Trevi, già parrocchia 
del palazzo Pontificio di Montecavallo, 
qualora il Papa muoia al Quirinale, 
mentre se cessa di vivere al Vaticano, 
anco i precordii si portano nella basili- 
ca di s. Pietro. Sisto V fli il primo, 
che morì nel palazzo Quirinale , ai 
27 agosto iSgo, ed i suoi precor- 
dii furono i primi , che sieno stati 
depositati nella predetta chiesa. P^. 
Precoudh Pontifich. 

Fino a Giulio li non si ha me- 
moria, che i Cadaveri de' Papi fos- 
sero aperti e imbalsamati, come ri- 
levasi dalle seguenti testimonianze. 
Oltre quanto dice il citato Pietro 
Amelio, il quale appartenne alla corte 
di Gregorio XI , ultimo fra i Pon- 
tefici che risiedessero in Avignone 
sino al i377, e che anzi fu sagrista 
del suo predecessore Urbano V, Gui- 
done de' Chauliac, nel trat. VI Doct. 
J, cap. 8 , ci ha lasciata memoria 
di un celebre Giacomo speziale, che 
in Avignone muUos rornanos Pon- 
tijices praeparaverat . Monsignor 
Gaetani Marini, ne' suoi archiatri 
Pontificii tomo I, p. i3o, ha cre- 
duto, che con questa espressione sia 
indicata l' apertura del loro Cada- 
vere , avendo ancora opinato , che 
della medesima si parli nel titolo 
De custodia corporis rnortui, 1. V, 
Traci. XII , e. 3, del celebre chi- 
rurgo Pietro di Argelata, che così 



CAD 

ne comincia la descrizione : " Ego 
•» narrabo modum, quem tenui in 
■' Summo Pontifice Papa Alexan- 
" dro V , qui Cononiae moraba- 
■' tur, " ed ove cessò di vivere a' 4 
maggio i4io? pei" un eli stero attos- 
sicato, ftla il Cancellieri inclina piut- 
tosto a credere, che ivi si parli sol- 
tanto della lavatura, ed esterna im- 
balsamazione. Di fatti, nella relazio- 
ne del maestro di cerimonie Gio- 
vanni Burcardo (Gattico Ada cceì-em. 
p. 4^9» ^^ novendialibus exequiis 
Sisti IV), che mori a' i3 agosto 
1484} si ricava che, secondo l'antico 
stile, il suo Cadavere soltanto fu la- 
vato. Lo stesso Burcardo, De exe- 
nidis et sede vacante Alexandri 
VI , che finì di vivere a' i8 agosto 
i5o3, disfigurandosi il suo Cadavere 
per la febbre maligna, ibid. p. 4^') 
riferisce, che: » Socius meus vidit Pa- 
•j pam mortuum, et lavavit se mani- 
" bus, quantum potuit. Deinde fecit 
" lavare Papam, quod fecit Balthas- 
■> sar familiaris sacrista?, et quidem 
-) ex servitoribus Papa?, quem indue- 
55 runt omnibus pannis quotitlianis ". 

Giulio 11, della Rovere, che rese 
lo spirito al Creatore, a' 1 1 febbraio 
oiS sulle undici ore, fu pertanto 
il primo Papa, il cui Cadavere fosse 
aperto, e imbalsamato, poiché il ri- 
nomato cerimoniere Paride de Gras- 
sis ( De morte , et funere Jidii II. 
Ada Ccereni. p. 4^6 ) chiaramente 
prescrisse, che '5 Chirurgus ex.enteret 
ii corpus, quod etiam repleatur bal- 
« samo ". 

Però non sembra, che dopo Giu- 
lio 11 seguitasse a ritenersi costan- 
temente il costume di aprire, e im- 
balsamare il Cadavere del Pontefi- 
ce. Nulla si può assicurare dell'im- 
mediato di lui sticcessore Leone X, 
perchè lo stesso Paride de Grassis 
{Ada Cacreni. p. 44*^), non ne pnr- 



CAD 2o3 

la nella sua relazione, come ancora 
nulla se ne dice da Angelo Fabro- 
ni, nella sua vita pag. 23c), né in 
quella pubblicata da Guglielmo Ro- 
scoe, colle note del Bossi, toni. XII, 
p. 47- Abbiamo poi di Adriano VI, 
successore di Leone X , che mori 
a' i4 settembre i523, con sospetto 
di veleno, secondo il racconto del 
cerimoniere Biagio Martinelli, il qua- 
le dice, che il Cadavei-e fu lavato 
dai piombatori, cioè, da'summenlo- 
vati llati del Pioriibo, Fralres pluni- 
hi , Fratres de Bulla, de' quali si 
parla all'articolo Bolla., e vestito 
dai maesti'i di cerimonie, dal sagre- 
stano, e dai sopravvenuti peniten- 
zieri. E dall' Ortiz si ha, che gran- 
de fu il concorso dalle matrone ro- 
mane in s. Pietro, a Ijaciare i piedi 
del Cadavere di Adriano VI , nei 
tre solili giorni, in cui sono esposti 
i corpi de' Papi. 

Narra eziandio il mentovato Paride 
de Grassis, che il Cadavere del Ponte- 
iìce Clemente VII, il quale morì ai 
2 j» settembre, a ore dieciotto e mez- 
zo del 1 534, fu aperto : Cardina' 
lis 3Iediccs fecit exenterare Cle- 
vienteni VII, forse perchè, essendo 
morto d'anni einquantasei, alcuni lo 
credettero avvelenato. Nulla abbia- 
mo del successore Paolo 111, che 
morì a' io novembre i5i49, e fu 
trasportato pi'ivatamente da' propri 
domestici il suo Cadavere alla basi- 
lica vaticana; e neppure si sa de' Cada- 
veri di Giulio 111, e ftlarccllo II. Ma 
quello di Paolo IV, morto a' kS 
agosto i559, fu imbalsamato, per 
testimonianza del Firmioio, Ada 
Caerem. p. 44? '• "' P^i'^i'*^ ^^^ mor- 
55 tuus, in eadem camera, in qua ob- 
» ierat, fuit seissus, mundatus, et in- 
55 dutus consuetis paramentis"; ed 
a pag. 4^7> si aggiunge di Pio IV 
morto a' io dicembre i^Gj, che 



9o'^ CAD 

55 Corpus ante carnoram concistniii , 
» fuit incisutii, et adaplatum sccim- 
« diim riioreiii. Dcinde fialres Plum- 
« batoiTS lavavei-mit, ilkul, et balsa- 
:> mo unxeruiit". Di s. Pio Y, che 
spirò il primo maggio 1372, secondo 
la relazione del suo medico Gian- 
francesco Marenghi, si ha che il 
suo corpo fu aperto , e che ti'ovate 
gh furono nelle viscere tre pietre 
della stessa grandezza, forma e co- 
lore, cagione della sua lunga ma- 
lattia. Dal cerimoniere Mucanzio , 
Acta p. 44r)5 apprendiamo, che il 
Cadavere di (Gregorio XIII, che mo- 
rì a' IO aprile i/jB), fu soltanto la- 
vato. Paolo Alaleona, p. 4j'45 '^'^e 
che il Cadavere di Gregorio XIV, 
morto a' i5 ottobre i^t)!, " fuit lo- 
>■> tum postrpiam fuit apertum, et fuit 
" aecomodatum cum rebus neeessa- 
>■■ riis". 11 medesimo aggiunge, a p. 
4^7, che il corpo di Paolo V, il 
(juale cessò di vivere il 28 gennaio 
)G2i; '» fuit aecomodatum de mo- 
y re " ; che quello di Gregorio XV 
morto agli S luglio iGaS," fuit aper- 
5j tum, lotum,et indutum"; e che 
<[U('llo ri' liHK'cenzo X, il quale ter- 
minò i suoi giorni a' 7 gennaio 
i65ò(, " fuit traditum in manus 
« chirurgi, et apertum, lotum , et 
" aecomodatum de more "; dopo 
la qual' epoca costantemeiite si ])ro- 
segui a fare la stessa apertura , 
e imbalsamazione di tutti gli altri 
Cadaveri de' successori , compreso 
l'ultimo Pontefice Pio Vili, morto 
a' 3o novembre i83o. 

Eseguita dunque la lavanda, se- 
zione, ed imbalsamazione del Cada- 
vere del defunto Papa, dai peniten- 
zieri si veste degli abiti usuali, cioè 
sottana bianca, fascia co'fiocchi d'o- 
ro 5 rocchetto , mozzetta , camauro 
rosso e stola , si espone alla pub- 
blica vista, sopra un letto funebre 



CAD 
sovrastato da balduccJiino, ricoperto 
di coltre rossa di broccato d' oro, 
in una delle Pontificie anticamere, 
che suol essere quella ove si adu- 
na il concistoro. In questa ardono 
quattro ceri, e quivi si lascia cosi 
vestito, circondato sempre da' peni- 
tenzieri vaticani , e dalla guardia 
svii/.era, lino al suo trasporto nella 
cappella Sistina del palazzo vatica- 
no. Giunto innanzi questa, i peni- 
tenzieri lo tolgono dalla lettiga , 
(pialora fosse venuto dal Quirinale, 
e lo trasportano su nobile bara al- 
la detta cappella, ove essi medesimi 
lo vestono di tutti gli abiti Pontifi- 
cali, sandali, guanti, anello, pallio, 
mitra di lama d'oro in capo, e con 
tutte le altre vesti di colore rosso, 
che suole il Pontefice assumere quan- 
do celebi-a solennemente. I peniten- 
zieri tanto prima, che dopo, costan- 
temente recitano le preci dei defon- 
ti, e nelle veglie, occorrendo , veg- 
gono aiutati da'cappellani del Papa. 
Si vestono i Cadaveri de' Ponte- 
fici di colore rosso, non solo perchè 
con questo colore s' intende di pra- 
ticare quanto fa la Chiesa greca nei 
giorni di lutto, in cui la Chiesa la- 
tina prescrive il colore paonazzo 
( giacché presso i greci il colore 
rosso è segno di tristezza), ma piut- 
tosto per essere stati molti Papi 
martirizzati, e perciò sepolti con ve- 
sti rosse, sebbene poi s' introducesse 
r uso. di vestirli di bianco. Dal ci- 
tato codice membranaceo del secolo 
XV abbiamo pure, che il corpo del 
defunto Pontefice s'involgeva con 
un panno bianco da' penitenzieri , e 
che baciatigli i piedi , lo vestivano 
subito de' paramenti sacri, dopo a- 
vcrgli posto, se il defonto era stalo 
religioso, l'abito del suo Ordine. 
Di fitti si sa che Urbano V, mor- 
to nel 13-0, volle essere vestilo di 



CAD 

sullo coir abito della sua rolii^ione 
cliiniaccii.se. e che Alessandro \ e 
Sisto IV, per non dire di altri, or- 
dinarono di esser vestiti di sotto 
coli' abito francescano, alla cui reli- 
gione aveano appartenuto. Pietro 
Amelio, nel mentovalo Ordine XV, 
p. 44^5 prescrisse, che i Papi dopo 
morti dovessero vestirsi --> totaliter 
•• sacris vestibiis riibei coloris , pri- 
-•' mo sandalis albis, cinctorio, fano, 
-•• stola, tunicella, manipulo, dalnia- 
" tica, chix-othecis, pianeta, pallio, 
-•• de eorpore b. Pelri sumpto ". 

Tuttavia il Cadavere di Adriano 
IV, morto l'anno i iSg, quando, nel 
1607, fu aperto il sepolcro, si tro- 
vò incorrotto, e adorno de' Pontifi- 
cali arredi di color nero ; ed il Ca- 
davere di. Bonifacio Vili, morto nel 
i3o3, fu rinvenuto nel i6o5 vestito 
di abili di color nero e paonazzo. 

E tanto interessante la descri- 
zione della invenzione del corpo 
<li Bonifacio \1I1 trovato incorrot- 
to, che non sarà discaro avere un 
sunto della relazione, che ne fe- 
ce il Bzovio ne suoi annali § Vili. 
Aveva le calzette intere che cuo- 
privano le gambe e le coscie , se- 
condo il costume di quei tempi ; 
il rovescio era di colore rosso , 
e nella sommità aveano fìbbie di 
argento. La sottana era di river- 
scio bianco, il rocchetto lungo sino 
al tallone, di tela di Cambray, ed 
avanti al petto, dopo le gambe , e 
neir estremità delle braccia , erano 
ricami d' oro e di seta, rappresen- 
tanti i misteri della vita di Gesù 
Cristo , e la sua lunghezza discen- 
deva a' piedi. La stola che portava 
al collo, lunga circa palmi cinque, 
legavasi con fiocco di broccato tes- 
suto con argento e seta nera. Il 
cingolo eia di seta rossa e verde, 
ben lavorato con boi toni e fiocchi 



CAD 20? 

di seta. Il manipolo tessuto d' oro 
e argento, di opera fatta a onde, 
di seta nera, e paonazza, lungo tre 
palmi. I sandali di color nero ap- 
puntiti secondo lo siile gotico, sen- 
za croce, lavorati a fior di seta. La 
tonaca Pontificale di drappo di se- 
ta nera con maniche strette, lavoro 
di broccato, con leoni tessuti di seta 
e oro in campo azzurro. La dal- 
matica di di'appo di seta nero, eoa 
lavoi'o simile di broccato, ricamato 
a rose, con due cani a' piedi. Le 
calze Pontificali di seta nera. La 
pianeta larga, e lunga di drappo di 
seta nera, con lavori curiosi. 11 fa- 
none era come quello che si usa og- 
gidì. Il Pallio di seta bianca sot- 
tilissima colle croci. I guanti di se- 
ta bianca fatti colf ago ben lavora- 
ti, e ornati di perle. Le mani era- 
no incrociale, e la sinistra posava 
sulla destra, e nel dito solito v'era 
im anello, con zaffiro di gran valo- 
re : finalmente avea in capo la mi- 
tra di damasco bianco , lunga e 
larga un palino. 

In quanto poi agli aneddoti rela- 
tivi a' Cadaveri de' Pontefici , ripor- 
teremo i seguenti. Stefano VII, l'anno 
896 , fece dissotterrare il Cadavere 
di Pa]ia Foinioso , eh' era morto 
quarantotto giorni prima, e vestitolo 
cogli ornamenti sacerdotali, lo fece 
porre sulla sedia Pontificale, e gli 
disse •• " Essendo tu vescovo di Porlo, 
» come pieno d' ambizione hai avuto 
» l'ardire di usurparti la romana uni- 
5) versai cattedra"? quindi lo fece 
gettare nel Tevere. Ma assunto al Pon- 
tificato B.omano, a' i 7 settembre 897, 
abrogò quanto crasi fatto contro 
Formoso, e Teodoro II, che gli 
successe a' 12 febbraio 898, fece 
pescaie il corpo di Formoso, e ri- 
trovatolo, il restituì alla basilica va- 
ticana, l'uiccuntu il JNovaes, nella 



2o6 CAD 

\il;i (lì Papa Formoso, con 1' auto- 
rità di va ri i scrittori, che nell' entrar 
che fece in chiesa il cadavere , 
lo sahitarono le immagini che sla- 
vano nelle nicchie di quel tem- 
pio, come pure scrive Luitprando, 
lihro I , capo 8 , presso Muratori 
Scriploruni tomo II, pag. 4^0, non 
che Ausilio, lih. II, cap. 4 appresso 
INIorino , in Coinincntar. de Sac. 
Oirìiiiih. ))art. II, pag. 298. 

L' antipapa I)onif"acio VII avendo 
fatto morire avvelenato Giovanni 
XIV, ne pagò la pena nel 98) con 
una morte subilanea accompagnata 
da una crudele carneficina del suo 
cadavere, trascinato pei piedi sino 
al campidoglio, spogliato, e pieno 
di lanciate. Silvestro II, mori nel 
ioo3, e, secondo il diarista Grigli, 
rpiando, nel 1647, si ristaurò la 
basilica lateranense , il corpo era 
allora intero, ma nel toccarlo andò 
in cenere. Il Cadavere dell'antipapa 
Clemente III, dopo cinque anni che 
giaceva nella chiesa di Ravenna, 
nel I 106, dal PonteOce Pasquale li 
fu fatto dissotterrare, e gettare nel 
fiume, per togliere al popolo l' er- 
roie, in cui poteva cadere, per l'impo- 
stura che si era sparsa , che si fosse- 
ro vedute nel di Ini sepolcro alcune 
fiaccole, qual segno di sua santità. 

Clemente V, che avea stabilita 
la residenza Pontificia in Avignone, 
morì a Riquemaure nel i3i4, e 
mentre era esposto il suo Cadavere, 
rimase abbrustolito da una torcia, 
che gli cadde addosso, ed essendo 
stato abbandonato da tutti, si con- 
sumò la maggior parte del suo cor- 
po , mentre il residuo portato ad 
Usesta, fu sacrilegamente bruciato 
nel XVI secolo, dagli ugonotti cal- 
vinisti, e le ceneri gettate al vento, 
siccome pur fecero degli altri Cadaveri 
de' Papi avignoncsi sepolti in Fran- 



CAD 

eia. Il suo successore Giovanni XXII 
hi sepolto nella cattedrale di Avi- 
gnone , senza essersi potuto esporre 
il Cadavere, perchè appena spirato 
a' 4 dicembre i334, lutto si disfe- 
ce. 11 Cadavere d'Innocenzo X, Parn- 
JiLi, morto a' 7 gennaio i655, non 
trovandosi chi gli facesse la cassa, 
fu portato in una stanza della ba- 
silica vaticana, ove tenevano la 
mimizione i muratori, per cui uno 
di questi gli pose al capo una can- 
dela di sevo accesa , perchè non 
fosse deturpato da' sorci, finché un 
prelato per compassione lo fece in- 
cassare, ed altro seppellire, a lutto 
essendosi ricusata la cognata donna 
Olimpia IVIaidalchini. Alessandro VII, 
che gli successe , subito eletto fece 
mettere sotto il letto ove dormiva, 
la cassa in cui sarebbe poi collocalo 
il suo Cadavere, affine di aver sem- 
pre presente la morte. Finalmente 
Clemente XIV, per una scorbutica 
affezione, ed acrimonia de' sali re- 
trocessi, appena morto a' 22 settem- 
bre 17745 si disfece interamente il 
suo Cadavere, onde anche pel fe- 
tore si dovette incassare, e non 
potè esporsi. V. Moribondi. 

III. Carlai'erì de' Cardinal!, ìmhnl- 
samnzìonc, iuiniilazione, ed al- 
tro che li riguarda. 

Allorché qualche Cardinale si tro- 
va in punto di morte, il suo mae- 
stro di camera si reca al palazzo 
apostolico a prendere dal Sommo 
Pontefice la benedizione in arlindo 
77iortix i^rU'dì). Seguita poi la morte 
del Cardinale , viene lavato il suo 
Cadavere, e, dopo ventiquattrore, 
se ne fa la sezione, l'apertura e l'im- 
balsamazione. Poi si veste degli abiti 
Cardinalizii paonazzi, del qual colore 
sono pure le calzette, con rocchetto 
e mozzctta , senza mantelletta , eoa 



CAD 

hcrrctla Cardinalizia in capo, sopra 
di un letto , in mezzo a tre o più 
altari, che secondo la località si eri- 
gono anche nelle altre stanze, altari 
che dichiarati sono privilegiati, e 
dove si celebrano continuamente 
messe, fintanto che il Cadavere ri- 
mane in casa : nel qual tempo le 
religioni mendicanti si portano a re- 
citargli 1 ufficio, sino a che nel terzo 
giorno viene trasportato in carrozza; 
sopra un letto accompagnato dal de- 
cano, vice-cancelliere, camerlengo, e 
penitenziere sebbene questi non usino 
più tal distinzione (come si dirà agli 
articoli Esequie e Cavalcate), alla 
chiesa titolare, o ad altra destinata 
dal Papa. Talvolta è avvenuto, che 
i Cardinali prima di morire dispo- 
sero , che il corpo divenuto Cada- 
vere, non si aprisse , né s' indaalsa- 
masse. Cosi foce il Cardinal Camil- 
lo Cibo, che mori nel i 743, ed ai 
giorni nostri prescrissero altrettanto 
il Cardinal Giorgio Doria Pamfìlii, 
che morì nel 1887, e il Cardinal 
Emmanuele de Gregorio, che termi- 
nò di vivere nel 1839. ^osi altri 
Vollero lasciare il loro corpo in una 
chiesa, ed i precordii in un'altra. 

Giunto il Cadavere del Cardinale 
alla chiesa , ove gli si devono cele- 
brare nella mattina seguente le ese- 
quie, nella sera stessa da' suoi fami- 
gliari viene spoghato degli abiti pao- 
nazzi , meno la sottana , e la fascia 
co' fiocchi d' oro, e quindi viene ve- 
stito colle vesti sacre del di lui or- 
dine, cioè quello dei vescovi subur- 
bicarii, e quello dei preti con pia- 
neta, ed il cadavere dei diaconi col- 
la dalmatica, oltre i consueti para- 
menti di sotto, ma tutti di colore 
violaceo, con mitra di damasco bian- 
co in capo, e così vestito viene col- 
locato sopra un alto letto fimebre , 
avente a" piedi della coltre il cap- 



CAD 5.0T 

pcllo Cardinalizio. Nella mattina poi 
prima d incominciarsi la cappella 
Papale, ogni Cardinale fa l'assolu- 
zione ed asperge il Cadavere, men- 
tre la solenne si fa dopo la messa 
dal Pontefice, ed in sua assenza, dal 
Cardinale che l'ha celebrata. Teimi- 
nata la funzione, e dopo il mezzodì, 
alla presenza della famiglia nobile , 
ed altra del defonto , s' incassa il 
Cadavere in tre casse, cioè di piom- 
bo, di cipresso , e di legno , vestito 
co' suddetti paramenti, ponendosi in 
quella ove racchiiidesi il corpo, un 
tubo di latta, con entro una perga- 
mena, in cui è descritta la bio2;ra- 
fìa del defunto, e copertosi il volto 
di lui dal pi'oprio maestro di ca- 
mera, con im fazzoletto bianco , si 
chiude la cassa di cipresso, la quale 
si pone in quella di legno, ed am- 
bedue neir altra di piombo, sigillan- 
dosi ognuna co' sigilli del Cardinale, 
e del notaro ivi presente , che ne 
fa il formale rogito, e finalmente gli 
si dà sepoltura. Quindi il suddetto 
maestro di camera esce dalla chiesa, 
e dice al maestro di stalla del Car- 
dinale defunto, che Sua Eminenza 
lo ringrazia, cerimonia che costan- 
temente viene osservata. 

I Cardinali possono eleggersi o- 
vunqiie il sepolcro , purché , o per 
diritto canonico, o per indulto apo- 
stolico, vi sia nel luogo prescelto // 
Jus funcrandi. Que' Cardinali poi, 
che non lo destinano, vengono tu- 
mulati ne' sepolcri gentilizii della 
propria fomiglia , ed in mancanza, 
nella loro chiesa titolare; ma se 
morissero fuori di Roma prima di 
essere provveduti del titolo , giova 
credere che si debbano seppellire 
nella basilica lateranense , secondo 
r antichissimo costume, purché pe- 
rò il parroco non sia defraudato 
della quarta porzione de l'unei-ali. P . 



7.()8 CAD 

il Canliiial Petra, Commentar, ad 
Coiìslir. Jposl. tom.' JI, ad Conslit. 
2 llonorii IH Scct. unic. 

Intorno ai Cadaveri dei Cardinali, è 
a sapersi clie il Cardinal Giovanni Piz- 
zuti, legato in Costantinopoli per la u- 
iiione della Chiesa Cattolica co' greci 
scismatici, fu da questi nel 1180 
trucidato, ed il suo Cadavere trasci- 
nato per la città legato ad un cane, fu 
poi abbruciato in una fossa. Papa 
Urbano V, nel 1367, concesse l'in- 
dulgenza plenaria a tutti quellij che 
per un tratto di strada avessero 
portato sulle spalle la lettiga, in cui 
era rincliiuso il Cadavere del cele- 
bre, e benemerito Cardinale Albor- 
noz spagnuolo, da Viterbo ove mo- 
rì , sino a Toledo , ove doveva 
essere sepolto. Il Cardinal d' E- 
stouteville fu derubato in vita , 
e in morte; in vita pel valore di 
trentamila ducati, e dopo morto, 
mentre il suo Cadavere si portava 
alla chiesa titolare di s. Agostino, 
alcuni, volendo involare certi pezzi 
di broccato d'oro della coltre, nac- 
que tale bisbiglio, che si menarono 
le mani colle torcie, e colle spade, 
ed al corpo fu rubata la mitra che 
teneva in capo, e gli anelli dei di- 
ti, il 24 gemiaio i483. Il canonico 
Andrea del Tacco, famigliare del fa- 
moso Cardinale Scaranipo JMezzaro- 
la , ne infranse di notte la tomba , 
e spogliò il Cadavere delle vesti, 
della mitra, e degli anelli. Eugenio 
IV volle assistere in Siena alle ese- 
quie del b. Cardinale Nicolò Alber- 
gati, e volle per sua divozione luìa 
pietra di due libbre, chcrasi estrat- 
ta dal di lui Cadavere, quando ven- 
ne aperto. Vuoisi che il corpo del 
Cardinale Francesco Remolino fosse 
sepolto , innanzi che fosse ancor 
morto, essendosi trovato dopo molti 
anni il suo Cadavere con uu brac- 



CAD 

ciò sotto il capo. Quando nel 1^9.7. 
si condnceva in Siena al sepolcro il 
Cadavere del Cardinal Raffaele Pe- 
trucci, per aver signoreggialo la cit- 
tà con dm-ezza , il popolo non si 
contenne dal lanciargli i sassi. E- 
guali insolenze ingiustamente furono 
fatte al Cadavere dell'ottimo Cardi- 
nal Marcello Lante nel 1773, per 
opera sacrilega della romana pleba,glia. 

CADKLLO Diego Gregorio, Car- 
dinale. Diego Gregorio Cadello nac- 
que a Cagliari in Sardegna , a' 1 2 
marzo 1735. Fu fatto arcivescovo 
della sua patria da Pio VI, nel con- 
cistoro de' 29 gennaio 179'^- Poscia 
in premio del suo zelo pastorale e 
delle sue virtìi , per le istanze del 
re Vittorio Emmanuele, il Ponte- 
fice Pio VII, nella promozione dei 
27 gennaio 180 3, lo creò Cardinal 
prete di s. Romana Chiesa, rimet- 
tendogli la berretta Carchnali/ia, 
per mezzo di monsignor Pampliilii. 
Quindi senza titolo Cardinalizio, per 
non essersi mai recato in Roma , 
morì in Cagliari suo arcivescovato, 
a' 5 giugno 1807, e venne espo- 
sto , e sepolto nella metropolitana . 

CADEININA. Città vescovile fino 
dal nono secolo, della Fi'igia Salu- 
tare nella diocesi d'Asia, sotto la 
metropoli di Simnade. Può darsi, 
che sia la stessa Cadena , (!Ìttà 
dell'Asia minore nella Bitinia, se- 
condo gli atti del terzo concilio di 
Costantinopoli. 

CADlCìi^{Cadicen.). Città con re- 
sidenza di un vescovo nell'Andalusia 
in Ispagna. Essa sorge all'estremità 
occidentale d'una lingua di terra, 
formala dall'isola di Leone, colla 
quale comunica , mediante un argi- 
ne di pietra lunghissimo. E città il- 
lustre, emporio marittimo, circon- 
data da un piccolo golfo, che ren- 
de la sua posizione deliziosa ed i- 



CAD 

nespugnabile ad un tempo. Prima tlel- 
l'emancipazione dell'Ameiica meridio- 
nale, era il centro delle operazioni 
commerciali dell'opposto emisfero, e 
poteva chiamarsi il primo , ed il 
j»iìi commerciante porto d' Europa. 
Tuttavia essa è la più bella città 
dell'Andalusia, e conserva per la 
sua vastità e comodità una grande 
importanza, ridondando di basti- 
menti d'ogni nazione. 

Cadice si crede fondata dai tirii, 
che la denominarono Gadir, o Ga- 
des, e di poi appartenne ai cartagi- 
nesi. I romani, che se ne impadro- 
nirono , r anno 206 avanti Gesù 
Cristo, ebbero ad ingrandula, e vi 
costrussero l'arsenale. Giulio Cesare, 
dopo aver sottomesso la Spagna , 
lasciò quivi una colonia romana , chia- 
mandola perciò Gaditaiia Julia Co- 
lonia j e narrasi, che entrando nel 
famoso tempio d'Ercole, al vedere la 
statua di Alessandro , che in età 
di trentatre anni avea compite le 
sue eroiche imprese, versasse la- 
grime. Cadice successivamente sog- 
giacque al dominio de' vandali, dei 
goti, alle varie dinastie mauritane, 
ed agli arabi (Ino al 1262, in cui 
fu occupata dagli spagnuoli. Presa fu 
nel 1 595 e saccheggiata dagl' ingle- 
si ; ma ricaduta in mano degli spa- 
gnuoli, inutilmente tentarono gl'in- 
glesi di espugnarla nel 1626, e nel 
1702, sebbene all' Inghilterra si 
fosse unita l' Olanda. Però fu da 
essi, nel 1792, bombardata. Nelson 
la bloccò nel 1797, e nel 1800 an- 
cora gì' inglesi tornarono a bombar- 
darla. Tutto era ]ierduto per la 
nazione spagnuola, allorché i conqui- 
statori francesi assediarono questa 
città, nel i8ii, e benché la bom- 
bardassero il i.° maggio 18 1-^., i 
difensori delia patria indipendenza 
vi proclamarono là costituzione , e 

\OI,. VI 



CAD 209 

quindi 1' intera penisola venne a 
prezzo di sangue ricuperata. Dopo 
la l'ivoluzione del 1820, vi ripara- 
rono i deputati nazionali , portando 
seco prigioniero il re Ferdinando 
VII; ma mentre i fi'ancesi, dopo 
l'assalto del Trocadero, capitanati 
dal duca d' Angouléme, ne forma- 
vano l'assedio, fu obbligata ad ar- 
rendersi a' 2 ottobre 1828, e ad 
abrogarne la costituzione. Nel 1829 
dal detto re fu dichiarata porto 
franco. 

La sede vescovile di Cadice era 
stata stabilita nel VI, o VII secolo a 
Medina Sidonia da certo RuOlno , e 
l'ultimo vescovo di quella città (chia- 
mata anche Asindo , o Assidonia ) , 
al tempo del regno de' goti , nel 
vedersi barbaramente perseguitato 
da' mori, l'abbandonò agl'infedeli 
seguaci di IMaometto. Essi la domi- 
narono sino alla ricupera, che ne 
fece Alfonso X il Savio, re di Leo- 
ne e di Castiglia, il quale, nel 1267 
da Clemente IV, ovvero nel 1277, 
nel Pontii'ìcato di Nicolò IH, trasferì 
in Cadice la sua sede episcopale 
venendo dichiarata suffiaganea di Si- 
viglia, e vi fu preposto a primo vescovo 
Giovanni Martincz francescano. Qui- 
vi si mantenne, benché, nel i4'>3, 
Papa Nicolò V concedesse indulgenze 
a quelli , che prestassero aiuto alla 
riedificazione di Medina Sidonia. Il 
capitolo della cattedrale aveva sei 
dignitarii, dieci canonici, ed altri 
prebendati. Vi erano inoltre molte 
belle chiese, di cui quattro erano 
parrocchiali, e tre succursali, con 
tliversi spedali, conventi, e monisteri 
d'ambo i sessi, ed altri pii istituti. 

CADOCO (s.) nacque nella con- 
tea di Glamorgan nel principio del 
secolo VI. Avea per padre Guntleo, 
principe della parte meridionale del 
paese di Galles , il quale rinunziò 
14 



2TO CAD 

al principato, per rnnsecrarsi in un 
luogo solitario al servigio di Dio. 
Cadoco gli fu successore, ma non 
andò guai'i di tempo, che conoscen- 
do la vanità delle grandezze mon- 
«lane, determinò di a])l)racciare lo 
slato monastico. Recossi pertanto a 
Gwent, ove s. Tachai avca aperto 
una scuola, che godca di molta fa- 
ma. Tanti progressi ei fece nelle 
scienze e nella pietà, che, ritornato 
in patria, si diede con molto pro- 
fìtto air esercizio del siio ministero. 
A tre miglia da Cowlnidge edificò 
la chiesa ed il monistero di Llan- 
Carvan, ove istituì una scuola, da 
cui si ebbero in seguito degli uomi- 
ni illustri. Ria Cadoco, ardendo del 
desiderio di acquistare la perfezione, 
abbandonò il suo monistero per ri- 
tirarsi in un luogo piìi solitario, in 
compagnia di s. Gddas. 11 luogo 
della sua morte è Benevenna, chia- 
mato a' nostri giorni Wedon , nella 
contea di Northampton. 

CADOSIA. Città, vescovile di Li- 
ti nia, la cui sede fu poi riunita a 
quella di Palle, o di Losi. Di essa 
fa menzione il concilio tenuto in 
Costantinopoli nel 449) citato dal- 
l' Ortelio. 

CADROELE (s.). Sorti questo 
santo abbate i natali da nobile e 
pia famiglia di Scozia. Di là passato 
in Francia per cagione di studii, 
\esfi l'abito monastico in s. Bene- 
detto sopra la Loira. La vita di lui 
fu interamente consecrata al divino 
servizio ed al maggior bene de' suoi 
fratelli; riformò, nel 960, il moni- 
stero di s. Clemente di Metz , e po- 
stosi in viaggio, l'anno 9''5, per 
visitare Adelaide, madre dell'impe- 
ratore Ottone I, infermò gravemente 
a Neristcin, ed ivi pure morì, cor- 
rendo r anno medesimo. Le sue 
spoglie mortali sono religiosamente 



CAD 

custodite a s. Clemente di ìMetz, e 
se ne onora la memoria il ciorno 
sesto di marzo. 

CADR^Y GiovANìvi Battista. Scrit- 
tore del secolo X\ li, che nacque a 
Tretz in Provenza, fauno 1680. Il ve- 
ro nome di lui era Darcy, già canonico 
teologale della chiesa di Laon. Godet- 
te r intima amicizia del vescovo di 
Auxerre de Caylus, del quale fu an- 
che consigliere. Vi sono parecchie 
sue opere contro la bolla Unigeni- 
tiis. Le principali sono i. i tre ul- 
timi volumi della Storia del libro 
delle rìjlessioni morali e della co- 
stituzione Uni geni tn<;; ?.. Storia del- 
la eoiidanna di de Soaiien, inesca- 
vo di Seiiezj 3. osservazioni teologi- 
che e morali sulle due storie del 
p. Berruyer. Compì egli la mortale 
carriera in età di settantasei anni , 
presso Parigi. 

CADUINDO (s.), Arduino od Au- 
doino, e latinamente, fladuindus , 
Chadoeniis , Caduindus , Ilnrduinus, 
Hadwinus , Clodoenus. Sono discor- 
di tra loro i biogi-ad di questo san- 
to nello stabilire di qual nazione 
egli fosse, perocché altri il vogliono 
d' Irlanda, altri di Francia. IS'oi non 
entreremo in questa disputa, perchè 
ci basta sapere per certo, che, nel- 
l'anno 623, ci sedeva sulla cattedra 
episcopale di Mans, e che ne fu il 
duodecimo pastore. Non molto dopo 
la sua elezione a quel vescovato 
convocatosi il concilio di Reims per 
regolare la disciplina ecclesiastica, vi 
intervenne unitamente a s. Sulpizio 
di Boui-ges, a s. Arnolfo di Metz, a 
s. Mcdoaldo di Treveri , ed a san 
Cuniberto di Colonia. In tutto quel 
tempo, che governò la sua chiesa, mo- 
strossi sommamente operoso, zelante 
e benefico. Dei monisteri della sua dio- 
cesi, altri ne ristaurò, altri ne eresse, co- 
me quello di Evron a dicci leghe da 



CAE 

Afan'?, e quello della Boisseliere, di 
<;ui fu primo abbate s. Laiinogisìlo. 
L'anno 64'J fece il suo testamento, 
die fu pubblicato da varii scrittori, 
fra i quali da Mabillon e le Cointe. 
Si conosce in quello qual fosse il 
suo attaccamento alla diocesi , poi- 
ché istituisce in erede la cattedrale 
di Mans, e in giunta a molti altri 
pii legati, largheggia a favore del 
monistero della Couture e di quello 
di s. Vincenzo. Secondo la più pro- 
babile opinione è da credersi, che 
il santo vescovo sia morto a' 20 
agosto dell'anno 6j3. 11 suo corpo 
dalla chiesa dei ss. Apostoli presso 
s. Vittore, fu trasportato nella cat- 
tedrale di Mans, l'anno 835, insie- 
me alle sacre reliquie di alcuni al- 
tri vescovi di quella città. 

CAEN [Cadoinnm.). Città di Fran- 
cia nella Normandia , già capitale 
della Bassa Normandia , ed ora ca- 
poluogo del dipartimento del Cal- 
vados. Posta in un'estesa vallata, 
ove concorrono i due fiumi Odon 
ed Orne, pretendesi da alcuni che 
fosse edificata da Caio Cesare , e 
chiamata Cadomum , cioè Cali do- 
mini. Però deve il maggior suo in- 
cremento ai duchi di Normandia. 
In fatti è degna di osservazione l'an- 
tica abbazia di s. Stefano, detta aux- 
lionimcs , edificata nel 1077, da 
Guglielmo // Conquistatore . Mc- 
rita anche di essere ricordato il 
suo palazzo, non che la tomba e- 
retta a questo principe;, ed a Ma- 
tilde sua sposa. Ambedue questi con- 
jugi , nell'anno 1066, fondarono 
r altra abbazia della ss. Trinità del- 
le Donne, ora spedale, la cui abba- 
dessa nel giorno della ss. Trinità 
imbandiva un pranzo agli abitanti 
della parrocchia, ciò che abolì Carlo 
VlF. Caen fu pure fortificata e sos- 
tenne molti as.sedii. Nel 1 34*^ , fii 



CAE 511 

presa da Odoardo III, re d' Inghil- 
teira, e, nel 14 1 7, venne ripresa da- 
gl'inglesi, che la dominarono sino 
al i44^j ili c"' S6 ^^ impadronì il 
re di Francia Carlo VII. L' univer- 
.sità , fondata nel i433, da Enrico 
V re d' Inghilterra , già di alta ri- 
nomanza , fu confermata da Carlo 
VII, nel 1450, ed ampliata di pri- 
vilegi. Eugenio IV ne avea appro- 
vata r istituzione, che fu conferma- 
ta dal successore Nicolò V, median- 
te una bolla Pontificia emanata agli 
8 luglio 1451. La congregazione di 
Nutre Dame de la charilé. fu istitui- 
ta in Caen nel 1641 dal p. Eudes, 
e, nel 1720; Anna Leroy v'incomin- 
ciò lo stabilimento delle fìgUe del 
buon Salvatore , per le donne infer- 
me. Finalmente Caen è celebre per 
tre concilii ivi adunati. Il primo ce- 
lebrossi nel 1061, sopra la discipli- 
na, come riporta il Bessin ; il .se- 
condo, nel 1173, contro il re d'In- 
ghilterra Enrico II, che avea perse- 
guitato, e fatto assassinare s. Tom- 
maso di Cantorbery, come abbiamo 
dallo stesso Bessin ; il terzo nell'an- 
no 1182, per mantenere la pace 
neU'InghiltexTa, e nella Normandia ; 
Bessin Concil. Norman. 

CAETANI Famiglia, Caietam, o 
Gaetam , come volgarmente viene 
chiamata. La famiglia Gaetani rico- 
nosce per suo tronco un certo Anato- 
lio, il quale era discendente per linea 
paterna dal real sangue de' goti , e 
per la materna dalla famiglia Ani- 
zia Giulia Antonia Romana, come 
riporta, tra gli altri, Carlo Stengelio 
in Praefat. ad monasteriologia Ger- 
maniae. Questi nel 73o da Grego- 
rio II fu fatto tribuno contro i sa- 
raceni , e conte di Gaeta. Nel me- 
desimo secolo Vili erano i Gaetani 
sì potenti, che il Pontefice Paolo I, 
del 707, scrivendo al re di Francia 



2 12 C A E 

Pipino, li chiama re, comò si legge 
ìw]\'/''pis(. 9.6 Cod. Carol. cflit. In- 
t!;oL<;ta(l, Jacohi GrctscH. Nel IX se- 
colo Giovanni Gaetani, IV conte di 
Gaela, fu creato duca dall' impe- 
ratore Lotario I , e a lui e a suo 
figliuolo Docihile , l' imperatore di 
Oricnle Michele III conferì la nobi- 
le prerogativa di patrizio imperiale. 
J)a Gaeta, invasa da' normanni circa 
l'anno looo, si propagò questa fa- 
miglia in Anagni , Roma , Napoli , 
J'isa, Firenze, I^alermo, Catania ed 
altrove , ornata per tutto di parec- 
<hi titoli, e specialmente della pre- 
fettura di I\oma , dignità esercita- 
la da questa famiglia per trecen- 
to anni continui. Inoltre si rese ce- 
lebie per la parentela da essa con- 
tratta col sangue reale ed imperiale. 
Infatti Corrado Gaetani, zio di 
Gelasio II, sposò Costanza figlia dcl- 
1 itn|)cratoie Federico II , e soiella 
di Manfredi re di Napoli. Onorato 
conte di Fondi, nel i490, sposò 
Lucrezia d' Aragona, figlia del re 
l'erdinando , dalla quale ricevette 
1 arme , e il cognome d'Aragona, 
(iamillo IV duca di Scrmoncta, spo- 
sò Beatrice d'Aragona nipote del re 
l'ordinando , e un altro di questa 
casa prese Eleonora Caslriotta del 
sangue reale, discendente dal famoso 
eroe Scandcrberg. Quindi è, che la ca- 
sa d'Austria ha il sangue Gaetani, non 
solamente jicr quello degli aragone- 
si , ma anche per la famiglia Pier 
Leoni, conti del Monte Aventino e 
d'Ergovia, da cui discende l'impe- 
ratore Rodolfo 1 d'Augsbourg, co- 
me si espresse il p. Girolamo Ma- 
.stranga nell' Orazione de' funerali 
dì Filippo IJ'^ d' Austria y re di 
•Spagna, celebrati in Palermo, par- 
ie 111, fog. 34?.. 

Tra i pregi della famiglia Gae- 
tani tiene il primo luogo la dcvo- 



CAE 

zione, che nutre verso .«. Giovanni 
Evangelista , suo protettore, ond' è 
che in essa il nome di Giovanni è 
frequente. • E illustre inoltre per la 
sua pietà , onde fondò due catte- 
drali, sei collegiate, dodici monisteri 
e maggior numero di chiese. Anche 
Sisto V ne fa gloriosa menzione in 
un Mota-proprio , de' i o dicembre 
i586, parte del quale fu registrato 
dall' editore della Numismatica del- 
l' erudito p. Zaccaria, nella dedica, 
che ne fece, l'anno 1772, all'eccel- 
lentissimo d. Filippo Gaetani dei 
duchi di Sermoneta , il quale spo- 
sato in prime nozze a d. Elena Al- 
bani, col titolo di principe di Teano, 
passò alle seconde nozze con d. Eleo- 
nora Chigi. 

11 Vaticano si gloria di aver quat- 
tro Pontefici di questa famiglia, due 
del sangue paterno, e due del ma- 
terno, che sono i seguenti : 

Gelasio II, prima chiamato Gio- 
vanni Gaetani di Gaeta, creato Pa- 
pa a' 2 5 gennaio 11 18, venerando 
per età, per erudizione, e per virtìi, 
onde meritò che la sua immagine 
fosse dipinta nell' oratorio di s. Ni- 
colò dell'antico patriarchio latera- 
nense, colla corona rotonda in testa, 
argomento di santità e di culto; ed 
inoltre nella chiesa del monistero di 
Monte Cassino ha il titolo di santo. 
V. la lettera di Emmanuele Alvi- 
gnano , cioè Rlassimiliano Gaetani 
de' duchi di Laurenzana , sopra la 
famiglia di Gelasio II, 1790, nel- 
la quale si dimostra essere questo 
Pontefice della famiglia Gaetani. Pan- 
dolfo di Pisa, famigliare di Gelasio 
II, ne scrisse la vita, la quale, cor- 
redata di annotazioni , fu poi pub- 
blicata in Roma, nel i638, da d. 
Costantino Gaetani monaco cassinese, 
che vi premise ima lunga genealo- 



gia di'lla làmiglia Gaetani. 



'.S'* 5*^ 



CAE 

Nicolò III, chiamato prima Gio- 
vanni Gaetano Orsini , romano , e 
per parte della madre, della Famiglia 
Gaetani, per essere figliuolo di Perna 
Gaetani, la quale a%'endo preso a ma- 
rito Matteo Rossi Orsini, estinse la pri- 
ma volta in Roma un ramo della fami- 
glia Gaetani, e trasferì negli Orsini tiit- 
tociò che possedeva. Fu eletto Pon- 
tefice a' 2 5 novembre 1277. 

Bonifacio Vili , chiamato prima 
Benedetto Gaetani d'Anagni, ove nac- 
que da Soffredo Gaetani, e da Emi- 
lia Pati-asso dei conti di Segni ni- 
pote di Alessandro IV, che, fornito 
di singolari pregi, a' ^4 dicembre 
1294, con lagrime accettò il Ponti- 
ficato, locchè smentisce aver egli insi- 
nuato al predecessore s. Celestino V, 
la rinunzia. Amorevole coi congiunti, 
quattro ne innalzò alla porpora, cioè ; 
Jacopo Tommaso Gaetani suo ni- 
pote materno, d'Anagni, Jacopo Gae- 
tani degli Stefaneschi d'Anagni, suo 
parente ; Francesco Gaetani d'Ana- 
gni , figlio del proprio fratello ; e 
Leonardo Patrasso di Guarcino dei 
conti di Segni, suo zio materno. Fra 
le beneficenze, di cui fu largo coi 
congiunti, diede il Castello di Ninfa, 
a' 2 ottobre i3oo, a Pietro Gae- 
tani suo nipote ed a' suoi successori 
con annuo canone alla camera apo- 
stolica, e la cessione di alcuni elfet- 
ti, che questi possedeva nell'Orvie- 
tano. Verso il tempo di questo Pa- 
pa la famiglia acquistò le contee di 
Caserta e di Fondi , benché questa 
ultima, come vedremo, l'avesse già 
posseduta . La contessa di Soana 
Margherita Aldobrandeschi ebbe tre 
mariti , Orsini , Gotlil'redo Gaetani 
nipote di Bonifacio Vili, e Nello 
di Penna. Ma avendo ÌMargherita 
fatto divorzio con Gottifredo, il Pa- 
pa creò conte di Soana Benedetto 
altro suo nipote, come dice l'Ammi- 



C A E 2 1 3 

rato, delle famìglie nobili napoleta- 
ne, parte II, p. 219, ed impiegò le 
armi contro i conti di s. Fiora, e la 
repubblica sanese , acciò Benedetto 
vi si ponesse in possesso. Questa 
guerra fu descritta dal Monaldeschi 
a p. 64. IMa morto il Pontefice, il 
dominio di Soana passò agli Orsini. 
Finalmente Bonifacio Vili , celebre 
giureconsulto, magnanimo ed intre- 
pido conservatore de' diritti della 
Chiesa , meritò che Dio ne vendi- 
casse l'onore, facendo comparire in- 
corrotto, ed intero il suo cadavere, 
trecento due anni dopo 'a sua mor- 
te. Nella libreria del Gesù in Romn 
evvi mss. in tre tomi la vita di lui 
compilata da Cristoforo Craetani ve- 
scovo di Foligno. /-''. BonifaciiL'i 
Vili, e famiglia Cajctanoram Priii- 
cipum, Kom. Font., Romnc i6ji. 

Paolo III, chiamato prima Ales- 
sandro Farnese, di un'antica fami- 
glia romana, figliuolo di Pier Luigi 
Farnese, e di Giovanella Gaetani dei 
duchi di Sermoneta, con applauso 
universale fu sollevato alla cattedra 
di S.Pietro a' i3 ottobre i534- 

Alcuni vogliono, che la famiglia 
Gaetani , o Caetani abbia dato al 
sacro Collegio veiitotto Cardinali , 
sedici de' quali (tanti contandone il 
Pratillo) appartengono al ramo tli 
Roma, de' duchi di Sermone la. Ma 
il Cardella , Vite de' Cardinali , e 
il Novaes, Vite de' Pontefici, nove- 
rano solo i seguenti diecisette. 

Giovanni Gaetani di Gaeta, crea- 
to diacono Cardinale di s. ]Maria in 
Cosmedin, da Urbano II nel 1088, 
poi Papa Gelasio II. 

Villano Gaetani, nobile pisano, 
fatto Cardinale da Lucio If, nel i i44- 

Gherardo Gaet.ym, noljile pisano, 
della stessa antica famiglia, che pas- 
sò a Gaeta, creato da Eugenio IH, 
nel 1 1 46. 



2i4 CAE 

Pietro Gaetam , nobile pisano , 
promosso, nel ii 65, da Alessan- 
dro III. 

SoFFREDO Gaeta.m, nobilc pisano, 
creato da Lucio 111 nel 1182. 

Benedetto Gaetani, nobile d'Ana- 
gni, promosso nel 1281, da Marti- 
no IV, poi Papa Bonifacio Vili. 

Benedetto Gaetani, nobile d'Ana- 
gni, nipote del precedente, creato, 
nel I2g4, da s. Celestino V. 

Jacopo Tommaso Gaetani, nobile 
d'Anagni, promosso a' 1 7 dicembre 
i"2()^, da Bonifacio Vili, nella sua 
prima promozione. 

Jacopo Gaetani degli Stefanesclii, 
nobile d'Anagni , che alcuni dicono 
romano di Trastevere, creato da Bo- 
nifacio Vili nella detta promozione. 

Fra\cesco Gaetani, d'Anagni, 
promosso in detta occasione dal me- 
desimo Bonifacio Vili. 

Annibaido Gaeta.m, di Ceccano , 
nobile napoletano, decorato della 
porpora in Avignone da Giovanni 
XXII nel iSay. 

Antonio Gaetani, de' conti di Fon- 
di, romano, creato da Bonifacio IX, 
nel i4o2. Questo Pontefice assol- 
vette Giacomello Gaetani, figlio del 
defunto Onorato Gaetani conte di 
Fondi, che favori e promosse la ele- 
zione in Fondi dell'antipapa Cle- 
mente VII, nel iSyS, e congiurò 
contro lo stesso Bonifacio IX, il qua- 
le |)ieno di clemenza restituì a Gia- 
comello Sermoiieta, Bassanoe Ninfa, 
castelli, che per la rih»;llione del pa- 
dre erano stati confiscali ed inca- 
merali. 

Nicolò Gaetani, romano, de' du- 
chi di Sermoneta, nipote cugino di 
Paolo III , che di dodici anni lo 
creò Cardinale, pubblicandolo dopo 
quindici mesi a' 22 dicembre i536. 

Enrico Gaetani, romano, de' du- 
chi di Sermoneta, nipote del piece- 



CAE - 
dente , elevato alla porpora da Si- 
sto V, nel i585. Da Gabriele de 
Cai vis si ha 1* Oralio in Iniulf/n 
Cardinalis Eiirici Cajctani _, Ko- 
mae 1 588. 

BoNiFicio Gaetani , romano ilei 
duchi di Sermoneta, nipote del pre- 
cedente, creato, nel i6o6, da Pao- 
lo V. 

Antonio Gaetani, romano, de' du- 
chi di Sermoneta, fratello del Car- 
dinal Bonifacio, promosso nel 1 62 1 , 
da Gregorio XV, e morto per in- 
fermità contratta nel suo feudo di 
Cisterna, per una splendida caccia 
data ad alcuni signori romani. 

Luigi Gaetani, romano, de' du- 
chi di Sermoneta, nipote del prece- 
dente, creato da Urbano Vili , nel 
1626. f^. i rispettivi articoli. 

Leone X, nel i5i7, nella famosa 
promozione di trentuno Cardinali , 
vi comprese il generale dei dome- 
nicani Tommaso de Vio , detto co- 
munemente il Cardinal Gaetano da 
Gaeta, sua patria, onde non si de- 
ve confondere coi Cardinali della 
famiglia Caetani, che d'altronde vie- 
ne da molti chiamata Gaetani, co- 
me di sopra avvertimmo. 

I rami seguenti appartengono al 
ramo Gaetani, o Caetani di Roma, 
de' duchi di Sermoneta , discendenti 
da Ugo, figlio di Docibile II, duca di 
Gaeta, che, menato dall' imperatore 
Ottone I il Grandcj a Pisa, nel <jtì2, 
sposò Teodora romana, figlia di Pier 
Leone signore di Tivoli, onde di nuo- 
vo si riunì a' Gaetani il sangue A- 
nizio , ceppo della nobilissima casa 
Conti. Vuoisi inoltre, che stabilitosi in 
Pisa uno dei sette rami della fami- 
glia Gaetani nel predetto anno 967., 
fino d'allora sia rimasto alla testa 
della repubblica , e poi della fazio- 
ne Ghibellina. 

I. I Conti di Morcono (castello 



CAE 
dato a Giovanni Gaetani dall'impe- 
ratore Ottone III, col diploma sot- 
toNcrilto in Roma nel 990, diploma 
che si conserva nell'archivio di xMon- 
te Cassino e di Fondi), e duchi di 
Traietto, ramo fatto da Pier Bernardi- 
no Gaetani, figlio secondogenito di 
Onorato II, il quale sposò Costanza 
Orsini, e mori nel i4<^7> il cui fi- 
glio Onorato III, conte di Fondi, fu 
fatto duca di Traietto nel 1492, e 
principe d' Altamura nel iSo'j. Fu 
Giovanni Vili che, nell' 882, donò 
a Docibile duca di Gaeta, e a Gio- 
vanni suo figliuolo, e ai loi'o successo- 
ri in perpetuo tutto l' inclito patri- 
monio di Traetto, o Traietto, e la 
città di Fondi , che la Santa Sede 
molto prima possedeva in dominio 
pieno, acciocché gueri-eggiassero con- 
tro i saraceni , come poi fecero, e 
questa donazione fu loro conferma- 
ta da Papa Giovanni X. 

II. De' duchi di Laurenzana, ra- 
mo fatto da Alfonso Gaetani secon- 
do figUo di Scipione duca di Tra- 
ietto. Il Cardinal diacono Marino 
Caralfa di Belvedere, nel 1807, ri- 
nunziò la porpora per isposare d. 
Alma m. Gaetani dell' Aquila d' A- 
ragona, de' duchi di Laurenzana. 

HI. De' signori di s. INIarco, ramo 
fatto da Antonio Gaetani, terzo fi- 
glio di Onorato II suddetto, ilcjuale 
sposò Media di s. Agapito, signora 
di s. Marco di Licatola, borgo del re- 
gno di Napoli , nella provincia di 
Capitanata, di circa quattromila abi- 
tanti. 

IV. De'duchi di Sermo\eta, mar- 
chesi di Cisterna , principi di Ca- 
serta, l'amo fatto da Giacomo Gae- 
tani, ultimo figlio di Giacomo Gae- 
tani, conte di Fundi. E però da av- 
vertirsi, che il principato di Caserta 
{F'tdi), in un coi fondi, nel lySi, 
fu dalla famiglia ceduto a Carlo di 



CAE 2i5 

Borbone, poi re di Spagna, riceven- 
ito in cambio d. Michelangelo Gae- 
tani il principato di Teano, e restan- 
dogli il titolo di duca di Céiserta. 

V. De' aiarchesi di Sorti.no, prin- 
cipi di Cassaro in Sicilia, ramo fatto 
da Pietro Gaetani, il quale da Pisa 
passò in Sicilia, nel i4i7> ove fu 
signore di Chiaramonte , Diritto , 
Coltabrano e Tripi . Il principato 
di Cassaro fu eretto in favore di 
d. Cesare Gaetani , agli 8 mar- 
zo i63i, da Filippo IV d'Au- 
stria e di Spagna, il quale nel di- 
ploma lo chiama illustre suo con- 
sanguineo. 

Questa potente, nobile ed illustre 
famiglia fiori particolarmente in Ro- 
ma, sino dalla più remota antichi- 
tà , imparentandosi colle principali 
famiglie, e vuoisi che nel XIII se- 
colo , ovvero ne' secoli bassi , can- 
giasse in fortezza la tomba di Ce- 
cilia Metella , aggiungendovi qual- 
che costruzione superiore, guarnita 
di merli. Si vedono ancora le mu- 
ra, e le torri di recinto colle abitazio- 
ni di costruzione contemporanea ; 
come ancora vi sono avanzi della 
chiesa, di lavoro semi-gotico, ar- 
chitettata dal Masuccio, JNell' inter- 
no eravi una borgata di circa ses- 
santa case , e si ha, che verso il 
1296, un Cardinal Gaetani, nipote 
di Bonifacio Vili, fece restaurare il 
borgo di sua |)ertinenza. Ne' diversi 
tempi la famiglia, come le altre po- 
tenti di lioma, soggiacque a diver- 
se vicende, ma le più luttuose, ol- 
tre le suaccennate , furono quelle 
avvenute nel Pontificato di Alessan- 
dro VI, Borgia, per la tirannia di 
Cesare duca Valentino, clie fece uc- 
cidere alcuni della famiglia, impos- 
sessandosi della maggior parte delle 
loro terre; e ponendosi lo stesso 
Papa alla testa dell' esercito , a' 1 7 



2i6 CAS 

luglio i5oi, soggiogò Sermoneta, 

nella guerra contro i Colonncsi e 

Savelli, collegati di Federico re di 

Napoli. 

Lungo sarebbe il volere numera- 
re i feudi , e le signorie possedute 
dalla opidenla e nobilissima famiglia 
Caetani di Roma, ducili di Sermone- 
ta, marcbesi di Cisterna, principi di 
Teano, ducbi di Caserta, ec.; ma per 
dire alcuna cosa de' suoi edifizii in 
Ptoma , faremo menzione primiera- 
mente della magnifica cappella genti- 
lizia, che ha iu s. Pudenziana , ove 
dimorò s. Pietro, celebrandovi i di- 
vini ufiicii, ed ordinandovi le prime 
cose della religione cristiana. JMi- 
nacciando questa insigne chiesa di 
cadere, nel 1 598, il Cardinal Enrico, 
già titolare della medesima, con ec- 
clesiastica magnificenza, non solo la 
restaurò, ma ove era la cappella di 
s. Pastore, con isplendidezza vi fab- 
bricò altra sontuosa cajjpella, dedi- 
candola all'adorazione de' Magi, che 
fece scolpire iu marmo dall'Olivieri 
e dal Mariani , con sepolcro per la 
sua nobile famiglia. L'architetto fu 
Francesco da Volterra, che decorò 
l'altare con due colonne di luma- 
thella. Le altre sculture sono del 
Guidi, del Lorenese, di INIari, e del 
Malavista, con disegno di Federico 
Zuccari. Il Rossetti eseguì i mosaici, 
ed altri artefici eccellenti eziandio vi 
lavoi'arono. Presso la pradella dell'al- 
tare si vede sul gradino l' impronta 
di un' ostia consacrata, e crcdesi ciò 
accaduto nel cader che fece dal- 
le mani di certo sacerdote , il 
quale dubitava della realtà del mi- 
stero. 

In quanto ai palazzi, ed abita- 
zioni dei Gaetani, il Nardini, Ro- 
ma antica, p. 4*^5, dice, che il pa- 
lazzo degli Anizii presso s. Bartolo- 
meo all'Isola, in cui fecero residcu- 



CAE 

za per qualche tempo i PonSefici 
Vittore HI ed Urbano II, non che 
la contessa Matilde nel secolo XI, fu 
poi abitato dai Gaetani, essendone 
stati possessori sino al i638 ; ed 
aggiunge il p. Casimiro da Roma, 
Conventi de frali minori, p. 828, 
che il Cardinal Luigi Francesco du- 
ca di Sermoneta, e Onorato patriar- 
ca di Alessandria , lo vendettero a 
M. Antonio Palma da Riofreddo. 
Si racconta poi dall'Amidenio, che i 
Gaetani avevano la casa nel rione 
di Ponte, di venerabile antichità e 
maestà , srtuata sul Tevere accanto 
s. JMaria in Posterula. Stimò il Car- 
dinal Luigi Gaetani , che quel sito 
potesse, per l'umidità del sottoposto 
fiume, abbreviar la vita agi' indivi- 
dui di sua famiglia, onde vendette 
il palazzo a' monaci celestini, ed in- 
vece acquistò la casa di Rucellai, 
eretta con disegno dell' Ammanati 
e posta nel Corso, casa eh' egli ri- 
dusse iu forma di nobilissimo pa- 
lazzo, uno de' più belli di Roma e 
d'Italia, dopo che Urbano \ III, con 
brev.e degli 8 gennaio 1629, de- 
rogò al fideicommisso della casa 
Rucellai , per tale alienazione. Fra 
le decorazioni e i miglioramenti , 
che il Cai'dinal Luigi fece al detto 
palazzo, sono meritevoli di menzio- 
ne la loggia, e il cornicione con di- 
segno del Breccioli, mentre da Mar- 
lin Longhi il Giovane fece costrui- 
re la scala tanto rinomata per la 
sua semplicità e comodità , compo- 
sta di centoventi gradini di marmo 
bianco, onde volgarmente dicesi, es- 
servi fra le belle cose di R.oma, la 
Scala de' Gaetani. Ma dipoi , me- 
diante chirografo di Clemente XI, 
dato a' IO ottobre I7i3, derogando 
al fideicommisso della casa Gaetani, 
lo abilitò a vendere il palazzo al 
principe Ruspoli,, che ne prese pos- 



CAE 

sesso a' ao dicembre, non che ad 
alienare il feudo di s. Felice. 

Abbiamo dal Contatori, Storia di 
Terraciaa p. 4^93 Dt:-CasLro s. Fc- 
licis, seu Felicilatìs^ o Monte Cii*- 
ceo, che fu distrutta la torre, o sia 
castello di s. Felicita ( feudo della 
antichissima casa Gaetani ) dai cor- 
sari africani, che fecero schiavi tut- 
ti gli abitanti , fino dal Pontificato 
di Paolo HI. Quindi per rimovcre 
in avvenire l'occasione, e la facilità 
degli sbarchi, in tempo di Pio IV, 
e di s. Pio V furono edificate di- 
verse torri armate per guardia del- 
la spiaggia, come rilevasi dai brevi 
Pontificii, dii'etti alla casa Gaetani, 
e fu allora che, nel fare gli scavi 
per fabbricar le torri , fu scoperta 
ima cava d' alabastri , che furono 
impiegati pegli stipiti delle porle, e 
pei tavolini del palazzo baronale di 
Cisterna. Il castello pertanto colle 
sue pertinenze, nello stesso anno 
171 3, fu dato in soliduni dai Gae- 
tani ai medesimi Ruspoli , i quali 
poco dopo lo cedettero alla camera 
apostolica, per cui, riattivata da Pio 
\'I la cava, potè decorarvi co' suoi 
marini la sagrestia vaticana. 

Teodoro Amidenio, nel mss. del- 
le Famiglie Romane , ha notato , 
che i Gaetani di Pisa s' imparenta- 
rono coi Guastaferri , come si vede 
in un' arme inquartata in vma ca- 
sa, sotto la parrocchia di s. Giovan- 
ni in Mercatello, nel rione di Cam- 
pitello. 

Attualmente la famiglia Gaetani 
possiede, ed abita due palazzi in 
Koma. 11 primo nella piazzetta di 
s. Lucia alle botteghe oscure , fab- 
bricato iiel i56o del duca Lodovi- 
co Maltei , col disegno di Bartolo- 
meo Ammanato ; l' altro si trova 
sopra una delle eminenze dell' Esqui- 
linOj svj principio del quadrivio dcl- 



CAE 117 

la strada, che conduce dii s. Marin 
Maairiore a s. Giovanni in Latera- 
no, nel luogo ove furono una vol- 
ta i famigerati orti di Mecenate, 
per cui nella contigua deliziosa vil- 
la, ultimamente onorata sotto l'o- 
dierno duca d. Enrico , dalla pre- 
senza del Pontefice Leone XII , si 
veggono alcuni avanzi d' opera re- 
ticolare, appartenenti alla casa Me- 
rula , illustre ed antica famiglia ro- 
mana. Fiancesco Cancellieri , che 
nelle sue opere fa distinta menzio- 
ne del duca d. Francesco , padre 
del vivente prelodato, dice ne' suoi 
Possessi de Papi, eh' egli fu perso- 
naggio insigne, mecenate delle arti, 
al cui incremento eresse una stam- 
peria ( che per la prima diede alla 
luce le eifemeridi astronomiche) una 
specola, un elaboratorio chimico, ed 
vm orto botanico con piante esoti- 
che , ed erbe l'are ne' suoi palazzi, 
ove, fino dal 1801, dai nuovi lincei, 
per cui ne fu eletto presidente, lece 
tenere periodiche accademie di chi- 
mica, di fisica e di botanica, colla 
lettura delle più dotte dissertazioni, 
e gli esperimenti con macchine da 
lui raccolte in ogni genere. 

JMa l'amore de buoni studii , e 
la protezione e coltura delle aiti 
belle, si proseguono da' suoi degni 
discendenti, ed in particolar modo 
dal predetto suo figlio , e dal suo 
nipote d. Michelangelo. Lo stesso 
Cancellieri, nel suo Mercato, l'iporta 
mi catalogo delle composizioni poe- 
tiche epitalamiche per le nozze se- 
guite, a' G novembie 1757, (ra d. 
Fi'aucesco Caetani duca di Sermo- 
neta, e d. IMaria Teresa Corsini, ni- 
pote di Clemente Xll, che ne fu p.i- 
drino nel suo battesimo. Cessò essa 
di vivere nel 1778, e il duca re- 
pentinamente, e con universal dis- 
piacere de' dotti e degli artisti, di 



2i8 CAE 

cui era slato splendido proleggitore, 
mori nella notle del 24 ''gosto 1810, 
in eia di scllantatie aiuii, come il 
tutto meglio rilevasi nel Giornale 
del Campidoglio, uumcio 116. lu 
questo, oltre le mentovate cose, ed 
il piìi grande e meiitato elogio a 
queir illustre , si dice che la prima 
specola veduta in lloma fu quella 
eretta dal defunto al palazzo alle 
botteghe oscure , con ottima meri- 
diana, ed eccellenti istromenti, speco- 
la che vi pose il de Cesaris , da 
lui fatto perfezionare a Pisa. Il pi-i- 
mo globo areostaticOj che si vide 
da' romani, venne elevato dalla det- 
ta specola. A. quel duca siamo de- 
bitori inoltre del seimonetano di- 
pintore Cavallucci. Egli pure fondò 
nel palazzo a s. Maria JMaggiore 
r accademia degli Esquilii, come sta- 
bili quella della Dechimazione. Perciò 
non vi fu uomo dotto , che non 
rendesse tributo alle sue cognizioni 
matematiche ed astronomiche, ed 
insieme alle sue virtù. 

Finalmente il medesimo Cancel- 
lieri nelle sue Dissertazioni Biblio- 
grafiche su Colombo e su GioVaii- 
là di Gersen j Roma 1809, ci dà 
erudilissime notizie su diversi Car- 
dinali, ed altri rispettabili individui 
della famiglia Gaetani , principal- 
mente di monsignor Onorato, fra- 
tello del duca Francesco, delle sue 
opere, delle sue preziose , e copio- 
sissime Miscellanee , e del suo car- 
teggio in diverse lingue co' primi 
filologi e coi contemporanei professori 
delle piii sublimi scienze dell'età sua. 

Dal menzionato duca d. Fiance- 
sco Gaetani nacquero i. d. Enrico, 
attLude duca di Sermoneta ; 2.° d. 
Boniiàcio; 3. d. Alfonso; 4" donna 
Faustina , che maritatasi al nipote 
del Cardinal de Pietro, fra gli altri 
liyli, ebbe l' odierno nunzio di Na- 



CAF 

poli, Camillo de Pietro, anùvescovo 
di Beri lo. 

Dal predetto duca d. Enrico , e 
da d. Teresa R.ossi, nacquero ; i ."' d, 
Michelangelo principe di Teano co- 
lonnello direttore, e comandante del 
corpo de' Vigili, detti Pompieri, fatto 
dal regnante Pontefice, e da lui in- 
signito degli ordini, e gradi di com- 
mendatore di s. Gregorio, come an- 
che di cavaliere di Ciisto. Egli nel 
decorso anno si è sposato alla con- 
tessa Calista Rezewuska di Polonia ; 
2.° d. Filippo, cavaliere degli Ordini 
di Cristo, e de' ss. Maurizio e Laz- 
zaro; 3.° d. Enrico, che in florida 
età, e pieno d' ingegno , morì nel 
i836. 

CAFARNAO [Capharnaen). Cit- 
tà vescovile eretta nel VI secolo, 
ed ora in partibus , sulfraganea 
della metropolitana di Petra. Chia- 
masi anche Capìiarnauni dall'ebrai- 
co, campo della penitenza, ovvero 
ciuà di consolazione , o borgo di 
piacere. Questa è assai rinomata 
nella sacra Bibbia , e nella vita di 
Gesù Cristo, perchè vi dimorò lun- 
go tempo , vi fece molti miracoli , 
ed esercitovvi la divina sua predi- 
cazione. 

CAFFA (Capha, Kefa, o Teo- 
dosia, Tlieodosia). Città vescovile 
indipendente dalla piccola Tartari a 
nel Cliersoneso Taurico, nella Russia 
Europea, governo di Tauride nella 
Crimea, capoluogo di distretto, ed 
edificata nel luosfo dell'antica Teo- 
dosia, o Teudosia , che alcuni pur 
vogliono essere la medesima. Corri- 
sponde certo all'antico Cavuni, ove 
esisteva il porto di Tauro-Sciti , ed 
in progresso fu aumentata colle ro- 
vine di Teudosia. Sorge essa sopra 
una magnifica baia del mar Nero , 
ed è cinta da alte e grosse m ma- 
glie. Il suo porto, dichiarato franco 



CAF 

nel 1806, è il niaj^gioie della Cri- 
mea, e per la salubrità dell'aria, 
da' tartari viene chiamata la città 
sana per eccellenza. 

Gaffa è antichissima, e ricevette 
il suo nome di Refa da' tartari , 
che la riguardarono come la capi- 
tale della Tartaria e della Crimea , 
quando la tolsero a' greci, appellati 
da loro Cafirs, cioè infedeli. 1 ge- 
novesi la presero, nel 1266, e vi 
stabilirono la sede del loro com- 
mercio neir oriente. Già i greci , e 
gli armeni vi avevano un loio indi- 
viduale arcivescovo. Nel 1 268 inco- 
minciò la serie de' vescovi latini della 
sua diocesi, la cui chiesa eia dedicata 
a s. Pietro; sede che poi divenne ve- 
scovato in parlibus. Fra quelli, che ne 
portarono il titolo, annoverasi Pro- 
spero Lambertini bolognese, che 
latto da Benedetto XIII, nel 1724, 
arcivescovo di Teodosia, e poi Car- 
dinale, fu trasferito alla sede di An- 
cona, e, nel i74o> divenne Sommo 
Pontefice col nome di Benedetto 
XIV. 

Sotto i genovesi giunse Calla a 
tale stato di floridezza, che i tartari 
la chiamarono alloia Stambul, vale 
a dire Costantinopoli della Crimea. 
Ma questo stato di prosperità ter- 
minò nel 1476, giacché i' impera- 
tore de' turchi , Maometto II, la 
conquistò , e distrusse la colonia 
de' genovesi, e, come abbiamo dal- 
l' epistola 654 del Cardinal Amma- 
nati di Pavia , si accinse quindi 
ad assalire gli altri luoghi de' cri- 
stiani, per entrar nell'Italia. Il Pa- 
pa Sisto IV, addoloralo per la piesa 
di Calfa, e per reprimere gli sforzi 
del barbaro ottomano, spedi diversi 
legati a' piùncipi cattolici , per ecci- 
tarli contro di lui. 

Assunto al Pontificato Gregorio 
XIII, nel 1572, ordinò ima visita 



CAF 2.9 

apostolica, non solo in Italia, ma 
anche fuori, per la riforma gene- 
rale, ch'egli erasi proposto nell'apo- 
stolico suo ministero. In virtù di 
questo zelo, trovandosi ne' contorni 
dell' isola de'circassi , non lungi dal- 
l' antica Teodosia, oggi Caffa, nella 
Taurica del Chersoneso un gran 
numero di cristiani della lingua, e 
rito ruteno bisognosi di spirituali 
soccorsi, per la mancanza de' sacer- 
doti latini, il buon Pontefice vi 
mandò i missionarii con abbondante 
copia di libri adattati, e necessarii 
alfistruzione di quella gente, imita- 
mente a diversi sacri paramenti per 
la celebrazione de' divini ufìicii. 

Rimase Caffa in potere de' turchi 
sino al 177O3 in cui i russi la pre- 
sero d'assalto, nell'impero di Cate- 
i-ina 11. Indi per un trattato fra la 
Russia e la Turchia, nel 1774? fu 
dall' imperatrice medesima ceduta 
col restante della Crimea al kau 
della piccola Tartaria, che vi fissò 
la sua residenza; ma precario fu il 
dominio di lui , avendola i russi 
occupata nuovamente nel 1780, ed 
a queste ultime guerre si dee la 
parte principale della sua rovina. 
Caffa conta piìi di cinquemila abi- 
tanti russi, turchi, armeni, tartari, 
ebrei e greci , che ne formano il 
maggior numero. Ha due moschee, 
tre chiese, greca, cattolica e arme- 
na, ed un collegio fondato dall'im- 
peratore Alessandro I. Il Ta vanti, 
ne' Fasti di Pio VI tomo I , p. 170, 
dige che verso l'anno 1783 in Calfa 
era destinata l'ampia fabbrili, della 
quale i turchi si servivano di ba- 
gno, ad uso, e pel culto di chiesa 
cattolica , come lo era nel 1 266, 
quando i genovesi si resero padroni 
di quella città. 

CAFFARELLI Prospero, Car^ 
dinaie. Prospero Caffarelli, romano, 



230 CAF 

di antica famiglia ed illustre, venne 
alla luce nel iSgo. Ottenne lino 
dal principio della sua prelatura i 
governi delle città, e provincie del- 
lo stato ecclesiastico, nei quali fece 
palese la singolare prudenza, che lo 
distingueva. Quindi divenuto chie- 
rico di camera , ed uditore della 
medesima j Innocenzo X creollo Car- 
dinal prete di s. Calisto a' 2 mar- 
zo 1654. Dopo essere intervenuto 
alla elezione di Alessandro VII, mori 
da un colpo di apoplessia nel i65c), 
cinque anni dacché vestiva la por- 
pora, con fama di rettitudine ed in- 
genuità. Fu sepolto nella chiesa di s. 
Maria sopra Minerva, nella sua gen- 
tilizia cappella di s. Lodovico Ber- 
trando. Lasciò erede de' suoi beni la 
sagrestia della basilica vaticana. 

CAFFAPvELLI Borghese Scipione, 
Cardinale. Scipione Calìkrelli Borghe- 
se, patrizio romano, nacque nel i 376. 
Per conto di sorella era nipote del 
Pontefice Paolo V, Borghese, il qua- 
le lo adottò nella sua famiglia, col 
proprio cognome e stemma. Indi si 
j-ese celebre per la cognizione delle 
leggi, che apprese nella università di 
Perugia. Lo zio creollo Cardinal pre- 
te di s. Grisogono, ai 18 luglio del 
160 5, e lo arricchì di abbazie, ed ec- 
clesiastici benefici!. Dei frutti di questi 
si §erviva il Caffarelli a sollievo degl'in- 
digenti, ed a ristaurazione delle chie- 
se del suo titolo, di s. Gregorio nel 
Montecelio, di s. IVIaria della Vitto- 
ria, della basilica rovinosa di san 
Sebastiano , una delle sette chie- 
se di Roma, alla quale aggiunse l'a- 
bitazione pei monaci, e chiuse il 
chiostro di buone mura . Inoltre 
appianò la piazza, ridusse elegante 
quel santuario , fece due organi 
nella chiesa di s. Maria sopra iMi- 
nerva , ornò la cappella Callàrcl- 
ìi esistente in quella chiesa, e be- 



CAF 

nefiioò generosamente quella di Lo- 
reto; in Montefortino costruì chie- 
sa e convento ai minori riformati ; poi 
la chiesa parrocchiale di Montecompa- 
tri, ed in Roma il monistero di s. Chia- 
ra. E sua opera la famosa villa Pin- 
ciana, fuori della porta del Popolo, 
rinnovata poi dal principe Marcan- 
tonio Borghese , chiamata con que- 
sto nome, e tale da essere una 
delle migliori di Europa. Ebbe la 
carica di penitenziere maggiore, poi 
fu arciprete delle basiliche latera- 
nese e vaticana, nel 1609, biblio- 
tecario della S. R. C, prefetto della 
segnatura di grazia, legato di Avi- 
gnone, protettore della Germania, 
delle Fiandre, degli Ordini dei predi- 
catori, e de' camaldolesi, della s. Casa 
di Loreto, e, nel 16 io, divenne ar- 
civescovo di Bologna , chiesa , cui 
due anni dopo rinunziò al Cardiaia- 
le Ludo visi Alessandro. Le sue cor- 
tesi e gentili maniere gli aveano gua- 
dagnato l'animo di tutta Roma a se- 
gno che fu detto per antonoma- 
sia, la delizia di Roma. Da Ur- 
bano Vili ebbe, nel 1629, il ve- 
scovato di Sabina , dove a pro- 
prie spese, coli' assenso del Pon- 
tefice, institui il sulTraganeato, che 
sussiste anche di presente , e dopo 
i conclavi di Gregorio XV e di 
Urbano Vili, ai quali intervenne , 
mori a Roma non nel 1629, come 
vuole il JNovaes, ma nel i633, a' 2 ot- 
tobre, di cinquantasette anni, e ven- 
totto di Cardinalato. Ebbe tom- 
ba nella basilica liberiana, nella 
magnifica cappella borghesiana, cui, 
oltre altri ricchissimi doni , fregiò 
di quattro cappellanie. Stabih il 
principe IMarcantonio Borghese ere- 
de universale de' suoi beni. Lasciò 
numerosissime limosine, e pii lega- 
ti , tra' quali diecimila scudi alla 
s. Casa di Loreto, la suppellettile 



GAG 

della sua cappella domestica parte 
alla chiesa di s. Lorenzo in Luci- 
na, già suo titolo, e parte a quella 
di Sabina ; mille scudi ai poveri 
della sua parrocchia di s. Lorenzo in 
Lucina, ai quali vivendo avca stabilita 
una farmacia; venticinque scudi alle 
zitelle da marito; duecento scudi 
ad ogni luogo pio, di cui era stato 
protettole, e a tutte le chiese di 
Roma dedicate alla Madonna lasciò 
determinata somma di denaro. Nel- 
le miscellanee della biblioteca ange- 
lica abbiamo una lettera di IMassi- 
miliano duca di Baviera, scritta a 
lui circa la resa di Praga, ai 1 3 
novembre 16-20. Come splendido 
mecenate dei letterati , sono senza 
numero i dotti, che gli dedicarono 
le loro opere, e Jacopo da s. Carlo 
liportò, ch'egli medesimo scriveva 
versi di eccellente e sonoro metro. 
V. BoKGHESE Famiglia. 

CAGLI [Calie/i). Città con resi- 
denza di un vescovo nello stato Ponti- 
fìcio, chiamala anche Caglio, Callis, 
Calle.. Vicum, Callium. Appartiene 
essa alla legazione di Urbino e Pesaro 
ed un tempo era situata alle falde del 
monte Petrano, ma poi fu riedificata 
nella pianura al confluente de' fiu- 
mi Bosso e Cantiano , e cinta di 
solide mura. Sebbene alcuni sosten- 
gano, che abbia origine dai sabini, 
tuttavolta altri vogliono, che sia sta- 
ta fabbricata, verso l'anno 359, dai 
romani, i quali vi spedirono una 
colonia. Sotto la repubblica giunse 
Cagli al più alto splendore, e fu 
municipio. 11 console Flaminio per 
condurvi la via da lui costruita, tra 
le balze de'nionti, che da Cantiano 
si frappongono , superò molti osta- 
coli, e perciò la fece chiamare Fla- 
minia. Il ponte di questa prossimo 
alla città dalla parte settentrionale, 
è opera romana di pietre d' una 



GAG 111 

sorprendente grandezza, e d'una spe- 
cie particolare, e tale da rendersi la 
opera piìi bella della magnifica via 
Flaminia . Nel ySS Pipino re di 
Francia tolse Cagli ad Astolfo re 
de' longobardi, che l' avea con al- 
tre città usurpata alla Chiesa roma- 
na, ma la restituì alla dominazione 
di essa nel Pontificato di Stefano 

III, locchè fu confermato dall'impe- 
ratore Lodovico Pio sotto Pasquale 
1, dell' 8 1 7. Soggiacque Cagli alla di- 
struzione de' barbari , finché Ottone 

IV, imperatore del 1208, la restau- 
rò, donandola ad Azzo d'Este ; ma 
ricuperata da Federico II, le fazio- 
ni guelfa e ghibellina non solo vi 
cagionarono di frequente l' eccidio 
de' cittadini, ma recarono tal rovi- 
na alla città, che il Pontefice Nico- 
lò IV, nel 128S, ne intraprese l'in- 
tera l'iedificazione sulf area attuale. 
Allora fu chiamata città degli an- 
geli, o città Papale di s. Angelo j 
tuttavia prevalse poi l' antica de- 
nominazione di Cagli. Dopo essersi 
governata dal XIII secolo colle pro- 
prie leggi, nel XV passò collo sta- 
to d'Urbino alla soggezione de' du- 
chi della E.overe, finché, per l'estin- 
zione di essi, ritornò, nel 1626, sot- 
to la immediata sovranità della San- 
ta Sede, nel Pontificato di Urbano 
Vili. Nel 1781 un terremoto gran- 
demente ebbe a rovinarla. 

Secondo la tradizione degli abi- 
tanti, Cagli abbracciò la fede catto- 
lica ne' primordii della Chiesa, tro- 
vandosi i suoi vescovi già rammentati 
nel IV secolo, verso l'anno 35o. Sono 
essi suffiaganei dell'arcivescovo d'Ur- 
bino, e nel principio del corrente seco- 
lo, Papa Pio VII dichiai-ò vescovato 
Pergola, che unì alla sede di Cagli. La 
cattedrale dedicata alla b. Vergine As- 
sunta, é un bellissimo edificio, ed il 
capitolo si compone di due dignità- 



2 2 ■?> GAG 

rii, cioè il prevosto e l'arcidiacono, 
fli dodici canonici e di dodici cap- 
pellani. Vi sono in Cagli conventi 
di religiosi, e monisteri di monache. 
Nicolò IV, nel detto anno 1288, fe- 
ce Cardinale di s. E.omana Chiesa, 
Bernardo, o Berardo de' Berardi na- 
to in Cagli. V. Francesco Bricchi , 
Annali della città di Cagli, che 
tratta de' progressi, e avvenimenti di 
essa e suoi cittadini , nonché della 
sua demolizione e riedificazione, Ur- 
bino 164 i; ed Agostino Zamperoli, 
della città di Cagli. 

CAGLIARI [Calaritan.). Città con 
residenza di un arcivescovo in Sar- 
degna, capitale di quest isola, capo- 
luogo di divisione del capo del suo 
nome, sulla costa meridionale dell iso- 
la, nel fondo del golfo del nome stes- 
so. Viene chiamata anche Calaris , 

Calia ris\ Fj essa edificata sul 
«leclivio d' una ripida collina , sul- 
la cui sommità esiste un castello 
hen fortificato da' pisani , e tlal- 
la real casa di Savoia notabil- 
mente ampliato. Ha inoltre la città 
spazioso porto , con comoda rada , 
ed è sede del viceré di Sardegna , 
che dimora in un bel palazzo. Van- 
ta cssn r origine dai fociani , ovve- 
ro dai cartaginesi; fu lungo tempo 
municipio romano , avendo avuta 
dipoi la l'omana cittadinanza . Ap- 
partenne ai pisani, finché, nel i324, 
fu loro tolta da Giacomo II re di 
Aragona, onde da epici tempo ri- 
mase soggetta agli spagnuoli col ri- 
manente dell' isola. Nel i4o6 vi 
mori il re di Sicilia Martino d'Ara- 
gona, che fu sepolto nella cattedra- 
le. Nella guerra per la successione 
di vSpagna fu occupata dall' impe- 
ratore Carlo VI, che pel trattato 
d'Utrecht, nel iji^, ne divenne 
padrone insieme all' isola. Ma quel- 

1 imperatore persuadendosi, dietro le 



GAG 

assicurazioni di Papa Clemente XI, 
che non sarebbe da altro principe 
molestato, non provvide in maniera 
le cose, da impedire che Filippo V, re 
di Spagna, nella guerra contro il tur- 
co, nel 1 7 I 7, ponesse l' assedio a 
Cagliari, la quale presto cadde in 
suo potere , in un all' intera isola. 
L' imperatore si rivolse sdegnato al- 
l' innocente Pontefice. Tuttavia es- 
sendosi ristabilita la pace, l' isola fu 
data a Vittorio Amadeo II, primo 
re di Sardegna della casa di Savoia. 
Quindi r università, che in Cagliari 
era stata fondata nel 1626, dal re 
di Spagna Filippo IV, fu riattivata 
poi con diploma de' 28 giugno 1764» 
dal re Carlo Emmanuele HI, es- 
sendovi cancelliere l'arcivescovo. Vi 
sono inoltre alti*i stabilimenti scien- 
tifici in Cagliari, tra i quali la so- 
cietà d'agricoltura fondata nel 180 >. 
Vuoisi, che s. Clemente I, quar- 
to Pontefice, fosse mandato per pri- 
mo vescovo a Cagliari verso la fi- 
ne del primo secolo dell'era cristia- 
na, e quando questa isola era già 
soggetta immediatamente alla Santa 
vSede. Certo è che Lucifero ne fu 
vescovo sotto Costantino // Grande, 
il quale diede pace alla Chiesa nel- 
l'anno 3 1 3, e nell'anterior persecu- 
zione di Diocleziano , s. Saturnino, 
venne martirizzato in Cagliari, e poi 
fu adottato in patrono da tutta l'iso- 
la. Nel IV secolo il vescovo di que- 
sta isola divenne metropolitano , o , 
secondo altri, nel 68 1 , sotto Papa 
Agatone , attribuendoglisi , sino dal 
secolo XI, anche il titolo di primate 
della Sardegna e della Corsica, ad 
onta delle pretensioni dei vescovi di 
Sassari e di Pisa , stante le conces- 
sioni fatte, nel i^^G, da Calisto III, 
e, nel iSGg, da san Pio V. Quin- 
di è che, prima della metà del se- 
colo XVII, si agitò avanti la sa- 



GAG 

crn rota romnnn, il diiljbio sul pi-i- 
inalo della chiesa sarda, tra le due 
metropoli di Cagliari e di Sassari ; 
ma le quattro decisioni, una coram 
Mnntmanno , e tre coram Ghislie- 
ro, lasciando a parte la questione , 
si contentarono di stabilire sedem 
Calaritannm eaxe metropolini , et 
iiiìlìquiorem. Né estraneo alla con- 
troversia essendosi mostrato l' arci- 
vescoTo di Pisa, tutti e ti-e gli ar- 
ci vescovi ne assumono il titolo. Que- 
sto di Cagliari non avea per lo in- 
nanzi sulFraganci stante l' incorpora- 
7Ìone di altri vescovati dell isola alla 
sua sede , nel secolo XVI, come 
Snelli, Dolia , Tegula ec. ; ma poi 
i;li furono assegnati quelli d' Igle- 
sins, di Galle ly-N ori, e di Oglia- 
slra. 

La cattedrale , antico edifizio , è 
dedicata alla B. Vergine, ed a san- 
ta Cecilia vergine e martire ; il 
capitolo viene composto dal decano, 
da ventidue canonici, da circa do- 
dici beneficiati, o mansionarii, e da 
altri sacerdoti e chierici pel divino 
servigio. Vi sono tredici conventi di 
religiosi, cinque monisteri di mo- 
nache, due conserva tori i di donzel- 
le, diverse confraternite, e ospedali 
afildati ai Benjratelli , il monte di 
pietà, un collegio pei nobili diretto 
dai gesuiti ed il seminario. La tas- 
sa della mensa consiste in trecento- 
quarantatre fiorini. Tra le sue chie- 
se è degno di special menzione il 
santuario del protettore s. Saturni- 
no, consacrato nel i i 1 9, incrostato 
di superbi marmi, con tre belle cap- 
pelle sotterranee, ove si venerano le 
reliquie di parecchi martiii. Presso, 
il Capo santo Elia, cioè l'antico Pro- 
montorium Calariiannm, abitarono 
i più rigidi anacoreti , e poscia i 
carmelitani. 

Cagliari ne' fasti ecclesiastici an- 



CAH 2 7.3 

novera quattro Cardinali, e fra questi 
nn Papa, cioè : 

S. Ilario da Cagliari , figliuolo 
di Crispino diacono Cardinale fatto 
da s. Zosimo, Pontefice nel 417, '1 
quale meritò per le sue virtìi di 
essere sollevato al Pontificato a' j -a 
novembre dellanno 4*^i- 

Benedclto Cao, o Cajo, nato in 
Cagliari da certo Anastasio, fatto 
Cardinale da s. Gregorio VII, nel 
107,3. 

Diego Gregorio Cadello, nato iu 
Cagliari, e creato Cardinale a' 27 
gennaio i8o3 da Papa Pio VII. 

Luigi Amat di s. Filippo e Sor- 
so, nato in Cagliari a' 2 1 giugno 
1796, pi'omosso al Cardinalato dal 
ree;nante Pontefice a' 19 maggio 
1837, attuale legato apostolico in 
Ravenna. 

CAHORS ( Cadurcen.). Città con 
residenza di un vescovo in Fran- 
cia, capoluogo del dipartimento del 
Lot, nella Guienna settentrionale, 
costruita su d'una rupe, e dalle 
acque del Lot circondata a guisa 
di penisola. Era essa capitale del- 
la provincia di Quercy , ed anzi 
è la Di^'ona Cadurcoriim decli an- 
tichi. Il dipartimento dopo le vicen- 
de d'Arpiitnnia ebbe, dall' 889 sino 
al 956, i suoi conti particolari ; ma 
il conte Roberto, volendo far guerra 
a Luigi I conte di Tolosa, fu vinto 
nel 960, e spogliato de' suoi stati, 
rimanendo così il Quercy separato 
dalla Guienna, ed incorporato nella 
Linguadoca, finché, nel 1272, sotto 
il re Filippo III, non venne riunito 
alla corona di Francia. 

Alcuni autori hanno preteso essere 
Cahors, o Cadurcnm, l'antica Uxel- 
loduniim, che fu l'ultima dei gaulesi 
a difendersi contro Giulio Cesare, ma 
di ciò non avvi probabilità. \'i so- 
no peraltro degli avanzi d'un tea- 



9.9,4 



CAII 



tro, fi d'un acquedotto romnno. 
La ciltìi soUrì grandemente nel se- 
colo XVI per le guerre civili, e nel 
il^S"?., i calvinisti ugonotti, aiutati 
dagli scolari, che studiavano il di- 
ritto sotto il celebre giureconsulto 
Ronldez, incominciarono a predicare 
piihl)licnmente, sulla scorta di mi 
ministro chiamato Cestat, folto ve- 
nire da Montauban. Irritati i cat- 
tolici da tanta impudenza, colle 
armi alla mano impedirono, non 
senza la perdita di molti, che lo 
scandalo divenisse maggiore. Enrico 
IV, allora re di Navarra, e capo 
degli ugonotti, col mezzo dei pe- 
tardi per la prima volta da lui 
usati, prese la città dopo tre giorni 
di assedio, benché fosse forte tanto 
per la sua posizione , che pe' suoi 
propugnacoli, e cpiindi la fece sac- 
cheggiare. 

Cahors fu patria di molti uomi- 
ni illustri , tra' quali si annovera 
il Pontefice Giovanni XXII, secon- 
do Papa residente in Avignone. 
(/'. GiovwNi XXII). Egli era nato 
in Cahors da Arnaldo d' Euse , e 
fatto Cardinale, nel i3i:ì, da Cle- 
mente V, gli successe nel Pontificato 
nel i3i6, e dal nome Giacomo, 
che aveva, prese quello di Giovan- 
ni XXII. Per le famose vertenze 
coli' imperatore Lodovico il B avaro, 
fjuesti per derisione soleva chiamarlo 
il Prete- Janiìi , e talvolta Giacomo 
dì Cahors. Sebbene non arricchisse 
di molto i suoi parenti, come si 
espresse in punto di morte, quando 
ebbe a raccomandarli al sacro Col- 
legio, tuttavia ne creò quattro Car- 
dinali, cioè Jacopo di \oye di Ca- 
hors, figlio di sua sorella; Bernardo 
de Poyet di Cahors, figlio di altra 
sorella; Arnaldo de Voye di Cahors, 
fratello del suddetto, e Raimondo 
Rullo francese, altro suo nipote. la 



CAI! 

una tremenda cospirazione contro 
la vita di Giovanni XXII, ne fu 
capo Ugo Giraud , vescovo di Ca- 
hors, il quale venne sentenziato a'4 
maggio i3i7, degradato pubblica- 
mente, e condannato a perpetua 
prigione. Ma, morto poco dipoi il 
Cardinal Jacopo de Voye, nipote 
del Papa, per le arti, o pel veleno 
del Giraud , venne consegnato al 
braccio secolare, che il condannò 
ad essere decapitato, abbruciato, e 
condotto al supplizio attaccato ad 
ima coda di cavallo. Questo Ponte- 
fice per dare a Cahors un solenne 
attestato di patrio alletto, nel i33i, 
vi fondò r università che diventò 
celebre pe'suoi eruditi professori. 

Il vescovato vi fu eretto verso il 
ITI secolo, nel monistero de' canonici 
regolari , poi secolarizzati. Vanta 
molti vescovi santi , ed il primo 
vuoisi che fosse s. Marziale. Merita 
speciale menzione s. Desiderio, ve- 
scovo di Cahors, il quale dopo l'as- 
sassinio del fratello R.ustico, vescovo 
di Cahors, mentre era tesoriere del 
re Dagoberto I , fu dal clero, e dal 
popolo domandato per pastore a 
(juesto principe , che glielo concesse 
nel 629. Desiderio ne esercitò i do- 
veri col massimo zelo, decorò le 
chiese, ne fabbricò di nuove, e non 
essendovi monisteri nella città, ne 
eresse due, stabilendo d'essere sepol- 
to in quello di s. Amando. Animati 
dal quale esempio, molti altri edifi- 
carono monisteri colla regola di s. 
Benedetto e di s. Colombano. La- 
sciati i suoi beni alla chiesa e ai 
poveri, morì nel bacio del Signore 
a' i5 novembre del 654- 

Nel 1639, il vescovo Alain de 
Solminihac tenne un sinodo in Ca- 
hors, e questa sede, che avea qua- 
rantacinquemila lire di rendita, in 
vigore della costituzione Trium- 



CAII 

phans , data a' 3 ottobre 1G78, dal 
Pontefice Innocenzo XI , fu tolta 
dalla giurisdizione della metropoli 
di IJoiirges, e fatta suffiaganea di 
Alby, in pari tempo elevata al gra- 
do arcivescovile dallo stesso Papa. 

I vescovi di Cahors assumevano 
il titolo di baroni e di conti della 
città, e quando celebravano pontifi- 
calmente, mettevano l'elmo, la spa- 
da, la miccia accesa, e le manopole, 
o guanti di ferro, accanto all'altare, 
come pure gli stivali e speroni, loc- 
cbè fu ad essi accordato per di- 
fendersi dagli albigesi. Ma nel pren- 
dere il possesso del vescovato, il 
conte di Vessac, o Cassac, ch'e- 
ra loro vassallo andava a capo 
scoperto ad aspettarli alla porta 
della città senza mantello, con una 
gamba avente uno stivale e spcro- 
Jie , e l'altra tutta nuda con pia- 
nella. Prendeva la mula cavalcata 
<lal vescovo, la conduceva pel freno 
.«Ila cattedrale e poi all'episcopio, e 
([uindi serviva il vescovo a desinare, 
«li che in ricompensa avca la stessa 
mula , e la credenza del vescovo , 
del valore di tremila lire. Nel Di- 
scours des choses niemorables ad- 
venues à Caliors et au poys de 
Quercy, avec annotatioii de Fran- 
cois de Rovaldes, stampato a Ca- 
liors nel i586, si narra che il ba- 
rone di Cassac, dovendo nel giorno 
del possesso tenere la stalFa al ve- 
scovo nel montar la mula, ec. , e 
servirlo a tavola , coli' usato com- 
penso dell' argenteria , trovò sulla 
credenza vasi di vetro , invece di 
quelli d'argento. Il barone gettoUi 
a terra , e citò il vescovo a reinte- 
grarlo , ed a ciò fu di fatti con- 
dannato. Ma fattasi poi una trans- 
azione , venne stabilito che ogni 
nuovo vescovo desse al barone mille 
scudi senz'altro. 



CAI 2-25 

La cattedrale di Cahors, antico 
edifizio, credcsi essere stata un tem- 
pio romano. Gotico è nondimeno il 
suo disegno , colla facciata di mo- 
derna costruzione, ed è dedicata a 
s. Stefano protomartire. Il capitolo 
di essa si compone di otto canonici 
compreso il teologo ed il peniten- 
ziere. Nella città vi sono tre moni- 
steri di monache, altrettante con- 
fraternite, ospedale, e due semina- 
rii. La tassa della mensa è ora di 
trecentosettanta fiorini, ascendendo a 
quindicimila franchi la rendita at- 
tuale. 

CAINITI o CAINIANI. Eretici 
del secolo secondo , i quali sortiro- 
no il nome dalla singolare venera- 
zione professata verso Caino. Il loro 
sistema era discendente da quello 
de' due principii. Insegnavano quin- 
di, che uno spirito superiore in sa- 
pienza al Dio creatore della terra, 
avea dato l'essere a Caino ; riguar- 
davano pertanto quest' uomo sicco- 
me il primo de' saggi, ed il princi- 
pale oggetto degno di culto. Tutti 
que' personaggi, che la divina Scrit- 
tura rappresenta scellerati , sicco- 
me i Sodomiti, Core, Giuda Iscario- 
te ec, essi li consideravano figli di- 
scendenti da quello spirito, degni 
pertanto di ossequio. Anzi grande 
omaggio prestavano a Giuda, consi- 
derato uomo di gran sapere, il qua- 
le prevedendo i sommi beni, che ne 
derivano agli uomini per la morte 
di Gesù Cristo, lo consegnò in ma- 
no a giudei, affinchè avesse luogo : 
perciò davano a lui ringraziamenti 
e laudi. Quindi è, che un tal ramo 
di gnostici fu pure distinto col no- 
me di giudaiti. Pdgeltavano quegli 
empi l'antica legge, mostravano un 
vangelo di cui facevano autore lo 
stesso Giuda ; egualmente prestava- 
no fede ad alcuni altri libri apocri- 
i5 



226 CAI 

fi, tra' quali, giusta Cristiano Lupo, 
alla fìnta Apocalissi di s. Paolo, ri- 
cordata da s. Agostino e da Teofl- 
lafto. Negavano il dogma della ri- 
surrezione, persuadevano che ogni 
mala azione dava dritto a merito per 
l'eterna salute; anzi che le più turpi 
avean degli angeli tutelari,, e questi 
nel commetterle aireltuosamenle in- 
vocavano. Le donne erano ammesse 
nel divin ministero, cosa dipoi imi- 
tata da gran numero di eretici, ed 
oggidì dai quackeri. La dottrina lai- 
da de' Cainiti ebbe incremento nel- 
l'Africa a' tempi di Tertulliano. Ivi 
recatasi una femmina qual apostolo, 
molti sedusse, che perciò dal di lei 
nome quintilUanìsti appellaronsi. 

CAIRO, o GRAN CAIRO, ovve- 
ro Memfi. Città capitale di tutto 
l'Egitto, situata nel basso Egitto, e 
residenza del viceré nominalmente 
soggetto alla sublime Porta. Giace 
a destra del Nilo , ed è la seconda 
città dell'impero Ottomano. Sebbe- 
ne la diminuzione del comhiercio in- 
diano le abbia recato grave danno, 
tuttavia fjorentissimo è il suo traf- 
fico. iMemfi, fondata da Osiri dirim- 
petto a Babilonia , fu poi distrutta 
da Amro figliuolo di Alase, che e- 
resse all'opposta sponda del fiume 
la città di Fustate, la quale ingran- 
dita dalle rovine di Menfl, costitui- 
.sce il Cairo nell'attuale posizione ed 
ampiezza. Memfi, che per lungo tem- 
po fu la capitale dell'Egitto, e rac- 
l colse i monumenti e le grandezze 
di Tebe, dovette cedere alla nascen- 
te Alessandria. Nell'anno 968, cor- 
rispondente al 358 dell'Egira, fu la 
città innalzata dal generale J^vhar- 
al-Kajed, per ordine del primo ca- 
liffo Fatimita , il quale denominolla 
Cairo 5 o citlà della Vitloria , dal- 
l'antica sede di Cairoan nella Libia. 
Il sultano Saladino contribuì al suo 



CAI 

abbellimento, ed alle sue fortificazio- 
ni, nel che venne imitato dalle di- 
verse dinastie , che regnarono sul- 
l'Egitto. 

Nel i5i7 Selimo I, imperatore 
de' turchi, s'impadron\ del Cairo, e 
l'esercito della repubblica francese , 
capitanato dal generale Bonaparte, 
prese la città a' 29 luglio 1798. In- 
sorti gli abitanti contro i francesi, 
furono severamente repressi a' 2 i a- 
gosto ; ma dopo la dominazione di 
tre anni e mezzo, dovettero arren- 
dersi agli anglo-turchi, a'27 giugno 
1801, onde fu restituita a' turchi 
nel i8o3. I francesi procurarono 
migliorare la condizione del Cairo , 
ed insieme dell Egitto. Ora, seguen- 
done le traccie l'attuale viceré ì\Ie- 
hemet-Aly, può dirsi che abbia cam- 
biato faccia al Cairo ed all' Egitto 
intcì'amente. Senza far menzione di 
altre lodevoli istituzioni, basii l'uNcr 
egli ridotto a compimento il lazza- 
retto già ideato da' francesi per la 
preservazione dalla pestilenza, a cui 
il Cairo va soggetto, una vulla al- 
meno ad ogni quattro o ciiKjue an- 
ni. Di tutte le pestilenze la piìi me- 
morabile fu quella del 1801. 

1 due maggiori cimiteri occupano 
nel Cairo un'arenosa estensione fuo- 
ri della città , sebbene ve ne siano 
ancora nell interno, e si chiamano 
città de Sepolcri. S\ ampio è lo spa- 
zio loro , tale è la profusione degli 
ornamenti di architettura, e scultu- 
ra, da superare ogni immagine, che 
l'uomo possa formarsene. Oltre mol- 
tissime moschee pel culto di ]Mao- 
metto, la vastissima piazza EL-Ezòe- 
Jffch, nel mese di settembre, quan- 
do 1 escrescenza del Nilo è al nia- 
ximum, si riempie di più piedi d ac- 
qua, e quel vasto bacino di sessan- 
tasei ingerì, coperto alla notte di bar- 
che iliumiuate, e circondalo da vie- 



CAI 

ohe abitazioni , dà al luogo un a- 
spotto il più piltoresco e singolare. 
Gii altri principali monumenti del 
Cairo sono i bagni, le cisterne, gli 
abbeveratoi, le scuole, e i ponti in- 
ìialzati sopra il canale del JNilo, che 
attraversa la città. \i sono parec- 
chi templi eziandio cattolici , greci 
e copti : però, meno la superba cat- 
tedrale di questi ultimi, gli altri e- 
dilicii sono poco importanti. I greci 
vi hanno sei chiese, e due i catto- 
lici ; cioè la chiesa pubblica non 
parrocchiale de' minori riformati, ai 
(juali appartiene il vicariato Aposto- 
lico, e la prefettura de'coptij con 
ospizio. In detta chiesa ufllziano, se- 
condo il loro rispettivo rito, anche i 
copti e i greci melchiti. Evvi anche 
un'altra chiesa, che è parrocchiale, 
ed è quella dei padri di Terra San- 
ta. I cattolici ascendono al Cairo a 
circa mille, compresi i consoli delle 
corti cattoliche. 

Il regnante Pontefice, con breve 
de' 2 2 giugno i832, sm-rogò al vi- 
cario apostolico de' copti Massimo 
Giraid, vescovo di Utina , morto 
neir epidemia dell' anno precedente, 
Teoduro Giad Abucarim, già alun- 
no di Piopaganda, con titolo vesco- 
vile di Halia in partibiis ; mentre, 
a' 28 maggio 1839, prepose a vica- 
rio Apostolico pei latini nell'Egitto, 
Perpetuo Guasco de^ minori osser- 
vanti, vescovo di Fesse in pavtihus. I 
sacerdoti copti ultimamente ascende- 
vano a circa venti. Vi sono altresì dei 
parrochi pegli altri cattolici di di- 
verse nazioni e riti latini, cioè gre- 
ci, armeni, maroniti e soriani, es- 
sendoché ogni nazione è regolata dai 
proprii sacerdoti, destinati dai legit- 
timi superiori. I latini sono diret- 
ti dai padri osservanti di Terrasan- 
ta, i greci dai monaci basiliani de- 
putati dal patriarca antiocheno gre- 



CAI 227 

co-melchita, i maroniti dai monaci 
autoniani spediti dal patriarca ma- 
ronita di Monte Libano , e le na- 
zioni armena e soriana sono ad- 
dette ai parrochi non monaci. 

I greci j i copti e i soriani uffi- 
ciano nella chiesa delta di Propa- 
ganda , ed i maroniti e gli armeni 
in quella de' latini di Terrasanta. 
Non vi è seminano formale al Cai- 
ro , ma alcuni giovani biamosi di 
abbracciare lo stato ecclesiastico, iu 
casa del vescovo vicario apostolico, 
attendono agli studii, insieme ai no- 
velli sacerdoti di rito copto. Le ren- 
dite proprie del vicario apostolico 
consistono in tremila e trecento pia- 
stre egiziane, corrispondenti a due- 
centoventi scudi romani. Il rima- 
nente delle l'endite si desume dalle 
contribuzioni de' copti, nelle limosi- 
ne delle messe, e da quelle pei bat- 
tesimi , matrimonii e funerali, olire 
gli aiuti di Propaganda. Ai padri ri- 
formati abitanti nel Cairo sono as- 
segnate le missioni di Moka , e di 
Socotora ; ma scarsi essendo i sog- 
getti e mancando i cattolici in quei 
paesi, non hanno mai potuto fissar- 
vi il piede. 

Un concilio fu celebrato al Caii'o 
per ordine di Gregorio XIII, chia- 
mato anche di Memfi ( memphyli- 
ca synodus ) , per conciliare i copti 
colla Chiesa romana, e far loro ab- 
iurare le eresie di Nestorio , di 
Dioscoro e di Euliche , come ripor- 
tano il Labbé nel tomo XV, e 
l'Arduino nel tomo X. Nel patriar- 
cato pertanto di Giovanni XCVI, 
Papa Gregorio XIII spedì al Cairo 
il p. Giovanni Battista gesuita con 
lettere apostoliche pel detto patriar- 
ca di Alessandria, il quale presie- 
dette al concilio, che incominciò nel 
mese di dicembre i582, e continuò 
sino al primo febbraio i583. A 



228 CAI 

questo inleivcnnero il detto p. Gio. 
battista come nunzio Pontificio, al- 
cuni abbati, trenta persone conside- 
rabili eie' copti, oltre alcuni gesuiti, 
ed altri ecclesiastici romani. Dopo 
letto il breve di Gregorio XIII, e 
dopo varie dispule fatte in tre ses- 
sioni , acconsentì il patriarca, cogli 
altri componenti il concilio, di ab- 
bracciare la dottrina cattolica intor- 
no l'Incarnazione del Verbo. Essi 
riconobbero le due nature in Gesìi 
Cristo ; ma poco dipoi essendo mor- 
to il patriarca , ed imprigionati i 
padri gesuiti dal pascià tiu'co, si 
frastornò la definitiva unione della 
chiesa coplica alla romana , peroc- 
ché il vicario del defonto, che as- 
pirava a succedergli, si oppose a far 
dare la professione di fede in iscrit- 
to. Quindi è, che le apostoliche sol- 
lecitudini di Gregorio XIII per la 
conversione de'giacobiti egizii e so- 
riani, furono ristrette a coltivai-e la 
nazione de' maroniti, sempre divota 
alla Chiesa Piomana. 

CAI A ZZO o GAIAZZO ( Caiata 
o Calalia ). Città vescovile nel re- 
gno delle due Sicilie, nella provin- 
cia di Terra di Lavoro, posta sopra 
un'amena collina, presso la quale 
scorre il Volturno. Negli antichi 
tempi fu assai rinomata, perchè An- 
nibale vi fece residenza. Distrutta 
da'sanniti, riedificata da'romani, ven- 
ne poscia munita di valide fortifi- 
cazioni anche dai longobardi. Si di- 
ce esser ivi stato propagato il van- 
gelo nel primo secolo, ed i suoi ve- 
scovi, suffraganei di Capua, erano 
rammentati eziandio nell'VIII secolo, 
verso l'anno 776. Antica, bella ed a- 
dorna è la cattedrale dedicata alla B. 
V., ed il suo capitolo componevasi di 
tre dignità e venti canonici. Parecchi 
sono inoltre gì' istituti di beneficenza 
che si attrovano in questa città. 



CAI 
CAIO (s. ), Papa XXTX, nacque 
a Spalatro nella Dalmazia , ed era 
fratello di s. Gabino prete e mar- 
tii-e, la cui memoria si celebra dal- 
la Chiesa ai 19 febbraio, zio di s. 
Susanna vergine e martire, di cui 
si fa memoria agli i i agosto, e ni- 
pote dell'imperatore Diocleziano. Fu 
creato Pontefice ai 16 dicembre del 
283. Confermò l'uso antico della 
Chiesa , che nessuno potesse essere 
eletto vescovo senza aver esercitato 
per congruo tempo i sette gradi 
degli ordini . D(;terminò inoltre , 
che quelli , i quali fossero costituiti 
negli ordini sacri, non potessero es- 
sere chiamati in giudizio dai seco- 
lari, e che niun pagano, od eretico 
potesse accusare i cristiani. Governò 
dodici anni, quattro mesi e cinque 
giorni, e mori ai 22 aprile 296. Fu 
sepolto nel cimiterio di s. Calisto. 
Dotato era di rai'a prudenza , di 
esimia virtù e menava una vita 
continentissima. Alcuni gli danno il 
titolo di martire; ma non si trova 
il suo nome nell' Indicolo della de- 
posizione de' martiri, bensì in quel- 
lo dei vescovi. Il p. Berli però {Dis- 
serlat. Historiar. saec. Ili , disser. 
I) difende il martirio di questo 
Pontefice, perocché non è più dul> 
bio, che fu trovato il suo sepolcro 
nel 1622 col nome, col monogram- 
ma e colla palma del martirio, co- 
me ne assicurano Cesare Bex'illo, nei 
suoi ^tli stampati a Roma, e Pao- 
lo Arringhi, nella sua Roma sotter- 
ranea, lib. Ili cap. 2. Da una car- 
ta, scritta da Giovanni Ferrino, no- 
taio della Camera Apostolica nel 
detto anno 1622, si raccoglie che 
il corpo di s. Caio fu donato da 
Papa Gregorio XV ad Alfonso Gon- 
zaga, arcivescovo di Rodi , il quale 
lo trasferì a Novellara. Tutlavolta 
v ha un altare nella chiesa vaticana 



GAL 
di Baniberga, in cui credonsi ripo- 
ste le reliquie di questo Pontefice. 
Probabilmente però tali reliquie sa- 
ranno di altro santo avente il me- 
desimo nome. Certo è, che nella 
chiesa di s. Caio di Pioma, fabbri- 
cata dalla stessa famiglia del Pon- 
tefice, furono trovate le reliquie di 
questo santo, e di s, Gabino suo 
fratello, e padre di s. Susanna, nel- 
l' epoca in cui quella chiesa venne 
rifabbricata da Papa Urbano Vili, 
nel i63i. 

CAIO ( s. ), nacque nella città di 
Cumenia in Frigia. Della vita di 
lui e di s. Alessandro suo compa- 
gno non ci è pervenuta altra noti- 
zia, se non clic sostennero glorioso 
martirio in Apamea sul INIeandro , 
città più che ogni altra infetta dai 
montanisti. Avvenne la loro morte 
verso l'anno 279, regnando Marco 
Aurelio, o più veramente Severo, 
nel cominciare del III secolo. La 
loro festa è ricordata dal martiro- 
logio romano nel giorno decimo di 
maizo. 

CALABRIA {Cnittium). Grande 
contrada del regno di iNapoli , del 
quale forma la parte meridionale. 
Questa penisola si attacca alla pro- 
vincia di Basilicata per mezzo di un 
istmo, ed è divisa in due provi noie, 
Calabria citeriore, e Calabria ulte- 
riore. Quest'ultima veniva divisa in 
due; onde attualmente la Calabria si 
compone di tre provincie , Calabria 
citeriore , Calabria ulteriore prima , 
e Calabria ulteriore seconda. Già 
regione de' bruzii discendenti de'lu- 
cani , e della Magna Grecia, trasse 
r odierno nome di Calabria dai ca- 
labresi, o messapi. In progresso fu 
conquistata prima da' romani, indi 
da' visigoti, e poscia dai saraceni. 

Dalle epistole del Pontefice san 
Gregoiio I, del 5()ó, si ha , che la 



GAL 229 

Santa Sede da molto tempo innan- 
zi possedeva il patrimonio, o alcu- 
no de'patrimonii in Calabria, a'qua- 
li dava un distinto amministratore 
col nome di Difensore j o Rettore, 
che soleva essere uno de'primarii 
chierici della Chiesa Romana, come 
testifica il Cenni nell'opera. Del do- 
minio temporale della sede aposto- 
lica. Il prodotto, che si ritraeva da 
tali patrimonii, era destinato princi- 
palmente al mantenimento de' po- 
veri, pei lumi del sepolcro degli apo- 
stoli, e per la basilica vaticana, men- 
tre il di più rimaneva nell'erario, 
o tesoro Pontificio, ad uso del sa- 
cro palazzo latcì'anense. Gioiti Pon- 
tefici furono solleciti di difendere il 
patrimonio di Calabria invaso dai 
greci , da' saraceni e da' longobardi , 
particolarmente s. Leone LV, nel 
io53, contro i normanni. Questi 
poi vennero da quel Pontefice inve- 
stiti tlella Calabria insieme colla Pu- 
glia, e con altre teiTe della Chiesa ; 
il che pur fecero Nicolò II ed altri 
suoi successori. Ma Clemente IV, nel 
1 266, la concesse in feudo della 
Chiesa Romana , in uno al regno 
delle due Sicilie , a Carlo I d' An- 
giò, fratello di s. Luigi IX re di 
Francia, come praticarono altri Pa- 
pi, al cambiarsi delle singole dina- 
stie. 

Nel Pontificato di Sisto IV, per 
la vittoria riportata, a' 2 1 agosto 
i48'2, da R^oberto Malatesta colle 
truppe Pontificie e venete, sui cala- 
bresi , comandati da Alfonso duca 
di Calabria, figlio del re Ferdinan- 
do presso Velletri, il Papa fondò in 
Roma la chiesa di s. IMaria detta 
della Pace, in memoria della pace; 
senza restrizione domandala dal re 
medesimo a quel Pontefice. 

Fra i Pontefici, che si attribuiscono 
ai greci, molli sono calabresi, perchè 



iSo CAL 

la Calabria, chiamata già Magna 
Grecia, per essere stata abitata da 
una colonia greca, dava facilmente 
luogo a tale equivoco. Tali so- 
no ne' primi tempi della Chiesa i 
seguenti Pontefici : s. Telesforo , che 
vuoisi di Terra Nuova nella Cala- 
bria , e fu creato Papa nell'anno 
142; s. Eleutcro, nato in Calabria, 
lo divenne nell'anno 179; s. Anle- 
ro, nato in Petilia nella Calabria , 
ovvero in Policastro, creato nel 237; 
s. Zosùno di Reazio, ora Mesuraca 
nella Calabria, eletto nel 4^7» Gio- 
rniììii VII, nato in Rossano nella 
Magna Grecia, sollevato al Pontifi- 
cato nel 7o5; e s. Zaccaria, che, 
secondo alcuni, nacque dalla fami- 
glia Pontina in s. Severino di Ca- 
labria, e venne creato Pontefice l'an- 
no 74 1. 

Il Cardella poi, nelle vite de Car- 
dinali , registra i seguenti quattro 
di Calabria : Zaccaria fatto da san 
Gregorio HI, poi Papa ; Giovanni 
Jannidega fatto da Leone II , poi 
Pontefice col nome di Giovanni 
VII; Guglielmo Sirleto, nato in Sti- 
lo , e creato Cardinale da Pio IV 
nel i565; e Vincenzb Laureo, na- 
to in Tropea, pi'omosso al Cardina- 
lato , nel i583, da Gregorio XIII. 
Commanville fa menzione d'una an- 
tica sede vescovile nella Lusitania , 
eretta nel sesto secolo, sotto l'esar- 
cato spagnuolo, col nome di Cala- 
bria. 

GA.LABP\.0 Edmo , scrittore del 
secolo XVIII , nacque in Trogis 
nella Sciampagna. Di buon' ora si 
ascrisse alla congregazione dell' ora- 
torio, ed ivi insegnò lettere umane 
con molto onore. Eletto poscia di- 
rettore del seminario di Soissons, fece 
conoscere quell' alto spirito di reli- 
gione, che altamente lo distingueva, 
iiel dirigere l' ecclesiastica gioventìi 



CAL 

con sommo zelo, massima pietà , e- 
dificante fervore. Mori nel i 7 i o in 
età di quarantatre anni. Lasciò ima 
parafrasi sul salmo cinquantesimo^ 
che divenne poi ricercata, e le re- 
gole della società di G. C. agoniz- 
zante. 

CALAIIORRA e CALZADA {Ca- 
laguritan. et Calzaden.). Vescovati 
uniti. Calahorra, città con residenza 
di un vescovo nella vecchia Castiglia, 
è edificata sulla riva sinistra del Ci- 
dacos, alquanto sopra il suo confluen- 
te coli' Ebro. E antichissima, come si 
vede dai suoi avanzi, e fu già consi- 
derabile, enei dominio de' romani, fu 
prima municipio, poi colonia romana. 
JVell'anno 682 sostenne un memorabi- 
le assedio contro i romani, nel quale 
per la fame mangiate fiyono molte 
donne, e molti fanciulli. Giulio Ce- 
sare si formò de' suoi abitanti una 
guardia, e le concesse il diritto di 
coniar moneta, ond' essi per gratitu- 
dine ne fecero battere vm copioso 
numero colla sua effigie. Alcuni di- 
cono, che questa città prese l'epite- 
to di Giulia e di Nascica. 

La sede di Calahorra fu istituita 
avanti l' anno 600. Questa città in- 
di soggiacque al dominio de' saraceni, 
e perciò divenne priva di vescovo 
sino al 1079, sotto il regno di Al- 
fonso VI. Ma, nel 1 49^5 i"^ quello 
di Ferdinando V ed Isabella , fu 
accresciuta la sua diocesi da Papa 
Alessandro VI, colla sede di Calzada 
cui è tuttora unita. La cattedrale è 
dedicata alla b. Vergine Assunta in 
cielo, ed il capitolo si compone di sette 
dignità , prima delle quali è il de- 
cano , e ventiquattro canonici, sei 
coir intera prebenda , e dodici colla 
metà, compresi il teologo e il peni- 
tenziere. Nella medesima cattediale 
si venerano i corpi di s. Emelerio, 
di s. Calidonio ed altri santi. 11 \e- 



GAL 

scovo, che prima era sufFragaueo di 
Tarragona, e che poi lo tliveiine di 
Biugos , ha un magnifico e solido 
episcopio. La mensa è tassala di 
mille trecento fiorini. Nella città vi 
sono due conventi di religiosi , un 
monistero di monache, il seminario 
con diverse confraternite, ed un 
ospedale. P^. Calzadì. 

CXL\^lk.T k.[Calanien., o Cala- 
ma, Gelnia). Città vescovile in par- 
tibiis d' Africa nella JVuraidia. Oggi 
è ridotta a poca cosa: nondimeno 
ammiransi gli avanzi di sua antichi- 
tà, e nel regno di Leone il Saggio, 
veniva considerata la prima città 
della Numidia. Abbiamo da s. Ago- 
slino frequente menzione di questa 
sede episcopale, pel suo primate chia- 
mato Megalio , succeduto da Cre- 
scenziano e Possidio, il quale, nel 
4i r, intervenne alla conferenza di 
Cartagine, alla cui metropoli Cala- 
mala o Calama è suffraganea ( V. 
Optat. lib. 1). Leone XII, nel conci- 
storo de' 9 aprile 1827, diede in 
successore all'ultimo vescovo in par- 
tihus, Giuseppe Callisti di Orihuela, 
traslalo alla chiesa di Cusco, Clemen- 
te Augusto libero barone di Drosle e 
\ischering, dichiarandolo sulfraganeo 
di questa chiesa, dalla quale, e dal 
vescovato di Calama o Calamata , 
il regnante Pontefice lo trasferì al- 
l'arcivescovato di Colonia, nel primo 
febbraio i836. Il medesimo Grego- 
rio XVI, agli 8 agosto 1887, ^^^^ 
vescovo di Calama Luigi Maria 
Fortini carmelitano scalzo , coa- 
diutore del vicario apostolico di 
Bombay. 

CAL,\I\IONA. Città vescovile del- 
l' isola e provincia di Creta. Evvi 
ima Calaniona, o Calamon di Fe- 
nicia, che fu stazione d' una coorte 
di arcieri a cavallo , e che venne 
abbruciata da Antioco il Grande. 



CAL 23t 

CALANDRICI Filippo, Cardina- 
le. Filippo Calandrini da Sarzana 
venne alla luce nel i4o3. Secondo 
Targioni, era fratello uterino di Ni- 
colò V, e, secondo l'Ughellio, fratello 
germano al medesimo , arcidiacono 
della cattedrale di Lucca , notavo 
apostolico, governatore, luogotenen- 
te e castellano di Spoleto. Nel i4i8 
conseguì la mitra di Bologna ; dipoi 
dallo stesso Nicolò V fu creato Car- 
dinal prete di s. Susanna a' 16 feb- 
braio, o ai 3 I marzo dell'anno me- 
desimo. Poscia fu eletto penitenzie- 
re maggiore, e sotto Paolo II lega- 
to della Marca, e vescovo portuense, 
nel 1470. Nel Pontificato di Ni- 
colò V fu destinato ad incontrare 
col Cardinale Carvaial l' imperatore 
Federico III a Firenze, e compli- 
mentarlo del suo felice arrivo in Ita- 
lia; poscia accompagnò con altri Por- 
porati Pio II a INIantova, nel \^5i ; 
dipoi andò alla sua chiesa, e vi ter- 
minò una questione, che vigeva ti'a 
il comune di Cento e di Piove, e i 
bolognesi ; confermò le costituzioni 
sinodali del suo antecessore, e appro- 
vò il collegio dei canonici, che Pio 
li assegnava alla nuova basilica di 
s. Petronio ; a' frati osservanti fran- 
cescani diede la chiesa di s. Maria 
della Carità. Il Cardinal Papiense 
descrive il Calandrini d' illibato co- 
stume, d' ingenuo carattere, mansue- 
tissimo, amante della verità. Benché 
non sempre risiedesse nella sua dio- 
cesi per le legazioni, delle quali ve- 
niva di frequente insignito, la reg- 
geva però, quando v' era, con molto 
zelo e pietà. Finì di vivere, nel 1476, 
di settantatre anni , e ventotto di 
Cardinalato, non si sa precisamente 
se a Bognorea, a Viterbo, ovvero 
a Bagnaia. Ebbe tomba nel tempio 
di s. Lorenzo in Lucina a Roma , 
ove, all'ultimo pilastro nel lato de- 



232 GAL 

stro di quella chiesa, sorge una la- 
pide , che contiene l' elogio di lui. 
Si trova il suo nome fra i Cardi- 
nali elettori di Calisto III, Pio e 
Paolo II, e Sisto IV. 

CALATRAVA . Ordine militare 

ED EQUESTRE. DopO cllC fu tolto ai 

mori r importante castello di Cala- 
trava , chiamato anche Corrai de 
Calatra\>a nella nuova Casliglia in 
Ispagna, il re Sancio III ne confidò 
prima la custodia a' cavalieri tcm- 
plarii, i quali, non potendolo difen- 
dere , glielo restituirono. Venendo 
poi stabilito, che dovesse essere for- 
tificato e reso inespugnabile, si offri- 
rono a quest' impresa due spagnuoli 
monaci cistcrciensi , vmo de' quali, 
chiamato Diego Vclascjuez de la 
Bureba , era stato valoroso soldato, 
e di nobili natali: l'alti'o fu il b. 
Raimondo di Fiterio , suo abbate. 
Piacque questa offerta al re Sancio 
III, il quale somministrò alcune som- 
me di danaro all' arcivescovo di To- 
ledo, perchè assistesse all'opera. Mol- 
ti furono gli spagnuoli, che si uni- 
x'ono all' abbate per la più spedita 
esecuzione. E di fatti, ritornati i mo- 
ri ad assaltare la piazza, venne essa 
vigorosamente difesa. 

Nel i 1 58, sotto il medesimo San- 
cio III, ovvero nella reggenza di 
Ferdinando II , re di Leone e di 
Castiglia, molti guerrieri, che aveano 
militato coll'abbate, prendendo l'abi- 
to de' cistcrciensi, e osservando quel- 
la regola , compatibile cogli eser- 
cizii militari, diedero origine all'Or- 
dine equestre, che dal nome del luo- 
go dal re dato per istabile loro re- 
sidenza, si chiamarono di Calatrava, 
Quell'Ordine fu approvalo dal Pon- 
tefice Alessandro HI, con una bolla 
nel 1 164 5 nel regno di Alfonso 
IX , insieme al nuovo gran mae- 
stro d. Garzia, che nell'anno pre- 



CAL 

cedente era stato eletto In successore 
del b. R.aimondo, non avendo più 
voluto i cavalieri essere governati 
dai monaci, senza però ritirarsi dal- 
la dipendenza dell'Ordine cistcrcien- 
se, particolarmente dell'abbate di 
IMorimond, a cui si dichiararono fi- 
liali, nel 1 187. Il Papa Innocenzo 
III approvò tali determinazioni, ai 
28 aprile 1 1 99. 

Distrutta Calatrava dai mori, pas- 
sarono i cavalieri a Salvaterra; ma 
nel 12 12, il suddetto re Alfonso IX 
li restituì a Calatrava, e vi fondò il 
principal monistero dell'Ordine, che 
possedette fino a cinquantuna com- 
mende, circa sedici priorati, con cen- 
totrenta mila ducati di rendita. Il 
priore di tletto convento era curato 
generale dell' Ordine, e, per indulto 
Pontificio, usava la mitra e il baco- 
Io , oltre altre insigni prerogative. 
Siccome i gran maestri ebbero in- 
fluenza nelle cose di Spagna , alla 
morte dell'ultimo di essi, d. Garzia 
Lopez, il re Ferdinando V, nel 1 486> 
fece giungere a' cavalieri la bolla di 
Innocenzo VIII, colla quale riservan- 
dosi la nomina del gran maestro j 
ne concedette l' amministrazione al 
detto re ed a' suoi successori per 
tempo limitato. Il Pontefice Adria- 
no VI, nell'anno i523, nel regno 
di Carlo V d' Austria, dichiarò i re 
di Spagna perpetui gran maesti'i del- 
l' Ordine di Calatrava, come testifi- 
ca anche Natale Alessandro , Hist. 
Eccl. tomo Vili, p. 37, num. 4- 

I voti de' cavalieri erano di po- 
vertà, ubbichenza e castità coniuga- 
le, cioè, secondo la concessione di 
Paolo HI, Papa del i534, poteva- 
no maritarsi vma sola volta. A cp.iei 
voti , nel XVII secolo , aggiunsero 
quello di difendere l'immacolata Con- 
cezione di ]Maria Vergine. Quindi 
appena elevato al Pontificato Cle-- 



GAL 

mente X, a' i marzo 1670, mctìiaii- 
tc la bolla Decet Romanum Ponti- 
ficcm , presso il Boll. Roin. t. VII, 
p. G, confermò i privilegi del priore 
ili Calatrava , coli' uso deli' abito e 
delle insegne vescovili. 

Fu il Pontefice Clemente XI, nel 
1720, che approvò il culto immemo- 
l'abile, cioè beatificò cquipollentemen- 
(c, il beato Raimondo Serra, abbate 
«isterciense di Fitei-io , e principal 
fondatore dell' Ordine di Ca latrava. 

Usarono i cavalieri per insegna 
negli stendardi una croce rossa , e 
})er abito uno scapolare bianco, con 
cappuccio in forma di camaglio, che 
però non ponevano in testa. Era 
esso sulla forma di quello de' con- 
versi cistcrciensi, avvegnaché essi pei 
primi formarono l' Ordine. L' anti- 
papa Benedetto XIII, cui ubbidiva 
la Spagna , nel 1397, permise ebe 
vestissero l'abito de' secolari, ma so- 
pra di esso portassero ima croce gi- 
gliata nelle punte. Riferisce Fi-ance- 
tico Radesio, che l'insegna militare 
teneva una ci-oce con l' aggiunta di 
due ceppi azzurri, detti Trava dagli 
spagnuoli, per alhulere forse al luo- 
go di Calatrava. Oltre la croce, che 
pende dal petto fatta a fiori di gigli 
con fondo d'oro, portarono anche 
altra croce rossa , nel lato sinistro 
del manto bianco. 

Non è tacersi, che i cavalieri di 
Alcantara, altro Ordine spaguuolo 
(del quale Adriano VI dichiarò per- 
petui gran maestri i re di Spagna), 
nel 1 2 1 8, assunsero il nome , e si 
unirono all'Ordine di Calatrava, seb- 
Jjcne in seguito bramassero eh tornar 
liberi e indipendenti , il che otten- 
nero per una bolla di Giulio II, del 
I Jo3. Scrissero dell'Ordine di Ca- 
latrava, il Bonanni , Angelo iManri- 
quez negli Annali Cisterciensi , al- 
l'anno 1 1 5S, il Piodcrico , il Sassa- 



CAL 233 

neo, il Crescenzio, ed il Maurolico. 
Abbiamo pure di Francesco Frey 
de Rades-y-Andrada , Chronìca de 
los tres Ordres de Sancliago , Ca- 
latrava y Alcantara, Toledo 1572. 
J^. Onorato di s. ]\Iaria, Dissertazio- 
ne sopra la cavalleria antica e 
moderna, Brescia 1761, p. 4^0. 

CALiTRAVA. Monache dell'Or- 
dine di Calatrava (/-Vr/i). Nel 1218 
d. Gai-zia Guttierez, con donna Maria 
Siiarez, di lui moglie, stabilirono di 
fabbricale un monistero in Amaya 
sotto r invocazione di s. Giuseppe 
per le vergini religiose, con abito 
bianco, e colla regola cistcrciense. 
Ad esse era ascritto l' Ordine mili- 
tare di Calatrava, per cui anche le 
monache nella destia parte del pet- 
to aver dovevano l' insegna medesi- 
ma, consistente in una croce rossa, 
le cui punte terminavano con gigli 
di egual colore. 

Una costituzione particolare di 
detto monistero fu, che in esso non 
si potesse ammettere veruna reli- 
giosa, senza il permesso del gran 
maestro dell' Ordine militare, e del- 
la supeiiora locale. Accresciutosi poi, 
nel 1297, il numero delle monache, 
stante la pia e generosa donazione 
fatta delle sue rendite da donna 
Eleonora Gonzalez, moglie di don 
Ferdinando de Castro, sortirono dal 
monistero varie religiose per fondar- 
ne altii, che poi fiorirono nella Spa- 
gna. Oltre il citato Bonanni , nel 
suo Catalogo degli Ordini religiosi, 
fece menzione di queste monache 
Francesco Rades, nel capo 18 del- 
la sua Storia. 

CALCAGNICI Carlo Leopoldo, 
Cardinale. Carlo Leopoldo Calca- 
gnini, patrizio di Ferrara, nacque a 
Ravenna nel 1678. Fornito di vivo 
e penetrante ingegno, si applicò alla 
giuiisprudeuza in Roma, ed ottenu- 



234 GAL 

tane la laurea a Cesena , divenne 
uno de' migliori legali della Curia 
l'omana ; il perchè Clemente XI lo 
elesse uditore della legazione di A- 
■vignone. Tanto si distinse in questa, 
che, ritornato a Roma, fu ascritto ai 
votanti di segnatura, poi agli udito- 
vi di ruota per ben ventitre anni , 
de' quali divenne decano. Poscia 
Benedetto XIV, ai q settembre del 
1743) rimeritò le fatiche di lui col 
sollevarlo all' onor della porpora 
col titolo di s. ]Maria in Araceli, e 
lo ascrisse alle congregazioni del 
concìlio, della immunità, dei riti ed 
altre, venendo fatto protettore della 
città di Ferrara. Lo studio gli fu 
sempre caro, e pubblicò alcune ope- 
re legali di molto merito, e prima 
d'esser Cardinale scrisse di propria 
mano dieci volumi di decisioni. Se- 
iionchè di sessantott' anni, nel 174^» 
morì a Roma, ed ebbe tomba nella 
chiesa di s. Andrea delle Fratte. 

CALCAG^JINI Guido, Cardina- 
le. Guido Calcagnini nobile di Fer- 
rara, nacque a' 2 5 aprile 172.5. Do- 
po i regolari studii ed un'onorevole 
carriera prelatizia, fu dichiarato dal 
Pontefice Pio VI suo maestro di Ca- 
mera. Di poi venne creato Cardinal 
prete di santa Maria in Traspontina, 
dal medesimo Pio VI a' 20 maggio 
del 1776, ed insieme preconizzato 
vescovo di Osimo e Cingoli, venendo 
annoverato alle congregazioni Cardi- 
nalizie de' vescovi e regolari, dellim- 
munità, della cerimoniale, dell'indul- 
genza, e delle sagre reliquie. Zelante 
e pio pastore, ancora è in beiìedi- 
7Ìone il suo nome nelle due diocesi, 
.sì per generosità d'animo, che per 
l' esercizio di sue virtù. Morì in 
Osimo a' 27 agosto 1807, di ottan- 
tadue anni, e 3 1 di Cardinalato, e 
fu esposto e sepolto in quella cat- 
tedrale. Il Cancellieri fa onorata 



CAL 

menzione di questo Cardinale, e ci 
porge le notizie di sua illustre fa- 
miglia, nella Lettera a Tommaso 
Guido Calcagnini^ in lode del com- 
mentario di lui sopra monsignor 
Calcagnini, Roma 1 8 1 8. 

CALCEDONI A ( Chalcedonien., 
Chalcedonìa ). Città arcivescovile in 
pariihus senza suffraganei. E una 
delle più antiche e famose citlà del- 
l' Asia, posta nella Bitinia, sul Bosfo- 
ro Tracio, o canale del mare nero, 
presso Scutari, rimpetto a Costanti- 
nopoli, al cui patriarca è soggetta. 
Fu edificata dai megarsi qualche 
tempo avanti Bisanzio, e da loro 
venne chiamata Proccrastis, ovvero 
verso l'anno 685 prima dell'era 
cristiana, dalla qual'epoca si rese as- 
sai potente. Fu presa da Teramene 
pegli ateniesi, l'anno 4^9 avanti la 
nascita di Gesù Cristo, mentre Al- 
cibiade s'impadroniva di Bisanzio, 
rseir anno 74 avanti G. C, Mitri- 
date re del Ponto, essendosi reso 
signore della Bitinia, assediò il ro- 
mano Cotta in Calcedonia ; ma i 
soccorsi del console Lucio Lucullo 
mandarono a vuoto i suoi divisa- 
menti. jXel 3G3 fu presa Calcedo- 
nia da certo Procopio, che vanta- 
vasi discendente di Giuliano 1' Apo- 
stata, e che morì a' 26 giugno del 
medesimo anno. Introdottosi egli 
segretamente in Costantinopoli, si 
impadronì dell' impero, ma fatto uc- 
cidere da Valentiniano, Calcedonia 
fu punita col diroccamento delle 
sue mura. 

Calcedonia vuoisi che fosse la 
Cìirysopolis, o città dell'oro, così 
chiamata quando la dominavano i 
re persiani, perchè se ne servivano 
per deposito dell'oro, ch'essi ricava- 
vano coi grandi tributi d'^Asia. Ora 
non è che un villaggio denominato 
Radikeui; o Kadikilu, pieno d'illu- 



CkL 

stri rovine degli antichi superbi 
tempii ( tra' quali primeggiò quello 
di Apollo) e pur celebre pei sacri 
edifizii della Chiesa primitiva. Fra 
questi ultimi ora v'ha soltanto par- 
te della chiesa greca di s. Eufemia, 
in cui si tenne il celebre concilio 
generale ; chiesa ufficiata da pochi 
greci. Né si deve mai-avigliare di 
tante ruine, perocché, oltre i per- 
siani, successivamente anche i goti, i 
saraceni e i turchi abbatterono quel- 
la città, le cui spoglie decorarono 
Costantinopoli sede imperiale, e l'ab- 
Jjatterono in modo, che invano Cor- 
nelio Avito procurò di restaurarla. 

La sede episcopale di Calcedonia 
divenne assai celebre pel quarto 
concilio generale, che vi si con vo- 
tò. Per esso ebbe anzi il titolo di 
metropoli, sebbene senza alcun suf- 
tiaganeo. Eleuterio, vescovo di allo- 
ra, prese luogo fra i metropolitani, 
e si sottoscrisse con loro. Attual- 
mente è arcivescovato in partibus. 
Gli ultimi suoi vescovi furono Car- 
lo Zen veneziano , e Luigi Frezza 
di Civita Lavinia, che dal Pontefi- 
ce Leone XII dalla sede di Terra- 
cina, a'i5 dicembre 1828, fu ti'as- 
ferito a questa di Calcedonia, e vi 
restò finché il re^jjnante Gregorio 
XVI, àgli II luglio i836, lo pub- 
blicò Cardinale di santa Pvomana 
Chiesa. 

Concilio generale IV celebrato in 
Calcedonia nell'anno ^5i. 

Dopo la morte dell' imperatore 
Teodosio // Giovane, gli successe la 
sorella Pulcheria, che avea associa- 
ta al trono, la quale fece eleggere 
imperatore Marciano , e lo sposò 
colla condizione , che rimarrebbe 
vergine. Subito d novello Augusto 
si mostrò contrario all' eresia ili Eu- 



CAL -3? 

tiche, scrisse religiosamente al Pon- 
tefice s. Leone I Magno , e adottò 
il suo desiderio di convocare un 
concilio generale. Trattavasi di ce- 
lebrarlo con una solennità capace 
a rimediare allo scandalo di quello 
d'Efeso, e, come si esprimeva il Pa- 
pa, a chi, e come si dovea perdo- 
nare i confessi delle loro colpe . 
Marciano avrebbe desiderato, che il 
Sommo Pontefice lo avesse presie- 
duto, ma egli nominò a far le sue 
veci, colla qualifica di legati , vica- 
ri!, e deputati della Sede Apostoli- 
ca, Pascasio vescovo di Lilibea in 
Sicilia, Lucenzio vescovo di Ascoli, 
Bonifacio e Basilio pi'eti, ed inoltre 
vi aggiunse il vescovo di Coo Giu- 
liano, non Giulio, o Giuliano di Poz- 
zuoli, che avea assistito all' Efesino, 
òome vollero alcuni. 

L'Augusto aveva assegnato Nicea 
per luogo del concilio, ma poi scel- 
se Calcedonia, volendo assistervi in 
persona, senza allontanarsi da Co- 
stantinopoli, giacché gli unni minac- 
ciavano la Tracia. D'altronde la chie- 
sa di s. Eufemia di Calcedonia era 
sontuosa abbastanza ed ampia, ed inol- 
tre avea estese dipendenze. La prima 
sessione pertanto si tenne agli 8 otto- 
bre 4^1 5 coU'intervento dell'impera- 
tore INIaroiano , della santa impera- 
trice Pulcheria, di diciannove fra i 
primi senatori e signori dell'impero, 
per mantenere il buon ordine, ed 
infine di seicentotrentasei padri. I 
vescovi nominati negli atti sono tre- 
centosessanta , cioè prima i legati 
Pontificii, Pascasio, Lucenzio e Bo- 
nifacio, non rammentandosi né Giu- 
liano , né Basilio alla prcbidenza , 
quindi Anatolio di Costantinopoli, 
Dioscoro di Alessandria^ Massimo di 
Antiochia, e Gio\ enaie di Gerusa- 
lemme. In quanto all'ordine dell'as- 
semblea, erano nel mezz.0 i siguon 



236 GAL 

inviati da Marciano , avanti la ba- 
lausliata dell'altare eranvi due sedie 
per l'imperatore e per l'imperatri- 
ce. Alla sinistra^ luogo di onore nei 
conci lii, sedevano i legati del Papa, 
poi il patriarca costantinopolitano , 
l'antiocheno , i metropolitani , ed i 
vescovi di Levante, del Ponto, del- 
l'Asia minore e della Tracia. Alla 
destra stavano Dioscoro di Alessan- 
dria , Giovenale di Gerusalemme, 
Quintiliano di Eraclea, occupante il 
posto di Anastasio di Tessalonica, e 
gli altri vescovi deirilliria, dell'Egit- 
to e di Palestina, giacché i vesco- 
vi d'Occidente non poterono recar- 
visi, per essere le loro chiese esposte 
al furore de' barbari. Così i parti- 
giani e sostenitori di Eutiche si tro- 
vavano dalla parte meno onorevole. 
H sauto Evangelo poi era, come nel 
sacro concilio Efesino, sopra un tro- 
no, ed in mezzo all'assemblea. 

Il primo a parlare fu Pascasio, 
chiedendo in nome del Papa , capo 
tli tutte le chiese, che Dioscoro non 
dovesse sedere in concilio , perchè 
dovea essere giudicato , e , come 
tlisse Lucenzio, perchè avea usurpa- 
to l'autorità giudiziaria nella Chie- 
sa, ed audacemente raccolto un con- 
cilio ecumenico, senza l'autorità del- 
la Santa Sede. Per la qual cosa il 
superbo Dioscoro venne obbligato a 
lasciare il suo posto, e sedere in 
mezzo all' assemblea. Dapprima si 
lessero i simboli niceno, e costanti- 
nopolitano, come regola di fede, che 
dovevasi stabilire, giacché il princi- 
pale scopo di questo concilio era la 
condanna di (jucllo di Efeso del 449» 
come anche di Dioscoro e d' Euti- 
che, i quali pretendevano riconosce- 
re una sola natura in Gesù Cristo. 
Quindi si produssero le accuse con- 
ilo Dioscoro , ed insorto tumulto , 
gli uffiziali imperiali ricomposero gli 



GAL 

animi. Immediatamente i prelati de- 
boli si staccarono a torme dai se- 
duttori, e passarono con Giovenale 
di Gerusalemme dalla parte de' le- 
gati, per cui Dioscoro 111 condanna- 
to. Era la sentenza pronunziata dai 
legati concepita in questi termini : 
(i II santissimo vescovo di Pioma , 
» Leone , per mezzo nostro , e del 
" presente concilio, col beato apo- 
» stolo s. Pietro, eh' è la base del- 
" la Chiesa, e il fondamento della 
« fede cattolica, ha deposto Diosco- 
" ro da qualunque dignità s\ epi- 
" scopale, che sacerdotale". Ma 
nella terza sessione, in cui si giudi- 
cò Dioscoro, gh ufliziali imperiali, a 
seconda della consuetudine saggia- 
mente stabilita, non vi assistettero, 
perchè il l'ispetto allo stato ecclesia- 
stico non permetteva si pronunzias- 
sero i cixpi di accusa in faccia dei 
secolari. 

I padri esaminarono il dogma 
contro i condannati Dioscoro ed Eu- 
tiche , che riconoscevano una sola 
natura in Gesù Cristo. E dopo es- 
sersi riportati in tutta la loro inte- 
grità i simboli di Nicea e di Co- 
stantinopoli, fu stabilita la seguente 
formula di professione, e di confes- 
sione di fede, interamente conforme 
alla lettera del Sommo Pontefice 
Leone I, nonché alla costante, ed 
unanime dottiina della Chiesa: " Di- 
" chiariamo dimque, dissero i pa^ 
'5 dri co' legali incaricati ci steii- 
>■> della, che si debba confessare un 
" solo e medesimo Gesìj Cristo Si- 
-•» gnor nostro , Io stesso veramente 
» Dio , e veramente uomo , perfèt- 
" to neir una , e nell' altra natura , 
" composto di un' anima ragio- 
-•' nevole , e di un corpo, consu- 
» stanziale al Padre secondo la 
--' divinità, e a noi secondo 1' uma- 
" nità : simile a noi in tutte le co- 



e AL 

ti se ad eccezione del peccato ; ge- 
*> nerato dal Padre prima desecoli 
« secondo la divinità, e nato nel 
« tempo dalla Vergine Maria , se- 
« condo r umanità , per noi e per 
« la nostra salute ; un solo e me- 
»> desimo Gesù Cristo , Figliuolo 
" unico , Signore in due nature , 
« senza confusione , senza cangia- 
» mento, senza divisione, senza se- 
» parazione, senza che l'unione tol- 
« ga Ja differenza delle natui-e, poi- 
» che le proprietà di ognuna sussi- 
'> stono, e concorrono a formare vi- 
" na sola persona, ossia ipostasi ; di 
» modo ch'Ei non è già altrimenti 
" diviso o separato in due persone, 
»» ma Egli è un solo e medesimo 
" Figliuolo unico, Dio, Verbo, Si- 
w gnor nostro Gesù Cristo-'. Quin- 
di il concilio proibì a chiunque l'in- 
segnare, o pensare altrimenti, sotto 
pena di deposizione pe' chierici e 
pe' vescovi , e di anatema pei mo- 
naci e pei laici. L'imperatore reca- 
tosi nel sacro consesso, manifestò la 
somma sua soddisfazione pel trion- 
fo della verità, e fu da' padri accla- 
mato in un alla santa imperatrice. 

Le altre azioni, o sessioni, unite 
alle prime, formano quindici, com- 
presa r assemblea, che pronunziò in 
favore del vescovo di Costantinopo- 
li, il famoso decreto, a cui i legati, 
e poi il Papa costantemente si op- 
posero. Ma in tutte quelle sessioni, 
al riferire di Pelagio II, che attri- 
buisce quasi tutti i canoni alla se- 
sta , furono regolati soltanto alcuni 
atFari particolari, de' quali i seguen- 
ti meritano attenzione, come quelli 
che riguardano le regole disciplina- 
ri raccolte in trenta canoni , e poi 
pubblicati nella sessione XV. 

Il I. conferma i canoni degli an- 
teriori concilii, e ne comanda 1' os- 
servanza. 



CAL 237 

Il 2. dichiara, che se qualche ve- 
scovo prenderà denaro a titolo di 
ordinazione, egli saia deposto in u- 
na air ordinato , ed al mezzano se 
chierico : che se quest' ultimo fosse 
monaco, o laico, si dichiarò incorso 
nella scomunica. 

Il 3. vieta a' vescovi , chierici e 
monaci di prendere ad affitto sta- 
bili, e di assumere aziende, meno le 
tutele, o r amministrazione di chie- 
se per incarico del vescovo, o pegli 
affari delle vedove, orfani, ed altri 
bisognosi dell' ecclesiastica assistenza. 

Il 4- proibisce l' erezione di mo- 
nisteri, ed oratori! nelle città, senza 
licenza del vescovo ; dichiara inol- 
tre , che a questo debbono essere 
sottomessi i monaci de' monisteri 
della diocesi , i quali soltanto po- 
tranno trattare gli affini, quando dal 
vescovo ne venissero incaricati ; che 
ne' monisteri non si dovranno am- 
mettere gli schiavi, od altri servien- 
ti senza il consenso del rispettivo 
padrone ; ed infine incarica i vesco- 
vi di vegliare sui monaci. 

Il 5. rinnova i canoni contro i 
chierici, che lasciano le chiese per 
altro servigio. 

Il 6. impedisce l'ordinazione dei 
chierici , se non sono destinati a 
chiesa determinata, o in qualche ca- 
sa religiosa; e proibisce a quelli, 
che sono ordinati, di esercitarne le 
corrispondenti funzioni , a disonore 
di chi gli avesse insigniti degli or- 
dini. 

Il 7. vieta tanto agli ordinati^ che 
ai monaci di lasciare il loro stato , 
sotto pena di scomunica. 

L' 8. impone a' chierici di moni- 
steri, cappelle ec. di essere sommes- 
si a' loro vescovi. 

Il 9. proibisce a' chierici di ri- 
vogliersi a' tribunali laici ; dichiara , 
che nelle liti col vescovo si rivol- 



9,38 GAL 

gano al sinodo provinciale , eà in 
f[iielle col metropolita, ricorrano al- 
l' esarca della diocesi, ovvero al pa- 
triarca di Costantinopoli. 

11 IO. dicliiara non potere i cliie- 
rici essere addetti a due chiese, che 
è quanto dire, vieta la pluralità dei 
benefìzii, nonché l' uso delle pensio- 
ni conservate sulle chiese , che aves- 
sero lasciate per attendere ad una, 
in favore di altro sogi^etto. 

L' I I . comanda le lettere di co- 
munione da rilasciarsi a' poveri nei 
loro viaggi, e quelle commendatizie 
per le persone non conosciute. 

Il 12. interdice a' vescovi la di- 
visione delle proprie provincie, per 
conseguire patenti imperiali, per ele- 
var al grado di metropoli le loro 
città. 

Il i3. proibisce di ricevere chie- 
rici stranieri, privi di lettere del lo- 
ro pastore. 

11 i5. vieta la ordinazione delle 
diaconesse, prima di quaranta anni 
di età. 

Il 19. rinnova il decreto niceno 
sui concilii provinciali da convocar- 
si due volte V anno. 

11 in. proibisce a' chierici di go- 
dere i beni dei loro Ordinaiii in se- 
de vacante , per l' abuso allora co- 
mune a' laici. 

Il 24. comanda, che non si can- 
gino in altro uso i monisteri. 

Il 25. concede alla sede costanti- 
nopolitana, chiamata la nuova Ro- 
ma, come metropoli dell'impero, gli 
stessi privilegi della Romana, quali- 
ficandola seconda città del mondo , 
concedendole giurisdizione sulle dio- 
cesi del Ponto, dell'Asia e della 
Tracia, e sulle chiese esistenti fuori 
de' confini dell' impero, ed il diritto 
di ordinare i metropolitani nel- 
le Provincie di dette diocesi. Ma 
san Leone I fece cassare questo 



GAL 

canone , ed il Pontefice s. Simpli- 
cio suo successore, benché pregato 
dall'imperatore Leone, mosso dalle 
istanze dell' ambizioso Acazio, si ri- 
cusò approvare tal canone , e ciò 
per essei'c pregiudizievole alla sede 
alessandrina, ch'era la seconda dopo 
la romana , e per non alterare le 
disposizioni del JXiceno. Il concilio 
terminò il primo di novembre. 

Finalmente nell' azione XII del 
concilio, essendo stata ventilata la 
causa di Bassiano e di Stefano , il 
primo deposto dalla sede di Efeso , 
ed il secondo a lui surrogato, fu de- 
ciso che fosse ordinato vm terzo, e i 
due primi fossero dall'erario della 
chiesa stessa mantenuti con duecento 
soldi d'oro annui a titolo di nutri- 
mento e di consolazione, come dice 
il decreto del concilio, appresso Labf 
bé. Condì, tomo IV col. 70 5. Da 
ciò si vuole, che avessero oi'igine le 
jiensioni ecclesiastiche. L'imperatore, 
per assicurare l'esecuzione della sen- 
tenza canonica de' pastori, ordinò 
che chiunque avesse poi eccitato 
perturbazione sarebbe esiliato con 
privazione della carica ec. Indi i 
padri scrissero a s. Leone I pei- 
rendergli conto di quanto aveano 
operato , e gli domandarono l' ap- 
provazione apostolica. Il Papa ap- 
provò il concilia , ma non la pre- 
minenza della sede costantinopolita- 
na, anzi biasimò i legati, perchè a- 
veano permesso e tollerato, che Ana- 
tollo avesse la precedenza nel con- 
cilio sul vescovo d'Antiochia; indi 
fece licevere il medesimo concilio 
dai vescovi d' Occidente, e l' impe- 
ratore INIarciano lo pubblicò in tut- 
to r impero. 

Questo concilio ecumenico fu sem- 
pre nella Chiesa in gran venerazio- 
ne , confermato ed encomiato da 
parecchi Romani Pontefici, colmato 



GAL 

di elogi dai padri, e da altri. Auzi 
per lo scisma poscia avvenuto , il 
patriarca armeno emanò l' anatema 
contro questo concilio , e contro s. 
Leone I. Ma essendosi esso unito 
alla Chiesa cattolica, sotto Clemente 
XII, nell'anno lySi, il patriar- 
ca tolse dai dittici s\ empio ana- 
!iia. Di questo concilio trattano 
piosamenle il citato Labbé, il Ba- 
ìuzio nella nuova collezione de'con- 
cilii j il Lupo nella Dissertaz. de 
Synoilo Calcedon. , ed il Fabricio, 
nel volume XI Bill. Graec. pag. 
407, non che altri autori. 

JNcir anno 546 l' imperatore Giu- 
stiniano I pubblicò un editto in cui 
comandava a' vescovi di condannare 
i tre capitoli j ma alcuni vescovi , 
ed il Pontellce Vigilio, temendo con 
ciò di pregiudicare al concilio cal- 
ccdonese, validamente vi si oppose- 
10. Indi recatosi Vigilio in Costan- 
tinopoli , vessato dall' Augusto per 
1 affare dei tre capitoli e del costi- 
tuto, indegnamente venne trattato 
da una peisoua privata, che lo per- 
cosse con pugni, e l'oltraggiò con pa- 
role, e conobbe il Pontetice che mal- 
grado il giuramento di Giustiniano I 
gli si tendevano insidie, nel 552. Fuggi 
pertanto di notte tempo in Calce- 
donia, ed ivi • ricoverossi nella chie- 
sa di s. Eufemia, ove indarno l'im- 
peratore gli spedì messi a richia- 
marlo in CostantinopoH. Vinto l'Au- 
gusto dalla costanza del Papa , ri- 
vocò r editto, per cui Vigilio ritor- 
nato in Costantinopoli, afline di ter- 
minar la controversia, convenne, che 
fosse rimessa ad un concilio gene- 
rale. P^. Tre Capitoli. 

CALCHUT, o CALCHYT, ovve- 
ro Celchyth { Calchiituni , Celchy- 
tum ). Antico luogo d'Inghilterra nel 
regno di Mercia, ove si celebrarono 
due coiacilii. Il primo si adunò laii- 



CAL 209 

no 794 per dotai-e il monistero di 
s. Albano, e v' intervennero nove 
re, quindici vescovi, e venti duchi. 
OlFa, re de' merciori, accordò molti 
beni, e privilegi al medesimo moni- 
stero, in considerazione di essere sta- 
to s. Albano il primo martire del 
paese. Quel re, nell' anno preceden- 
te , a titolo di divozione, aveva in- 
trapreso il viaggio di Pvoma , e fu 
accolto paternamente da Papa A- 
driano I. Angl. tom. I. 

Il secondo concilio vi fu convoca- 
to neU'SiG, per provvedere ai co- 
stumi , e fu piesieduto dall' arcive- 
scovo di Cantorbery, W^idfredo, col- 
r intervento di Kenulfo re di Mer- 
da, e vi si formarono undici cano- 
ni. Tra le cose principali , che si 
stabihvono , venne ordinato , che le 
nuove chiese dovessero benedirsi dal- 
l' Ordinario , e che in una scatola 
si conservasse la ss. Eucaristia, col- 
le reliquie de' santi , sotto l' altare , 
o in un luogo segreto della chiesa. 
Si conferì al vescovo l' autorità di 
eleggere i' abbate, e I' abbadessa dei 
monisteri , dopo il consiglio ed il 
consenso delle religiose comunità. 
Oltre di che si ordinò, che i vesco- 
vi tenessero nota dei luoghi, ove so- 
no depositati i regolamenti de' sino- 
di, nonché il nome del metropolita, 
da cui dipendono , e degli altri ve- 
scovi della provincia. Si comandò 
eziandio di dispensare a' poveri , e 
spendere in opere pie la decima 
parte de' beni del vescovo detònto. 
Vennero finalmente prescritte diver- 
se preghiere, digiuni e la liberazio- 
ne di un numero di servi per suf- 
fragare i morti. Augi. t. I. 

Evvi xm altro luogo della stessei 
Inghilterra chiamato CalchiUuni, co- 
nosciuto soltanto per un concilio , 
che, nell'anno 787, nel Pontificato 
di Adriano I, vi fu celebralo da 



24o GAL 

Gregorio vescovo cV Ostia e Toofl- 
lete vescovo di Rodi , legati della 
Santa Sede. 

CALCIDE ( Chalcìs ). Piccolo 
paese , che insieme alla contra- 
da di Abilenc, formava un pic- 
colo stato, già chiamato il reii,no 
di Calcidc, o la Tetrarchia d' Abi- 
lene, di cui Calcide era la capitale. 
Questo regno fu accordato dall' im- 
peratore Claudio ad Erode , padre 
di Agrippa. La città di Calcide era 
una delle più fertili contrade della 
Celcsiria , ed estendevasi lungo il 
mf)nte Libano, che la divideva dal- 
l'alta Galilea. Si vuole, che poi 
prendesse il nome di Chiiiieria. Es- 
sendo cadute per vetustà le sue mu- 
ra, nel VI secolo, l'imperatore Giu- 
stiniano I le fece ristaurare. Calcide 
era sede di un vescovo della prima 
Siria, nella diocesi d' Antiochia, sot- 
to Antiochia medesima , e si cono- 
scono tredici do' suoi vescovi. Que- 
sta Calcide di Siria è diversa da 
Clialcide. di Negroponte, o da Chal- 
cìs o Calcide, città vescovile della 
provincia d' Europa diocesi di Tra- 
ccia. Giacché Calcide, o Chiiizeriii 
di Siria, fu eretta in sede vescovi- 
le nel quinto secolo, e nel decimo- 
secondo divenne arcivescovato ono- 
rario de' latini, suiTraganeo del pa- 
triarcato antiocheno. Calcidc di Ne- 
groponte, detta in latino Euri pus , 
fu dichiarata sede vescovile nel se- 
colo quinto sottoposta ad Atene, e 
nel decimoseltinio fu elevata al gra- 
do arcivescovile; e Calcidc di Tra- 
cia fu dichiarata chiesa episcopale 
nel nono secolo, sulfiaganea del me- 
tropolitano d'Eraclea. A^. Negropon- 
te. Il reguante Pontefice, a'ic) ago- 
sto i832, fece arcivescovo in parti- 
bus di Calcide nella Siria , Paolo 
INIarusci di Costantinopoli, residente 
in Roma pei Pontificali , e per le 



GAL 

sacre ordinazioni in rito armeno. 
Nel concistoro poi de'9 aprile i838 
lo trasferì alla sede primazialc me- 
tropolitana pegli armeni in Costan- 
tinopoli. 

CALDEA {Chaldcea, Babyloncn. 
nationis Ckaldaeoruni in Mcsopota- 
mia). Vasto paese dell'Asia, la cui 
estensione variò secondo i tempi, e 
gli scrittori che ne trattarono; poi- 
ché vi fu epoca in cui fece parte tlel- 
r Assiria , e Senofonte denominò 
Caldea una contrada situata nelle 
montagne vicino all'Armenia. Co- 
munemente si chiama con questo 
nome una provincia intorno a Ra- 
bilonia, fra il Tigri, l' Eufrate, il 
golfo Persico , e le montagne del- 
l' Arabia deserta. Evvi inoltre chi 
dice, che due provincie cosi si ap- 
pellarono , una montuosa al nord 
della INIesopotamia , ove stava Ur 
patria di Abramo , i cui popoli 
guerrieri erano dediti alla rapina ; 
r altra era situata al sud di Babi- 
lonia , presso l'Arabia deserta, con- 
sistente per la maggioi* parte in 
vaste pianure, in cui gli abitanti 
inclinati all'asti-onomia, contempla- 
vano gli astri. Egli è per questo, 
che considerati piuttosto furono filo- 
sofi che guerrieri , e l'i scuotevano 
molta ammirazione nell' Oriente. 

Stefano di Bisanzio distinse le due 
Caldee, chiamando Cefene la meri- 
dionale , prima che fosse appellata 
Caldea, e la settentrionale col no- 
me medesimo di Caldea. Presente- 
mente si chiama Caldar, e contie- 
ne la parte meridionale dell' Jrak- 
Arahi, o Rabilonide, provincia turca 
che comprende gran parte dell' an- 
tico impero assiro , e le rovine di 
Ninive, di Babilonia e di Tesifon- 
tc. Il suo cielo è costantemente 
sereno, ed è governata da un pascià 
a tre code. Essa ha im gran nu- 



GAL 

mero di belle città , come Bagdad 
ossia Babilonia degli antichi , sua 
capitale, già sede dell' impero dei 
califfi , ed ora del patriarca caldeo 
cattolico di Babilonia [Bahylonen. 
nationis Chaldaeorum in Mesopota- 
viia) , Bassora 5 Teredon, grande e 
popolosa città fondata dal califfo 
Omar III, nell'anno 636, cinta di 
mura, fosse, ec. , come pure le 
città di Ctesifone , Seleucia , Cafa 
e Vasete. 

L' impero de' caldei, o babilonesi 
fu fondato da Ncmbrod , ed in ap- 
jnesso sotto Semiramide divenne ben 
florido e possente. Fu poi diviso fra 
i re di JNinive e di Babilonia. Na- 
bonassar è il primo re, dal quale 
si stabilisce l' epoca dei babilonesi , 
o caldei , verso l' anno 747 innanzi 
l'era cristiana, come ISabonide fu 
l'ultimo debellato da Ciro l'anno 
538. Questo popolo spesso è ricor- 
dato nella sacra Scrittura, e fu il 
primo a cader nel politeismo. La 
storia de' caldei è legata con quella 
de' giudei , perocché partì Abramo 
dalla Ccildea per passar ad abitare 
nella Palestina, ed Isacco e Giacob- 
be sposarono due caldee. Inoltre i 
re dell'Assiria, dopo aver soggiogato 
la Caldea, sottomisero anche gl'israe- 
liti , ond'ebbe luogo il castigo divino 
nella loro famosa cattività di Babi- 
lonia. Fu allora, che i giudei impa- 
lcarono il caldeo, frammischiandolo 
colla lingua ebraica, per cui il puro 
linguaggio ebreo rimase corrotto. Si 
fece uso eiiandio dei caratteri cal- 
dei, siccome più comodi e più sem- 
plici delle lettere ebraiche e sama- 
ritane. V. Bianconi, De anliquis 
litteris ìwbraeoritm, Bononiag 1748- 
Anzi abbiamo da Filone, che parte 
de' libri santi furono scritti in cal- 
daico. 

Taddeo, e Adco uno de' settanta- 

VOI.. VI. 



GAL 241 

due discepoli di Gesii Cristo, unita- 
mente a JMaris ed Achim, vi bandi- 
rono il vangelo, e battezzarono di- 
versi popoli. Percorsa da IVlaris la 
Babilonia e la Persia , si fermò a 
Seleucia in Caldea, e vi stabili la 
sua sede considerata perciò la prima 
de' caldei , suffi-aganea del patriarca 
antiocheno. Divenuti in seguito ne- 
storiani, gli arcivescovi di Seleucia 
si distaccarono coi loro vescovi dal 
patriarcato antiocheno, e conseguiro- 
no il titolo di cattolici^ vale a dire 
capi universali della nazione. Ordi- 
navano essi i metropolitani, dai quali 
gli eletti patriarchi ricevevano pure 
r ordinazione. Cosi il cattolico di Se- 
leucia venne tolto all'altrui dipen- 
denza, si arrogò il nome e la di- 
gnità del patriarcato di Babilonia, e 
vide estendersi la sua autorità sui 
vescovi della sua diocesi, che allora 
comprendeva la Babilonia, la Mesc- 
potamia, la JMedia, il paese de' parti, 
l'Assiria, e forse anche la Persia, 
le Indie, e la Tartaria fino alla 
China. 

I Acscovi di queste secU non era- 
no presi dai popoli rispettivi , ma 
venivano spediti ordinati da Seleu- 
cia, o da Bagdad, ove si eleggevano il 
cattolico, ed anche degli altri vesco- 
vi in qiiesta guisa. Il vescovo di 
Cascua, o Cascara (come la chiama 
l'Assemanni, Bibliot. Orienl. t. HI, 
part. II, § 6, n., 4)3 stante un re- 
moto privilegio si recava a Seleucia 
a governare la sede nella vacanza, 
mentre s'invitavano otto metropoli- 
tani , insieme ad alcuni nobih laici 
ad andare a Seleucia, ove, passati 
diversi giorni in digiuni , vigilie ed 
orazioni , scrivevasi il nome di tre can- 
didati sulle cedole, ed in una quarta 
quello di G. C. Un fanciullo cavava 
a sorte i nomi, ed avea il grado di 
cattolico quegli, che sortiva, e dove 
16 



■...'12 



GAL 



sortisse il nome di Gesù, s' incomin- 
«iava da capo. 

Fu conservata in Caldea la fede 
pura sino al V secolo, in cui vi pe- 
netrarono gli errori di Nestorio, il 
quale sosteneva due persone in Ge- 
sù Cristo , nel modo seguente. Nel- 
la Caldea v' ebbero due principali 
città vescovili, Edessa , e iSisibi, in 
ciascvma delle quali vi furono scuo- 
le celebri, e vi si formarono uomini 
dotti. Questi poi sedotti dagli scritti 
(li Diodoro, di Tarso e di Teodoro 
di Mopsueste , di Nestorio , e parti- 
colarmente di Giovanni di Antiochia, 
furoiìo allontanati dal vescovo Ra- 
bula, ch'era intervenuto al concilio 
d' Efeso, e si ritirarono nei rispetti- 
vi paesi , trasportando secoloro gli 
scritti mentovati, che subito tradus- 
sero dal greco in siriaco, e gli spar- 
.<^ero nella Caldea, nella Siria, nella 
Persia, e sino nell' Indie, nella Tar- 
taria, ed eziandio nella Cina, e con 
essi diffusero gli errori di Nestorio 
e degli altri. Perciò essi si vantaro- 
no del nome di nestoriani , ed an- 
che di caldei ed orientali [f. Bill. 
Orient. tomo IV). In progresso di 
tempo furono nominati vescovi , e 
allora si adoprai'ono con maggior 
calore per interessare i popoli al lo- 
ro partito. Il più pertinace di tutti fu 
Barsumas vescovo di Nisibi, che fon- 
dò nella sua città una scuola egua- 
le all'antica di Edessa, e dopo aver 
invano pi'ocurato di corrompere Ba- 
bues, cattolico di Seleucia, lo fece uc- 
cidei'c. Gli successe Acacio, che, non 
avendo il coraggio del martirizzato, 
cedette all'errore, ma Babues II, 
che dopo lui occupò la sede , fece 
peggio, professando pubblicamente 
l'errore, il quale pose le radici si 
profonde, che dopo lui tutti i catto- 
lici di Seleucia ne seguirono il pes- 
simo esempio, fino ad opporsi osli- 



CAL 

nntamenle alle zelanti sollecitudini 
del patriarca d'Antiochia, che vo- 
leva ricondurli al retlo sentiero , e 
alla vci'ità del dogma. Né giovaro- 
no gli ortodossi ad essi spediti per 
convertirli. 

Babues li è quindi il primo cat- 
tolico nestoriano. Egli ebbe l'auda- 
cia di convocare un concilio , e vi 
si presentò circondato da fanciulli , 
ad annunziar formalmente il seguito 
suo matrimonio. Indi volle pi'escri- 
vere a tutti i suoi successori , sotto 
pena di sospensione , che dovessero, 
se celibi, prender moglie, e se ve- 
dovi, rimaritarsi. Barsumas, vesco- 
vo di Nisibi , ne imitò la condot- 
ta , e comandò altrettanto nella sua 
sede. 

Nei secoli VI e VII la chiesa dei 
nestoriani e de' caldei si fece este- 
sissima, ma poscia si ridussero i suoi 
vescovi a sì piccolo numero , che 
talvolta si trovò un solo metropoli- 
tano. Per la qual cosa temendosi che 
venissero meno i ministri, si giunse 
inditfcren temente ad ordinare qua- 
liuique sorta di persone, ed anche 
i fanciulli , per cui di frequente si 
videro vescovi, sacerdoti e diaco- 
ni , privi adatto delle qualità, e del- 
l'età voluta dai sacri canoni, e dal- 
la veneranda disciplina della Chie- 
sa. Abuso, che seguirono più d' o- 
gni altro gli abissini ed i malaba- 
liti. 

Fino al secolo XVI la sede dei 
caldei rimase sempre unita, ma fu 
allora, che un partito geloso di ve- 
dere il cattolico sempi'e in una me- 
desima famiglia, nella quale sembra- 
va la dignità ereditaria, fece gravi 
rimostranze ai caldei, eh' erano stati 
convertiti dal nestorianismo al cat- 
lolicismo. Spedirono essi nell' an- 
no i553 al Sommo Pontefice Giu- 
lio III, Simone Sulaka, monaco ha- 



GAL 

siliano di s. Pacomio, da loro elet- 
to per catlolico , supplicandolo di 
ordinarloj e confermarlo, prometten- 
do piena sommissione alla Santa Se- 
de. Il Papa accolse Simone con pa- 
terna amorevolezza e gioia, ne ap- 
provò l'elezione nel concistoro dei 
<) aprile , e dopo averlo inaugu- 
rato con solenne rito, lo rimandò 
a' suoi caldei colmo di doni e di gra- 
zie . Fermò Simone la sua sede nel- 
la città di Caramit, ossia Diarbekir, 
nelle sponde del Tigri nella Meso- 
potamia , ed ivi ordinò arcivescovi, 
vescovi e sacerdoti, affinchè non man- 
casse a' convertiti nazionali la op- 
portuna assistenza, e a Dio il dovero- 
so culto. Per questo avvenimento il pa- 
triarcato de' caldei , che avea sede 
in lìabiionia , e poi nelle vicinanze 
di Kinive , o IMossul , con giurisdi- 
zione sulla Mesopotamia , Assiria, 
Persia , e parte delle Indie , princi- 
palmente nella costa del Malabar , 
ove erano i cristiani di s. Tommaso, 
restò diviso in due parli, cioè una 
composta di caldei cattolici sotto il 
governo del patriarca dimorante in 
Diarbekir, e 1' altra di caldei eretici 
sotto la dipendenza dell' antico pa- 
triarca ncstoriano, residente ne' con- 
torni di IMossul. In progresso comin- 
ciarono i patriarchi successori di Su- 
laka a fare il proprio soggiorno in 
Diarbekir sino al i58i, in cui Si- 
mone Denka , cedendo alla prepo- 
tenza del patriarca eretico , andò a 
ritirarsi nell' Acaria, paese compreso 
nel Curdistan, e posto tra i confini 
del dominio ottomano e della Pci'- 
sia, dove poi i patriarchi stabilirono 
la residenza. Se non che, verso l'an- 
no 1610, il Pontefice Paolo V con 
gran piacere ricevette un' amba'^ce- 
ria inviatagli da Elia patriarca di 
Babilonia seguace degli errori di 
Nestorio, affine di unirsi alla Chiesa 



GAL 9.43 

Promana. F. Piatti, Storia de Pon- 
tefici, t. XII, p. 62. 

Conservandosi i successori del Su- 
laka uniti alla Sede Apostolica, il 
patriarca IVIar-Simone III scrisse let- 
tere di ubbidienza, nel iGj3, al Pon- 
tefice Innocenzo X; ma dopo tal'e- 
poca non vi sono documenti sul pro- 
gredimento dell'unione, onde convien 
credere che gli altri successivi pa- 
tiiarchi ricadessero negli errori di 
Xcstorio; tanto piìi che nell'anno 
168 1, da Innocenzo XI fu creato 
un terzo patriarca caldeo sopra i ve- 
scovi, il clero ed il popolo rimasti 
ancor saldi nella fede. Questo pa- 
triarca pose nuovamente la sede in 
Diarbekir , dove hanno poi sempre 
soggiornato i patriarchi caldei catto- 
lici fino a' nostri giorni. Nello stes- 
so Pontificato d'Innocenzo XI, Giu- 
seppe I patriarca de' caldei, a' 22 
marzo 1684, gli scrisse sommessa- 
mente, abiurando il nestorianismo , 
nonché tutte le antiche eresie e gli 
scismi de' gieci, e protestò solenne- 
mente di riconoscere nella persona 
del Promano Pontefice, il vero capo 
della religione cattolica, il vicario di 
Gesù Cristo, e il legittimo successo- 
re di s. Pietro , come rilevasi dalle 
relative corrispondenze, presso Anto- 
nio Buliflin, in Epist. faniil. par. I. 

Ne' prim ordii del secolo seguente. 
Papa Clemente XI, con breve che 
si legge nel tomo II della sua Rac- 
colta p. 176, nell'anno 17 12, ri- 
colmò di elogi il patriarca de' cal- 
dei , per opera del quale si propa- 
gava nelle regioni della sua giuris- 
dizione il cullo cattolico ; indi pa- 
ternamente lo avvertì, che i vesco- 
vi dimoranti nelle parti degl'infede- 
li, non dovevano essere obbligati per 
la bolla di Sisto V a visitar perso- 
nalmente la tomba de' principi de- 
gli Apostoli, ma potevano ciò adem- 



244 CAL 

piere, inviando, per mezzo di un de- 
putato, lo stato spirituale della pro- 
pria chiesa alla congregazione di 
Propaganda. 

Mentre non si aveano notizie del 
patriarca caldeo dimorante nel Cur- 
distan, sotto Clemente XIV, il pa- 
triarca Mar-Simone, mosso da divi- 
na ispirazione si dispose ad abiura- 
re gli eri'ori del Nestorianismo , e 
ricercare l' unione alla Sede Apo- 
stolica. Scrisse egli pertanto a que- 
sto Pontefice una lettera a' io apri- 
le 1770, nella quale manifestando- 
gli il suo vivo desiderio di rientra- 
re nel grembo della vera Chiesa, 
usava i termini più espressivi, che 
si esigono nelle solenni professioni 
di fede. Questa lettera obbedicnziale 
fu presentata dal segretario della 
congregazione di Propaganda a Cle- 
mente XIV, nel 1771, ed egli con 
sommo piacere poco dopo ne diede 
parte al sacro Collegio nel concisto- 
ro de' 7 giugno, in cui ricevette la 
riunione di questo patriarca alla 
Chiesa Romana. Erano a lui sog- 
getti tre metropolitani e venti ve- 
scovi, ma poi, fuori della Chiesa di 
Giuliamei'ch di sua ordinaria resi- 
denza, non gli erano rimasti, che 
sei vescovati dipendenti dalla sua 
giurisdizione, cioè Salamast, Geloi , 
Gaver, Beroari, Costroava e Scia- 
mesdin, con più di diecimila fami- 
glie, i cui rispettivi vescovi dichia- 
rarono nel tempo medesimo di vo- 
ler seguire l'esempio del loro pa- 
triarca. 

JXon molto dopo la divina Prov- 
videnza, in premio alle sollecitudini 
de' Romani Pontefici , dispose che 
sotto Pio \I molti popoli caldei 
ritornassero all'unità cattolica. Im- 
perocché Giovanni d' Hormez , il 
quale da Elia suo zio scismatico pa- 
triarca di Babilonia, era stato di- 



CAL 

chiarato suo successore, si ricongiun- 
se alla Chiesa Romana. Egli nondi- 
meno per le controversie insorte fra 
i suoi, lungo tempo fu riconosciuto 
soltanto come arcivescovo di Mos- 
sul, e poi da Pio VIII, nell'anno 
i83o, fu preconizzato patriarca di 
Babilonia, ed insignito del sacro pal- 
lio, perocché antecedentemente era 
stato abrogalo il patriarcato cosi 
detto di Diarbekir; dal che avvenne, 
che i patriarchi cattolici comincia- 
rono a fissare la loro sede in Mos- 
sul città della ]Mesopotamia. Erasi 
introdotto il costume per errore di 
distinguere il patriarcato caldeo cat- 
tolico di Diarbekir, da quello di 
Mossul, come se due patriarcati vi 
fossero; ma la congregazione di Pro- 
paganda, nel marzo 1827, deci'ctò 
che, tolto Terrore introdotto, si ri- 
conoscesse un solo patriarcato cal- 
deo cattolico di Babilonia, cioè quel- 
lo di Mossul, locchè venne confer- 
mato dal Pontefice Leone XII , ed 
ebbe effetto al tempo di Pio VIII. 
Ecco Io stato, in cui trovavasi il 
patriarcato Caldeo dopo la preco- 
nizzazione dell'I lormez, al quale fu 
conferita l'amministrazione della se- 
de arcivescovile di Mossul, sede del 
patriarcato Bagdad, ossia Babilonia 
(Pedi) degli antichi. Consistono le 
sue diocesi nelle seguenti : Mossul 
(ove andò a risiedere il nuovo pa- 
triarca), città arcivescovile sul fiume 
Tigri , popolata da settantamila a- 
bitanti; Bagdad, o Babilonia, città 
vescovile egualmente sul Tigri, po- 
polata da centomila abitanti ; Bas- 
sora, ima delle città più comode 
dell'Asia con un porto, e circa ses- 
santamila abitanti ; Anhava , Ar- 
mota j Karkiik , Karocciolun , Se- 
rali e Babau. Le chiese caldee del 
Malabar sono le seguenti: DIardin, 
JVesebiUj Gczira, Seertj Kosrava, ed 



GAL 

Ormi. Esiste inoltre presso la città 
di Alkosc il monistero di s. Ormis- 
da di monaci . In Diarbekir do- 
po tal provvedimento, eravi un vi- 
cario costituito in dignità episco- 
pale , ed oltre altri quattro ve- 
scovi, certo Giuseppe Audo fu de- 
stinato per l'arcivescovato d'Amedia. 
Delle altre sedi vescovili, e suoi pa- 
stori in queir epoca non si aveano 
notizie esatte e sicure. 

In seguito, considerando la Santa 
Sede, che il patriarca Hormez, per 
la sua grave età, non avrelibe po- 
tuto corrispondei'c pienamente a' do- 
veri del ministero , gli assegnò in 
coadiutore con diritto di successione 
monsignor JXicola Isaia di Giacobbe 
arcivescovo di Hadirbegian in Per- 
sia , già alunno del collegio Urbano 
di Propaganda, che lo stesso patriar- 
ca Hormez avea consacrato. Il Pa- 
pa regnante ne approvò la scelta , 
mercè un bi'eve apostolico, col qua- 
le elesse e stabili il detto arcivesco- 
To in coadiutore del patriarca di 
Babilonia, col diritto di futura suc- 
cessione, con riserva peraltro , che 
vivente monsignor Hormez, non do- 
vesse il coadiutore immischiarsi nel- 
l'amministrazione patriarcale, se non 
in quanto, e come gli fosse ordina- 
to dal patriarca, dovendo in tutto 
adempiere le prescrizioni di lui. IVel 
succedergli era però primo suo obbli- 
go dimettersi dall'arcivescovato di Ha- 
dirbegian, anch' esso di rito caldaico. 
Ria prevedendosi il caso, che si tro- 
vasse morto il patriarca al giunge- 
re flelle lettere apostoliche , si de- 
cretò, che r arcivescovo dovesse su- 
bito assumerne la potestà, come di 
fatti avvenne. Non essendosi per- 
tanto ancora eletto il nuovo patriar- 
ca, fu da tutti riconosciuto ed ac- 
cettato pei- tale. Meno questo caso, 
che il Sommo Pontefice destini per 



GAL 



.4? 



insinuazione della congregazione di 
Propaganda il coadiutore al patriar- 
ca caldeo cattolico di Babilonia , il 
quale succede al defonto, l' elezione 
del patriarca si fa sempre dal ceto 
vescovile. Come questa sia eifettua- 
ta, il patriarca novello, unitamente 
alla sottoscrizione di tutti quelli, che 
ne haimo avuto parte, o sono con- 
corsi nell'elezione, trasmette gli at- 
ti di essa alla sacra congregazione, 
per verificare se sieno in regola , 
ovvero vi sia qualche difetto , con- 
tro la disciplina della Chiesa ed i 
riti caldaici. Se la cosa è progredi- 
ta regolarmente, la medesima con- 
gregazione supplica il Papa a con- 
fermare la persona eletta in patriar- 
ca, e lo prega ancora a dargli il 
pallio nel primo concistoro. 

Divenuto pertanto patriarca di 
Babilonia monsignor Nicola Isaia di 
Giacobbe, il Pontefice Gregorio XVI , 
nel concistoro de' 27 aprile i84o , 
pronunziò un' allocuzione Quas Ec- 
clesia Catholica apud gente/n Chal- 
dacorurn, pubblicata colle stampe , 
ed in questa encomiò la pietà , la 
dottrina, la prudenza, la perizia nel 
maneggio degli affari, ed altre egre- 
gie doti dell'animo del successore 
del defonto Hormez, e gli concesse, 
in compimento della pienezza del 
pastoral ministero, il pallio richiesto 
colle consuete formalità. Per un co- 
sì singolare beneficio, cioè del sacro 
pallio, a nome del memorato pa- 
triarca, d. Nicola IMurad, maronita 
deputato della sacra congregazione 
di Propaganda , così ringraziò il 
Sommo Pontefice dopo finito il con- 
cistoro : 

Beatissimo Padre ! 

" Supplico, Beatissimo Padre, che 
'» per la somma Vostra benignilk 



246 GAL 

» in verso tutte le nazioni, pertnet- 
» tiate che \i renda somme grazie 
» per parte del cattolico patriarca 
» de' Caldei, che in questo giorno 
» ricolmate di singoiar onore. Non 
;> sono io Caldeo, ma maronita, cioè 
« solo procuratore verso di Voi di 
5» quella nazione, a cui nulla piii 
" santo, nulla piìi desiderabile può 
» avvenire, che testimoniare in ogni 
» incontro, ed in ogni maniera la 
» perpetua sua divozione verso la 
;» santa Cattedra di Pietro. Che 
» però mi fu lieto sommamente di 
'•' vedermi affidato dalla sagra con- 
-' gregazione di Propaganda l'ufficio 
'•» di parlare alla vostra presenza 
j» invoce del citato patriarca , ed 
;» attestarvi tutta la venerazione e 
:> la gratitudine, con cui riceve i 
'> benefìzii da Voi conferitigli, ^''or- 
'» rei pertanto, Beatissimo Padre, 
-■> che accoglieste le mie parole co- 
'> me se ascoltaste le nazioni stesse 
" dell'Assiria e del Tisjri celebranti 
55 la Vostra clemenza e sapienza. 
" Poiché istancabile al certo è la 
5» quotidiana vostra pastorale soUe- 
« citudine a prò di tutte le Chiese. 
» Ma la cattolica nazione Caldea 
?» dalla Santità vostra ripete il ri- 
5' stabilimento della sua primiera 
" tranquillità, del regime legittimo 
» della sua chiesa, e le altre dis- 
" posizioni, che di presente favo- 
» riscono all'aumento ed ornamento 
:> della nosti-a religione in que'luo- 
" ghi. Conosce la citata nazione 
» ciò , che s. Girolamo dopo la 
*» metà del IV secolo scriveva al 
5> predecessore vostro s. Damaso I , 
« che gli era d'uopo esser congiunto 
5> alla Cattedra di s. Pietro, che la 
-•> Chiesa era fondata sopra questa 
:> pietra , cosicché quei , che non 
» laccolgono insieme con voi, sou 
5> giudicati che dispergono. Posso 



GAL 

■'■> adunque con certezza asserire, che 
" Voi, avendo con apostolica auto- 
j' rità costituito il patriarca de'Cal- 
'-• dei, e concedutagli in questo gior- 
55 no la mistica insegna del sacro 
55 pallio preso di sopra il corpo di 
■> s. Pietro, principe degli apostoli, 
>! in cui consiste la pienezza della 
" podestà pastorale , avete provve- 
:> duto mirabilmente al maijsior 
•5 incremento della religione nei l'i- 
55 membrati luoghi. 

» Imperocché a nome di monsi- 
;> gnor patriarca vi sono malleva- 
»j dorè, che queste illustri insegne, 
j» e la vostra benevolenza verso di 
;> lui , saranno di grandissimo ecci- 
5j tamento ad accrescere la cattolica 
j> fede in quelle remote regioni, e 
!> farvi fiorire la nostra religione, 
» cosicché quella nazione intera di 
» buon grado rimirerà questa pri- 
» ma chiesa ( s. Cipriano ), Voi 
j> padre, e dottore di tutti i cri- 
» stiani (concilio Fiorentino), ed in 
» Voi finalmente da ciascuna oi'ien- 
!> tale nazione si ravviserà , e si 
5» onorei'à s. Pietro, la dignità di 
5» cui non vien meno in Voi , suo 
55 ottimo successore (s. Leone). 

" V i prego poi , Beatissimo Pa- 
« dre, di degnarvi ricreare l'accen- 
!> nato patriarca, la nazione a lui 
-•> soggetta , me stesso e la mia 
5» patria , col benefìzio dell' aposto- 
» lica benedizione. '•- 

CALDEI. Kestoriani della Siria, 
così appellati per distinguerli da 
quelli dell Occidente. V. jVESTORiAXt. 

CALECAS E.MMANUELE. Scrittore 
fiorito verso la fine del secolo XIV. 
Greco di nazione, visse per qualche 
tempo in Costantinopoli. Era dot- 
tissimo nella scienza della sacra Scrit- 
tura, dei canoni ecclesiastici, dei pa- 
dri greci e latini, come anche nella 
storia delle due chiese. Compreso 



GAL GAL 247 

della falsità dello scisma , che dap- de' loro accidenti. E detto Caleada- 
prima professava, cominciò a dimo- rio dalle Calende degli antichi ro- 
strare il suo attaccamento per Tu- mani, vocabolo derivante dalla voce 
nione alla Chiesa latina. Per lai greca Kaleo, che significa chiamare. 
motivo discacciato dai greci , si ri- Imperocché il pontefice de' gentili 
tirò nel sobborgo di Pera, dove radunava nel principio del mese il 
chiese di essei-e ricevuto in un con- popolo, a cui annunziava le ferie 
vento di frati predicatori, i quali di tutto il mese colle cerimonie 
anzi recaronsi ad onore poter acco- profane da osservarsi, 
gliere tanto uomo dentro le loro Da Romolo primo re di Roma 
min-a. I\i si applicò piucchè mai ebbe origine quel Calendario, che 
allo studio, e produsse molti scritti oggi è iu uso. Numa Pompilio, suo 
contro gli en'ori de' suoi connazio- successore, nella qualità di sommo 
nali. Questi scritti si fecero celebri pontefice, lo dispose in miglior or- 
per tutta l'Europa, e vennero tra- dine. Dopo 709 anni fu riformato 
dotti anche da rinomati autori. Sem- da Giulio Cesare, mentre esercitava 
bra eh' egli mancasse a' vivi non anch' egli il sommo pontificato dei 
molto dopo il i4oo; però il tempo gentili, cosicché prese il nome di 
realmente non si può precisare. Le calendario giuliano. Egli usò del 
sue opere sono: Trattato contro consiglio, e dell'opera del principal 
gli errori de^ greci, diviso in quat- astronomo alessandrino, Sossigone, 
tro libri, e dell'Essenza e dell' O- celebre matematico, e fissò la dii- 
perazione, contro il famoso Grego- J'ata dell' anno in trecentosessanta 
rio Palama ed i suoi discepoli, cinque giorni e sei ore, ed aggiun- 
\ engono a lui attribuite alcune al- se un giorno ogni quattro anni al 
tre opere, tra le quali un limitato sexto Kalendas Martias, 24 feb- 
sulla fede, e sui principii della braio, che si disse bis sexto, poi 
stessa. Mancano poi di ogni fonda- bisestile ( Kedi). Con tale riforma 
mento quelli, che gli ascrivono il il Calendario cominciò ad usarsi 
Trattato di un anonimo contro gli quarantacincjue anni prima tlella 
errori dei greci , lispetto alla prò- nascita di Gesìi Cristo, nel eh primo 
cessione dello Spirito Santo, ed gennaio. Ottaviano Augusto vi fece 
allo stato delle anime dopo morte, qualche riforma , dando il suo no- 
scritto in Costantinopoli nel con- me al mese di agosto. Fu di nuovo 
i-ento de' frati predicatori, l'anno emendato dal primo concilio gene- 
1^31. rale , celebrato in Nicea nell'anno 
CiVLENDARIO, Calendaro [Ka- 3i5 , sotto Papa s. Silvestro I, e 
lendarium). Con questo nome s' in- l'impero di Costantino il Grande. 
dica una distribuzione di tempo II Cardinal d'Ailly, in vm sinodo 
metodica pei varii usi della vita tenuto in Roma nel i4i2, presentò 
civile. Distingue esso i giorni festivi al Pontefice Giovanni XXIII un 
e l'epoche, ed è un almanacco, una trattato sulla riforma del Calenda- 
scrittura , o tabella, nella quale si rio, e poco dopo il suo progetto fu 
distinguono , e noverano per ordine sottomesso al famoso concilio di Co- 
tutti i giorni, le settimane, i mesi stanza nel i4'4> quindi a quello di 
dell'anno, colle notizie per solito Basilea nel i43tì, e, nel i.\'ic), ad 
del corso del sole e della luna, e istanza del dotto Cardinal di Cusa, 



2 48 GAL 

ma non In pronunciata alcuna de- 
cisione. 

Se ne occupò anche il Pontefice 
JVicoIò V, creato nel i447j ^ circa 
trent' anni dopo, fece altrettanto il 
Papa Sisto IV. Egli Vi si applicò se- 
riamente fino dal i/['j5, chiamando 
in Roma il famigèi'ato matematico 
Giovanni Miiller, conosciuto sotto il 
nome di Giovanni Regiomontano , 
Ma essendo morto nell'anno appres- 
so, se ne abbandonò il pensiero, 
né più rimase che abbozzato il suo 
piano. Nel secolo seguente , gli er- 
rori del Calendario Giuliano furono 
riferiti al Pontefice Leone X noi 
i5i6, ed al concilio generale late- 
ranense V. Si foce altrettanto nel 
Pontificato di Pio IV, e nel conci- 
lio generale di Trento , il quale 
commise questo affia-e al Pontefice 
romano, finché ebbe la gloria di 
effettuarlo il gran Gregorio XIII, 
Boncompagni, bolognese. Tale cor- 
rezione viene espressa nel basso ri- 
lievo del suo sepolcro nella basilica 
vaticana. 

Or siccome l'anfico Calendario 
supponeva per certo, che l'anno astro- 
nomico, ossia il corso del sole per 
lo zodiaco, si componesse di trecen- 
to sessantacinque giorni , e sei oi'e 
perfette , così a riempire queste sei 
ore mancavano undici minuti , che 
trascurati nella riforma di Giulio 
Cesare, e non osservati dal Niceno, 
dopo cento trentatre anni formaro- 
no un giorno di ventiquattro ore, e, 
decorsi quattro secoli, venivano a 
compiere tre giorni. Siccome poi dal- 
l'anno 325 della correzione nicena, 
fino al decimo dei Pontificato di 
Gregorio XIII, nel i582, erano 
scorsi mille duecento cinquantasette 
anni, che contengono poco meno di 
dieci volte il numero centotrenta- 
tre, cosi ne seguiva , che l' equino- 



CAL 

zio della primavera , il quale in 
tempo del niceno cadde fra i 20, 
e 2 1 di marzo , si era anticipa- 
to di dieci giorni , e veniva a ca- 
dere fra i I o e 1 1 dello stesso me- 
se, con graiide sconcerto della solen- 
nità della Pasqua. Imperocché que- 
sta, per oi'dine del medesimo Niceno, 
doveva celebrarsi nella domenica pros- 
sima seguente alla XIV luna , che 
cadesse nell' ec[uinozio di primavera, 
fra i 20, e 2 I di marzo, locché fu sta- 
bilito contro i Quartadecimani. A 
riparai'e pertanto a sì grave disor- 
dine , Gregorio XIII fece radunare 
in Roma nel palazzo vaticano i piìi 
eccellenti matematici , fra' quali te- 
nevano il primo luogo il Cardinal 
Sirleto , presidente a questa impor- 
tante operazione , Vincenzo Laureo, 
ci'eato nell'anno seguente Cardinale, 
Serafino Olivario , uditore di rota 
francese, poi Cardinale, Ignazio Nee- 
met patriarca dei sirii, Pier Ciacco- 
ne pi-ete spaglinolo , Ignazio Danti 
domenicano di Perugia, poi vescovo 
d' Alatri, Antonio Giglio medico ca- 
labrese , che alcuni dicono nato in 
Roma, Jacopo Mazzoni celebre let- 
terato di Cesena, e Cristoforo Clavio 
tedesco, chiamato V Euclide de' suoi 
tempi. 

Luigi Giglio calabrese , famoso 
astronomo , dopo il lavoro di dieci 
anni , avea trovata la forma della 
correzione dell'anno solare. Venuto 
a morte, lasciò il suo scritto ad An- 
tonio suo fratello , il quale lo pre- 
sentò a Gregorio XIII, supplicando- 
lo, che in premio della fatica del 
fratello, accordasse a hd il privilegio 
della stampa. Il Papa, mediante un 
breve diretto a tutti i principi di 
Europa, diede ad esaminare questo 
libro a' principali matemafici di tLit- 
te le nazioni, i quali con universal 
consenso lo applaudix"ono , e lo ac- 



e AL 

cettarono. formando sopra di esso la 
riordinazione Liliana, che fu auto- 
rizzata dalla bolla Pontifìcia i36 
Inter gravissimas, data in Frascati 
a' 24 febbraio i582, clie si legge 
nel Boll. Rom. tom. IV, p. IV, 
p. IO, affinchè fosse ricevuta in tutto 
il mondo cattolico. 

In questa bolla ordinò il Sommo 
Pontefice, che a detto aimo i582 
si levassero dieci giorni , contando 
i5 ottobre, quando erano i cinque 
di quel mese, e sopprimendo i dieci, 
che restavano fra i cinque e i quin- 
dici, con cui si rimediava il disor- 
dine passato. Per provvedere poi a 
quello, che seguirebbe nell'avvenire, 
non dando luogo agli vmdici minu- 
ti , da Giulio Cesare e dal JNiceno 
non attesi , e che verrebbero a ca- 
gionare la varietà dell' equinozio, già 
di sopra osservata, ordinò Gregorio 
XIII, che ad ogni cento anni, co- 
minciando dal 1700 fino al 2000, 
fosse tralasciato l'antico bisesto. Del- 
la medaglia coniata a questo glorio- 
so Pontefice per la correzione del 
Calendario, una delle quali era pos- 
seduta dal Cardinal Borgia , fa pa- 
rola il Serassi nella P"ìla del Maz-' 
zonì, p. 60. 

Questa Gregoriana correzione fu 
l'anno stesso ricevuta in Francia, e 
nel seguente anno l' imperatore Ro- 
dolfo II scrisse a tutti i vescovi dell'A- 
lemagna, affinchè facessero ricevere il 
Calendario gregoriano nelle loro dio- 
cesi. Dipoi fu adottata negli altri 
stati cattolici ; ma gì' inglesi ed al- 
cuni protestanti, per non aderire al- 
la corle romana , si servirono del- 
l' antico Calendario , per cui erano 
obbligati ad ammettere due compu- 
ti, che dicevano antico e nuovo stile. 
Oggi per altro il solo impero E.us- 
so e la nazione greca fanno uso del 
Calendario Giuliano, mentre i pro- 



CAL 249 

testanti stessi introdussero il Calen- 
dario astronomico, o riformato, di 
Gregorio XIII, e l' Inghilterra ezian- 
dio, uno dal 1752, abbracciò il nuo- 
vo stile gregoriano. E vero però , 
che il Calendario non riformato fu 
introdotto in Russia da Pietro I il 
Grande , giacché avanti 1' anno in- 
cominciava il primo di settembre. 
Dice pure il Bercastel, che per quan- 
to utile fosse tale riforma , il solo 
tempo potè indebolire le prevenzioni 
degli accattolici, e si videro gli scis- 
matici della Grecia cedere prima dei 
protestanti, sebbene alcuni greci an- 
coi-a si ostinino a ritenere l' antico 
calcolo, malgrado gli evidenti suoi 
difetti, e la confusione, che ne ri- 
sulta nel commercio e nella società 
generale di Europa. Tuttavia il Pon- 
tefice Clemente XI, eletto nel ir-oo, 
riunì in R.oma ima congregazione 
de' più valentuomini italiani, profon- 
di nella scienza astronomica, per esa- 
minare il Calendario gregoriano, e 
quantunque abbia riconosciuti alcuni 
lievi difetti, che non potevansi cor- 
reggere con facili mezzi, preferì di 
lasciarlo come stava. Nel declinar del 
secolo XVIII , e ne' primordii del 
corrente , erettasi la Fi ancia in re- 
pubblica, introdusse un nuovo Ca- 
lendario , che faceva adottare alle 
nazioni su cui dominava , ma esso 
cessò col termine del governo de- 
mocratico. 

Ap]iena compiuta da Gregorio 
XIIl la correzione del Calendario, 
scrissero contro di essa Michele Me- 
stlino, e Giuseppe Scaligero , ma vi 
risposero con tanto successo i gesuiti 
Clavio e Petavio, che il Mestlino 
lasciò subito il campo, e lo Scalige- 
ro , chiamato col glorioso titolo di 
Correllore de' tempii da' suoi stessi 
partigiani, fu abbandonilo. Il Ric- 
cioli, alUo gesuita assai rinomato nel- 



25o GAL 

l'aslionomia, col finto nome di Mi- 
chele Manfredi, scrisse egregiamente 
il libro Vindiciae Kalendarii Gre- 
goriani adi'ersus Franciscum Leve- 
ram 3 Bonuniae 1666. Per ordine 
dello stesso Gregorio XIII scrisse 
Giovanni Stdon, religioso minore di 
Valenza, il libro De eniendatioiie 
roinaai Kalendarii, et paschalis so- 
lenmitaLis reduclione, Florentiae 1 582. 
Gregorio Boncompagni , degno pro- 
nipote del medesimo Papa, essendo 
convittore del seminario romano, per 
difèndere la grand' opera del suo 
prozio, sostenne, nel 1729, ima dis- 
puta intitolata : Coiistrucdo Kalen- 
darii gregoriani propugnata , etc. 
Qiiesta vide la luce anche in volga- 
re col titolo: Cosi i-iizione del Calen- 
dario Gregoriano, Roma 1 768, con- 
tro lo Epa Ile di M. Cassini, il qua- 
le pretendeva riformare le epatte 
gregoriane. Questi però ne avea fatto 
domandar l'approvazione a Clemente 
XI, il quale nikil censuit imniiUan- 
duni in quella di Gregorio XIII , 
confermata giù da Clemente VIII , 
nel 160 3. 

Gli altri autori poi, che scrisse- 
ro su questo argomento, sono i se- 
guenti : il gesuita Gabriele Daniel, 
trattando de ut discipline des quarto- 
decinias pour la celehration de la 
Pasque, nel tomo II della sua rac- 
colta de divers ouvrages, Parigi 1 70 1 ; 
r abbate Bastide, predicatore del re 
di Francia, Table perpetuelle des 
leltres dominicales, nelle Menioires 
de Trei'onx, Fenier 1704, presso 
alle quali, p. 807^ si vede la lable 
paschaie de Mons, Bianchini en- 
voyce par N. S. P. Clenient XI, a 
rnons. l' Abé Caslide j Domenico 
Quarlaironi, nelle risposte a quelli, 
che domandavano la riforma del 
Calendario gregoriano in tempo di 
Clemente XI stampate in Roma, e 



GAL 

lodate assai da' giornalisti di Tre- 
voux nelle Menioires di luglio del 
1704, p. 1070; Salvator Felice de 
Marco , Computi ecclesiastici syno- 
psis .... in qua chronoloi^iae demen- 
ta aliqua, nec non vigiiiae, stationes 
ecclesiasticae, cycli, epochae, perio- 
di, pascila, Kalendarii gregoriani 
correctio etc, Romae 1705. 

Il dotto gesuita bresciano Orazio 
Borgondi , famoso matematico nel 
collegio romano, morto nel i74i> 
lasciò due belle dissertazioni Con- 
structio Calendarii gregoriani , Ro- 
mae 1729, De colierentia calcali 
astronomici cum aequationibus Gre- 
gari anis , Romae 1734. Si vedono 
piu'e di Alessandro Canobio , dotto 
veronese, un Ragionamento sopra 
la riforma fatta del Calendario da 
Gregorio XIII, e un Trattato so- 
pra la celebrazione della Pasqua. 
Giacomo Betazzi scrisse un Epìtome 
operis Paschalis , Floi^entiae 1733. 
Contro quest'opera il p. Melitone da 
Perpignano, cappuccino francese, fece 
l'Apologia per difendere il Calenda- 
rio, o computo pasquale nello stato 
di' e in oggi. Gregoriana correctio, 
illustrata , ampliata , et a conviciis 
vìiulicata, Goloniae i743- Gli rispo- 
se il Betazzi con allra opera, il com- 
pendio della quale fu inseiùto nelle 
Novelle Fiorentine del i'j5i, e die- 
de occasione ad vma lettera latina 
in risposta al Betazzi, senza luogo 
di stampa, e senza nome dell' auto- 
re, che fu il dotto p. Melitone. Un 
altro avversario ebbe a Torino il 
Betazzi in Cari' Antonio Cacciardi , 
che, nel 1703, gli si oppose con un 
Discorso della luna pasquale , ma 
quegli rispose ad ambedue nelle 
Novelle Fiorentine dell'anno mede- 
simo. Di questa controversia letteraria 
scrisse giudiziosamente il Zaccaria 
nella sua Storia letteraria d'Italia, 



GAL 
(omo VII, p. i3(), tomo XIII p. C)^, 
tomo XIV, p. 363 5 con molte in- 
Icieàsaiili notizie, che possono servi- 
re in questo importantissimo argo- 
mento. 

Siccome si contengono nel Calen- 
dario le seguenti sei appartenenze 
dell'anno, cos\ le accenneremo qui 
il unite. j\el menzionato concilio I di 
PSicea si ordinò al patriarca Alessan- 
drino la pubblicazione del giorno , 
in cui cadeva la Pasqua , e perciò 
pervenne a noi l'uso del Ciclo Pas- 
quale, del Numero aureo, e delle 
Indizioni ec. F". Ciclo P.-ìsquale. 

I. Numero aureo, o Ciclo lunare, 
chiamato da' greci Enneade casleri- 
de y è un periodo di anni , che si 
conta progressivamente fino a dician- 
nove , dopo il quale i novilunii e 
plenilunii cadono nello stesso giorno 
del mese. Si chiama anche Ciclo di 
Melone ateniese, o spartano, dal suo 
inventore, che lo surrogò all'inesatto 
Periodo Saro da' Caldei, quasi 44^ 
anni innanzi l'era cristiana. I greci 
poco istruiti nell'astronomia, a|)plau- 
dirono tanto a questa scoperta, che 
ordinarono doversi affiggere il calcolo 
ne' pubblici luoghi in lettere d'oro. 
Se r attrazione non alterasse il tem- 
po delle lunazioni, il computo riu- 
scirebbe esatto; ma per tal cagio- 
ne avviene talvolta il divario di 
ore, le quali sono anche passate da 
un giorno all' altro. 11 ciclo lunare 
serviva ad indicare le lune nuove, 
ed a fissare la celebrazione della 
Pasqua nell' antico Calendario ; ma 
nel nuovo non seive che a trovare 
le epatte, le quali fanno vedere, che 
le lune nuove giungono ad ogni an- 
no undici giorni più. tardi. La ri- 
forma gregoriana corresse egualmen- 
te gli errori, che derivano da (jue- 
sta falsa opinione; vi rimediò per 
«pianto si potè, un:lé (jucsto Ciclo è 



GAL a'Ti 

ancora imperfetto. L'anno i836 del- 
la nostra Era è il XI li d' uno di 
questi cicli. 

II. Epalta ( Epacta ), voce greca 
che significa aggiunta, è quel tratto 
di tempo, il quale manca alle dodi- 
ci lunazioni, che compongono l'anno 
lunare, per eguagliare l'anno sola- 
re. Indica per tal modo l'età del- 
la luna nel primo giorno del nuovo 
anno, e vale a fissare il plenilunio 
pasquale. L'Epatta è di giorni undici, 
quanti ne decorrono da trecento cin- 
quantaquattro lunari a trecento ses- 
santacinque solari. Se allEpatta an- 
nuale aggiungasi il numero de' mesi 
decorsi dopo quello di marzo inclu- 
sivamente, ed il numero de' giorni 
già passati di tal mese in cui si fa 
la ricerca , fatta la sottrazione del 
trenta, ove la somma sia maggiore, 
il residuo indicherà l'età della luna. 
CoU'aggiungere poi il numero undici 
all' Epatta corrente, si troverà quel- 
la dell'anno futuro, deducendo sem- 
pre il trenta, dalla ([ual detrazione, 
se nulla avanza, l'Epatta sarà zero. 
Bisogna avvertire , che con questo 
metodo non si trova sempre il pre- 
ciso giorno della luna, e che si pub 
sbagliare d' un giorno , o quasi di 
due, perchè le lune sono alternati- 
vamente di ventinove e di trenta 
giorni. V. Petavio De doctrina ieni- 
poruni, ed il citato Clavio Romani 
Calendarii etc. 

HI. Ciclo solare, e lettera domi- 
nicale, ( Cyclus ). E un periodo di 
ventotto anni, dopo il quale i gior- 
ni della settimana ritornano a ca- 
dere ne' giorni stessi del mese, e se- 
guono le medesime successive varia- 
zioni, e finisce per ventotto , dopo 
di che tutte le lettere, che indicano 
la domenica , e le altre ferie, ritor- 
nano nello stesso ordine, nel quale 
erano. Si chiama questo Ciclo iola- 



20i GAL 

re, non pel corso del sole, ma per- 
chè il giorno della domenica dagli 
astronomi vien cliiaraato il giorno 
del sole, e la lettera dominicale 
è quella, che cercasi principalmen- 
te nel Ciclo solare , al qual effet- 
to questo fu inventato. Le lettere 
dominicali sono le prime sette del- 
l' alfabeto, colle quali si dinotano i 
sette giorni el)domadali per connet- 
terli ai giorni dell' anno. La loro 
disposizione è tale che 1' A risponde 
al primo, B al secondo dell' anno, e 
cosi fino al settimo. Se adunque nel 
secondo giorno fu domenica, la let- 
tera dominicale è B, perchè in quel- 
la tutte le domeniche cadranno. 
L' anno bisestile ha due lettere do- 
minicali, delle quali la prima a si- 
nistra segna le domeniche sino al 
febbraio inclusivamente, e l'altra nel 
resto dell' anno. 

IV. Indizione Romana. Ciclo, o 
periodo d' anni quindici, che si cre- 
de incominciato da Costantino il 
Grande a' 24 settembre dell' aimo 
3 12, nel Pontificato di s. Melchia- 
de , dicendosi indizione prima , se- 
conda, e terza sino alla decimaquin- 
ta, dopo la quale si comincia da ca- 
po , e così sempi'e ritornandovisi , 
terminata la decimaquinta. Ma i-e- 
trocedendo di quindici in quindici 
anni, può stabilirsene il suo princi- 
pio a tre innanzi Gesù Cristo. La 
indizione romana suole aggiungersi 
negli atti pubblici alle rispettive da- 
te in varii stati, e specialmente nel 
Pontificio. Fu Pelagio II, eletto nel 
578, il primo Papa, che ne' diplo- 
mi notò il tempo per le Indizioni. 

J^. L\DIZIOXI. 

V. Periodo Giuliano. Giuseppe 
Scaligero propose, nel secolo XVI, 
questa misura cronologica universa- 
le di anni settemile novecento e ot- 
tanta, che risultano dal prodotto dei 



CAL 

Cicli lunare e solare, e dalla Indi- 
zione, moltiplicati l'uno per l'altro. 
In esso non è possibile che s'incon- 
trino insieme più d'una volta i nu- 
meri de' suddetti tre Cicli , e dopo 
il compimento del periodo ripren- 
deranno il medesimo ordine. Il con- 
temporaneo principio de' tre Cicli, 
che forma l' anno primo del perio- 
do Giuliano, è dal calcolo stabilito 
a 4? r 3 anni avanti l'Era Cristiana, 
onde nel corrente anno 1841 si ha 
r anno 6554 ^^' periodo Giuliano, 
il quale non terminerà che coiran- 
no 3267. Vi è anche il periodo 
Dionigiano risultant-e dalla moltipli- 
cazione de'Cicli del sole, e della lu- 
na. Esso è di anni cinquecento e 
trentadue , ma è interamente fuori 
d' uso. 

VI. Feste Mobili. La data della 
domenica posteriore al plenilunio di 
marzo, in cui si celebra la Pasqua, 
è il cardine, che serve di norma a 
rinvenirle colle seguenti regole. La set- 
tuagesima sta nove settimane avanti 
Pasqua, le ceneri la precedono qua- 
rantasei giorni, le rogazioni stanno in- 
nanzi l'ascensione, che si festeggia nel 
dì quadragesimo dopo la pasqua, e la 
pentecoste avviene nel quinquagesi- 
mo, del quale è ottava la festa del- 
la Ss. Trinità , seguita nel primo 
giovedì da quella del Corpus Domi- 
ni. L' anno ecclesiastico comincia 
colla prima domenica di avvento , 
che è quella posta fra il 27 no- 
veinbre , e il 3 dicembre inclusiva- 
mente. I quattro tempi, o tempora, 
sono nella prima settimana intera del- 
la quadragesima, nella settimana di 
peutecoste, nel primo mercoledì dopo 
il 14 settembre, e nella terza setti- 
mana dell' avvento. V. Feste. 

Finalmente vi sono inoltre i se- 
guenti altri Calendario II Calenda- 
rio riformato , o corretto , è quello 



GAL 

che seuza usare i Numeri Aurei, le 
Epatle, le Lettere Dominicali , de- 
termina il plenilunio della Pasqua, 
e le feste mobili, che ne dipendono, 
mediante i calcoli degli astronomi , 
secondo le tavole del sole e della 
luna , che sono le tavole Ridolfine, 
o di Klepero. Il Calendario perpe- 
tuo è una l'iunione di Calendarii 
relativi ai diversi gioi'ni nei quali 
può cadere la Pasqua , ed è com- 
posto d' altrettanti calendarii parti- 
colari quanti sono i giorni dal 22 
marzo inclusive sino a'2 5 aprile, lo 
che equivale a ti'entacinque Calcu- 
darii , che si poti'ebbero ridurre a 
sette. Il Calendario^ od Almanacco 
è una tavola de' dodici mesi, o dei 
trecento e sessantacinque giorni del- 
l' anno, in cui vengono indicati quei 
della settimana , le feste mobili ed 
immobili, i nomi de' santi, di cui si 
celebra l' uffizio in ciascun giorno 
dalla Chiesa ec. Il Calendario ec- 
clesiastico fu detto anche Fasti, vo- 
ce presa da' gentili, colla quale si- 
giiilicavauo le tavole delle loro fe- 
stività e delle loro epoche liete, o 
funeste , onde poi ebbe origine il 
martirologio, come vuole il Baronio, 
ne' preliminari al Martirologio Ro- 
mano capo IV. Queste tavole, o ca- 
taloghi delle feste, si conservavano 
in ciascuna Chiesa, col registro dei 
santi, che in essa venei-avansi parti- 
colarmente. S. Cipriano scrisse ai pre- 
ti, e diaconi della chiesa di Cartagine, 
perchè formassero detti Fasti, o Ca- 
lendarii. I Calendarii del Breviario, e 
del Messale Romano, sono chiamati 
da Radulfo Tangrensc, che fiori nel 
i4oo, 3Iatricula Sanctorum, perchè 
matricola significa catalogo. 11 Ca- 
lendario particolare d' vma chiesa, 
ossia appendice al calendario dioce- 
sano, deve essere assegnato dal ve- 
scovo, secondo il decreto emanato 



cal 2/53 

dalla congi*egazione de' Piili , a' 2?, 
agosto 17445 ^f^ approvato da Be- 
nedetto XIV in Cracoviensi. Final- 
mente il Calendario Rustico è quel- 
lo della gente di campagna, che re- 
gola i tempi delle sementi, pianta- 
gioni, ed alti-o relativo alla coltiva- 
zione della terra. 

CALEìNDE e Cale\di. DagH anti- 
chi romani chiamavasi con questo no- 
me il primo giorno de'mesi, dal voca- 
bolo greco Kaleo, che denota chia- 
mare, perchè in tal giorno si chia- 
mava, e convocava il popolo ad in- 
tendere la pubblicazione di quella 
parte del Calendario , la quale ap- 
parteneva al mese cominciato. Quan- 
tunque però la parola Calenda sia 
greca , i greci non usarono le Ca- 
lende ; anzi per dire, che un tale 
non sarà mai più riveduto, si usò il 
proverbio: A rivederci alle Calen- 
de greche. Alcuni greci, ignorando 
r etimologia della voce Calende , 
credettero che nell'impero degli Au- 
tonini fosse accaduta una gran ca- 
restia in Roma , e che tre uomini 
chiamati Calcndus, Nonus ed Idus 
alimentassero la città, il primo per 
diciotto giorni, il. secondo per otto, 
e il terzo per quindici , e che per 
eternar la memoria di s\ segnalato 
beneficio, siasi dato il nome ad al- 
trettanti giorni del mese, per quan- 
to avea durato il nutrimento dato 
da ciascuno di essi al popolo ro- 
mano. 

Nelle Calende pertanto si convo- 
cava ed invitava il popolo romano 
al Campidoglio, per indicargli quan- 
ti giorni si avevano da contare si- 
no alle none, e per fargli conoscere 
r ordine delle feste e delle altre ce- 
rimonie , che si doveano osservare 
in tutto il corso del mese, chiaman- 
dosi perciò Calati i comi zi i, che in 
tal' epoca riunivansi. Si dice pure 

\ 



254 GAL 

che r oiigine della parola Calende 
derivasse dall'uso, per cui il Pontefi- 
ce de' gentili osservava l'apparizio- 
ne della nuova luna, nel primo 
fjitarto, o della nuova luna, per 
annunziarla al popolo. Le Calen- 
de erano dedicate a Giunone, per- 
chè ad essa era consacrato il pri- 
mo dì del mese ; e presso gli e- 
brei il primo giorno del mese chia- 
masi Neomenie. Le Galende ei-a- 
no detestate dai debitori , come 
quelle , che erano il termine or- 
dinato de' contralti , per cui Ora- 
zio le chiama Iri.stes et iiicommo- 
dae. Si contavano a rovescio, cosic- 
ché il giorno quattordici di dicem- 
bre, era il XIX avanti le Calende 
di gennaio , e così praticavasi negli 
altri mesi , per esempio XIX Ka- 
lendas: iaimarii, o decimonono ante, 
calcndan iamirtrii. Per esprimere il 
quanto nelle Calende de' giorni mo- 
derni, bisogna cercare qual numero 
di giorni rimangono nel mese, in 
cui si trova , ed aggiungere due a 
quel numero, indi si sottrae il due 
iuA'ece di aggiungerlo per trovare 
precisamente il quanto del mese es- 
presso in Calende. 

Il Hoccacclo fa dare ad alcuno il 
Ir.ion anno, e le buone Calende; 
e il Passavanti parla della buona 
mancia nelle Calende. Le Stren- 
ne, o Cnlende di gennaio, ossia il 
primo giorno dell'anno, a Roma era 
wn giorno di festa, e di licenziosità 
in onore di Giano ^ e di Streuia , 
dea dei donativi , come la qualifica 
s. Agostino, lib. IV de cii'ilate Dei 
e XìV, tom. VII. Questa festa era 
stata istituita da Tazio re dei sabi- 
ni , e poi collega di Romolo. Nel 
primo dì dell' anno nuovo il popo- 
lo portava un ramo di verbena 
tolto da un boschetto ne' dintorni di 
Roma , e consacrato a Strema , di 



GAL 

cui portava il nome. Questi rami 
di verbena erano riguardali come 
di buon augurio nel novello anno , 
etl in tal giorno ognuno faceva do- 
ni agli amici , e singolarmente i 
clienti a' padroni , i vassalli a' loro 
principi, e poscia i gentiluomini agli 
imperatori. Quantunque i cristiani 
al)l)orrissero il culto di Giano e di 
Slvenia , tuttavia conservarono mol- 
to attaccamento alle loro antiche 
pratiche, donativi , giuochi e ban- 
chetti, che si davano reciprocamen- 
te. Diversi eoncilii condannarono ta- 
li abusi, e molti zelanti vescovi pro- 
curarono estirparli, per cui abbiamo 
molti sermoni contro le feste delle 
Calende di gennaio. Anzi fu persi- 
no fulminata la scomunica ai col- 
pevoli, onde la Chiesa fece le Ca- 
lende di gennaio , cioè del primo 
giorno dell' anno , un giorno di di- 
giuno e di orazione. Nel secolo XI 
tiu'ono pure condannati i cultori di 
rpielle Calende in Francia , lo che 
fecero eziandio diversi eoncilii sino 
al Basileese. Finché durò questa 
stravaganza, in ogni famiglia elegge- 
vasi im Papa, un decano, o un re 
de'pazzi, ed in favore di cpicst'anar- 
chia si commettevano impunemente 
i più gravi disordini, e stomachevo- 
li dissolutezze , in onta ai precetti 
del cristianesimo. V. Storia della, 
festa de' Pazzi a Losanna in 55, 
ed il jMarlinetti Collezione Classica, 
Roma i8?,8. In essa nel tomo IV, 
parte II, opuscolo Vp. 206 e seg. ove 
descrivonsi abbominevoli consuetudi- 
ni, e si citano gli autori , che ne 
trattano, con interessanti, ed analo- 
ghe erudizioni. 

Diconsi finalmente Calende alcuna 
volta nella storia ecclesiastica quelle 
conferenze, che i parrochi , e i sa- 
cerdoti praticavano all' incominciare 
di alcun mese sui loi'o doveri, e vuol- 



GAL 

si che incominciassero nel secolo IX. 
Dalle Calentlc trasse l'origine il no- 
me di Calendario, o Caleiularo, che 
dinota quella scrittura o tabella , 
nella quale si distinguono , e nove- 
rano per ordine i giorni , e mesi 
dell' anno , colle nozioni del sole e 
della luna , non che delle loro va- 
riazioni. A Roma si datano le bolle 
dalle Calende di ciascun mese, se la 
loro segnatura cade appunto in quel 
giorno. J^. Bolle. E difficile stabili- 
re in queste quando i Promani Pon- 
tefici nelle sottoscrizioni cominciasse- 
ro a calcolarvi gli anni dell' Incar- 
nazione di Gesù Cristo. Ne' primi 
secoli della Chiesa li calcolavano nei 
diplomi, come usa vasi in Roma dai 
consoli, i quali avevano un autorità 
regia, e cambiandosi essi d' anno in 
anno, si calcolava l'anno dal conso- 
le ordinario, non dal surrogato. Co- 
sì s. Leone I, nel 44^» terminò le 
sue lettere : Kalendis JVovembris A- 
lipio V. C , e le altre nel 45^ 2, 
Kalendis Aprili': Opilione V. C. 
Così, per non dire di tutti , Gelasio 
I nel 496 sottoscrisse un diploma : 
Kalendis fehruarii Victor e viro cla- 
rissimo consule. E quando la Chie- 
sa abbracciò il computo delle Indi- 
zioni, principiandole, non da settem- 
bre , ma da gennaio , fu Pelagio II, 
del 578, che pel primo le adottò 
nel computo degli anni , come si 
legge nelle sue bolle : Datimi Ka- 
lendis martii Indictione V, e lo se- 
guitarono i suoi successori , fino al 
primo anno del secolo XV, nel qua- 
le fissarono l' Indizione Pontificia al 
giorno di Natale , che dà principio 
all' anno Romano ecclesiastico. 

CALEPPI Lorenzo , Cardinale. 
Lorenzo Caleppi nacque in Cervia 
a' 29 aprile 174I5 ed incominciò la 
sua carriera prelatizia, coU'esser de- 
stinato da Pio VI a presentare a 



CAL 255 

Vienna la berretta rossa al Cardi- 
nal Garampi, essendo egli allora u- 
dltoi'c di quella nunziatura. Dipoi 
da Pio VII venne fatto nunzio di 
Portogallo , e seguì la corte a Rio 
Janeiro nel Brasile. Ivi pure trova- 
vasi quando fu dal detto Papa crea- 
to Cardinale nel 1 8 1 6 agli 8 marzo. 
Egli pertanto full primo Cardinale, 
che ricevesse in America la berret- 
ta Cardinalizia , come fu il primo, 
che ivi cessasse di vivere. Morì a 
Rio Janeiro a' io gennaio 18 17, e 
fu esposto nella chiesa di s. Anto- 
nio de'padri francescani, dove fu an- 
che sepolto, secondo la sua disposi- 
zione. Lasciò di sé onorevole memo- 
ria, per le virtù , per la dottrina e 
per le cognizioni, di cui era fre- 
giato. 

CALETRICO ( s. ) , nacque in 
Francia l'anno del Signore 529. La 
fama delle virtù a lui proprie lo 
rese chiaro sino dalla giovinezza. 
Nella ancor fresca età di ventisette 
anni fu eletto a succedere a s. Lubi- 
no nel vescovato di Chartres. Riu- 
scì mirabile oltremodo nella dolcez- 
za delle maniere e nella tenerezza 
e compassione per gì' infelici , come 
un padre verso i figliuoli. Interven- 
ne al consiglio di Parigi, che fu ce- 
lebrato per la terza volta, nel 557, 
ed al secondo di Tours , nel ^^^. 
Quantunque breve la sua vita, poi- 
ché morì nel trigesimo ottavo anno 
di età, fti assai lunga, se si guardi 
a quanto opei-ò in vantaggio de'po- 
verelli ed alla santificazione delle 
anime al suo governo aflìdate. Le 
sue reliquie hanno onorato riposo 
nella cattedrale di Chartres, ove se 
ne celebra la festa il giorno 8 di 
ottobre. 

CALIBITI. Appellazione propria 
di que' santi, che menarono la vita 
nelle capanne. Il nome è derivato 



2:")G GAL 

dal greco calibi, che appunto sigiii- 

lica vma piccola capanna. 

CALICE. Vaso sacro a guisa di 
bicchiere, che adopera il sacerdo- 
te nel sacrifizio della messa, in cui 
consacra il vino eucaristico, \aria 
è r opinione sulla etimologia della 
\oce. Alcuni la fanjio venire dal 
greco Kalon, cioè legno , perchè i 
primi furono di legno, giusta la co- 
mune opinione ; altri dal nome ca- 
lidus, perchè iu esso bevevasi il vi- 
no caldo, secondo l' uso de' primiti- 
vi tempi. Sembra però maggiormen- 
te probabile, che la parola derivi dal 
latino Calix, che signillca appunto bic- 
chiere. Siccome non fu sempre eguale 
la materia di cui esso fu composto , 
cos\ variò anche la forma. Sono dis- 
cordi gli autori nello stabilire di che 
qualità fosse quello in cui G. C. 
cousagrò nell' ultima cena. Alcuni 
vogliono, che fosse di materia di po- 
co valore, e si appoggiano all' au- 
torità di Clemente Alessandrino, che 
lo asserisce nel libro li del suo Pe- 
dagogo. Peraltro Beda ( de lucis 
sanclis cap. 1 1 ) racconta che iu 
Gerusalemme si conservava quel ca- 
lice, il quale era d'argento, eoa due 
manichi, e si mostrava a' pellegrini 
con entro la spugna con cui fu ab- 
beverato in croce il Salvatore. Su 
tal argomento K. JMenocchio, Sluo- 
re t. I. p. 540 ; e Piazza Einero- 
logio t. If, pag. 552. E certo che 
il calice pel divin sagrillzio , nella 
povertà dei tempi apostolici, era per 
lo più di legno, e lo si prova dal 
decreto di s. Zeffirino, Papa del 20 3, 
il quale li proiKi assolutamente, 
perchè la materia essendo assai po- 
rosa, s'imbeveva del vino consegra- 
to, e non si potea ben purificare. 
Peraltro non si accordano gli eru- 
diti nello .stabilire, se egli li coman- 
dasse di vclro o di metallo, Al- 



c: A L 

cuni pretendono, che li prescrives- 
se di vetro, e riportano l' autoiùtà 
del Bona, Rer. lilurgicar. lib. I, e. 
2 5. Quelli poi i quali sostengono 
clie fossero di metallo , ed ag- 
giungono che son piìi moderni, di- 
cono che quel Pontefice volesse le 
sole patene di vetro, ma i Calici 
per la messa d'oro e d' argento , e 
di vetro fossero pi'escritti soltanto 
per portare le paiticole consecrate 
dalla basilica lateranense alle altre 
chiese. E fuor di dubbio però che 
sino dai primi tempi della Chiesa 
furono adoperati i calici di vetro, e 
che tal costume durò per molto tem- 
po, dietro la credenza comunemente 
ritenuta da' fedeli, che il Calice usa- 
to da G. C. nella istituzione della 
Eucaristia fosse di quella materia. 
Sappiamo infatti che di vetro era 
il Calice spezzato dagli ariani a s. 
Donato vescovo di Arezzo e martire, 
il quale colle sue orazioni miracolo- 
samente Io riunì ; cosa che si legge 
nella sua vita (^. s. Gregorio Dia- 
log. lib. I , cap. 7 ). S. Girolamo, 
del secolo IV, fa menzione dei calici 
di vetro usati a' suoi tempi , anzi 
narra che all' epoca della persecu- 
zione i sacerdoti erano costretti ad 
averli di quella qualità per non ris- 
vegliare la cupidigia dei gentili, in- 
tenti sempre a predare gli elfetti pre- 
ziosi de' cristiani. Egli nella epistola 
a Ruslico così scrivea di s. Esupe- 
rio vescovo di Tolosa : Nihil ilio 
ditius, c^ui Corpus Domini canistro 
vimineo sanguinem portai in vitro. 
E più innanzi s. Ireneo lib. I, e. 9, 
e s. Epifanio, Eres. 34, raccontano 
che l'eresiarca ÌNIarco, circa il tem- 
po degli apostoli , con arte magica 
dava il color rosso al vino bianco 
del Calice ed illudeva cosi i fedeli : 
dunque il Calice era trasparente e 
però di vetro. Un Calice di vetro 



GAL 

si conserva nella chiesa collegiata di 
s. Giulio nell'isola del lago d'Orla, 
diocesi di Novara , ma senza piede, 
secondo l' antico uso, e di color ce- 
leste, del quale si valea il santo pre- 
te per celebrare anche ne' suoi pel- 
legrinaggi. Un altro ve n' esiste tra le 
reliquie della basilica di s. Anastasia ; e 
il piazza, Emerologio di Roma, t. II, 
pag. 55 1, dice esservila tradizione, 
che fosse usato appunto dal santo 
dottore Girolamo, dopo che s. Da- 
maso Papa, del 367, Io avea chia- 
mato presso di lui in Roma. Con 
luttociò apparisce che sino dai pri- 
mi secoli fossero adoperati ad un 
tempo anche i calici doro e d'ar- 
gento. S. Urbano I, creato Pontefi- 
ce nel 226, li fece fare di quel me- 
tallo, e molti ve n' erano nella chie- 
sa d'Antiochia allorché Giuliano apo- 
stata giusta l'asserzione di Teodoreto, 
Histor. eccles. lib. Ili , e. 8 , spedì 
mano armata per saccheggiarla. P^. 
Lambertini Del sagrjfizio della mes- 
sa part. IV, sess. i, n. 27; Bona 
Remili lilurgìcar. lib. I. e. 25; 
Mabillon Musaci Italici t. II, pag. 
46. Tuttavia se ne facevano anche 
di rame e di stagno ; e questi fu- 
rono espressamente aboliti con quel- 
li di vetro e di legno nel concilio 
celebrato in Reims, l'anno 8o3, da 
Papa s. Leone III, permettendosi sol- 
tanto le coppe de'Calici d'argento do- 
rato, o di tutto argento ed oro. Quei di 
vetro e cristallo furono proibiti per 
la loro fragilità, que' di rame, di 
stagno, di ottone o di bronzo per 
l'odore ingrato, pel verde rame, o 
per le cattive qualità che sillatti 
metalli attraggono. Anche nella metà 
del secolo nono i Calici di stagno 
furono di bel nuovo vietati da s. 
Leone IV ; e s. Pier Damiani nel- 
r opuscolo XXIII, e. I, pai'la for- 
temente contro il loro uso. Che se 

VOL. VI. 



GAL 2^7 

poscia li permise Innocenzo IV, co- 
me nota il Casali, De veter. chrì- 
slianor, rit. p. 1 1 , e. 1 1 , lo fece so- 
lamente a riguardo dei greci. Il p. 
Zaccaria è anch' egli di quest'opi- 
nione. In appresso però tanto i greci 
che i latini, toltane qualunque altra 
materia, stabilmente li fabbricarono 
solo d'oro o d'argento. E qui non 
sia discaro il sapere clie rinvenuto 
in America il nuovo metallo detto 
platina o piallila, voce spagnuola di- 
notante argento piccolo, il re di Spa- 
gna Carlo III, nel 1790, volle man- 
darne le primizie a Papa Pio IV , 
col farvi lavorare con bellissime ce- 
sellatm-e e bassi-rilievi mi superbo 
calice con patena e cucchiarino . 
Sulla materia de' Calici V. anche 
Durando lib. I, e. 8, e Baronio nei 
suoi Annali. . 

Rispetto poi alla forma dei Ca- 
lici, la più antica era ottagona e 
veniva decorata di sagre immagini. 
Tertulliano, De pudicitia e, 6, fa 
menzione dell' antico uso di effigia- 
re ne' Calici il buon Pastore per 
eccitare i sacerdoti alla imitazione 
della carità di Gesìi Cristo, dicen- 
do: Ubi est ovis perdita a Do- 
mino rctjuìsita et ìiumeris ejus re- 
vecta '( procedant ipsae picturae Ca- 
licum vestroruni j e più innanzi : 
pairocinahitnr Paslor, qiiem in Ca- 
lice dipingitis. Eziandio in que' Ca- 
lici , che insieme ad altre offerte 
dai Papi, imperatori e principi ve- 
nivano anticamente presentati alle ba- 
siliche e chiese si vedeva scolpita 
la immagine di Gesù Cristo in for- 
ma di Pastore colla pecorella ritro- 
vata sulle spalle e col bastone o col- 
la fistola pastorale, tutti simboli del- 
la di lui infinita carità. Si ornava- 
no ancora con gemme preziose , e 
ne son testimonii gli autori, tra qua- 
li Anastasio bibliotecario , il quale 
17 



258 GAL 

parlando di s. Gregorio li , eletto 
nel 7 1 5, soggiunge : Hic fedi Cali- 
ceni aureum praecipunin diversis 
ornatum lapidìhns pretiosis , pcn- 
santein libras irìginta. Qualche volta 
dal labro di esso pendevano intorno 
varie campanelle , per eccitare i fe- 
deli col loro moto all' adorazione , 
mentre s' innalzava. Di tal foggia era 
il Calice di s. Malachia, arcivescovo 
di Armadi nelT Irlanda , morto nel 

I 148, conservato in Chiara valle, co- 
me attesta anche il Mabillon In 
conim. ad Ord. rom. t. II , Museo 
Ilal. p. 5o; Bona, Rer. liturgie. 1. i i , 
e i3, nonché il Mayer, Tliesaurus 
Clarevallensis. Anticamente v' erano 
anche de' Calici con due manichi , 
di forma grande. Questi servivano 
alla comunione del popolo , che la 
riceveva sotto tutte due le specie. 

II diacono tenendo pei manichi il 
Calice lo presentava al popolo, che 
si comunicava , prendeva la fistola 
Calainus, o cannello d'argento, di 
stagno, d'avorio ed anche d'oro, 
com' è quello che usa il Papa nei 
Pontificali, il quale era attaccato allo 
stesso Calice, e con esso succhia- 
va e si beveva il prezioso sangue. 
K. Jo. Voghtius De hisloria fistulae 
^ucarislieae ctc. Bremae 1640. I ca- 
lici odierni hanno la coppa sorretta 
da un piede , e la parte superiore 
ed inferiore accompagnata da orna- 
menti analoghi all' uso , a cui sono 
destinati. In quanto alle decorazio- 
ni, queste variano secondo il genio 
degli artisti. Alcuni hanno sorretta 
la coppa da un angelo con veste 
diaconale, o dalla religione personi- 
ficata. Le spighe e i grappoli sono 
gli ornamenti ordinarii, simboli del- 
le specie sagramentali. Altre volte 
si veggono rappresentati un pellica- 
no , o la cena del Signore , la sua 
passione, gli apostoli od altri santi. 



GAL 

Varie sorta di Calici si adopera- 
vano negU antichi tempi. Il Calice 
detto del Battesimo in cui a' novel- 
li battezzati, dopo che s'era data la 
Eucaristia sotto le specie del pane, 
la si dava sotto le specie del vino. 
I Calici ìiiinisteriali, ed eran quelli 
in cui si portavano le particole dal- 
la basilica matrice alle chiese filiali 
di Roma. Vi erano ancora altri Calici 
ministeriali. In questi dal Calice mag- 
giore del celebrante si versava il 
Sangue pei- distribuirlo poscia a' fe- 
deli, che facevano la comunione. La 
loro forma era piuttosto gi-ande con 
due manichi, siccome abbiamo os- 
servato di sopra. Oggidì , siccome 
riferisce il Lambertini, del sacrificio 
della Messa part. IV sess. I, n. 28, 
dietro l' autorità del Bona, lib. I, 
cap. 25, n. 3, gli armeni usano due 
Calici nella Messa : uno serve per 
portare il pane, l' altro pel vino. 

Come il sacerdote debba usare 
del Calice nel divin sagrifizio , in- 



segnano diffusamente i litun 



An- 



ticamente invece che collocarlo die- 
tro r Ostia, come si fa al presente, 
lo si poneva al destro lato per ri- 
cordare il Sangue e l' accjua che 
uscirono dal desti-o lato di Gesù 
Cristo. I greci conservano 1' antico 
rito. 

Il Calice dev^ essere consagrato 
dal vescovo, e la consegrazione du- 
ra finché vien rotto, oppure di nuo- 
vo s'indori la coppa, nel caso che 
il Calice sia d' argento , poiché la 
rubrica prescrive che l' interno del- 
la tazza dev' esser sempre almeno 
dorato. Esso può essere consegrato 
anche , per uso soltaxito delle loro 
chiese, dagli abbati degli Ordini dei 
canonici regolari e degli Ordini mo- 
nastici, che hanno 1' uso de' Pontifi- 
cali. Però in forza di un privilegio 
apostolico un semplice sacerdote pò- 



GAL 

tra farne la consegrazione : e infatti 
Paolo III, nel i549, concesse a' sa- 
cerdoti gesuiti, che nei luoghi degli 
infedeli lontanissimi , dove non si 
possono avere vescovi cattolici, po- 
tessero consegrare i Calici. Egual 
privilegio fu concesso a'frati minori 
dell' osservanza nelle parti degl' in- 
fedeli. V. Piodriq. toni. I regni, q. 
1 , art. 4- Renandot, nella collezio- 
ne liturgica orientale, molto bene 
liflette che l' uso antico di conse- 
crare i Calici coia preghiere ed un- 
zioni , insieme alla proibizione di 
servirsene in altri usi profani, è una 
prova della fede della leale presen- 
za di G. C. nella Eucaristia. 

II Calice non può essere toccato 
che dai soli ministri sagri. I che- 
rici minori ed i laici non lo pos- 
sono senza l' autorizzazione del su- 
periore ecclesiastico. Questa è an- 
tichissima legge che rimonta si- 
no al secolo secondo, cioè al Ponti- 
ficato di s. Sisto I, eletto nell' an- 
no i32. Vuoisi che s. Solerò, Pa- 
pa del 175, abbia proibito di ma- 
neggiarli anche alle sagre vergini ; 
cosa confermata dal Pontefice s. Bo- 
nifacio I, del 4' 8' G^li eretici non 
ammettono questi decreti , perchè 
essendo domandato a Papa s. Zac- 
caria, eletto nel 74 1? se le mona- 
che potessero esercitare alcuni uffi- 
zii in Chiesa, rispose di no, appog- 
giato sulla lettera di Gelasio I ai 
vescovi di Lucania, senza far paro- 
la del decreto di Sotero e di Boni- 
facio I, ciò che gli era più accon- 
cio di aggiugnere alla proposta di- 
manda. Le lettere di Gelasio I e di 
Zaccaria si leggono pi'csso Labbé > 
Concìl. tom. IV, col. 1 1 94; tom. VI, 
col. iSog. 

Calice si denominò dagh antichi 
scrittori quella coppa in cui si po- 
nevano le sorti ; dietro simil costu- 



CAL 259 

me. Calice si appella quel vaso di 
argento , che presenta appunto la 
forma del Calice, e vien posto sul- 
la mensa dell' altare nella cappella 
degli scrutinii, affinchè i Cardinali vi 
pongano dentro i lor voti per la 
elezione del nuovo Pontefice. 

La parola Calice vien presa an- 
cora in senso figurato per dinotare 
le felicità temporali, o spirituali, e 
anche le pene del tempo o dell' e- 
ternità. In tal senso quattro sorta 
di Calici si distinguono, alle quali 
si possono riferire tutte le altre. 
Calice di benedizione , ed è quello 
della ss. Eucaristia, di cui parla san 
Paolo nella prima epistola ai Corin- 
ti e. X, V. 16: Calice di felicità spi- 
rituale o temporale (Saint. 22); 
Calice di dolore e di afflizione 
( Matlh. 20 ); Calice di collera e di 
vendetta ( Salm. io). 

La stessa voce indicava nei tem- 
pi antichi eziandio quel bicchiere 
nel quale si accostumava di bere 
alla fine de' pranzi di religione, al- 
la salute dei convitati in segno di 
fratellanza. Dopo di quella cerimo- 
nia veniva tolta la mensa, e tutti 
si alzavano ringraziando il Signo- 
re. La Scrittura appella quel bic- 
chiere il Calice di ringraziamento. 
Che se bevevasi dopo i riti pei 
defonti, si chiamava Calice di conso- 
lazione. 

Natale del Calice, natalis Calicis, 
è chiamato dagli antichi padri il 
giovedì santo , perchè in quel gior- 
no il Calice dall' uso profano fu da 
Gesù Cristo trasportato all' uso sa- 
gro, in quel giorno, secondo la li- 
turgia latina , nel divin sagrifizio , 
oltre al Calice consueto, se ne ado- 
pera anche un altro per riporvi 
l' Ostia da conservarsi per la mes- 
sa de' presantificati del giorno se- 
guente. 



a<ìo GAL 

Alcune chiese di Roma ricevono 
annualmente l' ofl'erta di alcuni Ca- 
lici e torcie. V. Sommano (Ventra- 
ie e uscite dell' inclito popolo ro- 
mano, Roma i6o4- Benedetto XIII, 
nel 1725, alle cjuarantotto chiese, 
che allora godevano tale offerta, ne 
fece aggiugnere altre venti , coli' al- 
ternativa di ventiquattro all' anno ; 
ma questo numero variò in pro- 
g lesso. 

1 Calici vengono offerti ancora co- 
me tributi d' infeudazioni o di cen- 
si. Diversi di questi ne riceve la 
camera apostolica nella vigilia dei 
ss. Pietro e Paolo. 

Qui giova aggiugnere anche l'os- 
servazione non solo che l' apostolo 
s. Giovanni si rappresenta, con un' 
aquila, con un Calice in mano, dal- 
la cui coppa esce un serpente , per 
indicare il veleno che peixlettc la 
sua mortifera qualità , quando gli 
iìn dato a bere. F. Fiorentini Mar- 
tjrol. p. i4o. 

Olire agli accennati autori, si po- 
tranno vedere in riguardo al Calice 
il Cardinal Oisi Storia ea^lesiastica 
tom. IV, p. 9.7 dell' edizione di Ro- 
ma 17.50; il p. Paoli della madre 
di Dio , nella sua erudita disserta- 
zione sulla celebre patena d' Imola, 
col titolo : De patena argentea fa- 
rocorneliensi eie. JXeapoli i 74^5 Gior- 
gi Disnuìsilio de sacro ministerio .; 
nonché gli articoli Messa, Vmo. 

CALICISTI. Eretici del secolo 
XIV sorti in Boemia. Costoro, die- 
tro gl'insegnamenti di certo Jacobel, 
asserivano, che il calice, ossia la 
comunione sotto amendue le specie, 
diveniva necessaria per la eterna sa- 
lute anche a' fanciulli. Roquesanc, 
uomo ambizioso, successore nella 
scuola di Jacobel, impech la unione 
di que' settai'ii alla Chiesa romana, 
perchè non gli venne conceduto 



GAL 

r arcivescovato di Praga. I Gali cisti 
volevano ancora una eccessiva puni- 
zione de' delitti pubblici, privati e 
libera a chiunque la predicazione. 
Essi si imirono per lo piti a' lu- 
terani , e si crede che ve n' esistano 
ancora in Polonia. 

CALIDON ( Calydonien.). Città 
vescovile di Etolia nella Grecia, la 
cui sede fu eretta nel nono secolo, 
ed ora è vescovato in partibus y 
sulfraganeo della metropolitana di 
Lepanto. E conosciuta anche col no- 
me di Àcfuila e di jéilon. 

CALIFORNIA (Californicn.). Ve- 
scovato, la cui residenza è nella cit- 
tà di s. Diego, città e porto del Mes- 
sico, edificata nel 1709, nella nuo- 
va-California, provincia dello stesso 
Messico. La costa delia California 
nuova fu visitata nel i5/[i da Ca- 
brillo, poi esplorata da Drake, indi, 
nel 1602, esaminata dallo spagiuiolo 
\ izeaino. Nel 1763, si stabiUrono 
delle missioni, e dei presidii nei por- 
ti di s. Diego e' di Monte-Rey. Di 
tutti gli stabilimenti spagnuoli del- 
l'America, la religione fece in quel- 
lo della California i più rapidi prò 
gressi. Imperocché mentre, nel 1770, 
vi si contavano otto missioni, nel 
1790, ve n'erano undici, enei 1802, 
giunsero a dieeiotto, per la maggior 
parte esercitate dai francescani. 

La California vecchia poi è una 
vasta penisola, che unitamente alla 
nuova California forma una provin- 
cia della repubblica messicana. Le 
sue eoste furono meglio conosciute 
nel 1 535, dopo Diego Hurtado, da, 
Diego Becera, da Hernardo di Grijal- 
va, e da Cortes, il quale ricono- 
scendo inoltre il golfo, questo prese il 
nome di mare di Cortes. Nel 1 642 
i gesuiti vi fissarono una missione, e 
civilizzando poco a poco glindigeni, 
in pochi anni fabbricarono nella pe- 



e AL 

nisola sedici villaggi ; stabilimento 
che poi passò ai domenicani del Mes- 
sico. 

Il vastissimo paese della Callfoi'- 
iiia , sì alta che bassa , o nuova e 
vecchia, che per la sua posizione 
può considerarsi quale appendice del- 
la immensurabile repubblica e re- 
gione del IMessicOj nel concistoro dei 
a 7 aprile 1 840 , è stato ei-etto dal 
regnante Gregorio XVI in separata 
diocesi episcopale, dichiarata suf- 
fiaganea della metrojxili di IMessico. 
Ciò si deve alle benefiche e religio- 
se premure del goveriK) messicano, 
intento non solo ai temporali, ma 
altresì agli spirituali vantaggi delle 
popolazioni a lui soggette. A queste 
volle aderire il lodato Pontefice, e 
perciò, accoltene le domande, accettò 
ancora, e confermò la nomina in 
primo Vescovo, nella persona del be- 
nemerito religioso missionario del- 
1 Ordine de' minori p. Francesco Gar- 
uia Diego. Ed era ben da desiderar- 
si, che la coltui'a spirituale di una 
popolazione estesa, fin qui governata 
dal vescovo di Sonora [Fedi), si af- 
fidasse ad un vescovo pixiprio, il 
quale da vicino ne coiKìsca i biso- 
gni , e ne promuova in un colle 
cristiaxie virtù , la già bene incam- 
minata civilizzazione. Quasi nel cert- 
tro del territorio , si è eietta la 
cattedrale, e conveniente e pari ai 
bisogni è la dotazione per la mensa 
vescovile dal governo del IMessico 
assegnata pel decoroso mantenimento 
del vescovo, del capitolo e del se- 
minario , venendo stabilita la tassa 
camerale in ti^ntatre fiorini. 

Giova sperare, che la californiese 
chiesa novella , mercè l' impegno, e 
le premure di chi ne fii posto al 
regime, coadiuvate dal governo Mes- 
sicano, il quale tiene presso la Santa 
Sede un inviato straordinario, e mi- 



GAL 261 

nistro plenipotenziario , prospererà 
sempre più all'ombra delle cristiane 
e sociali virtù. 

CALINDES. Città vescovile della 
Caria, diocesi d'Asia, eretta nel V 
secolo sotto la metropoli di Mira, il 
cui vescovo Leonzio scrisse una let- 
tera air imperatoi"e Leone. Tolomeo 
la pone nella Licia , Plinio chiama 
Caìy dna, CdXiwàò. città dell'Asia mino- 
re, che forse è la stessa che Caliiides. 

CALINI Lodovico, Cardinale. Lo- 
dovico Calini, nacque a Calino, feudo 
di siKi famiglia di Brescia, a' 18 gen- 
naio 1 6f)6. Dopo fatti i suoi studii, 
abbracciò lo stato ecclesiastico, e re- 
catosi a Roma, si pose in prelatura, 
nella quale esercitò varie cariche, sin- 
ché divenne commendatore di s. Spi- 
rito. In premio delle sue fatiche e 
delle sue virtù, da Clemente XIII, 
a' 26 settembre 1766, fu creato Car- 
dinal pr-ete di s. Stefano al Mon- 
tecclio. Fu quindi annoverato alle 
congregazioni de' vescovi e legolaii , 
dell' immunità, della reverenda fab- 
brica , della visita apostolica , e dei 
riti; e fu protettore del monistero 
di s. Marta, e della chiesa e nazio- 
ne Bresciana in B.oma. Morì a Bre- 
scia prefetto delle indulgenze e sacre 
reliquie, a' q dicembre 1782, di ot- 
l-antasei anni, e sedici di Cardinalato. 
Venne esposto, e sepolto in quella 
cattedrale. 

CALISCH. Luogo nella dioce- 
si di Gnesne nella Polonia. Nel 
Pontificato di Martino V, a' 25 di 
settembre 1420, vi fu- celebrato un- 
concilio dentro il coro della colle- 
giata , sojjra l'elezione del vescovo- 
di Shigonia, primate dell' Ungheria. 
Si formarono in esso anche diversi 
canoni secondo le regole del dirit- 
to, e relativamente alla peimuta dei 
bei>cfizii ecclesiastici, dei chierici e- 
steri, degli ai'citliacoui e vicarii ; aow 



262 GAL 

meno che di cpianto riguarda i giu- 
dizi!, i di festivi, le sedi vacanti, le 
disposizioni testamentarie , ed altro 
che può vedersi prèsso il Labhé al 
tomo XII, e r Arduino al tomo 
Vili. 

CALISTINI. Appellazione di al- 
cuni eretici luterani moderati se- 
guaci della dottrina di Giorgio Ca- 
listo celebre loro teologo. Era nato 
costui in Medelbury ncll' Holstein, 
l'anno i586. Insegnò teologia in 
rielmstadt, e finì la vita nel 1666. 
Combatteva egli i principii di s. A- 
gostino sulla predestinazione, sulla 
grazia e sul libero arbitrio. Corae- 
chè fosse più riserbato e più ragio- 
nevole della maggior parte de' set- 
tarii, scrisse molte opere fanatiche, 
tra le quali un trattato contro il 
celibato dei preti. V. Bossuet St. 
delle variaz., lib. 2. 

CALISTO I (s.), Papa XVII. 
Era figliuolo di Domizio , della fa- 
miglia Domizia, come stima il Bian- 
chini , e fu creato Pontefice ai 2 
settembre del 221. Dicesi aver egli 
ordinato di nuovo ; i ." che i sacer- 
doti contraessero cogli ordini sacri 
r obbligo di continenza , né potesse- 
ro ammogliarsi ; 2." che il matri- 
monio non potesse essere celebrato 
tra i parenti ; 3." che si osservasse 
il digiuno delle quattro tempora 
dell' anno ordinato dagli apostoli , 
perocché da alcuni popoli si trascu- 
rava, come notano molti scrittori 
presso il Ferrari. In quel tempo il 
culto cristiano acquistava maggior 
pompa , edifica vansi luoghi fissi per 
le assemblee dei fedeli , che dive- 
nivano le prime chiese piantate do- 
po la pubblicazione del vangelo. 
Ristabih questo Pontefice nella via 
Appia il cimiterio, ovvei'o catacom- 
ba, che da lui prese il nome di Ca- 
listo. Fabbricò inoltre Calisto I in 



CAL 

Trastevere, nell'anno 224, ^^ chie- 
sa di s. Maria, chiamata Fons O- 
lei, e dopo aver governato cinque 
anni, un mese e dodici giorni, per 
1' odio dei magistrati, che maltratta- 
vano i cristiani, anche all' insaputa 
dell'imperatore Alessandro, fu posto 
prima in carcere, indi fu gettato in 
un pozzo per una finestra del car- 
cere medesimo, ove stette per mol- 
to tempo essendovi battuto ogni gior- 
no, e dove mori ai i4 ottobre 226. 
Quel pozzo si vede tuttavia nella 
chiesa di s. Calisto de' pp. benedet- 
tini presso la suddetta chiesa di s. 
Maria fabbricata da questo Pontefi- 
ce. Quella chiesa era la casa di Pon- 
ziano, ove il santo Pontefice si riti- 
rava nel tempo delle persecuzioni. 

CALISTO li Papa, CLXIX. Ave- 
va egli nome Guido, ed oltre essere 
quinto figliuolo del conte di Bor- 
gogna Guglielmo II, detto la Testa 
ardita, era parente dell' imperatore 
d' Alcmagna , del re d' Inghilterra , 
della maggior parte dei sovrani al- 
lora regnanti, e zio in fine di Ade- 
laide regina di Francia. Abbracciata 
la vita monastica tra i benedettini 
del monistero di Faveriano nella 
diocesi di Beziers , venne promosso 
nel 108 3, all' arcivescovato di Vien- 
na in Francia, e da alcuni fu an- 
noverato eziandio tra i Cardinali, 
comechè da altii con maggior fon- 
damento ne sia stato escluso. Il Pa- 
pa Gelasio II, passando per Vienna 
iiffine di trasferirsi a Clugny , volle 
conferire con Guido sugi' interessi 
della Chiesa, ed invitollo a seguirlo 
ancora a Clugny. Ma ivi appena quel 
Pontefice arrivò fu colto dalla morte, 
e raccoltasi nel monistero la maggior 
parte dei Cardinali venuti a trovar 
Gelasio, fu eletto nuovo Papa il no- 
stro Guido al primo febbraio 1 1 ig, 
con giubilo e sorpresa della nazione 



GAL 

tiancesc, ma con grande meraviglia 
dolio stesso Guido, il quale ricusò 
ili acconsentire alla elezione, se non 
fosse stata ratificata dagli altri Car- 
dinali in Roma, dove all'uopo avea 
spediti i propri nunzi. Nondimeno, 
allorché vide il consenso dei prelati 
di Alemagna unirsi a quello dei fi-an- 
cesi, più non dubitò dell' adesione dei 
romani, e senza più si recò a Vien- 
na, e venne incoronato ai 9 dello 
stesso mese, appellandosi Galisto II. 

II primo pensiero del nuovo Pon- 
tefice si fu di procurare la riunione 
della Gliiesa tm-bata dall' antipapa 
Burdino (^. Antipapa XXVII), e di 
soffocare interamente il lagrimevole 
5cisma, che la controversia delle in- 
vestiture aveva prodotto in Alema- 
gna. A tal fine intimò un solenne 
concilio a Reims pel mese di otto- 
bre dello stesso anno i 1 19; ma 
frattanto un altro ne teneva a To- 
losa agli 8 di luglio, affine di reprime- 
re Pietro di Bruys, capo de' petro- 
busiani, che sulle orme de' manichei 
ridestava le false dottrine sul batte- 
simo, sull'eucaristia, sulla Ghiesa , 
sulla croce, ec. Quel capo-settario el> 
be una fine condegna al torbido suo 
animo. Consegnato al braccio seco- 
lare, subì la condanna di essere 
bruciato vivo. In quel mezzo giim- 
gcvano al concilio di Reims prelati 
da tutte le parti dell'occidente, né 
lo stesso re di Francia Lodovico man- 
cava di avervi posto presso il luo- 
go medesimo ov' era la sede del 
Pontefice. 

Galisto propose innanzi tutto al 
concilio il precipuo scopo per cui 
era adunato : la estirpazione cioè, 
delle simonie e delle investiture 
neir Alemagna. A rimuovere anzi 
questo secondo abuso, aveva spediti 
legati a Strasburgo all' imperatoi-c 
Enrico \ [V. GKRMANtA), la deslrez- 



GAL ^3 

za dei quali giunse a fargli giurare 
la rinunzia alle sue pretensioni. Di 
che avvisato il Pontefice, corse a 
Mouson sulla Mosa, ove l'imperato- 
re da Strasburgo si era tradotto col 
fine d'indiulo a ratificare, o mante- 
nere quanto co' legati aveva conve- 
nuto. L'instabilità però di Eni-ico, 
come si vide astretta, chiese proro- 
ga di un giorno dapprima, indi si- 
gnificò dovere per la importanza 
sua essere l' oggetto piuttosto trat- 
tato in ima assemblea generale del- 
la nazione . Le quali manovre 
accompagnate alle molte truppe , 
onde Enrico s' era circondato , mi- 
sero sospetto nel Pontefice , che 
per lui potessero essere ordite le 
pratiche da Enrico medesimo usa- 
te verso Papa Pasquale II ( Ve- 
di). Laonde non istimandosi sicuro 
in Mouson, fortezza dell' ai'civescovo 
di Reims , passò in altra piazza vi- 
cina, appartenente al conte di Tro- 
yes. Tuttavia non cessava in lui lo 
spavento ; anzi nel gioi'no appresso 
si rifugiò a Reims, dove due giorni 
rimase assai malconcio nella salute 
innanzi di poter ripigliare gli affari 
del concilio. 

Finalmente a' 29 di ottobre fece 
leggere al concilio i canoni da lui 
compilati contro la simonia, le inve- 
stiture, le usurpazioni de'beni eccle- 
siastici, r incontinenza dei chierici, e 
contro quelli , che lasciarono i lo- 
i-o benefizii per diritto di eredi- 
tà , o che esigevano retribuzioni 
per r amministrazione dei sacra- 
menti, e per la sepoltura. La mag- 
gior parte di que' decreti fu gene- 
ralmente applaudita, ma quello delle 
investiture divenne cagione di dispute 
gravissime. Credettero alcuni, che con 
esso si pretendesse di togliere i gius- 
patronati , i feudi ecclesiastici e le 
decime da lungo tempo possedute, 



264 e AL 

per la qiial cosa il Papa modincc) 
cjLicll' articolo, e lo restrinse alla in- 
vestitura dei vescovati e delle abba- 
zie. Allorché tutti sembravano soddis- 
fatti, furono distribuite quattrocento e 
ventisette candele per altrettanti prela- 
ti ivi presenti, ed Oldegario di Barcello- 
na, che per le sue virtù si meritò il ti- 
tolo di beato, fece una eloquente e 
saggia distinzione tra la podestà del 
Irono e del sacerdozio ; dopo di che 
il Papa fulminò l'anatema contro 
r antipapa Burdino e contro Enrico 
di lui fautore ; e nello stesso punto 
Ogni prelato smorzò la sua candela, 
giusta l'antico rito. 

Finito il concilio, il Papa si av- 
viò a Roma. I popoli corsero in 
folla a rendergli omaggio come a 
legittimo Pontedce. Le truppe to- 
scane si unirono alle processioni dei 
paesi, e mossero ad incontrarlo. Quelle 
di Roma gli uscirono incontro alla 
distanza di tre giornate, e pronte mo- 
straronsi a vendicare la sua causa, 
che non dividevano da quella della 
Chiesa. In tale maniera entrò Ca- 
listo in Roma ai 2 giugno del 1 120. 
L' antipapa Burdino erasi ritij-ato 
a Sutri risoluto di ivi difendersi 
sinché gli giungessero aiuti dell'im- 
peratore. Ma Calisto , dopo essere 
rimasto circa un mese a Roma, pas- 
sò a Benevento per animare Gu- 
glielmo duca di Puglia e di Cala- 
bria ad intraprendere l' assedio di 
Sutri. Tornò poscia a Roma per 
celebrare le feste di Pasqua, e subi- 
to dopo spedi a Sutri numeroso 
esercito alla testa del Cardinale di 
Crema, a cui non tardò egli mede- 
mo di tener dietro. Burdino abban- 
donato dall' imperatore, cadde nelle 
mani degli asscdianti, che nel modo 
più burlesco lo strascinarono a Ro- 
ma, sebl^eue Calisto, a non aggra- 
vare la sua sciagura, il mandasse a 



GAL 

far penitenza nel monistero di Cava, 
Il Papa i-istabib il buon ordine 
e la pubblica sicurezza ; deniob le 
fortezze dei Frangipani e degli altri 
piccoli tiranni dello stato Pontificio, 
e ridusse alla ragione tutti i gran- 
di di Roma temuti soprammodo 
dai suoi predecessori, e tornò in fi- 
ne alla sua disposizione le offerte di 
s. Pietro impunemente saccheggiate, 
affine d' impiegarle a vantaggio del- 
la Chiesa. Questo buon Pontefice a 
cagione della lunga strada, indirizzò 
gì' inglesi al pellegrinaggio di Compor 
stella piuttostoché a quello di Roma; 
il perché alla chiesa di s. Jacopo 
accordò le stesse prerogative, che a 
quella di Roma. Ma la caduta del- 
l' antipapa rinvigorendo il coraggio 
de' cattolici, e l'ira de' loro avversa- 
ri!, produceva un generale commo- 
vimento, e metteva in armi tutta la 
Germania. Se non che il deside- 
rio della pace ed il timore sull'e- 
sito della guerra fece venire piuttosto 
agli accordi, ed in un'assemblea ge- 
nerale raccolta a Virtzburgo, ai 3o 
settembre 1 1 2 i , fu stabilito di man- 
dare a Roma Brunone vescovo di 
Spira, ed Arnolfo abbate di Fulda, 
acciocché il Papa convocando un 
generale concilio, provvedesse all' e- 
stirpazione della controversia sulle 
investiture, la quale da cinquant'an- 
ni tenea diviso il sacerdozio e l'im- 
pero. 

Quei due legati, spianate a Roma 
le difficoltà principali, tornarono in 
Germania con tre Cardinali, che il 
Papa inviava all' imperatore. Insie- 
me con essi si tenne quindi una 
dieta imperiale a Worms, ove, dopo 
parecchie conferenze, restò conchiusa 
la pace , stabilendosi, che l' impera- 
tore dar potesse le sole investiture 
collo scettro , e lasciasse quelle, che 
dar si doveano col bacolo e coli' a- 



GAL 
nello. Tali impegni furono sottoscrit- 
ti e consegnati con molto apparato 
in una pianura sulle sponde del Re- 
no, a cagione della moltitudine che 
formava l' assemblea. I legati Pon- 
tificii diedero ad un tempo l' asso- 
luzione alle truppe di Enrico, ed a 
quanti aveano avuta parte allo sci- 
sma; e per dare tutta la stabilità 
ad un affare di tanta importanza , 
si tenne a Pioma nella susseguente 
quaresima, nel ii23, il primo con- 
cilio ecumenico di Laterano, ch'è il 
nono tra i concilii generali. V in^- 
tervennero da novecento e piii ve- 
scovi, e per esso riconciliato fu l'impe- 
ratore colla Chiesa, e venne restituito 
quanto era stato tolto alla Chiesa 
Romana. Il Papa concedette all'im- 
peratore, che le elezioni de' vescovi 
e degli abbati della Germania far 
si potessero senza simonia alla pre- 
senza di lui, e che gli eletti potes- 
sero ricevere da esso collo scettro , 
o con altro esterno segno le rega- 
lie, cioè i feudi ed altri simili beni 
dai principi conceduti alla Chiesa. Fu- 
rono rinnovate in esso altresì le sco- 
muniche contro i nicolaiti (Pddi) 
ed i simoniaci (Pedi), e trattossi e- 
ziandio sulla sacra spedizione alla 
Palestina, ed alla Spagna contro i 
nemici del nome cristiano. 

Dopo aver celebrato questo con- 
cilio, Calisto si trasferì a Benevento 
per trattare la causa di quell' arci- 
vescovo Rofredo accusato di simonia. 
Ritornato a Roma, assalito venne da 
una violenta malattia, per la quale 
dovette soccombere ai 1 3 dicembre 
del I 124. Governò la Chiesa cin^ 
que anni, dieci mesi e dodici gior- 
ni, ne' quali in due promozioni creò 
pove Cardinali, sebbene il Cardella 
ne accresca il numero, e fu sepol- 
to nella basilica lateranense. Il nome 
di (Questo insigne Pontefice, che avea 



GAL 265 

restituiti in onore gli antichi monu- 
menti di Roma, che aggiunti le aveva 
parecchi acquedotti, e riedificata la 
chiesa di s. Pietro ornandola magnifi- 
camente, è registrato con molti encomii 
nel martirologio di Saussay. Sette gior- 
ni vacò la santa sede dopo di lui. 
CALISTO III, Papa CCXIX. Nac- 
que questo Pontefice ai 3 1 dicem- 
bre 1378 , da nobile stirpe in 
Xatira, ossia Savina, castello della 
diocesi di Valenza, da Giovanni e 
da Francesca Borgia, e ricevette nel 
battesimo il nome di Alfonso. La 
sua modestia, e la carità sua ver«i 
so i poveri aggiungevano splendore 
a quella scienza, che il rese degno 
di sedere prima qual professore di 
legge nell'università di Lerida, indi 
in quella di Napoli. Fatto canonico 
di Lerida dall' antipapa Benedetto 
XIII , fu scelto altresì a segretario 
da Alfonso re di Aragona, e fatto 
venne eziandio consigliere e presi- 
dente del sacro concilio di Napoli 
da quel principe instituito. Papa 
Martino V, nel 14^9, il promosse 
air amministrazione della chiesa di 
Maiorca, e poi al governo di quella di 
\alenza per premiare tanto le belle sue 
doti, quanto le fatiche da lui usate ad 
indurre Clemente Vili, lìliignoz, alla 
rinunzia dell'antipapato. Eugenio IV 
poi, in guiderdone della pace da lui 
procacciata tra Giovanni re diCastiglia 
ed Alfonso re di Aragona , ai 3 
maggio del i4445 *' f'^ce Cardinale 
de'ss. Quattro Coronali, e lochiamo 
a R.onia ove , fuori d' ogni aspetta- 
zione, fu eletto Papa agli 8 aprile 
1455, e coronato ai 20 dello stesso 
mese. Risoluti erano i Cardinali 
raccolti nel conclave di eleggere a 
Pontefice il Cardinale Bessarione; 
ma Alano di Ceti vi, Cardinal ve- 
scovo di Avignone, si oppose all'ele- 
zione di un greco neofilo, al suo 



.266 CAL 

dire, e di fcfle dubbia. Assunto 
pertanto al Pontilìcalo Alfonso Bor- 
j^ia, prese il nome di Calisto III, 
avverandosi così in lui non meno i 
presagi, che dopo la morte di Papa 
Wicolò V formava di sé stesso, che 
quelli altre volte fattigli da s. Vin- 
cenzo Ferreri. 

Comunque avesse settantasette an- 
ni, vigoroso era il corpo di questo 
Pontefice, e sereno il suo spirito. Al re 
di Aragona Alfonso V, il quale stima- 
va di regolarlo Pontefice, quasi fosse 
ancora al servigio suo, e che gli 
aveva fatto chiedere in qual modo 
volesse vivere seco lui , rispose : 
Governi egli i suoi stati, io gover- 
nerò la mia Chiesa. Né contento 
di favellare sì dignitosamente, ritolse 
ad Alfonso molte piazze, che aveva 
usurpate alla Santa Sede , e gli ri- 
cusò parecchi abusivi diritti invalsi 
nei due regni di Napoli e di Sicilia, 
singolarmente riguardo alla disposi- 
zione dei benefìzii accordati in quei 
regni al miglior offerente. 

Ma il voto precipuo del cuore 
di questo Pontefice era il discaccia- 
mento dei turchi dall'Europa, voto 
eh' egli avea fatto con meraviglia 
di tutti, e formalmente e sin da quan- 
do era Cardinale , esprimendosi , 
al dire di san Antonino e di E- 
nea Silvio , come se fosse slato 
Papa, in questi termini: Io Calisto, 
Pontefice del Dio onnipotente, pro- 
metto alla santa ed indivisibile Tri- 
nila di perseguitare colla guerra, 
ed in tutti i modi clic mi saranno 
possibili, i turchi nemici del nome 
cristiano: tanto era confidente nella 
predizione fattagli da s. Vincenzo 
Ferreri sulla futura sua esaltazione. 
Né indugiò un momento a mandare 
ad effetto questi disegni appena fu sol- 
levato al Pontificato. Spedi pertanto il 
Cardinal d'Avignone alla corte diFran- 



CAL 

eia, il Cardinale di Carvaial in Unghe- 
ria, alcuni eloquenti predicatori per 
tutta l'Europa, aflìne d'impegnarci fe- 
deli a secondare le sue intenzioni o coi 
loro servigi, o colle liberalità loro. 
Ma per opporre ai turchi maggior 
numero di nemici, spedì legati ancora 
ad Ussumcassano re di Persia, al 
principe d'Armenia ed ai tartari, 
animando tutti efficacemente a pi-en- 
dere le armi contro il formidabile 
nemico della cristianità. Dal canto 
suo, vuotò l'erario Pontificio, ven- 
dette le gemme ed altri preziosi 
ornamenti Pontificali, e fu il primo 
tra i Pontefici a stabilire una marina 
militare. Fece perciò costruire una flot- 
ta di sedici galere, che pose sotto il co- 
mando del Cardinal legato Luigi 
Scarampi Mezzarota. Questa flotta, 
pel corso di tre anni, devastò le 
Provincie marittime della Turchia, 
difese le isole di Rodi, di Cipro, 
di Scio e di Mitilene dai turchi 
attaccate , e liberata quest' ultima, 
la restituì all' antico suo principe e 
signore, sotto il diretto dominio della 
Santa Sede. 

Più gloriosa e più cara riuscì 
però al cuore del Sommo Pontefice 
r impresa di Belgrado , fortezza an- 
temurale del cristianesimo. Assediata 
essa, nel 14^6, da Maometto alla 
testa di cento e cinquantamila tur- 
chi, per opera del famoso Giovanni 
Unniade vaivoda, ossia principe della 
Transilvania, assistito dai consigli del 
legato Pontificio il Cardinale Car- 
vaial , e dallo zelo sovra ttutto di 
s. Giovanni da Capistrano , de' mi- 
nori francescani, il quale con un 
crocifisso inalberato aveva arruolato 
un esercito di quarantamila combat- 
tenti , fu liberata ai 6 di agosto 
14517, e Maometto costretto venne 
ad una precipitosa fuga ( V. Bel- 
grado). Che se i principi cristiani 



GAL 

avessero in quell'occasione secondate 
le esortazioni del buon Pontefice, 
quel barbaro famoso avreljbe per- 
duto r impero di Costantinopoli , 
né avrebbe potuto conquistar quello 
di Trebisonda. Rendute nondimeno 
dalla cristianità le maggiori grazie 
all'Altissimo per una vittoria sì lu- 
minosa ottenuta nel di della Tras- 
figurazione, il Papa Calisto, affine 
di perpetuare la riconoscenza di 
tanto benefìcio, fece piìi celebre 
quella festa, che però non istituì, come 
alcuni hanno creduto. Ne compose 
egli medesimo l'uffizio, comunque 
altri avvisino essere per suo coman- 
do stato composto da Jacopo Gii 
aragonese dell'Ordine de' predicatoi'i 
e maestro del sacro suo palazzo , e 
lo arricchì delle stesse indulgenze 
che si fruiscono nella celebrazione 
di quello per la festa del Corpus Do- 
mini. 

Ma per avere maggiormente 
propizia la divina pietà nella im- 
presa de' cristiani contro i turchi , 
ordinò Calisto, che a mezzo gior- 
no fosse dato tre volte segno col- 
le campane, acciocché i fedeli re- 
citassero tre volte il Pater ed Ave, 
a cui unì r indulgenza di tre anni e 
tre quarantene [l^. Angelus Domici). 
A tante cure per altro per l'eslir- 
pazione dei nemici della cristianità, 
per le quali, nel 14^7? spedì ezian- 
dio missionarii nella Puissia, nella 
Persia e nell'Etiopia, acciocché pro- 
curassero proseliti alla fede di Cri- 
sto, ed indusse i re di Castigha, di 
Aragona e di Portogallo a cacciare 
del tutto i mori dal regno di Gra- 
nata ultimo loro ritiro, accompa- 
gnava sempre le altre cure del su- 
blime suo ministero. Per lui cano- 
nizzati furono, nel i^S5, s. Vincenzo 
Ferreri, nel i4^7j s. Osraondo ve- 
scovo di Salisbury, e, nel i^'S'Ò, s. 



GAL 367 

Rosa vergine di Viterbo. Per lui 
fu proibito sotto pena di scomu- 
nica, che ninno potesse predicare 
nella cappella Pontifìcia, se prima la 
predica non fosse stata riveduta dal 
maestro del sacro palazzo , e per 
lui finalmente dichiarati vennero i 
canonici di s. Salvatore veri cano- 
nici agostiniani, ed i religiosi serviti 
ebbero facoltà di poter celebrare 
nella chiesa dell' Annunziata di Fi- 
renze, ed in quella di s. Maria 
della strada maggiore di Bologna, 
due ore dopo mezzo giorno, e l'unica 
messa, che per istituzione della chie- 
sa si celebra nel sabbato santo. /^. 
Arcangelo Giani Annal. Serv. Ceni. 
Ili, lib. I. 

La fermezza di questo Pontefice 
si dimostrò appieno nel difendere 
che fece le ragioni della Chiesa ro- 
mana alla morte di Alfonso re di 
Napoli (an. i458), dichiarando va- 
cante quel regno, e tornandolo alla 
Sede Apostolica per non aver la- 
sciato Alfonso figli legittimi. Consu-- 
mato però da vecchiaia e da malat- 
tia, a' 6 di agosto i458, passò 
a miglior vita nell' età di anni 
ottanta, avendo governata la Chiesa 
tre anni, tre mesi e ventinove gior- 
ni. Lasciò centocinquantamila scudi 
d'oro, che aveva radunati per far 
la guerra contro il turco , e fu se- 
polto nel vaticano. Nondimeno le 
sue ceneri, con quelle di Alessandro 
VI suo nipote , furono dappoi pri- 
vatamente trasferite , per opera di 
Giambattista Vives, a'3o di gennaio 
1 6 1 o , nella sagrestia di s. Maria 
di Monferrato, chiesa della nazione 
aragonese in R.oma { Oldini in Ad- 
clit. ad Ciacon. toni. II. pag. <)86). 
Vacò dopo di lui la Santa Sede 
dodici giorni. 

Era Calisto sì dotto nella legge 
civile e canonica, che anche in vec- 



268 GAL GAL 

chiaia ne citava prontissimamente i ratore Giustiniano I la fece rifab- 
testi. Fino agli estremi della vita si bricare, ed altri asseriscono essere 
dedicava allo studio tutti i momenti, slata invece riedificata dall' impera- 
cbe gli rimanevano, ei'a parco nella tore Leone Porfirogenito nel 777 , 
sua tavola, modesto nel parlare, chiamandola col proprio nome, Leon- 
e liberale co' poverelli , principal- topoli, ed istituendovi un vescovato ; 
mente con quelli caduti da alto in locchè per altro, come dicemmo, noa 
abbietto stato, e faceva risplendere sussiste, conoscendosi prima di Ini i 
in sé la giustizia e l'equità. Di vescovi di Callinico. Ora Callinico è se- 
che ne è prova , che essendo e- de vescovile in partibus, e gli ultimi 
gli vescovo e Cardinale non volle suoi due vescovi furono Nicola de la 
posseder commenda o benefizio, ma Piente de Livrey, e Luigi Grati di 
si protestava, essere contento del- Ancona, fatto da Leone XII a' iS 
la sola chiesa di Valenza. Tut- dicembre 1828, indi amministratore 
lavolta, quantunque fornito di ta- apostolico delle diocesi di Terracina, 
li virtù , venne da alcuni accagio- Sezze e Piperno , ed attualmente 
nato di soverchio amore pe' prò- piior generale del suo Oi-dine dei 
prii nipoti, due dei quali, anche in- servi di Maria. 

degni, promosse in un medesimo GALLIPOLI [Callìpol'itan.). C\t- 
giorno alla porpora , mentre un al- tà episcopale, sino dal quarto se- 
tro, chiamato Pietro, pieno pur es- colo, della provincia d'Europa die- 
so di vizii al paro di altri suoi ni- cesi di Tracia, metropoli di Era- 
poti, fu da lui creato duca di Spo- elea, sull' Ellesponto del Chersoneso 
leto, generale delle armi Ponti- di Tracia, distante circa cento mi- 
fìcie, prefetto di Roma e castellano glia da Gostantinopoh ed esaltata al 
di Castel s. Angelo. grado arcivescovile nel secolo de- 

CALLINICO (s.). Colse la palma cimosesto. Gli ultimi due vescovi in 

del martirio in Apollonia di Frigia , partibus furono Giacinto Aix;hiopoli, 

nel tempo in cui infieriva la perse- e Giuseppe Blenditto di Capua , tatto 

cuzione di Decio. Ebbe a compa- vescovo di Gallipoli, nella promozio- 

gni ne' suoi tormenti i santi Tirso ne de' ^3 giugno 1828, da Papa 

e Leucio. Leone XI f. 

CALLINICO {CalUiucen.). Città CALLISURA. Città vescovile nel- 
vescovile in partibus, sutFraganea la diocesi Giacobitica d'Antiochia, 
della metropoli di Edessa sino dal una delle sette, che nel secolo XIU 
quinto secolo. Chiamasi anche Cai- vennero saccheggiate e distrutte. 
luiicon, Callinicuin , o Leonlopolis CALMET p. Agostino. Scrittore 
di Mesopotamia nella provincia di del secolo XVIII, nato in Mesnil- 
Osroena neh' Asia. Edificata sulla la-Horgne, presso Gommerei in Lo- 
sinistra dell'Eufrate, pressimamente rena, diocesi di Toul, a' 26 febbra- 
a Nicephorion, da Seleuco Callinico io 1672. Prese a studiare nel prio- 
fu presa ed atterrata da Cosroe I, rato di Breuil, presso Commerci, do- 
cile montò sul trono di Persia Fan- ve si sviluppò in lui , insieme al- 
no 53 1. In questa città Narsete le belle doti dell'animo, un singo- 
\inse Cesare Gallerio, cognominato lare affetto al ritiro e alla preghie- 
Massimiano, come riporta Eutropio, ra. Vestì quindi l'abito religioso, e 
Al parere poi di Procopio, l'impe- nel 1689 presso l'abbazia di san 



GAL 

ISIansiiy, nel sobborgo di Toul, fece 
la professione dell' Ordine di s. Be- 
nedetto. I progressi che fece nel- 
le scienze le più difficili , gli me- 
ritarono che nelle età di soli ven- 
tisette anni fosse dichiarato mae- 
stro di filosofia e teologia nel con- 
vento di Moyenmoutier. Ivi si ap- 
plicò fino al 1704, nel qual an- 
i\o dovè recarsi a Munster in qua- 
lità di sotto-priore dell" abbazia. Là 
venne eletto direttore di un' accade- 
mia di religiosi, coi quali ebbe un 
vastissimo campo di coltivare lo stu- 
dio delle lingue orientali, in cui a 
meraviglia riusciva, e del pari quel- 
lo della sacra Scrittura , principale 
oggetto di sue fatiche. JNcl 1718 
divenne abbate di s. Leopoldo di 
Nancy, e non molto dopo di quel- 
lo di Senones. Ben chiaro apparve 
quanto fosse amante della umil- 
tà, allorché pospose all' oscurità del 
chiostro la dignità di vescovo in 
parlibus , che il Papa Benedetto 
XIII gli volea conferire col potere 
di esercitar le funzioni episcopali nei 
luoghi della provincia non soggetti 
alla giurisdizione dell' Ordinario. Il 
p. Calmet nel silenzio della sua cel- 
la dimostrò la vastissima dottrina 
da lui posseduta componendo gran 
numero di opere sino agli ultimi 
giorni della sua vita. Questa l' ebbe 
a coronare in età di oltantasei an- 
ni , e nel suo convento ebbe pure 
la tomba col seguente epitafio da 
lui slesso composto: 

niC . JACET 

FRATER . AVGVSTIIVVS . CALMET 

NATIO;ìE . LOTHARVS 

RELIGIONE . CHRISTIAWS 

FIDE . ROM . CATHOL 

PROFESSIONE , MONACHVS 

JIBBAS . NOMINE 

LEGI . SCRIPSl . ORAVI 



GAL 



269 



VTINAM . EEOT. ! 

EXPECTO . DONEC . VEMAT 

IMMVTATIO . MEA 

VENI . DOMINE . JESV 

AMEN 

OBIIT . XXV . OCTOGRIS . MDCCIVI 

Le principali opere, frutto di ipielf 
olii/no ingegno sono : 

1. Gommento letterale sopra tut- 
ti i libri del vecchio e nuovo te- 
stamento, Quest' opera venne dipoi 
tradotta in Ialino e con molte edi- 
zioni pubblicata. 

2. Istoiia del vecchio e nuovo te- 
stamento. 

3. Dizionario della Bibbia. Il p. 
Domenico ÌMansi , lucchese lo tra- 
dusse elegantemente in latino. 

4. Supplemento al dizionario del- 
la Bibbia. Anche questo venne tra- 
dotto in latino. 

5. Istoria ecclesiastica e civile di 
Lorena. 

6. La storia di Lorena compen- 
diata all'uso de' principi. 

7. Prolegomeni e dissertazioni 
sulla sacra Scrittura. 

8. Risposta alle due lettere criti- 
che, le quali avea ricevute dal sig. 
Fourmont, contro il suo commen- 
tario. 

Cf. Gompendio cronologico della 
storia sacra e profana dal principio 
del mondo sino a' nostri giorni. 

IO. Commento letteiale sulla re- 
gola di s. Benedetto. 

I I. Storia universale sagra e 
profana dal principio del mondo si- 
no a' nostri t^iorni. 

12. Dissertazioni sulle antiche 
cifre. 

i3. Dissertazione sulle grandi 
strade di Lorena. 

14. Istoria dell'abbazia di s. Gre- 
gorio di Munster, mauoscrilto : una 



270 GAL 

parte però se ne legge nel libro 

Continuatio spìcilegii ecclesiastici de 

Lunig. 

1 5. Dissertazione sull'origine del- 
le decime e rendite* ecclesiastiche. 

16. Istoria del priorato di Lay, 
dell'abbazia di Senones , di quella 
di Nancy con alcune dissertazioni 
sopra diversi argomenti. 

17. Dissertazione sulla serie me- 
tallica dei duchi e duchesse di Lo- 
rena. 

i8. Dissertazione sulla confessione 
genei-ale ; sulle apparizioni degli spi- 
riti, sui vampiri di Ungheria. 

1 9. Istoria genealogica della casa 
di Chatelet. 

20. Trattato storico sulle acque di 
Plombières. 

2 I . Biblioteca Lorenese, ossia de- 
gli uomini illustri fioriti in Lorena 
ec. Una letlera del p. Agostino Fon- 
gé, abbate di Senones, ci fa cono- 
scere le virtù religiose, che adorna- 
vano il p. Calmet. Sempre assiduo 
allo studio, compiva con diligenza 
i doveri della sua carica, né vi 
era esempio , che si sottraesse di 
propria voglia dalle pubbliche uffi- 
ziature ; era superiore agli altri nel 
grado, ma inferiore per elezione di 
umiltà; ben fornito di pingue mensa, 
ma povero per amore di carità. 

CALNE, o CALNA. Città d'In- 
ghilterra , contea di Wilts-hundred 
dello stesso nome, sulla sponda di 
un piccolo fiume. Essa ha una gran- 
de chiesa , e diverse cappelle pei 
dissidenti. Sul fianco d' una monta- 
gna vi si vede un cavallo scolpito 
nel 1780, lungo centocinquantasette 
piedi. In quest' antica città, nell'an- 
no 977 o 978, fu celebrato un con- 
cilio contro i monaci, in favore dei 
preti secolari, coU'intervento di tutti 
i princìpi d' Inghilterra, olti'e i ve- 
scovi^ e gli ecclesiastici. Si racconta 



CAL 

che mentre si celebrava il concilio 
cadde la sala, salvandosi solo l' ar- 
civescovo di Canlorbery s. Dunstano, 
che favoriva i monaci , mentre gli 
altri rimasero feriti, o morti; per 
cui il santo, e i monaci non furono 
più molestati, ed egli fece ritornai'e 
il clero all'obbedienza. 

CALOE o COLOZE. Città ve- 
scovile nella provincia d' Asia, la cui 
sede fu eretta nel IX secolo di- 
pendente dal metropolita di Efeso. 
E fabbricata sul lago Caloo nella 
pianura Sardiana di Lidia , nelle cui 
vicinanze veneravasi Diana Caloina 
in un tempio , che diede origine al- 
la città pel concorso de' popoli. 

CALOGERA'p. Angelo. Scrittore 
del secolo XVIII, nato iu Padova 
a' 7 settembre 1699. Fu iniziato 
negli studii presso i gesuiti, e nel- 
l'età d'anni diciassette vestì l'abito 
de' camaldolesi. Col più felice suc- 
cesso datosi agli studii, produsse 
l'opera intitolata: Raccolta di opu- 
scoli scientifici e Jìlologici, che vide 
la luce per la prima volta nel 1728. 
Egli aveva intrapresa una nuova 
raccolta sino dal ijSS; ma la mor- 
te lo sorprese nel 1768, prima che 
desse compimento al suo laborio- 
so lavoro. Abbiamo eziandio qualche 
altra opera del p. Calogerà , cioè : 
i." Memorie per servire alla storia 
letteraria j 2." Traduzione italiana 
del Telemaco j 3.° // nuovo Gulli- 
vcr , opuscoli geografici ; 4-° Car- 
teggio con un gran numero di let- 
terali, dal quale si raccolgono ma- 
teriali interessanti per la storia lette- 
raria; 5." Articoli nel giornale della 
Minerva, dal 1761 al 1760. 

CALOGERI. Religiosi greci, resi- 
denti principalmente sul monte Atos, 
i quali osservavano la regola di san 
Basilio con somma diligenza e ri- 
gore. Facevano quattro (piaresi- 



CAL 

me all' anno , ed i voti come i 
monaci di occidente. Prestavano i 
loro servigi a molte chiese di orien- 
te, e non hanno avuto mai bisogno 
di riforma. I sacerdoti si chiamava- 
no Jeronomaches. Fra i greci eranvi 
eziandio alcmie monache col nome 
di Calogere, le quali seguivano la 
stessa regola basiliana, portavano la 
testa rasa, e l'abito nero di lana. I 
monaci di s. Marcello, e di s. Elia 
erano conosciuti sotto il nome di 
Calogeri j o buoni vecchi. Anche i 
turchi chiamavano con tal nome i 
loro religiosi. V. Basili a xi. 

CALTAGlRONE( Cfl/atójero«e/j.). 
Città con residenza vescovile nel regno 
fii Napoli nella valle minore di Cata- 
nia, situata sul pendio di due colli- 
ne riunite da un bel ponte. Alcuni 
vi riconoscono il luogo della Hybla- 
Heroca, che altri vogliono nel vil- 
laggio Ragusa, e perciò chiamata anco 
Calata Hieronuni. Sebbene non sia 
certo, se gli arabi, o i saraceni ne sie- 
no stati i fondatori, è però fuor di 
ogni dubbio, che vi abitarono lun- 
go tempo, finché ne furono espulsi 
dai genovesi. Il palazzo municipale 
è ragguardevole , come pm'e sono 
degni di osservazione diversi privati 
edificii. Ha un'accademia, che fa le 
veci di liceo per l' insegnamento ele- 
mentare di Lancaster. 

La sede vescovile vi fu ristabilita 
dal Pontefice Pio VII, nominandovi 
a pastore Gaetano Maria Trigona, e 
Parisi, che essendo divenuto arcivesco- 
vo di Palermo, fu creato Cardinale nel 
1834, dal Papa regnante. La catte- 
drale di maestosa ed elegante forma 
è dedicata a s. Giuliano , ed è suf- 
fi'aganea dell' arcivescovo di Monrea- 
le. Il capitolo ha cinque dignità, di 
cui la prima è il prevosto , sedici 
canonici , chiamati primarii , dodici 
mansiouarii, appellati canonici secon- 



CAL 271 

darli, e sei chierici volgarmente detti 
Jaconelli, oltre diversi altri sacer- 
doti e chierici. Una delle quattro 
sue parrocchie è la collegiata di s. 
Giacomo apostolo. Vi sono inoltre 
undici conventi di religiosi, cinque 
monisteri di monache, alcune con- 
fraternite, tre conservatorii, altrettan- 
ti ospedali , un monte di pietà ed 
il seminario. La mensa è tassata nei 
hbri della camera apostolica in fio- 
rini cinquecento trentatre. 

CALTRADIA. Sede episcopale di 
Africa, nella Mauritania Cesariana. 

CALUMENE. Città vescovile del- 
la diocesi di Ponto, provincia della 
prima Galazia , eretta in seggio ve- 
scovile nel IX secolo, sotto il metropoli- 
tano d'Ancira. Dopo l'anno 878, vi fu 
celebrato un conciho , in cui Fozio 
venne ristabilito nella sede costanti- 
nopolitana , mentre era Pontefice 
Giovanni Vili. Fra i vescovi, che 
v' intervennero , v' era certo Nicola 
vescovo di Calumene. 

CALUSCO Taddeo. Scrittore del 
secolo XVllI, milanese di patria, 
religioso di s. Agostino, con massi- 
ma approvazione insegnò la filosofia 
e la teologia. Disimpegnò ben anche 
con somma lode le cariche di con- 
sultore del s. officio, revisore dei 
libri ed esaminatore sinodale nel 
governo del Cardinale Archinto ar- 
civescovo di Milano. Ebbe fine la 
sua vita nel 1720. Di lui abbiamo 
le seguenti opere: i.° Farie notizie 
molto utili per facilitare V intelligen- 
za e lo studio della sacra Scrittura, 
con una dissertazione dell' ultima 
Pasqua di G. C.j 2." Esame della 
religione protestante, ossia pretesa 
riformata j 3." Lettera ad un ami- 
co, che contiene una risposta gene- 
rale a tutte le ragioni, che furono 
addotte in difesa dei riti della Cina. 
CALVARIO. Monte già fuori di 



l'jj. GAL 

Gerusalemme, ed al presente rac- 
chiuso nella città nuova chiamata 
Elia, sul quale aiìticamente esegui- 
vansi le sentenze di morte, ond eb- 
be il nome ebraico di Golgota^, Cra- 
nio j e Calvario, perchè senza erbag- 
gi, ovvero perchè vi si vedevano i 
cranii de' giustiziati. Sopra di esso 
fu portato Gesù Cristo, ed appeso 
ad una croce, sulla quale spirò. Ab- 
biamo dal vangelo, che alla morte 
di Cristo tremò la terra, e si spac- 
carono i macigni in modo sopran- 
naturale, come osservano i viaggia- 
tori e gli storici. Alcuni padri cre- 
dettero, che in questo monte fosse 
sepolto Adamo, ed altri ritengono 
che sia esso il monte Moria , ove 
Abramo condusse Isacco suo figlio 
per immolarlo secondo il divino co- 
mando. 

Nell'anno dell'era cristiana i3i, 
l'imperatore Elio Adriano, per quel- 
l'odio che portava a' cristiani, fece 
innalzare sul monte Calvario gì' i- 
doli di Giove, e di Venere; ma poi 
nel secolo IV Costantino // Grande^ 
e la sua madre sant'Elena abolirono 
ivi r idolatria. Verso l'anno 826 
questa religiosa imperatrice intra- 
prese il viaggio di Terra Santa, ove 
scopiì la vera croce con tutti gli 
stromenti, che aveano servito alla 
passione di Gesù Cristo , essendosi 
distinta la vera croce dalle false 
mediante un miracolo. Ciò che sapu- 
tosi dall'augusto suo figlio Costantino, 
fece chiudere il Calvario, e fabbricare 
la chiesa del santo Sepolcro con 
imperiai magnificenza per mezzo 
del vescovo Macario. Divenuto poi, 
nell'anno 616, Cosroell, re di Per- 
sia, signore della Giudea, saccheg- 
giò Gerusalemme, distrusse quel 
tempio , e portò via la santissima 
Croce, Ma vinto egli dodici anni 
dopo dall' imperatore Eraclio, questi 



GAL 

la rimise nuovamente nei Calvario^, 
avendola ivi divotamente portata sul- 
le proprie spalle. 

In progresso fu la chiesa del 
santo sepolcro riedificata, e di nuo- 
vo distrutta, finché col patrocinio 
dell' imperatore Costantino Mono" 
iliaco^ nel secolo XI , ottennero i 
cristiani di rifabbricare il s. Sepol- 
cro, e le altre chiese, e poscia nel- 
la crociata di Goffredo di Buglio- 
ne, primo re latino di Gerusalem- 
me, fu da lui fatto costruire il co- 
ro attuale. Luigi XIV, re di Fran- 
cia, ottenne dal Gran si^.iore la 
riparazione della cupola della chie- 
sa del santo sepolcro , o della re- 
surrezione. La principal parte del 
Monte Calvario è chiusa in un gran 
recinto , contenente la detta chiesa 
del s. Sepolcro, circondata da mol- 
te cappelle, e da altre chiese par- 
ticolari, colle abitazioni pei cattoU- 
ci, greci, armeni, copti, abissinii , e 
sirii, non che pei francescani mino- 
ri osservanti. K. La Terra Santa, 
ed i luoghi illustrati dagli apostoli, 
Torino, 1887, pag. 38 e seg., ed 
inoltre P^. sA?fTo Sepolcro e Geru- 
salemme. 

CALVARIO. Monache. All'arfi- 
colo Beìvedettixe si parlò delle mo- 
nache benedettine fondate a Poi- 
tiers da Antonietta d' Orleans, sotto 
la denominazione della Madonna del 
Calvario, il qual Ordine fu appro- 
vato nel 16 17 da Paolo f^. Bexe- 

DETTIXE. 

CALVARIO (figlie del), Mo!Va- 
cnE. Dalla piissima donna Virginia 
Centurione, illustre rampollo di due 
delle principali famiglie di Genova 
Centurione, e Spinola, stala moglie 
di Gaspare Grimaldi Bracelli , tras- 
se in detta città origine questo pio 
istituto nel 16 19. Tal virtuosa don- 
na passati alcuni anni di sua vedo- 



GAL 

vanza secondo il divino comando, 
fece una sera fervorosissima orazio- 
ne, af1ìn<'hè si degnasse l'Altissimo di 
manifestarle che cosa da lei volesse. 
Nella stessa notte mentre dormi- 
va le apparve in visione la b. Ver- 
gine sotto la croce, e le fece inten- 
dere essere volere di Dio, ch'ella 
nella persona de' suoi poverelli la 
servisse. Svegliatasi, e piena di stu- 
pore, la Provvidenza subito le por- 
se argomento di esercitare la sua 
vocazione , e la divina ingiunzio- 
ne . Avendo veduto una povera 
fmciulla abbandonata, che piange- 
va nella vicina piazza , gridando 
soccorso, ella subito volle riceverla 
nelle sue camere prendendone cura 
come una madre. Questo atto di ge- 
nerosa docilità e pronta corrispon- 
denza piacque molto a Dio, ed ella 
avvalorata del suo aiuto, divenne 
sempre più ferma nella risoluzione 
d'interamente dedicarsi al sovveni- 
mento, ed alla istruzione delle po- 
vere fanciulle abbandonate. 

Questo suo proponimento trovò 
vasto il campo da coltivare , che a 
cjue' tempi calamitosi pegl' incendii 
e per le tante rovine accadute in 
Carignano, nel borgo della Colom- 
bara, nelle riviere di Genova, ed in 
Savona, dominava una grande mise- 
ria, per cui alcuni genitori giunsero 
ad abbandonare i proprii figli alla 
ventura, anziché vederli morire di 
fame sotto i loro occhi. Tanto gran- 
de perciò fu il numero delle fan- 
ciulle bisognose da Yii-ginia carita- 
tevolmente raccolte, che non essen- 
do piti sufficiente la sua casa a con- 
tenerle, prese in affitto il monistero 
oggidì chiamato la Visitazione , ed 
allora disabitato , ed a tenore della 
suindicata visione gì' impose il no- 
me di s. Maria del rifugio dei tri- 
bolali in monte Cah'ario. 

VOL. M. 



GAL 273 

Non potendo dipoi 1' istitulrice 
far progredire da sé sola questa san- 
ta opera, che tutto giorno si aumen- 
tava, trovò un soccorso opportuno 
e generóso nella liberalità di molte 
illustri famiglie genovesi, e special- 
mente nel cuore magnanimo de' prin- 
cipi Doria, e de' marchesi Brignole, 
non meno nel zelo mirabile del Gar- 
dinal Durazzo a quellepoca arcive- 
scovo di Genova. L' interesse, che 
destava tal'opera, l'esempio di don- 
na per nascita e pietà cospicua, fe- 
cero decidere molte oneste donne a 
dedicarsi volontariamente a coope- 
rare a sì grande impresa. E fu al- 
lora che, aperta altra casa in Bisa- 
gno, quivi la fondatrice stabilì quel- 
le che bramavano imitarla, facendo 
loro indossare l'abito delle terziarie 
francescane, e la pose alla direzione 
delle poverelle. 

Progressivamente le case mollipli- 
caronsi a proporzione del maggior 
numero delle religiose e de' poveri. 
Indi Virginia domandò al senato 
protettori particolari, perchè 1' assi- 
stessero col consiglio, e la difendessero 
alle circostanze, e per consolidare il 
vantaggioso istituto. Nel i64i , li 
rinvenne nei nobili Granelli , Lo- 
mellino, Durazzo e Brignole. Que- 
sto ultimo nomato Emmanuele , di 
cui sarà sempre gloriosa la memo- 
ria, ne prese il maggior impegno, e 
dapprima edificato a proprie spese 
un albergo detto di Carbonara, vi 
condusse le povere figlie, state sino 
allora insieme alle suore nella casa 
madre in monte Calvario, erogando 
dalle sue rendite quelle bastanti al 
sostentamento di venticinque suore, 
le quali dovessero occuparsi della 
direzione di questa nuova casa. 

In seguito il Brignole riunite le 
suore nella casa madre, la fornì di 
annui redditi, diede loro nuove re- 
18 



aoi GAL 

qoh' compilate appositamente, come 
tiedesi dai più, e fece che uni- 
tbrmemenle vestissero abito di sa- 
ia ; ed è perciò clie si meritò il 
nome di confondatore dell' istituto , 
per cui queste monnche in Genova 
fm'ono chiamate comunemente le 
suore Brigiiole. 

Le regole di sì utile istituzione 
per la società , e per la religione 
lianno il fine di dedicare intera- 
mente le suore, che le professano, al 
servigio de' poverelli negli ospedali, 
nei lazzaretti, e nei pii stabilimenti, 
apprestando ottime istruzioni a quei 
clic sono sani, e dando spirituali, e 
temporali conforti agl'infermi. I 
tempi calamitosi , e le circostanze 
più critiche, anziché diminuirne me- 
nomamente il fervore, rendono cpie- 
ste figlie del Calvario più ferme, e 
zelanti ne' loro proponimenti. Ed è 
perciò, che anche ncU' epidemie , e 
pestilenze, debbono esse accorrere ai 
bisogni de' poverelli a somiglianza 
delle figlie della Carità, istituite da 
s. Vincenzo de' Paoli in Francia. 
L'unico divario fra le une e le al- 
tre sta in ciò, che quelle senza ecce- 
zione di persone , e di luogo devo- 
no far servigio a tutti, mentre que- 
ste sono solo addette all'assistenza 
delle femmine nei pii stabilimenti , 
negli ospedali e nei lazzaretti. 

L'esito felice sortito dalla santa 
opera di Virginia , e del Brignole, 
il pubblico gradimento e le solenni 
testimonianze di riconoscenza, per cui 
in ogni tempo si è celebrata 1' uti- 
lità di questo istituto, fu causa che 
molte città, eziandio le più cospicue, 
sino dai primi anni della fondazio- 
ne , procurassero di averne. Fra 
quelle pertanto, che domandarono, 
e ottennero le suore, vuoisi ram- 
mentare la città di Savona, per l'o- 
spizio ivi eretto, che porta il nome 



GAL 

di Nostra Signora della Misericor» 
dia j la città di Novi pel suo ospe- 
dale e orfanotrofio, mentre altre 
non poterono conseguirle, coinè non 
potè averle Milano, che le avea do- 
mandate nell'anno i654- 

]\è mancarono sovrani e Pontefi- 
ci di onorarne l'istituto, avendolo de- 
siderato per Pioma , a mezzo del 
Cardinal s. Cesario , il Papa Inno- 
cenzo XII, sebbene alcune circostan- 
ze ne impedirono l' efletto. Allor- 
quando, nel i8i5, Pio VII onorò di 
sua presenza Genova , a cagione di 
distinzione volle visitare, in un ai 
Cardinali Spinola e Doria, le suore 
Brignole, colmandole di clogii , e 
rincuorandole coli' apostolica bene- 
dizione. Il successore di lui Leone 
XII, per organo della pia principes- 
sa d. Teresa Doria Pamphili, e con 
lettera de' 25 maggio 1827 di mon- 
signor Francesco Capaccini, in allo- 
ra zelante visitatore apostolico della 
pia casa alle terme diocleziane, e 
scritta alla superiora generale in 
Genova, ne affrettò la venuta in Ro- 
ma , ed appena givmtevi alcune di 
esse, affidò loro l'educazione e il reg- 
gimento delle poverelle esistenti nel- 
la menzionata pia casa. Ma passalo 
agli eterni riposi Leone XII, erano 
per ripatriare, se il regnante Ponte- 
fice Gregorio XVI con sovrana mu- 
nificenza non accorreva a prenderne 
provvidenza , e desiderando che si 
benemerito istituto si stabilisse in 
Roma, concesse loro il moni stero, e la 
chiesa s. di Norbei'to a pie dell'Esqni- 
lino, e con lettere del Cardinal R^ia- 
rio Sforza , allora presidente della 
commissione de' sussidii , stabilì ad 
esse annuo assegnamento. A 20 ot- 
tobre i833 ricevettero il posses- 
so del monistero per noviziato, che 
il medesimo Papa più volte ha vo- 
Kilo onorare di sua presenza , col- 



GAL 

la quale pure più volte distinse 
Ja pia casa alle terme Diocleziane, in 
un alla residenza in essa delle mo- 
lìache, che sotto si benigni auspicii 
fioriscono, e prosperano le donzelle 
loro affidate; per ciii le città di 
Rieti, e di Viterbo affidai'ono ad 
esse i proprii orfanotrofii , con im- 
menso vantaggio s\ nello spirituale, 
che ncir economico. 

Finalmente è a sapersi, che que- 
ste monache non hanno voti , ma 
solo dopo il noviziato fanno giura- 
mento di perseveranza ; vestono di 
saia nera ed hanno un gran velo 
di egual colore, che su altro bian- 
co portano appuntato sul capo. Del 
bene, che fanno alla predetta pia 
casa, e del modo come la dirigo- 
no , tratta monsignor Carlo Lui- 
gi ÌVIorichini, Degl' islitiiti di pub- 
blica carila, Roma i835, a pag. 
1 3 3 , e seg. 7^. Vita della serva 
di Dio Virginia Centurione Bra- 
celli fondatrice delle figlie del refu- 
gio del monte Calvario , Genova 
1807, la quale fu compilata da Sci- 
pione Squarciallco, nipote della fonda- 
trice , non che il p. Antero Maria 
agostiniano scalzo. Da tali vite, e da 
un antico mss. esistente nell' archi- 
vio delle dette suore in Genova fu- 
rono tratte le suddescritte notizie. 
Da ultimo il p. Gio. Rattista Mar- 
rocu minore conventuale , e profes- 
sore di teologia nella università ro- 
mana , pubblicò im Discorso con 
annotazioni storiche, sidV istituto di 
carità, eretta dal Pontefice Grego- 
rio XVI ec, Roma iBSg. 

CALVI ( Calven. ). Città con re- 
sidenza di un vescovo nel regno 
delle due Sicilie. È posta nella pro- 
vincia di Terra di Lavoro, sul- 
la celebre via A ppia . Senonchè 
per r inclemenza dell'aria, e per le 
sofferte devastazioni del terremoto, 



GAL 27.^ 

trovasi in uno stato di totale ab- 
bandono. Vuoisi che sia l' antica 
Cales Calium, fabbricala da Calais 
figlio di Rorca. Frequentata* iKi di 
dai l'omani, pei suoi rinomatissimi 
bagni, fu celebre pur anco pei cam- 
pi di Falerno, che davano vini pre- 
ziosi. Distrutta dai saraceni nel se- 
colo Vili, venne riedificata da A te- 
nui fo primo conte di Capua. I fran- 
cesi, capitanati da Macdonald, a' g 
dicembre 1798, s'impadronirono 
di Calvi, dopo avere sconfìtta la mi- 
glior parte dell'armata napoletana 
presso le sue mura. 

La sede vescovile vi fu eretta a- 
vanti r anno 1070. Oltre alcuni 
edifizii particolari , in Calvi è de- 
gno di osservazione il palazzo ve- 
scovile , sebbene il vescovo , eh' è 
siìlfraganeo di Capua , risieda a 
Pignataro. Il vescovato è unilo al- 
la sede di Teano, avente un semina- 
rio, ed una bella cattedi'ale dedi- 
cata a s. Casto, già vescovo di Cal- 
vi e suo patrono. Il capitolo si com- 
pone della dignità di primicerio, di 
dodici canonici, e dieci ebdomada- 
rii. Oltre alla cattedrale, non av- 
vi altra parrocchia. La tassa re- 
gistrata nella camera apostolica, è 
di fiorini trecento sessantaquattro. 
V. Teano. 

CALVI (de) Antomo, Cardinale. 
Antonio de Calvi nacque nel i34i 
da antica, e nobile romana famiglia 
del Rione de' monti. Era avvocato 
concistoriale, canonico di s. Pietro, 
sindaco degli ufficiali, o ministri del 
senatore di Roma, dotto nelle lin- 
gue greca e latina . Conseguì da 
Ronilàcio IX, nel iSgo, il vescova- 
to d'Imola; poi Innocenzo VII lo 
trasferì a quello di Todi , e nel 
i4o'Ji lo creò Cardinal prete di s. 
Prassede , arciprete della basilica 
vaticana, con facoltà di visitare , e 



276 GAL 

rifoimare (jucl capitolo, e ridurne i 
canonici a migliore vila ecclesiastica. 

Intervenne alia elezione di Gresro- 

o 

rio XII , cui accompagnò a Siena. 
Benché fosse l'ultiino dei Cardinali 
ad abbandonarlo, pine andò anche 
egli al concilio di Pisa, come appa- 
risce dalla sessione decin)asesta del 
medesimo. Concorse alla elezione di 
Alessandro Y, ed a quella di Gio- 
vanni XXIII. Da ultimo, nel 141I5 
morì a Roma , di settanta anni , e 
sei di Cardinalato, e fu sepolto nel- 
la cappella da lui stesso fondata nel- 
la basilica vaticana. 

CALVINISTI. Eretici, discepoli 
di Calvino. Era costui figUuolo di 
un oscuro abitante di Noyon , nato 
a' I o luglio 1 509. Sortite dalla na- 
tura le più eccellenti qualità d' in- 
telletto si diede allo studio dell'uma- 
nità e della lìlosolia in Parigi, quin- 
di apprese la legge nelle città di 
Orleans e Bourges, dove si ebbe 
a scontrare nel filosofo Melcliiore 
Weimar, professore di lingua gre- 
ca, il quale pose colmo alla cor- 
ruzione del cuore di lui già gua- 
.sto nella eresia fin d' allora, che 
fu a studiare in Parigi. Appresa nei 
suoi viaggi qualche tintura delle lin- 
gue, e delle fatali novità, che lu- 
singavano il suo orgoglio, se ne 
tornò alla capitale ed ivi diede il 
primo saggio della sua penna con 
im commento del tiattato di Se- 
neca sulla Clemenza. In quest'o- 
pera, scritta in latino cangiò il suo 
nome di Cauvin in (jucllo di Cal- 
vino, che gli è rimasto. Egli avea 
lasciato già da qualche tempo tra- 
pelare ne' suoi discorsi il germe di 
mi nuovo sistema d' eresia , e là 
appunto in Parigi compose quel suo 
libretto della Costanza, in cui oltre 
alle sacrileghe invettive contro la 
Chiesa cattolica, esaltava quai mar- 



CAL 

tiri tutti gli eretici condannati, ed 
ispirava coraggio per .sostenere il 
piano di sua riforma, cui intitolava 
la levità. Costretto a rifuggirsi dalle 
vigili ricerche della inquisizione si 
ritirò in Angoidème, ove insegnò 
il greco. Calvino fece in seguito 
alcuni viaggi, ma temendo sempre 
di essere airestato, si condusse in 
Basilea. Ivi compose 1' opera Isti- 
tiizioìie Cristiana, divisa in quattro 
libri, ne' quali raccolse il compendio 
di tutti gli errori insegnati dagli ere- 
tici di que' tempi , ed anche dei se- 
coli innanzi, e quella stabilì per 
norma della fede, e catechismo uni- 
versal de fedeli. Passò dipoi nell Ita- 
lia per istabilirvi , s'era possibile, 
la sua eresia, e in vero, fermatosi 
presso la corte del duca di Ferrara, 
gli era riuscito pervertire l'animo 
della duchessa Renata , figlia di 
Luigi XII re di Fiancia; ma disco- 
perta la di lui empietà, dovette ben 
presto fuggirsene , e recassi per la 
Svizzera in Ginevra, ribellatasi alla 
Chiesa Cattolica per opera di Gu- 
glielmo Parelio. Là, nel i53G, fu 
dichiarato predicatore e professore 
di teologia. Però v' ebbe ad incon- 
trar de' nemici, che l' accusarono di 
malamente sentire in alcuni dogmi 
ammessi prue da quel magistrato, 
che dipoi r assolvette dietio sua 
eloquente difesa ; ma la quistione 
ch'egli tenne col Parelio sul modo 
di celebrare la cena e sulla qualità 
del pane da adoperarsi , mosse così 
grande strepito nelle assemblee reli- 
giose che a comune tranquillità ne 
fu espulso. Recossi quindi a Berna, 
dove non potè fermar sua dimora, 
poscia a Strasburgo, nella qual città 
col favore di Bucero fu fatto pro- 
fes-sore di teologia, e piantò ima 
chiesa in cui raccoglieva tutti i fran- 
cesi e fiamminghi, che pi'ofessavano 



GAL GAL 277 
i ili lui orrori. Ivi sposò anche Ide- care in missione , dava a tutti co* 
letta, \etlova di ini anabattista. Ri- raggio, e specialmente esortava ' 
chiamato in Ginevra, nel i5/[i, vi Calvinisti di Francia a sostener for- 
f'u accolto festosamente come il capo temente il partito ed spargere il 
della chiesa novella; e d'allora in sangue piuttostochè arrendersi. Ver- 
poi quella città divenne il teatro so l'anno i55i, pubblicò l'altro 
del calvinismo. Egli vi stabilì una libro de aeterna Dei privdestinalio- 
disciplina severa, fondò concistori, ne, per opporsi viemmaggiormenle 
colloqui, sinodi, seniori, diaconi, alle accuse che Ijolseco di lui por- 
sorveglianti; pose regola al modo tava al senato, e riuscì anzi a dis- 
di predicare e di far orazione, co- cacciare quel misero, clie alfine 
me anche sulla maniera di battez- rientrò nel sen della Ghiesa. Due 
zare, di seppellire i morti e di anni dopo, egli fece bruciare Serveto 
celebrare la cena. Questa avea Ino- perchè negava la divinità di Gremii 
go colle seguenti cerimonie. Piaccolto Cristo, e nel tempo stesso diede alla 
il popolo, uno vi leggea qualche luce un'operetta in cui provava colla 
parte del testamento nuovo, in cui scrittura , e colla tradizione esser 
si parla dell'Eucarestia ; in appresso lecito dar morte agli eretici. Eppure 
teneasl dal ministro un discorso re- Calvino qualche tempo avanti pel 
lativo, e, posto il pane ed il vino medesimo oggetto tacciava la Chiesa 
sulla tavola, il ministro in luogo di tirannia, e canzonava i magistrati 
della consecrazione , proferiva queste chiamandoli diocleziani. Egli era un 
sole parole : fratelli, mangiamo il nomo di bel talento, di nna grande 
pane e beviamo il vino del Signore, delicatezza, di molta erudizione e 
in memoria della di lui passione penetrazione di spirito; ma vano, 
e morte. Sedutisi poi d'intorno alla ambizioso, pungente, grossolano, stiz- 
mensa, venia rotto il pane e dispen- zoso , ostinato, e pretendeva che 
sato egualmente che il vino, e chiù- ciecamente si soscrivesse a tutte le 
deasi col rendimento di grazie e la sue decisioni. Riusciva poco nella 
recita del Pater noster e del Credo, predicazione, ma in maniera mira- 
Ivi di concerto coi magistrati stese bile nel comporre. Scriveva egregia- 
una raccolta di leggi civili ed cecie- mente in latino, ed anzi la pretà- 
siastiche, approvata allora dal pò- zione delle sue Istituzioni è vxw 
polo e riguardata come il codice capolavoro. Le sue opere sono con- 
fbndamentalc della repubblica: prò- tenute in nove volumi: i commenti 
dusse ancora il suo catechismo fran- sulla Scrittura sono la parte pia 
cese , come pure le altre opere, considerevole, ed è l'opera eh egli 
Defensio sacrce doctriacej De disci- ha riempiuta di sermoni, invettive 
plinaj De necessitate reformandde e sensi estranei. Calvino moi-ì in 
Ecclesicej un altro scritto contro Ginevra, l'anno i564, di una as- 
l'Jiiterim di Carlo V, e contro il sai schifosa malattia , e in mezzo 
concilio di Trento, la qual' opera alla disperazione e agli spasimi. I 
intitolò: Jnlidotwn adversus Condì, di lui seguaci si sparsero in breve 
Tridentinum. Calvino nel 1 543 riunì tempo in molti regni, commettendo 
alla sua setta quella de' Zuingliaiii, barbaramente le più innmane cru- 
6 da Ginevja dove rendcasi vieppiìi deità, e spargendo da per tutto la 
tenibile, mandava i suoi a pretli- desolazione ed il sangue. Ancor vi- 



378 GAL GAL 

vente Calvino »' era tentata una questi presentarono una formula di 
missione nei Brasile. Nicola Durant, fede falsa ed oscura, e negarono di 
francese, nel i555, accompagnato sottoscrivere quella de' cattolici. Do- 
da molti nobili e dai ministri Pietro pò tale colloquio, i partiti ripresero 
Riclierio, apostata carmelitano, e maggior vigore, ed il re stese un 
Guglielmo Carterio, s' imbarcò su nuovo editto, che intimava a' Calvi- 
tre vascelli alla volta del nuovo nisti la l'eslituzione dei beni eccle- 
mondo ; senonchè insorta giave siastici, di cui s'erano impossessati ; 
questione fra essi in argomento di ina nel tempo stesso concedeva Io- 
fede, si separarono quegli apostoli, ro l' esercizio del culto fuori della 
ed andò a vuoto ogni loro perverso città. In luogo della pace, che poi si 
divisamento. In Fiancia però i lor aspettava , nacqueix) nuove desolazio- 
progressi non furono così sfortunati, ni. In Vassay città della Sciampagna 
Sino dal regiìo di Francesco I, aveano insorse un fiero tumulto, e fu sparso 
essi poste salde radici, quantunque il sangue in gian copia. Questo fu 
quel provvido monarca impiegasse cagione della guerra civile, e il pria- 
ogni mezzo a distruggerle; anzi di cipe di Condè si mostrò il primo a 
tal maniera s' erano disseminati , prender le armi. Più città furono 
che in molte città sebbene in se- presej diroccate le chiese, uccisi i 
greto, v' aveano chiese e ministri, sacerdoti, aperti i sepolcri dei santi 
Calvino stesso era stato, quegli che e bi-uciate le loro reliquie. Segui- 
ivi ne avea gittati i primi semi, i-ono da poi molte battaglie; e se i 
e dalla sua residenza in Ginevra ribelli rimasero vinti, non furono 
ne vegliava all' incremento . Ma però domati. La prima accadde in 
dappoiché montò sul trono Fran- Dreux nel Vessin, l'anno i562, ai 
Cesco 11, cioè nel i55c\, la Francia 19 dicembre. 

intera divenne vittima de'sacrilegii In quella il principe di Condè fu 
e delle stragi dei Calvinisti. Giovan- preso da Francesco di Ghisa , co- 
na, regina di Navarra, fu il prin- mandante de' cattolici. Questi poi 
cipal loro sostegno. Dcssa fu che morì nell'assedio di Orleans, ed al- 
incoraggì Luigi Borbone, principe lora la regina madre fece una pace 
di Condè, a prender le armi in fa- cogli eretici, che venne indi mode- 
vore della pretesa riforma e farsi rata da un nuovo editto. IMa nel 
capo della celebre congiura di Am- i 367, i Calvinisti ripigliarono la guer- 
bolse. Carlo IX , successo al trono , ra e furono sconfìtti. Due anni do- 
nai i562, mandò fuori un editto pò i cattolici riportarono una vit- 
per assicurare la pubblica tranquil- toria piìi insigne, in cui restò uc- 
lità ; ma il male s'era troppo dilTu- ciso anche il principe di Condè : e 
so. La corte si divideva ne' partiti; le nell'anno 1372, nel giorno di s. 
Provincie erano inquietate da violen- Bartolommeo , si diede un'altra bat- 
tissime turbolenze, gli animi dispo- taglia, che toinò a grande strage dei 
sti a sedizione. Raccolse quindi Car- Calvinisti. È assai diilìcile il presen- 
lo IX il suo tribunale di giustizia, e tarsi all'idea un esatto quadro degli 
pubblicò r ordine intitolato celino eccessi da que' sacrileghi commessi 
di Luglio. La stessa assemblea sta- principalmente contro la ss. Eucari- 
bilì delle conferenze a Poissy , cui stia. Molti anni passarono prima che 
mtervennero anche gli eretici; ma s'acquetassero gli animi ed avesse 



GAL 

pace la Chiesa di quel regno. Luigi 
XIII, succeduto ad Eurico IV, mor- 
to assassinato nel 1609, fu quegli 
che diede il primo crollo alla loro 
fortezza. Dopo una lunga guerra, 
che aveano i Calvinisti ripresa sotto 
il regno di lui, e in cui s'erano rin- 
novate le stragi di prima, conqui- 
stò egli la Pvocella , che gli ere- 
tici aveano stabilita per capitale 
della nuova repubblica cui volea- 
no piantar in Francia; s'impadro- 
m di tutte le altre piazze eh' essi 
avevano invase, e li soggiogò quasi 
del tutto. 

Da quel tempo l'eresia cominciò 
ad indebolirsi, e Luigi il Grande 
riuscì a sradicarla da ogni luogo. È 
vero che i Calvinisti tentarono ima 
nuova ribellione nella Linguadoca , 
nel Vivarese, nelle Cavane, e più 
tardi ancora in queste provincie, 
sotto il nome di Camisardi {^F'edi); 
è vero che in alcuni luoghi si rin- 
novarono gli oiTori degli anni ad- 
dietro ; ma è altresì fuor di dubbio, 
che in breve il fuoco si consumò 
per le saggie leggi di quel gran prin- 
cipe, il quale, nel i6g8, rivocò il 
celebre editto di JVantes, estorto, nel 
1680, da 'E urico IV. Luigi il Gran- 
de proibì nel suo regno qualunque 
professione di religione riformata , 
ed obbligò i ministri a convertirsi, o 
uscire dallo stato. Distrusse le chie- 
se degli eretici, ed unì i loro beni 
agli spedali. Moltissime furono le 
conversioni, e la Francia ritornò al- 
la prima sua pace. 

Però quel regno non fu il solo 
teatro del calvinismo. I Paesi Bas- 
si ne divennero infetti sino dai 
tempi di Calvino stesso. Egli vi a- 
vea mandati molti de' suoi disce- 
poli , che vfi piantarono le prime 
radici. jXcU' anno i568 , richia- 
mato dalla Fiandra il Cardinal 



GAL 'ì'jc) 

Granvela, ivi spedito qual consiglie- 
re di Maria regina d' Ungheria, so- 
rella di Carlo V, governatrice dei 
Paesi Bassi, mancò a' Calvinisti il 
loro ardente persecutore : si solle- 
varono quindi in gran numero; sac- 
cheggiarono le chiese d'Anversa, rup- 
pero gli altari, le sagre immagini, rui- 
narono i monisteri ; e di là passò 
la sedizione nel Brabante ed in al- 
tre Provincie. La governatrice si vi- 
de costretta a concedere per al- 
lora l'esercizio del loro culto; ma 
il re Filippo di Spagna non volle 
ratificare il permesso. Per la qual cosa 
essi presero le armi contro di lui. Il 
re mandò il duca di Alba con grande 
armata aflln di reprimerli ; senon- 
chè il principe di Oranges, dichiara- 
tosi capo de' ribelh, condusse nella 
Fiandra un' armata di trentamila a- 
lemanni , e dopo un^ alternativa di 
sconfitte e di vittorie , riuscì a to- 
gliere intieramente quelle provincie 
alla comunione della Chiesa. J^. il 
Cardinal Bentivoglio, che scrisse di- 
stesamente la storia di questi fatti. 
I Calvinisti penetrarono ben an- 
che nella Scozia e là pur fecero le 
stiagi praticate nella Francia e nell'O- 
landa. Un certo Knok, sacerdote apo- 
stata , fu il primo ad aprirvi la via. 
Fermatosi egli per qualche tempo in 
Ginevra, strinse amicizia con Calvi- 
no, e da lui apprese il nuovo siste- 
ma di errore. Partitosi dipoi al- 
la volta di quel regno, trovò nelle 
ditrerenze politiche un' ottima con- 
giuntura per disseminare l' eresia. 
Morto Giacomo V, re di Scozia 
Maria Stuart, fanciullina di soli otto 
giorni , era divenuta erede del trono. 
Hamilton, conte di Aran, sedotto da 
Knok nel calvinismo, fu dichiarato 
governatore . Questi favoriva tutti 
quelli, che la pensavano al par di lui 
negli oggetti di religione, ed an^.i 



28o 



CiVL 



agevolò i mezzi alla diffusione degli 
errori di Calvino. Di piti anzi per- 
mise a' Calvinisti il predicare libe- 
ramente. 

Crebbero essi innimiero tale, che 
attnippatisi assassinarono l'arcivesco- 
vo di s. Andrea Davide Bethon , e 
quanti mettevano argine alla dilfu- 
sione dell'erroi'e. Demolirono molte 
cinese , uccisero sacerdoti, e costrin- 
sero la madre reggente a conceder 
libero l'esercizio del calvinismo. In- 
tanto la regina Maria, che avea sof- 
ferte molte vicende, prese a regna- 
re, e insieme difendere la religione 
cattolica. Ma i Calvinisti, fatti pos- 
senti in numero e in forze, la pre- 
sero, e la chiusero in un castello. 
Ivi, con molte minacele la obbli- 
garono a rinunziare il regno a 
suo figliuolo in età di tredici mesi. 
Questi fu poi Giacomo I re della 
gran Brettagna, difensore de' Calvi- 
nisti, il quale, nel i6o3, obbligò, 
sotto pena di morte , tutti i sacer- 
doti cattolici ad uscir d'Inghilterra, 
cui fu in quell'epoca riunita la Sco- 
zia. Carlo 1, successore di lui, diede 
l'idtima mano a stabilirvi i Calvini- 
sti, i quali in assai breve tempo oc- 
cuparono tutto quel regno, abolen- 
dovi il pubblico culto della Chiesa 
Cattolica. Nondimeno presentemente 
vi sono colà molte chiese, ristabili- 
te dai l'e successori, e parecchi ve- 
scovi tranquillamente rimessi. T\ Va- 
rillas Istoria delle eresie tomo li, 
lib. 28. 

Nel progresso di tempo i Calvi- 
nisti, che si chiamarono anche Ugo- 
notti (P^edi), si divisero in molte 
sette. Le principali sono quelle de- 
gl indipendenti, dei piesbiteriani, de- 
gli anglo-calviniani, de' quacheri e 
tremolanti, de'piscatoriani, arminia- 
ni, gomaristi ec, delle quali vegga- 
si l'articolo relativo. 



CAL 

Errori de' Calvinisli. 

La dottrina di codesti eretici, die- 
tro i dogmi insegnati da Calvino, 
attacca quasi tutte le verità dell'u- 
nica vera Chiesa CattoUca. E da 
prima toglie a questa l'autorità d'in- 
terpretare e giudicare del vero sen- 
so delle Sci-itture; riprova il canone 
de" libri sagii , proposto dal conci- 
lio di Trento; nega l'autenticità del- 
la edizione vulgata ; e ricetta tutte 
le tradizioni apostoliche. In liguar- 
do al mistero della ss. Trinità, non 
ammette, che il Padre generi attual- 
mente il figliuolo. Sltillc fiiìgitur, 
dice Calvino, conliiinns actus geiie- 
7-aiidi Calv. Iiistit. 1. I, e. 1 3, § 3. 
Della persona di Gesù Cristo inse- 
gna, ch'egli è stato mediatore degli 
uomini presso il padre, prima che si 
fitcesse uomo, e che peccasse Adamo 
(Calv. epist. ad Stancarum) j che 
dopo la sua morte egli pafi nell'in- 
ferno le stesse pene de' reprobi, ed 
anzi che questo è stato il maggior 
prezzo offerto per la nostra reden- 
zione (Calv. Islitiit. \. XXI, 16). 11 
Card. Gotti afferma, che professi an- 
cora due persone in Gesù Cristo 
{\'era Ciiiesa t. I, e. 8, § i, n. 9). 
Rispetto poi alla divina legge, di- 
ce che ne diviene impossibile la 
osservanza ; che la concupiscenza o- 
riginale in sé stessa è peccato (Calv. 
Inslit. hb. IH, cap. 3, § io), 
anche prescindendo dal nostro con- 
sentimento , che tutti i peccati sono 
mortali (I. Il, e. 8, § 59); che tut- 
te le azioni, anche de' giusti, sono 
colpe ; quindi che tutte le opere 
buone non hanno alcun merito ap- 
presso Iddio (lib. Ili, e. i4, § 4)- ì" 
riguardo alla giustificazione, insegna 
ch'ella non consiste già nella infu- 
sione della grazia santificante, ma 



GAL 

nella imputazione della giustizia di 
Gesù Cristo, per la quale il pecca- 
tore viene riconciliato con Dio (loc. cit. 
e. XI, § i5, i6). Di piìx, che luo- 
mo in peccato non si giustifica col- 
la contrizione , ma colla sola fede , 
credendo essere a lui pei-donate le 
colpe per le promesse fatte a riguar- 
do de' ineriti di Gesìi Cristo. Que- 
st'articolo fu esposto e sostenuto an- 
che nella celebre professione di le- 
de fatta dai Calvinisti di Francia. 
Insegna ancora che i giustificati deb- 
bono credere, con certezza di fede, di 
starsene in grazia: e vuole che tal cer- 
tezza tengasi anche per la perseveran- 
za e per la salute eterna in maniera che 
ognuno debba tenersi per eletto (loc. 
cit. e. 2, § i6 e seq.). Inoltre, che 
la fede e la giustizia son proprie 
de' soli eletti ; che ottenute una vol- 
ta da essi , non le ponno piìi per- 
dere; che se poi alcuno sembra aver- 
le perdute , questi non l' ebbe mai 
ricevute (loc. cit. § ii e 12). Però 
contro silEitto dogma , uscito egual- 
mente dalla immaginazione di Cal- 
vino , lo stesso sinodo di Dordrect 
definì, che si può benissimo perdere 
talvolta la divina grazia. In riguar- 
do poi al merito o demerito delle 
nostre azioni, bestemmia che l'uomo 
è privo del libero arl)itrio; anzi che 
questa libertà è un titolo senza so- 
stanza : est tilitliis si'/ie re ( Cah'. 
Instìt. lib. II, cap. 2 ). Afferma che 
il solo primo uomo n' era fornito , 
ma col peccato fu perduto in ciascu- 
no de' suoi discendenti. Da questo 
errore trae la conseguenza , che 
1 uomo agisce come un automa, di 
cui Dio è il movente . Ma per 
poter dargli un qualche motivo di 
meritai-e, dice essere sufficiente, ben- 
ché operi per necessità, che lo fac- 
cia senz'essere spronato da oggetti 
esteriori (loc. cit. lib. 2, cap. 3). 



GAL 



!8l 



Quindi vi aggiugne, che sebl:)ene Id- 
dio non si abbia a credere autor 
del peccato, nondimeno muove l'uo- 
mo a commetterlo ( Calv. de aeter- 
na Dei praedestiii,). Nel citato libro 
poi della predestinazione, in aggiimta 
a tante iniquità. Tempio eretico non 
arrossisce d insegnare, che l'uomo si 
perde solo per divino decreto; che 
anzi Dio conosce il fine di ciasche- 
duno in quanto lo ha irrevocabil- 
mente stabilito prima della creazio- 
ne; eccone le pax-ole: " Praescive- 
» rit Deus, quem exitum habiturus 
» esset homo, antecjuam ipsum cou- 
« derct; et ideo praesciverit, quia 
» decreto suo sic ordinavit ". In ri- 
guardo ai sagra menti , profe^isano i 
Calvinisti, secondo le d(itlriue di Cal- 
vino, che essi hanno effetto soltanto 
negli eletti ; che le parole dei mini- 
stri non sono con secra torio , ma so- 
lamente atte a far intendere le pro- 
messe divine (Instit. lib. IV, e. i4) 
§ 4)5 perciò che i sagramenti non 
conferiscono la grazia, ma solo ecci- 
tano la fede, siccome la divina pa- 
rola (5 i4). Asseriscono non esservi 
differenza tra quelli dell' antica e 
della nuova legge ; negano il carat- 
tere ; professano che Gesù Cristo 
istituì il solo battesimo, e la cena, 
ma a lor maniera: sembra però dalle 
opere di Calvino che non si neghi 
l'ordinazione (1. cit. e. 19); negano la 
necessità del battesimo; asserendo che 
i fanciulli nati da cristiani, diventano 
perciò soltanto membii della Chiesa 
(Bossuet P (triaz. t. Ili, l. ii(, n. St). 
Del sagrameuto della penitenza, oltre 
di negarlo, sostiene la lor dottrina, che 
i peccati attuali si rimettono colla 
sola memoria del battesimo; che l'as- 
soluzione del sacerdote, non rimette, 
ma attcsta il perdono delle colpe 
donato per la promessa fatta a noi 
da Gesù Cristo ; che la confessione 



aSo. C A L 

delle colpo è istituzione soltanto uma- 
na; finalmente che la soddisfazione del 
penitente piuttosto che essere neces- 
saria, fa ingiuria a quella offerta da 
Gesù Cristo (1. cit. 1. Ili, e. 4 e 
i5 ec). Rapporto all'Eucarestia, il 
principal errore è il negare la pre- 
senza reale. Si afferma che le paro- 
le della consacrazione indicano il pa- 
ne ed il vino essere semplicemente 
segni del corpo e del sangue del 
Signoi-e (Islitut. de coena Domini), 
Sì nega la messa essere vero sagri- 
fizio , sostenendo che altrimenti sa- 
rebbe di olfesa a quello della cro- 
ce; di pili che le messe private si 
oppongono direttamente alla istitu- 
zione di Cristo (1. cit. lib. IV, e. 
i8). Negano il purgatorio, il valore 
delle indulgenze, l'intercessione de'san- 
ti, il culto delle sagre immagini, il 
primato della Cliiesa Romana, la di 
lei inf.dlibilitìi nelle decisioni in ma- 
teria di fede ; riprovano le leggi di- 
sciplinari e i sagri riti, il digiuno 
quadragesimale, il celibato dei sacer- 
doti , e la utilità dei voti. Ecco lo 
spettro deforme, cui si riduce da co- 
loro la religione. P^. Natale Alessan- 
dro t. XIX, a. 1 3 ; e il Card. Got- 
ti, t. II, e. 3. 

CALZADA [Calceaten). Città con 
residenza vescovile nella Castiglia vec- 
chia. Chiamasi anche Calcitine Tri- 
tium, ovvero s. Domingo de la Cal- 
zada, ed è edificata sopra un pic- 
colo fiume, che va a gettarsi nel 
Tiron. Ha sette porte, ed il suo ve- 
scovato unito a Calahorra, è suffra- 
ganeo della metropoli di Rurgos. La 
città fu eretta in vescovato nel se- 
colo decimoterzo, la cui cattedrale, 
solido edifìzio, è dedicata alla san- 
tissima Trinità, con capitolo compo- 
sto di quattro dignità, dieci canoni- 
ci, otto razionarli, e sedici cappella- 
ni. La prima dignità è il decano, e 



GAL 
fra i canonici sì comprendono il 
teologo e il penitenziere. In detta 
chiesa evvi il corpo di s. Domenico 
suo patrono e titolare. L'unione del- 
la sede di Calzada a quella di ^l' 
ha o Alava , istituita nel decimo 
primo secolo, ebbe luogo eziandio 
nel decimoterzo secolo ; ma 1' u- 
nione di Calzada, a quella di Ca- 
lahorra l'imonta all'anno 149^5 "el 
regno di Ferdinando V ed Isabella. 
L'episcopio fu distrutto nelle guerre 
del 1 8 1 2 ; ha la sola parrocchia del- 
la cattedrale, con un convento di re- 
ligiosi , ed un monistero di mona- 
che, oltre le confraternite e l' ospe- 
dale. P^. Calahorra. 

CALZE, e CALCEI, Caligae , 
Calceus. Sebbene ci proponiamo di 
trattare a' loro articoli delle Scar- 
pe, e de' Sandali, o Calcei propria- 
mente detti, prima di parlare delle 
Calze, diremo alcuna cosa de' Cal^ 
cei da cui derivarono le Calze ; poi- 
ché cahamento nominossi tutto quel- 
lo , che cuopre il piede e la gam- 
ba , e si applicò egualmente alle 
scarpe, come alle Calze, e al calza- 
mento rosso. Il calzare significa pre- 
cisamente avere, o mettere in gam- 
ba e in piede calze, scarpe, o simili. 

Il Culceo cavo presso gli antichi 
romani era il distintivo de' nobili, 
de' senatori e consoli , ora col no- 
me di Calceiin Lunatiis , ora di 
fl/ullens, il quale cuopriva tutto il 
piede dal calca^^no sino alla punta 
del medesimo, senza verun tirante ai 
fianchi, e molto simile al calcea- 
mento moderno, detto Pantofola. Si 
vede in quelli dei cristiani de' pri- 
mi secoli, e fra gli altri nell'effigie 
di Probo, rappresentato con sua mo- 
glie Proba, nella sua urna sepolcra- 
le neir Arringhi , Roma subterran. 
t. I p. 28 lib. II cap. X. Ve ne 
sono altri con ornati , tomo I pag. 



CAL 

3i5 loco citalo^ nella facciata di 
un' urna sepolcrale, ove accanto ad 
Eva ascoltante il serpe sono in pie- 
di due vecchioni, uno dei quali ha 
le scarpe, o calcei cavi ornati con 
una lista ia mezzo del tomajo ; e 
in lui' altra pittura del cimitero di 
Calisto, riportata dal suddetto au- 
tore a p. 539, ove si crede eiUgia- 
to s. Anteix) Papa sedente, coi Cal- 
cei cavi , senza ver un ornamen- 
to, i quali coprono tutti i piedi. I me- 
desimi si vedono nella statua di s. 
Ippolito del IH secolo nella biblio- 
teca vaticana. S. Silvestro I, del 3i4j 
sostituì ai Ctdcei cavi semplici, altri 
pili preziosi per la materia, e pegli 
ornati . Sul Calceo Lunato veg- 
gasi Barthius ad Stalium I p. 4'*t>, 
Cangius ad Xonarain p. 32C), Bo- 
nanni in Bluaeo Kircheriano pag. 
1 04, IMichael Schielderup. Disserl. 
thcologico- critica de Lunatis vete- 
rum ronianorimi Calceis Hainiae. E 
pei Calcei Mulleus , V. il ^^ossio , 
lib. IV de idololairia. e. V; Adnota- 
tìones varioruin ad Vopìscutn cap. 
49 de Aureliano . 

Pviguardo ai Calcei rossi è a sa- 
persi, che i primi re di Roma , e 
dopo loro i magistrati curuli usa- 
rono i Calcei rossij o punici. Da 
essi passò quell' uso agi' imperato- 
vi l'omani, da' quali certamente lo 
presero gì' imperatori greci , che ne 
formarono uno de' loro distintivi, 
come asseriscono Paolo Diacono, lib. 
XVI, e Giorgio Phranzez, Protove- 
stario lib. I cap. 1 7, nella sua Crona- 
ca. Gl'imperatori concedettero egual 
distintivo ad altri principi, come ri- 
leviamo da Pietro Antonio Pacifico, 
prete veneto, nel capitolo delle gran- 
dezze _, e dignità del principe. Nel- 
la cronaca veneta, stampata in Ve- 
nezia nel 1698, a p. 5^5, parlan- 
do del doge di quella repubblica 



CAL 2B3 

dice : »< Le Calze con le pianelle 
'j rosse Io dimostrano cavaliere, la 
» qual dignità l'ebbe nel principio 
» della lepubblica dagl' imperatori 
» di Costantinopoli". Quindi le ot- 
tennero dagli stessi Augusti , i pa- 
triarchi, gli arcivescovi, ed i vesco- 
vi greci , come si vede dai monu- 
menti dei secoli XI e XII : De 
Calceis purpureis imperatoruni , et 
patriarcharum. V. Cangius ad Vil- 
le harduinuni, p. 307 , e Step de 
Altamura in Panoplia adveisus schi- 
sma graecoruni , p. 210. Ma tali 
Calcei già erano usati dai Romani 
Pontefici, i quali divenuti, nel secolo 
Vili, sovrani temporali, ad esempio 
degf imperatori presero le scarpe 
rosse per calceamonto , come attri- 
buto principesco. JXell Ordine roma- 
no Xlll, composto per comando di 
Gregorio X, eletto Pontefice nel 
1271, nel trattarsi delle vesti, che 
il nuovo Papa assume non appena 
è creato, dicesi « che metteva le 
>' Calze rosse di panno senza peda- 
•' hni, con la stalla al di sotto, poi 
» de' piccoli calzari dello stesso pan- 
» no, e quindi i calzari religiosi -'. 
Forse le prime saranno state a gui- 
sa di sotto - calzette ag^iuntc alle 
calige de panno sinc pcdalil>us , e 
le altre saranno state le scarpe o 
sandali Pontificali, poiché vengono 
dette Calcei religiosi. Tal uso però 
già pratica vasi a' tempi d' Innocenzo 
li eletto nel ii3o. E da avvertirsi 
che Calza a stalFa, o a staffetta , si 
chiamò la Calza , che invece di pe- 
duli termina in una staffa. In tem- 
pi però posteriori, cessato 1' uso dei 
tomai dei Calcei cavi, eh' erano u- 
nili e facevano corpo con le fian- 
cate e calcagnate senza cucitura, 
s' introdusse il costume di fare se- 
paratamente tutte le parti delle scar- 
pe , di riunirle con cuciture , e 



2 84 GAL 

di prolungare i tomai sul collo 
del piede, e per fermare la scarpa 
si adottò l'aggiunta di due legacci, 
e poi delle fibbie. 

Il Durando, Ration. lib. Ili cap. 
Vili, dopo aver dimostrato, che il 
difendere con indumenti il piede 
nelle cerimonie religiose, non ebbe 
origine dal primo Pontefice de' giu- 
dei, dice che lo ebbe dagli apo- 
stoli , e che tali indumenti hanno 
ne' riti cristiani ragionevole signifi- 
cato. Le Calze poi entrano a far par- 
te degli ornamenti, e delle insegne 
episcopali , ed arrivando dal piede 
sino alle ginocchia, vengono fermate 
con legacci , giacché lo stesso Cristo 
usò i sandali, come afTermano il ca- 
nonico Marangoni, ed il p. Barnaba 
Yaerini ; il primo nella storia di 
Sancla Sanctoriini di Roma capo 
XXIX p. iG5, e il secondo nella 
Dissertazione de omnibus fere a^nid 
veteres pedani cruruniqiie e alce a- 
mentis, inserita nella nuova raccol- 
ta di opuscoli scientifici di Caloge- 
rà, Venezia 1780 tomo XXXV p. 
54. Gregorio di Tours nella vita 
del b. Leobardo, e del b. Venan- 
zio narra , che nelle Gallie vi era 
un uso curioso , ut annulus porri- 
gerelur sponsae , unaque osculum , 
et Calceamenlum. V. Plutarco in 
thes. de Calceis. 

La Calza adunque, specie di ve- 
stimento delle gambe, prese il suo 
nome dalla Caliga de' latini. Calze- 
rone, e Calzerotto, Calceus crassuSj 
si nominò particolarmente una spe- 
cie di Calze grosse, e Calzetta si 
nominò pure una Calza, ma soltan- 
to di materia nobile, come di seta, 
di stame, o simile, caliga serica etc 
Il Calzino, tibiale, è una Calza pic- 
cola, che cuopre il solo spazio dal 
piede al ginocchio. Diciamo : tu non 
avrai le Calze ec, alludendo ali u^o 



GAL 
antico di donare le Calze a chi pii- 
nia recava desiderata novella ; quin- 
di nuova da Calze vale buona nuo- 
va, r ap[)ortatore della quale merita 
per sua mancia le Calze, come dis- 
se il Varchi. Ad un francese si at- 
tiibui r invenzione del telaio per le 
Calze, che non potendo oltcnerne a 
Paiigi un privilegio esclusivo, pas- 
sò in Inghilterra, ove fu accolto 
con tal entusiasmo, che per mol- 
to tempo venne vietato, pena la vi- 
ta , di trasportarlo fuori dell' iso- 
la. Ciò peraltro da alcuni viene 
contraddetto. Si aggiimgc poi, che 
un altro francese restituì alla sua 
nazione tal ritrovato, il quale si 
propagò in Francia, e nella Olan- 
da. Evvi chi dà il merito dell'in- 
venzione a Guglielmo Lee, che la 
po-ic in opera a Cambridge verso il 
1589, f>^'^'ci'0 nel 1600. Quest'arte 
fu quindi conosciuta dall'Ingliiltor- 
ra e dalla Francia, e successivamente 
i lavoranti suoi la piopagarono nel- 
r Irlanda, Spagna, Italia, e singolar- 
mente a Venezia, ove per altro vuoisi 
che già fosse antichissima. Si racconta 
pure, che la prima manifattura di Cal- 
ze fu stabilita presso Parigi da Hin- 
d re t circa l'anno i656, e meritò la 
protezione del sovrano. Certo è, che 
fa d'uopo accordare agi' inglesi se 
non r invenzione , almeno il perfe- 
zionamento di fabbricare le Calze 
sul telaio, anco a striscie , o a co- 
stole, la qual' arte dicesi introdotta 
in Francia circa il 1770 nel regno 
di Luigi XV, e, dopo il i8o3, ven- 
ne sempre migliorata, finché nel 
1807 gli stessi inglesi inventarono 
le Calze di maglia fissa. 

Xellltalia il nome di Calze era an- 
tichissimo, e comune nel secolo XVI. 
Queste erano di piìi specie, e co- 
lori , particolarmente rosse , come 
colore sopra gli altri usato dagl ila- 



GAL 

liani. Per non dire di altri, il cele- 
bre Michelangelo Buonarotti porta- 
va le Calze rosse, e i sindaci, chia- 
mati gli Eccelsi del magistrato di 
Siena, portavano essi pure le Cal- 
ze rosse. Filippo II, re di Spagna, 
che regnò dall'anno i555 fhio al 
1598, ebbe dalla moglie di Lopez 
di Padilla un paio di Calze di seta 
lavorate nelle Fianch-e, come dono 
rilevante. Si vuole, che il re di 
Francia Enrico II fosse il primo 
a portare Calze di seta fatte a ma- 
glia nel i55c), lo che fu riputato 
singoiar magnificenza, colla quale 
voile onorare gli sponsali di sua 
sorella col duca di Savoia Emmanue- 
le Filiberto ; giacché le Calze, che 
dopo il secolo XV si usavano in 
Francia, erano formate di stolFe, o 
panni di seta , o di lana , cbiamate 
Chausse.'!. Tuttavia pretendesi, che 
le Calze di seta si vedessero per la 
prima volta in detto regno nel iSyi 
pel matrimonio di Margherita di 
\aluis, sorella di Enrico HI, con 
Enrico IV, allora re di Navarra, 
poi di Francia , dopo la qual' epoca 
le Calze di seta a maglia si lùguar- 
daiono come cosa presso che comu- 
ne, essendo da molti adoperate. 

Lungi dall' entrar a parlare delle 
(^alze , e loro divei'se foggie , e co- 
lori oggidì usati, ci limiteremo ad 
accennare quelle in uso nella corte, 
e curia romana , e degli ecclesiasti- 
ci , e religiosi d'ambo i sessi, men- 
tre ai rispettivi articoli si tratta de- 
gli abiti di ognuno. 

Il Sommo Pontefice adopera le Cal- 
ze di seta bianca, o di altra specie, ma 
sempre di colore bianco, sopra le quali 
nei Pontifìcidi si calzano i sandali 
bianchi , o rossi, secondo il tempo. 
Abbiamo però dall' istromento ro- 
gato agli li ottobre i6o5, nell'a- 
pertura del sepolcro di Bonifacio 



GAL 285 

Vili sepolto nella basilica vatica- 
na l'anno i3o3, che i sandali e- 
rano neri, appuntiti secondo l'uso 
de'goti, senza croce, lavorati a fior 
di seta nera, lunghi un palmo e 
e un quarto, e che le Calze Ponti- 
ficali erano pure di seta nera, come 
riporta il Bonaimi , Gerarchia Ec- 
clesiastica p. 263, e 264. Il Giorgi 
poi. Abiti sacri del Sommo Poiite- 
Jice paonazzi e neri, descrivendo 
gì' indumenti, con cui era vestito il 
cadavere del medesimo Bonifacio 
Vili, dice a pag. 53, che aveva le 
calzette Pontificali di seta nera or- 
ni esina. 

I Cardinali di s. Romana Chiesa, 
la cui sublime dignità dal p. Mcno- 
chio nelle sue Stnore , coli' autorità 
di diversi autori, nel cap. 65, pag. 
106 del tomo III, è paragonata alla 
regia, vestono la porpoi-a imperiale 
da lungo tempo, avendosi, che Pa- 
pa Gregorio IX nel 1227 fu con- 
dotto per Roma inter purparatani 
K'eii. Carclinaliwn, clericorum, prae- 
latoruni comìtivam. Né mancano 
esempii di alcuni Cardinali man- 
dati a Costantinopoli vestiti di rosso, 
come si può vedere in Adriano Ste- 
gero De purpiira sacrae dlgni- 
taiis insigni, pag. 5 1. Bonifacio Vili, 
creato nel 1294? confermò loro l'uso 
della porpora, come asserisce il Car- 
dinal de Luca, nel capo 7, p. 8r, 
Del Cardinale pratico, cioè il colo- 
re rosso in tutto l' abito; ed il Ba- 
rio, roni. Pont, brevis notitia, crede, 
che il medesimo Pontefice desse lo- 
ro anche le calzette rosse, mentre 
Paolo li, nel 146 5, loro accordò la 
berretta ed il berrettino rosso, accioc- 
ché fossero di>>tinti da' prelati, quan- 
do non portavano il cappello rosso. 
Intorno a ciò sono a vedersi Gio. An- 
drea Tria in notis ad Platani de Car- 
dinalis dignitate et officio, ed il 



•jBG c a l 

Pinzza, Iride sagra della porpora , 
sua- origine ed uso, pag. 210, e 
219. 

I Cartlinali tre giorni dopo la 
loro creazione, cioè nella mattina in 
cui licevono in concistoro piil)ljlico 
il cappello Cardinalizio , assumono 
per la prima volta le calzette rosse 
di seta, benché abbiano già ricevuto 
la berretta e zucchetto rosso, e da 
«Questo tempo iu poi portano sempre 
le calzette rosse, meno in tutto il 
giorno del venerdì santo, nel qtiale, 
in memoria della morte del Redentore, 
non usano anello, e mettono le cal- 
zette di seta paonazze insieme al col- 
lare, e senza scarpe vanno ad ado- 
rare la croce. All'articolo Cardixali 
si parlerà del loro coruccio , eh' è 
vietato, ma in morte del Pontedce 
tanto i Cardinali da esso creati, che 
gli altri, finché dura la sede vacan- 
te, prendono le calzette, e il collare 
paonazzo. Usano le Calze rosse e pao- 
nazze i soli Cardinali, a cui è permessa 
la porpora. I Cardinali chierici seco- 
lari e i-egoinri , benché vestano di 
rosso , pure non possono usare la 
seta, il perchè le calzette loro pao- 
nazze o rosse che sieno , sono di 
stame, o di altra specie, esclusi quel- 
li della congregazione dell' oratorio, 
che, essendo semplici sacerdoti, ve- 
stono come gli altri, l Cardinali 
monaci e frati, che ritengono il co- 
lore e la qualità dell' abito cui ap- 
partenevano, non hanno le calzette 
rosse, ma del colore che portavano 
innanzi all'esaltazione al Cardinala- 
to, meno un singoiar indulto Pou- 
tificio, del quale vi sono molti esem- 
pi i. I Cardinali, che hanno l' uso 
delle calzette rosse , dopo la loro 
morte sono esposti , e vengono se- 
polti con le calzette paonazze, co- 
mr paonazzo è tanto l abito con 
cui sono trasportati in chiesa, quan- 



CAL 

to i paramenti sacri, onde sono ve- 
stiti per le esequie, e co' quali sono 
anche tumulati. 

Quando vi erano gli elettori ec- 
clesiastici, benché avessero il titolo 
di eminentissimi, pure il solo di Co- 
lonia, come si dirà, usava le Calze 
rosse, ed il gran maestro di Malta, 
sebbene goda titolo eguale a quello 
de' Cardinali , adopera Calze nere. 
Ma siccome, fino dopo la metà del 
secolo passato , dai Cardinali si è 
costantemente osservato di portare 
anche nell'abito corto le Calze del 
colore corrispondente all'abito Car- 
dinalizio, che dovrebbono usare in 
quel giorno , cos\ è indispensabile 
una vilteriore digressione in argo- 
mento. 

Due sono i colori, che nel corso 
dell' aimo si usano nelle vesti dai 
Cardinali di s. Chiesa, cioè rosso, e 
violaceo, ossia paonazzo, eccetto due 
giorni, ne' quali adoperano il colore 
rosaceo, eh' è medio tra i detti co- 
lori. » Pimi. dd. Cardinales in ve- 
" stibus duobus tantum coloribus 
••> viti solent, nempe rubro, et vio- 
» lacco, exceptis dominica tertia ad- 
" ventus, et dominica quarta qua- 
" dragesimae, quibus diebus in sub- 
" tanis , mantelletto et mozzetta 
" utuntur colore rosae siccae ". Co- 
sì prescrisse la s. congregazione dei 
riti, con decreto de' 3o agosto 1602, 
nel Pontificato di Clemente VIIF, e 
con altro decreto de'3i marzo 16 r 8, 
in quello di Paolo Y ; decreti con- 
fermati dai due Pontefici. Gli auto- 
li, i quali trattano delle insegne, 
prerogative, privilegi, ed altro che 
riguarda il sacro Collegio de' Car- 
dinali , si esprimono in coerenza a 
quanto prescrisse la menzionata sa- 
gra congregazione Cardinalizia. E 
tale pure può dirsi essere la prati- 
ca presente, che solo in piccole cose 



e A L 

ili variata, avvegnaché ora i Cardi- 
nali portano coli' abito paonazzo le 
Calze rosse, loccliè ignorasi se sia 
in forza di qualche privilegio. 

Le Calze sono pertanto parte ac- 
cessoria, del vestiario che seguir deve 
il colore principale, e perciì) i Cardinali 
dovrebbero usare il colore rosso nelle 
Calze, se l'abito è rosso, ed il colore 
paonazzo se l'abito è paonazzo, ovA'e- 
ro rosaceo, nelle due citate dome- 
niche Gaudele e Laetare, Si rica- 
va ciò apertamente dal testo ripor- 
tato, ove dicesi in vestibus duohus 
colorìbiis etc, nella qvial parola ve- 
stibus sono al certo comprese anche 
le Calze, mentre nei due giorni ec- 
cettuati , dicesi soltanto subtanis , 
mnntellcttOy et rnozzctta , e quindi 
sono escluse le calzette, che dovran- 
no essere paonazze, perocché cado- 
no que' giorni in tempo di lutto. 
Ancora più apertamente si deduce 
dall' uso e pratica del venerdì san- 
to, e nella sede vacante come di 
sopra si accennò, in cui vengono 
assunte le Calze paonazze , benché 
non sia ciò espresso ne' due citati 
decreti, come non lo è dalla dispo- 
sizione. » Tempore sedis vacantis 
« Pi.R. D.D. Cardinales in eoruni 
» habitu utuntur vestibus violaceis, 
M et supra subtanam rocchetto dis- 
" cooperto, et mezzetta, et qui crea- 
« ti sunt a Pontifice proxime de- 
»5 functo in subtanis, et mo/zetta , 
»» nec fascias, mostre, nec globuios, 
» bottoni, rubros habebunt. " Ep- 
pure in pratica si è al presente al- 
cun poco deviato, come già si disse, 
anzi puossi tal cosa ripetere da con- 
suetudine, poiché gli scrittori delle 
vesti Cardinalizie, come il Bonanni, 
il Lonigo, il Suares, il Plato, e i 
decreti della Congregazione de" Riti 
non ne fanno parola, mentre dico- 
no che i Cardinali debbono portar 



GAL 287 

sempre il colore rosso nella berret- 
ta, e sul berrettino, sebbene rego- 
lari . E il Lunadoro nell' edizione 
di Roma del 1664, parlando della 
processione del Corpus Domini, di- 
ce che i Cardinali vi si devono reca- 
re in Calze, e scarpe rosse , avver- 
tendo che devono usare le scar- 
pe, e le Calze di tal colore vestendo 
di rosso, giacché quando vestono pao- 
nazzo, vanno portate le scarpe, e cal- 
ze di colore paonazzo . Fatto è, che si- 
no dal Pontificato di Pio VI, il quale 
fu creato nel 1775, i Cardinali porta- 
no sempre le Calze rosse, eccettua- 
to il venerdì santo , e nella sede 
vacante, anzi vuoisi che il Cardinal 
Romualdo Craschi, nipote di quel 
Pontefice, fosse il primo a ritenere 
le Calze rosse ne' menzionati tempi 
vietate, ciocché fu imitato da' Car- 
dinali colleghi, non opponendosi ne 
J^io VI, né i successori , e ciò per 
maggior distinzione da' prelati, che 
anticamente, come si dirà, in un 
alla gerarchia episcopale, doveano 
a'isumere in certi tempi, abito, e 
Calze nere. 

I patriarchi, gli arcivescovi e i 
vescovi hanno l' uso delle calzette 
di seta paonazze, ma con quella 
medesima distinzione, che si é det- 
to de' Cardinali religiosi. Nel tem- 
po di sede vacante , continuano a 
portare il fiocco verde sul cappello, 
ed il ferraiuolo paonazzo, ma de- 
vono portare le Calze neie , come 
sono nere quelle, che assumono nei 
venerdì santo; ed in morte sono 
tumulati colle Calze paonazze , ol- 
tre i sandali di egual colore. Delle 
Calze purpuree degl'imperatori , e 
degli antichi patriarchi, trattarono 
il Ducange ad Villeharduinwu p. 
307, e Steph. de Altamura p. 29,0, 
Panoplia e adversus schisma grae- 
tonim. Ai vescovi si prescrivono le 



288 GAL 

scarpe col nome di Sandali a , e 
Calighe, con cui si comprendono le 
Calze e le scarpe, usandosi le une, 
e le altre da' vescovi, conforme scris- 
se avanti la metà del secolo XIll, 
Papa Innocenzo III, al patriarca di 
Costantinopoli, lib. I. cap. 48. 

I tre elettori ecclesiastici dell' impe- 
ro, ed insieme arcivescovi, che ave- 
vano il titolo di eminentissimo, vesti- 
vano come segue: quello di Colonia 
tutto di rosso come un Cardinale ; 
quello di IMagonza di paonazzo , e 
quello di Trevcri di nero. Le Cal- 
ze di seta ognuno le portava del 
colore dell' abito. Dopo tutto ciò 
non si può tacere, che il Ponti fica- 
ie Romano prescrive a' vescovi, che 
nelle vigilie, tempora, e dalla sct- 
tuagesima fino alla Pasfjua inclusi- 
ve, usino dell'abito prelatizio nero, 
e non violaceo, comprese le Calze ; 
e COSI dovrcbbeio osservare tutti i 
prelati di manlelletta, che hanno 
l'uso del colore paonazzo, come la 
gerarchia episcopale. Quando poi i 
Cardinali adottarono, meno le no- 
minate eccezioni del venerdì san- 
to ^ e sede vacante^ di portar sem- 
pre le Calze rosse, il ceto episco- 
pale e i prelati non solo continua- 
rono a portar le Calze paonazze nei 
tempi vietati, ma eziandio l'abito, 
rispettando le sole due ultime epo- 
che. 

Tutti i prelati della Santa Se- 
de portano le calzette di seta pao- 
nazze , e con queste vengono se- 
polti ; ma nel giorno del venerdì 
santo , e nella sede vacante usano 
Calze di seta nera. I soli prelati 
maggiordomo, e maestro di camera 
del Pontefice defunto, finché il ca- 
davere di lui è sopra terra , conti- 
nuano a portar le Calze paonazze, 
ina appena sepolto, si uniformano a 
tutta la prelatura , nel prendere 



CAL 

quelle di color nero. Altrettanto pra- 
ticano quattro monsignori, l'avvocato 
dei poveri , l' avvocato generale del 
fisco, e della R. C. Apostolica, il 
procuratore generale del fisco, e della 
R.C. Apostolica, ed il conunissario ge- 
nerale della R. C. Apostolica, i quali, 
benché abbiano per solito moglie , 
quando per Roma usano il niantellone, 
che è ampio, e di color paonazzo, 
portano le Calze di seta di egual 
colore, e le usano anche vestiti da 
abbate, olti-e il collare e fiocco pao- 
nazzo al cappello. 

Nella corte Pontificia tutti quelli, 
che hanno l'uso del mantellone, o 
vestono di paonazzo e di nero, usano 
le Calze nere. INIa i maestri delle ce- 
rimonie Pontificie, i camerieri segreti 
partecipanti , i camerieri segreti so- 
prannumerarii , i camerieri d' onore 
in abito paonazzo, e quelli extra ur- 
beni, e i cappellani segreti e di ono- 
re, monsignori tutti del Papa prò 
tempore, meno i cerimonieri che so- 
no a vita, i quali vestono l'abito di 
mantellone paonazzo, fuori di Roma 
possono calzarsi colle calzette di seta 
paonazze, comprese le villeggiature 
dei Pontefici. 

L'origine dell'uso delle Calze pao- 
nazze ne' famigliari, o cubicularii del 
Papa , si vuole ripetere da ciò, che 
dovendo essi ne' viaggi, e nelle villeg- 
giature del Pontefice, vestire l'abito di 
manlellone, e sottana piìi corta, sareb- 
be stata ima mostruosità vedersi le 
vesti violacee giungere a mezza gam- 
ba, e questa vedersi coperta di Cal- 
ze nere; onde per armonia di abi- 
to e di colore, fino dal Pontifica- 
to di Clemente Xl\^,fu permesso l'uso 
delle Calze paonazze , che poco a 
poco fu adottato per distintivo fuo- 
ri di R.oma, da' summentovati cubi- 
cularii. I palafrenieri, e sediarii Pon- 
tificii, la famiglia di scuderia, ed al- 



GAL 

tri individui appartenenti alla corte 
del Papa, come floreria , giardini, 
musei ec, hanno l'uso delle calzette 
rosse, ma non del colore di porpora. 
11 colore pertanto delle Calze dei 
mentovati famigliari Pontifìcii non 
è di porpora, ma semplicemente ros- 
so. Però evvi la distinzione, che i 
palafrenieri, i sediarii, gì' inservienti 
de' musei , e i cocchieri le portano 
di seta , gli altri di capicciola. La 
guardia svizzera Pontifìcia usa le 
Calze di panno, a liste di colore ne- 
ro e giallo, i sergenti le portano di 
seta rossa, e gli ufficiali quando nel- 
le solenni funzioni assumono l'abito 
di seta color cenerino , o piombo , 
allora portano le Calze di seta di e- 
gual colore, e quando il loro capi- 
tano indossa l'abito nero di came- 
riere segreto di spada e cappa, usa 
le Calze di seta nera. \ì sono poi 
gli svizzeri del monte di pietà, che 
uniformandosi al colore dell'abito lo- 
ro proprio, usano Calze di seta pao- 
nazze. 

11 scnatoie di Roma usa le cal- 
zette di seta color di porpora, quan- 
do inceda con abito senatorio di ra- 
so cremisi , e le usa di seta nera , 
quando indossa quello di ormesino, 
o di velluto nero. I conservatori di 
Roma, e il priore de' capo-rioni por- 
tano le calzette di seta bianca al- 
lorché vanno con rubboni senatorii 
di broccato d'oro, e di sotto di ta- 
bino cremisino. Dove però usino quel- 
l'abito di color nero, nere sono pu- 
re le Calze: anticamente co' rub- 
boni di broccato d'oro usavano calze 
rosse; ed il Prefeilo eli Roma [T edi), 
incedeva con una calza d'oro, e con 
altra rossa. Abbiamo nel possesso 
preso da Gregorio XIV, nel iSgo, 
che i quattro marescialli del popolo 
romano andarono con Calze di se- 
ta bianca miste con oro, e le scar- 

VOL. VI. 



CAM 289 

pe bianche ; ed i cpattordici capo- 
rioni di Roma indossavano le cal- 
zette di seta bianche intarsiate con 
oro, e scaipe pure bianche. Gli staf- 
fieri , o fedeli di Campidoglio, o del 
popolo romano, che in numero di 
dodici sono al servizio del senato 
romano, usano Calze di seta gialle, 
le quali, insieme al loro abito, assu- 
mono i domestici del senatore, 
quando va in abito senatorio. 11 
loro decano, ed i magistrati della 
camera, e curia capitolina portano 
Calze di seta nera , eguali al colore 
dell'abito, e tali pure sono le Calze 
degli individui componenti la roma- 
na curia. 

Gli ecclesiastici adoperano Calze 
nere di seta, capicciola, stame, o 
simili; ma alcuni capitoh, dignità, 
e canonici per piivilegio Pontifìcio 
le hanno in tempi determinati e 
indeterminati, di colore paonazzo, 
e qualcuno anche rosso. I religiosi, 
e le monache usano Calze di filo, 
capicciola, stame, lana, ed anche 
di panno, bianche, nere e di altri 
colorii e talvolta di quello dell'abi- 
to, né mancano de'religiosi, cui es- 
sendo vietate dalle loro regole le 
calzette, portano zoccoli, sandali, e 
questi di cuoio, o di canape 

CAMACHES oCHAMACUS. Cit- 
tà vescovile della diocesi di Ponto , 
provincia dell'Armenia prima, sotto la 
diocesi di Sebaste, situata al di qua 
dell' Eufrate. Nel concilio quinise- 
sto , chiamato Trullo^ celebrato in 
Costantinopoli , nell' anno 69 1 , per 
supplire ai concilii V e VI, al qua- 
le intervenne Gorgio I suo vesco- 
vo , viene chiamata Aiialibla , e 
Daranatis . Limpei-atore Leone il 
filosofo, che fìori nell 886, dichiarò 
metropoli questa città, ed un ve- 
scovo chiamato Sisinnio la governa- 
va nel 1029. Commanville dice, che 
'9 



9.go CAM 

fu eretta nel VII secolo in sede ve- 
scovile, e nel IX in metropoli, con 
nove vescovati sufFiaganei. 

CAMACO (Carnacen., o Cmiin- 
chc.s). Città arcivescovile in parlilms 
nella Cilicia, dipendente dal patriar- 
cato di Costantinopoli, attualmente 
Ckernach, ai confini dell'Armenia mi- 
nore. Questa chiesa ebbe già otto 
suffraganei nella Tartaria , quando 
era metropoli. L'annalista francesca- 
no Wadingo fa menzione di tre ve- 
scovi di Camaches. 

CAMALDOLESI. Coxgbegazioxe 
IMoiNASTicA ( Orcio cantaldulanus , 
cainaldoliti, canialdalaiii , cainaldo- 
litiv, caììialdulenses) , che fino al 
declinare del secolo XI fu chiamata 
Roninaldinaj giacché in principio 
non vi erano , che i religiosi del- 
l'eremo di Camaldoli, i quali si chia- 
massero Camaldolesi. In progresso 
poi questo nome fu dato a tutta 
la congregazione , essendo il detto 
eremo di Camaldoli il più fiorente 
per l'osservanza della disciplina. San 
Romualdo, figlio di Sergio della fa- 
miglia Onesti , come si pretende , 
(giacché allora non erano comuni 
i nomi di famiglia ) , uomo nobilis- 
simo, e, secondo alcuni, discendente 
dai duchi di Ravenna, nacque in 
questa città. Trovatosi presente alla 
uccisione, che fece in un duello il 
nominato genitore, nella persona di 
un comune parente, ne fu scosso; 
e secondando gì' impulsi interni della 
divina grazia, si ritirò nell'età di 
circa venti anni, nel monistero di 
Classe, tre miglia lungi da Raven- 
na. Incoraggito dalle esortazioni di 
un pio religioso , Io fu maggior- 
mente da s. Apollinare, che gli ap- 
parve due volte. Vesfi quindi nel 
detto monistero, col consenso di 
Onesto vescovo di Ravenna, l'abito 
di s. Benedetto , e poscia andò a 



CAM 
trovare un solitario chiamato Mari- 
no, il quale nelle vicinanze di Ve- 
nezia menava vita escnqjlare. Per- 
tanto sotto la disciplina di lui K;cc 
progressi nella virtù, e ritornato in 
Italia, dopo un viaggio fatto nella 
Spagna , edificò in più luoghi di- 
versi monisteri, ebbe lo stesso geni- 
tore fra'suoi monaci ; riformò quello 
di Classe, e per ordine di Ottone 
III, a cui era accettissimo, come lo 
fu ad altri principi e signori , ne 
assunse il governo. Molti di essi si 
fecero suoi discepoli, e Romualdo 
alcimi ne spedì missionarii nel set- 
tentrione a propagare il vangelo, 
e vuoisi che Girolamo da Praga 
andasse a predicar la fede nella 
Lituania, e certo Bonomio arrivasse 
sino nell' Egitto. 

Allorché seppe, che uno di essi 
per nome Bonifacio, era stato mar- 
tirizzato dai russi, bramoso di spar- 
gere il sangue per la fede, s. Ro- 
mualdo, insieme a ventiquattro com- 
pagni, s'incamminò per l' Ungheria. 
Indi, essendo costretto a restituirsi 
in Italia, fondò alcuni altri moni- 
steri ed eremi , fra' quali quello di 
Camaldoli nella Toscana, diocesi 
d'Arezzo, sugli Appennini, in una 
valle donatagli da certo jMaldoli , 
denominata Campo iMaldoli, da 
cui il monistero pi-ese il nome. Ivi 
fìibbricò cinque celle separate l' una 
diiU'altra, pe' suoi discepoli, a'quali 
prescrisse osservare la regola di s. 
Benedetto. Vogliono alcuni, che ciò 
accadesse nel 978, o nel 1009, 
ovvero nel 1012, e che in questo 
luogo, e in detto anno avesse pro- 
priamente origine la sua congrega- 
zione, sebbene anche prima avesse 
seguaci ed imitatori. Or dunque 
dopo aver riformato molti monisteri 
di s. Benedetto, e fabbricatine circa 
cento, e rendutc abitazioni di santi di- 



CAM 
versi eremi e deserti, nel detto ere- 
mo di Camaldoli , ebbe il santo 
abbate una visione eguale a quella 
di Giacobbe, in cui vide una scala, 
che da terra toccava il cielo , per 
la quale salivano e scendevano i 
suoi monaci, vestiti non piìi di ne- 
ro, ma di bianco, onde s. Pvomual- 
do prescrisse le loro vesti di questo 
colore , che tuttora usano , tanto i 
cenobili , che gli anacoreti , con 
quelle distinzioni che si diranno. 
Riferisce il p. Yepes, nelle cronache 
di s. Benedetto, che nel monistero 
di Classe si cambiò pel primo l'a- 
bilo nero in bianco, imperocché, 
com'egli aggiunge, fu ragionevole 
che restasse questa memoria, affinchè 
si sapesse, che da esso monistero era 
uscito s. Romualdo insigne promo- 
tore della disciplina monastica be- 
nedettina, principalmente nell'Italia. 
Da Camaldoli passò il santo a fon- 
dar monisteri nella stessa Toscana , 
neir [Inebria e nella Marca, finché 
in quello di Val di Castro, nel du- 
rato di Camerino, secondo la sua 
predizione, mori santamente a' rc) 
giugno del io ■27, d'anni centoventi, 
secondo s. Pier Damiani, che ne 
scrisse la vita , de' quali passò venti 
al secolo, tre nel monistero di Clas- 
se, e novantasette nella professione 
eremitica. I Collandisti però, a' 7 
febbraio p. io3, credono che in 
questo computo degli anni della vi- 
ta, e della professione vi sia errore 
de' copisti, avendo preso LXX per 
CXX , e XLVII per XCVII . Il 
Butler é dello stesso parere, dicen- 
do che il santo terminò di vivere 
d'anni settanta , ed alcun mese. 11 
p. Grandi poi nelle sue Disserta- 
zioni vuole, che morisse nel 1087. 
Per altro tutti convengono, che ciò 
sia seguito nel 1027. Cinque anni 
dopo, cioè nel io32, Papa Giovan- 



CAM 291 

ni XX permise il culto di beato a 
s. Romualdo, finché il Pontefice Cle- 
mente Vili, a' q luglio iSg?, lo ca- 
nonizzò per equipollenza, approvan- 
done il culto immemorabile col dis- 
posto della costituzione Pia Mater, 
presso il Bollar. Boni, tomo V, par. 
Il, p. 65. Ordinò inoltre, che in tutta 
la Chiesa se ne facesse l'uffizio col rito 
doppio a' 7 febbraio, nel qual giorno 
da Jesi, dove nell' anno precedente 
era stato portato per furto sacrilego 
il suo corpo dal monistero di Val 
di Castro, fu, nel 1 4'^ 1 5 trasferito pro- 
digiosamente in Fabriano, nel cui in- 
gresso suonarono miracolosamente le 
campane, e fu collocato ove tutto- 
ra è in gran venerazione, nella bella 
chiesa di s. Biagio de' Camaldolesi ce- 
nobili; essendo rimasto a Jesi vm os- 
so del suo braccio. Il Papa assegnò 
detto giorno per 1' annua festivi- 
tà, giacché il d\ 19 giugno, nel 
quale mori , era impedito dal- 
la festa de' santi Gervasio e Prota- 
sio, che hanno l'introito della mes- 
sa propria, composto da s. Grego- 
rio Magno, in memoria della pace 
fatta fra i romani e i longobardi. 

S. R.omualdo, oltre i monaci, in- 
stituì ancora gli eremitij giacché fon- 
dò non solo monisteri , ma ancora 
eremi sparsi di celle separate per 
quelli , che volevano menar in esse 
vita solitaria. L'Helyot, des ordres 
monast., pretende che s, Romualdo 
prima del io 12, nel qual anno fon- 
dò l'eremo di Camaldoli, non fosse 
che un riformatore dell'Ordine be- 
nedettino , e che perciò in nessuno 
de' monisteri da esso fondati prima 
del detto tempo si professasse il di 
lui istituto, neppure da quelli, che 
si affidarono alla sua direzione. Ciò 
che essendo affatto inverosimile , si 
può asserire, che s. Romualdo diede 
incominciamcnto alla sua congrega- 



iqi C A INI 

zione, nel 978, e perciò ne'monlsterl 
(la lui fondati prima del sacro cremo, 
si osservasse il suo istituto, cliiama- 
fo poi Camaldolese, perchè in Ca- 
maldoli, più che altrove, fiorì, e se ne 
mantenne esattamente l'osservanza. 
Ne' predetti monisteri abitavano i 
cenobiti , come in quello di Fonte 
Buono, fondato pure da s. Romual- 
do, e poi accresciuto dal b. Piidol- 
fo, cpiarto priore di Camaldoli, sotto 
il cui p;o verno ebbe incremento 1 Or- 
dine Camaldolese, il quale conferma- 
to già dal Pontefice s. Leone IX del 
1049, '^^ Nicolò li del io58, e da 
Alessandro II del 106 r, si perfezio- 
nò talmente, che ne compose egli 
pel primo le costituzioni nel 1102 
sotto Pasquale II, nelle quali mitigò 
l'antico rigore, diminuito poscia anche 
da' generali suoi successori. Nel det- 
to monistero di Fonte Buono, situa- 
to alle falde della montagna , ov' è 
l'eremo di Camaldoli, come pure in 
quello di Anghiari fondato dal me- 
desimo b. Ridolfo, ed eziandio in 
altri di eguale antichità, hanno sem- 
pre abitato i cenobiti Camaldolesi 
alcuni dei quali appartennero alla 
congregazione degli eremiti Camal- 
dolesi, ed altri a quella di s. IMichele di 
Murano, isola della laguna veneta , 
la quale possedeva anche il moni- 
stero di Classe, e quello di Fabria- 
no, ed i suoi religiosi, per dislingiier- 
li dagli eremiti, vennero chiamali 
monaci Camaldolesi. Il loro abito 
consiste in tonaca di lana, o scoto 
bianco, col cappuccio alquanto aguz- 
zo, collo scapolare cinto insieme al- 
la tonaca, oltre il mantello, usando 
in coro, nelle processioni, ed in al- 
tre ciicostanze ampia cocolla , della 
medesima qualità e colore , calze 
bianche, e cappello nero da prete, 
che prima era bianco, del quid co- 
lore era pure la berretta. I conver- 



CAM 

si poi usano lo stesso abito, meno 
che la cinta non è di lana ma di 
cuoio, e nelle funzioni portano vma 
specie di cocolla senza maniche. 

I monaci Camaldolesi rimasero 
uniti agli eremiti per lungo tempo, 
ed alternativamente eleggevano il ge- 
nerale, che governava gli uni e gli 
altri, ed appena eletto, veniva fatto 
priore dell'eremo di Camaldoli, ca- 
po della congregazione, riunendosi 
questi due udìcii in una medesima 
persona. Nel Pontificato di Sisto IV, 
cioè nel 1476, alcmii monisteri dei 
cenobiti si unirono in particolar con- 
gregazione, che prese il nome di s. 
Michele di Murano, confermata dal 
successore Innocenzo Vili, dividen- 
dosi perciò da quella del sacro ere- 
mo. Continuò cos'i divisa fino al 
i5i3, in cui Papa Leone X tornò 
a riunirle col nome di conf;re^azio- 
ìie. del s. Eremo , e di s. Michele di 
Murano, onde fiu-ono compilate le 
costituzioni comuni ai monaci, ed 
agli eremili. Alcuni di quelli della 
congregazione di Murano si chiama- 
rono <\e\\'os<!en'anza, e gli altri coji- 
vcntitali. Soltanto gli osservanti, e 
gli eremiti potevano essere priori 
dell'eremo di Camaldoli, e precede- 
re quindi a tutti gli abbati dell'Or- 
dine. Tale unione durò sino al Pon- 
tificato di Paolo V, e, nel 16 16, 
la congregazione di s. Michele fu 
separala di nuovo da quella degli 
eremiti, ritenendo però il di lei ge- 
nerale il titolo di abbate generale 
di lidio l'Ordine Camaldolese, ben- 
ché le due congregazioni, in cui si 
costituirono gli eremiti , abbiano il 
proprio maggiore, che indipendente- 
mente li governa. 

Fino dal Pontificato di s. Pio V, per 
opera del Cardinal Giulio della Ro- 
vere, come abbate commendatario 
di Avellana, e arcivescovo di Ra- 



CAM 

velina, ove edificò un monistcro ai 
Camaldolesi , fu unita alla congre- 
gazione di s. Michele di Muiaiio , 
quella di Fonte Avellana ( Vedi ) , 
così detta dal monisteio di questo 
nome , situato sugli Appennini , alle 
falde del monte Cartrio , eretto nel 
looo dal b. Ludolfo Pamfilj, disce- 
polo di s. Romualdo, che fu poi, 
nel 1009, per volere di Sergio IV, 
forse vescovo di Gubbio. Quel mo- 
nistero fu riformato in appresso da 
s. Pier Damiano della famiglia One- 
sti di Ravenna, che a tal fine vi si 
era recato da quello di Classe. Dice il 
Bagatta nella vita d'Innocenzo X, 
PanifH] , nella cui arme v' ha una 
Colomba, che il detto suo antenate 
Ludolfo riunì i monaci di Fonte A- 
vcUana in congregazione, la quale 
denominata pure della Colomba dal- 
l'arme del suo istitutore, che venne 
perciò chiamato il Colombino , fu 
confermata nel 1002 da Papa Sil- 
vestro II. Molti santi, fra' quali san 
Albertino priore, e s. Giovanni da 
Lodi vescovo di Gubbio , e uomini 
illustri per ecclesiastiche dignità , 
sono usciti dal monistero Avellanen- 
se, siccome altri molti insigni per 
nascita e dottrina fiorirono nella 
congiegazione Camaldolese , essendo 
una delle benedettine, che illustraro- 
no la Chiesa di Dio in un modo 
singolare, poiché per lo splendore a 
cui essa salì, sovente i Sommi Pon- 
tefici, e diversi vescovi incaricarono 
Camaldolesi a riformare le più illu- 
stri congregazioni benedettine. Molti 
di essi inoltre ottennero cattedre 
nelle più celebii università, ed alcu- 
ni furono innalzati alla dignità ve- 
scovile e Cardinalizia, ed al Ponti- 
ficato, come si lileverà in appi*esso. 
In fatti i monaci Camaldolesi atten- 
dono a' buoni studii , ed osservano 
le loro costituzioni con diligenza , 



CAM 293 

tanto per quello, che riguarda la 
salmodia ed altre orazioni , quanto 
per quello che spetta al silenzio, al 
digiuno, e ad altri rigori della disci- 
plina monastica. Perciò ottennero 
singoiar protezione e privilegi am- 
plissimi dai Romani Pontefici , fra 
quali Clemente X, a' 10 luglio 1670, 
colla costituzione De salute, presso 
il Bull. Rom. t. VII, p. 268, con- 
cesse molte indulgenze alle corone 
dette del Signore, benedette dai Ca- 
maldolesi, come meglio si dirà trat- 
tando degli eremiti. 

Attualmente, oltre i mentovati 
monisteii di Fabriano, e di s. Cro- 
ce di Fonte Avellana , la congre- 
gazione Camaldolese ha monisteri 
in Firenze , in Volterra , in Pe- 
rugia , in Pesaro , in Forlì , in A- 
scoh , in Sassoferrato, in Gubbio, 
e principalmente in Roma, cioè 
quello de' ss. Andrea e Gregorio al 
Rlonte Celio, fondato nella casa pa- 
terna da s. Gregorio 1 Magno, e- 
lello Papa nel 590, e dato ai mo- 
naci Camaldolesi, nel i5j'ò, dal 
Pontefice Gregorio XIII, come ab- 
biamo dal Martinelli, Roma Sacra 
pag. 107. V. Chiesa de' ss. An- 
drea e Gregorio, dichiarata dal 
regnante Pontefice titolo Cardinali- 
zio. In Roma stessa, e sotto il me- 
desimo Pontificato di Gregorio XllI, 
l'ospizio de' Camaldolesi, o resi- 
denza del procuratore generale, dal 
luogo ove ora è l'oratorio chiama- 
to del p. Garavita, fu trasferito 
presso la piazza di Venezia, dalla 
cui annessa chiesa dedicata a s. Ro- 
mualdo, prese il nome la contrada. 
Merita special menzione il quadro, 
che decorava l'altare maggiore di 
detta chiesa, rappresentante la vi- 
sione di s. Romualdo, eseguita dal 
valentissimo pennello di Andrea 
Sacchi, di cui preseutemeute cwi 



291 CAM 

soltanto la copia fatta da buona 
mano. Trasportato questo quadro 
pel suo gran pregio a Parigi, quan- 
do venne restituito a Roma , Pio 
\II lo fece collocare nella galleria 
vaticana. Dice Gio. Battista Passeri, 
presso la descrizione di Roma del 
Fea, che il componimento più in- 
gegnoso di esso è il partito di un 
aijjero, che sbattimcuta alcuni mo- 
naci vestiti di bianco, per aver cam- 
po l'artista a servirsi dell' ombra 
nella iiecessiteN, in cui era di rap- 
presentar figure, tutte d'un mede- 
simo abito, d'uno stesso colore, e 
((uasi d' uniforme sembianza. iVon 
è tacersi poi, che avendo acquistato 
il duca d. Giovanni Torlonia nella 
invasione francese, la detta chiesa 
di s. Romualdo, acciò non fosse 
convertita in uso profano, comparve 
piìi luminosa la sua religione, al- 
loi((uando nel i8i4 la restituì al 
p. a!)bate d. Mauro Cappellari , al- 
lora procuratore generale della con- 
gregazione, che dopo due lustri fu 
elevato al Cardinalato, e trascorsi 
taiique anni, venne insignito della 
dignità di Sommo Pontefice. 

Nel riportare qui appresso i no- 
mi de' Cardinali Camaldolesi, le cui 
notizie si potranno leggei'e a' rispettivi 
articoli, si aggiunge prima, che ap- 
partennero a questa benemerita con- 
gregazione, come alcuni vogliono, Gr^E- 
ziaiio. Guido (V Arezzo , e ììlValer- 
mi, primo traduttore della Bibbia 
in italiano , senza nominare altri . I 
celebri scrittori Camaldolesi, nel i ySo, 
furono registrati dal Ziegelbaur, ma 
una serie piìi esatta, e piìi copiosa si 
trova negli Annali Camaldolesi, dei 
quali in appresso si parlei'à , men- 
tre d;d solo monistero di s. Miche- 
le di Murano sortirono nel decorso 
secolo i padri abbati Mittarelli, Co- 
stadoni, Mandelli, Calogerà, e Lo- 



CAM 
dovico Nachi, la cui vita scritta dal 
p. ab. d. Placido Zurla, e stampata 
nel 1810, fu riprodotta nel i838 in 
Venezia dalla tipografia Emiliana . 
Nove Cardinali pertanto, come at- 
testano varii autori, ha dato al sa- 
cro Collegio r inclita congregazione 
Camaldolese, uno de' quali divenne 
Sómmo Pontefice, cioè il regnante 
Gregorio XVI. 

Gregorio abbate di Roma regi- 
strato dal Cardella fra i Cardinali 
Camaldolesi, e tra i trentasei di 
nome Gregorio. Niuno dice the 
fu Camaldolese , seppure, seguendo 
l'opinione di alcuni, non intenda 
parlare del Pontefice s. Gregorio I, 
che fu abbate de' monaci di s. Equi- 
zio, o di s. Benedetto, da lui posti 
nel sum mentovato monistero al Ce- 
lio. I\Ia a quell'epoca non esisteva- 
no Camaldolesi, e solo nel XVF 
secolo, come di sopra accennam- 
mo, passarono ad abitare tal ce- 
nobio. Lo stesso Cardella nomina 
pure, sotto il pontificato di Urbano 
II, un Cardinale Gregorio , monaco 
e abbate, non di Roma, ma di s. Be- 
nedetto di Subiaco. Potrebbe pertanto 
darsi, che da Camaldolese fosse fatto 
Cardinale, e poi abbate sublacense. 

S. Pietro Damiani degli Onesti 
di Ravenna, il più illustre perso- 
naggio de' suoi tempi, che fiorisse in 
Italia, verso il loSf, si rinchiuse 
nel monistero di Fonte Avellana , 
ove ricevè l'abito monastico dall'ab- 
bate Guido, che i celebri annalisti 
Camaldolesi Costadoni e Mittarelli 
sospettarono fosse l'inventore di al- 
cune note musicali. Nel io58, Ste- 
fano X, non ostante la sua ripu- 
gnanza, lo creò vescovo d' Ostia e 
Cardinale, dignità, che rinunziò di- 
poi, nel io5c), a Nicolò II per ri- 
tornai'e alla vita monastica. Morì 
santamente a Faenza nel monistero 



CAM 

della sua congregazione, e per de- 
creto di Leone XII, nel 1828, fu 
dichiarato dottore di santa Chiesa. 
Oltre il suo articolo può \edersi il 
p. Iacopo Laderchi, .che ne scrisse la 
vita, stampata in Roma i;iel 1702, in 
tre tomi, confutato dal p. Grandi. 11 
nostro santo, oltre l'aver compilato 
la vita di s. Piomualdo, tradotta in 
italiano dal p. d. Agostino Fortu- 
nio, che la pubblicò a Firenze nel 
i586j ha la gloria di aver compo- 
sto, o almeno riordinato 1' Uffizio 
della Beatissima Vergine , madre 
di Dio. 

Giovarmi di Bologna , nato di 
onesti genitori , abbracciò l' istituto 
Camaldolese, e talmente in esso fio- 
ri per virtìi , che Costantino re di 
Sardegna, volle per suo mezzo pro- 
pagata la congregazione in detta iso- 
la, e Pasquale II confermò, nel iii^\, 
la di lui elezione in priore generale 
de' Camaldolesi , finché Onorio li 
suo concittadino, verso la fine del 
1126, lo elevò al Cardinalato, ed 
alla sede Ostiense, nella qual quali- 
fica consacrò Papa Innocenzo li. 

Angelo di Anna da Sommari- 
i'a, detto il Cardinal di Lodi, per- 
chè oriondo di quella città, nobile 
napoletano , da monaco Camaldole- 
se, e nunzio di Napoli, da Urbano 
VI, nel i38i, fu creato Cardinale. 
Divenne decano del sacro Collegio , 
e fu presente ai concilii di Pisa e 
di Costanza , non che alla elezione 
di sette Pontefici. 

Maffeo Gerardo, veneziano, mo- 
naco Camaldolese del monistero di 
s. Michele di Murano, del quale di- 
venne abbate , e poi generale della 
sua congregazione. Paolo II, nel 1466, 
lo fece patriarca di Venezia, ed In- 
nocenzo Vili, nel 1489, lo promos- 
se al Cardinalato. 

Pietro Qiiirini , senatore veneto , 



CAM 295 

poi eremita Camaldolese, il cui abi- 
to vesfi nel i5i2. Secondo il Vit- 
torelli , Leone X dopo due anni lo 
destinò , ma non pubblicò Cardina- 
le. Fu encomiato per vita esempla- 
rissima. 

Andrea Giovannelli, nobile bolo- 
gnese , da monaco Camaldolese ab- 
bate di Classe, e poi di s. Gregorio 
di Roma, fu fatto vescovo dimena, 
in partibiis da Pio Vi, ed insieme 
amministratore dell'arcivescovato di 
Bologna , al quale poi fa preconiz- 
zalo , e pubblicalo Cardinale di s. 
Romana Chiesa, il detto Pontefice 
faceva tanta stima del p. abbate d. 
Enrico Sanclemente, generale della 
congregazione Camaldolese, che avea 
stabilito crearlo Cardinale , benché 
ne avesse dato un altro alla mede- 
sima religione, nel Giovanetti allora 
vivente ; riguardo che poi, come si ve- 
drà, non ebbe neppure Leone XII 
nel creare il Cardinal Cappellari , 
essendo vivo il Cardinal Zurla. Dal 
detto abbate Sanclemente abbiamo 
in compendio i Fasti de' Camaldolesi, 
e Qiiinquennalia prò salnte Pii TI 
P. M. Principis optimi, composti ad 
uso lapidario, e pubblicati in ogni 
quinquennio del suo Pontificato, da 
monsignor Fabrizio Locatelli. 

Placido Xnrla , nato da nobile fa- 
miglia in Legnago, diocesi di Verona, 
monaco Camaldolese di s. Michele di 
IMurano , ed abbate della sua con- 
gregazione. Il Pontefice Pio VII, nel 
concistoro segreto de' io marzo 1823, 
lo creò Cardinale, e quindi il pub- 
blicò in quello de'iG maggio. Elet- 
to a generale de' Camaldolesi con 
beneplacito apostolico, fu vicario di 
Roma sotto tre Papi, e chiaro per 
le sue opere letterarie, morì in Pa- 
lermo a' 29 ottobre 1834. Il suo 
corpo fu tiasportato a Roma, e sep- 
pellito in s. Gregorio al monte Ce- 



2g6 CAM 

lio, nella (jual chiesa il p. abbate 
Del Si^ll()^(■ gli recitò l'elogio fune- 
bre. Oltre l'articolo Tjiirla, è a ve- 
dersi V elos,io del Cardinal d. Pla- 
cido Ziirla , composto dal principe 
d. Pietro Otlescalclii , stampato in 
Roma nel i836, dalla tipografìa 
delle belle arti. 

Mauro Cappellari, nobile di Bel- 
luno , nel 1783, vestì l'abito Ca- 
maldolese in Venezia, nel monistcro 
di s. Michele di Murano, ove, dopo 
essere stato fatto abbate sino dal 
iBo'j, fu preposto alfabbaziale go- 
verno nel 1808, cioè di quel mo- 
nistero, di cui era figlio. Lo fu pu- 
re di s. Gregorio di P\.oma, e dopo 
essere stato procuratore generale, e 
vicario generale della sua congrega- 
zione, nonostante eh' essa avesse un 
Carduiale in d. Placido Zurla, co- 
me si disse, Leone XI f, a' 2 i mar- 
zo dell'anno santo 1825, il creò 
Cardinale , e poscia lo pubblicò nel 
concistoro de'iS marzo 1826, con 
cjuel magnifico elogio, che si legge 
nella sua allocuzione. Quindi le sue 
virtìi e la sua dottrina gli merita- 
rono, che il senato apostolico, ai 2 
febbraio i83i, lo innalzasse al som- 
mo Pontilìcato, ond' egli in divozio- 
ne di s. Gregorio I, prese il nome 
di Gregorio XVI, e regna felice- 
mente sull'augusto trono del Vati- 
cano, sempre amorevole, benefico, e 
generoso tanfo coi cenoliiti Camal- 
dolesi, che colle congregazioni ere- 
mitiche di Toscana, e di Monte Co- 
l'ona, accrescendo col proprio il lu- 
stro de' figli di s. Romualdo. 

Ambrogio Bianchi, nobile di Cre- 
mona , fattosi monaco Camaldolese 
nel monistcro di s. Croce di Fonte 
Avellana , in progresso ne divenne 
abbate, come lo fu di quello di s. 
Biagio di Fabriano, e di s. (Grego- 
rio in Roma, finché per morte del 



CAM 

Cardinal Zurla, fu eletto in genera- 
le de' Camaldolesi. Decorato delle 
consultorie delle congregazioni Car- 
dinalizie del s. oftizio , della disci- 
plina regolare, e degli affari ecclesia- 
stici straordinari!, non che della carica 
di esaminatore de' vescovi, e di mem- 
bro del collegio teologico, il regnante 
Pontefice, per dare un ulterior con- 
trassegno di onorificenza alla sua 
antica congregazione, ed un huni- 
noso attestato della stima che face- 
va di lui, nel concistoro del 6 apri- 
le i83T, lo creò Cardinale, e pub- 
blicandolo in quello degli 8 luglio 
1839, gli conferì il titolo presbite- 
rale di s. Gregorio a Monte Celio, 
giacché a suo riguardo apposita- 
mente avea dichiarata la chiesa ti- 
tolo Cardinalizio. R.imasta vacante 
per la sua esaltazione la carica di 
generale de' Camaldolesi, questi non 
esitarono a rieleggerlo alla medesi- 
ma, che con beneplacito apostolico, 
e con paterna sollecitudine attual- 
mente regge. 

Finalmente dei Camaldolesi trat- 
tarono, oltre Silvano R.azzi, Andrea 
Mugnezio, Francesco Maurolico, di- 
verse bolle de'Sommi Pontefici, mol- 
ti altri autori, fra quali i seguenti : 
Petri Damiani Vita s. Roniiialdi t. 
II p. 336 3^7, Lugduni, 1623, et 
in Laur. Sarà Vitis, ss. die iq /'«- 
ìiii, ci ctun Coninient. et nolis. Bol- 
landi l. II iunii p. 101-124, et 
Clini obsen'ationibus prae\>iis, et iio- 
tis Jo. Mabillonii in Act. ss. Oi'd. 
Benedictini saec. VI p. I pag. 277 
3 13, Ilieronymi eremitae Camaldul. 
Sernio de vita s. Rotnualdi tom. Il, 
Augustini Fiorentini, Historiarwu 
Caiìialdulensium, libri III, Floren- 
tiae apud Sermartellos l'^jo; Gui- 
donis Grandi Dissertatioties Canial- 
dtdenses, in cndbus agitar de insli- 
tiUione CaniaUlid- Ord., de actule 



CAM 

s. RoinuahU eCc, Lucae per Mare- 
^cantllIlum 1707; Jnnales Camal- 
dulenses ordinis s. Benedicli quihns 
pluro-ìntersecaiUur, turn ceteras ita- 
licas moiiasticas res, tiun ìdsloriani 
tcclesiastìcani renique diploiiialicctni il- 
hislratam; d. Giovanni Benedetto Mit- 
tarelli, e d. Anselmo Costadoni De 
presbyteris et nionachis e cougregalio- 
iie Cainaldulcnsi anclorihus. Il pri- 
mo volume fu stampato a Venezia 
nel 1755, ed il quarto nel i75c); 
Lettela del p. Anselmo Costadoni 
all' abbate Lami , sugli annali Ca- 
maldolesi , e sulle varie congrega- 
zioni degli erenuli Camaldolesi, nel 
tomo XXYI della jNiov. Lctter. di 
Firenze nel 1765. f^, s. Romualdo 
e Benedetti:*!. 

In quanto poi allo stemma dei 
monaci Camaldolesi, consiste in un 
Cidice in campo turchino , al quale 
bevono due colombe , e sopra del 
calice evvi una stella codata. Nar- 
ra il citato Fortunio essex'e tradi- 
zione del suo Ordine, come questo 
stemma fu introdotto per divina is- 
pirazione dopo la morte del s. fon- 
datore; ed aggiunge una mistica si- 
gnificazione di esso, cioè di carità, 
e di unione , come si legge al e. I 
del lib. 2 della prima parte della 
sua opera, Historiarwn Camaldu- 
lensium. Attualmente lo stemma Ca- 
maldolese si vede inquartalo con 
quello del regnante Pontefice, e so- 
vrastato dal triregno, e dalle chia- 
vi incrociate , come Io inquartano 
nelle proprie armi que' prelati pala- 
tini, che hanno il privilegio di uni- 
re al loro lo stemma Pontilicio, e 
conservarlo nel Cardinalato. Oltre a 
ciò il medesimo Papa regnante lo 
concesse per distinzione ai Cardinali 
Frezza e Mezzofante. 

CAMALDOLESL Eremiti di To- 
scana, o del sacro eremo. A quanto 



CAM 397 

si disse nel precedente articolo, nel 
riepilogarsi compendiosamente alcu- 
ne indispensabili notizie , se ne ag- 
giungeranno delle altre per maggior 
intelligenza di ambedue gli arti- 
coli, per meglio distinguere i ce- 
nobiti dagli eremiti, e questi di To- 
scana , o CamaldoU da quelli di 
Monte Corona. 

Il santo patriarca Piomualdo, ver- 
so l'anno 927, abbandonò il secolo, 
e vestì l'abito monastico di s. Be- 
nedetto nel monistero di Classe 
presso Ravenna, che fino agli ulti- 
mi tempi appartenne ai Camaldole- 
si cenobi ti. Dopo essersi quivi per 
tre anni esercitato nelle virtù clau- 
strali, richiese ed ottenne dal p. ab- 
bate di ritiiarsi in solitudine per 
raccogliersi maggiormente collo spi- 
rito in Dio. Si recò pertanto nelle 
paludi di Venezia , verso l' isola di 
Murano, ove rinvenne il b. Marino 
eremita, che quantunque oltremodo 
semplice, san Romualdo con mira- 
bile docilità scelse a suo diretto- 
re , dipendendo interamente dai di 
lui cenni, in modo che riscosse ve- 
nerazione dallo stesso Marino, e mol- 
te persone corsero a lui per imitar- 
ne gli esempli , onde fu coslretto 
fondare non pochi eremi , e moni- 
steri. Dopo il 970, se ne parfi affi- 
ne di procurare la salute di altri, e 
come si esprime s. Pier Damiani , 
sembrava un Serafino tutto fuoco 
pei- accendere gli altri , e ardeva 
di desiderio di convertire in un ere- 
mo tutto il mondo. Vuoisi adunque 
che passasse in Catalogna, e in A- 
quitania, ove fondò altri eremi e 
monisteri , e tornato circa l' anno 
982 in Italia, si ritirò nuovamente 
iu E.avenna, presso Classe, in certo 
umile luogo, che ora chiamasi Pon- 
te della Pietra, e quindi concepì il 
disegno di fondare uu eremo , che 



298 CAM 

per la sua remota posizione , fos- 
se il più ragguardevole de' prece- 
denti. 

Dalle spiaggie del mare Adriati- 
co, si recò sopra i più alti Appen- 
nini toscani , e mentre indagava il 
luogo conforme a'suoi disegni si fer- 
mò nel campo di Maldolo , e in 
mezzo al bosco degli Abeti, e sopraf- 
fatto dal sonno vide la \isione già 
descritta, e svegliatosi riconobbe es- 
sere ((nello il sito, che Dio destina- 
va all' eremo , cui si era proposto 
fondare. Fu sollecito di x'ecarsi in 
Arezzo, alla cui diocesi esso appar- 
teneva, ed esposto il tutto al vesco- 
vo Villelmo 5 concorrendovi il conte 
Maldolo proprietario del luogo per 
la visione che avea contemporanea- 
mente avuta, spontaneamente glielo 
cede; onde Teobaldo coadiutore di 
Villelmo intervenne all' atto di ces- 
sione , perchè il conte era enfiteuta 
del vescovo Aretino. Secondato da 
questo, s. Romualdo tornato al luo- 
go quanto alpestre, altiettanto deli- 
zioso, vi edilicò nel io 12 un cre- 
mo, ed una chiesa, che sovrasta il 
Casentino , come appiè del monte 
fabbricò pure un ospizio, un miglio 
distante dall'eremo, in im luogo 
chiamato Fonte Buono, stabilendovi 
un sacerdote e due conversi. Ciò fatto, 
si accomiatò da' religiosi dell' eremo, 
con un discorso pieno di unzione, 
di carità, e dello spirito del Signo- 
re, inculcando loro la pace, la con- 
cordia, l'unione, e soprattutto la po- 
vertà, e lasciandovi a far le sue ve- 
ci per superioie certo Pietro , che 
egualmente istruì nella dolcezza, vi- 
gilanza e neir esempio, che dovea 
dare. Indi partito dall'eremo di Ca- 
maldoli, nome che prese dal conte 
che avea ceduto 1 area, si portò a 
Val di Castro nel Piceno, ove do- 
dici anni dopo, cioè nel 1027, in 



CAM 

solitaria, e sai^a vita, mori nel ba- 
cio del Signore. 

Pochi anni decorsi dalla pia mor- 
te di s. Romualdo , rimasti i suoi 
discepoli privi della sua direzione, 
sopravvenute le guerre che desola- 
rono la Toscana, morti i più zelan- 
ti religiosi, trovandosi gli altri sen- 
za capo, se ne partirono ; altri fe- 
cero litorno a'monisteri, ed in po- 
co tempo molti eremi vennero a 
mancare. Quello solo però di Ca- 
maldoli continuò ad essere numero- 
so ed osservante, non che di edifi- 
cazione; laonde personaggi distinti 
ritiraronsi a tanto rinomato santua- 
rio per farvi penitenza, arricchendo 
il sacro eremo colle loro elargizioni. 
Fu allora che i monaci riunironsi 
agli eremiti, stabilendo di comun 
consenso lo stesso cremo per capo 
dell' Oi'dine, e decretarono che per 
r elezione del priore perpetuo del s. 
eremo , ed insieme generale dell'Or- 
dine, dovesse essere l'alternativa fra 
i monaci e gli cremiti. 

Quindi nel Pontificato di s. Leo- 
ne IX se ne implorò la conferma 
della sede apostolica, ed il Papa ap- 
provò tutta la congregazione col no- 
me di Camaklolese nel io5o, e la 
stessa conferma, colla concessione di 
molti pi'ivilegi, venne fatta da Nico- 
lò H, e nel 1070 da Alessandro II 
mediante la bolla Nulli fideliiim, 
la quale poi fu confermata nel 1227 
da Gregorio IX in virtù della bol- 
la , Fervor et integrìlas , e da A- 
lessandro IV con l'altra Offlcii no- 
stri emanata nel 12 58, in forza 
della quale egli unì al sacro eremo 
tutti gli altri allora esistenti. Altri 
Pontefici confermarono la congrega- 
zione Camaldolese , come altri furo- 
no larghi in accordare grazie apo- 
stoliche. Ne imitarono l'esempio di- 
versi principi, singolarmente gì' impe- 



CAM 
ratori Ottone III, Enrico VI, e Carlo 
VI di Luxemburgo, ed il figlio di que- 
sto, Sigismondo, dai diplomi de'qiia- 
li risulta, che il s. eretno era capo 
della religione, ascendendo a qua- 
rantaquattro i monisteri, a quaranta 
le chiese, ed a dodici i castelli, che 
gli erano un tempo soggetti. Qua- 
rantasei priori del s. eremo e ge- 
nerali perpetui si enumerano dal 
IOI2 al r5i3, incominciando da s. 
Romualdo sino al celebre e dotto 
Pietro Delfino veneziano. 

]\el generalato di quest' vdtimo. 
Dio ispirò a Tommaso Giustiniani, 
nobile veneziano rinomalo per iscien- 
za, di recarsi a Camaldoli a vestir 
r abito eremitico , il quale ricevette 
dallo stesso p. generale Delfino ai 

25 dicembre i5io nella visrorosa 

o 

età di trentaquattro anni, cambian- 
dosi il nome in quello di Paolo. 
Gli annali Camaldolesi lo appellano 
beato. Appena egli professò F istitu- 
to, ne conobbe i bisogni, onde lo 
stesso capitolo il costrinse a porvi 
riparo di concerto col p. generale 
I)elfìno, e del non men celebre d. 
Pietro Quirini. Onde autorizzati da 
un breve apostolico di Leone X, 
venne convocato un generale capi- 
tolo in Firenze nel maggio i5i3. 
In esso si decretò, che restituito il 
sacro eremo all'antico splendore, in 
progresso il generalato non fosse pili 
perpetuo , ma di soli tre anni, e 
che il priore dell'eremo, cioè il ge- 
nerale si eleggesse come si era sta- 
bilito nel io5o dai monaci, e dagli 
eremiti alternativamente. 

Accomodati gli aflaii dell'Ordine, 
il p. Paolo Giustiniani ebbe im vi- 
vo impulso di propagare l' istituto 
eremitico , e perciò licenziatosi dal 
sacro eremo, ottenne dal Pontefice 
Leone X 1' autorizzazione di fondare 
eremi indipendenti dalla congrcgu- 



CAM 299 

zione Camaldolese . Recatosi per- 
tanto a Monte Corona, vi diede prin- 
cipio alla congregazione di Monte 
Corona, come si dirà al suo artico- 
lo. IMentre la novella congregazione 
felicemente dilatavasi, i padri dell'e- 
remo di Camaldoli desiderarono di 
riunirsi, e formare una sola corpo- 
razione, ma die fosse lecito a quel- 
li del sacro eremo, passare alla con- 
gregazione di Monte Corona , e a 
quelli di questa a Camaldoli. 

Questo progetto però non ebbe ef- 
fetto, e nel 1 52 5 si sciolse, perchè non 
volevansi riconoscere i privilegi della 
nuova congregazione. Dipoi per al- 
cun tempo le due congregazioni si 
riunirono, ed Urbano Vili nel iGSy, 
confermò le costituzioni d' ambe- 
due, ma nel 1667 si divisero come 
lo sono ancora. Rimase pertanto il 
sacro eiemo diviso col solo moni- 
stero di Fonte Buono, governato da 
un proprio, e particolar maggiore, 
avendo in Roma un procuratore 
generale con un converso , che ri- 
siede neir ospizio di questi religiosi 
presso la piazza di Termini. 

Le corone del Signore, che gli 
eremiti Camaldolesi lavorano colle 
proprie mani, e benedicono con in- 
dulgenze concesse da' Papi, proven- 
gono dalla divozione istituita dal b. 
Michele eremila Camaldolese, come 
qui si accennerà. Da onestissimi ge- 
nitori nacque il b. Michele in Fi- 
renze, ove fu coppiere nella corte 
di Lorenzo de' Medici. Divenuto sa- 
cerdote, nel visitare il sacro eremo 
di Camaldoli, risolvette abbracciarne 
l'istituto, lo che esegui nel i5o2, 
ed a maggior sua perfezione si ri- 
tirò in una cella da tulli segregato, 
che fra gli eremiti Camaldolesi chia- 
masi da rinchiuso, secondo il loro 
antico uso. Quivi egli si esercitò 
nelle virlìi, nelle orazioni e nella 



3oo CAM 

peiiilcnza: il più fit^quente meditare 
clie faceva per altro nella sua cella 
era sulle sette petizioni, che si con- 
tengono nel Pater iiosler, ricercan- 
do di continuo nella sua mente con 
santo zelo, come meglio i fedeli po- 
tessjro conseguirne i salutevoli elletti. 
Per questi fervorosi pensieri, per di- 
vina grazia apprese che molto avreb- 
bero i crisliani di quell' orazione 
profittato, se ad imitazione della co- 
rona, che l'ecitavasi in onore della 
beata Vergine , una pure ne reci- 
tassero in onore di Gesù Cristo Si- 
gnor nostro, in memoria de' trenta- 
tre anni, che conversò nel mondo 
per operare la nostra salute. Laon- 
de il santo eremita avendone lavo- 
rata una colle sue proprie mani , 
conferito il tutto col suo p. mag- 
giore, a lui la consegnò, il quale 
presentala al Pontefice Leone X, e 
narrato a lui quanto era accaduto, 
non solo ne ottenne l'approvazione, 
ma il Papa soddisfatto del pio do- 
no, con bolla data in F'irenze a' i8 
lijbbraio i 5 1 6, vi annesse varie in- 
dulgenze, di cui i Pontefici successo- 
ri accrebbero il numero. Il beato 
fu visitato nella cella dai Cardinali 
IMedici e Farnese, predisse ad ognu- 
no il Pontificato, e di fatti uno suc- 
cesse all' altro col nome di Clemen- 
te VII, e Paolo III, e per non usci- 
re dal suo ritiro, si rifiutò pruden- 
temente di tener al sacro fonte il 
figlio del duca di Urbinu. J^. Co- 
rona DEL Signore. 

Non riuscirà discaro che si dica qui 
alcuna cosa su questo eremo di Ca- 
maldoli , costruito da s. Romualdo 
sulla chiusa del monte, nel bosco degli 
altissimi abeti, che non ha guari forni- 
rono le ampie travi alla risorta basilica 
di s. Paolo. Tanto 1' eremo, quanto 
il magnifico ospizio di Fonte Buono, 
ebbero diverse fasi. L'incendio del 



C A M 

i2o3, e l'attacco sofferto nel 149^ 
dai veneti guidati dal duca d' Ur- 
bino Francesco della Rovere, a dan- 
no di Firenze, diedero eziandio gua- 
sto, e cambiarono l' aspetto prima- 
rio del monistero di Fonte Buono, 
e del contiguo tempio. Nel XV se- 
colo vi si raccolsero a vivere tran- 
quillamente i più illustri scienziati, 
e cultori delle lettere: ma la gloria 
maggiore de' monaci eremiti di Ca- 
maldoli , è l'ospitalità, e l'aiuto di 
cui sono larghi colle popolazioni del 
Casentino , in animare l'agricoltura, 
e neir impiegarle a recidere i mol- 
tiplici, ed annosi abeti. 

In quanto al tenore di vita de- 
gli eremiti Camaldolesi di Camal- 
d.jli, consiste nel vivere in separate 
celle, ove stanno sempre, avendo 
ognuno un piccolo orticello annesso. 
Escono solo per andare in chiesa, 
la quale è comune, per celebrarvi 
la messa , e recitarvi l' ufficio con 
grave salmodia, e per convenire in 
certi giorni nel l'cfettorio, e per qual- 
che grave bisogno. Gì' infermi , e 
quei che non possono resistere ai 
rigori dell' eremo, passano da questo 
al monistero di Fonte Buono, ove 
si ricevono gli ospiti. Aspro è il te- 
nore di vita prescritto da s. Ro- 
mualdo, mitigato da' rispettivi su- 
periori con varie costituzioni, e quel- 
le fatte espressamente pel s. eremo, 
vennero approvate nel 1 67 i . Il loro 
silenzio è quasi perpetuo, e l'abito 
consiste in panno di lana tutto bian- 
co, cioè tonaca con cappuccio alquan- 
to aguzzo, scapolare legato insieme 
da una cintura, mantello, e cappel- 
lo detto alla papale, ed in coro por- 
tano la cocolla, più stretta di quel- 
la de' cenobltl. Si radono la testa, 
meno un filo di capelli, che lor fi 
corona, ma non mai la barba : nel- 
r eremo adoperano i zoccoli, e l'auii 



CAM 
scarpe nere. Oltre gli autori citati 
all' articolo Camaldolesi Cenobiti , 
scrissero di loro il Minio, s. Pier 
Damiani, il Baronio nel tomo XI , 
il Bonanni, nel suo Catalogo degli 
Ordini religiosi, a p. io4, il p- da 
Lalera , nel suo Compendio degli 
Ordini regolari, parte I, p. Gì, ed 
altri. E poi da sapersi , che questa 
congregazione non ha cangiato lo 
stemma Camaldolese, ma ritiene 
quello stesso descritto al precedente 
articolo. 

CAMALDOLESI. Eremiti di mon- 
te Corona. Questa congregazione 
chiamasi di s. Romualdo, istitutore 
de' camaldolesi cenobiti ed eremiti , 
oppure di Monle Corona, dal luo- 
go di tal nome vicino a Perugia 
[Corona 3Iontium) , le cui falde 
sono bagnate dal Tevere. Imponen- 
te è ivi il tempio dedicato alla 
trasfigurazione, e sono degni di men- 
zione la copiosa biblioteca, il defi- 
nitorio, e, fra le bellezze della na- 
tura, gli alti abeti, e la veduta delta 
di Belvedere. Neil' estrema falda bo- 
reale del monte, evvi l'abbazia di 
s. Salvatore con monistero, ove li- 
siede l'ufficio di amministrazione 
dell' eremo, essendone un accessorio, 
con ampia chiesa d'antico disegno, 
e grandioso chiostro, dove si alber- 
gano gli ospiti. 11 monistero di san 
Salvatore, come riporta il Castel- 
lano nel suo applaudito Specchio 
geografico Storico, ec, si crede edi- 
ficato nel 1009 ^^^ santo padre Bo- 
mualdo, e nel lojo, vuoisi che fos- 
se retto da s. Pier Damiani. Go- 
dette estesa giuiisdizione, e copiose 
rendite, indi appartenne a' cistcr- 
ciensi, fu ripartito pure in commen- 
de, e nelle gueire perugine soifri 
devastazioni ed incendii. Nel Ponti- 
ficalo di Clemente VII, facendosi 
eremita camaldolese, come si dirà , 



CAM 3oi 

il commendatore Gabriele da Fano, 
lo restituì, nel i524, agli antichi 
possessori, che lo ridussero nella for- 
ma, che ora si vede. x\lla metà del 
Monte Corona si trova l' antichissi- 
mo oratorio del martire s. Savino , 
e le terre limitrofe, verso il 1209, 
furono donate a' Camaldolesi da 
Banieri Beltramo , patrizio di Pe- 
rugia. Tre secoli dopo il ven. Pao- 
lo Giustiniani co' suoi compagni vi 
edificò all' intorno delle celle , e 
poi, nel i53o, vennero gettate le 
fondamenta dell'eremo attuale, che 
in virili dei decreti capitolari , è il 
primo della congregazione di Monte 
Corona, e residenza del maggiore 
di essa, dei visitatori e del novi- 
ziato. 

Dopo che Tommaso Giustiniani, 
distinto e nobile veneziano, abban- 
donato il mondo, prese l'abito di 
eremita Camaldolese nel sacro ere- 
mo di Toscana ( ciò che segui per 
le mani del famigerato generale p. 
Pietro Delfino a' 25 dicend^re i5io, 
acquistando il nome di Paolo, e 
professando quindi l'islituto), coope- 
rò col detto p. generale per fare 
rifiorire la congregazione. Allora fu 
decretato doversi eleggere il gene- 
rale in ogni triennio. Volendo il p. 
Paolo seguire il divino impulso, di 
propagare il suo istituto neU' Ame- 
rica scoperta pochi anni prima , 
si recò a' piedi del Papa Leone X , 
ed ottenne incoraggi mento, facoltà 
ed autorizzazione di fondare eremi 
anche in Italia, e fu esonerato dalla 
soggezione da' prelati, e da' superio- 
ri della medesima congregazione 
Camaldolese. Partito il venerando 
religioso da Roma, passò a manife- 
stare al sacro cremo tanto la sua 
vocazione, che le conseguite aposto- 
liche concessioni ; e fra la recipro- 
ca commozione partì poscia in cum- 



3o2 CAM 

pagaia di certo converso per nome 
Olivo. AlFaticato dal lungo cammi- 
no, poco lungi dalla terra di Frat- 
ta presso Perugia si addormentò a 
pie' d' una quei'cia , e risvegliatosi 
con una mente ottusa, si ratnmen- 
tò che poco distante eravi un suo 
amico chiamato Tommaso, eremita 
del terzo Ordine di s. Francesco , 
e da lui domandò il motivo della 
oscurità che provava. Postisi ambe- 
due in orazione, Tommaso gli dis- 
se essere volontà di Dio , che non 
già in America, ma in Italia fon- 
dasse eremi, e gli si offri anzi com- 
pagno a tal fine. 

Dirigendosi entrambi col converso 
alla volta di Gubbio per rinvenire al- 
cun sito alpestre , s' incontrarono con 
Raffaele, dotto domenicano spagnuo- 
lo , che volonteroso ad essi si unì. 
Indi Gabriele, o Galeazzo di Fano, 
nipote del Cardinale d' Urbino, ric- 
co, e pio commendatore dell' abba- 
zia di s. Salvatore di iMonte Acuto, 
promise di aggiungersi ad essi. Si 
incamminarono tulti insieme verso 
la solitudine nella montagna del- 
l'Appennino, per dove dal Piceno 
si passa air Umbria. Evvi qui una 
vaile sovrastata da smisurata rupe, 
sotto la quale in vasta spelonca tro- 
varono una cappella sacra a s. Gi- 
rolamo, interamente abliandonata, e 
ricovero di lupi , per cui ora con- 
serva il nome di Pasciliipo, ad una 
col limitrofo villaggio. Questo fu il 
luogo dai tre menzionati soggetti 
stabilito per comune dimora, otte- 
nendolo in proprietà dal Sommo 
Pontefice. Colle loro industrie, e coi 
caritatevoli aiuti , si eressero piccole 
celle, finché, nel iSar, quel luogo 
<livenne eremo col nome di s. Gi- 
rolamo di Pascilupo. Non andò gua- 
ri , che r esempio delle loro virtìi 
attirò ad essi alcuni seguaci. I pa- 



CAM 

dri dell' eremo di Camaldoli conces- 
sero loro quello delle giotte del 
Massaccio nella diocesi di Jesi, con 
amuia pensione pel mantenimento ; 
donazione, che fu ratificata per rogi- 
to notarile a' 26 giugno i5ii. In 
progresso tanto quest'eremo, che 
quello di Pascilupo, o Monte Cuc- 
co, fui'ono abbelliti di fabbriche, e 
resi capaci di sufficiente famiglia re- 
ligiosa. 

Mentre il venerabile p. Paolo 
Giustiniani dimorava nell'eremo, di- 
versi rispettabili soggetti di quello 
di Camaldoli si unirono a lui, con 
permesso de' superiori, e non poche 
persone si olfrirono a professarne 
l' istituto. Fra queste merita men- 
zione Girolamo Nifi, nipote del Car- 
dinal Olivieri, che da Sezze fu con- 
dotto a Ptoma dal suo antico ami- 
co Giampietro Caraffa, poscia Pao- 
lo IV, ove divenne primo medico 
di Giulio li, e di Leone X, finché 
nel i53i si ritirò a Massaccio, a 
vestir l'abito di eremita Camaldo- 
lese ; donde voleva toglierlo Paolo 
IV nella promozione Cardinalizia dei 
20 dicembre i555, offerendogli la 
porpora, ma egli la ricusò costante- 
mente, e neir anno appresso moiù 
in concetto di santità. Non si dee 
qui tacere, che il detto Giampietro, 
dopo aver rinunziata la mitra di 
Chieti, pensò in qualche tempo di 
abbracciare la vita eremitica Camal- 
dolese ; ma il p. superiore ven. Paolo 
Giustiniani, suo grande amico, non 
volle mai accettarlo , come assicura 
rOldoino presso Ciacconio tomo III. 
Giampietro pertanto, avendo istitui- 
to con s. Gaetano l'Ordine dei tea- 
tini, fu obbligato da Paolo III ad 
accettare il Cardinalato, e nel detto 
anno i555 fu eletto Papa col no- 
me di Paolo IV. 

Intanto Galeazzo Gabrieli conce- 



CAM CAM 3o3 
tlelte al ven. Paolo e suoi compa- Ordinem , dala nel i'j?.8, approvò 
giii il mouistero di s. Leonardo di la congregazione, e fece poi altret- 
\oiubrio, che possedeva in coni- tanto Paolo III nel i534, colla boi- 
menda , nella diocesi di Feimo , la Rationi congruit , concedendo 
presso il castello di Monle Fortino, molti privilegi, e la facoltà ai reli- 
Edificato si vuole quel monislero giosi di portare la barba, 
dallo stesso s. Leonardo; ma per le Moito placidamente a' 28 giugno 
nevi, e pegli orsi fu dipoi abbando- iSaB, il ven. p. Paolo nel detto 
nato. Il p. Paolo ottenne ancora il monistero di s. Silvestro, il p. Ago- 
romitorio di s. Benedetto di IMonle stino Romano Fioii ne scrisse la vita, 
Conaro, ove erano vissuti penitenti che dedicata a Benedetto XlII, fu 
la b. JXicolosa , ed il b. Girolamo pubblicata in Roma nel 1724. Nel 
Anconitano. IMa, nel i562, i padri temporaneo governo della congrega- 
lo abbandonarono , per passare al- zione gli successe il p. Daniele ve- 
1 eremo situato sulla somnntà del neziano, ma dal capitolo fu dichia- 
monte , accordato loro dal vescovo rato maggiore di tutta la congrega- 
di Ancona de Lucchis nel i55g, il zione il p. Agostino da Bassano, sot- 
che confermò Pio IV. Dilatata per- to il quale si abbandonarono gli 
tanto la nuova corgregazione in eremi di Puglia, infestati dagli as- 
quattro eremi, il ven. p. Paolo, adu- sassini, e dai corsari, e quello stesso 
nati in capitolo i principali sogget- di s. Silvestro. Quindi fu creato 
ti, fu eletto in loro superiore gene- maggiore il p. Giustiniano Bergamo 
rale, ossia maggiore, eleggendosi al- che la religione riguaida come se- 
tri priori de' rispettivi eremi. Non concio padre, dopo il ven. Paolo, 
andò guari, che si eresse l'eremo di Poiché avendo convocalo il capitolo 
Larino nella Puglia, con altri due generale, propose l'erezione di un 
in questa provincia; ed in appresso eremo a somiglianza di Camaldoli, 
per breve tempo la congregazione che fosse capo di tutta la congrega- 
si riunì al s. eremo; ma da poi si zione, e fu stabilito fabbricarlo sulla 
disciolse. cima del monte Corona, per la vici- 
Determinatosi Galeazzo Gabrieli nanza dell'abbazia di monte Acuto, loc- 
di prender l'abito, coli' approvazio- che s'incominciò ad eseguire nel i53o. 
ne di Clemente VII, nel i5i^, fece Bramosi i superiori di monte 
donativo di tutti i suoi beni e be- Corona di avere un eremo ne' ve- 
nefizii ecclesiastici, ed entrò nelf e- neti dominii, spedirono al p. gene- 
remo di Pascilupo , col nome di rale della congregazione Camaldolese 
Pietro. Il ven. Paolo recatosi a Ro- in Venezia, il p. Girolamo da Sezze 
ma per ricevere la conferma dal sullodato , onde convocatisi capito- 
Papa di detti ecclesiastici benefìzii, larmente i monaci di s. Mattia di 
s' incontrò nel tiemendo saccheggio Murano, gli donarono un monte nel 
del i52 7, per cui molto ebbe a territorio di Padova, ove erettosi un 
soffrire. Dipoi Clemente VII non eremo, fu dichiarato noviziato pei ve- 
solo concesse quanto imploravasi, e neziani, che per la pietà di essi, e 
fece cedere dall' abbate di s. Paolo del nipote del ven. Paolo , divenne 
agli eremiti il monislero di s. Sii- uno de' piìi belli. Oi-a però non 
veslro sul monle di s. Oreste , ma esiste più. Lungo sarebbe enumera- 
col disposto della bolla Festruin re tutti gli eremi, e solo accennerc- 



3o4 CAM 

ino i [liii couoscinli. Nel i^'J'J, sot- 
to Gregorio XIII, surse quello di 
s. Maria Incoronata, nel monte \ir- 
gineo nel regno di Napoli, che egual- 
mente non esiste più. Nel Pontifi- 
cato di Sisto V ebl)e origine , nel 
i585, quello di s. Salvatore di Na- 
poli , la cui chiesa è tradizione che 
fosse edificata da s. Gaudioso vesco- 
vo africano, verso il 44*^? allorché 
fugg*! la persecuzione vandalica, ed 
il luogo si chiama Monte a prospet- 
to. Fu di esso largo benefattore d. 
Giovanni Avalos, ed ivi si ritiraro- 
no s. Francesco Caracciolo ed i suoi 
compagni per fondare i chierici re- 
golari minori. 

Nel 1 .T98, sotto Clemente YIII, co- 
minciò l'eremo di s. Gio. Battista nel 
Padovano (che poi fu distrutto), nel 
luogo detto la Brcgonza, presso Tie- 
ne. Ma in detto aimo temendo i 
padri di Monte Corona, che la mol- 
titudine degli cremi potesse afììevoli- 
lire l'antico rigore, decretarono non se 
ne fondassero piìi, e rifiutarono quat- 
tordici postulazioni prodotte allora 
da pie persone, che volevano vestir- 
ne l'abito, pel medesimo motivo. 
Tuttavia per decreto del protettore 
Cardinal Aldobrandini, venne stabi- 
lito di non rifiutare le offerte, qua- 
lora fossero accettate dalla ma£r£;ior 
parte de' vocali del capitolo. Fu al- 
lora, ch'ebbe principio 1 eremo del- 
la Torre del greco, sette miglia lun- 
gi da Napoli, cliiamalo di s. Michele 
Arcangelo, ciocché avvenne nel 1602, 
nel quel anno, e nello stesso regno si 
apri quello di s. Maria degli Angeli 
di Nola. Finalmente, nel 1607, fu 
edificato quello di s. Romualdo sul 
Tuscolo, di cui si parlerà in appres- 
so ; nel 160S, quello del Ss. Salva- 
tore di Fano , nel 1 609 , quello di 
Monte Ai'gentino in Cracovia, e nel 
1634, quello di JMonte Regio in 



C A M 

Varsavia. In sostanza la congrega- 
zione di Monte Corona un tempo 
si cxjmpose di sei nazioni, cioè pon- 
tificia , veneta, napoletana, germa- 
nica, ungarica e polacca, tra le quali 
ebbe circa quarantacinque eremi, di 
cui sono esistenti i suaccennati dodici, 
compreso quello della Canorica di To- 
di eretto nel iS-aS. Fra quelli sop- 
pressi per le vicende degli ultimi 
tempi , sono a nominarsi nello sta- 
to ecclesiastico, quello di s. Benedet- 
to di Bologna, istituito nel 1619, 
nel IMonte Magnanimo, poi trasfe- 
rito a Caratolo, e negli stati veneti 
quelli di s. Maria della R.ua eretto 
nel i5j7, ed i seguenti eretti nel 
XVII secolo, cioè: s. Bernardo di 
Brescia, s. Clemente neh' isola di Ve- 
nezia, r Assunta di Conegliano, san 
Giorgio di Verona, ed altri. Nel re- 
gno di Napoli, s. Maria di Vico, isti- 
tuito nel 1608, e s. Maria Avvo- 
cata, nel 1687. In Polonia, nel XVII 
secolo, quelli della Ss. Annunziata 
di Cracovia (ove cravi una pisside 
di gran valore), di Monte Pace in 
Vilna, e della Concezione nell' isola 
di Vigri. In Germania, nel 1G68, 
si aprì quello de' cinque santi casi- 
miriensi, e nel 1628, laltro di san 
Giuseppe Coslembergh presso Vien- 
na, nel quale solennemente pose la 
prima pietra l imperatore Ferdinan- 
do li. Colle sue elargizioni poi fu 
acquistato il feudo Prinzerdorf, nel 
quale, e in due altri villaggi gli ere- 
miti aveano giurisdizione civile e 
criminale. Finalmente nell'Ungheria 
fu eretto quello di Nitria nel 1692, e 
quello di s. Gio. Nepomuceno in Muik 
presso Buda lo fu nel 1 738, ed in Po- 
lonia, nel 1722, quello di Mascliionale. 
In quanto poi all' eremo di san 
Romualdo di Frascati, sulla vetta 
del Tusculo, fu il Pontefice Paolo 
V, Borghesi, quegli the donò alla 



CAM 

congregazione di Monte Coi'ona l'am- 
pio terreno, sul quale vennero cdi- 
Ijcate le celle , V infermeria , la fo- 
resteria , e gli altri fabbricati , eri- 
gendovi il Papa la chiesa, nell'anno 
1 6 1 I , che poi fu ristaurata nel 
1772. Il Cardinal Scipione Borghe- 
si, protettore de' Camaldolesi , e ni- 
pote di Paolo V, fu largo di sue 
beneficenze con questo eremo , nel 
quale, l'anno 1666, l'altro pi'otetto- 
re de' Camaldolesi Cardinale Yolum- 
nio Bandinelli, presiedette al capi- 
tolo generale, che vi celebrarono le 
due congregazioni di Toscana e I\Ion- 
te Corona. In quest' eremo si ritirò 
il famoso Cardinal Domenico Pas- 
si onei di Fossombrone , che , come 
nana il Galletti nelle Memorie del- 
la sua Vita, p. 172, vi fabbricò 
alcune celle a guisa di quelle dei 
monaci eremiti , le adornò di belle 
stampe, ridusse a viali, ed a bosco 
un pezzo di terra, che avea ottenu- 
to dal priore, e lo decorò con mar- 
mi antichi , cippi , monumenti , ed 
iscrizioni ascendenti a circa ottocento. 
Vi raccolse pure una bella bibliote- 
ca, più volte ebbe per ospite Gia- 
como III, re d'Inghilterra, e nel 
1741 fu visitato eziandio da Bene- 
detto XIV, finché colpito di apoples- 
sia terminò di vivere nella sua cella 
nel 1461. Francesco Cancellieri, nel- 
la sua lettera sopra il Tarantismo, 
e l'aria di Roma, a p. i33, i34, 
i35 e 3 16, ci dà squisite notizie 
in tale argomento, e dice che Gia- 
como III si trattenne più giorni al- 
l' eremo , e che Benedetto XI V do- 
po aver visitato la chiesa, l'eremo, e 
parte del suo recinto, ammise beni- 
gnamente al bacio del piede tutti gli 
ci-emiti, e gradì il donativo di al- 
cune corone del Signore , fatte di 
abete colle loro mani. 

Ai giorni nostri quest' cremo di 

VOL. VI. 



CAM 



3o; 



Frascati fu grandemente onorato; 
giacché spesso si recò il Caidinal 
Fontana nell' autunnale stagione a 
risiedervi in compagnia del p. abbate 
Camaldolese d. JMauro CappcUari, il 
quale creato Cardinale, nel 1826, non 
lasciò di recarvisi nella predetta sta- 
gione, e divenuto Pontefice nel 1 83 i, 
continuò ogni anno a visitarne l'ere- 
mo, ammettendo benignamente alla 
sua mensa tutta l' eremitica comu- 
nità, la quale riconoscente a tanta 
degnazione, oltre l' aver stabilito, e 
decentemente decorato un apparta- 
mento, lo ha dichiarato Pontificio 
stabilendolo per unico uso del Pon- 
tefice Gregorio XVI. Un' apposita 
marmorea iscrizione eterna di ciò la 
memoria. Quando il re Carlo Emma- 
nuele IV di Sardegna risiedeva alla 
limitrofa Villa della Ruffmella, più 
volte colla sua consorte ven. JMa- 
ria Clotilde onorò di sua presen- 
za quest' eremo , ciocché fa la re- 
gina vedova di Sardegna, Maria Cri- 
stina di Borbone , quando si reca 
alla medesima villa ; il perchè la 
stiada, che da Frascati conduce al- 
l'eremo, attualmente fu resa comoda 
e legolare. 

La congregazione di IMonte Coro- 
na tiene in Roma vm procuratore 
generale, con suo converso, nell'ospi- 
zio, o casa religiosa posta nel Rio- 
ne Monti dirimpetto alle monache 
turchine. Nel 1578, si era recato in 
Roma il p. Liberato Ferretti anco- 
nitano per procurai'e un ospizio, che 
servisse di abitazione al procuratore 
generale, e da Gregorio XIII otten- 
ne la chiesa di s. Leonardo alla 
Lungara , con casa annessa , appar- 
tenente al capitolo vaticano , con 
r enfiteusi perpetua , e l'annua cor- 
risposta d'una piccola olTerta di cera, 
come riporta il Panciroli a p. /^oi 
de' Tesori nascosti di Roma. I\Ia 
20 



3o6 CAM 

pei gravi danni, a cui soggiacque la 
casa, e la cliiesa pel sottoposto Te- 
vere, la congregazione fu costretta 
a fare, che restasse abbandonato. 

Gli eremiti di Monte Corona ve- 
stono come quelli di Camaldoli, e 
presso a poco eguale è il rigido te- 
nore di lor vita, colla sola differen- 
za, che questi invece di cocolle, usa- 
no un ampio mantello, fermato avan- 
ti al petto con un cavicchio di le- 
gno. Di essi scrissero gli autori, che 
trattarono de' Camaldolesi , e prin- 
cipalmente il Fiorentini, iiel lib. Ili, 
capo XVIII. 

Soggiunge poi il p. da Latcra nel 
citato Co 111 pendio p. 6j, che vi fu 
un'altra congregazione di eremiti ca- 
maldolesi in Francia , denominata 
della Madonna della Consolazione , 
la quale ebbe il suo principio dal 
p. Bonifacio Antonio da Lione, che 
dall'eremo di Torino recatosi in 
Francia nel 162G, vi fece subito due 
fondazioni , la prima sotto il titolo 
della Madonna di Sapet, nella dio- 
cesi di Vienna, e la seconda sotto 
il predetto della Madonna della 
Consolazione, nella diocesi di Lione, 
eremi che però furono presto abban- 
donati. Ne furono poi eretti altri 
come quello di Ainicux , Falle 
di Gesìi , edificato nel i633. Gli 
eremiti francesi ottennero lettere pa- 
tenti di approvazione dal re Luigi 
XIII, e Papa Urbano Vili avea per- 
messo , che degli eremi di Francia 
si potesse erigere una nuova con- 
gregazione colle costituzioni di Mon- 
te Corona, e colle medesime costu- 
manze in ogni cosa. 

Anche in Piemonte fuvvi una 
congregazione detta di Torino , la 
quale sotto gU auspicii del duca di 
Savoia Carlo Emmanuele , fu fon- 
data nel 1 60 1 , dal p. Alessandro 
di Ceva, che mori sautameute uel 



CAM 
161 2, osservandosi in essa le costi- 
tuzioni di Monte Corona. Apparte- 
neva a c[uest' ultima congregazione 
l'eremo ili Lanzo , un eremita del 
quale , d. Colombano Chiavarolti , 
uel 1 8 1 i3 , divenne arcivescovo di 
Torino. 

Lo stemma della congregazione di 
Monte Corona consiste in una cro- 
ce sopra tre monti, in mezzo allasta 
inferiore della quale vedesi una co- 
rona per denotare il monte, nel qua- 
le è stato edificato l' eremo princi- 
pale di detta congregazione. 

CAIMALDOLESI Mo.vache. Dopo 
che la congregazione Camaldolese 
fu con autorità Pontificia confermata, 
come si è detto all'articolo Camal- 
dolesi Cenobiti , uell'XI secolo , il 
beato Ptidolfo, quarto priore di Ca- 
maldoli e priore del sacro eremo, 
uelfauno 1086, istituì queste mo- 
nache, fondandone il primo moni- 
stero nella chiesa di s. Pietro di 
Luco in Mugello, delizioso e fertile 
luogo di Toscana , nella provincia 
di Firenze, che dicesi il paese degli 
antichi magelli, porzione de' figuri. 
Fu nell' agosto di detto anno, che 
il zelante, e benemerito servo di 
Dio, seguendo l' ispirazione celeste, 
esegui il divisamento, e dotò il mo- 
nistero colle rendite spettanti al sa- 
cro eremo di Camaldoli. Vi collocò 
per prima abbadessa e superiora, 
una pia donna chiamata Beatrice , 
la quale, coli' esempio delle sue vir- 
tù, ebbe a compagne molte signore. 
Il fondatore quindi prescrisse alle 
monache la vita stessa degli eremiti, 
modificata in proporzione della con- 
dizione del sesso femminile, ma or- 
dinò, che le rendite assegnate rica- 
dessero al sacro eremo , quando le 
monache Camaldolesi cambiassero 
tal luogo, o variassero le prescritte 
regole, il vescovo di Firenze Raine- 



CAM 
sio, mosso dalla fama di santità con 
cui vivevano le religiose, con episco- 
pale autorità le approvò e confermò. 
L' istituto divenne fiorente, e si pro- 
pagò in varii luoghi. Alcune delle 
sue diramazioni furono soggette alla 
giurisdizione de' rispettivi vescovi 
ordinarii, ed altre alla congregazio- 
ne de' monaci di s. Michele di Mu- 
rano. Queste monache pertanto usa- 
no una tonaca , ed uno scapolare 
di saia o scoto bianco, che legano 
insieme con una cintura dello stesso 
colore ; portano ili coro una larga 
corolla , parimenti bianca , in vece 
della quale le converse usano una 
specie di cocolla senza maniche, e 
coprono il capo con un velo bianco 
sopra il quale le monache coriste 
ne pongono un altro nero. Scrisse- 
ro di queste monache il p. Bonanni 
nel Catalogo degli Ordini religiosi, 
capo i3 , il p. da Latera nel suo 
Coinpendio della storia degli Ordi- 
ni regolari, part. I, p. 60, ed altri. 
In Roma le monache Camaldo- 
lesi, prima che passassero nel mo- 
nistcro di s. Antonio abbate sulla 
piazza di s. Maria Maggiore, abita- 
vano nel monistero accanto s. Gia- 
como alla Lungara, ed il Bernardi- 
ni ci dice, ne' suoi Rioni di Roma, 
edizione del i'-44 3 P- 200, essere 
l'abitazione delle oblate Camoldolesi 
accanto s. Giacomo alla Lungara. Non 
hanno però chiesa. Seguita però, nel 
1777, l'unione de' monaci di s. An- 
tonio abbate all' Ordine gerosolimi- 
tano, Pio VI concesse la chiesa e il 
contiguo monistero alle monache 
Camaldolesi , che vi fioriscono in 
copioso numero, ed hanno pure in 
esso molte educande. Il Cardinal 
Zurla, vicario di Roma, vi pose la 
clausura Pontificia , ed il regnan- 
te Pontefice piìi volte ha onorato 
di sua presenza la chiesa e il mo- 



CAM 3o7 

nistero, dando alle monache dimo- 
strazione di sua benignità. Altri mo- 
nisteri di monache Camaldolesi esi- 
stono in Prato vecchio , diocesi di 
Fiesole, in s. IMaglorio di Faenza, 
e in s. Caterina di Forh. 

La celebrità della chiesa di s. An- 
tonio merita che qui alcuna cosa 
si dica di essa. Dapprima vuoisi, che 
fosse un tempio sacro a Diana, dopo 
fu convertita in chiesa cristiana, ed 
anticamente era dedicata a s. Andrea 
col titolo di barbara j o cata bar- 
bara, per opera del Pontefice san 
Simplicio, verso l'anno 4^7- ^'el 
ligi, il Cardinal Pietro Capocci 
l'ornano dalle fondamenta vi eresse 
l'attuale chiesa, con un ospedale 
pei feriti dal fuoco, e perciò la de- 
dicò a s. Antonio abbate, o del fuo- 
co. \i pose i religiosi di s. Antonio 
di Vienna in Francia, istituiti nel 
1095, i quali ebbero 1' incombenza 
di seguire i Papi dovunque risie- 
dessero. Dipoi il p. Costanzo Gelù 
loro priore fece riedificare la chiesa 
nel i4'^i3 ed il p. Carlo Annisson 
fece venire dalla Francia un antichis- 
simo libro, in cui in tanti rami 
erano rappresentate le gesta di s. 
Antonio, gesta che fece dipingere 
sulle pareti della chiesa da Gic. 
Battista Lombardelli , detto della 
Marea. Quelle però della cupola, 
e della cappella del santo sono del 
Pomarancio, il Ss. Crocefisso è del- 
l' Odazj , e i due quadri laterali 
sono del Porcel, che dipinse anche 
quelli de'due altari delle cappelle, 
ai lati dell' aitar maggiore. 

Ai 1 7 gcrmaio vi si celebra la 
festa di s. Antonio, che essendo in- 
vocato da'fedeli, per ottenere il ben 
essere degli animali domestici , e 
specialmente de' cavalli , per otto 
giorni se ne portano ivi a benedire, 
lasciandosi dai rispellivi proprielarii 



3o8 CAM 

al moiiistcro im'ollcrta di cera, o 
ili denaro. Parla eruditamente di 
<jucst' uso il Cancellieri ne' suoi Pos- 
sessi pag. 5 IO, lo Spengero in Ro- 
via Nuoi'a pag. 287, ed il Deseine, 
Rome JModcnie nel tomo III. Per 
«juesto stesso patrocinio, che s' invo- 
ca, di s. Antonio sui cavalli, evvi 
il costume nel carnovale, che quan- 
do accade irregolarità nelle corse 
de'cavalli barbari, od incerto ne sia 
il vincitore, il pallio di drappo, 
destinato in premio, si suol man- 
dare alla chiesa di sant'Antonio. 

CAINIAUPiO o Berrettino del Pa- 
pa, Caniaurus, Pilcolus. 11 Camau- 
ro, se si usa da' romani Pontefici , 
viene da essi adoperato in ogni 
tempo, fuori delle funzioni sacre. Vi 
sono peiò esempii in contrario, al 
modo di quanto praticava il sommo 
sacerdote de' giudei , che neppure 
nei sacrilizii deponeva la miti'a da Dio 
prescrittagh. Vuoisi, che tale berretta 
sia quasi simile a quella, che si usava 
anticamente , chiamata auricolare , 
jierchè in ambedue le parti, stenden- 
tlosi dalla fronte , copre le orec- 
chia. Questa copertura di capo nei 
tempi addietro fu comune a' Cardi- 
nali, canonici, dottori, e ad altri , 
come abbiamo dagli antichi monu- 
menti, tanto di pittura, che di scul- 
tura. Ebbe essa origine da' monaci,, 
e si componeva di quattro patti , 
cucite insieme in modo, che nella 
sommità figuravano una croce, ma 
sollevata poco a poco, e sostenuta 
da materia consistente, ne restò la 
foima, che ora vediamo nella ber- 
retta clericale. Si conserva egual 
uso appresso i greci , e si nomina 
Camelaucuin, Cainelaiigunij Came- 
laucus , e Canielausium, come si 
Ila nal Hierolexicoii del IMacri. K. 
Berretta. 

La berretta pcrlaiilo usata dal Pa- 



CAM 

pa è di raso rosso nell'estate, di vel- 
luto rosso foderato di pelle di armelli- 
ni bianchi nell'inverno; e ciò fino dai 
principio della Chiesa, come scrisse 
Anastasio bibliotecario: Apostolicus 
Pontìfex Clini Canielaugo solitus 
est Rornae procedere . Il Papa a)^>- 
pena eletto, assume il Camauro, in- 
sieme alle altre vesti Pontificie, e 
dopo eh' è morto, gli è posto sul 
capo, e con esso si espone nelle 
stanze apostoliche. Quando è ve- 
stito de' sacri paramenti e della 
mitra, allora gli viene levato. Og- 
gidì i Papi poco adoperano il Ca- 
mauro, e solo talvolta ne fecero uso 
nelle domestiche camere, mentre in 
avanti abitualmente lo usavano dal- 
le funzioni ecclesiastiche in fuori . 
In una pittura di Eugenio IV del 
XV secolo, viene rappresentato quel 
Pontefice nei concilio fiorentino se- 
dente in trono, in cappa, con pelli 
di armeilini, e Camauro in capo fi- 
lettato egualmente. 

Siccome il Papa dal sabbato san- 
to sino a quello in Albis porta la 
mozzetta di damasco bianco, filet- 
tata d'armellini, così, dove usi ii 
Camauro, dev'essere eguale nel co- 
lore, e nella materia alla mozzetta. 
Anzi è opinione, che quando il Pon- 
tefice in alcuni tempi dell' anno 
(come nella quaresima e nell'av- 
vento ) adopera la mozzetta di pan- 
no rosso iiletlata d' armeilini , o 
quando nellestate l'assume di cam- 
mellotto, dovrebbe essere il Camau- 
ro in tutto eguale ed uniforme, 
perchè tali sono pure le scarpe , 
cioè di panno , di cammellotto di 
seta, di velluto , per la giusta ana- 
logia. 

Venendo il Camauro chiamato 
anche Cam clan go , Leone Allazio 
è di parere, che lai nome proven- 
ga dalla materia, di cui era tessuto 



CAM 

quello degli antichi monaci, cioè di 
peli di cammello, sebbene altri spie- 
ghino questa voce greca produzione 
di calore. Vollero i Pontefici con- 
servata la forma antica della ber- 
retta clericale, ed abbellirla col co- 
lore di porpora, perchè fosse simi- 
le alla mozzetta, e comunemente si 
chiama Camauro, voce derivata dal- 
la greca parola Cainelaiiciwu, come 
dice il citato INIacri. Se la forma 
antica fosse in tutte le parti e pre- 
cisamente come la presente , se 
ne dubita, perchè nella porta di 
lironzo fatta nel battisterio di san 
Giovanni dal Cardinal Cencio, per 
ordine di Celestino HI, del i 191 , 
si vede la figura di questo Papa 
sedente con un berrettone in capo 
di forma rotonda; ma basso, e con 
due bordi alle due estremità, come 
si può vedere nella figura, che il 
Bonanni, Gerarchia Eccl. , riporta 
a p. 278, eguale a quella prodotta 
dal Ciampini, de Vest. Man. cap. 
26, pag. 239. Il Bonanni fli di 
sentimento, che il berrettone tondo, 
posto sul capo di Celestino III, fos- 
se usato in tal forma dal Papa, 
adducendo le testimonianze di Du 
Cange, del Macri, e di quanto si 
ha dalla vita di Enrico vescovo 
upsalense n. 5, cioè; che « toUens de 
M capite s. Pontificis biretum, quod 
» gestare consueverat, imposuit capiti 
M suo. " INdla bolla poi di Bonifacio 
YIII, fiorito nel 1294, si legge: 
•j lUudque, cioè il benefìzio ecclesia- 
» stico, eidem Thomae contiilimus, 
j) nec non de ipso per nostrum bire- 
» tum pi-aesentialiter investivimus. " 
E tanto antico ne' Pontefici l'uso 
del Camauro, che il Galletti , Del 
Prìniicero, p. 98, pailando dell'an- 
data del Pontefice Costantino, nel 
711, in Costantinopoli, ove ricevet- 
te grandi onori da Giustiniano II , 
VOI. vr. 



CAM " 309 

dice che: >» ApostolicusPontifexcum 
« Camelauco, ut solitus est Romae 
» procedere, e palatio egressus, in 
>» Placidiae usque , properavit . 
Onde col Camauro in testa an- 
dò a prendere alloggio in tal pa- 
lazzo. 

Il Camavu'o fu chiamato coU'epi- 
teto di sacro, e si dice anche par- 
lando del Papa : il tale è stato e- 
saltato al sacro Camauro. Il Can- 
cellieri, ed il p. Voy^avA, sulle scar- 
pe e sandali de' Papi, dicono, che 
essendo i Pontefici succeduti nel tem- 
porale agl'imperatori romani , nella 
signoria di Roma, a loro esempio, 
presero il calceamento rosso, come 
attributo principesco, ciò che forse 
essi fecero quando presero il Ca- 
mauro , e il berrettino di raso , o 
velluto rosso, ambedue con bordi 
di pelli d'armellino, bordi che ritro- 
vansi in più, o meno quantità nei 
vestimenti sì degli antichi , che dei 
moderni sovrani. E conclude lo stes- 
so Povyard, che i capi della Chie- 
sa, annoverati per divina disposizio- 
ne fra i sovrani della terra, do- 
vettero nel loro vestiario averne vm 
qualche contrassegno, e tali fui'ono 
le fodere e bordi d'armeUino , e il 
calceamento rosso. 

Rileva il Borgia , nelle Alemorie 
sloriche di Benevento t. II, p. 272, 
che fra le prerogative godute anti- 
camente dagli ai'civescovi di detta 
chiesa, eravi specialmente l' uso del 
Camauro, ossia del regno, cioè tri- 
regno, a similitudine di quello usa- 
to dai Pontefici Romani. Nell'inven- 
tario poi de' sacri arredi della teso- 
reria della chiesa beneventana, fatto 
nel 1 4 1 I > si fa in esso menzione 
del Camauro. In questo inventario 
si contiene l'atto di consegna, che fe- 
ce l'abbate Paolo, bibliotecario della 
chiesa di Benevento, all'abbate Gi- 
20 * 



3io " CAM 

rolamo, tcsuiiere della medesima, di 
tutte le robe della tesoreria, dicen- 
dosi : " iiifrascripla jocalia, videlieet 
5' calices argenti , cruces , Camau- 
j- rum, miras, et alia diversa va- 
- sa argenti dictac tliesaurarisp eccle- 
■! siae majoris etc. " Tra queste la pri- 
ma a descriversi è il Camauro: » in 
" primis Camauruni unum de perlis 
» cum lapidibus pretiosis cum suace 
>' de argento deaurato,quo utitiir pre- 
» latus in officio esercendo " Dal che 
si rileva, che il Camauro adoperato 
dagli arcivescovi beneventani , era 
ornato di pietre preziose. Fu Pao- 
lo II, creato nel i464) che vietò ai 
detti arcivescovi la tiara ornata di 
tre corone, che portavano ne' gior- 
ni solenni. 

Che il Camauro si chiamasse pu- 
re mitra Papale , e significasse an- 
che triregno, si apprende dai Bol- 
landisti nella vita di s. Celestino V, 
in cui dicesi , che im Pontefice si 
mostrava cum Camauro suo, scu 
mitra Papali hahenti tres coronas. 

Sotto il Camauro i Romani Pon- 
tefici usano portare il berrettino, il 
quale costantemente da essi viene ado- 
perato, né se Io levano che dal pre- 
fazio della messa sino alla consu- 
mazione, innanzi Gesù Sacramenta- 
to esposto , ed alla ss. croce , non 
che nel venerdì santo, quando van- 
no all'adorazione. In cappella Pon- 
tificia, e in altre funzioni, viene le- 
vato e rimesso al Pontefice da mon- 
signor primo maestro di cerimonie, 
e nella visita delle chiese ciò fa il 
prelato maestro di camera, al qua- 
le toccava in certi tempi levare, e 
mettere pure il Camauro, che i Pa- 
pi portarono anche nelle solenni ca- 
valcate e ne' concistori. Quando il 
Pontefice usciva dal palazzo aposto- 
lico per montare in sedia, o in car- 
rozza, il maestro delle cerimonie nel 



CAM 
levare il Camauro, lo consegnava al- 
l'aiutante di camera, che glielo re- 
stituiva allorché scendeva, e poi gli 
era nuovamente consegnato. 

Ritornando al berrettino, i Papi 
lo portano non solo sotto il Camau- 
ro, se lo adoperano, ma sotto il cap- 
pello, sotto la mitra, e sotto il tri- 
regno. Portando processionaimente il 
ss. Sacramento nella lunga proces- 
sione del Corpus Domini, come si 
dirà a quest'articolo, o seguendo le 
processioni del ss. Sacramento, il Pa- 
pa va col capo scoperto, e solo In- 
nocenzo XII, Clemente XI, ed al- 
tri talvolta portarono il berrettino. 
Ne' Pontificali il detto primo mae- 
stro di cerimonie leva bensì dal ca- 
po del Papa il berrettino, ma altro 
cerimoniere lo riceve su piatto do- 
ralo , e lo pone nella credenza , e 
dopo la consumazione , lo presenta 
al medesimo maestro di cerimonie, 
che lo rimette su! capo del Pontefice. 

Il berrettino del Papa, chiamato 
eziandio calota, cucufae, suhbireta, 
come si disse al suo articolo, nella 
forma è eguale all'ecclesiastico, roton- 
do, e composto di otto spicchi del- 
la materia, di cui si compone. É di 
seta, di amur, o ormesino nell'estate, di 
panno, o di terzanello foderato di seta 
nell'inverno, ma sempre di color bian- 
co. Tale berrettino bianco e roton- 
do, da qualche scrittore fu creduto 
elle corrispondesse a quello sul qua- 
le il sommo sacerdote de' giudei po- 
neva la lamina d'oro da Dio stesso 
jnescritta, e il Bulengero, nel capo 
VII, adducendo le parole della do- 
nazione da lui supposta da Costanti- 
no, ove lesse: »Phrygium verocandi- 
v dum nitore splendidum resurrectio- 
■• nem dominicam designansejussan- 
» dissimo vertici manibusnostris im- 
55 posuimus, " stima, che nella voce 
plwrginm s'intenda una copertura di 



CAM 
capo bianca, onde contraddice all'an- 
iiaiista Barouio , che nella parola 
f>ìirygni"i riconobbe il pallio , ed a 
iViceforo, al lib. XIV capo XXXI V, 
che credette piuttosto significarsi la 
mitra. Ma il dotto Pontefice Inno- 
cenzo III , fiorito ne' primordii del 
secolo XIII , nel sermone di s. Sil- 
vestro I Papa, disse : » Constantinus 
-•' secedens Bizantium coronam capitis 
-•' sui voluit b. Silvestro conferre, sed 
» ipse prò reverenlia clericali coro- 
» me, vel magis humilitatis causa no- 
» hiit illam portare. Yerumtamen prò 
s' diademate utitur aurifrigio circu- 
» lari. " 

CAMBACERÉS Stefano Uderto, 
Cardinale. Stefano Cambacerès nac- 
que in ìMontpellier agli 1 1 settembre 
I 756. Fatto arcivescovo di Rouen, 
da Pio VII nel concistoro de' io 
aprile 1 802, sotto l' impei'o di Na- 
poleone, fu dal medesimo Pontefice 
Pio VII, nel concistoro de' 17 gen- 
naio i8o3, creato Cardinale, ed in 
quello, che tenne nel palazzo arcive- 
scovile di Parigi, allorquando recos- 
si in Francia a coronare il suddet- 
to imperatore, gli diede il cappello 
Cardinalizio , col titolo presbiterale 
di s. Stefano rotondo. Nello stesso 
tempo fu annoverato alle congre- 
gazioni Cardinalizie del concilio di 
Propaganda, de' riti, delle indulgen- 
ze e sagre reliquie. Questo poi-- 
.porato mori in Rouen nella notte 
del 24 al 2 5 ottobre 1818, even- 
ne esposto, e tumulato nella sua 
chiesa metropolilana 

CAMBI SOPOLl ( Cainhy.wpoU- 
(an. ). Città vescovile m partibus , 
suffraganea della metropolitana di 
Anazarba, eretta in sede vescovile 
fino dal nono secolo. Questo vesco- 
vato della seconda Cilicia nel pa- 
triarcato d'Antiochia, sta nell'A- 
sia minore. Leone XII , a' 28 i,'en- 



CAM 3ii 

naio 1825, fece vescovo di Cam- 
bi.sopoli inparlilms, Tommaso Walch, 
vicario apostolico del distretto cen- 
trale o medio d'Inghilterra. 

CAMBOUTm Coasun Pietro Ar- 
mando, Cardinale. Pietro Armando 
Cambout di Coaslin, de'baroni di Bon- 
chateau, nacque a Parigi nel i636. 
Arruolatosi da fanciullo alla carriera 
chericale, ebbe a Parigi un canoni- 
cato , e tre pingui abbazie , con al- 
tri ecclesiastici benefìcii ; quindi si 
laureò in teologia nella università 
di Sorbona. Sapeva unire alla .scien- 
za, severità di costumi e molta de- 
vozione ; e si rendette cos\ accetto 
al re, che di diciassette anni lo fe- 
ce suo elemosiniere, e di trenta no- 
niinollo al vescovato di Orleans. 
Quindi, ad istanza dello stesso mo- 
narca, Innocenzo XII, ai 22 luglio 
i6q7, creollo Cardinal prete della 
ss. Trinità nel Montepincio, lo fece 
commendatore de' regi Ordini di 
Francia, protettore dell'Ordine dei 
minori, e lo ascrisse alle congrega- 
zioni del concilio, dei vescovi e re- 
golari, e di propaganda. Dopo aver 
governato otto lustri la sua chiesa, 
ed essere intervenuto ai comizii di 
Clemente XI, nel 1706, morì in 
Versailles, di settanta anni, e nove 
di Cardinalato. Trasferito dipoi in 
Orleans, ebbe tomba in quella cat- 
tedrale. 

CAIMBRAY(Crt/«6'mc('//.). Città con 
residenza vescovile in Francia. Essa è 
grande, bella e forte città ilella Fiandra 
francese, e fu già illustre capitale del 
Cambresis, ed ora capo luogo di di- 
stretto. Giace sulla riva sinistra dello 
Schelda, che, nell' attraversarne il 
recinto, la divide in due p^u-ti qua- 
si eguali. Essa vanta a fondatore 
Camber, re de' sicambri, e fu pos- 
sente capitale dei nen'ii, o nervia- 
ni. i più celebri fra i belgi. Fu in 



3r2 CAM 

grado di loltnre per bea due volle 
con Giulio Cesare, prima di cedere 
a' romani, che la nominarono Ca- 
rìiaracinn. Sì accrebbe la sua im- 
portanza verso l'anno 895 colla ca- 
duta di Bavai ; ma Clodione, re di 
Francia, la conquistò nel 44^) *^5 ^^' 
condo altri, la Francia ne divenne 
padrona nel 5o8, fincbè nella divi- 
sione da Carlomagno fatta de' suoi 
stati, Cambray toccò a Carlo il Cal- 
vo, e, neir 899, passò in potere di 
Arnolfo imperatore di Alemagna. Fu 
essa poscia soggetto di guerra fra 
i re di Francia , gì' imperatori e i 
re di Fiandra, per cui fu presa, e 
ripresa più volte. Dal 9'j3 al 986 
stette sotto il dominio della Fran- 
cia, indi degl' imperatori tedescbi fi- 
no al 1007, in cui divenne sovra- 
nità dei vescovi, clie la signoreggia- 
rono sino al I )43 , allorquando 
Carlo V la riunì a'suoi dominii dei 
Paesi Bassi. Perduta però dai re di 
Spagna nel 1)83, la ricuperarono 
nel 1^9^, e finalmente da Luigi 
XIV, re di Francia, fu loro tolta per 
sempre nel 1677. 

La contea del Cambresis, antico 
e piccolo paese di Francia nella 
Fiandra, che traeva il nome da 
Cambray ( essendo per lungo tempo 
appartenente a signori particolari, e 
continuo oggetto di questioni tra 
essi ed i vescovi di Cambray, ed il 
sovrano de' Paesi Bassi ), venne alla 
line ceduta, nel 1(578, allo stesso 
Luigi XIV per la pace di ISimega. 

Presso Cambray, a Chateau-Cani' 
bresis ( Caslrnni Cameracense ), cioè 
nell'anzidetta contea, nel i557, fu 
concili usa la famosa pace tra Enri- 
co II re di Francia, e Filippo II 
re di Spagna , il quale perciò fece 
l'acquisto di cento novantolto piazze. 
Ma piti famosa fu la lega anteriormen- 
te concliiusa in Cambray, a' io diccm- 



CAM 

bre i5o8, fra il Pontefice Giulio II, 
r imperatore Massimiliano I, Luigi 
XII re di Francia, e Ferdinando 
V re di Spagna, contro la repub- 
blica di Venezia, affine di rivendi- 
care ognuno i proprii dominii, sta- 
ti occupati dai veneziani , i quali e- 
l'ansi pure appropriate le terre già 
dominate dal duca Valentino Cesa- 
re Borgia. Fra i ministri de' sovra- 
ni quivi convocatisi per la lega, il 
solo nunzio Pontificio ricusò sotto- 
scriverla , come mancante di pleni- 
potenza , ma supplì il Cardinal di 
Amboise, nella rappresentanza di 
legato in Francia di Giulio II. Ad 
eccezione del re di Portogallo, tutti 
i principi presero parte nella guer- 
ra , adescali dal dividersi le spoglie 
della florida repubblica. Il Papa 
senza ritrattare la sottoscrizione del 
Cardinale, non se ne mostrò intera- 
mente soddisfatto, anzi nuovamente 
invitò il senato veneto a restituire 
le città tolte; ma avendo esso ricu- 
sato di accomodarsi, accettò egli la 
lega, e lanciò un monitorio a' vene- 
ziani, i quali si appellarono al concilio. 
Il Pontefice però con una bolla con- 
dannò tale appellazione, e la balta- 
glia tremenda di Agnadel costernò 
al sommo i veneziani. La loro ro- 
vina sarebbe anche stata inevitabi- 
le, se Giulio II, non contentandosi 
delle terre ricuperale, avesse conti- 
nuato a far parte della lega. Come 
padre comune de' fedeli, se ne riti- 
rò, assolvette i veneti dalle censure, 
e non volendo fare più parte della 
lega di Cambray, conchiuse con essi 
vui trattato con grave rammarico 
de' francesi , che videro in tal mo- 
do la formidabile lega disciolta. In 
Cambray si celebrarono, dopo tal 
memoranda epoca, due trattati, cioè, 
nel 1.529, fra Luigia di Savoia ma- 
dre di Francesco I, e Margherita 



CAM 

governatrice de' Pnesi Bassi ; e, nel 
i8i5, Ira Luigi XYIII, ed i sovrani 
alleali. 

Si vuole, che la sede vescovile di 
Cambra}' fosse istitviita nel secolo II, 
ovvero nel 3qo. Si sapere, che s. Re- 
migio vescovo di Reims , verso il 499» 
consacrò s. Vedasto in vescovo di Ar- 
ras, e che, nel 5 io, gli affidò la dio- 
cesi di Cambray, giù in quel tempo 
assai vasta. Le due sedi rimasero 
per lungo tempo unite, fino al 1098, 
in cui furono divise dal Pontefice 
Urbano II. Nel secolo XVI, per le 
istanze di Filippo II, re di Spagna, 
sovrano de' Paesi Bassi, il Pontefice 
l'aolo IV, colla l)olIa Super Universa j 
data a' 12 maggio rSSg, ad onta delle 
rimostranze del re di Francia, e del- 
l'arcivescovo di Reims, Cardinal di 
Lorena, del quale Cambray era suf- 
ll'aganeo, eresse quella città in metro- 
poli, e fra i vescovati da lui pure isti- 
tuiti nelle Fiandre, le diede per suf- 
fraganei quelli di s. Omer, di Namur, 
oltre quello di Ai'ras e Tournay. Que- 
sto arcivescovo, che aveva centoventi 
mila lire di rendita, assunse il ti- 
tolo di principe del sacro romano im- 
pero, di duca e conte del Cambresis, 
e di signore della città. Pel concorda- 
to del 1801 cessò Cambray di es- 
sere arcivescovato, e Pio VII, nel 
concistoro de' 3o aprile 1802, vi 
nominò per vescovo l'attuale Lodo- 
vico Belmar , e dichiarò Cambray 
suffi'aganea di Parigi. Dal 5oo fino 
all'erezione dell'arcivescovato, Cam- 
bray ebbe seltantadue vescovi, men- 
tre gli arcivescovi ascesero al nu- 
mero di sedici. Fra i vescovi sono 
a nominarsi anche s. Gaugerico, che 
governò pure Arras, e morì nel 
6ig. Fu pastore d'ambedue le dio- 
cesi s. Audcbcrto , che, cessando di 
vivere nel 668, venne sepolto nella 
chiesa di s. Pietro a Cambray, po- 



CAM 3i3 

scia celebre abbazia sotto il suo no- 
me. Roberto di Ginevra fu LXI 
vescovo di Cambray, e crealo Car- 
dinale, nel iSyi, da Gregorio Xf, 
nel 1878, fu eletto antipapa col no- 
me di Clemente VII, per cui stabi- 
lendosi in Avignone, diede causa al 
grande scisma, che afflisse la Chie- 
sa cinquantun anno. Altro splendo- 
re di questa sede fu l' autore del 
Telemaco j il precettore de' duchi di 
Borgogna, d' Àngiò e di Berry, ni- 
poti di Luigi XIV, cioè l'arcivesco- 
vo Francesco di Salignac de la Mot- 
te Fenelon , il quale essendosi mo- 
strato seguace del quietismo, col li- 
bro, che pubblicò a Parigi nel 1697, 
intitolato : ExjAications des maxi- 
nies des Saints sur la vìe intcrieu- 
re, convinto dal gran Bossuet, con 
edificazione si sottomise alla condan- 
na d' Innocenzo XII, riprovò il suo 
libro, con una pastorale diretta al- 
la sua diocesi, riportata dal Bernini 
a p. 749> e confermò la sua som- 
messione con un magnifico ostenso- 
rio, che donò alla cattedrale, nel cui 
piede fece rappresentare il suo li- 
bro condannato. Finalmente evvi 
chi sostiene, che dalla chiesa di 
Cambray sortissero nove Papi , ses- 
santotto Cardinali , e duecento arci- 
vescovi e vescovi. 

Tra gli edificii di questa città 
primeggiava la cattedrale, dedicata 
alla Beatissima Vergine, un'imma- 
gine della quale fu portata ivi da 
Roma nella metà del XV secolo 
colla tradizione, che fosse dipinta da 
s. Luca. L' architettura era del co- 
s'i detto stile gotico, e fu compiuta 
nel 1182. 11 campanile avea tante 
aperture e finestre, quanti sono i 
giorni dell'anno, con trentadue cam- 
pane, che facevano meraviglioso con- 
certo. Si uarra, che furono cavati 
gli occhi all' artefice autore dell' o- 



3i4 CAM 

rologio , acciò non ne facesse altri. 
JXel piinlo, die dovea suonar l' ora, 
comparivano alcune figure cogli eni- 
Jìlcnii della passione di Gesù Cri- 
sto, ed un angelo dall' alto suonava 
lina tromba, come per rammentare 
l'avvicinarsi sempre piìi delT ultimo 
giorno. Il quadrante indicava i me- 
si, i giorni, i segni dello zodiaco, le 
variazioni del sole e le fasi della 
luna. ]Ma questo venerando edifizio 
111 distrutto nelle rivoluzioni al ter- 
minare del secolo XYIII. II capito- 
lo era degno di s'i bella cattedrale, 
componendosi di quarantotto cano- 
nici, e di maggior numero di chie- 
rici ; oi'a però è ridotto a nove ca- 
nonici, con tre vicari! generali. E- 
ranvi pure molte abbazie, conventi 
e monisteri, oltre le collegiate di s. 
Gery e di s. Croce. 

In Cambray, oltre i sinodi cele- 
brati nel 1 398 dal vescovo di Cam- 
])ray, Cardinale Pietro d'Ailly, nel 
•I :')i5 1 da Roberto di Croy, e nel 
1567 da IMassimiliano di Eergues, 
senza nominarne altri , si tennero i 
seguenti concilii. 

Il primo fu adunato nell' anno 
J064, come abbiamo dalla Gal. 
Clin'st. tomo III, pag. 92. 

Il secondo concilio ebbe prin- 
cipio il di primo ottobre i383, per 
r estinzione dello scisma sostenuto 
dall'antipapa Clemente VII, conte 
di Ginevra , già vescovo di Cam- 
bray, contro il legittimo Pontefice 
Urbano VI. Gal. Clirist. tomo II, 
pag. 1193. 

Il terzo concilio versò sopra la 
fede, la emendazione de' costumi, e 
per soddisfare a quanto il concilio 
generale di Trento avea ordinato, 
e fu raccolto dall'arcivescovo Rlas- 
similiano di Beigues, nel mese di 
luglio i565, in cui si formarono i 
seguenti ventidue decreti, riportati 



CAM 
dal Labbc tomo XV, e dall'Ardui- 
no nel tomo X. Il i. riguardante 
i libri proibiti, vietò a' tipografi, e 
librai lo stampare, o vendere libri 
caduti sotto la censura, senza la 
opportuna licenza. Il 2. si occupò 
delle lezioni teologiche ne' collegi e 
monisteri. Il 3. oltre alcune prov- 
videnze sulle scuole, impose a* par- 
rochi di visitarle ogni mese, ed 
a'vicarii o decani foranei, una volta 
l'anno, dovendogli uni, e gli altri 
farne relazione all'arcivescovo. Il 4- 
si occupò della fondazione de'semi- 
narii tanto inculcata dal Tridentino. 
Il 5. trattò della divina parola. Il 6, 
riguarda le cerimonie ecclesiastiche, 
e r ufllzio divino. Nel 7 e nell' 8. 
si emanarono alcuni regolamenti 
pei sacri ministri. Nel 9 e nel io. 
vennero prescritte alcune cose per 
l'elezione de' vescovi e de' parrochi. 
L' 1 1 . inculca la residenza tanto ai 
vescovi, che ai parrochi. Nel 12. si 
comandò che la ss. Eucaristia fosse 
portata agi' infermi da un sacerdote 
in cotta e stola, preceduto da un 
chierico con candela accesa, suo- 
nando il campanello, per invitare 
il popolo alla debita riverenza. Il 
i3. parlò delle visite. Il i4- l'igf^iai'- 
da i poteri degli ecclesiastici. II i5. 
verte sul .sacramento del matrimo- 
nio. Il iG. regola le decime, le obla- 
zioni, le congrue. Il 17. tratta del 
purgatorio. Nel 18. si diede prov- 
videnza alla osservanza della mona- 
stica disciplina. Nel 19. si fecero 
delle avvertenze sull' invocare i santi. 
Nel 20. si vietò esporre le sacre 
immagini senza licenza del vescovo, 
venendo proscritte le indecenti. Il 
2 1. proibì, che le reliquie ignote 
si mettessero alla venerazione dei 
fedeli senza il permes'^o del vescovo. 
Il 22. oltre ciò, che riguarda le in^ 
dulgenze e il loro abuso, avverti 



CAM 

non doversi prestar fecle a quelle 
eccessive, che accordano certi libri, 
e fìnalmeute ordinò , sotto pena 
delle censure, piena sonimessioiie 
ai decreti del sacro concilio di 
Ti'ento. 

Il quarto concilio fu celebrato 
nel i586 dall'arcivescovo Luigi di 
Barlaimont, presieduto eziandio da 
Gio. Fi-ancesco Bonhomio, vescovo 
e conte di Vercelli , e nunzio apo- 
stolico di Sisto V, con poteri di 
legato a latere, e vi si formarono 
decreti sulla fede, e sui costumi, 
riportati dall'Arduino al tomo X. 

CAMBRIA. Porzione del paese 
di Galles in Inghilterra. In essa, 
neir anno 4^^ •> '^^^ celebrato un 
concilio, e vi fu eletto re Aurelio, 
11 Lenglet chiama questo concilio 
Caììibricutn , e dice che forse siasi 
tenuto in Cambridge. Reg. IX, Lab- 
bé tomo IV , e Spelman , Condì. 
Angl. 

CAMBRIDGE [CamborUum). Cit- 
tà d' Inghilterra , capo-luogo della 
contea del suo nome, edillcata sul 
fiume Cam, dal quale vuoisi avesse 
origine la sua denominazione, sep- 
pure non derivi da Cnntaher, spa- 
gnuolo, che dicesi averla fabbricata 
trecento settantacinque anni prima 
dell' era cristiana. Il perchè si ap- 
pella anche Cantahriga. Alcuni sos- 
tengono occupare questa città lo 
spazio dell' antica Camborilum dei 
romani. I principali suoi avvenimenti 
sono, che Guglielmo il Congnistalore, 
del io65, dopoché i danesi l'aveano 
incendiata nell' 87 i , e forse anche nel 
1 010, vi fece costruire un castello for- 
tificato. Nel 1 1 74, sotto Enrico li, sog- 
giacque ad altro terribile incendio. 
Riccardo li, che montò sul trono 
nel 1377, convocò in essa il parla- 
mento, e nel i63o, una furiosa 
pestilenza vi produsse immensa stra- 



C A IVI 3 1 5 

gè. La sua università, eh' è una 
delle piìi antiche, e più celebri 
dell' Europa, si stima fondata nel 
63 o, da Sigisberlo re degli Anglo- 
Orientali, ovvero da Sigeberto, che 
fu re di Wessex nel 754, né manca 
chi protrac questa fondazione al seco- 
lo X. Altri la credono ristaiu-ata da 
Odoardo I verso la fine del secolo 
Xlll. Certo è che Enrico IV, nel 
i3q9, la riordinò, e sotto il regno 
di Enrico VI, il Pontefice JNicolò 
V, mediante bolla degli 8 giugno 
i44^j ornò di singolari privilegi 
l'università, privilegi che anche i 
re inglesi accrebbero molto. Acca- 
duto però lo scisma in Inghilterra 
nel regno di Enrico Vili, a' 2 mag- 
gio i534, l'università si dichiarò 
contro la primazia del Papa. 

Cambridge gode il titolo di du- 
cato, titolo che spetta ad un prin- 
cipe o principessa della famiglia 
reale; ha sedici collegi, e due bi- 
blioteche, in una delle quali evvi 
una preziosa raccolta di mss. an- 
tichi, presi ne' soppressi monisteri, 
nella delta infausta epoca. La sua 
cappella, fondala nel i44i ^l'* I^"" 
rico VI , è uno de' monumenti piìi 
belli. Fra le chiese di questa città 
mirabile è quella del santo sepol- 
cro j fatta sul modello di quella di 
Gerusalemme. 

Mentre regnava Adelstano, nel- 
r anno q^o , fu celebrato in Cam- 
bridge un concilio, in cui stabili- 
ronsi diversi regolamenti riguardanti 
la disciplina ecclesiastica , i quali 
sono riportati dallo Spelman, Concil. 
Angl. t. I. Questo concilio è anche 
conosciuto sotto il nome di Cam- 
briciiijij come lo registra il Len- 
glet. 

CAIMBRY Giovanna, figlia di Mi- 
chele, Cambry dottore in diritto, nac- 
que a Toui'uay. Sebbene dotata di 



^b6U4 



^^ 



3i6 CAM 

beni di fortuna e di spirito, l'inunziò 
a tutto per darsi a Dio , e si foce 
agostiniana col nome di Giovanna 
della presentazione. Si esercitò quin- 
di nel servire a' malati dello spe- 
dale di Maine , e poscia enti'ò in 
clausura a Lilla nel iGaS, dove de- 
dicò il suo tempo alle spirituali let- 
ture e alla composizione di alcune 
opere ascetiche. Ella ci ha lasciato 
un Trattato della mina dell'amor 
proprio e dell' edifizio dell' amore 



C 



CAM 

divino. Mori a' 19 luglio dell'an- 
no 1G29. 

CAMBUCA o GAMBUTTA. F. 
Bacolo pastorale. 

GAME ANO Pietro, Cardinale 
Pietro Cameano, detto anche Atc- 
noKb, nacque in Capua ; professò 
monastica regola in Montecassino ; 
di qua passò, come abbate, al mo- 
nistero di s. Benedetto in Salerno , 
})oi fu ascritto ai Cardinali preti di 
Alessandro II. 



1 INE DEL VOLUIME SESTO. 



BX 841 .1167 1840 

SMCR 

Moron i , Gaetano , 

1802-1883. 
Dizionario di erudizione 

storico-ecclesiastica 
AFK-9455 (awsk)